Il Sole imbrigliato da cinture di Luna
Posted on Giugno 22nd, 2010 in Tempo presente |
E’ recentissima una notizia eclatante che riguarda le fonti d’energia rinnovabili: il progetto d’una gigantesca centrale solare impiantata sulla Luna. L’idea viene lanciata dalla giapponese Shimizu Corporation: il “Luna Ring” è, nelle intenzioni dei progettatori, un anello di pannelli solari che cingerà l’intero equatore lunare visibile.
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L’enorme apparato accumulerà energia che verrà ritrasmessa sulla Terra. Un progetto che, realizzato, risolverebbe - viene riferito - in modo definitivo le necessità energetiche dell’intero pianeta. La cintura di pannelli, montata da robot, sarà perennemente esposta ai raggi solari: com’è noto, la Luna volge sempre la stessa superficie alla Terra…
Se realizzato, una volta ammortizzati i costi iniziali (in realtà giganteschi anch’essi), un impianto del genere produrrebbe energia praticamente a costo zero, ventiquattr’ore su ventiquattro. Circa la spesa, le previsioni sarebbero di 21 miliardi di dollari, da investire nell’arco di un secolo. Ma dopo aver creato una catena di pannelli lunga 400 km. (dei circa 2500 km. dell’equatore lunare illuminato) si potrebbe già avviare l’irradiazione verso la Terra. Questa avverrà in forma di “treni” di microonde indirizzati verso appositi ricettori, per riconvertire l’energia in elettricità. Un impegno enorme, con adeguato movimento di capitali, che potrebbe rivivacizzare comparti industriali e mercati attualmente in caduta libera… sperando che l’operazione venga eseguita in modo trasparente e che la ricaduta economica sia equamente redistribuita. I vantaggi di una simile centrale lunare sarebbero notevoli: sulla Luna non ci sono problemi di cattivo tempo e il sistema provocherebbe danni ambientali minimi (sulla Luna, i lavori necessari alla costruzione sia della rete dei pannelli, sia d’una antenna orientabile di 20 km. di diametro).
Ma perché, ci si può chiedere, proprio sulla Luna?
Il nostro pianeta non si presterebbe altrettanto bene a una centrale del genere. Anzitutto per questioni di spazio disponibile. Poi perché il pannello solare produce al suo massimo soltanto quando c’è il sole, quindi non di notte né se piove o è rannuvolato; e il sole stesso, se c’è, d’inverno e in primavera riscalda molto meno che in una bella giornata d’estate. Inoltre i raggi solari ci arrivano già “smorzati” dall’atmosfera (per nostra fortuna). La luna non ha atmosfera, e sulla superficie sempre esposta si raggiungono temperature sui 120 gradi centigradi. Si potrebbe obiettare: non sulla Luna, ma su satelliti in orbita. Ma verosimilmente sarebbe più difficoltoso costruire, o far costruire da robot nello spazio, a gravità zero, una centrale orbitante del genere. Al più, gruppi di satelliti.
L’idea infatti non è nuova, se ne parla da decenni. È di alcuni mesi fa la notizia che la Eads Astrium, primaria azienda inglese specializzata in iniziative spaziali, ha in programma la posa in orbita entro il 2015 di una stazione per la raccolta - tramite pannelli solari - di energia da inviare sulla Terra, non tramite microonde ma con raggi d’un particolare laser all’infrarosso. Si può allora affermare che con buona probabilità c’è da attendersi buone nuove in questo settore?
In realtà attrezzature del genere creano collateralmente due problemi da verificare e risolvere. Il primo è
ambientale: quali ripercussioni avrebbero sull’atmosfera terrestre gli enormi flussi continui di microonde? Il secondo riguarda un possibile uso militare di queste tecnologie. Già negli anni ’50 (in piena Guerra fredda) Usa ed ex Urss si guardavano con sospetto in merito alla cosiddetta “conquista dello Spazio”. Il gioco – si fa per dire – era a chi per primo piazzava un satellite in orbita e mandava uomini sulla Luna. Gli ambienti militari erano convinti: chi fosse giunto primo a creare una base missilistica nello spazio, magari sulla Luna, avrebbe avuto sotto tiro l’intero pianeta Terra, seppure a circa 400 mila km. di distanza: già solo questo avrebbe significato vincere, se non altro moralmente, o psicologicamente, la sfida spaziale. Si sa poi com’è andata: il primo satellite artificiale fu posto in orbita dall’Urss, con risonanza mediatica mondiale, il 4 ottobre del 1957 (lo Sputnik, “compagno di viaggio”). Mentre furono gli Usa dodici anni dopo, il 20 luglio 1969, a mettere piede sulla Luna con la missione Apollo 11. Fu un periodo in cui l’interesse per le iniziative spaziali, esplorative e di difesa, toccò un picco poi mai più raggiunto. Si parlava e scriveva di basi attorno alla Terra, di vere piccole città pressurizzate sulla Luna; si fantasticava di colonizzazione del satellite. Si puntava più in alto: nel 2000 (fascino del “millennio”?) l’umanità avrebbe messo piede anche su Marte. E perfino oltre: fra Marte e Giove c’è la Fascia degli Asteroidi, probabilmente i resti di un pianeta mai riuscito a formarsi: rocce di tutte le dimensioni, ricchissime di minerali che l’uomo sarebbe giunto a sfruttare.
