XXI secolo, estinzione Homo sapiens
Posted on Luglio 4th, 2010 in Tempo presente |
.
Crescita demografica esplosiva, consumo sfrenato delle risorse, criminale gestione del settore finanziario a livello mondiale, pessima conduzione della “cosa pubblica”: secondo alcuni è già troppo tardi per trovare rimedi. Se poi vogliamo aggiungere anche pericoli esterni…
Nei giorni scorsi, in un’intervista al giornale “The Australian” (Fenner sees no hope for humans), l’eminente
scienziato e virologo Frank Fenner ha dichiarato: “Ci avviamo verso l’estinzione, forse entro 100 anni. Qualunque cosa faremo d’ora in poi, è già troppo tardi”. È forse l’aggiornamento d’un terrore ricorrente nell’umanità, quello della “fine del mondo”?
.
Fenner, novantacinquenne, in tema di “estinzione” è un’autorità. È stato professore emerito di microbiologia presso l’Università Nazionale Australiana; è membro dell’Accademia Australiana delle Scienze nonché della Royal Society. Ha ricevuto premi e riconoscimenti ed è autore di saggi e libri. Dapprima interessato alla geologia, in seguito mutò indirizzo rivolgendosi anche all’epidemiologia e alla dinamica delle popolazioni batteriche. Fenner - a quanto apprendiamo - ha giocato un ruolo essenziale nel farci dimenticare il virus del vaiolo, e nella eliminazione delle popolazioni di conigli selvatici nel Sud-est australiano tramite la diffusione di un virus tumorale. Ha, in parte, un merito nella vittoria dell’Australia nella guerra contro la Nuova Guinea, grazie al suo lavoro di controllo sulla malaria, diffusa fra le truppe. Ma i suoi studi presto si interessarono anche alla specie umana esaminata nel suo contesto ecologico. In definitiva la sua prospettiva biologica è anche geologica.
Il vero problema, per lo studioso, è nella crescita esplosiva della popolazione e nel consumo sfrenato d’ogni risorsa. Quest’anno supereremo i 6,9 miliardi di persone. “Il mutamento climatico”, sostiene lo scienziato, “è solo agli inizi, e stiamo assistendo a notevoli cambiamenti nei fenomeni atmosferici (…) Non solo l’Homo sapiens andrà presto in estinzione, anche buona parte degli animali. E un controllo delle nascite avrebbe ormai risultati diluiti (…) L’effetto che stiamo vivendo è paragonabile a quello di un’epoca glaciale, o all’impatto di una cometa”.
.
La catastrofica visione di Fenner - che comunque, espressa in questi termini generici appare soltanto un parere personale, seppure autorevole - non raccoglie peraltro grandi consensi nel suo stesso ambiente. Il professor Stephen Boyden, batteriologo, epidemiologo e studioso di ecologia, a sua volta docente presso l’Accademia delle Scienze Australiana, ha rilasciato al “Daily Mail” dichiarazioni meno pessimistiche, esprimendo la convinzione che troveremo per tempo i modi d’uno sviluppo ecosostenibile. Di parere opposto Nicholas Boyle, docente dell’Università di Cambridge, il quale per di più identifica l’anno del “giudizio universale”, nel suo recente libro 2014: come sopravvivere alla prossima crisi globale. Stando a Boyle – storico, letterato, esperto in economia, politica, filosofia, teologia – il mondo è avviato verso una nuova crisi globale senza precedenti. Altro che “crisi alle spalle”. L’economia internazionale subirà una scossa colossale che porterà a una rottura di relazioni diplomatiche, economiche, culturali, e gli Usa avranno in questo evento un ruolo fondamentale. Per Boyle, occorrerebbe realizzare con urgenza una comunità internazionale in cui ogni Paese, pur dichiarando pubblicamente la propria impotenza di fronte alle sfide sociali ed economiche attuali, faccia fronte comune per la creazione d’un nuovo sistema mondiale ridimensionando drasticamente vari settori, specie il finanziario.
.
