Quando il Governo sciopera
Posted on Marzo 18th, 2010 in Tempo presente |
Mah. E’ la prima volta - chissà, sarà accaduto anche in passato, ma io non so - che personalmente sento e
vedo certe cose. Un Governo che scende in piazza. Per protestare, evidentemente. Ma contro chi? Non si capisce contro chi possa mobilitarsi un potere supremo. Di solito sciopera il dipendente, non il padrone. Una volta scioperava anche qualche padrone, ma si chiamava “serrata”. La serrata è anche proibita dalla legge: viene equiparata a una violazione degli obblighi contrattuali del datore di lavoro, quindi a un illecito civile antisindacale. Quindi, anche volendo, chi sta ai vertici, ovvero chi comanda e organizza e pertanto ha la responsabilità di ciò che dice e fa e produce, può prendersela - se le cose vanno male - solo con se stesso. Immaginatevi Dio che sciopera. Contro l’universo che ha creato lui? Berlusconi, il Pdl e la destra odierna tutta, a mio modestissimo parere difettano delle basi essenziali del concetto di “democrazia”. Quindi anche di “sciopero”, o comunque di “protesta civile”.
Come pure, mancano la percezione dei contrappesi interni al governo medesimo, con i quali si deve formare un tutto unico; e di quali siano i compiti di un Governo e le sue responsabilità. Ciò che vogliono fare Berlusconi e i suoi adepti sempre pronti ad assecondarlo, cioé scendere in piazza, oltre a essere assolutamente grottesco in quanto - insisto - è uno sciopero contro se stessi, è anche e soprattutto una patetica ammissione di impotenza, ignoranza e prepotenza.

27 Responses
questo è il paese delle piazze! Comunque non è proprio la prima volta, perché ricordo che durante il governo Prodi una parte del governo del centrosinistra scese in piazza per protesta contro alcuni provvedimenti dello stesso governo. Non ricordo però esattamente il contenzioso.
Ho fatto una piccola ricerca internet. Dunque ricordo bene. Nel 2006 la sinistra (buona parte dei leader di sinistra) scende in piazza contro il governo Prodi e a fianco dei sindacati contro il precariato. Sotto l’articolo di Repubblica che ne dà testimonianza:
http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/politica/scontro-finanziaria5/giannini/giannini.html
Nello stesso articolo sono ricordate altre due circostanze simili. Nel 1997 ancora una volta parte della sinistra (compreso D’Alema) contro il governo Prodi. E ancora una volta nel 1999.
Avevo, sia pure timidamente, accennato un “chissà, sarà accaduto anche in passato, ma io non so”, e comunque che lo abbia fatto un paio di volte la sinistra, egualmente non mi entusiasma.
Credo pero’ che ci siano differenze.
Lì era una parte della sinistra che non condivideva le idee dell’altra parte. La sostanza non cambia: il governo protestava contro se stesso.
Stavolta invece è tutto il governo, il Pdl intero, che scende in piazza “per difendere la libertà”.
Ora, mi chiedo: se è il governo (Pdl) stesso a legiferare, quali sono queste libertà di cui esso stesso (governo) si sarebbe castrato? A chi devono chiedere, se non a se stessi, cosa fare per essere “liberi”?
La risposta - sempre a mio modesto parere - è che nel caso della sinistra erano problemi interni al governo; stavolta iinvece si contestano le attuali leggi e si vorrebbero confezionarme altre, ad personam o ad partitum o ad pidiellem o ad combriccolam, ma c’è gente che li ostacola.
Ciao, V.
[...] Link fonte: Vikkor Vittorio Catani » Blog Archive » Quando il Governo sciopera … [...]
