Lavaggio del cervello, brain imaging e fantascienza
Posted on Marzo 25th, 2009 in Tempo presente |
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Di recente abbiamo appreso dalla stampa che grazie a una scansione cerebrale eseguita con la
tecnologia FMRI - Risonanza magnetica funzionale, una sorta di ecografia che evidenzia e misura l’afflusso di sangue alle varie regioni del cervello umano - alcuni ricercatori americani del National Institutes of Health (NIH) hanno individuato la zona di materia grigia in cui risiede “l’idea di Dio”. In verità si è verificato trattarsi della medesima zona che si attiva anche ai non credenti, allorché la mente elabora idee legate all’aldilà. Siamo in aree della corteccia cerebrale molto evolute, presenti solo nella specie Homo sapiens. Un dato di fatto è quindi che, si creda o meno in Dio, “strumenti mentali” usati per il concetto del “divino” sono comuni a ciascuno di noi. Questa scoperta può dimostrare qualcosa? Secondo alcuni - per esempio il teologo Gianni Gennari - sarebbe la conferma che nella nostra mente vi sia una “predisposizione naturale” all’idea di Dio: una sorta di firma divina. Per altri invece - lo studioso di neuroscienze Telmo Pievani - la fede nel soprannaturale, semplicemente, “si appoggia a strutture cerebrali” tutte proprie. Il che peraltro dovrebbe essere ovvio, in quanto qualunque altro concetto, di qualsivoglia genere, ha a sua volta una corrispondenza in precise zone della corteccia.
L’esperimento, a parte la proficua discussione che può suscitare, riveste un’altra importanza ai fini di quanto intendiamo illustrare. E cioè che con il perfezionamento delle varie tecnologie di brain imaging (cui appunto appartiene la FMRI) si stiano gradualmente penetrando i meccanismi dell’organo più misterioso e complesso che si conosca: il cervello umano.
Il che è molto positivo se si pensa a quali acquisizioni può portare la scoperta di cosa sia il “pensiero”, di come esso nasca e agisca; quali siano i meccanismi molecolari del cervello, a che servano zone cerebrali di cui si sa poco o nulla; come si formano gli schemi mentali e così via. Queste acquisizioni sarebbero anche preziosissime per prevenire o guarire malattie della mente - schizofrenia, Alzheimer… - verso le quali siamo ancora impotenti; e chissà che non si giunga perfino a potenziare alcune facoltà intellettive.
Altra recentissima notizia in tema. Alcuni ricercatori canadesi del Silk Children Hospital di Toronto hanno individuato una zona cerebrale che conserva i brutti ricordi. Identificate le relative cellule, le hanno “cancellate”. I dettagli sono apparsi su ”Science” del 13 marzo scorso. Secondo gli studiosi, questa scoperta offrirebbe una speranza affinché memorie sconvolgenti possano essere eliminate della mente dei bambini e degli adulti, prima che si creino gravi situazioni post-traumatiche. “Non vogliamo azzerare ogni aspetto di queste memorie” ha dichiarato Michael Salter, responsabile del programma di Neuroscienze e Salute mentale dell’ospedale. “Per aiutare chi sopporta tale tipo di stress, la soluzione ideale sarebbe minimizzare il collegamento tra il ricordo e le emozioni dirompenti che si producono nel contesto specifico”. Lo studio è stato condotto sui topi, ed ha rilevato che sarebbe opportuno operare solo su determinati neuroni, che in questi roditori - come nell’uomo - sono localizzati nell’amigdala.
Esiste ovviamente un rovescio in questa medaglia apparentemente d’oro zecchino: chi conoscerà i segreti della mente sarà anche in grado di controllarla.
