La Storia è una cattiva maestra
Posted on Marzo 10th, 2010 in Tempo presente |
Salve. Il testo che ho pubblicato stamattina, inviatomi da persona insospettabile, pare fosse un volgare falso, apparso perfino su “La Repubblica” alcuni giorni fa; manipolazione di uno scritto effettivamente vergato da Elsa Morante nel 1945 ma più ampio, al quale il “falsario” ha sottratto intere frasi e ne aggiunte altre, di sana pianta, evidentemente per rendere il tutto più aderente al “personaggio” che si vuole evocare dietro l’immagine diretta di Benito
Mussolini.
Faccio pubblica ammenda per essermi fidato del mio informatore e non aver controllato le fonti.
Girando in rete, ho trovato il testo originale della Morante sul sito di giorgiamada, e lo riporto integralmente qui in appresso, a partire dalla “premessa” di “giorgia” al testo della Morante, premessa in cui si spiega con dettagli cosa sia accaduto.
Vorrei intanto dire che in effetti il testo autentico della Morante dipinge un Mussolini un po’ diverso da quello della “bufala”, ma che comunque resta inquietantemente somigliante al “personaggio” che - come ho scritto - si voleva evocare.
Ecco premessa di “giorgia” e testo “autentico” della Morante (in calce ho lasciato anche quello falso, per chi volesse fare confronti):
“In questi giorni circola in rete un pezzo a firma Elsa Morante che in realtà è una grossolana manipolazione con tagli arbitrari e non segnalati, collage di pezzi dislocati a proprio piacimento e, cosa ancor più grave, cambiamento di interi brani. Nella bufala-pastiche ci sono cascati quasi tutti, primo fra tutti Atti impuri, poi Il primo amore (Teo Lorini) e Giulio Mozzi, un sacco di altri blog e liste e, cosa ancor più grave, Luigi De Magistris che come parlamentare europeo dovrebbe avere a cuore la grande letteratura italiana e come minimo dovrebbe controllare prima di usare testi, trovati in rete, di firme prestigiose. Sono rimasta veramente basita e per questo ho copiato il testo originale per intero [georgia].
Roma, 1° maggio 1945
Mussolini e la sua amante Clara Petacci sono stati fucilati insieme, dai partigiani del Nord Italia.
Non si hanno sulla loro morte e sulle circostanze antecedenti dei particolari di cui si possa essere sicuri. Così pure non si conoscono con precisione le colpe, violenze e delitti di cui Mussolini può essere ritenuto responsabile diretto o indiretto nell’alta Italia come capo della sua Repubblica di Sociale.
Per queste ragioni è difficile dare un giudizio imparziale su quest’ultimo evento con cui la vita del Duce ha fine.
Alcuni punti però sono sicuri e cioè: durante la sua carriera, Mussolini si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un Mussolini). Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l’aggressione all’Abissinia, riconosciuta dallo stesso Mussolini come consocia alla Società delle Nazioni, società cui l’Italia era legata da patti (1935), la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938).
Tutti questi delitti di Mussolini furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti. Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti.
Perché il popolo tollerò favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finché Mussolini era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani).
Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosiffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto.
Mussolini, uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo. Presso un popolo onesto e libero, Mussolini sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l’autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine.
In Italia, fu il Duce. Perché è difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano.
Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso: Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita. Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così Mussolini predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così Mussolini con le masse. Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti , anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare. Gli si confà la letteratura amena (tipo ungherese), e la musica patetica (tipo Puccini). Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre (Ada Negri) e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo.
Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito, e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti , i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando. Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare”.
(Pagina di diario, pubblicata su “Paragone Letteratura”, n. 456, n.s., n.7, febbraio 1988, poi in “Opere” (Meridiani), Milano 1988, vol. I, pp. L-LII; e anche in Alfonso Berardinelli, “Autoritratto italiano”, Donzelli, 1998, pp. 29-31).
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[Seguono: il testo manipolato, e il mio commento contestualmente pubblicato]
“Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.”
Queste sono parole vergate da Elsa Morante nel lontano 1945, e naturalmente si riferiscono a Mussolini (mancano, o almeno non sono riportate in questo stralcio, altre note faccende che interessarono il cosiddetto Duce, quali le leggi ad personam e le leggi razziali).