Lo “sciopero”, ovvero la discesa in piazza di un governo, generalmente, si chiama colpo di stato. Non è questo il caso, ovviamente (tanto meno lo era in occasione delle risse da pollaio durante l’ultimo governo Prodi, quando evidentemente il governo NON scese in piazza, trattandosi della protesta minoritaria di una parte di coloro che quel governo sostenevano contro la politica del governo rappresentata dal suo presidente del consiglio e dal maggiore partito della coalizione). Non è questo il caso in parte perché B. non ha nessun bisogno di un colpo di stato vero laddove già controlla quasi tutte le leve di potere per il cui controllo si effettua un colpo di stato: gli manca una magistratura che sia interamente asservita e pochi organi di informazione, ma ci sono probabilmente davvero troppi vincoli di tipo internazionale per arrivare a quel regime autentico che gli sarebbe utile e che immagino sogni ;-). In parte perché, in puro stile fininvest, questa è un’operazione pubblicitaria a doppio uso: interno di partito, per porre una sorta di fiducia a tutta la galassia variamente bananesca; ed elettorale. In fondo, si tratta dell’essenza del mestiere e potere di B., la cosa che sa fare meglio - la sola cosa che sa fare davvero: rèclame.
V.
Sì, le differenze ci sono. Con una battuta si potrebbe dire che a differenza del centrosinistra, il centrodestra trova la compatezza anche nell’aberrazione di un governo che scende in piazza contro se stesso. La seconda differenza è che nel primo caso (governo Prodi) il fatto aberrante è un fatto evidente e dichiarato, in questo secondo caso è una interpretazione condivisibile (con chi altro potrebbe scendere in piazza un governo se non…).
Un governo che scende in piazza è sempre un fatto grave e una carnevalata. A me pare che questa volta sia più una carnevalata.
Spero in una carnevalata-flop. Anche se con carnevali, nani, ballerine ed escort B. è arrivato lì dov’è. E non è vero che “ora basta, pensiamo ai veri problemi quali la disoccupazione… etc.”: la disoccupazione è un tema gravissimo, ma è proprio grazie al modo “carnevalesco” di gestire il potere che siamo a questo punto.
Le cifre: il Pdl dice oltre 1 milione, altri dicono neanche 100 mila. Certamente ogni volta che c’è una qualunque manifestazione le cifre “ballano”, ma stavolta mi pare un po’ troppo.
Solito discorso trito e ritrito di B. contro sinistra, magistrati e contro chi vorrebbe impedire la “libertà di telefonare”. Mi sembra giusto. Inoltre “la sinistra non ha il senso dello Stato”. Giusto anche questo, detto da un governo che scende in piazza per protestare contro se stesso inneggiando all’”amore”.
Qui ci sono alcune immagini sulla manifestazione:
http://lerane.wordpress.com/2010/03/20/berluscorteo-erano-88-740-contati-uno-per-uno/
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/03/20/qualunque-cosa-vi-dicano-stasera/
ma naturalmente tutte cifre da verificare.
Il tg3 delle 23,30 non ha parlato di numeri né ha mostrato foto prese dall’alto. Domani - domenica - si saprà forse di più.
Infine un gruppo di candidati Pdl alle prossime elezioni ha giurato in presenza di B. (!) e poi intonato un coro (!!).
In questo modo si è inneggiato al Re, o all’Unto dal Signore, o al Papa, o al Signore medesimo.
No comment.
Quanto al vero Papa e alla pedofilia nella Chiesa, si apprende che Benedetto in Sedicesimo prescrive per i colpevoli la “penitenza”.
Dimenticavo: dal tg di La7 apprendo che, secondo alcune voci, il Pdl avrebbe “acquistato” manifestanti pagandoli fino a 100 euro ciascuno (cosa possibilissima, viste le note risorse “del Pdl”, ma ovviamente da verificare…)
Per me è stato il colmo. Ho spento la tv con un senso di stanchezza, anzi di nausea.
Buona notte a tutti,
Vittorio
Il papa mica può prescrivere l’ergastolo!
Diciamo pure che non siamo messi bene. Abbiamo bisogno di riforme ma non siamo in grado di darcele. Questo è il punto! Non siamo in grado di darcele perché gli italiani non le vogliono, o meglio gli italiani vogliono le riforme ma quelle riforme che riformano settori di interesse altrui. Il benzinaio vuole magari abolire l’ordine degli avvocati perché ha il figlio laureato in giurisprudenza e non ha il capitale sociale giusto per accedere alla professione, d’altra parte aborre la liberalizzazione del mercato della benzina, che è invece è fortemente voluta dall’avvocato, e giro giro tondo. Il nostro sistema politico è poi eccessivamente dipendente dalle corporazioni e dai sindacati ed è inabile a costruire un progetto di ampio respiro.
