Futuri in svendita
Posted on Novembre 15th, 2008 in Tempo presente |
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Ricordando il Futuro…
La crisi mondiale in atto ridisegna pesantemente gli scenari del nostro futuro, se non interverranno elementi
in grado di rallentarne e attutirne gli effetti. Sta di fatto che già da tempo se ne avvertivano i segnali, sebbene poco ci abbiano detto e ci dicano in merito i mezzi d’informazione ufficiali.
Non è la prima volta che fattori imprevisti, di violento impatto, mutano l’assetto socio-economico di vaste zone del pianeta in modo sfavorevole – talora anche favorevole. Il paragone immediato è la Grande Crisi del 1929, che negli Usa ridusse al lastrico milioni di persone, con ripercussioni mondiali; e tuttavia l’attuale sconvolgimento è molto più esteso: sia perché già dalle radici ha una connotazione “globale”, sia perché la sua natura è diversa e più insidiosa. Un altro esempio di evento che ha mutato il futuro di centinaia di milioni di persone, se non miliardi, è la caduta del muro di Berlino: scossa “benefica” in questo caso, che ha peraltro mietuto innumerevoli vittime specie nell’Est europeo. Ulteriore rivoluzione in tempi “brevi”: quella informatica, con l’avvento pervasivo di cellulari, computer domestici, Internet, che hanno contribuito a una trasformazione radicale.
Questi (e altri) eventi-chiave erano assolutamente non previsti (in verità sulla crisi attuale potrebbe porsi al riguardo qualche obiezione), il che sottolinea comunque il valore fortemente relativo delle grandi pianificazioni, delle ipotesi futurologiche a tavolino. Ma l’uomo non sa ancora elaborare di meglio e nessuno, neanche i maghi e gli astrologhi, possiede la sfera di cristallo. Si mostra qui una presunzione dell’uomo che, specie negli ultimi decenni, riteneva d’avere ben inquadrato e impacchettato il suo futuro, lavorando e investendo su comode programmazioni – commerciali, industriali, tecnologiche, di mercato – a media e lunga scadenza.
Illustrerò in breve alcuni scenari futuri ipotizzati negli ultimi anni da esperti in materie che vanno dall’economia alla scienza, e anche alla fantascienza, perché sovente le narrazioni futuribili di questo genere letterario sono firmate da scienziati, informatici, economisti. Studiosi che non di rado sono personaggi di tutto rilievo nei loro ambiti e che di solito puntellano le proprie “previsioni” con asserzioni di “inevitabilità”, “necessità”.
Uno di questi scenari si può sintetizzare nel titolo d’un libro conosciutissimo: La fine della Storia (1992) di Francis Fukuyama, professore di economia politica alla Johns Hopkins School di studi internazionali avanzati (Washington). In esso l’autore, muovendo dal crollo del socialismo reale (ex
Urss), asseriva il trionfo definitivo e perpetuo del Capitale e quindi l’avvento d’una nuova “storia universale” conducente alla vera meta, di rilevanza mondiale: il sistema sociale politico-economico della liberaldemocrazia, nella attuale versione statunitense. Una rappresentazione della Storia, questa, come presente definitivo, eterno, al più suscettibile di mutamenti tutto sommato superficiali. Inutile forse sottolineare che la crisi in atto ha risvegliato bruscamente dal sogno (per alcuni un incubo) della sovranità del Dio Mercato: proprio una gestione economico-finanziaria senza redini né regole ha condotto alla situazione corrente, con conseguenti colossali salvataggi di Stato (cioè pagati dai cittadini) nel privato, roba che fino a ieri sarebbe stata scandalosa (“socialista”) per i guru e relativi discepoli del paradiso liberista. Molto ci sarebbe da dire al riguardo, ma bastano poche parole: anche il mitico Capitalismo sa essere apocalittico e distruggere la vita di centinaia di milioni di persone. (In data 13 novembre 2008, cioè con crisi in piena espansione, George W. Bush ha confermato in tv il concetto-base di Fukuyama. Il quale ultimo, invece, recentemente ha rivisto in modo drastico le sue posizioni. La mano destra non sa…)
Di tutt’altro genere e tono è una sorta di utopia scientifica nata negli anni ’90: il Transumanesimo. Movimento d’impianto culturale-scientista più che politico-economico, esso ci viene proposto con varie sfaccettature da valenti scienziati e studiosi. Fra i più illustri, il pioniere statunitense dell’informatica Raymomd Kurzweil, il sociologo Derrick de Kerckhove, ritenuto erede di Mashall McLuhan; nonché il matematico,
informatico e importante scrittore di fantascienza Vernon Vinge. Grazie al vorticoso sviluppo della scienza e di nuove tecniche (ingegneria genetica, nuove telecomunicazioni, nanotecnologie, intelligenze artificiali) in pochi decenni - a metà secolo circa - l’uomo potrà modificare se stesso divenendo qualcosa che va oltre (”trans-”) l’umano. Corpo e psiche ne verranno radicalmente trasformati giungendo alla realizzazione non d’un superuomo quanto d’una creatura “oltre” l’Homo sapiens, un essere dalle facoltà più che umane, grazie all’ibridazione con altri viventi (animali, insetti, vegetali, virus) e all’ingegneria genetica, alla nuova chimica, all’uso di protesi artificiali intimamente connesse col suo corpo.