PS.: A coloro che condividono il testo, scritto da Elsa Morante 65 anni fa (allorché la Storia si ripete diventa farsa, ma resta egualmente drammatica), mi permetto suggerire di diffonderlo a vasto raggio.
Grazie.

20 Responses
Le parole di Elsa Morante sono credibili; certo, lo sarebbero state di più se vergate prima del 1945

No, non puoi contare su di me per la diffusione del testo, 1) perché è un testo scontato ma anche privo di giudizi ponderati; 2) perché difficilmente sottoscrivo testi in cui i riferimenti a fatti e persone sono ambigui
Mi sono invece permesso di citare due tuoi articoli sul blog di Cristiana Alicata, militante del pd, a proposito della parità uomo/donna.
l.p.
Con tutti i nomi al loro posto è perfino più lucido e amaramente profetico. Forse perché davvero la storia è cattiva maestra; nel senso che restiamo incapaci di trarre esperienza dalle esperienze.
V.
Di Elsa Morante ho letto un solo libro ma stupendo, L’isola di Arturo. Davvero stupendo! Lo ricordo con molta partecipazione sentimentale. Non è escluso che la mia reazione negativa sia stata dettata più dalla delusione che ho provato al cospetto di uno stile (quello del testo che ora so essere manipolato) molto vicino ai tratti psicologici del personaggio descritto che da altro. Leggendo l’originale le cose cambiano, da questo punto di vista, resta però un testo molto poco virile nel giudizio e incline al pettegolezzo: i fatti sono pochi e non contano, ciò che primariamente conta è il ritratto psicologico di Mussolini. Ora, in genere io non sono interessato ai ritratti psicologici dei personaggi storici, figuriamoci a quelli che pretendano di raccontare gli aspetti psicologici più intimi, non si capisce su quali basi esattamente, se non quelle di un giustificato, allora, risentimento.
Oggi il testo della Morante non può non apparire insulso dal punto di vista storico (quanto ai contenuti). Casomai è utile come testimonianza dello sdegno della Morante nel 1945 più o meno rappresentativa. Per Vincenzo Oliva il testo risulta perfetto se sostituiamo i riferimenti. Ma un testo in cui cambiando i riferimenti (personaggio, contesto storico, sociale, economico etc.) risulti ancora essere vero e lungimirante è un testo che io chiamo generico e disinformativo.
Questo testo coglie in primo luogo i tratti caratteristici psicologici (ovvero culturali) di un popolo attraverso almeno un intero secolo. In realtà molto di più.
Il resto sono chiacchiere.
V.
Forse ci sono due Vincenzo Oliva, quello che qualche post fa tesseva le odi alla distinzione tra fatti e opinioni, inneggiando ai dati come fondamento delle teorie, l’altro che si beve come teoria della psiche del popolo italico (”in realtà molto di più”
)un ritratto psicologico del Duce di cui sfuggono i dati. Quali dati supporterebbero la sensualità facile e regolare del Duce? Anzi, di più: che cavolo è la sensualità facile e regolare?
In ogni caso, la teoria della psiche italica è carente, poiché la Morante dimentica di parlare di un tratto culturale tipico: il conformismo.
Personalmente penso che la Morante, in quanto ebrea, sapeva bene (meglio di noi) se non altro cosa significasse “vivere” sotto il regime di Mussolini.
D’altronde certe riflessioni sono venute a posteriori. Quello che scrisse lei - non dimentichiamolo: su un diario, pubblicato - non so se col suo consenso - solo nel 1988, cioe’ 3 anni dopo la sua morte - traccia certamente un profilo che non sarà perfetto ma credo sia abbastanza acuto. Inoltre la Morante non segnalava altra roba terribile che si è appurata solo dopo molti anni, e a cui oggi è possibile accedere, per es. tramite i programmi di Rai3. Mi riferisco - per dirne una - alle stragi compiute dagli italiani nei Balcani, in Grecia, in Etiopia. O alle condizioni in cui si venivano a trovare coloro che venivano inviati “al confine” (e che l’Unto definì “villeggiatura” nel programma Porta a porta). Eccetera.
