Una questione di prospettiva

Posted on Gennaio 21st, 2013 in Connettivismo, Criptogrammi, Postumanesimo, Transizioni | 2 Comments »

Rielaboravo le suggestioni scaturite da diverse letture e visioni degli ultimi giorni, anche alla luce dello spettacolo Dal Big Bang alla civiltà in sei immagini che segnalavo ieri. Viene davvero da pensare a come nell’universo eventi lontanissimi nel tempo e nello spazio siano tra loro connessi. Un po’ come se una trama segreta, invisibile, unisse i diversi punti dello spazio-tempo attraverso una rete di comunicazione, consentendo uno scambio ininterrotto di informazioni. Dal presente al futuro, al passato, e poi di nuovo al futuro, attraverso l’illusorietà dell’attimo presente.

Prendete questa immagine della SN 1604, l’ultima supernova registrata nella nostra galassia, manifestatasi il 9 ottobre 1604 nella costellazione di Ofiuco e oggetto di lunghi e approfonditi studi di Keplero a partire dal 17 ottobre. Una supernova talmente brillante da superare al culmine della sua luminosità qualsiasi altra stella del cielo notturno, restando visibile a occhio nudo nell’arco ininterrotto di diciotto mesi.

Essendo stimata in circa 20.000 anni luce la sua distanza dalla Terra, quando SN 1604 giunse alla fine della sua vita come stella sulla Terra stava volgendo al termine il Paleolitico, il periodo associato allo sviluppo della tecnologia, culminato nell’introduzione dell’agricoltura. Keplero la osservò mentre l’Europa si accingeva a mettere piede nella Guerra dei Trent’Anni (1618-1648), uno dei più sanguinosi conflitti che l’umanità abbia mai conosciuto (il conflitto che - secondo gli studiosi - forgiò la guerra moderna), a sbarcare sulle coste americane con i padri pellegrini imbarcati sulla Mayflower (1620), a portare a definitivo compimento la Rivoluzione scientifica. L’uomo a quel punto aveva la polvere da sparo (per i moschetti degli eserciti che si scontravano nel cuore del Vecchio Continente) e le lenti ottiche (per osservare i corpi celesti e svelare l’infondatezza delle teorie tolemaico-geocentriche). Quattro secoli più tardi, osserviamo quell’epoca con un brivido di orrore e un misto di sollievo e superiorità.

Adesso immaginiamo che oggi una supernova esploda a 20.000 anni luce dalla Terra. Come saranno gli umani che osserveranno la sua luce, tra 20.000 anni? E con quali sentimenti considereranno noi, l’umanità sulla soglia del terzo millennio, perennemente agli albori di qualcosa (l’era spaziale, la Singolarità Tecnologica, la prossima transizione sulla scala di Kardashev)?

Corpi spenti: uno studio d’ambiente e d’epoca

Posted on Novembre 28th, 2011 in Criptogrammi, Sezione π² | 2 Comments »

Una volta definita la prospettiva, la cosa più complessa da predisporre è stata l’ambientazione. E’ stato difficile per una duplice ragione, ma siccome la parte legata all’atmosfera è quella per cui mi sento meglio predisposto per natura (o per semplice pigrizia, in quanto incapace di sviluppare con altrettanta costanza e profondità tutti gli altri aspetti della costruzione di un romanzo) è stata anche la parte del lavoro che mi ha divertito di più. Per me l’ambiente rappresenta un prerequisito indispensabile per ogni storia. Non riesco a scrivere nemmeno una riga senza avere un’idea più che soddisfacente del mondo che la ha generata - e che quindi dovrebbe fare il paio con essa. Spesso le mie storie risultano sbilanciate anche per questo: troppo poca azione rispetto all’atmosfera, piuttosto che per pigrizia proprio per una istintiva esigenza di valorizzare il lavoro compiuto offrendo allo sfondo più inquadrature di quanto sia strettamente richiesto dalla trama (spero comunque che questo non sia il caso di Corpi spenti).

