Estrapolando derive postumane

Posted on Luglio 24th, 2013 in Accelerazionismo, Criptogrammi, Postumanesimo | 2 Comments »

Postumani, dove sono finiti? In effetti è da un bel po’ che da queste parti non speculiamo sull’universo-dopo-l’uomo-come-oggi-lo-conosciamo. Eppure il pensiero non mi ha abbandonato: con la complicità della scrittura negli ultimi tempi ho semplicemente dirottato altrove - sul terreno della narrativa, in primis - le riflessioni sull’argomento. Ma da qualche tempo un paio di articoli salvati tra i preferiti aspettavano un approfondimento, e dunque eccoci qua.

Parlare di postumano implica una doppia attitudine - e un diverso atteggiamento nei due casi: nel primo, ci si concentra sulle trasformazioni immediate del corpo (e della mente, della sfera sociale, della dimensione culturale) prodotte dalla tecnologia sull’orizzonte temporale del breve termine; nel secondo, ci si pone in una prospettiva evoluzionista e si ragiona su quali saranno sul lungo periodo gli effetti della pressione delle forze coinvolte nel condizionamento (se non proprio nella pianificazione o in un suo tentativo) del processo evolutivo del genere umano.

Dal mio personale punto di vista, in questo campo ancora più che in altri risultano particolarmentestimolanti da investigare le contrapposizioni. Dicevamo poco più su che il cambiamento che si verifica sul nostro corpo e sulle sue funzioni ha effetti sul piano cognitivo, ed è questo che in fondo mi interessa esaminare quando scrivo. Semplicemente perché è quello che mi interesserebbe leggere. Una persona con un’interfaccia neurale diretta alla rete, in condizione di connettersi al resto del mondo in tempo reale, non modificherà solo i propri comportamenti rispetto a noi-oggi, ma sarà portatore di una visione del mondo completamente rivoluzionata rispetto alla nostra. E figuriamoci allora discendenti degli umani che non hanno mai conosciuto la gravità di un pianeta, ma abituati a muoversi istintivamente e senza limiti negli spazi tridimensionali di un habitat spaziale… O ancora esseri postumani ingegnerizzati per integrarsi in profondità con l’ecosistema, sulla Terra o su un pianeta completamente alieno.

A ben vedere, scorrendo la rassegna di scenari riportati in questo articolo di George Dvorsky per io9 o in quest’altro di Dean Burnett per il Guardian, non si tratta nemmeno delle ipotesi più astruse. Cosa dire, poi, dei possibili effetti dell’estensione virtualmente illimitata dell’aspettativa di vita: se dal punto di vista evoluzionistico i benefici reali sono ancora dibattuti, sul piano individuale come sarebbe dovere affrontare una vita di secoli? Avremmo abbastanza memoria per la nostra infanzia? Ci sarebbe abbastanza spazio per tutte le stagioni della vita o la gerontocrazia che già oggi spadroneggia in tutte le più decadenti società occidentali escogiterebbe oppressive forme di controllo? E potremmo continuare a lungo sul terreno delle ipotesi di lavoro.

Art by Kilian Eng.

Tornando alle contrapposizioni, ho trovato sempre interessante l’esercizio di concentrarsi, scenario per scenario, sulle possibili derive, ovvero sull’esplorazione delle linee centrifughe che è possibile sviluppare da comuni premesse. Sullo stampo della Matrice Spezzata, dove Bruce Sterling non si accontentava di presentarci un panorama già complesso della futura società umana sparsa per il sistema solare, ma ne seguiva il movimento confrontando le diverse prospettive delle sue diverse fazioni, che a partire dall’iniziale contrapposizione tra i cyborg mechanist e i bioingegnerizzati shaper si facevano via via più numerose, come in un gioco di specchi - e di specchi frantumati in schegge sempre più minute ed affilate.

Mi capita quindi di ragionare ancora su questo, quando scrivo. Specie se ci sono di mezzo personaggi alle prese con lo spazio, in insediamenti che non hanno mai sentito nemmeno parlare della Terra. Oppure creature intente a risalire le radici del loro albero biologico per recuperare l’essenza perduta della propria umanità. Suggestioni criptografiche per racconti di mezza estate…

Codice morto: tecnologie e retrotecnologie

Posted on Maggio 12th, 2013 in Criptogrammi | 2 Comments »

Voglio tornare su Codice morto (a proposito, l’editore e Amazon hanno abbassato il prezzo a 0,89 euro, vale a dire un centesimo a pagina) per soffermarmi brevemente - dopo i luoghi che mi hanno ispirato - sulle tecnologie presentate nella novella. Uno dei temi alla base della storia è quello del contrasto, dell’incontro che degenera in scontro: tra la biologia e l’artificiale, tra la carne e il sogno, tra l’uomo e la natura. Il tema è quindi declinato insistentemente su più livelli, e uno di questi livelli è la tecnologia.