Quanto al paragone di Mussolini con l’Unto, penso che sia possibile - anzi a me pare che spesso l’Unto ne ricalchi palesemente gli atteggiamenti corporali e la mimica - anche se oggi il fascismo difficilmente si ripresenterebbe nelle modalità originali. Oggi esso può essere molto più sottile e strisciante, sia attraverso le nuove tecnologie della comunicazione, sia attraverso smaliziate manovre politiche, sociali, economiche. Intanto abbiamo già una palese censura in tv, e anche in rete; abbiamo - incredibile - leggi razziali; leggi ad personam; tentativi reiterati di stravolgere la Costituzione; lotta e denigrazione contro i poteri costituzionali e i loro rappresentanti; distruzione della scuola e della cultura (cosa conta oggi la figura dell’”intellettuale” - vedi Pasolini - anzi: esiste ancora questa figura?); sostanziale abolizione della ricerca scientifica, menefreghismo ambientale, mafia in Parlamento, l’esaltazione del Capo puttaniere; esaltazione del falso in bilancio e e dei paradisi fiscali; la Borsa allo sbaraglio, senza alcun controllo; privatizzazione (cioe’ furto) di quelli che erano “beni comuni” e che ci vengono rivenduti a caro prezzo; distruzione del mercato del lavoro, delle specializzazioni, dei diritti dei lavoratori; prima o poi anche del sindacato; un numero di licenziati, precari, cassaintegrati etc. destinato a crescere (il peggio deve ancora venire, checché se ne dica) mentre l’Unto e i suoi accoliti proseguono nell’affermare “una piccola ripresa”. E proprio oggi un bel passo avanti: un ministro della Difesa che mette le mani addosso a un contestatore (rompiscatole o meno che fosse) durante una sceneggiata dell’Unto, ricca peraltro di plateali bugie.
Il tutto con il consenso e l’entusiasmo di decine di milioni di italiani. Ma siamo ancora agli inizi. E - quel ch’è peggio - il tutto senza che ancora la cosiddetta “sinistra” riesca a svegliarsi, se mai lo farà; al più constatiamo la discesa in piazza di gruppi spontanei, per di più scollegati fra loro. Ricordo gli anni ‘70: c’erano certamente bustarelle e malversazioni, ma era sufficiente il licenziamento di un lavoratore per far scendere subito in piazza anche migliaia di persone. Siamo a un nuovo fascismo, favorito dalla classe media e da quella benestante, ma anche da classi minori. Ballard l’aveva previsto decenni fa. E noialtri? Noialtri - perdonate la franchezza - restiamo con l’ombrello nel sedere.
Saluti,
Vittorio
“Intanto abbiamo già una palese censura in tv”
Non guardo i c.d. talk show politici perché penso che non siano affatto programmi di approfondimento ma cortili in cui i polli si beccano (qualche settimana fa ho visto una puntata di Santoro, il sonno!): vince il più forte a beccare, magari con l’aiuto del capo pollaio. La mia opinione al riguardo è identica a quella di Furio Colombo e dei radicali. È chiaro che se i talk show politici sono gestiti nel modo in cui sono gestiti, cioè propagandisticamente, la loro sospensione è sì qualcosa di spiacevole, ma anche di comprensibile.
“leggi razziali”
Forse questo non è un modo sobrio di parlare. Se intendiamo razziali le leggi che si basano sulla discriminazione razziale, nessuna legge del parlamento italiano può dirsi razziale. Se intendiamo razziale quelle leggi che si basano sulla distinzione italiano/straniero, allora qualsiasi legge volta ad arginare il flusso degli immigrati non può che essere razziale. In quest’ottica, però, sostenere una politica rigorosamente non razziale significherebbe rifiutare la politica del contenimento dell’immigrazione.
“leggi ad personam”
Sono certamente l’esito degli affari personali di B. ma soprattutto sopperiscono a una mancanza di equilibro tra istituzioni politiche e magistratura, la quale si protrarrà fino a quando una nuova classe dirigente avrà l’autorevolezza morale per ripristinare giuste ancorché impopolari contromisure.
