Mah, la norma che viene citata nell’immagine che hai usato è la più stupida di tutte: ogni blog ha i commenti, per pubblicare una rettifica basta scrivere un commento.
Vittorio Catani
Sistemato!!!
luigi
Spero di capire bene. Dal commento di Silvio Sosio, credo che la legge in questione sia quella riguardante i blog e di cui si parla in qualche post sotto.
Chiedo (naturalmente a Vittorio) (la mia è solo una domanda che non entra nel merito della questione, ma possiamo anche entrare nel merito): c’è qualcosa che hai già pubblicato in questa sede (inclusi i commenti dei visitatori) che la legge in questione, se fosse stata in vigore, non ti avrebbe consentito di pubblicare?
vittorio catani
@luigi: purtroppo non sono in grado di risponderti. In questo blog ho pubblicato numerosi post che criticano il governo o Berlusconi, o alcuni ministri. Naturalmente questo è un microscopico blog, ma se per caso o per sbaglio un Dell’Utri o qualcun altro - Dell’Utri è uno di quelli che citano in giudizio chiunque parli male di lui, lo fa per principio, anche se si tratta di notizie veritiere, già appurate, magari anche vecchie - venisse a leggere, potrei anche avere delle rogne. Travaglio (che però è Travaglio, cioé notissimo, piaccia o meno) tempo fa fu citato per danni (circa 800 milioni di euro) semplicemente perche’ aveva riportato su “Il Fatto” alcuni notissimi trascorsi di Schifani in odor di mafia, quando lavorava in Sicilia e ancora non era nessuno. Poi il Tribunale ha assolto Travaglio, ma certo non sarà stata per lui una bella esperienza. Sono atti intimidatori contro la libera circolazione delle notizie (autentiche), che andrebbero duramente puniti e quindi scoraggiati, e che comunque non sai mai come vanno a finire.
In una situazione del genere, una nuova legge che inasprisce - qualunque ne sia la forma - le pene “per le intercettazioni”, non fa che rendere ancora più arrogante e prepotente il potere, su tutta la linea.
Io non sono un giornalista, nel senso che non sono iscritto all’Albo, anche se collaboro alla “Gazzetta del Mezzogiorno” da vent’anni, avro’ scritto più di 1500 articoli nella pagina culturale, più rubriche varie etc. Diciamo che “gioco a fare il giornalista”, anche se cerco di dare del mio meglio. Le mie fonti quindi sono le agenzie di stampa, gli articoli di altri giornali ritenuti attendibili, alcuni libri, i siti Internet, i servizi tv di approfondimento, etc.. Cerco sempre di verificare le notizie che scrivo, ma non posso essere infallibile. Un giorno potrei certamente pubblicare una notizia senza sapere che deriva da intercettazioni proibite. Potrebbe capitare a tutti.
Oppure potrei incontrare sulla mia strada qualche pezzo grosso che decide di schiacciarmi sotto il tacco della sua scarpa (punirne 1 x educarne 100). Comunque, non vivrei tranquillo, e al limite potrei decidere di mandare al diavolo tutto, perché la vita diventa inutilmente complicata. Non sarebbe un danno per il giornalismo, è chiaro; mi dispiacerebbe però lasciare gli amici che - bontà loro - bene o male mi seguono.
Probabilmente lo stesso ragionamento seguiranno altri in Internet, a migliaia, che magari fanno un giornalismo più professionale e accanito del mio in campo politico (io so scrivere più decentemente solo di fantascienza e nuove tecnologie), sparendo dalla circolazione e in pratica depauperando enormemente lo “spirito” e la realtà del Web, con gran sollazzo dei nostri politici.
Per questo io non guardo tanto al mio blog, ma mi rammarico per l’intero mondo dell’informazione, in quanto verrei comunque penalizzato - come tutti noi - non solo dalla dissuasione a proseguire per mio conto, quanto dalla censura su notizie importanti del mondo in cui vivo.
Comunque, se vuoi maggiori approfondimenti, qui è un link dove ci sono i dettagli del cosiddetto “Ddl Intercettazioni”:
Grazie per il testo, che ho solo leggiucchiato, perché sono allergico a questo genere di testi. Sulle intercettazioni, non c’è dubbio che si tratta di una limitazione alla libertà di stampa. Si tratta di una reazione scomposta della politica all’abuso scomposto della libertà di stampa da parte del giornalismo italiano, il quale non è affatto interessato ai fatti, anche se talvolta le testate dicono il contrario, ma è un giornalismo militante, i cui interessi sono principalmente politici.
Per il resto, se un giornalista ha tra le mani una tesi diffamante (magari una di quella che portano alle dimissioni) per qualche politico e per la quale dispone di prove schiaccianti, non dovrebbe affatto gridare allo scandalo se il politico in questione si rivolge alla magistratura – ricordo qualcosa del genere a proposito di Repubblica, di Berlusconi e del caso di un compleanno -, ma, proprio al contrario, dovrebbe considerare quella un’ulteriore occasione, un’ulteriore sede in cui dimostrare il suo teorema. Se invece non è in grado di dimostrare teoremi, allora è giustissimo che chi è diffamato sia risarcito, da parte della testata giornalistica (il giornalista di solito non ha stipendi elevati da permettersi di risarcire i danni che eventualmente fa), la quale, si spera (noi lettori), reagisca licenziando il giornalista incapace. Ma si sa, ai nostri giornalisti non interessa dimostrare teoremi, né in sede giornalistica né in sede giudiziaria, interessa principalmente colpire gli avversari politici, se è il caso in culo ai fatti, chiamando poi questa barbarie “libertà di stampa”.
Ora, stante la condanna per il provvedimento sulle intercettazioni, la questione dei blog è una questione a parte. Il comma estende anche alla rete un principio sacrosanto che riguarda la tutela delle persone diffamate. Se qualcuno è in grado di esibire almeno un caso di pubblicazione, in qualche blog, non importa quale, veritiera e socialmente rilevante che il comma in questione, se fosse stato in vigore, avrebbe vietato, sono pronto a cambiare opinione.
Ma la questione in realtà è molto più semplice. Al PD interessa mobilitare quante più persone possibili e quello del comma che discutiamo, che a me pare sensato, è un pretesto per attuare la sua politica di mobilitazione, la unica che io sia in grado di vedere. Vedi, tu hai parlato di albo dei giornalisti. Ora, è ragionevole pensare che la sua abolizione porterebbe a una maggiore libertà di stampa e di informazione. Dato che il PD si erge a difensore della libera informazione, che intende fare: ci teniamo l’ordine dei giornalisti, o lo aboliamo. Mah, chissà, sì o no, forse… intanto MOBILITIAMO.