Nel mondo di Mancini, che non è molto lontano dal nostro (idealmente lo posizionerei nell’orizzonte di un decennio dal presente), convivono tecnologie e retrotecnologie. I due esempi che vi porto sono rappresentativi di questa condizione ibrida. E’ comunque opportuno anticipare, senza correre il pericolo di rovinarvi la lettura, che mentre la prima tecnologia che andrò a illustrarvi è puramente accessoria, ai fini della storia la seconda gioca invece un ruolo nodale.

Pneumo-posta. Non è altro che la posta pneumatica, il caro vecchio sistema dei tubi di Lamson visto nel capolavoro di Terry Gilliam Brazil (1985), ispirato da George Orwell (1984, ovviamente) e caro a tanta iconografia steampunk. Quando la pensai per Codice morto, ritenevo che la posta pneumatica fosse ormai un esperimento del tutto superato, perso nei meandri della storia e ricordato solo da una manciata di cultori di retrofuturo. Invece mi è toccato scoprire in seguito - grazie all’aggiornamento/completamento della voce wikipedica inglese - che la tecnologia è lungi dall’essere assurta nell’empireo dei dead media, con buona pace per il vecchio zio Bruce Sterling, ma comunque in un tripudio di fascino ucronico che onora al meglio la legge di Riepl.

Un po’ come la Berlino della Rohrpost, in Codice morto Potenza è attraversata da una Gabbia, in cui schizzano a velocità subsonica le comunicazioni tra i diversi utenti della rete. La pneumo-posta sostituisce sia la posta tradizionale che la rete, per ovviare agli effetti collaterali della Zona, che dalla sua comparsa irradia la città con un’emissione ionica che rende alquanto problematiche le comunicazioni elettroniche. Per lo stesso motivo, la città è servita da un efficiente sistema di TV via cavo, che a ben pensarci potrebbe fornire le basi per lo sviluppo di una rete di comunicazione schermata. Staremo a vedere. Comunque, per la sua natura puramente pretestuosa, come dicevo poco più sopra, la pneumo-posta è un dettaglio d’ambiente che svolge l’unica funzione di amplificare un contrasto, nella realtà deformata dallo specchio della storia.

Sequenziamento del DNA. La padronanza acquisita nel settore della genetica ha permesso ad alcune strutture sovvenzionate dallo Stato, ma con legami sospetti con i colossi farmaceutici, di manipolare il cosiddetto junk-DNA, ovvero il DNA spazzatura, quel 98% abbondante del nostro codice genetico che non codifica. In effetti, la definizione corrente (DNA non codificante, appunto) presuppone una conoscenza più vasta (o solo una più consapevole ammissione di ignoranza) di qualche anno fa. E come sempre la voce wikipedica esplora molte diverse ipotesi elaborate negli ultimi anni sulle sue possibili funzioni.

Nella storia, il tema è fortemente connesso all’istituto dei consultori per l’assistenza alla famiglia e alla maternità (Legge n. 405 del 29 luglio 1975) e al ruolo di tutela della gravidanza da questi successivamente assunto con la Legge n. 194 del 22 maggio 1978. Lo spunto per questa novella nasce dalla notizia di qualche tempo fa (be’, ormai saranno trascorsi dieci anni buoni e il recupero delle fonti è un po’ disagevole, specie trattandosi di un articolo che ebbi modo di leggere su un quotidiano cartaceo) che in tutta la Basilicata restava un numero esiguo di medici disposti a praticare l’aborto, a fronte di una schiacciante maggioranza di obiettori: il che di fatto comportava una discriminazione su base territoriale a scapito dei diritti della donna.