Anche l’intelligenza artificiale autocosciente diverrà realtà: essa sarà in grado di partorire a sua volta una intelligenza superiore. A questo punto il progresso tecnologico farà un salto (”singolarità”), scavalcando l’uomo e accelerando vorticosamente conoscenze e realizzazioni, fino a travalicare ogni nostra capacità di comprensione, generando un nuovo tipo di civiltà. Secondo i transumanisti, la via all’utopia è già tracciata dalle attuali tendenze scientifiche nonché dagli interessi economici e industriali: ergo è “inevitabile” l’avvento di un mondo transumanizzato.
Altro scenario altra musica. Serge Latouche – economista e filosofo, docente presso l’Università di Parigi - ha acquisito fama con alcuni suoi libri, il più noto dei quali è L’occidentalizzazione del mondo (1989), una serrata
critica circa l’imposizione, all’intero pianeta, del modo di vita e della Economia occidentali. Secondo Latouche per salvare noi e le future generazioni occorre non la crescita dello sviluppo bensì la “decrescita”. Questo termine un po’ provocatorio è stato coniato dal fondatore della “bioeconomia”, Nicholas Georgescu-Roegen. Il principio di base è: le risorse naturali sono limitate, pertanto non può esistere una crescita infinita. E’ d’obbligo quindi che il progresso segua nuove strade che non siano l’incentivo capitalistico a un aumento sfrenato dei consumi, col conseguente incremento dell’inquinamento ambientale. Una ricchezza misurata solo con indicatori monetari danneggia altre ricchezze quali gli ecosistemi, la qualità della giustizia, della stessa democrazia; inasprisce il divario ricchi/poveri, crea pericolose sacche di risentimento. Sui presupposti della decrescita agiscono da tempo alcune note organizzazioni: i Gas (gruppi d’acquisto solidale), gli ecovillaggi [nell'immagine: l'ecovillaggio Torri Superiore, Liguria]; e ancora i sistemi di scambio non monetario, nonché una costellazione di aggregazioni minori. Anche questa “visione” è considerata, ovviamente, “inevitabile e necessaria” pena il fallimento globale.
Un insolito, curioso scenario cultural-estetizzante della “decrescita”, detto steampunk (“punk a vapore”) è alla base d’un movimento creatosi pochi anni or sono, diffuso specie negli Usa. Una tendenza, uno stile di vita che si ispira a panorami della fantascienza cyberpunk di autori quali William Gibson, Bruce Sterling, Neal Stephenson, Paul Di Filippo. Dati di partenza: il mondo odierno è ai limiti dell’Apocalissi ecologica; la lotta per arraffare denaro e risorse sta
riportando città e popolazioni a bassifondi degni d’una Londra Ottocentesca; diritti civili e democrazia conquistati in due secoli di lotte collettive e spargimenti di sangue si sciolgono come neve al sole; la società è in mano a onniveggenti organismi del controllo e della paura; il lavoro è divenuto sfruttamento sostanzialmente schiavistico. Pertanto l’idea di un rallentamento dei ritmi produttivi, il ritorno a condizioni proto-industriali, sono le uniche alternative presentabili. Ciò che, sia chiaro, non significa un farneticante e idealistico regresso al passato: la tendenza vuole contaminarsi con l’etica hacker e punk della accettazione e del fai-da-te tecnologico, con proposte di autogestioni e autoproduzioni. Lo steampunk ha, ovviamente, soprattutto un fine ludico-provocatorio. E tuttavia se da un lato non è possibile cancellare un raffronto fra l’orrore degli albori industriali, i massacri del colonialismo, e gli effetti letali dell’attuale turbocapitalismo, non va neanche dimenticato che il capitalismo vittoriano era l’avvio d’un percorso che oggi si infrange contro i suoi limiti di natura fisico-geografica. Il tutto, ovviamente, rimette in discussione il mito del “progresso”. Infine lo steampunk guarda alla catastrofe come elemento positivo. Anche qui si gioca fra ironia, utopismo e serietà: solo un colpo di spugna potrebbe ormai ripristinare condizioni “vergini”, dalle quali inforcare strade diverse da quella che conduce alla rivoluzione industriale. Per quindi immaginare un mondo dove il Futuro sia ancora quello d’una volta.
Se gli esempi sopra richiamati – numerosi altri potremmo elencarne – propongono alternative più o meno realizzabili al modello sociale in atto, e comunque sottolineano limiti e contraddizioni reali, i governi dal canto loro restano tetragoni a modifiche tempestive e radicali.
