Locus Online’s All-Centuries Poll: scheda di voto

Posted on Dicembre 1st, 2012 in Fantascienza | 4 Comments »

Si è chiuso stamattina il sondaggio del secolo indetto dalla rivista Locus per eleggere le migliori opere di fantascienza e fantasy del ‘900, con un’appendice per la prima decade del XXI secolo. Dell’iniziativa dava notizia Fantascienza.com qualche settimana fa, grazie al sempre vigile Alberto Priora. Ovviamente, sono riuscito a inviare il mio voto solo nelle ultime ore.

Altrettanto ovviamente, nella foga degli ultimi giorni, ci è scappata la dimenticanza. Grave, in questo caso, anzi forse di più. Perché se da un lato ho compilato ogni selezione (a partire dalle ricchissime - ancorché incomplete - liste di riferimento redatte dalla rivista: per i romanzi del XX secolo, le opere brevi del XX secolo, i romanzi del XXI secolo e le opere brevi del XXI secolo) sacrificando inevitabilmente opere che reputo fondamentali per il mio personale percorso formativo e altre che giudico imprescindibili tout-court, alla ricerca di un equilibrio sostenibile tra gusto individuale ed ecosistema del genere (a farne le spese alcuni nomi illustri, quali Ursula K. Le Guin, Robert A. Heinlein, Frederik Pohl, Theodore Sturgeon, Jack Vance, A.E. van Vogt e, in tempi più recenti, Iain M. Banks, che solo in alcuni casi sono riuscito a “ripescare” cercando di applicare una logica compensativa), dall’altro in un campo di scelta tanto vasto era inevitabile che qualche disattenzione potesse scapparci. Peccato che nel mio caso sia saltato proprio il titolo che, se me ne fossi ricordato, avrei indicato come prima scelta tra le short stories del XX secolo.

Dopo la lista delle mie preferenze per il sondaggio di Locus, troverete l’imperdonabile dimenticanza. E adesso che l’ira del dio della short story si abbatta pure su di me senza misericordia…

20th Century SF Novel
20thsfnvl:1: William Gibson: Neuromancer (1984)
20thsfnvl:2: Alfred Bester: The Stars My Destination (1957)
20thsfnvl:3: Samuel R. Delany: Babel-17 (1966)
20thsfnvl:4: Frank Herbert: Dune (1965)
20thsfnvl:5: Philip K. Dick: Do Androids Dream of Electric Sheep? (1968)
20thsfnvl:6: Kurt Vonnegut: Slaughterhouse-Five (1969)
20thsfnvl:7: Kim Stanley Robinson: Red Mars (1992)
20thsfnvl:8: H. P. Lovecraft: At the Mountains of Madness (1936)
20thsfnvl:9: Isaac Asimov: The End of Eternity (1955)
20thsfnvl:10: Bruce Sterling: Schismatrix (1985)

20th Century Fantasy Novel
20thfnnvl:1:
Fritz Leiber: Our Lady of Darkness (1977)
20thfnnvl:2: J. R. R. Tolkien: The Lord of the Rings (1955)
20thfnnvl:3: Ray Bradbury: Something Wicked This Way Comes (1962)
20thfnnvl:4: M. John Harrison: The Pastel City (1971)
20thfnnvl:5: Robert E. Howard: Conan the Barbarian (1950)
20thfnnvl:6: Samuel R. Delany: Tales of Nevèrÿon (1979)
20thfnnvl:7: Stephen King: It (1986)
20thfnnvl:8: Robert R. McCammon: The Wolf’s Hour (1989)
20thfnnvl:9: George R. R. Martin: A Game of Thrones (1996)
20thfnnvl:10: Tim Powers: Dinner at Deviant’s Palace (1985)