Semplici pareri personali anche questi ultimi. Ma va detto che il grido d’allarme giunge ormai da più parti e da primari esponenti del mondo scientifico: un minimo di prudenza, per non dire raziocinio, non guasterebbe affatto. Né sarebbe male che i governi si soffermassero seriamente sullo scempio dell’ambiente in corso, sull’arrembaggio alle risorse naturali, sulle sfrenate speculazioni dei mercati, sulla preoccupante crescita del divario ricchi/poveri, prendendo seri provvedimenti. Ma appare chiaro come i governi non abbiano questa capacità, condizionati evidentemente da più forti centri di potere o da personali interessi. E c’è chi ancora blatera di ”crescita infinita” (sebbene l’Homo sapiens disponga di un solo pianeta), di consumo, Pil, bilanci dello Stato e affini. Quasi che davvero - come molti continuano ad affermare - l’Italia, o lo Stato, o la Terra, siano ”un’azienda”.
.
Non è certo la prima volta che qualcuno annuncia l’Apocalisse. Ma una gigantesca crisi economico-finanziaria, o la distruzione ambientale, sono appena due delle possibili modalità di cui può rivestirsi una “fine del mondo”. Un esempio: mezzo secolo fa questi problemi - ambiente e crisi economica globale - non esistevano, ma c’era un’altra spada di Damocle: il “pericolo atomico”. Si era in piena Guerra fredda; i due cosiddetti “blocchi” orientale e occidentale, cioé Usa e Urss, gonfiavano i loro arsenali e facevano esplodere bombe atomiche qua e là in via sperimentale (alcune perfino nei fondali oceanici, nell’assurda convinzione di attutirne gli effetti o di restare invisibili all’avversario). Lanciare un’atomica sul Kremlino o sulla Casa Bianca
avrebbe scatenato un putiferio di ritorsioni, anche atomiche. Cioè appunto la fine del mondo, o comunque della civiltà. Il timore, anzi l’incubo di ciascuno di noi, era inoltre per i sistemi d’allarme automatici, che avrebbero potuto scambiare uno stormo d’uccelli per un missile nemico, dando il via alla Catastrofe (più d’una volta sfiorata). O per chi sovrintendeva a questi sistemi (chiunque poteva impazzire, da un momento all’altro…)
.
In tema di distruzione globale, esistono poi le cause non imputabili all’umanità. Lo stesso Fenner nella sua intervista paragonava il momento attuale all’avvento d’una nuova era glaciale o all’impatto d’una cometa.
.
Un’interpretazione - non certo “scientifica” - del complesso sistema di misurazione del tempo dei Maya, ha portato di recente a diffondere la notizia secondo cui il mondo “finirebbe” il 12 dicembre 2012 (12/12/12), o comunque da quella data si verificherebbe un “cambiamento determinante”. Segnaliamo la notizia, rientrante nel consueto folklore apocalittico, che ne inventa sempre di nuove (come il famoso “Bug” di fine millennio).
.
Altre Apocalissi
All’istinto autodistruttivo dell’Uomo - e nell’attesa di sapere “come andrà a finire” - si aggiunge dunque il perenne pericolo di altri eventi “terminali”.
.
Il vulcano islandese Eyjafiöll, dormiente da due secoli, recentemente ha impedito per quasi una settimana il volo degli aerei in mezza Europa diffondendo una gigantesca nube di polveri. Ma c’è il rischio del risveglio d’un altro dei numerosi vulcani islandesi, il Katla, prossimo all’Eyjafiöll e molto più pericoloso. Circa 250 milioni di anni fa, alla fine del Permiano/inizio del Triassico, ci fu una delle varie estinzioni di massa del nostro pianeta, la più devastante. Fra le varie ipotesi circa le cause dell’evento, c’è quella
di colossali eruzioni vulcaniche in zone corrispondenti alla Cina e alla Siberia. Specie qui, le rocce basaltiche mostrano come la lava ricoprì una superficie di oltre 2 milioni di km2. L’eruzione diffuse nuvole di polvere e aerosol acidi che probabilmente offuscarono la luce solare, interrompendo la fotosintesi sia in mare sia sulla terraferma, facendo collassare la catena alimentare e causando piogge acide.
.
Si sono verificate almeno 5 glaciazioni principali sulla Terra, la prima delle quali 2,5 miliardi di anni addietro; per l’ultima delle più importanti occorre risalire di circa 800 milioni di anni: pare che la calotta di ghiacci giungesse quasi all’Equatore. L’ultimo periodo glaciale, detto “glaciazione di Würm”, è terminato circa 10.000 anni fa. Per tradizione si definisce ”piccola glaciazione” il clima freddo che caratterizzò l’Europa del XVII secolo.