Quanto alla magistratura, esiste uno studio di un professore, di cui, maledizione, non ricordo il nome, un professore universitario dichiaratamente di sinistra, che ha mostrato in una serie di diagrammi come l’interesse della magistratura nei confronti di Berlusconi non sia affatto costante, crescendo significativamente nei periodi in cui egli è al governo e a ridosso di scadenze elettorali, diminuendo significativamente negli altri. Questi dati valgono più dei giudizi che Berlusconi dà della magistratura e dei giudizi della magistratura su sé stessa.
Chiunque ha avuto a che fare con la giustizia sa benissimo quanto siano lunghissimi i processi (dal mio punto di vista la lunghezza eccessiva è sinonimo di iniquità e ingiustizia), quanto molto si interpreti la legge e quanto poco la si applichi. Ergo anche la magistratura andrebbe riformata, ma anche in questo caso, i poteri corporativi sono forti (le riforme toccano sempre gli interessi economici e i poteri consolidati). Ovviamente, per la magistratura i problemi della giustizia sono interamente imputabili al fatto di non avere abbastanza quattrini a disposizione. Il solito ritornello. Lo stesso ritornello che si ripeti in altri settori pubblici, come la scuola. La scuola non funziona? Be’, ci sono pochi soldi. Nessuno invece rileva la preparazione scarsissima degli insegnanti, specie di quelli che escono dalle facoltà umanistiche.
Recentemente ho letto un post molto “interessante” di un patentato all’insegnamento della storia e della filosofia nei licei. Nel suo blog prende il caso delle gemelle Hensel e comincia a “filosofare” che il caso mostra benissimo che i rapporti biunivoci tra mente, cervello e corpo saltano tutti, dal momento che il caso in questione è descritto come un caso di due cervelli e un solo corpo (sic). La stessa teologia cattolica salterebbe in aria (sic). E poi si interroga: quante menti “intere” ci sono? Sì, “intere”, considerando che ciascun cervello ha il controllo di metà corpo (sic). Infatti, sembra chiaro a tutti che se uno in un incedente stradale perde un arto, sarebbe lecito affermare che la sua mente non è più intera!
Ora, è chiaro che soltanto una ignoranza scientifica bestiale potrebbe farci descrivere il caso delle gemelle Hensel come un caso in cui due cervelli hanno un solo corpo. È evidente invece che si tratta di due corpi uniti all’altezza del bacino. E ovviamente di due menti. Insomma… Ci vogliono le riforme, ma dobbiamo essere prima noialtri elettori italiani ad esserne convinti.
Be’, l’ignoranza di troppi professori non esclude il fatto che la scuola stia morendo (non da oggi: da oggi più velocemente) d’inedia. Se mai ne è una conseguenza: là dove non ci sono soldi e in genere risorse, è difficile attrarre talenti. A parte i missionari, ovvio.
Non mi pare molto significativo neppure che l’attività della magistratura riguardo il Banana sia suppostamente più alacre in certi periodi che non in altri. In primo luogo perché la magistratura non è un corpo unico, e quindi bisognerebbe vedere cosa fa ogni singola procura. In secondo luogo perché la magistratura indaga generalmente a partire da segnalazioni di reato, e non mi pare anomalo che tali segnalazioni, su Banana, possano essere più frequenti in certi periodi e non in altri. In terzo luogo perché i tempi delle indagini, in casi complessi come sono quelli relativi al Banana, sono ben lunghi: vediamo in questi mesi che (ri)emergono indagini iniziate negli anni ‘90 quando il Nostro non era in sella, e che finalmente approdano a certe conclusioni. In quarto luogo perché in Italia, negli ultimi quindici anni, o è stato al governo o in campagna elettorale. In quinto luogo perché un pluriprescritto (ovvero riconosciuto più volte colpevole di reato ma non punibile per decorrenza dei termini di prescrizione), è intuitivamente un soggetto che di conti con la magistratura avrà da farne per tutti gli anni che gli restano da campare.
