I suoni del silenzio
Posted on Giugno 16th, 2009 in Storie d'ordinario infinito |
Gentili lettori, stavolta ho il piacere di annunciare l’uscita di un mio nuovo libro: “I suoni del silenzio”, Florestano Ed., Bari 2009, pagg. 89, Euro 12,00. Prefazione di Massimo Del Pizzo. Si tratta di tre racconti fantastici e
fantascientifici imperniati sulla musica. I titoli dei racconti: “I suoni del silenzio”; “Sogno di mille laghi”; “La musica è finita”.
[Dal primo risvolto di copertina] - «La musica è fonte di misteri: “cantare” ha la medesima radice di “incantesimo”. La musica rappresenta un controsenso: è un linguaggio asemantico, che cioè ci parla di qualcosa, ma paradossalmente non sapremmo dire con precisione cosa. La musica è l’unica arte invisibile e che esiste solo come sequenza temporale, in quanto mondo impalpabile di suoni in successione.
Per queste e altre peculiarità insolite, la musica ha una sua essenza concreta ma enigmatica, che da sempre ha originato leggende. Come nelle tre che si raccolgono in questo libro. Una d’esse ipotizza fantasiosamente l’esistenza d’un altro universo popolato da creature angeliche - i Suoni, per l’appunto - i cui destini sono drammaticamente interconnessi con le vicende umane. Un’altra leggenda ci immerge nei personaggi del pantheon finnico descritto nel Kalevala e ci presenta uno dei suoi massimi cantori, il compositore Jean Sibelius, con la sua misteriosa e mai rinvenuta Ottava sinfonia. La terza ha luogo nell’immediato futuro e si pone un’inverosimile domanda…
Cioé se sia davvero infinito il numero dei temi musicali possibili. Paradosso anche questo, che assume nella narrazione valenze metaforiche extramusicali».
Fin qui il risvolto di copertina.
Aggiungo che la Florestano, di Roberta Magarelli, è una giovane e dinamica casa editrice barese, che stampa sia spartiti musicali, sia libri di narrativa e saggistica riguardante la musica (è stata varata anche una collana di narrativa tout court). In più ha un asso nella manica. Infatti questo genere di opere connesse con la musica segue un canale distributivo tutto proprio, per cui i relativi titoli sono presenti - per esempio - nel reparto “musica” dei negozi Feltrinelli. Così è anche per il mio volume: chi volesse cercarlo lo troverà, o potrà richiederlo, nel settore dove fanno mostra di sé spartiti, strumenti musicali e testi sulla musica.
I tre racconti non sono inediti, nel senso che sono apparsi qua e là, in anni trascorsi, su pubblicazioni specificamente di fantascienza ormai fuori commercio, salvo trovarli rovistando nel mercato dell’usato. Mi piaceva pertanto l’idea di riunirli, perché sebbene alquanto diversi fra loro (un racconto è fantastico, un altro è fantasy, il terzo è fantascienza), hanno più d’un fil rouge che li apparenta, al punto che il titolo I suoni del silenzio potrebbe essere indifferentemente attribuito a tutti e tre, ma per motivazioni completamente diverse. Poi io amo molto la musica e la fantascienza, e sono anche molto legato ai compositori - realmente esistiti - protagonisti di due dei racconti: Schönberg e Sibelius. Il binomio musica/fantascienza si è sempre rivelato fecondissimo di storie fantascientifiche sulla musica, come pure di musica collegata in varie modalità alla fantascienza. (Al riguardo, rimando gli interessati al lungo saggio sull’argomento Musiche da tutti gli universi, nel mio volume Mi sono perso col cosmo fra le mani, Delosbooks, 2008).
Il brano che segue è la prefazione al libro I suoni del silenzio scritta da Massimo Del Pizzo, con il titolo Il demone della musica:
«Sono convinto che il tesoro della letteratura si nasconda nelle sue forme brevi: frammento poetico, poemetto in prosa, racconto, novella. Chi, come Poe, Baudelaire, Borges, Michaux - per fare solo qualche nome - ha cercato di solidificare la luce della parola, lo ha fatto senza ricorrere al romanzo, ma appunto a quelle che possiamo definire le forme frammentarie della parola scritta.
