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Un omaggio scherzoso a un santo di rinomanza internazionale da parte di un non credente.

Come fu che salii sulla stazione spaziale internazionale Freedom 3, alla rispettabile età di 74 anni? È presto detto. Mi aveva chiamato il Direttore per una proposta:

— Vittorio, tu continui a lavorare per la Gazzetta da quasi venticinque anni. Ti sei sempre occupato di fantascienza e nuove tecnologie. Bene. Cosa di più fantascientifico per te, se non fare un servizio stampa sulla Freedom, alla tua età? Toccheresti con mano la tua fantascienza salendo a quattrocento chilometri di altezza!

Non avevo saputo dire di no. Sarebbe stata una magnifica, inattesa conclusione della mia tardiva carriera di giornalista-scrittore. E l’idea mi metteva addosso un’energia che non provavo da tempo.

Fu così che dopo una serie turbinosa di contatti, telefonate, appuntamenti, visite mediche specialistiche (sopportare l’accelerazione della partenza di un razzo non è cosa facile per anziani), mi ritrovai a bordo di qualcosa che avevo conosciuto per la prima volta - ma solo in versione fantastica - nei lontanissimi anni Cinquanta, appena quattordicenne, in un romanzo di Arthur C. Clarke: una stazione orbitante. Il libro di Clarke si intitolava Isole cosmiche e mi aveva fatto sognare per anni.

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