Detto questo, la magistratura andrebbe riformata profondamente. In primo luogo per restituirle (e obbligarla, direi, a) una fattiva indipendenza: troppi e troppo facilmente sono infatti i magistrati proni agli altri poteri dello Stato, e non certo il contrario come vorrebbe accreditare il Banana; o più semplicemente legati da prebende di vario genere. Secondariamente perché i magistrati dovrebbero fare i magistrati: non stare al ministero, a braccetto con burocrati, portaborse e politici; non dedicarsi ai pingui incassi derivanti dagli arbitrati. Ovviamente non tutti i magistrati si dedicano a tali attività o altre consimili: lo fanno in genere quelli che piacciono al Banana.
Quanto all’italico corporativismo, ahinoi, non credo ce ne libereremo facilmente. Forse mai.
V.
Vincenzo,
i dubbi che getti sulla significatività dei dati relativi all’interesse altalenante della magistratura nei confronti di Berlusconi sono interessanti. Non sono micidiali però. Infatti, tieni conto che la magistratura non agisce soltanto su segnalazione di terzi, ma i PM possono agire indipendentemente. Inoltre c’è l’obbligatorietà dell’azione penale. Tu stesso scrivi che uno dei motivi per i quali avviare le riforme della magistratura è quello di evitare le troppe commistioni con la politica. Dunque riconosci che queste commistioni ci sono. Dovresti allora essere disposto, indipendentemente dal caso Berlusconi, a riconoscere che sono plausibili casi in cui la magistratura agisca sulla base di motivazioni politiche (altrimenti non avrebbe senso parlare di commistioni).
Ciao
Le commistioni ci sono eccome. Hai presente il cosiddetto “Porto delle nebbie”, come era (è?) chiamata la procura romana, specializzata nell’insabbiamento, previa avocazione, delle inchieste giudiziarie che lambivano e infastidivano il potere politico? O il famoso giudice Carnevale, che di sentenza riformata in sentenza riformata ha smantellato anni e anni di lotta alla mafia? O la lotta, interna alla magistratura, che fu fatta al pool di Palermo? Per tacere del giudice Squillante. E si tratta di semplici esempi. Come vedi, di magistrati che agiscono per motivi (non soltanto, eh) politici ce ne sono. Il problema è: credi che le riforme che si vogliono fare siano intese a impedire il ripetersi di tali episodi o piuttosto a favorirli?
Il fatto che i giudici siano tenuti all’azione penale obbligatoria rafforza quanto dicevo al punto due. Inoltre, essendo tale azione appunto obbligatoria, un giudice che non desse corso a una notizia di reato sarebbe egli stesso sanzionabile.
V.
Ci vorrebbe un giurista a portata di mano. Comunque, per quanto ne so, la notizia di reato può anche essere autonomamente acquisita dai PM. In secondo luogo, ho richiamato l’attenzione sull’obbligatorietà dell’azione penale con altri intenti. Infatti, nei paesi in cui essa vige (sicuramente in Italia), si traduce di fatto in una discrezionalità indisciplinata e incontrollata dei PM.
Se mai è il contrario: è dove non vige che vi è una discrezionalità incontrollata (o meglio: politicamente controllata). L’obbligatorietà dell’azione penale significa che il magistrato NON si può esimere dall’aprire un’indagine alla notizia del reato. Il che non significa che l’indagine debba sfociare in un processo, significa unicamente che essa deve svolgersi.
V.
… ergo, quando un PM indaga su Berlusconi, il procedimento penale può aver avuto luogo sulla base di una notizia di reato autonomamente acquisita dal PM e sulla base di un giudizio di priorità dello stesso PM. Ciò sembrerebbe dare molto peso ai dati relativi all’interesse altalenante della magistratura nei confronti di Berlusconi.
Ergo: se un magistrato ha notizia di un reato, DEVE agire. Data la vastità degli interessi e delle attività del Banana, non mi sembra davvero strano che vi siano molti magistrati che hanno indagato e indagano su questo pluriprescritto. E’ se mai strano che non siano molti di più.