Poi, lentamente ma inesorabilmente, la situazione cambiò. Il denaro per le missioni spaziali prese a mancare. Il “socialismo reale” venne meno con Gorbaciov e la caduta del Muro. L’antitesi e la competizione tecnologico-politico-sociale Usa/Urss evaporarono.
Ma l’idea d’un uso militare dello spazio tramite satelliti, che certo consentirebbe un predominio, non è mai venuta meno. Va tenuto presente che i due progetti di cui abbiamo parlato - il Lunar Ring e quello della Astrium - prevedono entrambi una guida laser che servirebbe da “puntatore”, per evitare di colpire obiettivi civili invece dei ricevitori.
Nel 1983 Ronald Reagan, presidente degli Usa, propose la realizzazione della SDI (Strategic Defense Initiative), poi chiamata Scudo spaziale. Un sistema militare con basi al suolo e nello spazio per proteggere gli Usa da missili nucleari. Progetto attuato solo in modesta parte, per la grande difficoltà – economica a tecnologica – di creare una difesa antimissilistica realmente idonea allo scopo e anche adeguatamente protetta. Usa e Urss (poi Russia), più volte hanno proposto la totale eliminazione dei missili a testata atomica, senza pervenire mai a concreti risultati. Nel frattempo si sono dotati di queste armi anche altri Paesi.
Verosimilmente, se si riuscisse a ottenere una valida fonte energetica alternativa – quelle qui descritte potrebbero esserlo – cadrebbero anche molti focolai di guerra, di povertà, di ingiustizie.
Ma da tempo la fantascienza…
La fantascienza aveva previsto da tempo la possibilità di sfruttare lo spazio per l’ottenimento di fonti d’energia alternative, benché i problemi energetici e ambientali siano venuti alla ribalta solo alla fine degli anni ’60. Nel suo romanzo Universo in fiamme (1952), lo scrittore inglese Vargo Statten (pseudonimo di John F. Russel Fearn) descriveva la messa in orbita attorno alla Terra di una gigantesca lente che avrebbe dovuto convogliare e potenziare i
raggi del sole per produrre energia. L’apparato invece, caduto in mani criminali, era usato per ricattare l’umanità: intere città venivano letteralmente bruciate, rendendole bersagli dei raggi solari concentrati.
In questi giorni è in edicola il film Destinazione Luna, un classico del 1950 in cui si descrive per la prima volta al cinema, con grande e profetico realismo tecnologico, una spedizione umana sul nostro satellite: una conquista dello spazio indispensabile – asseriva uno dei protagonisti – perché “chi creerà una base militare sulla Luna dominerà il mondo”.
Infinite, poi, le storie d’esplorazione o colonizzazione del nostro satellite, da Jules Verne (Dalla Terra alla Luna, 1865) e George H. Wells (I primi uomini sulla Luna, 1900) fino ai nostri giorni. Ricordiamo anche l’originalissimo racconto di Robert A. Heinlein L’uomo che vendette la Luna (1949), geniale satira di un capitalismo che non si ferma davanti a nulla e consente una vendita/svendita all’ingrosso del satellite. Ricordiamo infine che lo Scudo spaziale reaganiano viene chiamato anche Guerre stellari, nome ripreso dall’omonimo film fantascientifico di grande successo (1977).
[Questo articolo è già apparso domenica 20 giugno su "La Gazzetta del Mezzogiorno"].

14 Responses
Non per essere pedante, ma la Luna non rivolge sempre la stessa faccia al Sole ma alla Terra. Il giorno lunare è di circa 30 giorni. Se costruissero 5000 km di pannelli vorrebbe dire circondare completamente la Luna e quindi avere sempre una metà dei pannelli illuminati.