Le due difficoltà cui accennavo in apertura sono queste: da un lato, la continuità con l’ambientazione di Sezione π² imponeva una tenuta della coerenza interna alla saga; dall’altro, sul versante completamente opposto, la natura stessa della Singolarità - che è il presupposto del mondo della Sezione Pi-Quadro - richiedeva un’evoluzione sensibile rispetto allo scenario tracciato nel primo romanzo. La Singolarità, come ricorderete, risulta dalla convergenza rivoluzionaria di settori di ricerca diversi (nanotecnologie, scienze della vita, intelligenza artificiale, cibernetica e computazione quantistica) che ha determinato un’impennata della curva del progresso, producendo esiti imprevedibili nella ricaduta dei loro effetti. La Singolarità ha contribuito a spostare gli anni dopo il 2049 (in cui teoricamente sarebbe «esplosa») molto più lontano da noi di dove li posizionerebbe il calendario. In definitiva, è una sorta di orizzonte degli eventi scientifico-culturale e il suo effetto collaterale è uno shock da futuro.

In un contesto post-singolare, anche pochi mesi equivalgono a diversi anni di progresso secondo il tasso di sviluppo a cui siamo abituati oggi. E siccome tra Sezione π² e Corpi spenti intercorrono diciotto mesi, era necessario mostrare che del tempo fosse trascorso, e che questo tempo corrispondesse a un lasso di tempo molto più lungo rispetto a diciotto mesi attuali. E’ l’effetto inflazionario della Singolarità e chiunque scriva storie ambientate nel cono d’ombra dell’evento deve farci i conti (pensate ad Accelerando). Tutto sommato, le due spinte contrarie tra continuità e cambiamento tendono però anche a compensarsi reciprocamente, e se comunque l’ambientazione compie un bel salto in avanti rispetto al precedente romanzo, dall’altro le loro forze opposte tendono a frenarsi a vicenda e a produrre un nuovo punto di equilibrio che spero i lettori potranno trovare altrettanto - se non più - interessante di quello attorno al quale si sviluppava Sezione π².

Per non rovinare il gusto della scoperta ai lettori più esigenti, mi fermo qua. Prima di chiudere mi limito però a rispondere a un quesito, contenuto in un bel commento apparso da qualche giorno alla pagina dedicata a Sezione π² su Anobii. La mini-recensione è di Paolo Giannuzzi:

Finalmente un noir fantascientifico che non si incarta (o almeno lo fa poco) in frasi edulcorate ad arte, prive di senso, atte spesso ad allungare il brodo. Un ottimo thriller/giallo, laddove la fantascienza è il pretesto per dare al protagonista il potere necessario per districare la matassa in maniera credibile. Tutto è costruito in maniera precisa, con poche concessioni al divagare, e con dei bei personaggi a cui si tende ad affezionarsi (Guzza è il classico esempio del personaggio che il protagonista prova a renderci antipatico al primo incontro, ma poi ci si lega inevitabilmente). Auspico il ritorno dei protagonisti, anche se il finale lascia intendere che la base su cui si fonda tutto (la possibilità di indagare nella mente dei defunti) sia destinata a svanire.

Ecco, innanzitutto vorrei dire che è particolarmente gratificante ricevere un commento simile a quattro anni dall’uscita del romanzo. Denota che il libro è invecchiato bene, malgrado tutto, e questo non può fare che piacere (anzi, a dirla tutta, è una bella iniezione di fiducia). Tornando al punto della questione, la tecnologia dell’upload neurale messa a punto in Estremo Oriente e annunciata nel finale del libro non esclude affatto una continuazione della Pi-Quadro. I necromanti sono diventati obsoleti, certo, per ammissione dello stesso Briganti. Ma non per le loro prerogative - dopotutto, il loro ruolo resta inalterato, sia che dei cadaveri si possano recuperare le coscienze sia che invece la loro coscienza resti condannata alla morte entropica - quanto piuttosto per i pretesti etici che la politica farebbe presto a strumentalizzare e piegare alle proprie necessità. Se un individuo può essere “resuscitato”, infatti, l’indagine psicografica può diventare un’interferenza nella sfera privata. E la Pi-Quadro si è già fatta numerosi nemici, tra i signori di Napoli. Nel 2061 qualcuno potrebbe volergliela far pagare.

Di Guzza e degli altri, invece, parleremo la prossima volta.