20th Century Novella
20thnva:1:
Samuel R. Delany: The Ballad of Beta-2 (1965)
20thnva:2: Greg Egan: Oceanic (1998)
20thnva:3: H. P. Lovecraft: The Dream Quest of Unknown Kadath (1943)
20thnva:4: Lucius Shepard: Barnacle Bill the Spacer (1992)
20thnva:5: Ted Chiang: Story of Your Life (1998)
20thnva:6: Joe R. Lansdale: On the Far Side of the Cadillac Desert with Dead Folks (1989)
20thnva:7: Kim Stanley Robinson: To Leave a Mark (1982)
20thnva:8: Connie Willis: The Last of the Winnebagos (1988)
20thnva:9: Gene Wolfe: The Fifth Head of Cerberus (1972)
20thnva:10: H. P. Lovecraft: The Shadow Over Innsmouth (1942)

20th Century Novelette
20thnvt:1:
William Gibson: The Winter Market (1985)
20thnvt:2: Philip K. Dick: A Little Something for Us Tempunauts (1974)
20thnvt:3: William Gibson: Burning Chrome (1982)
20thnvt:4: Roger Zelazny: A Rose for Ecclesiastes (1963)
20thnvt:5: Ted Chiang: Tower of Babylon (1990)
20thnvt:6: Cordwainer Smith: Scanners Live in Vain (1950)
20thnvt:7: Greg Bear: Blood Music (1983)
20thnvt:8: H. P. Lovecraft: The Call of Cthulhu (1928)
20thnvt:9: Arthur C. Clarke: Sunjammer (1964)
20thnvt:10: Bruce Sterling: Deep Eddy (1993)

20th Century Short Story
20thss:1:
Fritz Leiber: Coming Attraction (1950)
20thss:2: Samuel R. Delany: Aye, and Gomorrah… (1967)
20thss:3: J. G. Ballard: The Terminal Beach (1964)
20thss:4: Lucius Shepard: Salvador (1984)
20thss:5: A. J. Deutsch: A Subway Named Mobius (1950)
20thss:6: Alfred Bester: Oddy and Id (1950)
20thss:7: Arthur C. Clarke: The Sentinel (1951)
20thss:8: Fredric Brown: Answer (1954)
20thss:9: Barry Malzberg: Understanding Entropy (1994)
20thss:10: Joe R. Lansdale: Not from Detroit (1988)

21st Century SF Novel
21stsfnvl:1:
Richard K. Morgan: Altered Carbon (2002)
21stsfnvl:2: M. John Harrison: Light (2002)
21stsfnvl:3: Charles Stross: Accelerando (2005)
21stsfnvl:4: Michael Chabon: The Yiddish Policemen’s Union (2007)
21stsfnvl:5: Audrey Niffenegger: The Time Traveler’s Wife (2003)

21st Century Fantasy Novel
21stfnnvl:1:
China Miéville: The City & the City (2009)
21stfnnvl:2: Ursula K. Le Guin: Gifts (2004)
21stfnnvl:3: Michael Swanwick: The Dragons of Babel (2008)
21stfnnvl:4: Jeff VanderMeer: Veniss Underground (2003)
21stfnnvl:5: Jasper Fforde: The Eyre Affair (2001)

21st Century Novella
21stnva:1:
Charles Stross: Palimpsest (2009)
21stnva:2: Robert Reed: Truth (2008)
21stnva:3: Lucius Shepard: Stars Seen Through Stone (2007)
21stnva:4: Alastair Reynolds: Diamond Dogs (2001)
21stnva:5: Walter Jon Williams: The Green Leopard Plague (2003)

21st Century Novelette
21stnvt:1:
Cory Doctorow: When Sysadmins Ruled the Earth (2006)
21stnvt:2: Ian McDonald: The Djinn’s Wife (2006)
21stnvt:3: Gregory Benford: Bow Shock (2006)
21stnvt:4: Neil Gaiman: A Study in Emerald (2003)
21stnvt:5: Benjamin Rosenbaum: Biographical Notes to ‘A Discourse on the Nature of Causality, with Air-Planes’ by Benjamin Rosenbaum (2004)

21st Century Short Story
21stss:1:
Will McIntosh: Bridesicle (2009)
21stss:2: Benjamin Rosenbaum: The House Beyond Your Sky (2006)
21stss:3: Gwyneth Jones: The Tomb Wife (2007)
21stss:4: Ted Chiang: Exhalation (2008)
21stss:5: Eugie Foster: Sinner, Baker, Fabulist, Priest; Red Mask, Black Mask, Gentleman, Beast (2009)

La vittima collaterale della mia grave smemoratezza è purtroppo ‘Repent, Harlequin!’ said the Ticktockman, sublime racconto breve di Harlan Ellison del 1965, che avrebbe meritato di condividere il primo gradino del podio 20thss in un ideale ex-aequo con Fritz Leiber.

