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	<title>uno Strano Attrattore</title>
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	<description>Vivere il quotidiano nei termini più lontani.</description>
	<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 17:21:44 +0000</pubDate>
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		<title>Le strade al neon che portano a Neuromante</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 00:44:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La prima volta che ho collegato un modem analogico alla rete telefonica e al vecchio cassone che usavo come PC, nell&#8217;adrenalina del cinguettio elettronico dell&#8217;apparecchio che cercava di agganciare una linea, non potei fare a meno di immaginarmi il cyberspazio descritto da William Gibson. Ricorderete forse le immagini evocate da questo passaggio seminale di Neuromante:
Cyberspazio. Un’allucinazione consensuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La prima volta che ho collegato un modem analogico alla rete telefonica e al vecchio cassone che usavo come PC, nell&#8217;adrenalina del cinguettio elettronico dell&#8217;apparecchio che cercava di agganciare una linea, non potei fare a meno di immaginarmi il cyberspazio descritto da <strong>William Gibson</strong>. Ricorderete forse le immagini evocate da questo passaggio seminale di <em>Neuromante</em>:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><span>Cyberspazio. Un’allucinazione consensuale condivisa ogni giorno da miliardi di operatori legittimi, in ogni nazione, insegnando ai bambini concetti matematici [...] Una rappresentazione grafica di dati ricavati dalle memorie di qualsiasi computer e inviata al “sistema uomo”. Impensabile complessità. Linee di luce distribuite nel non-spazio della mente, ammassi stellari e costellazioni di dati. Come luci di città che si allontanano.</span></p>
<p>L&#8217;idea che dietro la sagoma di plastica grigia del modem e oltre il confine segnato dal doppino si nascondesse un&#8217;universo di luci al neon era una valida astrazione delle architetture di dati che mi aspettavano nella rete, e rendevano decisamente più interessante l&#8217;esperienza di una connessione a 56k, che implicava qualche minuto per il caricamento di una pagina e - tipicamente - un&#8217;altrettanto prosaica resa grafica della stessa.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="vertical-align: middle;" src="http://desmond.imageshack.us/Himg706/scaled.php?server=706&amp;filename=hackersc.jpg&amp;res=medium" alt="" width="504" height="370" /></p>
<p>Molti passi in avanti sono stati compiuti da allora. Ma restano ampi margini di miglioramento, specie se ci si prefigge come punto di arrivo la realtà virtuale interattiva, comprensiva di tutte le architetture di dati del genere umano, che è la matrice presentata da Gibson. Tra i punti deboli che ancora resistono, l&#8217;organizzazione dei contenuti resta uno dei principali problemi (se non il principale in assoluto) con cui deve confrontarsi chiunque voglia cimentarsi con la realizzazione di un sito web. Il <em>web design</em> non è una banalità e spesso impone dei compromessi. Se in genere il <em>webmaster </em>può imparare a convivere piuttosto bene con questi compromessi, purché rispondano alla propria idea del sito web, per l&#8217;utente il discorso è un po&#8217; più delicato: siti con ottimi contenuti ma mal strutturati possono scoraggiare l&#8217;utente dall&#8217;esplorazione/fruizione degli stessi, vanificandone di fatto la bontà, a meno che non si abbia a che fare con utenti dalla forte vocazione all&#8217;avventura e alla scoperta, o semplicemente muniti di una pazienza divina. D&#8217;altro canto, siti estremamente complessi potrebbero non valorizzare il complesso dei contenuti per via delle inevitabili asimmetrie di esposizione e visibilità degli stessi, occultando di fatto agli utenti risorse di utilità potenzialmente elevata.</p>
