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Le parole e le cose. Come dire: linguaggio e Babele. Perché anche delle parole non ci si può più fidare.
Giuseppe Rosato nel suo recente Piccolo dizionario di Babele (Stilo Editrice, pagg. 121, € 8), scrive: “Oggi la
parola è tutto, ma non si tratta del Verbo, la Parola grande che si fece carne e che si era candidata a rifare il mondo”. Assistiamo infatti – constata Rosato tra l’ironico, il pungente, il rassegnato – a uno slittamento se non al disfacimento di un “senso” che ritenevamo eterno. Infatti le parole restano ma i significati corrispondenti, le relative sfumature, ci accorgiamo che sono cambiati. Un po’ come – fenomeno più evidente in lingue diverse dalla nostra – i vocaboli rimangono quelli, ma nel tempo i suoni delle vocali o consonanti sono mutati per cui (assurdo!) esse non si pronunciano come appaiono scritte; o per una stessa lingua hanno suoni differenti, o sono addirittura “mute”. “Oggi” prosegue Rosato “le parole si fanno carne, ma da macello, strumento perverso assunto per guadagnarsi il governo della terra”. In una confusione che rimanda a una novella Babele, appunto. Perché è cambiato anche il nostro modo d’agire.
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Del mio libro “I suoni del silenzio” ho già scritto in questa sede. Ma poco tempo fa è uscita su “La Gazzetta del Mezzogiorno” - per me inattesamente - una recensione (bellissima) del prof. Ferdinando Pappalardo, docente di Lettere e Filosofia presso l’Università di Bari, che ringrazio nuovamente da queste pagine. Riporto integralmente il “pezzo”, qui di seguito.
La musica è stata da sempre uno dei temi prediletti della letteratura fantastica. Si pensi a quel piccolo classico rappresentato dal breve racconto di H.P. Lovecraft che ha per titolo La musica di Erich Zann, dove
quest’arte è investita del magico, terribile potere di revocare in dubbio il principio di realtà, di incrinare la pretesa oggettività e assolutezza del mondo fenomenico, di aprire nel «velo di Maia» della rappresentazione lo squarcio che introduce al rovescio delle cose, alla perturbante dimensione di un universo abitato da demoni.
A questo filone narrativo possono ascriversi i tre racconti di Vittorio Catani che compongono il volume I suoni del silenzio (pubblicato dalla Florestano ed. di Bari, con una presentazione di Massimo Del Pizzo), e che forse impropriamente sono definiti - nel sottotitolo - «racconti fantastici» (in effetti, soltanto il secondo di essi presenta tratti riconducibili a quel genere letterario, mentre il terzo ha una patina vagamente fantascientifica).
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Mah. E’ la prima volta - chissà, sarà accaduto anche in passato, ma io non so - che personalmente sento e
vedo certe cose. Un Governo che scende in piazza. Per protestare, evidentemente. Ma contro chi? Non si capisce contro chi possa mobilitarsi un potere supremo. Di solito sciopera il dipendente, non il padrone. Una volta scioperava anche qualche padrone, ma si chiamava “serrata”. La serrata è anche proibita dalla legge: viene equiparata a una violazione degli obblighi contrattuali del datore di lavoro, quindi a un illecito civile antisindacale. Quindi, anche volendo, chi sta ai vertici, ovvero chi comanda e organizza e pertanto ha la responsabilità di ciò che dice e fa e produce, può prendersela - se le cose vanno male - solo con se stesso. Immaginatevi Dio che sciopera. Contro l’universo che ha creato lui? Berlusconi, il Pdl e la destra odierna tutta, a mio modestissimo parere difettano delle basi essenziali del concetto di “democrazia”. Quindi anche di “sciopero”, o comunque di “protesta civile”.
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Salve. Il testo che ho pubblicato stamattina, inviatomi da persona insospettabile, pare fosse un volgare falso, apparso perfino su “La Repubblica” alcuni giorni fa; manipolazione di uno scritto effettivamente vergato da Elsa Morante nel 1945 ma più ampio, al quale il “falsario” ha sottratto intere frasi e ne aggiunte altre, di sana pianta, evidentemente per rendere il tutto più aderente al “personaggio” che si vuole evocare dietro l’immagine diretta di Benito
Mussolini.
Faccio pubblica ammenda per essermi fidato del mio informatore e non aver controllato le fonti.
Girando in rete, ho trovato il testo originale della Morante sul sito di giorgiamada, e lo riporto integralmente qui in appresso, a partire dalla “premessa” di “giorgia” al testo della Morante, premessa in cui si spiega con dettagli cosa sia accaduto.
Vorrei intanto dire che in effetti il testo autentico della Morante dipinge un Mussolini un po’ diverso da quello della “bufala”, ma che comunque resta inquietantemente somigliante al “personaggio” che - come ho scritto - si voleva evocare.
Ecco premessa di “giorgia” e testo “autentico” della Morante (in calce ho lasciato anche quello falso, per chi volesse fare confronti):
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Tempi difficili per il lavoro. Leggiamo e ascoltiamo quotidianamente notizie non buone, che investono l’intero mondo occidentale (ma non solo). Ordinarie considerazioni, con qualche estrapolazione fantascientifica.
Dieci milioni sono oggi i disoccupati negli Usa: una cifra record nei quasi 240 anni di vita d’una nazione
sempre all’avanguardia nei settori della produzione e del lavoro e nella quale – non va dimentichato – hanno trovato da vivere, da metà Ottocento a oggi, circa 6 milioni di nostri connazionali emigrati. Anche l’Italia se la passa maluccio quanto a cifre-record: i disoccupati avrebbero raggiunto i 2,5 milioni - circa il 10%, ma per i giovani siamo al 27% - secondo stime recenti riportate da L’Espresso” (Tito Boeri, 29 dicembre 2009). E in Italia non vediamo ancora la fine del tunnel: ce lo dicono economisti, nonché il Governatore di Bankitalia, Draghi. Perfino le nostre zone ritenute “ricche” - per esempio il Veneto - soffrono: domenica 28 febbraio un piccolo imprenditore edile, in provincia di Padova, si è chiuso dietro casa e si è impiccato; è il terzo nel giro di pochi giorni. Il solo Nord Est conta così 13 suicidi dall’inizio di quest’anno, causati dalla crisi in atto. Nel Veneto hanno chiuso 505 imprese, nel 2009 i posti di lavoro persi sono stati 52 mila e il Pil regionale è in caduta del 4,8%: numeri mai visti da quelle parti, negli ultimi 60 anni. Nell’ultimo anno, stando ai dati del Ministero del Lavoro, in Italia le assunzioni sono calate di circa il 30% e queste assunzioni sono state quasi interamente con contratti temporanei. Il rischio è la perdita di intere generazioni di lavoratori qualificati che, assunti solo con contratti temporanei, non ricevono adeguata formazione in azienda e diventano così manodopera di riserva, di cui disfarsi al primo calo degli ordini.
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