V.
Dunque, se ho capito bene, per Vincenzo Oliva la magistratura è imputabile di operazioni poco trasparenti (quindi ha discrezionalità di fatto indisciplinata e incontrollata), tranne quando si occupa di Berlusconi, in questo caso agisce correttamente e conformemente a tutte le norme vigenti previste dal codice del procedimento penale. Il fatto stesso che vi siano delle curve che testimoniano di un andamento altalenante degli interessi della magistratura nei confronti di Berlusconi, in corrispondenza dei periodi in cui è al governo o al ridosso delle elezione, è, sempre per Vincevo Oliva, un fatto insignificante perché i PM agiscono, anzi DEVONO agire quando hanno notizie di reato, sottacendo che le notizie di reato possono essere acquisite autonomamente dai PM, sottacendo il fatto che proprio perché i PM sono obbligati ad avviare le indagine sulla base della acquisizione di una notizia di reato (acquisibile anche autonomamente), proprio per questo l’INEVITABILE discrezionalità è indisciplinata, non potendo esserci norme che la disciplinino, perché tali norme contrasterebbero con l’obbligatorietà dell’azione penale stessa.
Dunque: io personalmente non ho sotto mano statistiche che possano avallare o meno l’accanimento giudiziario nei cfr. di Berlusconi, ma il mio modestissimo e magari sballatissimo pensiero (molto terra-terra, lo ammetto) è il seguente.
B. è di gran lunga l’uomo più ricco d’Italia, e tra i più ricchi del mondo. Qui da noi, ha le mani in pasta dovunque, tanto che gira in rete, da tempo, un breve aneddoto in cui è descritto un patetico personaggio che, qualunque cosa faccia, si ritrova a dover acquistare o comunque avere contatti con merci o servizi di aziende che fanno capo a B.
Una persona (B.) che vive in questo modo, quali che siano le leggi, non potrà mai vivere in modo normale. Attirerà sempre l’attenzione di tutti, sarà sempre in prima linea su tutto e sarà coinvolto da, o lui stesso coinvolgerà, tutto e tutti. Tanto più che B. fonda buona parte del suo successo proprio sulla sua continua, ossessiva presenza mediatica, dovunque si vada, qualunque cosa si faccia.
Pertanto B. è, sia pure paradossalmente, vittima del suo enorme successo.
Si metta l’anima in pace: non può passare inosservato, anche se lui forse non aveva - a tempo debito - considerato questo aspetto “pratico”.
Personalmente posso dire, con mio rammarico, che nonostante io viva da 14 anni di sola pensione, e non possegga immobili, un anno sì e uno no sto avendo, da più d’un decennio, accertamenti fiscali. Vorrei sapere perché sprecano tutto questo tempo e denaro con me. Vorrei quasi sporgere un esposto per questa vessazione.
Se questo vale per me persona di modestissimo “valore fiscale”, e chissà per quanti altri come me, non mi meraviglio assolutamente che il fisco o - conseguentemente - la magistratura non abbiano costentemente B. nel mirino.
Il che ovviamente non significa che si debba trattare la gente in modo vessatorio. Ma tant’è.
Il problema è che lui scheletri nell’armadio ne ha, e ne ha anche troppi. Per cui penso sia complicato fare i conti e vedere se e per cosa e quando e quante volte, e in che tempi, è chiamato dalla legge a rendere conto.
Per di più - e lo sanno tutti - ci sono molti importanti punti oscuri nella vita di questo personaggio, che ora pare stiano ancor più emergendo, anche se naturalmente lui non ha mai voluto chiarirli, il che è ancora più sospetto. Stavolta parliamo non di Vittorio Catani ma di un manager ultramiliardario e presidente del consiglio di una nazione che una volta era la settima (o sesta, non ricordo) potenza industriale del mondo.
D’altronde, proprio grazie a quella sua “presenza” mediatica e a quel potere economico, industriale, finanziario, che lo espongono al peggio, Sua Maestà ha anche - non dimentichiamo - un intero parlamento a sua disposizione, con il quale sta sistematicamente riuscendo a tappare anche i buchi che sono non buchi ma voragini, e a crearsi alibi, leggi e poltrone ai livelli massimi: il tutto, spesso tramite leggi con effetti collaterali catastrofici - si veda per tutte il “processo breve”.
