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Dunque, succede che tutti oggi, nel 2016, mi decantano le meraviglie del nuovo “totalcinema” e allora bisogna assolutamente andarci. I film sono tridimensionali, trasmessi da un satellite che li distribuisce (”wireless”, senza fili) in contemporanea fino a 12.384.577 città del mondo e quindi non c’è bisogno né di proiettore né di personale addetto: occorrono solo uno  schermo gigante e posti dove sedersi.

Allora vado. E’ fuori città. Superato il traffico caotico, eccomi dinanzi al caratteristico palazzo semisferico del totalcinema (questo si chiama “Starwars”), in un nuovo ingorgo d’auto e una gran confusione. Dopo lunga pena per parcheggiare (a pagamento) entro e mi accorgo che nel salone d’ingresso ci sono due file: una per chi ha già fatto altre due precedenti code (prenotazione; ritiro del biglietto); l’altra fila (la mia) è per i poveri di spirito imprevidenti e fannulloni: dovremo dividerci i biglietti residui, se ci sono. Dopo un’ora di attesa un tabellone segnala infatti il tutto esaurito, e io resto fuori. Assurdo: nell’epoca dell’elettronica non c’è un distributore di tagliandi - foss’anche di tipo “salumeria” - che regoli le precedenze o le capienze, e si provocano attese a vuoto. In altri tempi sarebbe da denuncia. Nell’aria dilaga l’”odore” (chiamiamolo così) del sint-pop-corn, molto peggiore di quello del popcorn naturale.

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