Corpi spenti: una questione di prospettiva

Posted on Novembre 23rd, 2011 in Criptogrammi, Sezione π² | 6 Comments »

Quando mi sono messo al lavoro su Corpi spenti, avevo un’unica cosa ben chiara in mente: scrivere un seguito di Sezione π² che ne rappresentasse allo stesso tempo un approfondimento e una discontinuità. Avevo un’idea in mente per lo scenario, avevo un gruppo di protagonisti ereditati dal primo romanzo, con una buona alchimia già espressa in quella sede ma con una riserva di potenziale abbastanza cospicua ancora da esprimere. Quello che mi serviva, senza girarci intorno, era l’angolo giusto: la giusta prospettiva da cui inquadrare la scena e i soggetti che interagivano in essa.

Dopo una serie di pianificazioni, tentativi di implementazione, ripensamenti, ripianificazioni, altri tentativi, conseguenti ripensamenti e così via, mi sono convinto che quello di cui avevo bisogno era uno scarto rispetto a Sezione π². Avevo inquadrato uno scorcio del futuro, in quel romanzo, ma c’erano ancora diversi particolari di cui s’intuiva l’importanza ma che restavano tuttavia poco distinti e che meritavano per questo una messa a fuoco. Era come scrutare la fuga prospettica di una strada e cercare di decodificare le caratteristiche del paesaggio urbano dalla posizione in cui mi trovavo. Non potevo pensare di ottenere il risultato che mi prefiggevo continuando a osservare l’angolo di Napoli post-Singolarità dallo stesso punto, standomene fermo sullo stesso marciapiede.

Per questo ho deciso di attraversare la strada.

La parallasse è un trucco che al liceo scientifico insegnano al primo anno di fisica. Una volta, almeno, era così. Nella parallasse stellare si sfrutta la rivoluzione della Terra intorno al Sole per misurare la distanza di un corpo celeste esterno al sistema solare, magari distante anche centinaia di anni-luce. La tecnica richiede come requisito la conoscenza del raggio dell’orbita terrestre: osservando una stella a distanza di sei mesi, basta un calcolo di pura trigonometria per determinarne la distanza. Non è uno strumento facile da adoperare, richiede estrema accuratezza e le distanze stellari impongono la massima precisione degli strumenti, ma funziona. E’ scientifico.

Attraversando la strada, i dettagli di superficie che mi avevano colpito durante la precedente indagine di Briganti hanno subito delle variazioni. Uno slittamento, come mi piace pensare, che ha imposto un paradigm shift, un mutamento di paradigma.

Alcuni particolari si sono rivelati poco più che accessori, altri sono improvvisamente risaltati, altri ancora sono emersi dagli angoli ciechi e dai coni d’ombra che inesorabilmente viziavano la precedente angolazione. Non che quella fosse sbagliata, intendiamoci. Però era solo una delle tante possibili. Abbastanza buona da garantire una visuale interessante, ma sicuramente insufficiente per cogliere il panorama nella sua interezza. Non che m’illuda sull’esistenza di una prospettiva esauriente in tal senso, almeno non restando vincolati ai gradi di libertà del piano stradale. E proprio come in una grande città attraversare una strada trafficata espone a dei rischi, così ottenere questa nuova visuale ha comportato una certa difficoltà: mi sono dovuto adeguare a un ritmo diverso, con scatti in avanti e battute d’arresto per evitare di farmi investire. Ma il cambio di prospettiva è valso lo scarto che mi proponevo di perseguire.

A bocce ferme, con tutta la soddisfazione ricavata dalla nuova angolazione guadagnata, resta una lezione che mi tornerà certamente utile alla prossima prova: la prossima volta non basterà attraversare la strada. Per guadagnare una visuale utile mi toccherà intrufolarmi in qualche palazzo e infilarmi di straforo in un ascensore. Sfidando le strutture di sicurezza dell’edificio, forzando le serrature per arrivare fino in cima, resistendo alle vertigini per rispettare le aspettative che lascia presagire questa seconda avventura delle Cronache del Kipple.