[Immagini tratte dal portfolio "Repent, Harlequin!" Said the Ticktockman, di Jim Steranko.]

Dopo Firenze

Posted on Dicembre 15th, 2011 in Agitprop, ROSTA | 2 Comments »

Ieri a Firenze, per la NextCon organizzata dall’instancabile Giovanni Agnoloni. E’ stato bello rivedere amici di sempre e confrontarsi con loro, sentire per tutto il giorno il sostegno a distanza di quanti non hanno potuto esser fisicamente presenti e trovare sul posto altre persone interessate al nostro progetto. Impossibile aggiungere altro. E’ stata una serata intensa, e questa è una delle ragioni per cui tutto questo va avanti.

Il nostro Giovanni, a perfetto agio nei panni del regista della serata, ha gestito gli interventi, con il merito di riuscire a cucirli nella trama di un discorso organico. In questo discorso non poteva mancare ovviamente un ricordo della tragedia che ventiquattr’ore prima aveva sconvolto la città. Parole condivise da tutto il gruppo, che sono in sintonia con quanto espresso, con lucidità e chiarezza invidiabili, da Silvio Sosio nel suo editoriale odierno per Fantascienza.com.

Anche qui: inutile aggiungere altro. Con le vite degli altri non si scherza. Nemmeno solo a parole. Purtroppo il giornalismo di queste ore ci sta offrendo - con insensati accostamenti tra la tragedia e la passione del killer per il fantastico - ampie dimostrazioni di malafede, a caccia di facili sensazionalismi. O forse è solo sprovvedutezza. E onestamente non so cosa sia peggio.

Universi fantascientifici a portata di tutti

Posted on Ottobre 16th, 2011 in Accelerazionismo, Fantascienza, Nova x-Press, On air | 3 Comments »

Gli scrittori di fantascienza, soprattutto in un mercato editoriale ristretto come quello italiano che obbliga i titoli di genere a spartirsi la fettina di una torta alquanto magra, si domandano da sempre quale possa essere la strada giusta per raggiungere un pubblico più ampio. Americani e inglesi (penso a Audrey Niffenegger, Chuck Palahniuk, ma anche a Robert Harris con Fatherland e L’indice della paura, quest’ultimo scoperto grazie a una segnalazione di Italo Bonera sulla lista di discussione Yahoo! Fantascienza) da tempo stanno esplorando le strade di quella che nella recensione de La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo mi ero spinto a definire come “fantascienza ripotenziata”: una fantascienza in cui l’immaginario di riferimento che impregna ogni opera del genere fosse ridotto all’essenziale, con un gioco di affilatura in grado di esaltare la capacità di taglio e penetrazione degli strumenti di analisi della SF. Sulla scia di quanto fatto dal compianto Michael Crichton, certo, ma senza limitarsi a uno spazio comunque predisposto a operazioni di questo tipo come il techno-thriller.

Si potrà obiettare che America e Regno Unito sono comunque paesi in cui Dune e William Gibson vendono milioni di copie, in cui Iain M. Banks è un intellettuale di riferimento oltre che un autore bestseller, e che ospitano eventi come la mostra Out of this World alla British Library. Tutto vero. Ma dagli stessi paesi arrivano anche serie televisive estremamente popolari e tutt’altro che immediate come Life on Mars, Battlestar Galactica, Caprica oppure Fringe, che in virtù della loro specificità riescono a riscuotere l’apprezzamento del pubblico più vasto. Lo dimostrano l’attesa della quarta stagione trasmessa in America dalla fine di settembre e il commento odierno di Aldo Grasso, critico televisivo del Corriere della Sera noto per la sua severità, che scrive:

Proprio la complessità e la raffinatezza della scrittura sono i veri punti di forza di Fringe: il fascino oscuro di fenomeni paranormali si accompagna sempre alla profondità del racconto delle relazioni e delle psicologie dei personaggi. Le stagioni precedenti erano tutte costruite sull’esplorazione del rapporto tra Walter e Peter, padre e figlio, mentre ora il tema cruciale è quello del doppio e del riconoscimento.

