Addio, Ric

Posted on Gennaio 15th, 2013 in Fantascienza, ROSTA | 2 Comments »

Spiace riprendere l’attività sul blog dopo un mese e mezzo di silenzio con una così brutta notizia, ma non si può sorvolare sul ricordo di una persona come quella che ci ha lasciato ieri. Riccardo Valla è morto a 71 anni stroncato da un infarto (per i dettagli vi rimando alle notizie di Fantascienza.com e Fantasy Magazine, con i ricordi di Silvio Sosio ed Emanuele Manco). Dopo Ernesto Vegetti e Vittorio Curtoni è un altro durissimo colpo per la comunità letteraria di appassionati di fantascienza e fantastico: una colonna portante che viene meno.

Valla aveva esordito nel campo reclutato da Gianfranco Viviani nei primi anni ‘70 per curare le collane dedicate al fantastico e alla SF della casa editrice Nord. E Ric aveva lasciato il segno, contribuendo a plasmare il gusto e la consapevolezza di intere generazioni, svolgendo in libreria il lavoro che parallelamente veniva svolto - in epoche diverse - da collane come Galassia e riviste come Robot. In questa veste, la sua presenza incomberà sempre sulla mia collezione di libri.

Ma Riccardo era anche un fine traduttore e probabilmente milioni di lettori italiani hanno potuto apprezzare Dan Brown al di là degli effettivi meriti del Codice Da Vinci proprio grazie al suo lavoro di adattamento. Ric, con il sarcasmo che lo distingueva, dedicò all’opera anche una parodia, pubblicata a puntate su Carmilla. E soprattutto Ric era un appassionato eclettico, capace di spaziare a 360° su tutti i fronti del sapere: era capace di intrattenere per ore e ore l’interlocutore di turno saltando dalle illustrazioni d’epoca alla scienza di frontiera, dal cinema all’epica norrena. Un uomo rinascimentale, a tutti gli effetti. Brillante, curioso, colto, acuto.

Ricordo la prima sera della mia prima Italcon, trascorsa in compagnia sua e di Antonino Fazio, divagando dagli intenti del connettivismo (all’epoca ancora agli esordi) all’arte, alla fotografia. Ricordo che Ric ammetteva di aver smesso di leggere fantascienza da tempo e che negli ultimi anni il suo interesse si concentrava prevalentemente sulla protofantascienza (emblematico della sua rinnovata passione è questo articolo su Albert Robida) e forte dei suoi studi aveva accettato di contribuire a Next International con un articolo sul futurismo. Ma se la conversazione scivolava verso le frontiere del postumano, la sua cultura sconfinata e la sua sensibilità innata gli permettevano di supplire brillantemente alle letture mancate. Dopotutto, Valla aveva contribuito anche al successo di Greg Egan presso la comunità SF italiana, e dopo aver tradotto (e naturalmente capito - cosa fondamentale per poter renderli fruibile ai lettori) i suoi lavori poteva agevolmente proiettarsi verso le frontiere speculative esplorate dai suoi eredi.

La sua scomparsa improvvisa ci lascia tutti più poveri.

In memoria di Riccardo Valla la NeoRepubblica di Torriglia ha proclamato il 14 gennaio 2013 giorno di lutto nazionale, al pari del 17 gennaio 2010 (in memoria di Ernesto Vegetti) e del 4 ottobre 2011 (in memoria di Vittorio Curtoni).

Interviste notturne

Posted on Settembre 17th, 2012 in ROSTA | 7 Comments »

Nick Parisi mi ha intervistato per il suo blog: Nocturnia. Dopo quella sulla Zona Morta, a stretto giro, una nuova occasione per parlare di temi relativi al fantastico, all’immaginario, al connettivismo e ai miei lavori. Non posso esimermi dal ringraziare il titolare del blog, per il terzo grado e per la bella presentazione che ha pubblicato nei giorni scorsi, corredandola con una foto segnaletica che urla vendetta…

Il lungo ritorno di Robot

Posted on Aprile 4th, 2012 in Connettivismo | 5 Comments »