Cose lette in giro per la rete

Posted on Ottobre 13th, 2011 in Connettivismo, Fantascienza, ROSTA | No Comments »

Il ritorno alla SF di Ridley Scott sta generando un’attesa a dir poco spasmodica. L’ultimo tassello di una lunga trama di illazioni, anticipazioni e piccole rivelazioni intorno a Prometheus è l’intervista a Noomi Rapace riportata da Fantascienza.com. La data da segnare è l’8 giugno 2012, ma la prossima estate il kolossal che promette di ridisegnare l’immaginario di genere e non solo (il paragone con Avatar per il 3D e Inception per la complessità che se ne riesce a presagire e la parentela con entrambi per l’ambizione che traspare dalle dichiarazioni del regista è scontato) avrà almeno un rivale alla sua altezza: proprio Christopher Nolan con il suo The Dark Knight Rises, capitolo conclusivo della sua visionaria trilogia dedicata all’uomo-pipistrello (un paio di link da Fantasy Magazine, giusto per stimolare un po’ le papille gustative).

Dal cinema alla letteratura. L’evento fantascientifico della prossima stagione sarà a quanto pare la scanzonata scorribanda nel dopo-Singolarità di Cory Doctorow e Charles Stross, per cui vi rimando all’esaustivo articolo di Maurizio Del Santo pubblicato oggi su Fantascienza.com. Negli ultimi giorni due belle interviste a firma di Lucius Etruscus sono uscite su Thriller Magazine: Cristiana Astori parla di Tutto quel nero, un bel noir per cinefili attualmente in libreria, di cui conto di riparlare a breve; il grande Sergio “Alan D.” Altieri rilascia una lunga e completa intervista su Underworlds, la sua quarta antologia per TEA, e non solo.

Per finire in bellezza, Francesco Cortonesi (ricordate NOF 4? be’, il Corto è da poco sbarcato in libreria con la sua ultima fatica letteraria, Gotham Polaroid) è ospite delle pagine dell’edizione fiorentina del Corriere della Sera, a cui ha rilasciato un’intervista molto interessante. Al di là del solito titolo d’impatto, l’articolo suggerisce molte riflessioni, che in qualche misura vanno a riallacciarsi al filo dei pensieri dei giorni scorsi. Francesco è tutt’altro che uno «scrittore fallito», ma al contrario una delle menti più eclettiche e innovative tra quante hanno dato il loro apporto al connettivismo, e la sua voce è tra le più personali del fantastico italiano. Voglio concludere condividendo un suo dubbio:

“Mi spaventa che non riusciamo più a soffermarci sulle cose. Il mondo progredirà ugualmente, ma nel frattempo quanti concetti ci sfuggiranno dalle mani e da un cervello disabituato a riflettere?”

Una sera al circo post-umano

Posted on Marzo 12th, 2011 in Fantascienza, Letture, ROSTA | No Comments »

La mia recensione del Circo dei gatti di Vishnu di Ian McDonald è on-line su Fantascienza.com: dopo La moglie del djinn, ancora una fiera di trovate fantasmagoriche per un affresco visionario e credibile dell’India del prossimo futuro.

Riserva di caccia

Posted on Gennaio 24th, 2011 in Criptogrammi, Futuro, Sezione π² | 10 Comments »

Aggiornamento sullo stato della scrittura, per tutti gli amici che nelle ultime settimane mi hanno chiesto - e aspettano - notizie più precise sui miei lavori. Mi aspetta un mese intenso e quindi potrei continuare a latitare da queste pagine ancora per qualche tempo. Oltre a due racconti già abbozzati ma ancora da scrivere, centrale resta chiaramente il lavoro sul romanzo. Di Corpi spenti vi ho già parlato in diverse occasioni, ma qui mi preme concentrarmi su un aspetto del romanzo che ho ritrovati in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera da Ermanno Rea, che di Napoli è stata una delle principali voci del Novecento, ma non solo.

«Oggi guardo con interesse a quelli che si occupano di economia alternativa e non inquinante: il Mezzogiorno potrebbe diventare una macroregione autonoma - senza parlare di secessione, ovviamente! - sulla falsariga anche del concetto di decrescita elaborato da Latouche, per esempio». Concretamente? «Affidare a un pool di intelligenze il progetto di un nuovo sviluppo, la mappatura dei problemi aperti, la speranza di mobilitazione delle coscienze, il compito di elaborare una prospettiva di futuro. Napoli è una città che non conosce se stessa».

