CNR e creazionismo
Posted on Dicembre 24th, 2009 in Tempo presente |
Che Benedetto XVI contesti Darwin, che nel migliore dei casi cerchi di adattarlo (stravolgendolo) alle Sacre
Scritture, è anche comprensibile, sebbene operazioni del genere mostrino di solito plateali forzature, se non colpevole ignoranza delle basi su cui la scienza si fonda (a volte però sembra perfino malafede, o forse sbaglio…) Ma che critiche all’autore di L’origine delle specie (1859) vengano da un uomo sedicente “di scienza”, che per di più occupa una primaria carica di Vicepresidente del CNR (Centro Nazionale delle Ricerche), è fatto che davvero supera ogni decenza.
La notizia in verità non è recentissima. Parlo del creazionista Roberto De Mattei, autore del volume Evoluzionismo. Tramonto di un’ipotesi, che assembla gli atti di un seminario dallo stesso De Mattei organizzato nello scorso febbraio. Volume - udite udite - pubblicato con un contributo di 9.800 euro elargiti dal CNR medesimo (il quale, si sa, naviga nell’oro…).
Siamo al delirio totale.
Ma tutto questo va invece più che bene per De Mattei, il quale sostiene vigorosamente che gli scienziati siano ormai una casta intoccabile che non vuole aprirsi alle idee alternative, e neanche prendere in esame “i contributi critici che abbiamo portato nel nostro seminario (…) La verità è che nessuno finora è riuscito a dimostrare le teoria evoluzionistica (…) la quale è invece una vera e propria posizione filosofica, cioé basata su convinzioni generali di fondo e non su evidenze sperimentali”.
Come si può facilmente dedurre, per incominciare troviamo già una montagna di corbellerie. Chiaro che la teoria di Darwin non si può “dimostrare”. Così come molte teorie scientifiche - funzionanti - non si possono ”dimostrare”, a cominciare dal Big Bang. Infatti non avremo mai la possibilità di assistere nuovamente alla nascita dell’universo. Né alla nascita della vita sul nostro pianeta. Non per questo, però, non siamo in grado di comprendere formazione ed evoluzione di stelle e galassie, espansione del cosmo, energie che lo compongono, la sua possibile “morte”, e così via. Per questo motivo il darwinismo - come il Big Bang - è “teoria”: ma teoria - se non dimostrabile direttamente, con un esperimento ripetibile - comunque sempre più suffragata da grandi o piccole conferme, si tratti di ritrovamento di reperti, o di verifiche indirette che avvengono nei laboratori di biologia (basti pensare alla mutazione dei virus): un insieme di eventi che concordano con quanto Darwin asseriva. Chiaro che restano “buchi”, anche grossi; chiaro che ogni tanto si debba dare una sterzata ad alcune convinzioni: è il normale, sano e inevitabile procedere di tutta la scienza. Ma certo non al punto da dover gettare la teoria alle ortiche.
E d’altro canto - inutile girare intorno al problema - finora non esiste nessuna altra teoria alternativa in grado di spiegare quanto spiega invece quella evolutiva.
Ancora il De Mattei: “Non dico che il mondo sia stato creato in sette giorni, credo però che Adamo ed Eva siano personaggi storici e siano i progenitori dell’umanità. Penso che su evoluzionismo e fede religiosa, nel mondo cattolico, ci sia una grande confusione, su cui occorrerebbe discutere…”
Il discorso del Vicedirettore del CNR prosegue, ma preferisco farla finita qui. Sì, davvero nel mondo cattolico c’è una grande, immane confusione. Ne constatiamo i risultati. Ma purtroppo ed evidentemente, ancora maggior confusione esiste in alcuni settori - mi auguro minimali - del mondo scientifico.
Ad ogni modo, e contrariamente alle mie abitudini, stavolta NON mi sento di acquistare né di leggere il tomo del Vicepresidente CNR Roberto De Mattei. So che l’avversario si controbatte con ragionate e puntuali confutazioni, ma a parte il fatto che forse non sarei in grado di farlo - non avendo io una profonda cultura scientifica - semplicemente ora credo che non valga neanche la pena. Forse pecco di presunzione, ma le premesse del Vicepresidente CNR De Mattei sono già, da sole, tarate in partenza. Scoraggiano. Per carità, risparmiatemi l’ennesima rottura di scatole di seguire arzigogolamenti già buttati alle ortiche migliaia di volte. Se - per ogni argomento - dovessimo ricominciare sempre da capo, il mondo si fermerebbe. Sarò interessato ai concetti del Vicepresidente CNR solo se e quando egli vorrà proporre qualcosa di nuovo “in favore” (non a sfavore) di Darwin e dei suoi epigoni; solo se e quando potrà far progredire (non regredire) lo scibile umano.
Se poi qualcuno di coloro che leggerà queste righe avesse preso conoscenza del tomo pubblicato dal predetto Vicepresidente CNR, e volesse benevolmente - in poche righe - accennarmene il contenuto, gliene sarei comunque riconoscente. Se non altro, per lo sforzo che costui avrà dovuto fare a sua volta: mandar giù un calderone di ulteriori corbellerie.
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51 Responses
Una decina di anni fa ricordo bene che anche Zichichi in una trasmissione televisiva affermò candidamente che “le teorie di Darwin non sono scientifiche perché non sono esprimibili in equazioni matematiche”. Purtroppo, anche in quel caso non ricordo di particolari prese di posizione da parte della comunità scientifica. Si era credo ancora agli inizi della decadenza scientifica che adesso rischia di trionfare contro ogni oggettiva osservazione della realtà.