.
Le cause ipotizzate sono molteplici: cambiamenti periodici dell’orbita terrestre intorno al Sole (noti come cicli di Milankovitch); la variazione dell’orbita del Sole all’interno della Via Lattea; i movimenti delle placche tettoniche; le variazioni dell’attività solare; eruzioni vulcaniche (vedi sopra) e l’eventuale impatto di meteoriti. Infine, ma non ultima, variazioni nella composizione dell’atmosfera (in particolare la quantità del biossido di carbonio).
.
E attualmente c’è chi discute su una ipotetica era glaciale che si starebbe avviando nei nostri tempi:
.
“Siete stati imbambolati dalla propaganda di massa sul riscaldamento globale? Laurence Hecht della rivista “21st Century Science and Technology” spiega perché la Terra è sulla via di una nuova glaciazione”.
.
Difficile crederci, ma basta cercare in rete. D’altronde, sul Web si trova tutto e il contrario di tutto…
.
Vi sono poi pericoli esterni: non giungono né dall’Uomo né dalla struttura del nostro pianeta. Giungono dallo spazio.
.
La Terra è simile a un’astronave vagante in regioni sconosciute. Se un asteroide di grandi dimensioni ci cadesse sulla testa, cosa accadrebbe? E se il Sole si tramutasse in “nova”? Se incontrassimo un Buco nero? Quanto agli asteroidi, la maggior parte di questi corpi, di piccole dimensioni, è distrutta dall’atmosfera (giungono a elevatissima velocità e si incendiano nell’attrito con l’aria). Corpi di 30-50 metri di diametro possono provocare eventi come quello di Tunguska (1908, Siberia): il bolide esplose a 8 km di altitudine con una potenza stimata in 10-15 megatoni. Il rumore fu udito a 1000 km.; a Londra (era notte) il cielo si illuminò da poter leggere un giornale. Asteroidi del diametro di 1500 metri provocherebbero (si stima) circa 1,5 miliardi di vittime, a parte i danni per le polveri immesse nell’atmosfera. Dai 10 km. di diametro in su, gli effetti sarebbero come per quello responsabile dell’estinzione dei dinosauri, 65 milioni di anni fa. E quindi si rischierebbe l’estinzione della specie umana.
.
Ma niente paura: ormai gli astronomi hanno ben puntati i telescopi sui corpi che ci girano attorno, o che di profilano all’orizzonte cosmico, ed esistono software capaci di individuarne le traiettorie. Nel caso dovessero passarci troppo vicini, si pensa che si potrebbe deviarli o farli esplodere con lanci di missili. Finora non ne abbiamo avuto bisogno, quindi non abbiamo esperienze.
.
Quanto al Sole, certamente fra qualche miliardo d’anni diventerà una “nova”, cioè praticamente esploderà, per una serie di mutamenti intervenuti al suo interno, invecchiando; ma chissà se ci sarà qualcuno per vedere lo spettacolo (da molto lontano). Che diventi “nova” in tempi brevi, non è impossibile ma – ci dicono – molto poco plausibile.
.
Quanto ai Buchi neri (un diverso risultato evolutivo di grandi stelle giunte alla fine del loro ciclo), in essi agiscono energie inimmaginabili. La loro forza di gravitazione è tale da non permettere la fuoriuscita di
nulla, neanche d’un raggio di luce: pertanto risultano invisibili. Se ne può peraltro dedurre la presenza dalle perturbazioni che provocano ai corpi ad essi vicini. Gli strumenti hanno individuato vari oggetti, nel cosmo, che potrebbero essere Buchi neri. Nel 2008 se n’è scoperto uno, finora il più grande: ha una massa 18 miliardi di volte quella del nostro Sole. Per fortuna è a 3,5 miliardi di anni luce da noi. Non è escluso che esistano Buchi neri quasi microscopici. Si temeva che potessero formarsene all’avvio del famoso LHC (Large Hadron Collider) di Ginevra, l’acceleratore di particelle che doveva ricreare situazioni simili ai primi istanti di vita dell’universo. L’LHC ha funzionato senza problemi, e siamo ancora vivi. Un buco nero di 1 millimetro sarebbe in grado di scavare nella Terra una galleria del diametro di 100 metri, da qui ai nostri antipodi.
.