Sta arrivando il nuovo numero di Robot e con questo sono 65. Il primo senza il Vic al comando - o comunque nelle retrovie a guidare l’azione dei suoi facenti funzione - segna l’approdo ufficiale in plancia di comando di Silvio Sosio. Comparire in questo numero ha quindi un sapore agrodolce per me, considerando la mia venerazione per la creatura di Curtoni. Al contempo, sono tuttavia certo che S* saprà portare avanti la lezione del Direttore, con rispetto e lungimiranza. Il nuovo curatore non ha bisogno né di presentazioni né di endorsement: è uno del mestiere, sa quello che lo aspetta e saprà tener fede alle aspettative che Robot ha coltivato nell’arco della sua storia più che trentennale. E provando a mettermi per un attimo nei suoi panni, avverto il peso della responsabilità di cui si sta facendo carico.

Venendo a noi, Il lungo ritorno di Grigorij Volkolak è una storia particolare. Innanzitutto, come avvisa la presentazione del numero, è lungo davvero: nella struttura se non nella lunghezza effettiva è praticamente una novella (tecnicamente non rientra nei limiti della categoria per meno di 1.000 parole, un’inezia). Segue le vicissitudini di un certo numero di personaggi sul pianeta Arkhangel, dilaniato da una guerra fredda tra i due blocchi politici che se ne contendono l’egemonia: uno stato di polizia che è ufficialmente un Protettorato della futura umanità interstellare, e una nazione ribelle che osteggia qualsiasi patto con gli uomini delle stelle. Questa società che si è sparsa nel cosmo è l’Ecumene e comprende: a) i pianeti in quarantena o interdetti (una sorta di riserve biologiche, tagliate fuori dai traffici e da ogni contatto con l’esterno); b) i pianeti avviati al Piano di Conduzione Illuminata (parzialmente aperti all’esterno, in trattativa per entrare a tutti gli effetti nel consesso interstellare); c) la cosiddetta Trascendenza (la società postumana che intreccia scambi e le relazioni tra i diversi pianeti e habitat spaziali «abilitati»).

Uno scenario piuttosto complesso, che fa da sfondo a diversi altri racconti, come per esempio Stazione delle maree (sull’ottava iterazione di NeXT) oppure il dittico Orizzonte degli eventi / Vanishing Point (a cui conto di aggiungere nei prossimi mesi un terzo segmento narrativo, sempre grazie all’invito e al sostegno di Continuum e del suo curatore Roberto Furlani), più qualche altro pezzo che ho nel cassetto.

Grigorij Volkolak è un analista cibernetico di II classe, membro dell’equipaggio di una nave della Gilda, che fa ritorno ad Arkhangel, suo pianeta natale, e si ritrova invischiato suo malgrado in una missione segreta. Una storia a metà tra spy-story e hard-boiled si dipana per le strade della sua capitale, Yongmingcheng, che interseca influenze dalle antiche culture terrestri di Cina, Russia, India, Giappone e mondo anglosassone.

Bay Area Night Panorama, by D. H. Parks.

Una curiosità: Yongmingcheng è l’antico nome con cui veniva indicata sulle mappe della Dinastia Yuan (1271-1368) la città di Vladivostok. Significa letteralmente “la città della luce eterna”. Mi sembrava appropriato, per un pianeta pronto alla prima transizione sulla Scala di Kardashev, assunto nel processo di Illuminazione.

Nella mia Yongmingcheng immaginaria, coesistono i bassifondi di Hong Kong con Corona Heights e il Tenderloin, e un funzionario statale ha riprodotto quella meraviglia del Giardino di Pietra di Chandigarh, con lo stile visionario di Sabato Rodia, anche se ormai la sua opera lasciata in abbandono e invasa dalla vegetazione versa in avanzato stato di decadimento.

Altri retroscena, se vorrete, nei prossimi giorni. Sempre su queste frequenze.

Rock Garden of Chandigarh, by igb.