Uno degli aspetti più avvilenti - e più inquietanti - di questi episodi, è che mentre 30-40 anni fa probabilmente affermazioni del genere sarebbero cadute in un giusto e sanissimo dimenticatoio, oppure avrebbero avuto una ancor più giusta risposta per essere dimostrate fasulle, adesso invece vengono tenute in gran conto, come se semplici considerazioni come queste, suffragate da nulla, avessero pari dignità di pubblicazioni scientifiche che si inseriscono in un percorso maturato lungo tutto il cammino della scienza.
La teoria dell’evoluzione è una delle teorie scientifiche più potenti, pari soltanti alla teoria della gravitazione universale o ai principi della termodinamica. Il fatto è che dopo Darwin tutte le scienze della vita hanno trovato una loro collocazione più solida e l’interdisciplinarietà fra le branche della biologia ha permesso enormi passi avanti nella conoscenza dei viventi e della vita.
Il punto è proprio questo: conoscere, migliorare lo stato delle conoscenze, progredire… parole chiave che nel medioevo epistemologico in cui ci troviamo ora sembrano aver perso ogni significato.
Ciò che davvero è avvilente è che tutto questo sia avvenuto sotto l’egida di un’istituzione che dovrebbe combattere la superstizione e l’oscurantismo scientifico. E’ come aver messo la volpe a guardia delle galline.
Avvilente è anche l’uso distorto che si fa del termine “teoria” in troppi contesti. Teoria, in ambito scientifico, non è un’ipotesi campata in aria: è un modello che si è dimostrato funzionante. E’, dunque, un modello che corrisponde alla “verità”. Verità scientifica, ovvero suscettibile di aggiornamenti o di rivoluzioni perfino, in presenza di nuovi dati che rendano necessarie revisioni in profondità. Nella sua sostanza, però, la teoria dell’evoluzione per selezione naturale si è rivelata in questi 150 anni sempre più valida, ovvero funzionante: basti pensare che Darwin non aveva la più pallida idea dell’esistenza degli acidi nucleici, e di come essi si inseriscano perfettamente nello schema della selezione naturale. La realtà è che praticamente ogni giorno che passa la teoria trova conferme alla sua validità nella rispondenza dei fenomeni biologici ai suoi assunti.
V.
Un minimo di razionalità diventa merce sempre più rara. Certo ci sarà un motivo valido (razionale) anche per questo…
Ma la cosa non mi consola affatto.
Non è che debba fornire consolazione, ma insomma, chi ha l’animo speculativo del lettore…
http://codiceedizioni.it/catalogo/pubblicazioni/nati-credere
V.
Strano. Ho sempre pensato - idea alquanto fantascientifica - che il cervello umano, che pure ha prodotto meraviglie, abbia una specie di limite, o di blocco, o di incapacita’ connaturata, di fronte a un tema fondamentale: quello delle “origini”. Tutto, prima o poi, si è riusciti a indagare con maggiore o minore profondità, ma resistono duramente tre enigmi “massimi”: 1) l’origine dell’universo; 2) l’origine della vita sulla Terra; 3) l’origine della specie umana.
Da un punto di vista scientifico, credo che il blocco sia unicamente (un “unicamente” pesante) dovuto a una carenza di dati, per cui effettivamente non ne sappiamo abbastanza per pronunciarci in modo realisticamente decisivo. Quando poi il problema non sia opposto, cioé un eccesso di dati, che si somma alla carenza. Ardipithecus ramidus (e Ardipithecus kadabba ammesso che sia davvero una specie a sé) pone nuovi interrogativi sull’origine della specie rispetto a quando non lo conoscevamo e si pensava che Australopithecus afarensis potesse essere l’ominino più antico riconoscibile come tale.
Ragionando in termini di fede, è ovvio che i vari problemi delle origini si scontrano con il tabù dei tabù: l’atto creativo di dio. Indagare le origini vuol dire indagare i fondamenti dell’agire divino: mangiare di nuovo (o definitivamente) la mela.
V.
Avevo dato un’occhiata a “Nati per credere”, che riprende un’ipotesi generalmente riconosciuta, ovvero che le capacità cognitive umane e l’intero processo mentale umano, che si forma per esperienza ma anche per astrazioni, predispongano l’uomo a credere in entità e/o piani di esistenza “superiori”. Questa interpretazione spiegherebbe come mai certe teorie scientifiche siano generalmente anti-intuitive, ad esempio la teoria dell’evoluzione e la meccanica quantistica.
In questo senso, il nostro processo di apprendimento e di relazione con la realtà genera delle preferenze verso le idee che comprendono il concetto di divinità e di ordini precostituiti, piuttosto che l’accettazione di dati oggettivi, per quanto bene spieghino la realtà dei fatti.
Una considerazione simile, anche se meno pertinente, si può fare con la musica: pare infatti che ci siano limiti psicologici verso le musiche atonali, come la dodecafonia, che viene infatti considerata come “inascoltabile”, mentre sono intuitivamente accettate come più “normali” le musiche che comprendono certe leggi armoniche e melodiche.
Detto questo, non vorrei che quanto sopra diventi una giustificazione per intralciare e confondere sempre di più il pensiero basato sul metodo scientifico.
Ci mancherebbe! Dovrebbe essere anzi un incentivo a impegnarsi di più perché il metodo scientifico venga correttamente inteso e insegnato.
Dovrebbe, se gli esseri umani agissero anche solo casualmente per logica e razionalmente.
