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Con L’impero del Sole - tra le più sobrie opere cinematografiche di Spielberg - il nome di James G. Ballard cominciò a circolare anche presso i non interessati alla fantascienza. Era il 1987: quel film riprendeva un romanzo autobiografico di Ballard e decretava (sia pure tardivamente) la fama per uno degli scrittori più importanti del ‘900, non solo nel campo della narrativa fantastica. Nato a Shangai nel 1930 da genitori inglesi, Ballard era approdato in patria nel ‘46 dopo essere stato rinchiuso in un campo di concentramento giapponese. Studiò medicina; ebbe esperienze artistiche (surrealismo, pittura): eventi che avrebbero poi influenzato il suo modo di scrivere. I primi racconti apparvero alla fine degli anni ‘50. Nel 1962 uscì il suo famoso articolo-pamphlet Come si arriva allo spazio interno?, che sanciva uno scardinamento delle tecniche del fantastico per giungere a un nuovo ritratto dell’uomo contemporaneo. In sostanza, per lui la narrativa fantastico-scientifica non doveva occuparsi dello “spazio esterno” (astronavi, guerre galattiche) ma dello spazio “interno” (psichico) dell’essere umano.

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