Il desiderio di dominare o alterare pensieri e volontà altrui (o anche i propri) è vecchia come l’umanità e ha una sua lunghissima storia. In tempi recenti, nell’ambito militare statunitense (CIA) fu creata un’apposita espressione: brainwashing (”lavaggio del cervello”). Riepilogare qui per sommi capi questa vicenda porterebbe lontano. Mi limito a pochi esempi. L’uomo ha alterato (o tentato d’alterare) le percezioni mentali dapprima con sortilegi, preghiere alle divinità, l’uso di droghe naturali, alcolici; o con l’esecuzione di musiche fortemente ritmate, ripetitive, ossessive. Ha scoperto la meditazione profonda. Ha praticato la tortura; inflitto scosse elettriche e sonni prolungati generati da droghe; indotto la trance; tentato la seduzione, la deprivazione sensoriale, l’ipnotismo. Sette religiose e religioni hanno plasmato la volontà di milioni di adepti; hanno tentato con preghiere ed esorcismi di influire sulla volontà di individui e di masse. Governi totalitari hanno imposto un “pensiero unico” in grado di plasmare intere nazioni…
E infine giungiamo a una vera scienza del controllo del pensiero, in continua evoluzione, di fatto già operativa: tutti sappiamo che la tv, nostra quotidiana amica domestica, può trasformarsi nella più insidiosa e formidabile arma di manipolazione dei fatti, quindi del pensiero: politico, economico, scientifico, religioso, sociale. La martellante pubblicità ci indirizza - spesso in modo per noi inconsapevole - verso precise scelte negli acquisti promettendo felicità e benessere. Le pressioni selettive su prodotti culturali (stampa, pubblicità) tendono a una crescente omologazione del pensiero,
all’imposizione di mode e merci sempre più passeggere e obsolete. Ma anche una semplice “idea” - ha affermato il famoso biologo Richard Dawkins - può soggiogare la mente e diffondersi in modo virulento: proprio come una malattia o un’infezione. In questo caso si tratta sempre di idee “eteree”, cioè senza basi scientifiche verificabili. Si pensi quanto danno ha seminato e semina l’idea di “razzismo”, anche se ora biologia e Dna ci hanno mostrato che in realtà le “razze” non esistono, e quand’anche esistessero ciò non giustificherebbe alcun eccidio. O l’idea tutta nazista che l’ebreo non fosse un essere umano normale ma un sub-uomo, quindi trattabile come o peggio d’un animale. Dio, bellezza, giustizia, libertà: altri concetti carichi di valori e che suscitano emozioni molto forti, ma sono talmente astratti e ambigui da assumere significati diversi - addirittura opposti - per persone diverse.
Per questo motivo, le nuove tecnologie d’indagine cerebrale provocano entusiasmo ma al contempo grande inquietudine: ancora più pericoloso potrebbe rivelarsi il loro uso per infrangere la nostra privacy più intima, pilotare e obnubilare i pensieri della gente. Il punto è il seguente: il cervello si presenta come macchina elettro-chimica. Dal che si deduce che agendo (in modo opportuno) chimicamente o elettricamente - o con il magnetismo, altro volto della elettricità - sarà possibile, come è già in parte, interferire con i processi intimi naturali del cervello.
Per esempio, la Transcranial Magnetic Stimulation (TMS) agisce sui neuroni - le cellule cerebrali - ed esperimenti su animali indicano che essa può controllare semplici comportamenti del soggetto. Se per ora i risultati restano grezzi, ciò è dovuto solo all’attuale inadeguatezza delle apparecchiature: ma domani sarà possibile individuare i precisi circuiti neurali che in una data persona reagiscono a uno dato stimolo. Si potrebbe quindi, teoricamente, indurre reazioni artificiali, manipolare le reazioni chimiche ed elettriche cerebrali per guidare persone come marionette, deprivarle di stimoli, difese morali, modificarne mentalità e carattere. Se da un lato macchine piccolissime (nanotecnologie) potranno essere introdotte nell’organismo - con iniezioni, per contatto epidermico, tramite cibo - per svolgere il loro programma di distruzione dei neuroni cancerosi, la stessa tecnologia potrà rendere l’individuo un’arma letale non controllabile. Micro-robot, laser ad alta precisione, il poter disporre d’una grande energia e capacità computazionale, potranno rimuovere dai cervelli “reti cognitive” causa di malattie o di comportamenti disfunzionali. Trapianti neurali (già praticabili) potrebbero porre in atto nel neonato cure preventive per evitare futuri rischi di tossicodipendenza, o altre propensioni ritenute inaccettabili, modificando pertanto la futura personalità dell’individuo.
Dunque conoscere i segreti della mente significherà davvero controllarla. Con l’auspicio che l’umanità sia anche in grado di controllare se stessa.
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La fantascienza da decenni racconta che…
Come per altri temi già trattati in questo blog (teletrasporto etc.) anche il controllo della mente è una delle idee “magiche” nate con l’umanità, poi assimilate dalla fantascienza fin dalle sue origini (nella narrativa, nel cinema, nel fumetto e così via).
a mescolare corpo umano e computer, insomma con macchine “intelligenti” o in qualche modo “sensibili”. Nel 1950 usciva il romanzo di Raymond F. Jones I cervelli cibernetici (The Cybernetic Brains). L’autore ipotizzava appunto l’integrazione del cervello umano col computer, concetto poi ampliato nel romanzo Il regno del lupo di Frederik Pohl & Cyril Kornbluth (”Galaxy”, 1960; Wolfbane, 1957). In questa storia, il computer è creato da una fusione di cervelli umani. Diviene comunissimo anche il tema di calcolatori superevoluti che raggiungono una soglia di autocoscienza, come in Vulcano 3 di Philip K. Dick (1963; Vulcan’s Hammer, 1960).Quanto al racconto di Gibson, Johnny Mnemonic: Johnny è un “ricordante”, cioé un corriere-dati che è stato ingaggiato per trasportare software illegale in una “bolla di memoria” inserita chirurgicamente nel proprio cervello. Ma al momento del caricamento dati, Johnny scopre che la sua capacità di immagazzinamento è la metà del necessario, il che lo obbliga a usare un ripiego pericoloso che minaccia di provocargli in breve tempo un collasso neurale e va a sovrascrivere parte dei suoi ricordi personali. Johnny si trova invischiato in una storia sgradevole, in quanto i suoi clienti hanno rubato qualcosa di molto importante e la micidiale Yakuza (mafia giapponese) lo rivuole indietro. Una fuga porterà Johnny e Jane (una guardia del corpo unitasi a lui per difenderlo, munita di innesti bionici) nei sobborghi più squallidi e pericolosi della sterminata metropoli, fino a un territorio dominato da una sub-cultura locale ribellatasi al dominio della tecnologia, per individuare l’unica creatura in grado di decriptare quello che Johnny ha realmente nella sua testa: qualcosa di troppo importante, evidentemente. Da questa storia nel 1995 è stato tratto l’omonimo film con Keanu Reeves.