A proposito della “musica inascoltabile” di cui parla Stefano (in una specie di parallelo con le teorie scientifiche “anti-intuitive”) voglio riportare un brano tratto dal volume “L’ala del turbine intelligente” (1984) del grandissimo pianista canadese Glenn Gould (1932-82):
“…mi sembra si possa affermare che in alcuni campi il lessico dell’atonalità abbia dato un contributo innegabile alla vita contemporanea. Penso soprattutto a quel curioso fenomeno novecentesco costituito dalle colonne sonore di film o spettacoli tv. Se si ascoltano con attenzione le musiche che spesso accompagnono i film dell’orrore, o di avventure spaziali, si rimarrà stupiti nel constatare fino a che punto questi media abbiano assorbito i vari linguaggi dell’atonalità. (…) Si nota, con un certo sgomento, come l’accettazione della “dissonanza”, da cui deriva tutta questa musica contemporanea, abbia assunto per molti una colorazione che la rende accettabile solo quando essa sottolinea la tragedia, o la bestialità insita nell’animale umano; mentre è rifiutata quando mira a un’esistenza autonoma, a una sua vita in grado di offrire all’ascoltatore una ricchezza emotiva non inferiore a quella di qualunque altro linguaggio musicale”.
Su questo punto posso aggiungere la mia diretta esperienza. Mi sono letteralmente “scontrato” con la musica atonale, politonale e dodecafonica nei primissimi anni ‘60, avevo poco piu’ di 20 anni. Intuii che mai avrei potuto comprenderla e - eventualmente - apprezzarla. Magari mi andava bene quella politonale, e riuscivo a sopportare anche quella atonale, ma la dodecafonica assolutamente no. Per di più, comprendere “davvero” la dodecafonia significava dover conoscere a menadito le regole dell’armonia onde comprenderne le sottilissime violazioni, i richiami, gli accostamenti etc. etc. Jean Sibelius disse una volta che, a suo parere, capivano davvero la dodecafonia non più di 25 persone in tutto il mondo.
Oggi io, a distanza di decenni, e di neanche moltissimi ascolti, devo ammettere che mi sbagliavo. Certo non ne penetrerò le sottigliezze, ma devo dire che mi accorgo - se l’ascolto - di accettare con la massima naturalezza la musica dodecafonica, e anche di seguirne con interesse le - se così si possono chiamare - “melodie”, o meglio i temi. E’ una musica che non mi disturba, anzi a volte la cerco, e la mantengo come colonna sonora specie se devo scrivere qualcosa di movimentato o “forte”. Stessa cosa potrei dire per il “free jazz” stile fine anni Sessanta. Non è questa una piccola testimonianza che davvero abbiamo dei condizionamenti, su cui pero’ si può intervenire? O che certe “disposizioni” sono un risultato puramente “culturale”?
Vittorio
Sono convinto che praticamente tutte le nostre convinzioni innate siano frutto di condizionamenti, evolutivi o culturali (se pure vi sia una reale differtenza). Questo non vuol dire che sia facile superare tali condizionamenti. In effetti molte persone non arrivano MAI a superare alcuni condizionamenti. Vuol dire però che è possibile superarli.
V.
Eh Vittorio, sì. In effetti ci sono casi in cui un’opera d’arte rappresenta talmente bene una sensazione o uno stato d’animo cui ci troviamo che per quanto inascoltabile, inguardabile, illeggibile o infruibile sia, la si riesce comunque a comprendere, per lo meno emotivamente.
Ricordo a proposito che nel ‘98 o ‘99 andai a sentire un concerto di Max Roach e Cecil Taylor. Quando Taylor, pianista free-jazz con elementi contemporanei e atonali, iniziò la sua parte solista, si vuotò metà della sala (alquanto irrispettosamente), perché molti non volevano nemmeno fare lo sforzo di ascoltare le prime note, tanto “inascoltabile” se lo aspettavano. Per quanto riguarda me, beh, credo sia stato uno dei migliori concerti cui io abbia mai assistito.
Non dico che sia facile ascoltare Cecil Taylor e ammetto francamente che ne capisco forse la metà di quel che sento, però lo trovo stimoltante e coinvolgente, proprio perché c’è tanto da scoprire nella sua musica.
Tornando al discorso di prima: sì, certamente abbiamo dei condizionamenti, secondo i quali esistono categorie mentali semplici e intuitive (forse perché innate? mah… non lo sappiamo) come le battute di 4/4 o la teoria dei 4 elementi. Però questo non significa che siamo autorizzati a rimanere entro i confini dei nostri schemi, se vogliamo conoscere l’universo che ci circonda.
Temo che molti scienziati di questi giorni siano come gli ascoltatori che fuggirono davanti al povero Cecil Taylor: siccome costa troppa fatica lo sforzo di conoscere qualcosa di veramente innovativo e diverso, meglio ignorarlo intenzionalmente e ritornare a quello che si conosce da sempre, rassicurante e sempre uguale a se stesso. Una “sublime ricapitolazione”, come diceva il venerabile Jorge…
Tornando al tema principale, qui c’è una rassegna stampa su Pikaia in merito a De Mattei e al convegno del CNR:
http://www.pikaia.eu/easyne2/LYT.aspx?Code=Pikaia&IDLYT=283&ST=SQL&SQL=ID_AList=52&M1LYT=Antievoluzionismo
Gente, abbiamo fatto una figura di “cacca” davanti a tutto il mondo scientifico!!
E in più - quale onestà! - il Vicepresidente CNR De Mattei ci informa, udite udite, di quanto segue (copia-incollato dal sito Pikaia):
“L’Editore ha fatto richiesta di un contributo finanziario, a parziale copertura della stampa, all’Ufficio Pubblicazioni e Informazioni scientifiche del CNR. In assoluta autonomia decisionale, come previsto, e agendo secondo le procedure ordinarie dell’Ente, l’Ufficio ha deciso di concedere parte del contributo richiesto, nella misura di 9.840 euro, Iva inclusa.
Inoltre, contrariamente a quanto accade di norma nel caso di contributi concessi dall’Ufficio del CNR per la pubblicazione di volumi, al libro non è stato apposto il logo dell’Ente. Ciò è avvenuto su espressa richiesta del Vice Presidente che in questo modo ha voluto rimarcare come i contenuti non impegnino in alcun modo la posizione ufficiale dell’Ente.”