“distruzione della scuola e della cultura”
Se parli dei tagli, manchi il bersaglio. Il male della scuola italiana consiste in due cose: la scarsa preparazione degli insegnati (quindi i metodi adottati nella selezione degli insegnanti). Sono metodi che privilegiano l’anzianità e l’agio economico per potersi permettere di fare il precario fino a 40 anni o insegnare nelle scuole private non retribuito con il solo scopo di fare punteggi. La seconda cosa è l’idea della scuola come ufficio di collocamento. Tutte le inchieste giornalistiche sul mondo della scuola sono tutte volte a constatare la precarietà dei poveri insegnanti, peraltro sottopagati. Nessuna inchiesta si fa con lo scopo di constare il livello dell’offerta formativa. È chiaro che un insegnante scarso buttato fuori dalla scuola a 50 anni è un problema, ma non è un problema che si risolve facendo della scuola un ufficio di collocamento. Mi fermo qui.
Mah… I programmi che sono stati sospesi saranno anche pessimi, ma allora li eliminino con la giusta motivazione, o creino dei programmi piu’ decenti. Ma poi: se non ci fosse stato il pessimo Annozero, tante cose non le avremmo mai viste e ascoltate in tv. Questi programmi, comunque, sono esplicitamente stati sospesi perche’ hanno come oggetto la politica, piacciano o non piacciano. A quanto ne so, siamo gli unici in Europa, se non nel mondo occidentale. Di fatto, non si puo’ negare che sia censura e la censura non credo abbia mai motivazioni giustificabili…
“Leggi razziali”: taglio corto riprendendo un brano da “Micromega” del luglio 2009; nel frattempo non so se le cose sono cambiate, comunque a quel momento la situazione era in questi termini:
“Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.
È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.”
Se poi - aggiungo io - queste leggi possano o meno definirsi “razziali” puo’ essere un dettaglio secondario: basta togliere o cambiare la parola, cioè l’involucro, ma il contenuto resta: sono leggi discriminatorie. D’altronde è sufficiente ascoltare certi discorsi di parlamentari; che però non passerebbero se non trovassero corrispondenza in certi identici discorsi che si ascoltano in giro (non solo nel Nord Est d’Italia, sia chiaro; il Sud non è affatto un’anima candida). Come titolavo, la Storia è una cattiva maestra. Nessuno ricorda più come venivano trattati gli emigrati italiani, agli inizi del ‘900, negli Usa: molto peggio di come noi trattiamo che arriva in Italia.
Indubbiamente occorre una legge che regoli il flusso e il contenimento dell’immigrazione, ma dobbiamo essere anche onesti: dobbiamo riconoscere che questo flusso non potrà mai essere fermato, anzi aumenterà sempre più. Le leggi che si vogliono fare sono assolutamente insufficienti, anzi ridicole. Dovremmo invece prepararci a un flusso che diventera’ di centinaia di milioni di persone, che verranno dall’est e dal sud del mondo, sempre più affamati, perche’ comunque dovessero stare da noi, sara’ sempre molto meglio di come starebbero a casa loro. Verranno da noi, italiani, europei, occidentali, soprattutto dall’Est e dal Sud del mondo, per chiederci il conto.
Questo non lo dice nessuno.
A parte il fatto che senza i migranti le nostre pensioni (e non solo) ne risentirebbero. Questo è un punto nodale: l’Europa ha bisogno di milioni di immigrati, ci piaccia o meno.
I nostri ministri esibiscono i respingimenti, facendo finta di non sapere che per mare arriva sono una minima percentuale di migranti. La maggior parte giunge per altre strade, anche per via aerea. Come li respingono?
Alla mancanza di equilibrio tra istituzioni politiche e magistratura, posto che ci sia, si sopperisce in modo civile e costituzionale, cioe’ cercando dov’è la mancanza e sanandola.
Una legge ad personam lascia tutto com’era prima, cioe’ lascia le insufficienze cosi’ com’erano (fossero dell’una o dell’altra parte), con l’aggravante di aggiungere una legge alle altre centomila che già ci sono, per di piu’ una legge che: a) solitamente ha effetti collaterali devastanti; b) il più delle volte serve realmente a pochissimi, ma soprattutto privilegia uno solo.
Il tutto si riduce ad assistere a un ulteriore scempio.