L’Armageddon in fantascienza
Quanto alle descrizioni di nuove Apocalissi, potremmo affermare che queste abbiano una collocazione di privilegio nell’ambito della science fiction, narrativa che potremmo qualificare come una vera e propria mitologia moderna. Vi ritroviamo infatti – proiettati in uno scenario futuribile, o comunque di fantasia tecnologica – paradisi, inferni, creazioni, distruzioni, creature superiori, agnizioni, e così via.
.
Pertanto, sul nostro tema è possibile incontrare di tutto: a partire dalla distruzione dell’intero Universo, nella fattispecie creato magari per gioco da un semidio che poi se n’è stufato, o ad opera di mostruose creature giunte da universi paralleli. E scendendo a livelli più ristretti, troviamo innumerevoli s
torie sulla distruzione “soltanto” del Sole (che fa i capricci e diventa “nova”). Esemplare, su questo tema, uno dei racconti più belli in assoluto ed evocativi di Arthur C. Clarke, Spedizione di soccorso (Rescue Party, 1946). L’annientamento del nostro pianeta, eventualmente per mano dell’uomo, è presentato in mille sfaccettature; guerre totali, o altre cause: per esempio virus che attaccano le graminacee riducendo alla fame l’intera umanità (Morte dell’erba, [Death of Grass] di John Christoper, 1956). Nel romanzo satirico Effetto valanga [Depression or Bust, 1974] Mack Reynolds descriveva una paradossale catastrofe dell’economia globale avviata da un solo individuo, un inconsapevole consumatore che, venendo meno a un acquisto al quale si era impegnato, provocava appunto un effetto valanga di risonanza planetaria. In L’inverno senza fine (World in Winter, 1962) il già citato John Christopher descrive una imminente era glaciale, che peraltro assume qui un significato simbolico del “gelo” che permea personaggi irrisolti e situazioni-limite concernenti rapporti tra persone e tra etnie diverse. Nel film Quando i mondi si scontrano, (1951, When Worlds Collide) un pianeta estraneo entra in rotta di collisione con la Terra: un manipolo di individui cercherà di costruire un’astronave per fuggire dal nostro pianeta condannato. Ancora, distruzione dell’umanità e della civiltà per la caduta d’una meteora che inquina l’intera atmosfera con gas velenosi; o per guerre; per dilapidazione delle risorse ambientali. O, come nel racconto di Vittorio Curtoni La sindrome lunare (1978), tramite la diffusione d’un gas che ha l’effetto di far rifugiare ciascuno di noi nel proprio io, eliminando ogni desiderio di comunicazione con l’“altro”. Forse la fine è già arrivata?
.
James G. Ballard nei suoi straordinari romanzi e racconti segna uno spartiacque: dà per già accaduta la catastofe. L’umanità non può far altro se non cercare di adeguarsi alla realtà. L’evento può essere stato un vento inspiegabile che trascina a velocità inverosimile l’intera atmosfera terrestre (Il vento dal nulla [Wind from Nowhere, 1962]); o è la conseguenza di un innalzamento del livello del mare (Deserto d’acqua [The Drowned World, 1962], forse un effetto dello scioglimento dei ghiacci? Non è ben spiegato); oppure deriva da un drammatico effetto serra che ha fatto evaporare le acque e desertificato città e campagne (Terra bruciata [The Burning World, 1964]). O altro ancora. Siamo, chiaramente, su un piano diverso: l’Apocalisse esterna esiste in quanto sintomo di quella interiore. I personaggi ballardiani si muovono su scenari onirici, vittime d’una regressione psichica e comportamentale che pone interrogativi circa il nostro rapporto con le nuove tecnologie - specie della comunicazione - e lo “zodiaco” di nuovi valori, segnali, significati, atteggiamenti.
.
[Questo testo riprende, ampliandolo, l'articolo XXI secolo, prevista l'estinzione dell'uomo, apparso su "La Gazzetta del Mezzogiono" di mercoledì 30 giugno 2010.]
.

9 Responses
Di estinzione dell’homo sapiens si parla anche in altre sedi e con altre coloriture. Leggo dalla introduzione dell’ultimo libro di A. Pennisi/A. Falzone: “lungi dall’affermarsi come un processo potentemente adattativo, [il linguaggio] si configura, al contrario, controevolutivamente, come un vero e proprio fattore di moltiplicazione specie-specifica delle possibilità di estinzione. [...] La minaccia finale alla specie umana non solo non ci proviene dall’esterno ma non è neppure conseguenza dei nostri vizi, bensì delle nostre virtù e dei nostri migliori meriti: la cultura, la scienza, il pensiero logico-formale, le arti, le religioni, le opinioni e le credenze. In parole povere della filogenetica e irreversibile malattia del linguaggio”.
