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E’ un po’ di tempo che, come i gentili lettori possono verificare, uso il mio blog solo - lo ammetto - per fare un po’ di pubblicità (il mio recente romanzo, i vari incontri letterari in cui sono coinvolto qua e là). So bene che un blog non può servire solo per questo. Anzi: la pubblicità personale, quando c’è, dovrebbe avere anche una sua discrezione.

Ma siamo in un periodo in cui non saprei di cos’altro scrivere.

Eppure la cosa che più mi premerebbe evidenziare - molto al di sopra dei miei piccoli eventi personali - è quanto sta accadendo nel nostro Paese. Quindi presentare qualche articoletto, magari colmo di sacro e borghese sdegno, contro lo tsunami di strame e ciarpame che ci sommerge e sta trasformando l’Italia, lo Stato, le nostre vite in un’unica, gigantesca discarica. Se abusiva o legale, non fa più differenza.

Al punto che, se volessi invece restare in un minimo ambito di “normalità”, potrei continuare a occuparmi di - figuratevi un po’ - fantascienza…

In giro leggiamo e sentiamo, un tantino a casaccio ma non troppo (non sono poi tante le testate che scrivono chiaramente di certe cose):

- “Berlusconi: la fabbrica del debito. Nei 7 anni e 2 mesi dei tre governi del Cavaliere, dal novembre 1994 al 30 novembre 2009, lo Stato ha accumulato un ulteriore indebitamento di circa 430 miliardi. Più o meno 7.500 euro per ciascun cittadino”. (”La Repubblica”, 1 febbraio 2010). (Debito che va a sommarsi a quello già esistente, ovvio).

- “Assediata l’ambasciata italiana dopo le dichiarazioni di B. in Israele. «Morte a Berlusconi, morte all’Italia»”. (”Il fatto…”,  12 febbraio). (Ecco un esempio delle alte doti di diplomazia del Più Grande Statista nazionale da 150 anni in qua, nei confronti del nostro maggior fornitore di petrolio. Una becera dittatura, d’accordo).  

- Domanda d’esame: “Chi sono i magistrati?” Per la risposta scegliere una delle seguenti definizioni: “Una metastasi * Un cancro da estirpare * Pazzi * Esseri  «antropologicamente diversi dalla specie umana» * Persecutori politicizzati”, e via insultando. Ultimamente, i magistrati sono anche destinatari di un chiaro invito: “Vergognatevi!”. (Dal carnet verbale del Più Grande Statista… etc.).

- La crisi c’è o non c’è? In eterna attesa che B. concordi con se stesso, i dati statistici dicono che questa crisi mondiale ha intanto provocato negli Usa la perdita di ben 10 milioni di posti di lavoro: non è mai accaduto nella storia americana; per 250 anni la gente - come moltissimi nostri connazionali, cioé oltre 6 milioni da metà Ottocento ad oggi - si è trasferita negli Usa perché lì c’era di che vivere. ”In Italia”, ha affermato il Governatore di Bankitalia Draghi al tg3 del 13 febbraio, ”la crisi ha invertito il suo corso ma si perderanno ancora posti di lavoro”. Finora la cifra dei disoccupati ammonta a 2,1 milioni, pari a un 8,7% (un record). A questi vanno a sommarsi precariato, lavoratori con contratti a scadenze brevissime non rinnovati, lavoro nero, lavoro schiavizzato (non è una esagerazione, prego, basta con le ipocrisie), e tutto il resto. Eppure nell’Occidente si verifica una ripresa. Modestissima, ma c’è… Tranne che in Italia. Ma il peggio è che quando l’economia si riprenderà, lo scenario sarà mutato. Chi aveva una certa attività, non è detto che potrà riprendere nello stesso comparto. Il mercato si è a suo modo evoluto, per non dire che è “saltato”, “esploso”, sta cambiando radicalmente. Nasceranno - stanno già nascendo - altri lavori, altre competenze, altre specializzazioni, altri bisogni. Il che provocherà ulteriore scompiglio. Se ne discute non da ora, ma di tutto questo i nostri governanti non parlano…

- La P.C. (Protezione Civile) è diventata una incivile banda di “protetti”, che ora si vuole privatizzare. Esagerato anche questo? Basta scorrere i titoli della stampa più seria e preoccupata. Oggi (domenica 14 febbraio) in un lucido e documentato articolo di fondo, Scalfari su “La Repubblica” esamina cosa sta accadendo alla ex P.C. e fa letteralmente a pezzi Bertolaso, inchiodandolo con una sfilza di domande - ancora senza risposta - che sono altrettante frecce al centro del bersaglio. Parla di plateali incostituzionalità, Scalfari; parla di enorme sperpero del pubblico denaro, di gestioni fallite, di intromissioni che tutto riguarderebbero tranne la P.C., di cattedrali nel deserto. E mi sembra anche troppo gentile Scalfari, visto che si astiene dal nominare quella nota e ormai diffusa organizzazione illegale che secondo alcuni si sarebbe già infiltrata in questi affari plurimiliardari.  