Mobilitiamo, scusa l’out, anche contro i tagli della Gelmini all’Università. Tagli che ci sono, ma che sono “onesti”, trasparenti, molto diversi, anche e soprattutto per consistenza, dai tagli perpetrati dalla sinistra con l’introduzione della figura del professore a contratto. I professori a contratto prendono letteralmente una miseria e coprono una fetta consistente della didattica. Più taglio di questo! Poi Prodi ha pensato bene di pagarli con i soliti punteggi. Che facciamo con i professori a contratto, li teniamo o li togliamo (certo è dura pagare stipendi onesti per coprire quella parte di didattica che oggi non ci costa quasi nulla)?. Mah, chissà, sì o no, forse… intanto MOBILITIAMO
ciao,
Luigi
Silvio Sosio
La faccenda delle rettifiche non te la segnalavo come tuo errore, ma come testimonianza del fatto che sia alla maggioranza che all’opposizione gente che accenda il cervello e guardi com’è la realtà prima di fare leggi o di opporvisi a spada tratta non se ne vede molta…
S*
luigi
“ogni blog ha i commenti, per pubblicare una rettifica basta scrivere un commento”
Non tutti i blog hanno uno spazio riservato ai commenti (è un dato di fatto). Anche se non fosse un dato di fatto, una buona legge dovrebbe comunque tener conto della possibilità che un blog non abbia uno spazio dei commenti. Inoltre, a me pare che la rettifica attraverso un commento può non bilanciare sufficientemente un intero post.
Vittorio Catani
Quelli che non hanno commenti non sono propriamente blog. “Carmilla” per esempio non li ha (www.carmillaonline.com). Ma lì c’è un direttore responsabile. Alcuni blog consentono il commento, ma prima devi fare il login, insomma iscriverti, e c’è gente che preferisce evitarlo quindi rinuncia al commento. Per tutti questi motivi un blog non può essere equiparato a una testata giornalistica, come invece si afferma. Buona parte dei blogger non sono “giornalisti”, se non in modo amatoriale, quindi non c’è un direttore responsabile, né può esserlo il blogger medesimo. Viene un tizio col nickname XY e lascia un commento ritenuto poi offensivo da Pinco Pallino. Ok per la rettifica, ma chi la scrive e in che termini? E se scadono le 48 ore chi ne risponde?
luigi
Il primo blog privo della possibilità di lasciare commenti che mi viene in mente è il seguente donfrancobarbero.blogspot.com. Ne conosco molti altri (se vuoi preparo una lista :-)). Sono blog a tutti gli effetti, e comunque il comma in questione fa riferimento in generale ai siti internet (blog o meno). Dunque la rettifica, nei blog o nei siti in cui in cui non è previsto lo spazio per i commenti, non può svolgersi così linearmente come Sosio afferma, equiparando erroneamente i blog ai siti in generale e ponendo erroneamente che tutti i blog abbiano lo spazio dei commenti.
Pinco Pallino deve esprimere un giudizio oggettivo (dal punto di vista delle norme vigenti). Se XY scrive un giudizio negativo sul libro di Pinco Pallino. Pinco Pallino non può additare il commento come diffamante (nessun giudice gli darebbe ragione). Se invece XY dice che Pinco Pallino è un pedofilo (senza alcuna documentazione a disposizione), le cose cambiano. Se XY dice che Pinco Pallino è cornuto (anche se ha la documentazione giusta, magari è egli stesso l’amante della moglie di Pinco Pallino), anche in questo caso si tratta di diffamazione sanzionabile, poiché i fatti non hanno rilevanza sociale alcuna, a differenza del caso di pedofilia.
Il problema pratico che poni (chi dovrebbe scrivere la rettifica etc?) è un problema che la giurisprudenza risolverà. È molto plausibile ritenere che la cancellazione del commento di XY conti come rettifica. Quel che non riesco a capire è l’alternativa, cioè dove si vuole andare a parare. Vuoi forse dire che è giusto che Pinco Pallino subisca la diffamazione da parte di XY? Vuoi forse dire che la vittima di diffamazione non abbia diritto al risarcimento dei danni subiti? Che non esiste diffamazione in internet? Che siamo liberi di scrivere tutto ciò che ci pare, indipendentemente dai danni che provochiamo al prossimo? Ovviamente non penso affatto che tu voglia dire questo, ma mi sfugge quel vuoi effettivamente dire.
Vittorio Catani
Qualche aggiunta che forse può interessare.
Il blog è diverso da una testata giornalistica, anche perché non contiene solo notizie di attualità. Può contenerle, ma il blog è soprattutto un modo per dialogare, per presentare testi e poesie, articoli, immagini, video, resoconti, diari personali. Difficile catalogare tutto ciò come strettamente “giornalistico”.
C’è stato qualche tempo fa il caso di un blogger siciliano condannato dal Tribunale a pagare una multa di 250 euro per non aver registrato ufficialmente la testata. Si tratta forse di un caso unico, ma è stato se non altro utile a chiarire alcuni dettagli fondamentali, e soprattutto a definire quale scritto - cartaceo o virtuale - possa essere considerato “testata giornalistica”.
Trascrivo dal sito su cui è riportata l’intera sentenza
(http://www.ictlex.net/?p=948):
“…le testate giornalistiche on-line che abbiano le stesse caratteristiche e la stessa natura di quelle scritte o radio-televisive e che, quindi, abbiano una periodicità regolare, un titolo identificativo (testata) e che diffondano presso il pubblico informazioni legate all’attualità. In particolare, le testate telematiche da registrare e perciò sottoposte ai vincoli rappresentati dagli articoli n. 2, 3 e 5 della L. n. 47/1948 sulla stampa sono quelle pubblicate con periodicità (quotidiana, settimanale, bisettimanale, trisettimanale, mensile, bimestrale) e caratterizzate dalla raccolta, dal commento e dall’elaborazione critica di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale, dalla finalità di sollecitare i cittadini a prendere conoscenza e coscienza di fatti di cronaca e, comunque, di tematiche socialmente meritevoli di essere rese note.”
Comunque bisogna fare attenzione…
Ciao,
V.