Bene! Evviva l’ipocrisia! I soldi sono dell’Ente, ma si chiede di non farlo sapere. Così tutti sono salvi: L’Ente non ne sa nulla, il De Mattei incassa e fa i suoi comodi, e noi paghiamo. Operazione riuscita.
“In assoluta autonomia decisionale e agendo secondo le procedure ordinarie dell’Ente”.
Ma stiamo scherzando?!?
Vittorio
Purtroppo è la realtà :-/
V.
E’ davvero sconfortante che la massima autorità scientifica del paese debba impiegare i già pochi soldi di cui dispone per scopi così antiscientifici.
D’altra parte la scienza gode di scarsissima considerazione nei media, che preferiscono dare spazio all’irrazionale…
E poi abbiamo gente chi si fa vanto di non sapere usare un computer o di rifiutareb cibi prodotti grazie all’ingegneria genetica, però sopravvive grazie a un pacemaker o all’insulina prodotta medianye le biotecnologie…
Siamo circondati da ogni parte da una tecnologia avanzata, e la impieghiamo, che so, per fare gli oroscopi…
Davvero sconfortante.
Ciò che irrita e fa anche paura, è leggere gli articoli apparsi su (per es.) “Il Giornale” e “Libero” su questo argomento: tutti battono sul fatto che antidemocraticamente i baroni della scienza, o i beceri atei, non vogliono concedere la liberta’ di parola a chi non la pensa come loro. Insomma, se per questa gente in un convegno di astronomia qualcuno volesse parlare di astrologia, lo si dovrebbe lasciar fare in nome della liberta’ di pensiero. Ecco chi ci governa.
L’errore è stato avallare l’abolizione della differenza tra fatti e opinioni; ovvero la non necessarietà che le opinioni siano sostenute da e non contraddicano i fatti. Il risultato è che qualsiasi stronzata può avere pari dignità della più solida teoria.
V.
Ah, Vittorio!
Non posso distrarmi un attimo, che tu vai a pescarmi un argomento succulento come questo!
Post inquietante, e interessante discussione successiva.
Solo una puntualizzazione - la teoria dell’evoluzione attraverso la selezione naturale è verificata sperimentalmente.
Il lavoro di Richard Lenski alla Michigan State University ha verificato la trasmissione di caratteri selezionati casualmente attraverso quarantacinquemila generazioni di Escheria coli.
In perfetto accordo col principio galileiano di indagine scientifica, la teoria di Darwin è stata utilizzata per fare delle previsioni che poi sono state verificate sperimentalmente attraverso l’osservazione.
Bello liscio.
Il mio riferimento bibliografico è “The Greatest Show on Earth - the evidence for evolution”, di Richard Dawkins (2009).
Dite al dottor De Mattei di spegnere le luci, mentre se ne va.
E controllate che non si freghi la carta del fax o le matite.
Quest’ultima non la sapevo, ed e’ la più bella notizia in ambito scientifico del 2009. Da diffondere subito!!
A De Mattei auguro di portarsi via il rotolo della carta igienica. Come avrebbe goliardicamente detto un mio compagno di scuola: “Quei soldi, dovrai spenderteli tutti in medicine anti-diarrea”
Io ho già ordinato il libro di Dawkins, non ho la pazienza di aspettare la traduzione italiana. E poi di questi tempi, sempre meglio leggere la fonte più diretta possibile.
PS
Per fortuna quando ho fatto l’università io (e non erano poi tantissimi anni fa) “Il gene egoista”, sempre di Dawkins, era un libro di testo. Ovvero, si studiava la teoria dell’evoluzione e poi la si approfondiva criticamente, leggendo uno dei saggi più profondi e chiarificatori che esistessero al momento. A quanto capisco, “The greatest show on earth” potrebbe essere un altro di queste fonti di studio.
Immagino invece che adesso un professore di biologia, volente o nolente, anziché poter approfondire l’evoluzionismo, debba investire tempo per rendere conto di creazionismo & disegno intelligente, se non altro per tutto lo scalpore che si sta generando.
E il discorso non vale certo solo per Dawkins: sarebbe altrettanto fruttuoso far leggere “La struttura della teoria dell’evoluzione”, di S.J. Gould, che al momento è vergognosamente irreperibile in Italia.
Quanto, quanto tempo perso…..
http://codiceedizioni.it/catalogo/pubblicazioni/la-struttura-della-teoria-dellevoluzione
Purtroppo non è scritto se il libro è ormai indisponibile (è il primo che pubblicarono ed è passato qualche anno), però non è scritto neppure il contrario. Si può provare.
E auguri a tutti!
V.
Grazie Vittorio, ma è già diverso tempo che lo sto cercando senza successo.
Pensa che anni fa l’avevo anche visto e avevo pensato “lo compro più avanti”, perché è un libro costoso e oneroso (1700 e passa pagine).
Attualmente non è possibile reperirlo presso alcun servizio, libreria o negozio on-line, nemmeno dell’usato. Su ebay non ci sono inserzioni.
Come se non esistesse.
Ho provato a contattare sia l’editore (Codice) che il distributore (Mondadori), ma nessuna risposta.
Bah…
Buon Anno
@Stefano: buon anno anche a te, come a tutti voialtri con cui ho dialogato.
La tua ultima risposta però era per l’altro V. (Vincenzo Oliva)
Ulp… scusa Vincenzo, mi sono confuso con tutte questi V.
!!!
Ho una copia del volume di Gould qui sul mio scaffale.
Lo sfilai dalle dita del libraio (Massimo C., che Vittorio conosce bene), mentre lo stava mettendo sullo scaffale.
“Questo lo prendo io”.