Se proprio si vogliono fare paragoni tra il fantastico (e la SF in particolare) in Italia e altrove - sport in cui qui da noi si sfiora l’eccellenza come in molti altri settori (dal calcio alla politica), aggiungendo una voce peculiare e particolarmente ossessiva al coro più generale dell’eterno lamento nazionale - allora per onestà di analisi non si dovrebbero trascurare presupposti e condizioni al contorno. Da quanti decenni non vengono prodotti un film  o una serie di fantascienza? Quanto interesse riscontriamo da parte dell’industria culturale a investire in un immaginario che non può fare a meno del futuro come colonna portante? Quanto interesse riscontriamo quotidianamente nel superare i confini dell’eterno presente in cui ci siamo lasciati ingabbiare?

Sembrerà strano, ma da qualche tempo non riesco a scindere il discorso sulla fantascienza da quello sullo stato più generale della cultura del Paese, sul suo dissesto politico ed economico, sul suo sfaldamento sociale. Nel dibattito perpetuo che ci tiene impegnati di stagione in stagione, mettere in relazione letteratura e vita/realtà è necessario in questo momento più che mai, anche per scongiurare il rischio di autoghettizzazione (perfetto mix di settarismo e alienazione) a cui i generi di nicchia risultano da sempre esposti. E a cui troppo spesso ci lasciamo consensualmente ridurre.

[Immagine di Olivia Dunham/Anna Torv via Tor.com.]

La fantascienza secondo Shelley

Posted on Marzo 10th, 2011 in Fantascienza, Graffiti | 2 Comments »

Ward Shelley è un artista d’avanguardia di Brooklyn. Questo è il suo albero tassonomico della fantascienza e dei generi limitrofi. [Via Boing Boing, grazie a Marco Farè che lo ha segnalato nella Lista Fantascienza di Yahoo.]

Tra orrore cosmico e fantastico apocalittico

Posted on Febbraio 5th, 2011 in Letture, ROSTA | No Comments »

L’attesa per I vermi conquistatori sta per terminare: entro qualche settimana il romanzo di Brian Keene approderà nelle librerie italiane e intanto se ne comincia a parlare per la rete. L’attivissimo Fabrizio Vercelli sta curando un giro di interventi a opera di addetti ai lavori e appassionati di genere. Dopo Andrea G. ColomboDanilo Arona, è arrivato il mio turno. Potete leggere il mio sproloquio sulle pagine de La Tela Nera, prima che i vermi giganti di Keene emergano dal sottosuolo per spazzare via dal pianeta le nostre vite miserevoli.

Quando succederà, dubito che il Tg1 darà alla notizia il risalto che merita (anzi, per evitare associazioni accidentali con altre striscianti figure dell’attualità italiana dubito che ne darà proprio la notizia). E devo ammettere che la cosa comunque non mi dispiacerà tanto quanto dover trapassare insieme a quella manica di gerarchi, legulei e lustrascarpe di regime che tiene in pugno il paese. Ma ogni atto di giustizia comporta un piccolo sacrificio. I vermi conquistatori lo sanno e non si curano degli effetti collaterali. Cosa che, se si eccettua la consapevolezza, li accomuna agli esseri umani.

Correte a pregare per le vostre anime. Amen.

Di demoni e di vermi conquistatori

Posted on Novembre 27th, 2010 in ROSTA | 2 Comments »

Approda nelle librerie l’ultimo libro di Valerio Evangelisti dedicato alla figura dell’implacabile Nicolas Eymerich, di cui proprio in questi giorni sto leggendo lo straordinario Mistero (e a un terzo del volume mi sento di poter azzardare un paragone con l’eccelso Cherudek). E viene annunciata per gennaio 2011 l’uscita dei Vermi conquistatori di Brian Keene per i tipi di Edizioni XII. Cosa si potrebbe chiedere di meglio all’anno vecchio e a quello in arrivo?