Vittorio Catani
@ luigi: certo che la diffamazione va punita, su questo non ci piove. Si tratta di capire chi debba essere punito per un commento di terzi, insomma chi sia responsabile: il blogger? La legge, se non ho capito male, vorrebbe affermare questo.
luigi
qual è esattamente la tua proposta?
vittorio catani
Non sono io l’esperto in questioni legali, fra l’altro ci possono essere casi in cui sia molto dubbio decidere se il post è davvero offensivo o meno. Specie in ambito politico, ciò che offende te può non essere offensivo per me e viceversa. Comunque penso che al blogger - o a chicchessia - possa essere addebitato solo ciò che lui scrive. Una testata gionalistica ha un direttore responsabile, e di solito per suo conto scrive gente a lui ben nota, e prima di pubblicare post o articoli, lui li legge e quindi li approva. Occorrerebbe allora - se restiamo sempre al blogger - investire quest’ultimo del compito di vagliare i post e magari cancellarli se non gli vanno bene. Fatto così, mi sembra un bell’arbitrio. Comunque in alcuni grossi siti (per es. il portale di “libero.it”) ti pubblicano il post solo dopo averlo vagliato. Comunque un normale blog privto, impostato così, scoraggia di per sé i lettori alla frequentazione; inseriamo una norma peggiorativa ed è la morte dei blog.
Finora ci sono state numerosissime denunce in rete, basta affacciarsi su Google, il che vuol dire che coloro che hanno inserito i post incriminati (lettori) sono stati individuati, con le relative conseguenze, visto che chiunque vada in un sito del genere lascia la sua traccia, specie poi se lascia un post.
Il punto è che norme e modi ci sono già: ma da quest’orecchio non si vuol sentire; la legge che si vorrebbe varare è un pretesto - giusto come quella sulle intercettazioni è un pretesto - per accrescere la vigilanza, scoraggiare gli internettisti a trattare pubblicamente argomenti delicati, e in definitiva dare un giro di vite alla libertà di stampa e di parola.
Giusto ieri B. ha detto che anche la libertà di stampa è una libertà limitata.
Grazie al cavolo che lo è: è chiaro che la mia libertà deve essere ampia, ma deve fermarsi là dove inizia la tua. Lui però. sappiamo bene, intende la stessa frase in modo molto, molto diverso.
luigi
Capisco il tuo punto di vista. La responsabilità per un commento diffamatorio è dell’autore che scrive il commento, almeno nella misura in cui è individuabile, e del blogger che lo pubblica (in misura maggiore, naturalmente, perché l’atto di divulgazione in internet è suo). I visitatori del tuo blog, per esempio, come io in questo momento, non hanno alcun potere di pubblicare (lo spazio dei commenti non è loro) e sarebbe una clamorosa ingiustizia imputare qualcuno per un’azione che non è nemmeno in grado di attuare, pubblicare un commento per l’appunto. Non solo io non ho il potere di pubblicare alcunché (limitandomi a sottoporti le cose che scrivo), ma non ho nemmeno il potere di cancellare i miei commenti, di correggerli etc. Non voglio sottrarre i commentatori alle proprie responsabilità, anzi, sarei ben lieto di assumermi le responsabilità per la divulgazione delle cose che scrivo nel tuo blog e in altri blog, ma allora qualcuno mi dovrebbe riconoscere il potere effettivo di pubblicare, cancellare, rimuovere, rettificare etc., senza incappare in censure, tagli etc. La cosa non mi sembra attuabile francamente.
È chiaro che il comma 29 “colpisce” i blogger. È chiaro, è evidente, ma non facciamo che gli interessi particolari di una categoria siano spacciati per interessi generali concernenti la libertà di espressione, com’è vecchia consuetudine in Italia. Sulla pubblicazione delle intercettazioni, invece, sono in totale disaccordo. Se un direttore di giornale dispone di documenti, di qualsiasi tipo, dovrebbe essere in grado di pubblicarli, presentandoli per ciò che effettivamente sono. È indubbio che i giornali italiani hanno abusato di questo diritto, pubblicando anche parti delle intercettazioni diffamanti, ancorché autentiche, ma prive di rilevanza sociale, alimentando il gossip, solleticando la curiosità morbosa dei propri lettoti etc.
vittorio catani
Il visitatore del mio (e di altri) blog ha il potere di pubblicare: è ciò che hai fatto tu, io sono venuto adesso, ore 21:17, su questa pagina e ho trovato il tuo post, come lo troverebbe chiunque vi si affacciasse. In che senso invece tu dici che i visitatori non hanno questo potere? A parte il poter rimuovere, correggere, modificare.
Comunque non credo si possa parlare di “interessi particolari spacciati per interessi generali”: quello del blog è un interesse particolare se preso a sé, ma tanti interessi particolari contemporaneamente, o anche centellinati nel tempo, diventano interessi generali, di tutti. Non da ora la stampa è sotto tiro, un “interesse particolare” oggi, uno domani… Metti insieme un Minzolini, i blog, le intercettazioni, i pasticci ai vertici della Rai, il cosmico conflitto d’interessi, il martellare di B. sul fatto che non si dovrebbe pagare il canone tv (personalmente sarei d’accordo, se non esistesse Mediaset…), e il parlare di “stampa cattocomunista”, e il dare addosso ai giornalisti,. il dire che chi parla e scrive di mafia “lo strozzerei” etc… Tutti interessi particolari?
Ciao!
luigi
E su, non facciamo i giochetti! Innanzitutto quel che il visitatore del tuo blog può o non può fare non è generalizzabile, concorderai spero.
Allora rispondo alla tua domanda. Io non ho il potere di pubblicare un post, perché 1) i bottoni del dispositivo che pubblica i miei post, anche a tua insaputa (lo scegli tu, e questa scelta è sempre, a tuo insindacabile giudizio, revocabile), sono accessibili a te, e non a me, 2) tu puoi rimuovere il mio post a tuo insindacabile piacimento (non lo fai, ma è una tua gentile concessione), 3) non ho il potere di rimuovere, correggere, modificare (e ti pare poco?).
In una parola: nella stanza dei bottoni ci stai tu e non io.
vittorio catani
Questo è vero, e mi sembra che ci sia una logica, per evitare che chiunque si trovi a passare dal blog faccia quello che gli pare; ma il lettore che ha inserito un suo post ha sempre la possibilità e anzi il diritto di scrivere tutti i post che vuole, in aggiunta, o a rettifica dei suoi precedenti. Non è moltissimo, ma è già qualcosa di abbastanza concreto.