Una mazzata non indifferente, mi devastò il bilancio per un mese.
Però… Grande libro.
Una bella editata però non gli avrebbe fatto male.
Diciamo che ci sono tranquillamente 300/400 pagine superflue.
Mi pare che ne sia stato ristampato recentemente un estratto, ma non ho i dati alla mano.
Un altro grande libro, che oltre tutto dovrebbe trovarsi facilmente in libreria, è “Godel, Escher, Bach” di Douglas Hofstadter.
Dovrebbe essere un testo obbligatorio in tutte le università, non solo quelle scientifiche. Confesso che ho saltato a piè pari un bel pò di pagine di matematica, ma quel che rimane è comunque affascinante…
Tra l’altro, è leggendo un altro libro di Hosfstadter, “L’io della mente”, ho scoperto Richard Dawkins e il suo Gene egoista. Ah, ne “L’io della mente” si possono trovare anche parecchi racconti di fantascienza, commentati da Hosfstadter, appunto, e da Daniel Dennett, coautore del libro.
Comunque, buon anno a tutti
Il libro di Gould è un gran volume (in tutti i sensi). Lo ordinai in libreria appena mi capitò di leggere che era in procinto di essere pubblicato, ma in seguito credo di averlo visto solo una volta sullo scaffale di una libreria.
V.
Prima o poi lo troverò - lo spero.
Polemica personale: anziché ristampare un degno testo come “La struttura…”, ci si perde in localismi e compiacimenti accademici di scarsissimo interesse pratico e scientifico.
Un esempio? Subito: la prima traduzione italiana de “L’origine delle specie” di Darwin in Italia fu pubblicato a Modena nel 1864 dal libraio ed editore Nicola Zanichelli, tradotto da Giovanni Canestrini e Leonardo Salimbeni.
Siccome il 2009 era l’anno di Darwin, allora noi che facciamo? Proviamo a riprendere un po’ seriamente la questione dell’evoluzione? Macché.
Pubblichiamo la storia degli atti della società dei naturalisti modenesi che dibattevano sulla teoria di Darwin e della storia della traduzione del Canestrini (pace all’anima sua), dimenticandoci completamente che la teoria dell’evoluzione non è solo un problema storico e non è affatto finita con Darwin (che bontà sua prendeva i ragni per insetti). Però le librerie (soprattutto modenesi) sono piene del volume “Appunti per una storia del Darwinismo a Modena”, Colombini editore.
Quindi nel 2009, e anche nel 2010, abbiamo le librerie piene di memoriali e di struggenti ricordi di un passato lontanissimo, ma non abbiamo nemmeno una copia disponibile de “La struttura della teoria dell’evoluzione”, che quello si avrebbe un valore scientifico reale ed attuale ed è da quello che si dovrebbe partire per una vera comprensione della teoria dell’evoluzione e della biologia.
Ma temo che ben pochi ormai siano interessati a queste cose. L’Italia, si sa, non ha una vera cultura scientifica e forse non l’ha mai avuta, se non giusto ai tempi di Canestrini, per cui io effettivamente mi spiego anche il motivo per cui il CNR abbia finanziato un libro antievoluzionista.
Se non ci interessa la scienza vera, la scienza pubblicata sulle riviste internazionali e passata al vaglio sperimentale, giustamente pubblichiamo quello che vende: ricordi, memorie, teorie dell’ultima ora, tutto, basta che facciamo tacere gli scienziati. E’ il mercato che lo vuole e noi glielo diamo, ci mancherebbe.
E se non ci interessa la scienza, come può interessarci la fanta-scienza?
A tale proposito, se ci si vuole angustiare consiglio questo testo:
http://codiceedizioni.it/catalogo/pubblicazioni/la-scienza-negata
V.
Il dibattito su ciò che è scientifico e ciò che non lo è è molto interessante. Però su una cosa bisognerebbe innanzitutto far chiarezza, cioè sulla contrapposizione tra creazionismo ed evoluzionismo. In altre parole, perché il pensiero cattolico è contrario alle teorie evoluzionistiche? E’ evidente che rispondere: perché esse impicano la negazione della creazione divina, è un errore; dal momento che si possono sostenere entrambe le dottrine senza contraddizioni. Infatti, ciò che si contrappone all’evoluzionismo è il fissismo delle specie. Allora la domanda dovrebbe essere: perché il pensiero cattolico è interessato ad affermare che le specie non divengono? Su questa domanda non si riflette abbastanza. Non si tratta di difendere una lettura più o meno letterale dei testi sacri. Comunque, direi ai cattolici, quale che sia la risposta che riusciranno a trovare, che a me pare sufficiente che essi si impegnino a difendere la fissità della “specie” uomo, suggerendo nel contempo di portare alla luce gli elementi della dottrina cattolica in contraddizione con il divenire dell’uomo.
In realtà per un cattolico ortodosso dio ha creato tutte le specie così come sono; ovvero creazionismo e fissismo coinciderebbero. Ma, soprattutto, avendo dio creato l’uomo a sua immagine e somiglianza è impensabile che questo si sia evoluto, casualmente, come ogni altro animale.
V.