Un passo indietro. Gli amici con cui mi sono più intensamente consultato durante la stesura di Corpi spenti sanno che la storia si svolge in un arco temporale di circa un mese, a ridosso delle imminenti votazioni che daranno il primo governo eletto dal popolo al neonato Territorio Autonomo del Mezzogiorno, istituito per decreto del Presidente della Repubblica nel dicembre del 2060. Nel duecentenario dell’Unità d’Italia, ecco che l’Italia si spacca: non è però la Padania a dichiarare la Secessione, al contrario è Bassitalia a staccarsi dalla penisola, come una coda di lucertola. Le spiegazioni di questa soluzione (prendetelo pure come un antipasto del romanzo) sono fondamentalmente due: in prima battuta attuare una secessione morbida, senza cioè dare l’idea della parte più ricca del paese che si lascia indietro quella più povera, ma al contrario caricando questa soluzione della valenza politica di un’opportunità di riscatto e progresso per il Sud (sul modello delle zone economiche speciali cinesi); in seconda istanza, creare una vera e propria Riserva di caccia per i signori di quest’Italietta futura post-democratica e neofeudale. In sintesi, fare di Bassitalia qualcosa che somiglia pericolosamente al Messico delle maquiladoras per il NAFTA, con Napoli che infatti diventa lo spettro di Ciudad Juarez.

Uno dei partiti che si contendono il controllo politico di questa Riserva fa riferimento a un movimento regressionista, che predica per voce del suo leader - un pastore evangelico che ricorda il Floyd Jones di PKD ma che… no, meglio rimandare i dettagli - una dottrina di anti-sviluppo come antidoto alle storture comportate dalla pessima gestione del progresso e delle sue opportunità. E’ una reazione alla Singolarità, che già in questo romanzo assume connotati culturali camaleontici per riflettere un nuovo assetto geopolitico emergente (e che verrà meglio esplorato in un romanzo breve che vedrà presto la luce, spin-off del filone principale di queste Cronache del Kipple). Non il modo più razionale per affrontare i problemi della città assediata dal Kipple, ma - si sa - facendo leva sull’insoddisfazione di pancia delle masse si possono strappare risultati importanti.

Ecco, vedere che qualcun altro ha avuto un’idea simile alla mia, e che in essa riverberano spunti e suggestioni molto simili pur approdando a due esiti completamente antitetici, forse dovrebbe infastidirmi, e invece mi rende ancora più orgoglioso per aver deciso di giostrare il romanzo intorno a quest’idea, anche con la valida incitazione degli amici con cui nei mesi scorsi mi sono confrontato. Perché significa che c’è un meme, nell’aria, e io l’ho recepito al pari di altri più svegli di me. Di sicuro, se mi fossi lasciato sfuggire un’opportunità di critica come questa, avrei sentito meno completo il romanzo, che si avvia felicemente alla conclusione attraverso la sua terza e ultima parte.

Da Napoli, 2061, per il momento è tutto. Restate in ascolto.

[Immagine pubblicata per gentile concessione di 3pad.]

Ancora nel Vortice

Posted on Ottobre 5th, 2010 in Connettivismo, ROSTA | 6 Comments »

L’ora di Malin Kurylenko è finalmente arrivata. Me ne ha appena dato notizia l’editore, annunciandomi che da domani pomeriggio sarà su Bookrepublic e nel frattempo si trova già in approvazione per Amazon. L’uscita dell’e-book è stata anche l’occasione per iscrivermi a Goodreads.com (la pagina d’autore è stata predisposta da Giuseppe Granieri, che ringrazio), che rischia di diventare una droga peggiore di Anobii… Considerando il work in progress sul sito di 40k Books, ne approfitto per aggiornare anche il link alla pagina ufficiale della novelette.

Da quelle parti mi sto ancora acclimatando, ma qui mi piacerebbe spendere due parole su Codice Arrowhead, che nasce con un altro titolo per la rivista di cultura connettivista Next, e che adesso si accinge a vivere una seconda vita in formato elettronico. O meglio, avendone già parlato a suo tempo, tornarci sopra per una presentazione mirata a questa uscita.