Quindi personalmente, da cittadino, lo inviterei a fare l’unica cosa che dovrebbe ma ovviamente non vuol fare: farsi processare. Non dovrebbe pesargli poi tanto, se è innocente.
Saluti,
Vittorio
Mi dispiace, Luigi, ma non hai capito quello che sto dicendo sin dall’inizio; probabilmente perché non vuoi capire.
V.
Anch’io faccio un discorso terra-terra. Se si ritiene che la magistratura non funzioni perfettamente e abbia commistioni politiche in generale, a tal punto che si ritiene necessario riformarla, non si capisce poi perché si debba ritenere che funzioni perfettamente e non sia politicamente compromessa nel caso Berlusconi (io ho una tastiera del computer speciale che mi permette di scriverne il nome per intero senza saltare in aria).
Poi io non sono il ghedini di Berlusconi, né mi interessa schierarmi dalla parte dei colpevolisti o dalla parte degli innocentisti. Mi piacerebbe vivere in un paese migliore e ho il sospetto che ciò non dipenderà dalla circostanza che riusciremo o meno a mettere in galera Berlusconi.
@Oliva
com’è noto io sono duro di comprendonio
“Non dovrebbe pesargli poi tanto, se è innocente.”
Penso che a Enzo Tortora il processo pesò e pesò molto, gli rovinò la vita, benché fosse innocente.
Certo che non dipenderà da quella circostanza: in fondo se non riusciamo a liberarci da una persona che abbiamo eletto “noi” (non io, la maggioranza) e “noi” (idem) continuiamo a mantenere al potere, è perchè “noi” lo vogliamo. Come suol dirsi, ogni popolo ha il governo che si merita. (Anche se io non sento di meritarmelo…)
Quanto a Tortora, non è né sarà l’unico caso di malagiustizia, purtroppo. Ma, ancora una volta, non credo si possa fare un paragone.
B. è in una situazione tale, per cui i paragoni con la gente comune, con gli errori e orrori di giustizia correnti (accidentali o pilotati che siano) di cui è vittima “l’uomo dal vestito grigio”,
non reggono. Come si fa a fare un confronto tra Tortora e una persona che - ripeto - ha accumulato schifezze l’una sull’altra in tutti i settori: dalle escort e i festini in un palazzo (Grazioli) istituzionale - ma questo è il meno - a contatti con autentici delinquenti tipo l’”eroe” Mangano, Dell’Utri, Tarantini; o è promotore dello scempio della democrazia in parlamento, e tutto il resto? Qualunque esempio che si voglia portare, in qualunque campo del malaffare - tranne i gravi delitti di mafia - aa confronto con B. non ha senso. Perché lui - una delle massime cariche del governo - è praticamente coinvolto in quasi tutti i maggiori reati (evasione fiscale, corruzione, pasticci con la Mondadori, pressioni sui poteri dello Stato, plateale conflitto d’interessi, etc.) per non dire d’altro. In questi giorni è stato beccato Frisullo: perfetto, è bene che se ne stia in galera per anni. Ma non si venga a dire che: “vedete, lo fa anche il Pd”. Certo, lo fa anche il Pd ed è bene punire, ma trovatemi un equivalente di B. in tutta Italia, che dico, in tutto l’Occidente. E non va neanche bene che alcuni atteggiamenti di B. non sono illegali: a me - cittadino italiano - non piace affatto vedere su tutti i giornali del mondo, insieme a facili battutine, il presidente del Consiglio del mio Paese che va a puttane in un palazzo istituzionale. Non lo metterei in galera, ma lo caccerei a calci nel sedere. E’ tutto l’insieme (un pozzo senza fondo) che non va. Ciò che accade in Italia non accade in alcuno stato europeo (e non solo europeo). Ma vedo che questo non è sufficiente.
Non ho propriamente fatto il paragone tra Berlusconi e Tortora.