Certo, queste mie personali riserve non mi impediscono di riconoscere l’importanza oggettiva che la costruzione del romanzo ha avuto nella storia della letteratura.
Al punto, insomma, che riesco perfino ad essere lettore e amico di scrittori di romanzi: Vittorio Catani è tra costoro.
Conosco Catani da molti anni e spesso abbiamo ragionato insieme intorno a questi temi e problemi, sia in modo organico e riflettuto, sia con spirito più estemporaneo e leggero, ma non meno appassionato.
Dunque, chi meglio di lui come interlocutore per trattare simili argomenti, essendo egli romanziere ma anche - e soprattutto - autore di novelle e racconti brevi o brevissimi, con una versatilità e creatività che hanno sempre conosciuto successo di critica e di pubblico e meritato ampia ospitalità editoriale, anche all’estero.
Disinvoltamente, Catani attraversa infatti, fin dai primi Anni Sessanta, i confini dei generi narrativi: dal romanzo fantascientifico (Gli universi di Moras) a quello di formazione, quindi di tutt’altro registro narrativo (Per dimenticare Alessia); fino alla autoantologia (L’essenza del futuro) che raccoglie sessantatre testi di vari temi e lunghezza pubblicati nell’arco di un cinquantennio, non tutti rigorosamente appartenenti al genere. A dimostrazione del fatto che l’autore dispone di una libertà espressiva che non permette – a meno di riduttive classificazioni – di identificarlo unicamente in una categoria.
E che Catani ami, se non prediliga, la forma del racconto è dimostrato dai moltissimi testi di apparsi, oltre che su numerosi periodici specializzati, anche sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” e su altri quotidiani e riviste.
I tre racconti musicali - o “fantamusicali” - che il lettore troverà qui ne sono una ulteriore prova.
Schönberg, Sibelius e Shani sono i protagonisti: pur essendo i primi due personaggi storici e il terzo un personaggio del tutto finzionale, l’immaginario di Catani domina e “amplia” i dati biografici; siamo infatti in un universo tra il fantastico e l’onirico.
Il multiforme demone della creazione col quale i musicisti devono lottare si rivela in una paradossale frase attribuita a Jean Sibelius, che l’autore riporta in nota al racconto Sogno di mille laghi. Agli ammiratori che gli chiedevano perché non producesse più musica, il vecchio maestro rispondeva infatti: “Oh, ma io continuo a comporre!”
Si misura così la distanza che a volte separa l’artista dagli altri: Schönberg, Sibelius e Shani, ciascuno a suo modo, inventano, oltre a quella che regalano al pubblico, una musica fatta di suoni non più udibili, situata in un universo parallelo, inaccessibile.
In un modo o nell’altro, tutti sono come attraversati da visioni o illuminazioni e si portano dentro un qualche segreto legato alla creatività e alla genialità.
La musica, che non sempre è scritta sugli spartiti, ma ci circonda in mille mutevoli forme (dal semplice rumore al canto di uccelli), può essere una espressione durevole del provvisorio, un prodotto del “caso”, ovvero il risultato di complesse architetture armoniche: misteriosa e gentile, imprendibile e sfuggente, facile e incomprensibile, permeabile all’oblio o dura roccia mnesica.
Catani ne insegue i ritmi e gli arcani attraverso le biografie immaginarie di tre artisti e dei loro incubi sonori.
Ora sappiamo, dunque, che l’Ottava sinfonia di Sibelius esiste, ed è “perfetta nel silenzio della sua memoria”».
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[Massimo Del Pizzo insegna Letteratura Francese Moderna e Contemporanea presso la Facoltà di Lingue dell’Università di Bari. Ha pubblicato numerosi saggi e alcune raccolte di racconti brevi, la maggior parte di genere fantastico].