Codice Arrowhead è la storia di una caccia. Come nella più classica delle cacce, ben presto si perdono le coordinate che ci permettono di distinguere il cacciatore dalla preda. E come ancor più spesso accade nelle cose che scrivo, l’ambientazione reclama l’attenzione del lettore. Questa volta - per la prima volta nella mia fiction - siamo in Medio Oriente, in un’immaginaria città della West Bank, la Cisgiordania occupata da Israele, che qui è anche il luogo di un’anomalia psicogeografica, un vortice temporale che porta epoche diverse a sovrapporsi sul cuore della Città Vecchia di Yass-Waddah. E’ un ritorno nella Zona, ma in circostanze più dinamiche (con un’interessante, per me, deriva spionistica) di quanto non avvenisse nel racconto omonimo incluso in Revenant. Quaggiù la sopravvivenza diventa davvero questione di un millimetro o, a seconda dei punti di vista, di una frazione di secondo. Eppure qualcuno sembrerebbe avervi insediato la propria base operativa. Qualcuno che forse è qualcosa di diverso da quello che tutti credono, compresa Malin Kurylenko. E che con lei potrebbe stringere un patto…

Questo è l’incipit:

L’attività della contraerei intesseva una fitta ragnatela fluorescente nel cielo di Yass-Waddah, Z.I. Le microluci danzavano sul campo virtuale delle retine di Malin, scandendo l’astrazione di una musica visiva. Una barriera intangibile tagliava fuori dal suo sensorium il tuono delle esplosioni, relegato in uno spazio esterno che sembrava distante anni luce da lei.

Sulle strade si depositava la polvere del tempo, strappata ai muri e ai tetti da decenni di fiera e insensata battaglia, quando un avviso acustico reclamò la sua attenzione.

Il rilevatore di movimento aveva individuato qualcosa alla sua destra. Ne trasmise la localizzazione al display tattico e l’immagine a infrarossi di un gatto si sovrappose al suo campo visivo. Il felino alzò la testa dai rifiuti in cui stava rovistando e scrutò l’intrusa con occhi scintillanti e vibrisse in allerta, cacciando un miagolio di sfida.

– Hai ragione, gatto. Scusa se ho interrotto la tua cena – disse la ragazza, consapevole della registrazione operata dalla tuta cibernetica. – Tolgo subito il disturbo.

L’imprevisto l’aveva lasciata senza fiato. Approfittò dei secondi necessari a recuperare il biocontrollo per valutare la propria posizione nel reticolo topografico della Città Vecchia. Non era lontana dal cuore del Vortice. Dopo tre ore di ricognizione non aveva ancora scorto tracce del comandante Hawksmore, né degli enfants terribles.

Codice Arrowhead è un racconto sulla guerra, quando la guerra diventa una condizione mentale. Ed è un racconto sul cambiamento e sulle diverse velocità che le persone dimostrano nell’adattarsi al passo dei tempi. Deve molto a diversi grandi scrittori, di genere (Alan D. Altieri, Richard K. Morgan, Greg Egan) e non (William S. Burroughs, Jorge Luis Borges), senza la cui lezione non sarebbe mai stato scritto. Spero che possa restituirvi almeno in parte l’angoscia che mi ha riservato la sua stesura.

Codice Arrowhead

Posted on Luglio 18th, 2010 in Connettivismo, ROSTA | 5 Comments »

Codice Arrowhead è il mio primo e-book e sarà disponibile sul mercato a partire dalla fine del mese. L’editore DigitPub, di cui 40k è il marchio che contrassegna un catalogo già alquanto variegato, sta rinnovando in questi giorni il suo sito web per accompagnare al meglio il lancio della prima ondata di titoli. Come ci viene spiegato in questo post, i nostri sono ancora all’opera ma hanno deciso di aprire la porta della redazione per mostrarci come si lavora. Nell’era del web 2.x e dei social network, mi sembra un approccio decisamente al passo con i tempi. Quindi l’invito è ad avere un po’ di pazienza se i link dovessero saltare nei prossimi giorni, è solo il prezzo da pagare per godere di un’angolazione inedita e tutto sommato privilegiata su un modo nuovo di fare i libri.