Il fatto che la Luna rivolge sempre la stessa faccia alla Terra semplificherebbe l’invio delle onde Luna-Terra.
Mi sento incredibile.
No, non è un errore di battitura.
Dunque - nel 1986, poco prima del referendum sul nucleare dell’87 ma sono certo si tratti di una coincidenza, due allegri ed affabili ingegneri dell’Enel vennero a tenere una conferenza nel mio liceo. Dopo averci detto che avevamo sbagliato tutto perché fare lo scientifico era l’anticamera della disoccupazione, il futuro erano i ragionieri… dopo questo, ci spiegarono che il futuro era anche e soprattutto il nucleare.
Non esistevano, infatti, fonti di energia alternativa.
Ora, io ed un paio di amici ugualmente appassionati di fantascienza ci scambiammo qualche occhiata.
E i pannelli solari?, chiese uno.
Inutili, ci dissero, l’interferenza atmosferica era tale da rendere i pannelli solari inefficienti( ed era già una panzana allora!)
Ed io a quel punto domandai perché non piazzare delle batterie di pannelli in orbita attorno alla luna, e poi rispedire la corrente sulla terra come microonde.
Mi odiarono a morte per dieci secondi, i due bellimbusti.
Poi fecero la solita battuta sulla fantascienza ha-ha-ha, e passarono ad altro.
Da allora non è passato anno senza che io abbia augurato a quei due imbecilli la disoccupazione a vita.
Ora spero che il progetto della Shimizu funzioni, solo per il gusto di poter mandare all’inferno quei due maledetti androidi e la loro stupida presupponenza una volta per tutte.
Non sarebbe stato bello un tema di maturità su questo argomento? Invece no: le solite lussureggianti tifoserie politiche sempre in atto!
All’asimoviano Salvor: grazie! Altro che pedante: due sviste imperdonabili. Mah… L’età è letame:-) Meno male che il blog può sopperire subito. In diretta, direi. Magari, senza Salvor chissà quanto tempo sarebbe rimasto lì l’errore.
A Davide: male hai fatto, anzi malissimo, a non brevettare per tempo l’idea dei pannelli solari sulla Luna :-). Ricordo Clarke, che negli anni ‘40 o ‘50 previde in un raccontino i satelliti geostazionari per le tlc. Poi si rammaricò: avrebbe guadagnato miliardi…
Di gente che e’ disposta a vendersi al diavolo pur di propagandare le centrali nucleari e disprezzare le fonti alternative, ce n’è sempre più. Ormai la parola d’ordine del grande capitale è fare ancora più quattrini distruggendo la Terra, anzi provocando volutamente catastrofi, per guadagnarci miliardi sopra. E non è una chiacchiera.
Salutissimi,
Vittorio
Liquidare la tesi del nucleare come sovrastrutturale al capitalismo? Margherita Hack è una sostenitrice del nucleare in Italia, ma non mi pare che ella sia asservita a qualche multinazionale! Insomma, riconosciamo alla tesi nuclearista, al di di chi la sostiene, una buona - non dico invincibile - batteria di argomenti.
Personalmente vedo numerose obiezioni. Anzitutto una riflessione: se non ci fosse il nucleare, a quest’ora ci staremmo affannando come matti a perfezionare le fonti alternative: non avremmo altra scelta, e il bisogno aguzza l’ingegno (e soprattutto la volontà).
Ciò premesso, passo al nucleare. Non ne so molto, in verità, ma ci sono alcuni punti evidenti. Anzitutto il nucleare costa un patrimonio. L’Italia non ha quattrini. Quando i nostri governanti parlano di nucleare, non fanno mai i conti davanti ai cittadini. Ma davvero noi saremmo in grado di pagare una centrale, due, tre, quattro? Noi, che ora non abbiamo i soldi per andare avanti e stiamo già indebitando fino al collo i nostri figli nipoti e pronipoti, “spalmando” (bella parola) i debiti su di loro? Quanti secoli dureranno le cambiali del nucleare? Di quante cose dovranno privarsi i nostri posteri, per quanti decenni ci malediranno?
Nessuno ce lo dice.
Secondo: il nucleare di IV generazione, a quanto ne so io, nonostante tutto è “pericolosissimo”. Il resto sono chiacchiere.
Terzo: le scorie. Costosissime da trattare e da smaltire. Per non dire “dove” smaltirle.