<p>In questi anni il web si è evoluto. Ha attraversato il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Web_2.0" target="_blank">tumulto del 2.0</a>, della condivisione dei contenuti, della loro moltiplicazione multimediale: blog, <a href="http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2012/01/05/essere-partecipi-della-conoscenza/" target="_blank">Wikipedia</a>, YouTube, Second Life, MMORPG, <em>social network</em>. Si affaccia gradualmente verso i nuovi scenari del <a href="http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2008/10/13/semantica-delle-immagini/" target="_blank">web semantico</a>, del <a href="http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2008/06/25/anytime-anywhere/" target="_blank">geoweb</a>, dell&#8217;<em><a href="http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2010/02/11/mondi-aumentati/" target="_blank">augmented reality</a></em>. E in attesa esalta il lato più sociale: dopo i tempi di Usenet, dei gruppi e dei forum di discussione, il web sociale ha esordito mappando in rete le relazioni personali esterne alla rete, e molto presto si è trasformato in qualcosa di più: uno strumento per sviluppare collaborazioni, consentire nuovi contatti e amicizie, condividere con loro risorse di comune interesse, attingendo alla rete (link a siti, blog, piattaforme di condivisione) oppure alla vita esterna (foto, note, video dall&#8217;altra parte dello specchio). Quello che forse finora è mancato in questo senso, è stato uno sviluppo delle potenzialità implicite nel <em>social web</em>: la possibilità di propiziare <em>a monte</em> l&#8217;incontro tra individui accomunati da passioni e interessi.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="vertical-align: middle;" src="http://desmond.imageshack.us/Himg4/scaled.php?server=4&amp;filename=cyberspace7.jpg&amp;res=medium" alt="" width="480" height="270" /></p>
<p>Riepilogando, due delle cose che ancora mancano alla rete sono:</p>
<p><em>a</em>. un metodo per svincolare i contenuti dalla progettazione del sito;<br />
<em>b</em>. uno strumento d&#8217;ingegneria sociale che superi i limiti dell&#8217;attuale sistema di <em>social networkin</em>g.</p>
<p>A questo scopo nasce <a href="http://volunia.com/" target="_blank">Volunia</a>, il motore di ricerca messo a punto dallo specialista <strong>Massimo Marchiori</strong> (già ricercatore al MIT, collaboratore di <strong>Tim Berners-Lee</strong>, ideatore dell&#8217;algoritmo alla base del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Page_rank" target="_blank">PageRank</a> implementato da Larry Page e Sergey Brin per Google) nel segno del motto <em>Seek &amp; Meet</em>. I motori di ricerca stanno consolidando in questi anni il loro ruolo di veri e propri &#8220;motori del web&#8221;, crocevia della rete. Non solo per via del successo di Google, presto seguito da Bing e altri strumenti via via meno popolari e potenti. Ma soprattutto perché è ormai improponibile anche solo pensare di esplorare il web senza uno strumento di ricerca. Le <em>directory</em> possono funzionare ancora per il <a href="http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2011/11/05/nella-rete-profonda-il-lato-oscuro-del-web/" target="_blank">deep web</a>, ma nel <em>mare magnum</em> di superficie l&#8217;utilità del <em>search engine</em> è irrinunciabile. E così anche i motori di ricerca si moltiplicano, diversificandosi per target e funzionalità. Dopo <a href="http://www.wolframalpha.com/" target="_blank">Wolfram Alpha</a>, il primo motore di conoscenza computazionale del web, <strong>Volunia</strong> si propone come un assistente di navigazione web con funzioni di mappatura dei siti web, estrazione delle risorse multimediali e costruzione di occasioni sociali.</p>
<p>La <a href="http://www.unipd-cmela.it/volunia/" target="_blank">presentazione</a> del prodotto, tenutasi lunedì 6 febbraio e trasmessa in diretta <em>streaming </em>dall&#8217;Università di Padova, è ancora accessibile in differita dal sito dell&#8217;ateneo (<a href="http://video.ilsole24ore.com/SoleOnLine5/Video/Tecnologie/Social%20network/2012/volunia-marchiori/volunia-screencast-final-1.php" target="_blank">qui</a> una versione concentrata e più fruibile). Le reazioni della rete, dopo la spasmodica attesa che ha salutato l&#8217;evento, si sono rivelate nel complesso abbastanza tiepide, se non proprio deluse e scettiche. Rispetto alle stesse, mi ritrovo scettico a mia volta, consapevole dell&#8217;effetto amplificante delle opinioni negative che in genere seduce i commentatori, sul web in modo particolare. E gli italiani sfiorano sempre vette d&#8217;eccellenza quando c&#8217;è da esercitare l&#8217;<em>ars destruens</em>, che si sia competenti in materia o meno (anzi, secondo l&#8217;implacabile logica della <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gregory_Benford#Benford.27s_law_of_controversy" target="_blank">legge di Benford</a>, l&#8217;accanimento cresce a dismisura quanto più si è ignoranti in materia).</p>