Vero anche che posso rimuovere il tuo post, così come un giornale che riceva nella rubrica delle lettere un testo che ritiene impubblicabile, lo butta nel cestino. Ma qui interviene anche un minimo di onestà e senso critico del blogger. Personalmente, finora - questo blog esiste da circa un anno e mezzo - non ho mai cancellato nulla e sempre risposto a tutti, anche ad alcuni che erano un tantino provocatori.
Faccio una sola eccezione: sono martellato dallo spam; mi arriva da tutto il mondo un sacco di autentica spazzatura. Che faccio, devo pubblicarla? Si tratta di pubblicità, talora travestita da post. Una volta ho risposto a chi mi aveva inviato la sua pubblicità pregandolo di non inondare i blog di roba inutile: ne ho avuto una risposta stizzita via email, in cui mi veniva detto in sostanza che sono un becero incompetente perché non sapevo apprezzare gli eccelsi servizi offerti dalla loro ditta:-)
luigi
Spero che tra i commenti “un tantino provocatori” ci siano anche i miei, o almeno alcuni dei miei. Ci tengo! Se no, che scrivo a fare?
Tornando al tema principale e cercando di non perdere di vista la palla, è lecito parlare di diritti, in senso stretto – ciò che il nostro contesto richiede, dal momento che discutiamo di un comma di un articolo –, quando c’è un giudice che, sulla base delle norme vigenti, li riconosce. Benché tu affermi che io ho il diritto di scrivere quel che voglio nel tuo blog, nessun giudice mi riconoscerebbe un tale diritto, dunque io non ho quel diritto in senso stretto. Infatti, se tu cancellassi un mio post, non potrei rivolgermi ad alcun giudice per farlo rimettere. Se tu decidessi di disattivare il dispositivo che pubblica i miei posti, anche in questo caso, non potrei rivolgermi a un giudice per farlo ripristinare. In altre parole, non ho alcun diritto in senso stretto, giuridicamente rilevante. Come non ho il potere di pubblicare i post che scrivo: nella stanza dei bottoni, sei tu che premi il bottone che pubblica i miei post, anche a tua momentanea insaputa.
Stante tutto ciò, non è civile, non ha proprio senso accusare qualcuno per un’azione (la divulgazione in rete di un post illecito) che non è lui a compiere. Lo si può accusare di aver scritto il post e averlo divulgato limitatamente alla persona del blogger, questo sì, ma non lo si può accusare di averlo divulgato in rete.
Insomma, a me pare che questa discussione abbia, almeno un po’, sgonfiato il pallone gonfiato ad arte dal PD. Capita un po’ a tutti i palloni quando si avvicinano allo spillo della riflessione e della ragione.
luigi
Nel bottone che sto per premere, ci sta scritto: Submit Comment. Più chiaro di così!
luigi
Pare che l’ONU, nella figura istituzionale di Frank La Rue, non sia d’accordo sul DDL intercettazioni. E pare anche che Frattini si sia sconcertato. Nel frattempo che si riprende, spero che qualche organismo internazionale, magari l’Europa, dica anche agli italiani cosa fare con l’ordine dei giornalisti (e con tutte le altre bardature professionali, giacché non c’è solo la libertà di espressione da difendere).
vittorio catani
Il problema è che “tutti” gli Stati non hanno un rapporto tranquillo con la Rete.
A parte Iran, Cina, vari Paesi arabi e dell’Est, che sono arrivati a condanne a morte (Cina) per chi ha infranto in Internet particolari leggi repressive, io penso che la civiltà e democrazia di una nazione si misurino, oggigiorno, anche dalla libertà che si ha nel Web. Vedi un po’ se il Ddl del genere che vuole varare il Gran Sultano di Arcore sarebbe appena pensabile in, faccio per dire, Finlandia.
Anche gli Usa però non scherzano, nonostante lì ci sia una tradizione di libertà di stampa che noi possiamo sognarci, Watergate docet. I problemi lì sono partiti con l’amministrazione Bush, che è riuscita a tacitare i giornali sui numeri delle loro vittime in Iraq, e non consentiva ai cittadini di assistere all’arrivo dei cadaveri per non far sapere quanti erano. E non dimentichiamo l’ormai famigerato Patriot Act. Ora c’è chi ha reso noto che è pronto una sorta di Patriot Act numero 2, è nel cassetto (come lo era il n. 1), Act che imbavaglierebbe la rete se scattasse un’emergenza particolare. Che so, un altro attentato, o roba simile.
Situazione pericolosissima, perche’ non ci vuol molto a simulare o provocare un evento del tipo, come pretesto per tirar fuori le nuove disposizioni dal cassetto. Gli stati, specie certi stati - l’Italia purtroppo non si salva - prosperano su roba del genere. Ci scappa il morto, e insieme ci arriva un altro pezzetto di medioevo: per la nostra “sicurezza”, per “la libertà di tutti”… E a varare certe leggi ci vuol poco, mentre molto arduo sarà poi eliminarle, anche ad allarme cessato. E dire che ci siamo dimenticati di Echelon, di Total Awareness e altre “delicatessen”:-)
Sarebbe bene se intervenisse un organo europeo, ma non so fino a che punto il Sultano l’ascolterebbe. Questi più sprofondano nello sterco (come sta accadendo di giorno in giorno, direi di ora in ora) più diventano boriosi, arroganti e pericolosi per la democrazia.
luigi
Caro Vittorio,
sarebbe anche bene che, in ottemperanza all’idea di giornalismo alternativo caratterizzante il Web, in particolare i blog a carattere giornalistico, i blogger non si limitassero ad accodarsi alla stampa di establishment, sulla cui sensibilità alla libera informazione c’è da dubitare, nella misura in cui non perde occasione (non gliene si dà molte in realtà) per difendere a spada tratta il suo Ordine. A me pare piuttosto chiaro che la presa di posizione della stampa di establishment (chiamiamola così) contro il Ddl, benché rivestita di una veste di tutela della libertà di espressione etc., sia in realtà a tutela del proprio potere economico e politico, che il DDL limita ingiustamente (non è il caso di ripeterlo). Sarebbe però il caso che i blogger prendessero le distanze dalla stampa di establishment. Come? Rilanciando contro l’ordine dei giornalisti e contro i finanziamenti di stato alla stampa! Estendendo il disappunto contro il ddl contro ogni forma di limitazione della libertà di espressione. Sfruttando il monito dell’ONU e portandolo oltre la contingenza di un provvedimento.