Sul tema della memoria, che negli ultimi anni ha assunto un particolare aspetto e valore nella narrativa e cinematografia di fantascienza, val la pena ricordare anche il noto film Se mi lasci ti cancello (2004), con Jim Carrey e Kate Winslet. Vi si narra d’una inquietante schermaglia tra amanti, a colpi di cancellazioni e autocancellazioni mnemoniche più o meno riuscite, per cercare di “dimenticare”.
talora anche ricercata: insomma non siamo più nella tradizionale narrativa di genere. E soprattutto il cyber spesso diviene sensibile all’analisi di una società che è - come sovente è stato nella fantascienza, ma con il cyberpunk in modo innovativo - uno specchio deformato della attuale società. Letteratura “impegnata” si sarebbe detto un tempo, anche se suona strano per un genere come la science fiction, a mio parere mai adeguatamente considerata.
6 Responses
Eccellente panoramica.
Aggiungo una notarella pedante.
Un autore spesso dimenticato (sarebbe bello scoprire perché), Cordwainer Smith, fu nella vita reale un esperto di tecniche di guerra psicologica e lavaggio del cervello.
Pubblicò - col suo vero nome, Paul Linebarger - un volume intitolato “Psichological Warfare” (nel 1948!), e la cancellazione delle memorie figura spesso nelle sue storie della Strumentalità dell’Uomo - spesso come forma di pena per i criminali (The Ballad of lost C’Mell); l’ideaè quella di non “sprecare” materiale (come invece accadrebbe con la pena di morte), con l’extra di torturare psicologicamente ed atterrire i condannati, che sanno che proseguiranno con ua vita che non sarà più la loro (niente ricordi, niente affetti, totale lealtà alle regole che hanno infranto).
Insolito e crudele, come ci si può aspettare da un autore che fu un buon conoscitore della cultura cinese.
Ti ringrazio per l’importante aggiunta, ho “saltato” proprio il grande (fantascientificamente parlando) C.S. alias P.L. Certamente in questo articolo le omissioni sono molte di più delle citazioni, già me ne vengono a mente alcune tipo “Limbo” di Wolfe e addirittura “1984″. Sarò grato per altre segnalazioni d’ogni genere, raccoglierò con piacere gli eventuali altri dati, ma almento per ora lascio così com’è il “pezzo”, già alquanto lungo. Ciao!
V.
Ottima sintesi, bravissimo. Ricordo di aver letto quand’ero ancora ragazzino, diciamo a meta’ degli anni ‘70, un Urania in cui la protagonista, una ragazza intelligentissima e superviziata della upper-class, si faceva “trapiantare” i dati mnemonici registrati dalla mente di un matematico (cosi’ da diventare lei stessa un genio matematico) e poi, mi pare, di un campione di scacchi. Il problema diventava, ovviamente, quello di “usare” questi dati senza perdere la propria personalita’, ossia senza farsi sopraffare dalla memoria “ospitata”. Sapresti dirmi di che romanzo si trattava?
Salve! Grazie per il commento. Quanto all’Urania che mi descrivi, non credo di averlo mai letto, purtroppo. Ricordi per caso qualche dettaglio dell’immagine di copertina?
Ciao.
Vittorio
E no, purtroppo non riesco a ricordarmene, peccato. Il tema comunque era affascinante, anche perche’, se ben ricordo, a un certo punto in uno dei personaggi i dati mentali immagazzinati - ossia la personalia’ “parassita” - riescono a soggiogare la personalita’ “autentica”, ma naturalmente devono simulare di essere ancora la vecchia personalita’, perche se la cosa venisse scoperta il personaggio verrebbe sottoposto a un lavaggio del cervello “terapeutico”, ossia finalizzato a ricostituire la personalita’ autentica.
Il limite del romanzo era pero’ che non si approfondiva il rapporto tra questi dati e la base neuronale (che presumibilmente avrebbe dovuto essere rimodellata secondo la nuova personalita’).
Ciao
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