Se ho capito bene, creazionismo e fissismo, sebbene concettualmente distinguibili, a tal punto che è possibile sostenere il primo e non il secondo, o il secondo e non il primo, coinciderebbero di fatto nella dottrina cattolica, dal momento che Dio crea “tutte le specie così come sono”. Questo però significa affermare che l’interesse dei cattolici alla fissità delle specie è strettamente connesso all’interesse a una lettura letterale dei testi sacri. Ma io penso che sia in gioco qualcosa di più. Infatti, per i cattolici
sarebbe molto più conveniente, meno dispendioso e meno idiosincratico accettare le teorie evoluzionistiche e rifiutare una lettura fin troppo letterale della bibbia. La questione della creazione dell’uomo a immagine e somiglianza è più interessante, ma anche qui, trattando in modo appropriato il rischio della causalità nell’evoluzione (p. es. ponendo la casualità in ambito epistemico e non nelle cose stesse), sarebbe possibile evitare obiezioni micidiali; d’altra parte, non è forse vero che ciascun uomo diviene da infante adolescente e così via? Voglio dire, come è possibile individuare qualcosa di essenzialmente umano nell’infante e nell’adolescente, così sarebbe in linea di principio possibile individuare qualcosa di essenzialmente umano nella filogenesi. Dunque ribadisco: occorre sviscerare le ragioni del conflitto tra la dottrina cattolica e l’evoluzione dell’uomo (dell’uomo e solo dell’uomo). A mio avviso, le ragioni risiedono nel passaggio dal non umano all’umano, che l’evoluzionismo sembra implicare.
La questione è per certi versi molto semplice: o la bibbia rappresenta la verità in modo letterale, oppure no. Nel primo caso, ovviamente, l’evoluzionismo confligge in modo palese con il testo rivelato; nel secondo caso, il testo rivelato, in quanto non letterale, diventa opinabile come ogni altro testo che possa/debba essere interpretato. La sacralità di un simile testo apparirebbe a questo punto ardua. Come la si mette la si mette, l’evoluzione per selezione naturale caccia in un angolo senza uscita la dottrina cristiana della creazione.
Ciò detto, come affermavo prima il punto veramente dolente è che la selezione naturale mostra che l’uomo non è portatore di alcun tipo di specialità o di elezione. E’ un animale la cui “strategia” evolutiva è passata per un incremento spettacolare dell’intelligenza, il che gli ha concesso un buonissimo successo evolutivo. Ma non è l’unico animale ad aver conseguito tale successo: attraverso altre strade mi pare che topi, formiche, scarafaggi, cani e gatti (per citarne alcuni) abbiano raggiunti risultati evolutivi notevoli. Per tacere di forme di vita come certuni virus e microbi.
Se le teorie darwiniane diventassero davvero un patrimonio culturale compreso da tutti a livello profondo, il cristianesimo si ridurrebbe alla credenza di pochi fanatici senza speranza. E’ per questo che rappresenta il peggior incubo della chiesa.
V.
Ho capito. Sono d’accordo su alcune cose ma non su altre. Mi limiterò alle seconde e cercherò di essere breve. Innanzitutto, la distinzione tra ciò che è letterale e ciò che non è letterale non è data dalla circostanza che il letterale è privo di interpretazione mentre il non letterale è interpretato o interpretabile. L’interpretazione consiste nell’attribuire riferimenti e significati a segni (secondo regole) ed è trasversale, coinvolgendo anche l’interpretazione letterale per l’appunto. È un fenomeno intrinsecamente linguistico. Negando l’interpretazione letterale relativamente alla creazione, il cattolico non si trova a negare verità alla bibbia, ma a negare che la verità risieda nell’interpretazione letterale. Aggiungo che è molto probabile che l’esser letterale sia un predicato affetto da vaghezza.
La seconda cosa su cui non sono d’accordo è “che la selezione naturale mostra che l’uomo non è portatore di alcun tipo di specialità o di elezione”. In che modo mostrerebbe ciò? Il linguaggio, inteso come sistema simbolico dotato di regole grammaticali ricorsive, per esempio, è una specificità (e direi anche una elezione) umana. Per quanto ne posso capire, la selezione naturale non esclude in linea di principio che qualche specie biologica diventi eletta, non esclude cioè la possibilità che si venga a creare uno scarto difficilmente colmabile tra una specie o alcune specie e tutte le altre.
Penso che il vero incubo per i cattolici sia il passaggio dal non umano all’umano.
Mi corre l’obbligo di correggermi: l’interpretazione consiste nell’attribuire riferimenti e significati ad espressioni (in luogo di segni).
Comunque che dimostrazioni e verifiche scientifiche possano scalzare i convincimenti dei cattolici in favore del darwinismo, mi sembra piuttosto illusorio. Perché il cattolico ha l’abilità di spostare continuamente il suo orizzonte. Dio ha creato l’universo? Non è vero (scienza): l’universo è nato dal Big Bang. Religione: e chi ha creato il Big Bang, se non Dio? Scienza: non e’ vero, il Big Bang si è creato da sé perchè all’inizio c’era il vuoto quantistico, capace di generare spontaneamente materia dal nulla. Cattolico: ok, ma chi ha creato il vuoto quantistico se non Dio ? Etc. etc. etc…
Stessa roba per Darwin. Dio ha creato l’uomo così com’é? Non è vero (scienza) perché fossili e tanta altra roba conducono altrove, anzi conducono addirittura alle origini autonome della vita sul nostro pianeta (batteri etc,) Cattolico: e chi ha creato i batteri? Chi ha indirizzato l’evoluzione? (questa però è dura da sostenere: dio sarebbe intervenuto in ogni momento dell’evoluzione per orientarla nel verso giusto? Rientrano nell’azione divina anche le stragi dei dinosauri e tutte le catastrofi che hanno rischiato più volte la distruzione totale della vita terrestre, che poi ha ricominciato praticamente da capo? E le specie che sono nate e morte perché inadatte all’ambiente? gli altri “errori” dell’Evoluzione?)
Eppure c’è chi sostiene che giusto nel passaggio dagli ominidi all’uomo, ecco, in quel preciso momento c’è stato l’intervento divino perché in quel momento l’Uomo assomigliava a Dio. E ha ricevuto l’anima. Amen.