Quanto alla scuola: c’è molta verita’ in ciò che dici, anzi il tuo discorso ormai si può allargare a tutte le strutture pubbliche: scuola, sanita’, università e altro. D’altro canto, pero’, abbiamo visto - proprio grazie a certi programmi tv scomodi - come in tante scuole d’Italia - la massima parte - gli edifici siano pericolanti, perché sono vecchissimi; non ci siano i quattrini neanche per acquistare la carta igienica; gli insegnati chiedono il contributo dei genitori per acquistare libri o per altre cose che erano sempre state elargite dallo stato. D’accordo che siamo in tempi di crisi, ma mi domando perche’ al contempo ci siano tante sovvenzioni per la scuola privata, altro contenitore di mazzette e malversazioni; e mi piacerebbe anche sapere il livello generale degli insegnanti delle scuole private…
Mi fermo anch’io.
Ciao, V.
Eh, caro Luigi, manca il conformismo italico? Peccato che lo scritto morantiano fotografi esattamente il conformismo italico.
V.
Dunque le cose importanti di cui discutere ci sono. Mettiamo allora da parte la sensualità facile e regolare, qualunche cosa sia. Aggiungo qualcos’altro ancora.
“il tuo discorso ormai si può allargare a tutte le strutture pubbliche: scuola, sanita’, università e altro”
Mi piacerebbe molto capire quale sia il programma dei partiti di sinistra su questo punto. Al momento prendiamo atto che non c’è, ma quale potrebbe essere? Stento a immaginarlo.
“in tante scuole d’Italia - la massima parte - gli edifici siano pericolanti”
La televisione fa vedere qualche edificio pericolante e la percezione coglie una percentuale abnorme. Il 30 o forse anche il 40 per cento. In realtà, guardiamoci attorno, chiediamo in giro, vedremo che scuole pericolanti, fortunatamente, sono eccezioni che confermano la regola. Queelle eccezioni poi non sono imputabili a mancanza di finanziamenti ma alla gestione locale degli stessi.
“mi domando perche’ al contempo ci siano tante sovvenzioni per la scuola privata”
Naturalmente per accapparrarsi voti e consenso, siprattutto da parte cattolica. Cioè gli stessi motivi che stanno alla base dei finanziamenti alle scuole pubbliche, i quali sono esclusivamente volti non già a migliorare la qualità dell’offerta formativa, ma allo stipendificio in generale e livellatore.
“e mi piacerebbe anche sapere il livello generale degli insegnanti delle scuole private”
Anche a me. Non lo sapremo mai perché il nostro giornalismo è al servizio della politica e una inchiesta di questo tipo non gioverebbe a nessuna parte politica.
Adesso ti lascio perché devo andarmi ad esercitare nel lancio della chiave inglese.
alla prossima
@Vittorio
un’altra sentenza così e mi uccidi.
Ovviamente l’ultimo messaggio era rivolto a Vincenzo e non, come ho erroneamente scritto, a Vittorio
Chiedi in giro, a chi lavora nella scuola, e scoprirai che le scuoli NON pericolanti sono eccezioni.
V.
Conosco molte persone che lavorano nelle scuole sia pubbliche che private, lamentano tutt’altri problemi che quelli di lavorare in zone ad alto rischio. Comunque le eccezioni non dovrebbero esserci. Le responsabilità non sono imputabili alle scarse risorse, ma all’assenza di razionalizzazione delle stesse. Lo ripeto, la scuola, come atri settori pubblici, è terreno di “lottizzazione” e di welfare all’italiana. Questo è il principale problema.
Questo argomento potrebbe essere oggetto in un post a sé, e magari poi vedo di riprenderlo.
Nel frattempo: ho trovato in rete del materiale sull’argomento scolastico che ci occupa. I due articoli che seguono risalgono entrambi al novembre 2008.
Da: http://www.bedo.it/scuolaccia/
“Scuole pericolanti
Per gli interventi più urgenti il fabbisogno sarebbe di 4 miliardi. Invece il governo ha pronti 75 milioni per interventi sulle 100 scuole considerate più a rischio anche perchè situate in zone altamente sismiche. È il quadro sulla situazione degli edifici scolastici nel nostro paese tracciato dal capo della Protezione Civile Guido Bertolaso alla Camera. «Le scuole italiane andrebbero sistematicamente sottoposte a interventi strutturali di manutenzione straordinaria. Inoltre va eliminata la vergogna della proroga della legge 626 (ovvero la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro - n.d.r.) nelle scuole» ha detto Bertolaso. Proroghe, sia chiaro, dettate solo «da gravi carenze economiche» accettate all’unanimità dalle strutture centrali e enti locali. «Lo dobbiamo ai bambini di San Giuliano, a Vito, ai genitori - ha aggiunto - Abbiamo tutte le capacità per farlo e credo che nessuno di noi voglia o possa distrarsi, perdendo un’occasione importante che i nostri ragazzi non capirebbero e per la quale non ci perdonerebbero».