Al momento di questo mio esordio elettronico, mi troverò nell’onorevolissima compagnia di autori del calibro di Bruce Sterling (con ben 2 titoli, tra cui Cigno nero già apparso su “Robot”), Dario Tonani (con il finalista al premio Italia Cardanica, anch’esso già uscito su “Robot”) e lavori inediti in Italia di Rhys Hughes, Mike Resnick, Jacob Appel e del titanico Paul Di Filippo. Si potrebbe chiedere di più? Credo di no…

Mi tocca a maggior ragione ringraziare Giuseppe Granieri (Direttore Editoriale di Fortykey) ed Elisabetta Vernier (che ci ha messi in contatto). Il racconto selezionato è una riedizione (con un titolo, ammettiamolo, di maggiore impatto) di Nell’occhio del Vortice con gli spettri del tempo, già apparso sull’iterazione 14 di Next. Una spy-story di ambientazione bellica, con un contorno molto fantascientifico. Benvenuti nel XXI secolo…

Pi-Day 2010

Posted on Marzo 14th, 2010 in Connettivismo, Sezione π² | 25 Comments »

Oggi è il Pi-Day. Anche quest’anno è arrivato e Google ce lo ha ricordato alla sua maniera:

Nel post dello scorso anno troverete un po’ di link utili da esplorare. Quest’anno mi preme segnalare ai lettori interessati anche alle mie attività collaterali al blog che, dopo tre anni e un mucchio di appunti, rimescolamenti di carte, riflessioni, discussioni con gli amici, dietro-front, reset e restart, mi trovo da qualche settimana al lavoro sul possibile seguito di Sezione π². A prescindere da come evolverà il progetto nei prossimi mesi, mi sembra il giorno adatto per annunciarlo.

Riprendere lo scenario e i personaggi di un lavoro precedente è un’impresa impegnativa. Le maggiori riserve su questo tentativo di serialità nascevano in massima parte dall’aver lasciato trascorrere molto tempo dall’indagine della Pi-Quadro che aveva presentato ai lettori di “Urania” Vincenzo Briganti e il suo lento sprofondare nel Kipple. L’anno scorso sono in effetti arrivato a chiedermi se non fosse passato troppo tempo per provare a dare un seguito a quella storia. E mi sono incartato sul dubbio per lunghi mesi, mentre portavo avanti altri progetti di scrittura: progetti collettivi o solitari, ma sempre in grado di assorbire molte energie, e questo è stato un bene. Perché in questo modo ho lasciato che il lavoro e la fatica prosciugassero progressivamente le mie incertezze e le mie riserve, distillandone gli elementi salienti su cui avrei dovuto concentrare la mia attenzione. Questo mi ha permesso di capire alcune cose e di mettere bene a fuoco i punti cardine su cui avrei dovuto agire.

Come risultato, al giro di boa dal 2009 al 2010 mi sono ritrovato con le idee chiare per ciò che avrei dovuto scrivere. Ho una storia, ho dei personaggi appena presentati nel primo volume ma degni di ulteriore spazio di approfondimento e uno scenario magmatico che va evolvendo oltre il fronte d’onda della Singolarità, quel bordo d’attacco logorato del meccanismo fuori giri della Storia. E ho 50.000 caratteri in Word che rappresentano un buon inizio per portare avanti il progetto. Ho anche un titolo di lavoro, provvisorio come sono tutti i work in progress: Corpi spenti.

Ne riparleremo.

Fringe - Episodio Pilota

Posted on Marzo 10th, 2010 in Fantascienza, On air | 4 Comments »

Fringe come fringe science (la scienza di confine che raccoglie sotto la propria accezione tutte quelle teorie oggetto di controversia e per questo relegate al di fuori della scienza ufficiale) si qualifica fin dal titolo come un progetto borderline. Un po’ X-Files, un po’ Alias, mantiene la sua promessa di muoversi nei territori indefiniti del crepuscolo (per citare un’altra serie di culto di qualche decade fa), puntando sulle suggestioni delle teorie non convenzionali che fioriscono ai margini delle correnti di pensiero consolidate e riconosciute dal mondo accademico. In anni di terrore come questi trascorsi e di cui ancora ci tiriamo dietro gli strascichi, un buon dosaggio di questi elementi con il ponderato apporto di qualche teoria cospirativa di ampio respiro (Dick docet) può servire a confezionare una miscela dal potenziale esplosivo molto, molto alto. E la formula che J.J. Abrams, Alex Kurtzman e Roberto Orci hanno scelto per questo loro progetto congiunto (2008), dalla gestazione parallela al rilancio cinematografico del marchio di Star Trek, almeno a giudicare dall’episodio pilota “Il laboratorio del dottor Bishop” funziona alla grande.

