Un disco volante atterra ad Acquaviva delle Fonti
Posted on Giugno 7th, 2010 in Tempo presente |
Sabato 5 giugno, nel Palazzo Vescovile di Acquaviva delle Fonti, si è svolto l’incontro letterario fortemente voluto da Valentino G. Colapinto, di Acquaviva, e dagli altri nuovi amici - a loro volta interessati alla fantascienza - Domenico Mastrapasqua e Riccardo Falcetta. L’evento è stato organizzato dall’associazione culturale Urlo e moderato da Colapinto.

L’annunciata presentazione del romanzo Il quinto principio era peraltro solo lo spunto per una sorta di carrellata sulla mia attività di scrittore di fantascienza, dal 1962 ad oggi. Con me avevo portatile, videoproiettore e schermo, sul quale sono sfilate le variopinte immagini di copertine di libri e persone.
Mi preme anzitutto dire che sono stato lietissimo di questa “presentazione”. Ma qui lascio con piacere la parola a Tiziana Temerario, che sul sito Acquavivalive ha scritto:
«Catani, per la prima volta nel nostro paese come lui stesso ha confessato, ha presentato la sua ultima opera dal titolo Il Quinto Principio, un romanzo dalla lunga gestazione di dieci anni che gli è valso l’ambito Premio
Italia 2010 e pubblicato dalla storica collana “Urania” (Mondadori). A tessere la trama del libro, sono ben quindici protagonisti le cui storie procedono parallelamente per poi convergere nel finale. I personaggi si muovono in uno scenario disastroso, quello del 2043, dove la tecnologia è diventata ormai lo spartiacque tra i poveri, che vivono nel sottosuolo, e i ricchi. Nelle città del 2043, gli esseri umani funzionano come pile che si ricaricano in autonomia grazie ai loro movimenti; mentre incominciano a manifestarsi gli apocalittici effetti di un… fantascientifico “quinto principio” della termodinamica. L’invenzione più sorprendente del romanzo, però, è la “PEM” (Protesi Elettronica Mentale). Si tratta di un mini-apparato che si installa sul cranio, e consente a ciascuno di connettersi in una specie di Internet mentale, o telepatia elettronica, tramite la quale si può inviare non e-mail, ma addirittura i pensieri. L’anti-utopia costruita da Vittorio Catani in questo libro, dice l’autore, non vuole essere sterile pessimismo, bensì stimolo per fare in modo che tali scenari non si aprano nella realtà del futuro. “Le stesse PEM – sottolinea Catani – spero non siano mai realizzate, perché sarebbe un inferno: penso agli eventuali virus mentali che sarebbero messi in circolazione e alla violazione della privacy dei pensieri altrui”. La fantascienza, quindi, può essere un utile strumento di riflessione per interpretare la realtà.
A conclusione dell’incontro, il giovane scrittore di fantascienza Domenico Mastrapasqua ha illustrato le linee principali del movimento connettivista, dando lettura, insieme a Vanni Liguigli, del relativo Manifesto.
C’è stato un tempo in cui si diceva che “i dischi volanti non sarebbero mai atterrati a Lucca”, volendo indicare con questa frase che la letteratura fantascientifica non potesse avere stampo italiano. Vittorio Catani è stato tra i primi a sfatare questo mito».
Questo l’articolo di Tiziana Temerario.
Per quanto mi riguarda, a parte la gentilezza dei promotori, ho trovato un pubblico (assistevano una quarantina di persone) particolarmente attento, che alla fine ha posto domande, e anche acquistato numerose copie del libro. Dico questo come segnale concreto dell’interesse dei presenti, non certo per motivi puramente di “guadagno”. Se vivere di scrittura è consentito solo a pochi, vivere di scrittura fantascientifica è praticamente un’utopia (fantascientifica, magari). Almeno in Italia. E anche in Francia, in Europa. Molto meglio le cose vanno negli Usa.
Comunque se un disco volante - come richiamato da Tiziana - non può atterrare a Lucca, qui si dimostra, con libri e con dati concreti e volontà di “fare”, che il disco può felicemente atterrare ad Acquaviva delle Fonti!
I miei quattro “incontri” col pubblico finora realizzati e che hanno avuto quale filo rosso Il quinto principio (due a Milano, uno a Bari, poi quest’ultimo), hanno visto una partecipazione abbastanza viva, ma devo dire che quello di Acquaviva ha avuto un’atmosfera certamente “diversa”. Si notava nei presenti un’aria di curiosità, nei promotori un’entusiasmo particolare, direi un tantino “pionieristico” - in senso assolutamente positivo - che mi ha ricondotto indietro nel tempo, all’entusiamo di alcuni decenni fa (fine anni ‘60), quando anche a Bari prese ad aggregarsi un primissimo gruppo di appassionati di fantascienza, grazie alla messa in atto di un insolito modo di ricerca di eventuali fan.
A quei tempi non c’era la Rete, esistevano solo telefono fisso e posta ferroviaria (o aerea). Ciascuno sapeva solo di se stesso; se acquistavo un “Urania” in edicola, non potevo avere idea di chi altri lo acquistasse, per poterlo contattare. E chi leggeva questa narrativa - che era nuova e insolita per noi italiani - aveva il vivo desiderio di conoscere altri interessati all’argomento. La fantascienza è anche una letteratura di idee: si sentiva forte il bisogno di scambiare pareri sulle trame, le ipotesi, gli scenari e gli accadimenti di questo o quel romanzo, sulla bravura di un Asimov o di un Bradbury, un Dick, un Clarke, o sulla fantascienza scritta da italiani. I nostri autori incominciavano appena a saggiare il campo con raccontini e qualche romanzo, limitandosi per il momento a emulare i Grandi degli Usa, ma a volta anche sperimentando vie più autonome, personali e interessanti. Perché stava nascendo, molto lentamente, anche una fantascienza made in Italy, che rimaneva peraltro nota a pochissimi.