22 Responses
Mah, la norma che viene citata nell’immagine che hai usato è la più stupida di tutte: ogni blog ha i commenti, per pubblicare una rettifica basta scrivere un commento.
Sistemato!!!
Spero di capire bene. Dal commento di Silvio Sosio, credo che la legge in questione sia quella riguardante i blog e di cui si parla in qualche post sotto.
Chiedo (naturalmente a Vittorio) (la mia è solo una domanda che non entra nel merito della questione, ma possiamo anche entrare nel merito): c’è qualcosa che hai già pubblicato in questa sede (inclusi i commenti dei visitatori) che la legge in questione, se fosse stata in vigore, non ti avrebbe consentito di pubblicare?
@luigi: purtroppo non sono in grado di risponderti. In questo blog ho pubblicato numerosi post che criticano il governo o Berlusconi, o alcuni ministri. Naturalmente questo è un microscopico blog, ma se per caso o per sbaglio un Dell’Utri o qualcun altro - Dell’Utri è uno di quelli che citano in giudizio chiunque parli male di lui, lo fa per principio, anche se si tratta di notizie veritiere, già appurate, magari anche vecchie - venisse a leggere, potrei anche avere delle rogne. Travaglio (che però è Travaglio, cioé notissimo, piaccia o meno) tempo fa fu citato per danni (circa 800 milioni di euro) semplicemente perche’ aveva riportato su “Il Fatto” alcuni notissimi trascorsi di Schifani in odor di mafia, quando lavorava in Sicilia e ancora non era nessuno. Poi il Tribunale ha assolto Travaglio, ma certo non sarà stata per lui una bella esperienza. Sono atti intimidatori contro la libera circolazione delle notizie (autentiche), che andrebbero duramente puniti e quindi scoraggiati, e che comunque non sai mai come vanno a finire.
In una situazione del genere, una nuova legge che inasprisce - qualunque ne sia la forma - le pene “per le intercettazioni”, non fa che rendere ancora più arrogante e prepotente il potere, su tutta la linea.
Io non sono un giornalista, nel senso che non sono iscritto all’Albo, anche se collaboro alla “Gazzetta del Mezzogiorno” da vent’anni, avro’ scritto più di 1500 articoli nella pagina culturale, più rubriche varie etc. Diciamo che “gioco a fare il giornalista”, anche se cerco di dare del mio meglio. Le mie fonti quindi sono le agenzie di stampa, gli articoli di altri giornali ritenuti attendibili, alcuni libri, i siti Internet, i servizi tv di approfondimento, etc.. Cerco sempre di verificare le notizie che scrivo, ma non posso essere infallibile. Un giorno potrei certamente pubblicare una notizia senza sapere che deriva da intercettazioni proibite. Potrebbe capitare a tutti.
Oppure potrei incontrare sulla mia strada qualche pezzo grosso che decide di schiacciarmi sotto il tacco della sua scarpa (punirne 1 x educarne 100). Comunque, non vivrei tranquillo, e al limite potrei decidere di mandare al diavolo tutto, perché la vita diventa inutilmente complicata. Non sarebbe un danno per il giornalismo, è chiaro; mi dispiacerebbe però lasciare gli amici che - bontà loro - bene o male mi seguono.
Probabilmente lo stesso ragionamento seguiranno altri in Internet, a migliaia, che magari fanno un giornalismo più professionale e accanito del mio in campo politico (io so scrivere più decentemente solo di fantascienza e nuove tecnologie), sparendo dalla circolazione e in pratica depauperando enormemente lo “spirito” e la realtà del Web, con gran sollazzo dei nostri politici.
Per questo io non guardo tanto al mio blog, ma mi rammarico per l’intero mondo dell’informazione, in quanto verrei comunque penalizzato - come tutti noi - non solo dalla dissuasione a proseguire per mio conto, quanto dalla censura su notizie importanti del mondo in cui vivo.
Comunque, se vuoi maggiori approfondimenti, qui è un link dove ci sono i dettagli del cosiddetto “Ddl Intercettazioni”:
- http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00484629.pdf
Ciao,
Vittorio
Grazie per il testo, che ho solo leggiucchiato, perché sono allergico a questo genere di testi. Sulle intercettazioni, non c’è dubbio che si tratta di una limitazione alla libertà di stampa. Si tratta di una reazione scomposta della politica all’abuso scomposto della libertà di stampa da parte del giornalismo italiano, il quale non è affatto interessato ai fatti, anche se talvolta le testate dicono il contrario, ma è un giornalismo militante, i cui interessi sono principalmente politici.
Per il resto, se un giornalista ha tra le mani una tesi diffamante (magari una di quella che portano alle dimissioni) per qualche politico e per la quale dispone di prove schiaccianti, non dovrebbe affatto gridare allo scandalo se il politico in questione si rivolge alla magistratura – ricordo qualcosa del genere a proposito di Repubblica, di Berlusconi e del caso di un compleanno -, ma, proprio al contrario, dovrebbe considerare quella un’ulteriore occasione, un’ulteriore sede in cui dimostrare il suo teorema. Se invece non è in grado di dimostrare teoremi, allora è giustissimo che chi è diffamato sia risarcito, da parte della testata giornalistica (il giornalista di solito non ha stipendi elevati da permettersi di risarcire i danni che eventualmente fa), la quale, si spera (noi lettori), reagisca licenziando il giornalista incapace. Ma si sa, ai nostri giornalisti non interessa dimostrare teoremi, né in sede giornalistica né in sede giudiziaria, interessa principalmente colpire gli avversari politici, se è il caso in culo ai fatti, chiamando poi questa barbarie “libertà di stampa”.
Ora, stante la condanna per il provvedimento sulle intercettazioni, la questione dei blog è una questione a parte. Il comma estende anche alla rete un principio sacrosanto che riguarda la tutela delle persone diffamate. Se qualcuno è in grado di esibire almeno un caso di pubblicazione, in qualche blog, non importa quale, veritiera e socialmente rilevante che il comma in questione, se fosse stato in vigore, avrebbe vietato, sono pronto a cambiare opinione.