La domanda da cui Codice morto nasce è stata: cosa succederebbe se una rete di cliniche semi-private offrisse servizi analoghi, sostituendosi ai consultori, per supplire alle mancanze del sistema sanitario pubblico verso i diritti di giovani (e bisognose) donne in gravidanza? E questa domanda si è portata dietro tutti gli inevitabili corollari sulla manipolazione psicologica, gli esperimenti clandestini e i sinistri intrecci di interesse con l’apparato militare da cui un’economia di mercato non può prescindere.

Non anticipo molto se vi dico che qualcuno risveglia qualcosa nel DNA non codificante dei bambini sottratti all’interruzione di gravidanza. Non dovrebbe rovinarvi la sorpresa nemmeno sapere che questo qualcosa, molto probabilmente, non vi piacerà proprio per niente.

La guida galattica per non-connettivisti /2 - L’immaginario non-fantascientifico e tutto il resto

Posted on Ottobre 31st, 2012 in Agitprop, Connettivismo | 7 Comments »

In quanto connettivisti, a partire dagli esordi, ci siamo sforzati di tracciare le connessioni segrete che attraversano l’immaginario, mappando le autostrade neurali della realtà, fino a mettere in pratica un’opera di sintesi. Ci siamo prefissi di usare la fantascienza come filtro per guardare il complesso paesaggio tecnologico in mutamento in cui siamo immersi, per esplorare le risorse e le contraddizioni umane esaltate dalla spinta del progresso.

La tendenza alla contaminazione tra i generi ci ha inimicati molti puristi appassionati di fantascienza. Il tentativo sperimentale di recuperare tradizioni sepolte (ma se davvero lo erano, gli assassini dovevano essere stati tanto maldestri o semplicemente tratti in inganno, visto che nelle rispettive bare i presunti cadaveri continuavano a dimenarsi nel sonno), come le avanguardie storiche, dai futuristi ai crepuscolari, fino al surrealismo e alla poesia ermetica, valutato con curiosità da molti appassionati di fantascienza, ci ha d’altro canto inimicato quanti dall’esterno guardavano alla fantascienza come a uno spazio di evasione,crogiolandosi sulla bellezza delle etichette e nell’idea della supposta tenuta stagna dei confini. La sperimentazione sul linguaggio, gli sforzi di coniugare estrapolazioni scientifiche e tecnologiche con una sensibilità umanista, è quello che talvolta ha messo d’accordo tutti sulla difficoltà di leggerci. La vera cosa che però sembra infastidire la gente, è l’impossibilità di classificarci: troppo fantascientifici, o troppo poco; ora troppo protesi verso il futuro, ora troppo rispettosi verso il passato; ora innovatori, ora preservatori (non uso a caso questo termine, tornando con la memoria alle vertiginose pagine della Matrice Spezzata) delle esperienze storiche. Dopotutto così si rischia di voler dire tutto e il contrario di tutto, senza in fin dei conti riuscire a dire nulla… giusto?

Sbagliato.

Ci hanno imposto che la semplicità è un valore, e non voglio arrivare a dire che è stato solo uno dei tanti punti su cui hanno lavorato per poterci ingabbiare negli schemi dell’ordine costituito. Siete tutti troppo intelligenti per capirlo da soli. Eppure la complessità è qualcosa che spaventa, che genera come reazione istintiva l’avversione. E noi che con la teoria del caos pretendiamo di imbastire la colazione dei campioni, noi che ci dilettiamo di equazioni e di elucubrazioni, di matematica e di fisica quantistica, cogliendone a volte consapevolmente e altre anche solo istintivamente la bellezza intrinseca (e sull’estetica dei numeri e della geometria ci si è soffermati nel corso del panel “Orizzonti matematici e abissi quantistici”, sabato pomeriggio, grazie alle intuizioni di Emmanuele Pilia e Roberto Furlani e alla sapiente conduzione del moderatore Emanuele Manco), noi che dibattiamo di paradigma olografico e menti olonomiche, noi, da astrusi connettivisti quali siamo, pretendiamo proprio di esplorare la complessità! Nulla di meno popolare, come si diceva anche nel panel di domenica mattina dedicato al futuro della scrittura fantascientifica.

Altrove le sfumature sono valorizzate, specie se sono più di cinquanta: si pensi alle continue compenetrazioni, su scale infinite e fino a un dettaglio frattale, delle angosce distopiche e degli slanci utopistici di Iain M. Banks, evocato da Salvatore Proietti. Qui da noi, invece, chi si è azzardato a valorizzare in termini letterari l’immaginario scientifico (si pensi a Italo Calvino e Primo Levi) è stato stigmatizzato dai suoi pur autorevolissimi (e in altri casi anche decisamente lungimiranti) colleghi, bollato come refrattario alla vera essenza della letteratura.