- E poi, e poi… Eh, non si finirebbe mai di elencare. Intercettazioni fondamentali che si vogliono abolire; il costo della corruzione, pari a 60 miliardi di euro, cifra che quasi decuplica quelle di un ventennio fa; i Comuni grandi e piccoli con voragini di debiti; Dell’Utri (intercettato) che dichiara “Io mi sono candidato per non finire in galera” (”Il fatto”, 10 febbraio 2010). E ancora: ”Quasi tutti in galera i vecchi soci di Schifani” (”Il fatto”, 27 novembre 2009), a testimonianza delle ottime compagnie del Presidente del nostro Senato; i “segnali” - se non le “intimidazioni” - dei mafiosi in prigione ai giudici, durante l’interrogazione di Spatuzza; le testimonianze di Ciancimino jr. (”I boss fecero votare Forza Italia”) che, si noti bene, non sono affatto una novità inventata oggi: ci sono riscontri con l’inchiesta per mafia e riciclaggio in cui, fino al 1997, era indagato anche Berlusconi (v. l’articolo “Don Vito, il Consulente. Le rivelazioni di Ciancimino jr.: il padre, gli affari di Berlusconi al Nord e lo spettro dell’inchiesta di Palermo”, “Il fatto”, 25 novembre, pag. 3). E poi i licenziandi sui tetti a morire di freddo; la Ricerca scientifica che evapora, anche perché fondi per laboratori e scienziati furono dirottati per il prestito Alitalia e mai restituiti (”Il fatto”, 17 novembre 2009), i “cervelli” che sfuggono, scuola e la cultura che a loro volta sprofondano.  

- Esplosiva anche la questione della “dislocazione” delle aziende che chiudono in Italia e licenziano, per andarsene impunenente a sfruttare e lucrare nei Paesi più poveri. Ma qui non basterebbero provvedimenti locali, si dovrebbe agire a livello mondiale. Lo Stato è impotente. Gli Stati hanno voluto la globalizzazione, e ben sapevano che chi li manovrava avrebbe avuto il suo tornaconto. Infatti in tutto il mondo cresce la ricchezza, ma di chi? Di un gruppo sempre minore di straricchi che ha a fronte masse sempre più estese di poveri e poverissimi.

Le Borse: chi conterrà gli effetti di una prossima, più deleteria superbolla, visto che gli Stati ormai non hanno più strumenti di contrasto e sanzione, anzi si sono fatti essi stessi tramite delle lobby dei mega-speculatori, nelle quali - ovviamente - si è intrufolata e attestata comodamente quella famosa organizzazione internazionale, quella dal Pil più elevato, l’unica azienda che va sempre più a gonfie vele?

- Ambiente - Risorse in esaurimento - Gente che non ne può più. Politici di primo grado che nuotano nella cacca d’ogni genere ma continuano a evitare processi, a dichiararsi innocenti, a stravolgere la Carta costituzionale, a pretendere sempre più potere, laddove dovrebbe bastare non l’ufficiale dichiarazione di colpevolezza, ma un briciolo di dignità personale e di autostima per sentire l’obbligo di dimettersi e farsi processare, per dimostrare la propria innocenza, come accade in tutti gli Stati civili d’Europa e d’America. Già. Ma è quasi chiedere la Luna. 

- E la cosiddetta “opposizione”, si chiederà qualcuno (non voglio neanche pensare a una sinistra antagonista vecchio stile) nel frattempo cosa fa: combatte, protesta, sfila in cortei, grida, si fa sentire?  Macché: “Mentre esplode un grande caso di corruzione” (legato alla ricostruzione in Abruzzo), “Bersani ci fa sapere che andrà a Sanremo.” (”Il fatto quotidiano”, 12 febbraio 2010.) Beh, che dire… Si spera che, almeno qui, faccia sentire la sua voce…

Ok, penso che basti una scorsa anche superficiale alla semplice elencazione dei suddetti argomenti - che presento senza alcun approfondimento - per intuire prossimo un punto di non ritorno. Sperando di non essere ottimista

E’ anche ciò che ho tentato di dire, descrivere, “gridare”, nel mio romanzo “Il quinto principio”, anche se non so fino a che punto l’intento sia riuscito, e anche se ovviamente molti argomenti sono omessi onde  evitare un romanzo-fiume (che già com’è conta 537 pagine).

Dal disastro globale in atto sono quindi scivolato - deformazione professionale - nella fantascienza. Ne avevo accennato in apertura, il cerchio si chiude. Ancora auto-pubblicità? Non si può negare, ma con una punta di disagio. Perché il mio libro, benché fantascientifico in quanto ambientato nel 2043, è nato proprio partendo da ciò che oggi ci circonda, quindi è ancorato nella nostra realtà. Magari sarà anch’esso angosciante come gli eventi-discarica, ma rispetto alla notizie di cronaca di cui sopra ci sono un paio di differenze, forse addirittura vantaggi: 1) è scritto con il fine di intrattenere, come accade per tutta la narrativa; 2) è solo fantasia (ma ho sempre più dubbi…)