Dunque, mettiamola così, ancora una volta terra-terra: forse, molto astrattamente, sono solo due i generi ideali di sistemi giudiziari; 1) quello per mezzo del quale siamo certi che se una persona viene buttata in galera, allora è colpevole; 2) quello per mezzo del quale siamo certi che se una persona è rilasciata, allora è innocente. Io preferisco il secondo. Ora, se si afferma che il processo è una passeggiata (o quasi) per l’imputato innocente, suggeriamo in qualche modo che il migliore sistema sia il secondo. Se invece affermiamo che il processo è un peso anche e direi soprattutto per chi è innocente, allora instilliamo un atteggiamento molto più prudente che ci porta ad abbracciare il primo genere ideale di sistema giudiziario, quello molto più rispettoso della libertà (di fatto il processo comporta delle limitazioni) e della operosità (di fatto il processo limiti la normale attività di una persona, specie se intellettuale). Solo questo, nessun paragone con Berlusconi.
Mi correggo, maledizione: io preferisco il primo sistema giudiziario.
“Anch’io faccio un discorso terra-terra. Se si ritiene che la magistratura non funzioni perfettamente e abbia commistioni politiche in generale, a tal punto che si ritiene necessario riformarla, non si capisce poi perché si debba ritenere che funzioni perfettamente e non sia politicamente compromessa nel caso Berlusconi”
E chi ha mai detto che funzioni perfettamente o non sia compromessa nel caso di Banana? No, ma Squillante non fa suonare nessun campanello? Se fosse così, se funzionasse perfettamente, è altamente probabile che Banana sarebbe in galera già da quarant’anni fa o giù di lì, quando con l’aiuto de Cesarone de’ noantri sfilava ville nobiliari alle eredi poco meno che impuberi. O fondava la Fininvest con capitali di provenienza mai accertata. O intratteneva rapporti strettissimi con capi della malavita organizzata.
Voliamo terra-terra, è un buon suggerimento: se ti dai la minima pena di studiare la storia e la cronaca di questo paese puoi vedere come la magistratura, globalmente intesa, sia un corpo sensibilissimo agli interessi dei detentori del potere, politico ed economico; e al cui interno una minoranza di individui - a volte così sparuta da apparire formata di sole eccezioni casuali - non si conforma. Una minoranza politicizzata? Immagino di sì, in quanto individui devono avere le loro idee politiche, come le aveva Paolo Borsellino, che era notoriamente un uomo di destra. Come Di Pietro, che solo le assurdità della politica italiana hanno fatto e fanno considerare di sinistra, lui che è un conservatore (quelle stesse assurdità che fanno rubricare come “comunista” un montanelliano della più bell’acqua come Travaglio). Devono essere quindi assai politicizzati, questi qui. Però fammi capire: la larga maggioranza di acquiescenti tu come li chiami? Imparziali specchiati? Alla magistratura deve essere restituita indipendenza, che non significa che devono essere tolte ai magistrati le loro idee (sarei interessato a vedere come si ottiene il risultato) ma combattuta la subalternità (o peggio) rispetto al potere politico ed economico. Mica è facile, ma se passa anche a livello di opinione pubblica l’idea che quei quattro gatti che hanno ancora il coraggio di prendere di petto il marcio (e tra i quali ci saranno anche individui ottenebrati da foia politica) siano il cancro politicizzato della magistratura, allora possiamo metterci il cuore in pace: potere giudiziario, potere politico e potere economico saranno a breve un tutt’uno granitico. E non ci sarà più legge alla quale chicchessia ne appartenga dovrà rispondere.
V.
Una piccola provocazione:

Perche’ ci ostiniamo a chiamarla Giustizia?
La Legge persegue l’Ordine non la Giustizia.
Se si ritornasse a chiamare le cose col loro nome, forse, saremmo capaci di fuggire le nostre illusioni quotidiane.
Per fortuna che ci sono ancora gli scrittori di fantascienza che mi riportano alla realtà con Mondi molto più veri di quelli che viviamo.
Ossequi a tutti voi.
T.
La chiamiamo giustizia perché così si chiama, anche quando non ha nulla a che farci. Che vuoi, sono le schizofrenie del linguaggio
V.