Lo strombazzato G20 del 16 novembre ha solo offerto molte promesse. Intanto continua la privatizzazione d’ogni aspetto della vita (scuola, carceri, giustizia, risorse naturali); cresce oltre la soglia di guardia il degrado ambientale; i governi si fanno complici di multinazionali e ambiti mafiosi; aumentano la crisi alimentare e quella idrica; si assiste a conseguente moltiplicazione di guerre e guerricciole. Quanto al disastro provocato dalla bolla finanziaria (cui ne seguiranno altre di vario genere), i governi – che dichiaravano di risolvere tutto & subito – ci stanno gradualmente preparando a tempi lunghi… lunghissimi… Sugli schermi tv scorrono immagini di quartieri deserti e di cittadine morte negli Usa: sfrattati gli abitanti, non più in grado di pagare le rate dei mutui. Recessione: già migliaia di licenziati in Italia, altre centinaia di migliaia in programma. Aziende chiudono a raffica. Svalutazione al galoppo. Eppure mai come in questo periodo erano usciti alla luce del sole, dai forzieri, migliaia di miliardi dagli Stati, dalle Istituzioni, travasati a banche e aziende private; un flusso di denaro da capogiro (perché dunque i soldi ci sarebbero…) Che la plebe s’arrangi, o meglio si faccia “ottimista”: intanto gli scioperi con interruzione di servizi pubblici saranno perseguiti, le occupazioni di scuole e università sanzionate, i Capi carnefici della Diaz e di Bolzaneto resi invisibili; un ex Presidente della Repubblica sbandiera le sue carneficine e ne incita a nuove le forze dell’ordine; la massa dei lavoratori viene soffocata di tornelli e ritornelli. Poi sarà gettata sul lastrico: ma God save the King.
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11 Responses
Eccellente articolo, i miei complimenti.
Evito di impegolarmi su una discussione della decrescita - che tutti quanti, pare, con la sola possibile eccezione di industriali e politici, sembrano ormai convinti sia la via ragionevole da seguire per sopravvivere.
Sullo steampunk, invece, un genere vicino al mio cuore (dovunque esso sia) segnalo un paio di cose per i più curiosi.
Primo: l’ottimo “Steampunk Manifesto” (sottotitolo “Colonizzare il passato per poter sognare il futuro”), del Prof. Calamity.
http://prof-calamity.livejournal.com/277.html
Una lettura illuminante, credo, ed una buona ispirazione per future scritture.
Seconda osservazione: è interessante notare che dopo oltre un decennio di indifferenza, lo steampunk è stato finalmente riconsciuto da MTV, che ha dedicato al “fenomeno” un paio d’ore di sgargiante “approfondimento”, negando praticamente ogni punto del manifesto del Prof. Calamity.
Lo steampunk rischia quindi a brevedi essere svuotato di ogni contenuto e ridotto a moda… pardon, oggi si dice “scena giovanile” - una sorta di variante tecnologica del “dark”.
Lo spirito è forte, l’imaginazione vivace, ma inesorabilmente il neofeudalesimo avanza.
Ciao Vittorio.
tanti auguri per il tuo blog.
Ti ho linkato sulla mia homepage.
Gianluca Bifolchi
Grazie! Con grande piacere ricambio il link.
Vittorio
Ciao Vittorio!
Innanzitutto ti faccio presente che sto inserendo il tuo blog fra i siti dei soci Anpecomit su http://www.noicomit.altervista.org.
Ti contatterò via mail.
Alfredo Izeta
Ok… Grazie!
Vittorio
Ciao Vittorio! Articolo molto interessante.
Una piccola correzione: credo che il Kurzweil del transumanesimo si chiami Raymond, non Kurt.
Saluti!
Ciao Vanamonde,
hai ragione. E non capisco da dove sia uscito Kurt, che fra l’altro pare non esista. Grazie!
Vittorio
Ciao Vittorio.
Gran bel pezzo, con diverse cose a me del tutto nuove.
A proposito dell’imprevedibilità degli eventi che condizionano la storia dell’uomo (e la vita di ognuno), ti segnalo la recente pubblicazione in Italia del saggio “The black swan” di Nassim Taleb (”Il cigno Nero”, uscito per il Saggiatore). Nel 2007 è stato il saggio più venduto su Amazon, cosa che la dice lunga sulla generale presa di coscienza dell’inattendibilità delle previsioni sul futuro di cui esperti di ogni genere ci subissano ogni giorno.
A presto!
Ciao!
Grazie. Non conoscevo il libro di Nassim Taleb, cerco senz’altro di recuperarlo. negli ultimi due o tre anni ho visto piu’ di un libro sul tema “futuro”. E mi sembra che il momento lo richiedesse. Qualcuno l’ho acquistato, per esempio “Breve storia del futuro” di Jacques Attali (Fazi ed.) e “Il futuro che già c’è (ma ancora non lo sappiamo)” di Vito Di Bari (ed. Sole 24 Ore). Saluti,
Vittorio
È ci dell’informazione su questo oggetto in altre lingue?
Certamente sì, prova a trovare su Wikipedia “Serge Latouche”, “Fukuyama”, “Steampunk”…
Ciao
Vittorio