Ma la questione in realtà è molto più semplice. Al PD interessa mobilitare quante più persone possibili e quello del comma che discutiamo, che a me pare sensato, è un pretesto per attuare la sua politica di mobilitazione, la unica che io sia in grado di vedere. Vedi, tu hai parlato di albo dei giornalisti. Ora, è ragionevole pensare che la sua abolizione porterebbe a una maggiore libertà di stampa e di informazione. Dato che il PD si erge a difensore della libera informazione, che intende fare: ci teniamo l’ordine dei giornalisti, o lo aboliamo. Mah, chissà, sì o no, forse… intanto MOBILITIAMO.
Mobilitiamo, scusa l’out, anche contro i tagli della Gelmini all’Università. Tagli che ci sono, ma che sono “onesti”, trasparenti, molto diversi, anche e soprattutto per consistenza, dai tagli perpetrati dalla sinistra con l’introduzione della figura del professore a contratto. I professori a contratto prendono letteralmente una miseria e coprono una fetta consistente della didattica. Più taglio di questo! Poi Prodi ha pensato bene di pagarli con i soliti punteggi. Che facciamo con i professori a contratto, li teniamo o li togliamo (certo è dura pagare stipendi onesti per coprire quella parte di didattica che oggi non ci costa quasi nulla)?. Mah, chissà, sì o no, forse… intanto MOBILITIAMO
ciao,
Luigi
La faccenda delle rettifiche non te la segnalavo come tuo errore, ma come testimonianza del fatto che sia alla maggioranza che all’opposizione gente che accenda il cervello e guardi com’è la realtà prima di fare leggi o di opporvisi a spada tratta non se ne vede molta…
S*
“ogni blog ha i commenti, per pubblicare una rettifica basta scrivere un commento”
Non tutti i blog hanno uno spazio riservato ai commenti (è un dato di fatto). Anche se non fosse un dato di fatto, una buona legge dovrebbe comunque tener conto della possibilità che un blog non abbia uno spazio dei commenti. Inoltre, a me pare che la rettifica attraverso un commento può non bilanciare sufficientemente un intero post.
Quelli che non hanno commenti non sono propriamente blog. “Carmilla” per esempio non li ha (www.carmillaonline.com). Ma lì c’è un direttore responsabile. Alcuni blog consentono il commento, ma prima devi fare il login, insomma iscriverti, e c’è gente che preferisce evitarlo quindi rinuncia al commento. Per tutti questi motivi un blog non può essere equiparato a una testata giornalistica, come invece si afferma. Buona parte dei blogger non sono “giornalisti”, se non in modo amatoriale, quindi non c’è un direttore responsabile, né può esserlo il blogger medesimo. Viene un tizio col nickname XY e lascia un commento ritenuto poi offensivo da Pinco Pallino. Ok per la rettifica, ma chi la scrive e in che termini? E se scadono le 48 ore chi ne risponde?
Il primo blog privo della possibilità di lasciare commenti che mi viene in mente è il seguente donfrancobarbero.blogspot.com. Ne conosco molti altri (se vuoi preparo una lista :-)). Sono blog a tutti gli effetti, e comunque il comma in questione fa riferimento in generale ai siti internet (blog o meno). Dunque la rettifica, nei blog o nei siti in cui in cui non è previsto lo spazio per i commenti, non può svolgersi così linearmente come Sosio afferma, equiparando erroneamente i blog ai siti in generale e ponendo erroneamente che tutti i blog abbiano lo spazio dei commenti.
Pinco Pallino deve esprimere un giudizio oggettivo (dal punto di vista delle norme vigenti). Se XY scrive un giudizio negativo sul libro di Pinco Pallino. Pinco Pallino non può additare il commento come diffamante (nessun giudice gli darebbe ragione). Se invece XY dice che Pinco Pallino è un pedofilo (senza alcuna documentazione a disposizione), le cose cambiano. Se XY dice che Pinco Pallino è cornuto (anche se ha la documentazione giusta, magari è egli stesso l’amante della moglie di Pinco Pallino), anche in questo caso si tratta di diffamazione sanzionabile, poiché i fatti non hanno rilevanza sociale alcuna, a differenza del caso di pedofilia.
Il problema pratico che poni (chi dovrebbe scrivere la rettifica etc?) è un problema che la giurisprudenza risolverà. È molto plausibile ritenere che la cancellazione del commento di XY conti come rettifica. Quel che non riesco a capire è l’alternativa, cioè dove si vuole andare a parare. Vuoi forse dire che è giusto che Pinco Pallino subisca la diffamazione da parte di XY? Vuoi forse dire che la vittima di diffamazione non abbia diritto al risarcimento dei danni subiti? Che non esiste diffamazione in internet? Che siamo liberi di scrivere tutto ciò che ci pare, indipendentemente dai danni che provochiamo al prossimo? Ovviamente non penso affatto che tu voglia dire questo, ma mi sfugge quel vuoi effettivamente dire.
Qualche aggiunta che forse può interessare.
Il blog è diverso da una testata giornalistica, anche perché non contiene solo notizie di attualità. Può contenerle, ma il blog è soprattutto un modo per dialogare, per presentare testi e poesie, articoli, immagini, video, resoconti, diari personali. Difficile catalogare tutto ciò come strettamente “giornalistico”.
C’è stato qualche tempo fa il caso di un blogger siciliano condannato dal Tribunale a pagare una multa di 250 euro per non aver registrato ufficialmente la testata. Si tratta forse di un caso unico, ma è stato se non altro utile a chiarire alcuni dettagli fondamentali, e soprattutto a definire quale scritto - cartaceo o virtuale - possa essere considerato “testata giornalistica”.
Trascrivo dal sito su cui è riportata l’intera sentenza
(http://www.ictlex.net/?p=948):
“…le testate giornalistiche on-line che abbiano le stesse caratteristiche e la stessa natura di quelle scritte o radio-televisive e che, quindi, abbiano una periodicità regolare, un titolo identificativo (testata) e che diffondano presso il pubblico informazioni legate all’attualità. In particolare, le testate telematiche da registrare e perciò sottoposte ai vincoli rappresentati dagli articoli n. 2, 3 e 5 della L. n. 47/1948 sulla stampa sono quelle pubblicate con periodicità (quotidiana, settimanale, bisettimanale, trisettimanale, mensile, bimestrale) e caratterizzate dalla raccolta, dal commento e dall’elaborazione critica di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale, dalla finalità di sollecitare i cittadini a prendere conoscenza e coscienza di fatti di cronaca e, comunque, di tematiche socialmente meritevoli di essere rese note.”
Comunque bisogna fare attenzione…
Ciao,
V.