Next in e-book

Posted on Novembre 9th, 2011 in Connettivismo, ROSTA | No Comments »

Torna disponibile in formato elettronico l’intera numerazione di Next, il bollettino di cultura connettivista fondato nel 2005 e tutt’ora in attività sotto la direzione di Sandro Zoon Battisti. Da qualche giorno la rivista vincitrice del Premio Italia 2011 per le fanzine è disponibile nell’edicola Ultima Kiosk. A darne notizia è lo stesso curatore, su Fantascienza.com.

Next Days

Posted on Giugno 9th, 2011 in Connettivismo, ROSTA | 8 Comments »

Niente condensa meglio di questa foto e delle parole di Zoon il residuo emotivo lasciatoci addosso dalla quattro-giorni dei Delos Days. Da sinistra a destra: il sottoscritto, Marco “Antares666″ Moretti, Sandro “Zoon” Battisti, Francesco Verso, Lukha Kremo Baroncinij e Giovanni Agnoloni.

Ringrazio ancora una volta tutti, dall’organizzazione ineccepibile agli amici ritrovati e a quelli nuovi, per le chiacchierate, le birre, i libri e tutto il resto. E per Next, che alla quinta candidatura vince un meritatissimo Premio Italia. Complimenti a Zoon e a quanti ci lavorano con passione, senza mai far mancare il loro apporto e il loro sostegno. E ovviamente ai lettori, che non hanno fatto mancare il loro appoggio nemmeno a Next-Station.org, visto che il pezzo di Salvatore Proietti su L’algoritmo bianco è risultato il migliore nella categoria articoli non professionali.

L’uscita di SuperNext sembra arrivare proprio alla perfezione, per coronare l’occorrenza. Grazie quindi ad Alex “Logos” Tonelli e Domenico “7di9″ Mastrapasqua per la tempestività e la dedizione.

Ormai può sembrare inflazionato, ma noi saremo tutto.

Premio Italia 2011: annunciati i finalisti

Posted on Aprile 18th, 2011 in Connettivismo, ROSTA | 16 Comments »

Fantascienza.com ha pubblicato i risultati della prima fase del Premio Italia 2011. Accedono in finale Next (che si giocherà un ballottaggio con la stupenda Hypnos) e Next Station, e un buon numero di amici e lavori di amici, connettivisti e non. Complimenti a tutti e grazie a chi si è ricordato delle mie cose in sede di voto.

Ancora nel Vortice

Posted on Ottobre 5th, 2010 in Connettivismo, ROSTA | 6 Comments »

L’ora di Malin Kurylenko è finalmente arrivata. Me ne ha appena dato notizia l’editore, annunciandomi che da domani pomeriggio sarà su Bookrepublic e nel frattempo si trova già in approvazione per Amazon. L’uscita dell’e-book è stata anche l’occasione per iscrivermi a Goodreads.com (la pagina d’autore è stata predisposta da Giuseppe Granieri, che ringrazio), che rischia di diventare una droga peggiore di Anobii… Considerando il work in progress sul sito di 40k Books, ne approfitto per aggiornare anche il link alla pagina ufficiale della novelette.

Da quelle parti mi sto ancora acclimatando, ma qui mi piacerebbe spendere due parole su Codice Arrowhead, che nasce con un altro titolo per la rivista di cultura connettivista Next, e che adesso si accinge a vivere una seconda vita in formato elettronico. O meglio, avendone già parlato a suo tempo, tornarci sopra per una presentazione mirata a questa uscita.

Codice Arrowhead è la storia di una caccia. Come nella più classica delle cacce, ben presto si perdono le coordinate che ci permettono di distinguere il cacciatore dalla preda. E come ancor più spesso accade nelle cose che scrivo, l’ambientazione reclama l’attenzione del lettore. Questa volta - per la prima volta nella mia fiction - siamo in Medio Oriente, in un’immaginaria città della West Bank, la Cisgiordania occupata da Israele, che qui è anche il luogo di un’anomalia psicogeografica, un vortice temporale che porta epoche diverse a sovrapporsi sul cuore della Città Vecchia di Yass-Waddah. E’ un ritorno nella Zona, ma in circostanze più dinamiche (con un’interessante, per me, deriva spionistica) di quanto non avvenisse nel racconto omonimo incluso in Revenant. Quaggiù la sopravvivenza diventa davvero questione di un millimetro o, a seconda dei punti di vista, di una frazione di secondo. Eppure qualcuno sembrerebbe avervi insediato la propria base operativa. Qualcuno che forse è qualcosa di diverso da quello che tutti credono, compresa Malin Kurylenko. E che con lei potrebbe stringere un patto…