In maniera molto succinta, la trama vede l’agente dell’FBI Olivia Dunham (interpretata dall’attrice australiana Anna Torv, classe 1979) alle prese con un caso anomalo di terrorismo nei cieli, che ben presto la coinvolge sul piano privato. Il volo 627 da Amburgo atterra all’aeroporto di Boston con un carico di morte: praticamente tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio a bordo sono cadaveri in avanzato stato di decomposizione. Il caso viene affidato a un gruppo interforze coordinato dal Dipartimento di Sicurezza Interna (DHS) e a cui viene assegnata l’agente Dunham. Nel corso delle indagini, il suo partner (sul lavoro e nella vita) rimane gravemente ferito e l’unico modo di salvargli la vita si rivela fin da subito il coinvolgimento di un biologo di Harvard. Il problema è che da diciassette anni lo scienziato (John Noble) vive segregato in manicomio a seguito degli esiti discutibili di certi esperimenti molto contestati dai suoi colleghi. Con l’aiuto del figlio (Joshua Jackson) divenuto nel frattempo un genio della truffa, Olivia riesce a tirare il dottor Walter Bishop fuori dal suo ricovero forzato e si avventura sotto la sua discutibile guida sulla lama affilata di un’indagine sempre più pericolosa, in bilico tra le macchinazioni della Massive Dynamic, una multinazionale legata a doppio filo con il passato di Bishop, e le insidie di una scienza sempre più lontana dalle nostre certezze acquisite.

Il plot si dispiega con efficacia e non senza sussulti spettacolari nei 90 minuti circa dell’episodio pilota, forte del budget di 10 milioni di dollari investito dalla Bad Robot di Abrams con il sostegno della Warner Bros Television. I colpi di scena non mancano e si segnala per un’atmosfera tenuta abilmente sospesa nell’attesa di qualche imminente cattiva sorpresa. E le cattive sorprese, in effetti, non mancano affatto. La Massive Dynamic è una multinazionale che richiama tanto la Cyberdyne Systems di Terminator quanto la famigerata Dharma del franchise feticcio di Abrams, Lost: della prima condivide il coinvolgimento sulla frontiera dell’avanguardia tecnologica (e la Singolarità Tecnologica viene richiamata in maniera esplicita da una dirigente-cyborg in una delle scene clou dell’episodio), della seconda l’implicazione in un piano segreto la cui portata sfugge alle singole persone come pure ai governi (The Pattern, che nell’adattamento italiano diventa “lo Schema”). Fatti singolari, all’apparenza inspiegabili, si accumulano così lungo il percorso, tenendo vivo l’interesse e la curiosità dello spettatore come accadeva nelle primissime, eccellenti stagioni di X-Files.

La scena sicuramente dal maggiore impatto visivo ed emotivo risulta quella della proiezione delle coscienze di Olivia Dunham e del suo collega in coma in uno spazio onirico condiviso: l’uso di droghe neurotrope come l’LSD per il raggiungimento dello scopo testimonia inoltre di un coraggio produttivo nient’affatto scontato per un serial televisivo destinato al grande pubblico come questo. E nel prosieguo della prima stagione sono previste vette ancora più audaci nella rottura dei tabù, man mano che lo Schema andrà dispiegandosi. Il tutto assistito dalle consuete strategie virali di Abrams che già hanno fatto la fortuna di Lost e di Cloverfield, e con una punta di azzardo estetico aggiuntivo nella concezione di didascalie tridimensionali dal forte sapore di augmented reality. La Fox ha mandato in onda finora le prime 2 stagioni di Fringe, rispettivamente di 21 episodi da 50′ e 22 episodi da 43′. Lo scorso 6 marzo è stato annunciato il rinnovo per una terza stagione, che dovrebbe svolgersi in altri 22 episodi.