Ciao Luigi,
ti ringrazio per questo interessante intervento che amplia l’orizzonte del tema, accennando a un argomento che meriterebbe un post a parte!
Vittorio
Semplicemente, siamo troppi sul pianeta. La sola possibilità sarebbe di trovare una fonte energetica pulita, a buon mercato, ed eterna. O quanto meno a buon mercato ed eterna. In mancanza, il progressivo aumento della popolazione, delle risorse ipersfruttate e della iperproduzione di rifiuti risolverà, in quale modo poco importa, il problema della parassitosi umana
V.
Il RISCALDAMENTO GLOBALE?
Non è una “balla”..
E’ UNA “T.R.U.F.F.A.”!.. eccovi i nomi…. le prove!
I DATI ERANO CONTRAFFATTI. . Basta cercare “CLIMAGATE” per sincerarsene.
“Il dottor Phil Jones (IPCC)ammette: Nessun riscaldamento Globale dal 1995..”
1^I dati di vitale importanza per sostenere il ‘grafico della mazza da hockey’ sono andati PERSI !
2^ Non c’è stato alcun riscaldamento globale a partire dal 1995
3^ Periodi di riscaldamento globale sono già accaduti in passato – ma non a causa dell’uomo .
Un esempio “CHIARIFICATORE”?
Al nome di Al Gore si associano nomi di aziende dai nomi altisonanti come la Chicago Carbon Exchange (CCX)
Ci si fanno i “DINDINI” con il “RISCALDAMENTO GLOBALE”?
Una allegra brigata di ambientalisti ed ecologisti ma, soprattutto, finanzieri d’assalto..venditori di CO2′
Ma torniamo nella nostra povera Italia.
Federparchi ed i parchi rappresentano per Legambiente e per i suoi dirigenti la più grande fonte di guadagno( anche personale) dei prossimi decenni. Centinaia di milioni di euro.
La parola magica è Carbon Credit.
I certificati di credito di emissione di CO2 un patrimonio enorme che i parchi possono vendere dopo averli acquisiti come conseguenza della piantumazione di alberi.
Personaggi ed interpreti di questo grande affare:
- La CIR di Carlo De Benedetti insieme a Tubini a fondato “Giga” una società che acquista e vende Carbon Credit Internazionali . ( già acquistati per 60 milioni di euro da varie nazioni)
- Legambiente è propietaria del 10% delle azioni di Sorgenia (Presidente onorario di legambiente Ermete Realacci , Alcuni membri della segreteria nazionale .Duccio Bianchi, Edoardo Zanchini, Nunzio Cirino Groggia, Andrea Poggi
- Legambiente e Sorgenia insieme a tutte le industrie del settore energetico alternativo( e non) sono riunite in una “non profit” che si chiama Kyoto Club. (presidente Massimo Orlandi – Vicepresidente Ermete Realacci, Direttore Kyoto club service Mario Gamberale )
- Ermete Realacci e Duccio Bianchi posseggono il 25% della società s.r.l. Ambiente Italia Ricerche e servizi in Campo Energetico. (CCIAA Milano –REA 145656)
- Legambiente , Legambiente Lombardia, Kyoto Club e Ambiente Italia sono comproprietari della società s,.r .l. Azzero CO2 (CCIAA Roma REA 1137033) specializzata in compravendita di Carbon Credit.( Amministratore delegato Mario Gamberale Vicepresidente Antonio Ferro, consiglieri Duccio bianchi; Andrea Poggio, Edoardo Zanchini,)
- Kyoto club e Federparchi fondano la onlus Parchi per Kyoto con il supporto tecnico di Azzero Co2. (Presidente Matteo Fusilli, Vice Presidente Massimo Orlandi, Consigliere Mario Gamberale, direttore comunicazione Antonio ferro)
L’attenta lettura di quanto esposto porta a tre considerazioni:
1″.Il controllo di Federparchi garantisce la prosecuzione e la gestione negli anni di progetti di piantumazione in tutti i parchi e le aree protette Italiane.