Ebbene, per cercare in Bari altri lettori, la nostra trovata fu la seguente. Esistevano bancarelle di libri usati, e generalmente su queste bancarelle non mancavano vecchi “Urania” . Con il permesso del venditore, inserivamo nei volumetti un biglietto nel quale invitavamo il lettore eventualmente interessato a contattarci, e lasciavamo numeri di telefono e indirizzi. L’idea era quella di creare un club.
Tentativi rudimentali e caserecci i nostri, che però sortirono un effetto che andò oltre le più rosee aspettative. Nel giro di qualche mese ci ritrovammo ad essere una quindicina. Si fondò un’associazione, si progettarono e realizzarono incontri, letture, programmi radiofonici (grazie alle cosiddette “radio libere”, come si chiamavano allora le radio private, o meglio commerciali, che incominciavano appena a nascere), e così via. Nel tempo il gruppo si modificò, gli appassionati “fissi” diminuirono, ma furono sufficienti per proseguire in una serie incredibile di iniziative d’ogni tipo, fra cui: la creazione di due fanzines (riviste amatoriali sul tema), la stampa di libri di saggistica sulla fantascienza (e anche un’antologia scolastica), registrazioni di sceneggiati di fantascienza su audiocassette, spettacoli teatrali di fantascienza, una convention (la Littlecon 1) cui partecipò gente arrivata da altre città pugliesi, partecipazioni a seminari universitari, incontri nelle scuole… e certo dimentico qualcosa. Quelle esperienze ho poi descritto in un articolo apparso sul n. 47 (2001) di “Nova Sf”, la storica collana bolognese di fantascienza diretta da Ugo Malaguti. Il titolo del lungo articolo-resoconto era Un trentennio di fantascienza in Puglia (1969-2000).
Tutto questo, o quasi, mi girava in testa mentre si svolgeva l’incontro di Acquaviva. E mi faceva pensare di
ritrovarmi insieme a un gruppetto di giovani entusiasti, determinati e dotati di quanto occorre per proseguire a loro volta nella proposizione e diffusione di inziative connesse con la science fiction. L’incontro infatti non si è limitato a quanto detto. Come scriveva Tiziana, in chiusura ha parlato Domenico Mastrapasqua, esponente del gruppo dei Connettivisti, una “corrente” di appassionati e scrittori che sostiene una particolare versione della fantascienza. Mastrapasqua ha letto il Manifesto del Connettivismo.
Ci sarebbe parecchio da aggiungere anche su questo tema, ma mi limito all’essenziale. Il Connettivismo prende spunto (come vocabolo) dal protagonista del romanzo Crociera nell’infinito, di A.E. van Vogt. Questo personaggio, Elliot Grosvenor, è una sorta di superuomo perchè “connettivista” (van Vogt scriveva nexialist): a seguito d’un particolare allenamento culturale e mentale, Grosvenor è in grado di esaminare e valutare, per la soluzione dei problemi, risultati ed esperienze di numerose e differenti discipline al contempo. La sua visione, molto più ampia, gli consente una vastissima e più immediata comprensione del mondo.
Il Connettivismo dei nostri “fantascientisti” vuole operare qualcosa di parallelo, ma in campo narrativo. Ha quindi scelto di prendere spunti eterogenei dal Futurismo, dalle nuove tecnologie, dalle atmosfere noir, dal cyberpunk, dalla fisica dei quanti, dalle realtà virtuali, dalle intelligenze artificiali, dal movimento transumanista (quest’ultimo sostiene che inevitabilmente l’uomo si innesterà e ibriderà con protesi e, geneticamente, con biologie animali, vegetali, virali etc., divenendo qualcosa di diverso e “superiore”). Tutto ciò confluisce a formare la base di una nuova fantascienza, ancora agli albori. Da notare che il Connettivismo è nato in Italia e conta già
numerosi simpatizzanti, adepti e pubblicazioni. Dello stesso Mastrapasqua è di recente apparso un racconto nella antologia connettivista di autori italiani Avanguardie futuro Oscuro (Ed. Avatar) che contiene anche nomi molto noti della fantascienza nostrana quali Valerio Evangelisti, Sergio ‘Alan D.’ Altieri, Giovanni De Matteo. Anche Riccardo Falcetta - che citavo all’inizio - scrive fantascienza.
A conclusione della serata - e ringrazio ancora chi mi ha ospitato - il sottoscritto ha avuto l’ulteriore piacere d’un invito a una classica pizza in un locale di Acquaviva, “Il Principe”. Pizza eccezionale, eccellente vino rosso della casa, incontro riuscitissimo, compagnia allegra e fantascientifica…
Ma che cavolo voglio di più?!?
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2 Responses
Splendido articolo, Vittorio.
Che l’atterraggio di ufi ad Acquaviva sia il primo di una lunga serie di avvistamenti!
Domenico
Se vogliamo prenderlo sul serio (e non passarlo direttamente a uno psichiatra), a me pare che il manifesto del connettivismo sia un vero e proprio elogio dell’irrazionalismo e di uno spirito religioso paganizzante.