Quarto: una centrale - leggevo - dura una trentina d’anni. Qual è la scoria più pericolosa di tutte? La centrale medesima. Vai poi a smaltirla…
Quinto: il nucleare richiede, per la sua gestione, una enormità di risorse idriche. Dove le prendiamo? Qui in Puglia, per esempio, a malapena gli invasi dell’Acquedotto Pugliese bastano per la Regione (e ci sono perdite d’acqua del 40%)… se l’inverno è piovoso. Ma gia’, piu’ d’una volta, ci si è dovuti approvvigionare da altre regioni. Se e quando anche loro hanno acqua da venderci…
Quinto. Il trattamento dell’uranio. Su questo so poco, so solo che ci sono costi non indifferenti.
Sesto: l’approvvigionamento dell’uranio. Vero che è un elemento diffuso in natura, nelle rocce, e noi montagne ne abbiamo a profusione. Ma è diffuso in modo molto rarefatto. Mi chiedo quanti milioni di tonnellate di roccia occorrerà sfarinare, e con quali risultati x l’ambiente, se vogliamo rifornirci in casa nostra.
Probabilmente c’è altro - e vi prego anche di correggermi dove ho sbagliato - ma io il nucleare lo vedo anzitutto come qualcosa di irrealizzabile, che i nostri politici strombazzano e vogliono comunque affibbiarci, perche’ il nucleare - come le catastrofi naturali - è oggi una delle più allettanti torte da spartirsi. E vorrei vedere, poi, quanto aumenterebbero i costi nei numerosi anni della loro costruzione, e soprattutto se i quattrini basterebbero. Mi immagino un panorana desolato con centrali rimaste costruite a metà e abbandonate, e miliardi di euro volati in fumo, o meglio volati nelle solite tasche.
Allegria!
Vittorio
Io ne so ancora meno.
Una sola considerazione. Gli italiani fanno uso di energia nucleare, l’acquistano. Forse dovremmo farci quattro conti in tasca: i costi del sovrappiù che abbiamo pagato, paghiamo e pagheremo (in quanto non ne siamo produttori) sono di più o dimeno dei costi della costruzione di centrali nucleari?
Quanto a tutti gli altri problemi. Le scorie. Lo ripeto: noi siamo consumatori di energia nucleare, dunque sosteniamo una produzione più elevata. Insomma, produciamo lo stesso scorie, però scarichiamo i problemi dello smaltimento, dell’approvvigionamento dell’uranio, dello scontro con le popolazioni locali etc. sugli altri. Non prendersi responsabilità ha un prezzo (che spalmiamo sul capitalista come sull’operaio).
Il mio grosso problema col nucleare è la gestione degli impianti.
Nel senso - posto che gli impianti si facciano, metteremo sulla poltrona del comandante un personaggio assegnato per quote partitiche?
Tre reattori al PDL, di cui uno alla Lega, uno al PD se stanno bravi…?
E chi ci mettiamo?
Ex dirigenti FIAT in pensione, l’ex-direttore di Verissimo, il centravanti della nazionale nel 19…?
Insomma - siamo un paese nel quale la competenza passa normalmente in secondo piano rispetto al colore politico.
Io non ho paura del nucleare - ho paura di chi potrebbe finire a decidere a quale regime tenere l’impianto, e fare le proprie scelte in base ad agende politiche, campagne mediatiche o semplice, classica cretinaggine.
Se aggiungiamo l’incapacità delle istituzioni politiche di prendere decisioni (e mantenerle), lo scacco permanente di corporazioni, professioni e sindacati, la conclusione è inevitabile: non vedremo mai posarsi il primo mattone, qualora si pervenisse a una “decisione” positiva sul nucleare.
Mi frullava da un pezzo l’idea che si potesse sfruttare l’energia solare con degli impanti in orbita o sulla luna, ma la domanda fondamentale che mi pongo riguarda il sistema di trasmissione dell’energia sulla terra, posto che sia fattibile quale sarebbe la percentuale di energia perduta durante il tragitto?
@ Vincenzo Cammalleri: è una domada che mi pongo anch’io e alla quale sto cercando si dare una risposta. All’energia persa durante il tragitto (che però dovrebbe essere inferiore nel caso di invio con il laser all’infraroso della Astrium) si aggiunge, non va dimenticato, quella persa sulla Terra nel processo di trasformazione in elettricità.
NB - E non vanno trascurati i costi di manutenzione:-)
Progetto affascinante, ma mi suona comunque fantascientifico. Un po’ come andare a recuperare gli idrocarburi su Titano…
Rimango dell’idea che prima di produrre più energia, si dovrebbe soprattutto RISPARMIARLA.
Vero, siamo ai limiti con la fantascienza.
Purtroppo risparmiare è molto più difficile che consumare…