Comunque, che l’uomo somigli a dio o viceversa mi sembra una cazzata ancora peggiore. Che significa “somiglia”: Dio ha un apparato respiratorio? Quindi ha bisogno di respirare l’aria dell’atmosfera terrestre? Ha un Dna? Ha i genitali, ha i globuli rossi, gli anticorpi, gli enzimi?
Eppoi, scusate, ma devo dirlo. Un dio che situa un organo a suo modo “sacro”, quello riproduttivo, quello della perpetuazione della specie eletta fra tutte le creature… dove? Nello stesso organo che serve per pisciare.
Ma andiamo!!!
V.
“il cattolico ha l’abilità di spostare continuamente il suo orizzonte”
È l’“abilità” della metafisica (anche se a mio avviso occorre distinguere la buona dalla cattiva metafisica).
“Eppure c’è chi sostiene che giusto nel passaggio dagli ominidi all’uomo, ecco, in quel preciso momento c’è stato l’intervento divino perché in quel momento l’Uomo assomigliava a Dio. E ha ricevuto l’anima. Amen.”
Questo è il punto e lo ripeto: l’incubo dei cattolici è il passaggio dal non umano all’umano. Sto lavorando ad un articolo proprio su questa questione. Va be’, senza menar troppo il can per l’aia, la mia opinione è che come non esiste un preciso momento in cui uno diventa calvo, così è probabile che non esista un preciso momento in cui qualcosa diventa uomo. Penso cioè che il timore più o meno sotterraneo dei cattolici sia la difficoltà a individuare quel preciso momento in cui di darebbe la Somiglianza.
ps. “eppoi”. Bella questa!
@Luigi
“L’interpretazione consiste nell’attribuire riferimenti e significati a segni (secondo regole) ed è trasversale, coinvolgendo anche l’interpretazione letterale per l’appunto. È un fenomeno intrinsecamente linguistico. Negando l’interpretazione letterale relativamente alla creazione, il cattolico non si trova a negare verità alla bibbia, ma a negare che la verità risieda nell’interpretazione letterale. Aggiungo che è molto probabile che l’esser letterale sia un predicato affetto da vaghezza.”
Capisco cosa intendi, ma l’interpretazione alla lettera (cioé: ciò che scritto è vero e immutabile esattamente nei termini in cui è scritto; ovvero ancora: dio ha operato l’intera creazione in sei giorni, circa cinquemila anni fa; ha creato la donna da una costola dell’uomo ecc.) è sì un’interpretazione a livello concettuale, ma a livello operativo e pratico è una negazione di ogni attività esegetica: il testo sacro non viene interpretato ma soltanto creduto in ogni sua parte. Ovviamente, ciò lascia sul terreno la questione degli errori di traduzione, trascrizione eccetera: inezie per un buon credente
“La seconda cosa su cui non sono d’accordo è “che la selezione naturale mostra che l’uomo non è portatore di alcun tipo di specialità o di elezione”. In che modo mostrerebbe ciò? Il linguaggio, inteso come sistema simbolico dotato di regole grammaticali ricorsive, per esempio, è una specificità (e direi anche una elezione) umana. Per quanto ne posso capire, la selezione naturale non esclude in linea di principio che qualche specie biologica diventi eletta, non esclude cioè la possibilità che si venga a creare uno scarto difficilmente colmabile tra una specie o alcune specie e tutte le altre.”
Chiaramente per specialità ed elezione qui intendo i fenomeni visti in un’ottica teleologica. Da un punto di vista biologico tutte le specie sono speciali (la cosa è addirittura tautologicamente compresa nel termine), ovvero si distinguono dalle altre per abbastanza caratteri che giustifichino una diversità sistematica. Il linguaggio articolato è per noi speciale perché è una nostra caratteristica, ma dal punto di vista biologico-evolutivo cosa dovrebbe renderlo più speciale di certe caratteristiche che permettono ai capodogli di scendere a profondità abissali o agli animali artici di sopportare temperature bassissime? Nulla, in realtà.
“Penso che il vero incubo per i cattolici sia il passaggio dal non umano all’umano.”
Esatto, il fatto che da un punto di vista biologico questo passaggio non sia diverso da qualunque salto evolutivo.
V.
Quel passaggio è un problema per la dottrina cattolica nella misura in cui si configura come dello stesso tipo del passaggio dal capelluto al calvo, dal giovane al vecchio. C’è un momento preciso in cui il capelluto diventa calvo? c’è un momento preciso in cui il giovane diventa vecchio? Se anche il passaggio dal non umano all’umano è simile, allora l’idea di individuare uno stato a partire dal quale l’uomo è uomo diventa difficilmente realizzabile. Diventa cioè difficilmente realizzabile una rappresentazione per così dire aristotelica dell’uomo. L’importanza teologica di una tale definizione emerge piuttosto chiaramente dall’incipit di un racconto di Boucher che ho recentemente letto:
- Che cos’è l’uomo? [...] Tu e io, Mule, ciascuno a suo modo, operiamo per la salvezza dell’uomo, o come di ci tu, per la fratellanza tra gli uomini in quanto figli di un unico padre, Dio. Molto bene; allora, vediamo di essere più chiari: chi, o più esattamente che cosa ci interessa salvare?
La chiesa ama ignorare la biologia, cioè la realtà del corpo, e costruisce castelli sulla teologia, inventando un’anima scissa dalla realtà del pensiero, la funzione organica più complessa del nostro corpo.
V.
Non aggiungiamo problemi a problemi. Io sarei prudente a definire il pensiero in quel modo, “funzione organica”. Va bene la provocazione e il gusto per l’iconoclastia, però…
Provocazione e gusto per l’iconoclastia, e cosa mai dovrebbe essere il pensiero se non una funzione organica?!? Il pensiero scaturisce dall’attività neurochimica del cervello, più funzione organica di questa…
V.