2″.Ermete Realacci, Ministro ombra del PD , Componente della Commissione Parlamentare Ambiente , Presidente Onorario di Legambiente, Presidente di Symbola, Vicepresidente di Kyoto Club, comproprietario di ambiente Italia e Azzero Co2 è titolare di un enorme e vergognoso conflitto di interessi.
3″. Legambiente non può più definirsi una associazione ambientalista.
/—————/
FERMIAMO QUESTA TRUFFA..
FERMIAMO QUESTE ASSOCIAZIONI !
LEGGETE.. e diffondete!
http://www.wikio.it/article/cambiamenti-climatici-effetto-serra-bufala-internazionali-199322511#news199322511
Cordialmente.
PIERO IANNELLI
– Segretario XI Municipio. “ La Destra ”—
–“Resp. Per le aree tutelate e vincolate”–
– pieroiannelli@gmail.com -–
– N.Cell.: 339’8513962–
Praticamente ha riscritto l’antologia “Catastrophes!” curata da Isaac Asimov
@ Luigi Rosa: beh, non ho quell’antologia ma può essere una buona guida:-)
Ciao!
Vittorio
@ Piero Iannelli: cio’ che mi descrivi non è per nulla una prova del “non riscaldamento”.
E’ semplicemente una prova del fatto che ormai, come accade purtroppo per ogni attività umana suscettibile di far girare quattrini - e ne abbiamo quotidiana esperienza leggendo e ascoltando ciò che accade - ci si può costruire sopra un bel business plurimiliardario, a danno di plurimiliardi di persone, anzi dell’umanità intera.
Mi dispiace contraddirti, ma le prove del
riscaldamento globale - dipenda o meno solo dall’uomo - sono evidenti. Bastano i dati dello scioglimento dei ghiacciai a livello globale (i dati particolari di qualche rara zona specifica, posto ve ne siano, non fanno statistica).
Vorrei anche ricordare che negli anni ‘60/70 ebbe enorme successo un libro, ora non rammento il nome dell’autore, intitolato “Il fumo fa bene”. Letto e approvato da milioni di persone, ma non so poi quante di queste hanno avuto il cancro al polmone, nessuno ce lo può dire. Anni dopo, l’autore ammise di essere stato pagato da una multinazionale del tabacco.
Secondo la Union of Concerned Scientists circa 40 tra ricercatori e organizzazioni che contestano il ruolo umano nei fenomeni di riscaldamento globale, si sono rivelati essere finanziati dalla ExxonMobil, di cui fa parte l’italiana Esso. Nel dossier della UCS si legge che la Exxon ha finanziato campagne di contestazione del riscaldamento globale a matrice antropica, elargendo dal 1998 al 2005 ben 16 milioni di dollari a decine di organizzazioni, gruppi e ricercatori che si oppongono alla teoria. I finanziamenti della Exxon sono stati biasimati dalla Royal Society.
La ExxonMobil è solo uno dei tantissimi esempi. Vogliamo mettere lea aziende petrolifere e tutte le altre inquinanti (milioni di aziende) con i finanziamenti a Realacci? (posto che costui sia in malafede).
E’ difficile per il cittadino districarsi in questo pantano, ma dati come quelli dei ghiacciai non possono essere modificati facilmente.
Personalmente sono convinto che c’entri anche l’uomo. Parecchi resterebbero forse meravigliati se elencassimo le tonnellate delle migliaia di veleni che l’umanità quotidianamente immette nell’aria, nel terreno e nelle acque. Moltiplichiamo questa cifra per ogni anno e vediamo il risultato: possibile che tutta questa roba non abbia proprio alcun effetto sull’ambiente?
Ma quand’anche restassero dei dubbi circa l’influsso dell’umanità sull’ecologia, un minimo di raziocinio credo che ci imporrebbe di mettere un freno al più presto. Se ho il dubbio di essermi ammalato di diabete, continuo a mangiare zollette di zucchero?