Questo è l’incipit:

L’attività della contraerei intesseva una fitta ragnatela fluorescente nel cielo di Yass-Waddah, Z.I. Le microluci danzavano sul campo virtuale delle retine di Malin, scandendo l’astrazione di una musica visiva. Una barriera intangibile tagliava fuori dal suo sensorium il tuono delle esplosioni, relegato in uno spazio esterno che sembrava distante anni luce da lei.

Sulle strade si depositava la polvere del tempo, strappata ai muri e ai tetti da decenni di fiera e insensata battaglia, quando un avviso acustico reclamò la sua attenzione.

Il rilevatore di movimento aveva individuato qualcosa alla sua destra. Ne trasmise la localizzazione al display tattico e l’immagine a infrarossi di un gatto si sovrappose al suo campo visivo. Il felino alzò la testa dai rifiuti in cui stava rovistando e scrutò l’intrusa con occhi scintillanti e vibrisse in allerta, cacciando un miagolio di sfida.

– Hai ragione, gatto. Scusa se ho interrotto la tua cena – disse la ragazza, consapevole della registrazione operata dalla tuta cibernetica. – Tolgo subito il disturbo.

L’imprevisto l’aveva lasciata senza fiato. Approfittò dei secondi necessari a recuperare il biocontrollo per valutare la propria posizione nel reticolo topografico della Città Vecchia. Non era lontana dal cuore del Vortice. Dopo tre ore di ricognizione non aveva ancora scorto tracce del comandante Hawksmore, né degli enfants terribles.

Codice Arrowhead è un racconto sulla guerra, quando la guerra diventa una condizione mentale. Ed è un racconto sul cambiamento e sulle diverse velocità che le persone dimostrano nell’adattarsi al passo dei tempi. Deve molto a diversi grandi scrittori, di genere (Alan D. Altieri, Richard K. Morgan, Greg Egan) e non (William S. Burroughs, Jorge Luis Borges), senza la cui lezione non sarebbe mai stato scritto. Spero che possa restituirvi almeno in parte l’angoscia che mi ha riservato la sua stesura.

Lost in conception

Posted on Giugno 6th, 2010 in Connettivismo, Fantascienza, On air | 1 Comment »

Nessuna novità, nel senso che arrivo buon ultimo a impantanarmi nella querelle sul finale di Lost, che ormai va avanti da una settimana. Avendo visionato solo la prima serie e scampoli della terza (forse anche della quarta, chi se lo ricorda più?), sono il meno indicato a pronunciarmi sulla faccenda (tranne, forse, a quanto pare, ehm… gli autori stessi). Quindi me ne tengo bene alla larga e mi limito a segnalarvi sul nuovo numero di Delos le sagge parole di quel grande saggio che è Vittorio Curtoni: se anche l’unico risultato della serie fosse stato quello di spingere il supremo Vic a stendere questa manciata di cartelle di critica spietata e sferzante, con una chiusura che suona come un dissacrante apologo del caro vecchio A. E. van Vogt e delle sue storie sconclusionate e «stupefacenti» (nel senso letterale del termine), sarò comunque grato ai suoi sceneggiatori.

Forse anche questo è un esempio del provvidenzialismo a cui, come nota con comprensibile fastidio il sommo Sosio nel suo editoriale (intitolato, appunto, Deus ex machina), si sta votando da qualche tempo a questa parte la televisione anglo-americana. Man mano che la complessità delle storie cresce, spesso anche solo per effetto di quel puro dopping narrativo che è l’affastellamento dei materiali digressivi, si impone la semplificazione dello scioglimento. Uno scacco matto alla creatività, insomma, con buona pace per ogni presunta deontologia professionale.