Trovo più comprensibili le posizioni eliminativistiche… Dunque mettiamola così: le teorie evoluzionistiche e quelle creazionistiche sono modi diversi di espletare una funzione organica? e non sarebbe anche possibile che modi diversi di espletare la stessa funzione organica siano buoni o cattivi relativamenti ai soggetti e all’ambiente che essi abitano?
Un momento, non esistono “teorie” creazionistiche. Una teoria scientifica non è un’opinione, è un’elaborazione di ragionamenti supportati da fatti e riprove sperimentali. Esistono teorie evoluzionistiche, e quella per selezione naturale, nelle sue varie articolazioni, ha fornito i più ampi riscontri. Il creazionismo è una pura opinione che fin qui non ha fornito alcun tipo di riprova da poter essere considerato una teoria. Se qualcuno volesse presentare una teoria creazionistica è il benvenuto, ma essa deve avere i requisiti per essere considerata tale.
Quanto al resto, il pensiero scaturisce dall’attività neurochimica di un organo che si chiama cervello: cos’altro dovrebbe essere se non una funzione organica?
V.
Il punto non è se il creazionismo sia una teoria. Lo sarà relativamente a certi criteri e non lo sarà relativamente ad altri criteri (p. es. criteri di scientificità). Il punto è piuttosto che creazionismo ed evoluzionismo sono entrambi rappresentazioni del mondo (non importa se teoretiche, vere o false). Ora, se si afferma che il pensiero è una funzione organica, la questione è: creazionismo ed evoluzionismo sono modi diversi di espletare la funzione organica del pensiero? se sì, non dovremmo anche concluderne che la bontà di una rappresentazione del mondo sia relativa ai singoli soggetti e agli ambienti che abitano?
Il punto è anche che il creazionismo NON è una teoria. Sarà anche una rappresentazione del mondo (anzi lo è), ma essendo priva di qualunque riprova documentale non è altro che pura opinione di chi ci crede.
In quanto elaborazione della mente umana è certamente un prodotto della funzione cogitativa che si ha nel cervello.
Quanto alla sua “bontà”, è ovvio che esso sarà una “buona” rappresentazione per chi ci crede, ma la differenza tra una teoria e una mera opinione non supportata da prove è che la seconda è “buona” solo per chi ci crede, una teoria è valida anche per chi non ci crede.
V.
Ho capito: le teorie sono solo quelle scientifiche e tutto ciò che non è scientifico è opinione. D’accordo (anzi no, però facciamo finta di sì), ma il problema resta. Provo a riformulare la domanda: se sì [se cioè il pensiero è concepito come una funzione organica, ancorché la più complessa etc.], non dovremmo anche concluderne che la bontà di una rappresentazione del mondo sia relativa ai singoli soggetti e agli ambienti che abitano, INDIPENDENTEMENTE DAI CRITERI DI SCIENTIFICITà CHE UNA RISTRETTA ARISTOCRAZIA DI EPISTEMOLOGI PONE?
La bontà di una funzione organica dipende dalla sua efficacia, da ultimo in termini adattivi. Dovremmo pertanto mettere al bando i criteri di scientificità e guardare alla efficacia adattiva del pensiero. Eppoi (grazie a Vikkor :-)), non è escluso che la rappresentazione in cui il creazionismo consiste risulti più adattiva presso alcune popolazioni e relativamente a certi ambienti e meno adattiva presso altre popolazioni e relativamente a certi altri ambienti. Lo stesso vale anche per l’evoluzionismo. Ma - si dirà - l’evoluzionismo è scienza e il creazionismo è opinione. E chi se ne frega, dal momento che ciò che primariamente conta è che la funzione organica del pensiero sia espletata in maniera ottimale, e ciò significherà anche in maniera non conferme ai canoni di scientificità là dove sorga un conflitto tra ottimalità dell’azione in termini adattivi e conformità a criteri di scientificità.
Eh, mica puoi cambiare le carte a gioco in corso :-). Da buono mi passi ad efficace, abbandoni una terminologia opinabile per assumerne una scientifica. Nei termini che poni, il fatto che una rappresentazione del mondo priva di qualsiasi valore scientifico possa essere adattivamente efficace (e perfino più efficace di una rigorosamente scientifica) è una banale ovvietà, non è neppure argomento di discussione :-).
Ciò detto, i criteri del metodo scientifico non sono il capriccio di una “aristocrazia di epistemologi”, sono il risultato operativo migliore raggiunto in millenni di storia umana applicata alla comprensione delle modalità di funzionamento del mondo fisico. Ciò significa che se qualcuno non è d’accordo con essi non ha che da presentarne di migliori. Ovvero di operativamente più efficaci nella spiegazione/previsione degli eventi del mondo fisico.
Auguri!
V.
Non cambio le carte da gioco, semplicemente gioco coerentemente la parte del giocatore che identifica il pensiero con una funzione organica (che però non è la mia, ma… la TUA). Sto cercando di dire che quella identificazione non può non comportare una identificazione degli scopi. Gli scopi del pensiero sono pertanto assimilati agli scopi di una funzione organica (dal tuo punto di vista, non dal mio). Gli scopi di una funzione organica sono quelli di una funzione organica, funzionalità e adattamento. Dal momento che anche le rappresentazioni creazionistiche e quelle evoluzionistiche sono prodotti del pensiero, i criteri di valutazioni non possono essere altri da quelli alla luce dei quali giudichiamo efficace o meno una funzione organica.
Non rigirare la frittata stavolta :-). Efficace è una cosa, buono un altra.
V.
ps. i criteri del metodo scientifico (ammesso che tali criteri esistano, ammesso cioè che esista un solo metodo scientifico) si presentano o dovrebbero presentarsi come i capricci (o qualcosa di simile) di una aristocrazia di epistemologici dal TUO non dal mio punto di vista.