@ luigi: certo che la diffamazione va punita, su questo non ci piove. Si tratta di capire chi debba essere punito per un commento di terzi, insomma chi sia responsabile: il blogger? La legge, se non ho capito male, vorrebbe affermare questo.
qual è esattamente la tua proposta?
Non sono io l’esperto in questioni legali, fra l’altro ci possono essere casi in cui sia molto dubbio decidere se il post è davvero offensivo o meno. Specie in ambito politico, ciò che offende te può non essere offensivo per me e viceversa. Comunque penso che al blogger - o a chicchessia - possa essere addebitato solo ciò che lui scrive. Una testata gionalistica ha un direttore responsabile, e di solito per suo conto scrive gente a lui ben nota, e prima di pubblicare post o articoli, lui li legge e quindi li approva. Occorrerebbe allora - se restiamo sempre al blogger - investire quest’ultimo del compito di vagliare i post e magari cancellarli se non gli vanno bene. Fatto così, mi sembra un bell’arbitrio. Comunque in alcuni grossi siti (per es. il portale di “libero.it”) ti pubblicano il post solo dopo averlo vagliato. Comunque un normale blog privto, impostato così, scoraggia di per sé i lettori alla frequentazione; inseriamo una norma peggiorativa ed è la morte dei blog.
Finora ci sono state numerosissime denunce in rete, basta affacciarsi su Google, il che vuol dire che coloro che hanno inserito i post incriminati (lettori) sono stati individuati, con le relative conseguenze, visto che chiunque vada in un sito del genere lascia la sua traccia, specie poi se lascia un post.
Il punto è che norme e modi ci sono già: ma da quest’orecchio non si vuol sentire; la legge che si vorrebbe varare è un pretesto - giusto come quella sulle intercettazioni è un pretesto - per accrescere la vigilanza, scoraggiare gli internettisti a trattare pubblicamente argomenti delicati, e in definitiva dare un giro di vite alla libertà di stampa e di parola.
Giusto ieri B. ha detto che anche la libertà di stampa è una libertà limitata.
Grazie al cavolo che lo è: è chiaro che la mia libertà deve essere ampia, ma deve fermarsi là dove inizia la tua. Lui però. sappiamo bene, intende la stessa frase in modo molto, molto diverso.
Capisco il tuo punto di vista. La responsabilità per un commento diffamatorio è dell’autore che scrive il commento, almeno nella misura in cui è individuabile, e del blogger che lo pubblica (in misura maggiore, naturalmente, perché l’atto di divulgazione in internet è suo). I visitatori del tuo blog, per esempio, come io in questo momento, non hanno alcun potere di pubblicare (lo spazio dei commenti non è loro) e sarebbe una clamorosa ingiustizia imputare qualcuno per un’azione che non è nemmeno in grado di attuare, pubblicare un commento per l’appunto. Non solo io non ho il potere di pubblicare alcunché (limitandomi a sottoporti le cose che scrivo), ma non ho nemmeno il potere di cancellare i miei commenti, di correggerli etc. Non voglio sottrarre i commentatori alle proprie responsabilità, anzi, sarei ben lieto di assumermi le responsabilità per la divulgazione delle cose che scrivo nel tuo blog e in altri blog, ma allora qualcuno mi dovrebbe riconoscere il potere effettivo di pubblicare, cancellare, rimuovere, rettificare etc., senza incappare in censure, tagli etc. La cosa non mi sembra attuabile francamente.
È chiaro che il comma 29 “colpisce” i blogger. È chiaro, è evidente, ma non facciamo che gli interessi particolari di una categoria siano spacciati per interessi generali concernenti la libertà di espressione, com’è vecchia consuetudine in Italia. Sulla pubblicazione delle intercettazioni, invece, sono in totale disaccordo. Se un direttore di giornale dispone di documenti, di qualsiasi tipo, dovrebbe essere in grado di pubblicarli, presentandoli per ciò che effettivamente sono. È indubbio che i giornali italiani hanno abusato di questo diritto, pubblicando anche parti delle intercettazioni diffamanti, ancorché autentiche, ma prive di rilevanza sociale, alimentando il gossip, solleticando la curiosità morbosa dei propri lettoti etc.
Il visitatore del mio (e di altri) blog ha il potere di pubblicare: è ciò che hai fatto tu, io sono venuto adesso, ore 21:17, su questa pagina e ho trovato il tuo post, come lo troverebbe chiunque vi si affacciasse. In che senso invece tu dici che i visitatori non hanno questo potere? A parte il poter rimuovere, correggere, modificare.
Comunque non credo si possa parlare di “interessi particolari spacciati per interessi generali”: quello del blog è un interesse particolare se preso a sé, ma tanti interessi particolari contemporaneamente, o anche centellinati nel tempo, diventano interessi generali, di tutti. Non da ora la stampa è sotto tiro, un “interesse particolare” oggi, uno domani… Metti insieme un Minzolini, i blog, le intercettazioni, i pasticci ai vertici della Rai, il cosmico conflitto d’interessi, il martellare di B. sul fatto che non si dovrebbe pagare il canone tv (personalmente sarei d’accordo, se non esistesse Mediaset…), e il parlare di “stampa cattocomunista”, e il dare addosso ai giornalisti,. il dire che chi parla e scrive di mafia “lo strozzerei” etc… Tutti interessi particolari?
Ciao!
E su, non facciamo i giochetti! Innanzitutto quel che il visitatore del tuo blog può o non può fare non è generalizzabile, concorderai spero.
Allora rispondo alla tua domanda. Io non ho il potere di pubblicare un post, perché 1) i bottoni del dispositivo che pubblica i miei post, anche a tua insaputa (lo scegli tu, e questa scelta è sempre, a tuo insindacabile giudizio, revocabile), sono accessibili a te, e non a me, 2) tu puoi rimuovere il mio post a tuo insindacabile piacimento (non lo fai, ma è una tua gentile concessione), 3) non ho il potere di rimuovere, correggere, modificare (e ti pare poco?).
In una parola: nella stanza dei bottoni ci stai tu e non io.
Questo è vero, e mi sembra che ci sia una logica, per evitare che chiunque si trovi a passare dal blog faccia quello che gli pare; ma il lettore che ha inserito un suo post ha sempre la possibilità e anzi il diritto di scrivere tutti i post che vuole, in aggiunta, o a rettifica dei suoi precedenti. Non è moltissimo, ma è già qualcosa di abbastanza concreto.