Che bisogno avevamo di accostare entità tanto remote come la fantascienza e il crepuscolarismo, il futurismo e la matematica, la transarchitettura e il weird, la realtà aumentata e la poesia? Possiamo esser sembrati pretenziosi, ma non siamo alla ricerca di una qualche forma di autoincensazione. I diversi curatori dei panel, da Alex Tonelli (chiamato a uno sforzo triplo) ad Alessio Brugnoli a Francesco Cortonesi, hanno impostato magnificamente i giri di tavola e i rispettivi interventi con l’intento di valorizzare tanto la scoperta quanto la riscoperta. Le incursioni di Carlo Bordini ed Ettore Fobo nella poesia, le performance di Domenico Mastrapasqua, Francesco Tito e Marco Moretti e della Sauna dei Cinque sono stati momenti di profondo divertimento, oltre che di arricchimento. Il palinsesto parla per noi: i momenti di recupero storico sono stati impostati soprattutto come occasioni di approfondimento e bilanciati dalle presentazioni dei nostri ultimi lavori in uscita o in corso di sviluppo (in campo editoriale ma anche cinematografico e televisivo); e non è mancato lo spazio per il confronto, con panel interi (e di indiscutibile successo) dedicati alle declinazioni della fantascienza nei diversi media (oltre al citato panel conclusivo, vale la pena ricordare quello enciclopedico sull’immaginario fantascientifico tenuto da Salvatore Proietti, Lanfranco Fabriani, Emanuele Manco e Flora Staglianò). I due momenti di maggior richiamo, l’intervento di Bruce Sterling e il dibattito finale sul cinema, sono stati anche quelli in cui i connettivisti si sono “ritratti”, lasciando la scena agli “esterni”: un precursore e dei possibili nuovi compagni di strada. Ed è un peccato, certo, che proprio al momento della chiusura e in occasione di gran parte dell’ultimo evento in cartello, i connettivisti che avevano assicurato una presenza continua e il loro ininterrotto apporto alla discussione per tutta la durata della Next-Fest, fossero ormai già dovuti partire. D’altro canto, a giustificazione di questa presunta “diserzione di massa”, va detto che per quanto baricentrica sia Roma, le ferrovie e le linee aeree non hanno ancora maturato l’efficienza del teletrasporto, e a malincuore fin dal primo pomeriggio di domenica subivamo tutti il richiamo alle nostre vite “aliene” – o meglio, per dirla con quel vecchio saggio poco citato dai connettivisti che fu Isaac Asimov, al nostro “mondo al di fuori della realtà”.

Per tornare al punto, resto convinto che dalla giustapposizione degli elementi scaturiscano nuove prospettive, e nei chiaroscuri risaltino meglio le sfumature della luce così come pure la tenebra. Nel 1968 proprio Calvino invitava a “vivere anche il quotidiano nei termini più lontani“. Dopotutto, nei più remoti orizzonti postumani esplorati dai connettivisti, serpeggia sempre una umanissima e malinconica vena di poesia, che non è nient’altro – parafrasando il compianto Ray Bradbury, magnifica figura di confine tra il cinema e la fantascienza – se non la nostalgia dei futuri possibili, dei futuri che avrebbero potuto essere e non sono stati, dei futuri già perduti.

(2 - segue)

Puntate precedenti:
La guida galattica per non-connettivisti /0
La guida galattica per non-connettivisti /1 - La fantascienza dei due mondi: cinema e letteratura

Nella Zona Morta

Posted on Settembre 12th, 2012 in ROSTA | 4 Comments »

Filippo Radogna, giornalista lucano e grande appassionato di fantastico, mi ha intervistato per le pagine web de La Zona Morta, portale fondato e diretto da Davide Longoni. Desidero ringraziarli entrambi: Davide per l’ospitalità, Filippo per l’attenta e scrupolosa disamina del mio lavoro, che mi ha consentito di dilungarmi su temi che solitamente restano esclusi dalle interviste canoniche. E non sarà l’ultima, perché a breve uscirà una seconda chiacchierata su temi più prettamente legati al fantastico e al connettivismo, di cui vi renderò conto per tempo.

