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Gente, buonasera! Bentornati al Polvere di stelle, il primo pub interplanetario della storia! E dalla vetrata potete godervi il viavai di astronavi che partono verso le stelle, o giungono da mondi lontani, all’astroporto “Neil Armstrong”. E’ sempre il vostro Oberto Fasti, pilota spaziale in pensione, che vi parla.

Vanto un curriculum di oltre 100 mila ore di volo: un record, credetemi. Ho percorso tutto il Sistema Solare su e giù, per trent’anni; e le astronavi d’una volta non avevano il motore fotonico e i sistemi di sicurezza garantiti, come quelle odierne; erano bagnarole che rischiavano di schiantarsi alla minima manovra sbagliata, e anche i più piccoli ciottoli interplanetari le riducevano a colabrodoI Ma versatevi un boccale di gin lunare… Barman! Ok, va meglio ora? O gradite uno stufato di licaone di Titano?

Dunque, signori: dopo la storia di Anthea, il mondo dei viventi pietrificati, il vostro vecchio lupo degli spazi è pronto a rievocare per voi un’altra delle sue strabilianti avventure interplanetarie. Per tutti i diavoli gorgoglianti negli abissi più neri del Cosmo, anche stavolta narrerò qualcosa di incredibile, eppure rigorosamente autentico!

Voi certo saprete della Fascia degli Asteroidi… No? Vi rinfresco la memoria. Nel Sistema Solare, fra l’orbita del pianeta Marte e quella di Giove, c’è un abisso enorme intasato da pietroni vaganti le cui dimensioni vanno da pochi centimetri fino a qualche chilometro di diametro. Una faccenda strana, tanto che nei secoli scorsi un astronomo ipotizzò che si trattasse dei resti d’un pianeta esploso miliardi di anni fa. Fu anche dato un nome, Minerva, a quel mondo fantasma. Bene, era il 2035 e la nostra squadra di cinque astronauti esplorava proprio quella zona per conto di un pool di governi. Se non lo sapevate, gli Asteroidi sono ricchissimi di minerali, e dovevamo eseguire rilievi circa una convenienza economica al loro sfruttamento. Fu così che atterrammo su “489″, un grande ciottolo che non aveva neanche un vero nome. C’era buio assoluto, solo stelle in cielo, e un Sole lontano con un diametro apparente di dieci centimetri. Misurammo la temperatura: 240 °C sotto zero.

Eppure lavorammo ore alle rilevazioni, a prelevare piccoli campioni minerari: sì, il luogo si rivelava una colossale, inesauribile miniera! Allorché ci stancammo, decidemmo di riposare: Risalimmo a bordo,  organizzammo dei turni… E qui accadde la cosa strana. Ci addormentammo di colpo tutti e cinque, anche i due di guardia, e sognammo lo stesso sogno!

Ricordo strane ombre, occhi che mi fissavano, non umani ma simili a quelli di gazzelle o di aquile. Mille voci mi parlavano nella mente, si accavallavano in un ronzio insistente per raccontare storie. Storie, ascoltate bene, che erano immagini colorate, vividissime e riguardavano l’antico pianeta Minerva: come esso era esploso, e come perirono in pochi attimi miliardi di abitanti. Non so se a comunicare con noi erano spiriti, ectoplasmi, lemuri, o una residua persistente forma ignota di vita. Certo è che conoscemmo all’improvviso - ne fummo invasi, abbagliati, accecati - lo splendore e la tragedia d’un mondo magnifico, quasi perfetto, distrutto dall’impatto con un meteorite di 100 Km. di diametro. Fiumi di fuoco, di lava, di polveri, urla strazianti, preghiere, corpi maciullati…

Ci risvegliammo quasi all’unisono da questa sorta di incubo collettivo, ma continuavamo a percepire gemiti, borbottii, sospiri, e non riuscivamo a individuarne la fonte. In breve ne fummo travolti, raggiungendo un punto di disperazione tale che decidemmo di fuggire immediatamente da quel luogo. Di corsa, come invasati, salpammo verso la Terra.

Una tragedia enorme, che può rivivere l’astronauta che, ignaro, si fermi da quelle parti…

Ma cari signori, ora bando alla tristezza! Barman, colma i bicchieri, questo giro è Oberto il lupo degli spazi a offrirlo. In attesa di narrarvi la prossima, più stupefacente avventura!

                                                                                                                                                            Pubblicato la prima volta su “La Gazzeta del Mezzogiorno” nella rubrica Accadde… domani mercoledì 18 ottobre 2000].

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