Il capo della Protezione Civile è tornato anche sul crollo del controsoffitto al liceo Darwin di Rivoli che ha ucciso Vito Scafidi, 16 anni, e ferito gravemente un suo compagno. «Non è stato un cedimento strutturale» ha detto il sottosegretario Bertolaso. Dalle prime verifiche sembra che il crollo sia stato «causato dal cedimento del controsoffitto ancorato a un solaio della struttura di copertura, del peso di 100-150 kg per metro quadrato». È ipotizzabile «un cedimento di elementi non strutturali, fragili e agganciati in modo precario». Quella del liceo scientifico di Rivoli «non è una situazione episodica nelle scuole italiane d’epoca». Ecco perchè le scuole «andrebbero sottoposte regolarmente a manutenzione ordinaria e straordinaria» eliminando ad esempio i controsoffitti pesanti, soprattutto nelle zone sismiche».
In tutto, ha quantificato Bertolaso, «le scuole pubbliche italiane sono 42mila, per un totale di studenti di poco inferiore agli 8 milioni». A queste si aggiungono 14.800 scuole private: 57 mila scuole esistenti nel Paese. Per la messa in sicurezza delle prime cento scuole, dunque, «c’è la disponibilità immediata di fondi straordinari pari a 75 milioni di euro». La ripartizione sarà effettuata «sulla base dell’indicatore di rischio sismico».
Bertolaso ha pure tracciato il mosaico dei finanziamenti per la messa in sicurezza delle scuole. Vi sono quelli disposti dalla legge n. 23 del 1996, «che ha assegnato per il triennio 2007-2009 pari a 250 milioni di euro, importo integrato con altri investimenti complessivi per 940 milioni». Sono già stati attivati i piani del 2007 per 184 milioni di euro e anche quelli del 2008 per circa 300 milioni di euro. C’è poi il piano straordinario previsto dalla legge del 2002. È una legge che nasce dopo la tragedia di San Giuliano di Puglia. «Al momento» ha detto Bertolaso «è stato formulato un piano generale pari a 4 miliardi di euro e sono stati avviati i primi due piani stralcio». La legge 169 del 2008 ha previsto, ha continuato Bertolaso, «riserva a regime, e quindi stabile, del 5 per cento delle risorse che vengono assegnate per le infrastrutture strategiche»”.
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Da: http://www.abruzzo24ore.tv/news/Scuole-a-rischio-In-Abruzzo-solo-8-su-100-gli-edifici-a-norma/8414.htm
LA SICUREZZA DELLE NOSTRE SCUOLE. I DATI NAZIONALI
“Secondo “Ecosistema scuola 2008″, l’ indagine di Legambiente che si occupa di misurare la qualità dell’ edilizia scolastica, delle strutture e dei servizi delle 42 mila scuole statali sparse nella Penisola, circa il 42% degli edifici risulta privo del certificato di agibilità statica, valore che nel solo Piemonte, dove è avvenuta la disgrazia, supera il 60%.
Il primo dato evidenziato dal rapporto è sufficiente ad avere un’ idea del grave stato edilizio dei plessi scolastici italiani: la percentuale di scuole costruite prima del 1974 (anno in cui entrò in vigore la legge che regolamentava le costruzioni nelle zone sismiche) ammonta a ben il 52,82% del totale, più della metà. Una situazione a dir poco preoccupante se si considera che il 75,04% degli edifici è situato in zone ad alto rischio sismico.
In generale soltanto il 47% delle scuole è stato sottoposto ad interventi di manutenzione nell’ultimo quinquennio, il 58% ha ottenuto il certificato di agibilità statica , mentre supera il 52%(in crescita) il dato relativo alla prevenzione incendi. Sono ancora tanti gli edifici che confinano con aree inquinate, che si trovano nelle vicinanze di antenne cellulari ad emissione > 6 V/m, situati vicino a zone industriali (7,93%), a fonti di inquinamento acustico (2,63%) o a distributori di benzina(2,22%).”