Intanto, mi sembra che, sebbene a scoppio ritardato, Il lungo ritorno di Grigorij Volkolak stia riscuotendo un certo interesse. E inoltre cominciamo a parlare del nuovo romanzo. Ma con Filippo ci siamo dilungati anche sulla situazione italiana in ambito fantastico e non solo, con un occhio di riguardo per le interazioni tra scienza, cultura umanista e tecnologia, spaziando da Vittorio Curtoni a Leonardo Sinisgalli, passando per Carlo Levi e Rocco Scotellaro. E il viaggio è proseguito oltre le frontiere planetarie e fisiche, con Neil Armstrong e Oscar Pistorius. Se siete curiosi, non vi resta che saltare alla prossima schermata.

L’immaginario di SF, tra scienza, tecnologia e linguaggio

Posted on Maggio 7th, 2012 in Connettivismo, Fantascienza, ROSTA | 4 Comments »

Credo che l’intervento sviluppato con Domenico Mastrapasqua in quel di Milano, in occasione della due-giorni del Fanta Festival Mohole lo scorso 30 marzo, sia stato uno dei più incisivi che sia mai riuscito a mettere insieme. Merito di 7di9, che con la padronanza dell’attore di lungo corso ha saputo tenere la scena con il massimo coinvolgimento da parte del pubblico, compensando i miei sproloqui. Per chi volesse sapere di cosa si sia parlato quella sera, e per i presenti che volessero prendere parte al dibattito che il nostro panel interlacciato si proponeva di innescare, da oggi una trascrizione dei contenuti è disponibile su Posthuman.it, per gentile concessione di Mario Gazzola. Buona lettura!

Il lessico del futuro

Posted on Gennaio 3rd, 2012 in Fantascienza | 2 Comments »

Emblematico aprire il nuovo anno con un post sulla fantascienza. Una dichiarazione d’intenti, che richiama in ballo la vecchia questione sulla rilevanza del genere. L’occasione me la offre Cory Doctorow, che sull’edizione on-line di Locus entra nel 2012 sparando fuochi pirotecnici a velocità di curvatura ben al di là dell’orbita terrestre (ringrazio Oedipa Drake per aver segnalato l’intervento su Facebook).

Il ritornello che periodicamente ci viene riproposto è sempre quello: la fantascienza è morta perché il futuro è già qui - bla bla bla - in mezzo a noi - bla bla bla - pronto a vanificare ogni tentativo di anticipazione. Doctorow smentisce e replica con doviziosa ricchezza di argomenti, spiegando come la fantascienza non abbia una funzione predittiva, ma piuttosto ispiratrice, e dimostrando che la storia basta a testimoniare l’efficacia con cui la SF è riuscita ad assolvere a questo ruolo.

Ma la fantascienza non si limita a ispirare: instilla dubbi e sospetti, riflette sui cambiamenti in atto e mostra potenzialità che altrimenti rimarrebbero inespresse. Su cosa? In particolare, sulla tecnologia: la principale preoccupazione di una società come la nostra, che in pratica della tecnologia è diventata una sovrastruttura.

Ed è la science fiction, da sempre, a fornirci i termini per parlare del futuro: le parole del nostro lessico si trovano nei libri di Orwell, di Pohl e Kornbluth, di Dick, di Gibson, giusto per citare i primi nomi che mi sovvengono alla memoria. Sono il glossario che ci permette di capire il nostro presente e che mette illustri tuttologi sprezzanti dei generi in condizione di disquisire del mondo che ci circonda, rendendo le loro elucubrazioni plausibili e comprensibili all’uomo comune che si lascia convincere, senza troppe resistenze, che la fantascienza sia sempre quel passatempo per i ragazzini, con i cannoni laser e i dischi volanti.

Terre rare

Posted on Luglio 1st, 2011 in Accelerazionismo, Futuro, Stigmatikos Logos, Transizioni | 2 Comments »

E’ interessante notare come il nostro stile di vita nel 2011 dipenda da materiali di cui la maggior parte della gente ignora l’esistenza. Occorrerà presto un fondo per gli elementi in via di estinzione? Prima di proiettarci verso la frontiera spaziale, a caccia di berynium nell’orbita di Sirio o di illirio direttamente nel cuore di una supernova…

Autarchia tecnologica

Posted on Luglio 25th, 2010 in Connettivismo, Postumanesimo | 8 Comments »

Charles Stross ha sviluppato sul suo blog una riflessione molto interessante intorno al seguente quesito:

qual è il numero minimo di persone necessarie a mantenere il livello attuale della nostra civiltà tecnologica?