Saluti,
Vittorio
Forse dirò alcune banalità, anzi è certamente banale ricordare che c’è una sociologia della scienza. Le istituzioni scientifiche sono finanziate da istituzioni economiche, inclusi gli Stati. Tuttavia la scienza ha i suoi protocolli e se escludiamo i casi di manipolazioni o falsità palesi, a me pare che relativamente alla questione del riscaldamento globale e delle sue cause industriali assistiamo a ciò che i filosofi della scienza chiamerebbero sottodeterminazione empirica delle teorie. I dati sottodeterminano le teorie. In altre parole, c’è troppo margine di interpretazione. Secondo una lente metodologica c’è quel rapporto di causalità, secondo un’altra lente metodologica, altrettanto legittima, quel rapporto non c’è. Però la cosa del diabete e delle zollette di zucchero, a me pare convincente, fino a un certo punto… nel senso che pur riconoscendo la possibilità della malattia, non credo che la via del risparmio, del regresso economico etc. siano praticabili. Chi dovrebbe cominciare a consumare di meno?
E’ vero tutto quanto dici sulla incertezza - diciamo così - di alcuni risultati scientifici. Ma non si può assumere questo aspetto a prova di una inconsistenza di quei risultati. Noi non possiamo dimostrare che il Big Bang ci sia stato, per il semplice fatto che non siamo in grado di riprodurlo in laboratorio e poi osservarne gli effetti in 13 miliardi di anni. Ma ci sono metodi che consentono di ricavare indirettamente conferme. Al momento, la teoria del Big Bang regge e ha ulteriori avalli, sebbene alcuni aspetti restino ancora oscuri: nulla vieta che domani qualcuno scopra qualcosa di determinante e prevalga invece - faccio per dire - la teoria di un universo che esiste “da sempre” (teoria in voga fino agli anni ‘50).
Al momento, molti elementi concreti ci portano ragionevolmente a dedurre che Darwin abbia ragione, e credo che su questo punto non si potrà tornare indietro, perchè ormai le conferme indirette sono numerosissime e schiaccianti. Eppure, noi non siamo in grado di verificare galileianamente la nascita della vita sulla Terra né poi quella dell’uomo. Finché non interverranno eventi eclatanti, Darwin avrà ragione.
Analogamente, ci sono conferme indirette di un aumento del riscaldamento - anche confrontando semplicemente i dati delle temperature degli ultimi decenni, per esempio. Sull’avvelenamento della biosfera dubbi non possono essercene dal momento che noi stessi cittadini vi contribuiamo quotidianamente. Per non dire delle industrie: vorrei vedere quante rispettano i dettami ecologici e quanti sono i controlli governativi al riguardo. Ma è chiaro che non si può continuare così in eterno.
Chi dovrebbe cominciare a consumare di meno?
Mah, se se organizzazioni “verdi”, e comunque tutti coloro che hanno a cuore l’ecologia del pianeta, riuscissero a far valere la loro voce presso le istituzioni, qualcosa si potrebbe pur fare. E diciamo che oggi, nel 2010, esiste una “coscienza ecologica” che negli anni ‘60 (per esempio) non ci saremmo mai sognati. Ma le istituzioni, non solo quelle italiane, anzi quelle Usa in primis, sono del tutto assenti e i ministri dell’ambiente si sono dimostrati i peggiori inquinatori.
Il singolo individuo o le piccole organizzazioni non possono che cercare di far capire agli altri che dovremmo comportarci più ragionevolmente, e fare fronte comune e pressioni perché chi ha il potere agisca.
Ovviamente sono del tutto pessimista sui risultati: la catena di capitalismo sfrenato e di produzione-consumo sono troppo radicate, e pochi sarebbero disposti a rinunciare ai propri piccoli e grandi privilegi.
Se le nazioni, specie quelle emergenti, continueranno a puntare tutte alla famosa “crescita”, al Pil e via discorrendo, meglio lasciar perdere.
E’ come la geniale idea di contrarre mutui giganteschi “spalmandoli” (come si dice) sulle generazioni future: geniale idea degli economisti di grido. Chi se ne frega? Saranno i nostri nipoti e pronipoti a vedersela, cioe’ a pagare quei debiti. E e a crepare di fame e di veleni.
Ma purtroppo di veleni crepiamo anche noi, già da ora. L’aumento dei casi di cancro potrebbe esserne una spia, anzi senz’altro lo è. Anche se nessuno vuol dirlo. O quasi.
Possiamo, per ora, solo assistere impotenti, e magari sentirci pure rinfacciare la parola “ambientalista” quasi fosse un’offesa, o una parolaccia, o come se fossimo tutti degli illusi (voglio essere gentile) che si fanno abbindolare dalle mafie e mafiette nate (purtroppo) sul business ecologico.
Ciao,
Vittorio