Sempre sull’ultimo Delos, segnalo anche l’ottimo racconto di Simone Conti Dampferchroniken, a suo tempo già apparso a puntate su Next. Una perla ucronica in salsa steampunk, che mette il corrispondente di guerra Robert E. Howard alle prese con l’invasione dell’America.

In lettura: ormai quasi ultimata l’antologia Ambigue utopie, notevole raccolta di “racconti di fantaresistenza” (stando alla definizione dei curatori Gian Filippo Pizzo e Walter Catalano) con alcune punte di eccellenza. Ne riparleremo presto su Robot e magari anche su questo blog.

Film visti di recente: L’uomo che verrà (recensito dal compagno Fazarov), un film spietato sulla guerra vista dalla gente comune; Miami Vice (snobbato a suo tempo… e ben mi sta!), un nuovo capolavoro noir dalla mano impeccabile di Michael Mann; The Road, un film piaciuto solo a me in una comitiva di 8 persone (se non altro, di questo passo si ripagheranno le spese…).

Concetti spaziali, oltre

Posted on Aprile 6th, 2010 in Connettivismo, ROSTA | 11 Comments »

E’ la prima silloge di poesie connettiviste, scelte e curate da Alex Tonelli per i tipi di Kipple Officina Libraria e in uscita proprio in questi giorni come apripista della nuova collana supereconomica “Capsule”.

La poesia connettivista si scompone, si danna, grida, si crogiola nei proprisogni/incubi, libera le parole e utilizza il foglio come tela, ma lo fa scomparendo nelle apparenze stesse, utilizzando parole in disuso, frasi criptiche, codici, linguemorte o linguaggi per macchine, ridicolizzando e rifuggendo l’ordinaria quotidianità con l’ermetismo esoterico.

Il volumetto è agile ed elegante, un piacere da sfogliare e risfogliare come dovrebbe essere ogni raccolta di poesie. Ormai sono anni che non butto giù un verso in maniera sistematica, ma la passione e la fiducia di Alex mi hanno permesso di prendere parte a questa iniziativa con materiale già apparso in varie forme, sul vecchio blog come su Next. Cose un po’ borderline, devo dire, come questa.

Nell’occhio del Vortice

Posted on Febbraio 4th, 2010 in Connettivismo, ROSTA | 6 Comments »

Ricordate lo strano-post di un annetto fa sul caccia multiruolo di quinta generazione F-35 Lightning II? In quell’intervento parlavo anche di IA e suggestioni fantascientifiche e nei mesi a seguire mi sono fatto prendere un po’ la mano. Il risultato è un racconto in cui il Network-centric warfare convive con le mie vecchie inquietudini sulla Zona (sospesa fuori dal tempo e dal mondo) e l’interesse per gli hot spot del bilanciere internazionale degli equilibri geopolitici. L’ambientazione è un’inedita città mediorientale, che risente dell’attualità più cruda come pure dei deliri arabeggianti di W.S. Burroughs. E poi ci sono Borges e un approccio - demistificatorio? non convenzionale? - alla Singolarità Tecnologica…

Si tratta, alla resa dei conti, di un racconto bellico contaminato di fantascienza e spy-story. S’intitola Nell’occhio del Vortice. Sandro Battisti, Francesco Verso, Marco Marino e Fernando Fazzari mi hanno dato un prezioso aiuto nel rivederlo per arrivare a questa forma definitiva. Nella fase di documentazione, è stato fondamentale l’apporto del Fonta “Gun Man”, collega appassionato di SF e specialista in armi da fuoco, strategie belliche e tutto ciò che più in generale attiene alla sfera dell’auto-annientamento, raffinata sotto il profilo tecnico e metodologico dall’homo sapiens sapiens. Il risultato potete leggerlo sull’iterazione 14 di Next, uscita a stretto giro del numero 13 nei giorni scorsi.