La questione è tutt’altro che irrilevante, specie di fronte ai periodici proclami politici di chi anela un ritorno alla semplicità di un tempo (come mette in evidenza l’autore stesso), ed è inoltre passibile di ulteriori applicazioni, come per esempio a una domanda che non dovrebbe suonare bizzarra a uno scrittore di fantascienza che abbia voluto cimentarsi almeno una volta con uno scenario di civilizzazione interplanetaria:

qual è il numero minimo di persone necessarie per sostenere un processo di colonizzazione spaziale?

La risposta di Stross è che un pianeta può aspirare a conservare un livello tecnologico pari a quello della civiltà che lo ha colonizzato solo con una popolazione confrontabile con una nazione terrestre di taglia medio-alta (la Germania oppure il Giappone, per intenderci). Ogni altra soluzione sarebbe difficilmente in grado di autosostenersi, a meno di un continuo apporto dall’esterno. Il che mi riporta a uno scenario sviluppato qualche mese fa, ma mi ricorda anche che ho un racconto off-world noir da rivedere in tempi stretti.

Appuntamenti milanesi

Posted on Maggio 11th, 2010 in Connettivismo, Fantascienza, Graffiti, ROSTA | 3 Comments »

Milano sempre più capitale della fantascienza italiana? Dopo l’annuncio della prossima Italcon, vi segnalo due appuntamenti a brevissimo termine, che riguardano da vicino il titolare e due amici dello Strano Attrattore.

Si parte con l’arte fantastica di Franco Brambilla, che venerdì prossimo 14 maggio inaugura una nuova mostra presso la Libreria Mursia di via Galvani, 24. A partire dalle 18.30, con la partecipazione di Giuseppe Lippi, Dario Tonani e Paolo Aresi, Franco presenterà al pubblico le illustrazioni originarie che in questi anni hanno impreziosito le copertine di Urania, Urania Collezione e altri lavori dedicati alla fantascienza. La mostra sarà aperta al pubblico fino al 20 maggio. Qui sotto potete ammirare la locandina dell’evento.

Lunedì prossimo, 17 maggio, Dario Tonani ed io parteciperemo invece a un ciclo di tavole rotonde organizzate dal prof. Andrea Rossetti, docente di Informatica Giuridica alla Statale di Milano, in collaborazione con Alessio Lazzati, curatore tra le altre cose del blog di Segretissimo. Il seminario s’intitola “Gli scrittori e la Rete nell’era del sapere digitalizzato” e Dario ed io saremo lì lunedì prossimo, a partire dalle 16.30, per parlare dell’esperienza della fantascienza come filtro per osservare il cambiamento. Il ciclo è cominciato lunedì 10 con Franco Forte. Martedì 18 sarà il turno di der Wolf Sergio “Alan D.” Altieri, mentre il 24 maggio chiuderà in bellezza la coppia esplosiva Stefano Di Marino & Andrea Carlo Cappi.

Gli incontri si terranno presso la sede universitaria di via Festa del Perdono e sono assolutamente aperti al pubblico. Se ci fosse in zona qualche curioso, sa dove trovarci.

Un futuro di +toon, Mbps e kipple

Posted on Marzo 23rd, 2010 in Accelerazionismo, Fantascienza, Futuro, Micro, Proiezioni | No Comments »

Mini-rassegna stampa in attesa di tempi migliori per postare. Per il momento si tratta di due semplici notizie. Ma sono due gran belle notizie. Starà al tempo dirci se promesse e aspettative, per il momento altissime, verranno mantenute.

Ieri avrete letto sul blog di Urania l’annuncio che riguarda l’acquisizione dell’opzione cinematografica di Infect@ da parte di un produttore/sceneggiatore italiano: teniamo le dita incrociate per Dario Tonani, che merita questa e molte altre soddisfazioni ancora.

Oggi invece apprendiamo dell’intenzione del primo ministro labour Gordon Brown di disegnare un futuro digitale per il Regno a venire.

E per la loro attualità segnalo via Repubblica.it due ulteriori letture: in un’intervista della scorsa settimana Roberto Saviano fotografava la triste realtà - politica, sociale, culturale - della Campania; ieri Piero Colaprico ci raccontava la guerra multietnica delle giovani bande nelle nostre città.