Una questione di prospettiva

Posted on Novembre 19th, 2010 in Connettivismo, Micro | No Comments »

E di visioni del mondo, aggiungerei. Vi segnalo l’interessantissimo articolo di Tatiana Martino apparso un paio di giorni fa su Weirdletter, in merito al Weird Tale come visione del mondo e missione di dubbio e sospetto abbracciata dall’autore, al punto che S.T. Joshi si spinge a chiamare in ballo “questioni fondamentali come la natura dell’universo e il nostro posto in esso” e a sancire che “alcuni autori sviluppano determinati tipi di visione del mondo che li spingono a scrivere romanzi i quali stimolano nei lettori domande, revisioni, rovesciamenti dei loro punti di vista sull’universo; il risultato è ciò che noi (retrospettivamente) chiamiamo Weird Tale”.

E in un gioco di specchi vi rimando a questa brillante riflessione di Dario Tonani sull’uso della lingua in due dei massimi capolavori del Novecento: l’Arancia Meccanica di Stanley Kubrick e il romanzo di Anthony Burgess che lo ha ispirato, a ulteriore riprova della forza mitopoietica della parola e della sua capacità di generare interi universi di fantasia e di orrore, per esprimere ciò che davvero è il mondo in cui viviamo.

Ray Bradbury: Il popolo dell’autunno

Posted on Ottobre 31st, 2010 in Letture | 3 Comments »

[Forse davvero non è troppo tardi se si riesce ancora a sentire la carezza di queste notti a cavallo tra i tramonti di cenere e ambra di ottobre e le albe di salvia e ghiaccio di novembre. La pagina che segue, scritta nella sublime prosa elegiaca ed evocativa del più classico Bradbury in stato di grazia, coglie alla perfezione l'essenza di questo periodo dell'anno, tra i pochi che per me facciano la differenza. Buon Halloween e, mi raccomando, abbiate prudenza e tenetevi alla larga dai luna park...]

Mentre correvano lontano, lontano, le canne dell’organetto splendevano di esplosioni di stelle, ma nessuno sedeva alla tastiera. Era il vento che creava la musica, riversando nelle canne aria gelida.
I ragazzi ripresero a correre. Il treno affrontò una curva, facendo risuonare la sua campana funebre sottomarina, arrugginita, coperta di muschio. Poi il fischio della locomotiva lanciò un grande sbuffo di vapore e Will irruppe in quelle perle di ghiaccio.
Molte volte, a tarda notte, Will aveva udito il fischio dei treni scagliare il vapore sui confini del sonno; desolati, soli e lontani, per quanto si avvicinassero. Qualche volta, si svegliava con le lacrime agli occhi, si chiedeva perché, poi tornava a sdraiarsi, ascoltava e pensava: Sì! sono loro a farmi piangere, loro che vanno a oriente e a occidente, i treni così lontani nelle profondità della campagna che annegano nelle maree del sonno sfuggito alle città.
Quei treni e i loro gemiti affannosi si perdevano per sempre tra le stazioni, senza ricordare dove erano stati, senza intuire dove potevano andare, esalavano oltre l’orizzonte il loro ultimo respiro pallido e sparivano. E questo accadeva a tutti i treni, sempre.
Eppure, il fischio di questo treno!
Vi erano raccolti i gemiti di tutta una vita, di altre notti di altri anni passati: l’ululato dei cani che sognavano alla luna, il respiro dei venti freddi come fiumi attraverso i ripari dei portici, in gennaio, che agghiacciavano il sangue, mille sirene antincendio che gemevano o, peggio!, i frammenti del respiro, le proteste di un miliardo di persone morte o morenti, che non volevano morire, i loro ansiti, i loro sospiri dispersi sulla terra!

Da Il popolo dell’autunno (Something Wicked This Way Comes, 1962) di Ray Bradbury. Traduzione di Remo Alessi (Mondadori, Piccola Biblioteca Oscar, 2002). Foto di James Jordan: ”Night Station”.