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16 Responses
Felicitazioni. Utile soprattutto la precisazione in merito al canale Feltrinelli, andrò a vedere/chiedere quanto prima
Sul blog di urania leggevo tempo fa anche che si avvicina la pubblicazione dell’altra fatica…
Grazie. In realtà non so se sia già disponibile, nel caso comunque lo si può ordinare… è bene dare una scossa ai distributori… Quanto all’altra “fatica” cui ti riferisci: dovrebbe uscire a fine novembre o primi di dicembre. “Fatica” si’: soprattutto per trovare un editore, data la lunghezza inconsueta del romanzo. Lunghezza che non è poi chissà che: paragonabile a circa un paio di Urania. Fosse stato di fantasy, avrei trovato molto prima una strada. Uscirà come Urania Speciale.
Caro Vittorio, l’uscita di un tuo libro è sempre una festa per me. Complimenti e attendo con trepidazione il tuo Urania…
Urania è una collocazione ancora oggi ottimale per un romanzo di fantascienza. Credo, almeno.
V.
Certamente. Vende un numero di copie che, pur non altissimo, molti autori maistream se lo sognano, a parte i nomi più noti (magari Urania Speciale venderà qualcosina in meno, non so, tipo il Millemondi). Per il mainstream, 2000 copie vendute credo siano considerate un buon risultato. In un primo momento si era ventilata, presso Mondadori, l’idea di collocare il mio romanzo al di fuori del settore sf, quindi fra i narratori italiani. Poi però è prevalso il concetto che, avendo Mondadori una collana sf specializzata, la fantascienza deve andare nella collana specializzata. Per me sarebbe stato un bel successo, anche se verosimilmente avrei venduto molto meno. Comunque non mi lamento affatto, anzi…:-)
Ciao Carmine, ti ringrazio. Sono in trepidazione anche io, spero che il romanzo abbia una buona accoglienza.
E’ la vecchia cosa del ghetto: è un ghetto, ma tutto sommato abbastanza dorato. E si finisce per non sapere quale mucchio di fieno mangiare
V.
E’ vero: un ghetto abbastanza dorato. In fondo se scrivi un romanzo (ma di sf) che risponda ai requisiti, e va su Urania, è Mondadori che ti pubblica. E il premio Urania dà un’opportunità notevolissima. E’ vero che in Italia ci sono tonnellate di premi letterari, ma quelli delle case editrici importanti si contano sulle dita di una mano, o forse di mezza mano. Chi scrive mainstream chissà cosa darebbe per avere una opportunità analoga. Per di più la concorrenza, in campo sf, è molto più limitata - credo - che in qualunque altro settore narrativo.
Devo ammettere che la prima tua cosa che lèssi fu proprio Gli universi di Moras :-).
V.
E sei sopravvissuto…:-)
Ero giovane e forte, allora :-). In realtà lo ricordo con piacere, ed è sempre lì in uno dei 2-3 scaffali ordinati di casa. Il resto dei libri è in pinnacoli verticali per ogni dove.
V.
Ti ringrazio. Anche io ho libri sparsi, su tutti i ripiani possibili della casa. E alcuni cartoni pieni di libri, ritenuti ormai superati o secondari, giacciono in un sottoscala. E continuo ad acquistare e ricevere libri… Ma non sono certo l’unico a versare in questa condizione disagiata. Al Presidente Berlusconi, che come noto ha una spiccata simpatia per la cultura in genere (possiede la Mondadori), potremmo chiedere fondi per… dite di no? L’idea non è buona? Eppure io ero convinto che… V.
Tentar non nuoce: una Patrizia in meno (lui ne ha così tante…) e si potrebbe metter su una scaffalatura efficiente a casa :-).
V.
Sì, purché la scaffalatura sia con brandina estraibile. Non si sa mai…
… Si dovesse rompere il letto grande.
V.
Giusto. Anche gli amanti settantenni a volte sono energici e focosi…