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Non mi sento di commentare nulla, se non il fatto che questi programmi, a volte solo dichiarazioni di intenti, certamente non sono stati messi in pratica, dal momento che si sono poi varati tagli consistenti, che cresceranno in futuro. E ovviamente non solo alla scuola.
Circa l’ipotetico programma dei partiti di sinistra su questo argomento, non so; ma - dal momento che le disponibilità son quelle che sono - penso che si sarebbe redistribuito diversamente il denaro pubblico esistente, cercando di non infierire in questo modo su un fattore basilare qual è la pubblica istruzione, oggi praticamente abbandonata a se stessa.
Ciao!
Vittorio
Se i dati sono corretti e io non ho dimenticato i più elementari calcoli aritmetici, le scuole pericolanti corrispondono allo 0,2 periodico per cento del totale delle scuole. Dire che sono la massima parte pericolanti, come hai affermato tu in un precedente commento, significa esprime una percentuale almeno maggiore al 50 per cento. Ma tra lo 0,2 e il 50 per cento c’è una bella diffrenza!
Il fatto che il 42 per cento sia sfornito di un certificato di agibilità, questo, ovviamente, non significa che siano forniti di un certificato di agibilità negativo.
Sì, forse è il caso di riprendere il discorso.
Ciao
Ovviamente, il 99,8 per cento non è pericolante. Q.E.D.
Eheheh, perfino un minimizzatore come Bertolaso dice che tutte le scuole italiane andrebbero sottoposte a interventi di manutenzione STRAordinario. Ovvero: tutte le scuole italiane presentano carenze strutturali.
Q.E.D.
V.
Anche se scrivere “la massima parte” è esagerato o sbagliato, francamente non sarei molto soddisfatto delle percentuali sopra riportate. Anzi, trovo che siano cifre decisamente preoccupanti. Non so se tu ti sentiresti tranquillo abitando in una casa con (diciamo così) requisiti del genere. Scrivi: “Il fatto che il 42 per cento sia sfornito di un certificato di agibilità, questo, ovviamente, non significa che siano forniti di un certificato di agibilità negativo.” Qui ripeto quanto appena detto: ti sentiresti di acquistare e abitare un immobile privo etc.etc.? A chi lo rivendi poi, se te ne vuoi disfare? O magari tu lo abiteresti, ma non per questo potrebbero volerlo abitare altri, anzi: una faccenda del genere va sanata subito dal venditore, prima che si perfezioni il contratto d’acquisto, altrimenti può essere causa di annullamento del contratto, e anche di pagamento di penale se si era versato un anticipo.
Intanto una di quelle costruzioni, usata come scuola e perfino giudicata a prova di sisma, è crollata ammazzando una persona e ferendone altre.
Riprendo dall’articolo (il secondo) sopra segnalato:
“(…) ma ieri, domenica, la scuola è rimasta aperta. Nell’aula martoriata dal crollo del soffitto che ha ucciso Vito e ferito diversi studenti, il procuratore Guariniello e tre ingegneri del Politecnico avanzano con le indagini, i sopralluoghi, le domande, la richiesta di documenti che possano far luce sulle responsabilità, e le eventuali omissioni relative alle pratiche volte alla sicurezza edilizia dell’edificio. Gli inquirenti lo sanno, in molte di queste tragedie la follia del caso è l’ultima delle motivazioni. Spesso è l’incuria umana, elevata a sistema, a fornire spiegazioni più precise in merito;
d’altronde che in Italia le cose si stessero mettendo male in termini di sicurezza lo si sapeva. O perlomeno è stato detto, scritto, verificato e provato decine e decine di volte, prima che questa tragedia portasse agli occhi dello Stato, e della società civile, la grave condizione di fatiscenza in cui versa la scuola italiana da anni.”
Non lo dico io, neh.
Saluti,
Vittorio
Anche se fosse lo 0,1 per cento, io non dormirei lo stesso sonni tranquilli. Infatti difficilmente sarei in grado di fare il politico. Comunque, per affrontare qualsiasi problema è bene avere tra le mani una buona mappa che rispetti le proporzioni e la distanza reciproca tra gli oggetti. O no?
@Vincenzo
assertività facile e regolare, la tua.
Non è difficile fare uno più uno, infatti.
V.