Notizie sparse e senza ordine

Posted on Maggio 14th, 2010 in Fantascienza, Graffiti, ROSTA | 5 Comments »

Sto latitando, lo so. E sto latitando perché sto scrivendo e facendo cose. Tra le altre, grazie all’interessamente di Angela Ventrella e del compagno Fazarov che in entrambe le occasioni ha saggiamente tenuto le redini dell’incontro, un duplice incontro con i ragazzi del Pratello, vale a dire gli adolescenti «ospitati» dal carcere minorile di Bologna. Alla prima, va detto, abbiamo saputo prepararci con l’imprescindibile e generosissimo supporto di Andrea Jarok e del suo Bazaar del fantastico, che ci ha procurato libri e fumetti da donare alla struttura: un gesto che non ha bisogno di commenti, solo di ringraziamenti. Ospiti della seconda puntata sono stati invece il grande Loriano Macchiavelli e l’illustratore Otto Gabos, con Fernando e il sottoscritto a fare da cornice.

Belle giornate, indubbiamente. Come memorabile è stata la serata di mercoledì, dove con la banda Fazarov abbiamo accompagnato la carovana del Music Heaven Mad for Guitar, maratona di letture e di bevute associata al concorso letterario omonimo, alla cui premiazione - alle 2 della notte in un circolo esclusivissimo - il compagno Fazarov si è classificato secondo. Bella l’idea di un tour letterario per pub - una sorta di via crucis molto laica e altrettanto alcolica - e bravo compagno!

E per restare in tema letterario, avrete ormai appreso la notizia dell’ultimo vincitore del premio Urania. Per molto tempo Alberto Cola è stato un esempio e un modello per tanti giovani scrittori italiani di fantastico e il fatto che negli ultimi anni sembrava essersi allontanato dall’ambiente si avvertiva come una perdita per tutti. Questo per di più è un ritorno in grande stile, perché arriva nella scia dell’edizione Kipple del romanzo finalista al premio Urania 2006: Ultima pelle.

Per concludere, uno sguardo al mondo e al cinema. Purtroppo il grandissimo Frank Frazetta ci ha lasciati. Restano le sue illustrazioni, sulle copertine che hanno segnato una buona fetta del nostro immaginario fantastico.

Hanno annunciato il nuovo regista incaricato di trasporre Neuromante per il grande schermo. Ne ha dato notizia Fantascienza.com. Il nuovo prescelto è il canadese Vincenzo Natali, già artefice del sorprendente Cube e del promettente Cypher (con molti punti di contatto proprio con il cyberpunk di Gibson, ma purtroppo penalizzato dalla recitazione di un Jeremy Northam del tutto fuori ruolo, che vanifica la presenza di una letale Lucy Liu), e dopo aver avuto la sfortuna di vedere Torque non mi dispiace affatto che Joseph Kahn sia stato allontanato dal progetto. Anche se, va detto, fino a qualche mese fa il buon Kahn continuava a sparare post sul suo Twitter lanciando sibilline indiscrezioni sulla sceneggiatura del film.

Per la serie “non si vive di soli capolavori”, sembrerebbe ormai confermato anche il prossimo Riddick. Ci vuole poco per farmi felice.

[Dll'alto: una veduta di via del Pratello, da [noone], via Flickr. “Death Dealer” di Frank Frazetta, via 11 after 11 blog. Particolare della copertina di Neuromancer. via Only Dreamers blog.]

The Call of Cthulhu

Posted on Aprile 12th, 2010 in Graffiti, Proiezioni | 3 Comments »

Proseguiamo la nostra cthulheide segnalando questa clip di tecnoramanet. La voglio dedicare al Circolo degli Abissi di Bassitalia…

Questo video è stato rimosso in seguito all’accordo del 2011 tra SIAE e AGIS che vincola la pubblicazione in rete di materiale corredato di traccia musicale alla sottoscrizione di una licenza, con il pagamento alla SIAE di una quota minima di 450 euro a trimestre. Per saperne di più, rimando al post del 27-10-2011 dedicato alla vicenda. Mi scuso per il disagio, ma ritengo che la norma non abbia alcuna giustificazione logica o morale e denunci un atteggiamento di grave e sistematica violazione dei diritti di libera espressione di ciascuno di noi. Il video può essere visionato al seguente indirizzo:

Penso che la cosa più misericordiosa… (The Call of Cthulhu)