Vero anche che posso rimuovere il tuo post, così come un giornale che riceva nella rubrica delle lettere un testo che ritiene impubblicabile, lo butta nel cestino. Ma qui interviene anche un minimo di onestà e senso critico del blogger. Personalmente, finora - questo blog esiste da circa un anno e mezzo - non ho mai cancellato nulla e sempre risposto a tutti, anche ad alcuni che erano un tantino provocatori.
Faccio una sola eccezione: sono martellato dallo spam; mi arriva da tutto il mondo un sacco di autentica spazzatura. Che faccio, devo pubblicarla? Si tratta di pubblicità, talora travestita da post. Una volta ho risposto a chi mi aveva inviato la sua pubblicità pregandolo di non inondare i blog di roba inutile: ne ho avuto una risposta stizzita via email, in cui mi veniva detto in sostanza che sono un becero incompetente perché non sapevo apprezzare gli eccelsi servizi offerti dalla loro ditta:-)
Spero che tra i commenti “un tantino provocatori” ci siano anche i miei, o almeno alcuni dei miei. Ci tengo! Se no, che scrivo a fare?
Tornando al tema principale e cercando di non perdere di vista la palla, è lecito parlare di diritti, in senso stretto – ciò che il nostro contesto richiede, dal momento che discutiamo di un comma di un articolo –, quando c’è un giudice che, sulla base delle norme vigenti, li riconosce. Benché tu affermi che io ho il diritto di scrivere quel che voglio nel tuo blog, nessun giudice mi riconoscerebbe un tale diritto, dunque io non ho quel diritto in senso stretto. Infatti, se tu cancellassi un mio post, non potrei rivolgermi ad alcun giudice per farlo rimettere. Se tu decidessi di disattivare il dispositivo che pubblica i miei posti, anche in questo caso, non potrei rivolgermi a un giudice per farlo ripristinare. In altre parole, non ho alcun diritto in senso stretto, giuridicamente rilevante. Come non ho il potere di pubblicare i post che scrivo: nella stanza dei bottoni, sei tu che premi il bottone che pubblica i miei post, anche a tua momentanea insaputa.
Stante tutto ciò, non è civile, non ha proprio senso accusare qualcuno per un’azione (la divulgazione in rete di un post illecito) che non è lui a compiere. Lo si può accusare di aver scritto il post e averlo divulgato limitatamente alla persona del blogger, questo sì, ma non lo si può accusare di averlo divulgato in rete.
Insomma, a me pare che questa discussione abbia, almeno un po’, sgonfiato il pallone gonfiato ad arte dal PD. Capita un po’ a tutti i palloni quando si avvicinano allo spillo della riflessione e della ragione.
Nel bottone che sto per premere, ci sta scritto: Submit Comment. Più chiaro di così!
Pare che l’ONU, nella figura istituzionale di Frank La Rue, non sia d’accordo sul DDL intercettazioni. E pare anche che Frattini si sia sconcertato. Nel frattempo che si riprende, spero che qualche organismo internazionale, magari l’Europa, dica anche agli italiani cosa fare con l’ordine dei giornalisti (e con tutte le altre bardature professionali, giacché non c’è solo la libertà di espressione da difendere).
Il problema è che “tutti” gli Stati non hanno un rapporto tranquillo con la Rete.
A parte Iran, Cina, vari Paesi arabi e dell’Est, che sono arrivati a condanne a morte (Cina) per chi ha infranto in Internet particolari leggi repressive, io penso che la civiltà e democrazia di una nazione si misurino, oggigiorno, anche dalla libertà che si ha nel Web. Vedi un po’ se il Ddl del genere che vuole varare il Gran Sultano di Arcore sarebbe appena pensabile in, faccio per dire, Finlandia.
Anche gli Usa però non scherzano, nonostante lì ci sia una tradizione di libertà di stampa che noi possiamo sognarci, Watergate docet. I problemi lì sono partiti con l’amministrazione Bush, che è riuscita a tacitare i giornali sui numeri delle loro vittime in Iraq, e non consentiva ai cittadini di assistere all’arrivo dei cadaveri per non far sapere quanti erano. E non dimentichiamo l’ormai famigerato Patriot Act. Ora c’è chi ha reso noto che è pronto una sorta di Patriot Act numero 2, è nel cassetto (come lo era il n. 1), Act che imbavaglierebbe la rete se scattasse un’emergenza particolare. Che so, un altro attentato, o roba simile.
Situazione pericolosissima, perche’ non ci vuol molto a simulare o provocare un evento del tipo, come pretesto per tirar fuori le nuove disposizioni dal cassetto. Gli stati, specie certi stati - l’Italia purtroppo non si salva - prosperano su roba del genere. Ci scappa il morto, e insieme ci arriva un altro pezzetto di medioevo: per la nostra “sicurezza”, per “la libertà di tutti”… E a varare certe leggi ci vuol poco, mentre molto arduo sarà poi eliminarle, anche ad allarme cessato. E dire che ci siamo dimenticati di Echelon, di Total Awareness e altre “delicatessen”:-)
Sarebbe bene se intervenisse un organo europeo, ma non so fino a che punto il Sultano l’ascolterebbe. Questi più sprofondano nello sterco (come sta accadendo di giorno in giorno, direi di ora in ora) più diventano boriosi, arroganti e pericolosi per la democrazia.
Caro Vittorio,
sarebbe anche bene che, in ottemperanza all’idea di giornalismo alternativo caratterizzante il Web, in particolare i blog a carattere giornalistico, i blogger non si limitassero ad accodarsi alla stampa di establishment, sulla cui sensibilità alla libera informazione c’è da dubitare, nella misura in cui non perde occasione (non gliene si dà molte in realtà) per difendere a spada tratta il suo Ordine. A me pare piuttosto chiaro che la presa di posizione della stampa di establishment (chiamiamola così) contro il Ddl, benché rivestita di una veste di tutela della libertà di espressione etc., sia in realtà a tutela del proprio potere economico e politico, che il DDL limita ingiustamente (non è il caso di ripeterlo). Sarebbe però il caso che i blogger prendessero le distanze dalla stampa di establishment. Come? Rilanciando contro l’ordine dei giornalisti e contro i finanziamenti di stato alla stampa! Estendendo il disappunto contro il ddl contro ogni forma di limitazione della libertà di espressione. Sfruttando il monito dell’ONU e portandolo oltre la contingenza di un provvedimento.