<p>Tra gli articoli che potete trovare in rete, ne segnalo uno positivo (dal <em><a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_febbraio_06/volunia-motore-ricerca-caprara_95eeca66-50cb-11e1-aa9f-fca1e0292c07.shtml" target="_blank">Corriere.it</a></em>), uno assolutorio (da <em><a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/02/06/news/commento_riccardo_luna-29442565/" target="_blank">Repubblica.it</a></em>) e uno severo ma documentatissimo (da <em><a href="http://punto-informatico.it/3427138/PI/News/volunia-gallina-liberata.aspx" target="_blank">Punto Informatico</a></em>). A cui aggiungo quest&#8217;altro critico da <em><a href="http://daily.wired.it/news/internet/2012/02/08/analisi-volunia-marchiori-19851.html" target="_blank">Wired</a></em> che ho scoperto solo dopo la chiusura del post. Ovviamente, si può dire ciò che si vuole sulla presentazione come pure sulla strategia di comunicazione (a parte la scelta dell&#8217;italiano e malgrado gli intoppi tecnici, a me non è sembrata affatto sottotono, sarà che sono stato forgiato nella fucina di aule universitarie mediamente molto, molto più noiose, in anni in cui l&#8217;uso dei lucidi era ancora un&#8217;abitudine dura da estirpare dal corpo docente). La prova del fuoco si avrà quando Volunia sarà messa a disposizione degli utenti, che potranno testarne da sé le caratteristiche.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="vertical-align: middle;" src="http://desmond.imageshack.us/Himg192/scaled.php?server=192&amp;filename=cspace1.jpg&amp;res=medium" alt="" width="480" height="239" /></p>
<p>Per il momento, già solo l&#8217;idea di avere sempre a disposizione una riproduzione della struttura dei siti indicizzati mi sembra un&#8217;ottima cosa. Mi richiama l&#8217;ebbrezza di quei primi giorni di navigazione in una banda aghiforme, a cavallo di un modem cinguettante e scricchiolante. Le possibili evoluzioni dell&#8217;interfaccia web, a partire da quel volo d&#8217;uccello richiamato da Marchiori più volte nel corso della sua presentazione, mi ricorda troppo l&#8217;immagine primordiale del cyberspazio evocata da <em>Neuromante</em>, tradotta in estetica di uso popolare da film (<em>Tron Legacy</em> e <em>Matrix</em>, ma prima ancora <em>Johnny Mnemonic</em>, <em>Il Tagliaerba</em>, <em>Hackers</em> e il primo <em>Tron</em>) e videoclip. E pazienza per i neon, elemento imprescindibile dell&#8217;atmosfera cyberpunk: magari si accenderanno tremuli appena sul cyberspazio di Volunia calerà la notte. Anche per questo basterà aspettare.</p>
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		<title>Italia, 2012</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 20:40:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Post ad altissima concentrazione polemica, proseguite a vostro rischio e pericolo. Che è un po&#8217; quello che ha fatto il sindaco di Roma nei giorni scorsi, sospendendo l&#8217;attività didattica ma lasciando le scuole aperte a beneficio dei genitori che volessero depositarvi i figli a tempo indeterminato, lasciando ingombre di neve le strade ma avvisando i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Post ad altissima concentrazione polemica, proseguite a vostro rischio e pericolo. Che è un po&#8217; quello che ha fatto il sindaco di Roma nei giorni scorsi, sospendendo l&#8217;attività didattica ma lasciando le scuole aperte a beneficio dei genitori che volessero depositarvi i figli a tempo indeterminato, lasciando ingombre di neve le strade ma avvisando i cittadini di non mettersi in marcia senza catene, distribuendo pale per liberare i marciapiedi dalla neve e soprattutto ribaltando sulla Protezione Civile la mancata preparazione della Capitale all&#8217;arrivo della perturbazione&#8230;</p>
<p>Lo spettacolo che l&#8217;Italia sta dando di sé al mondo dall&#8217;inizio dell&#8217;anno riflette in maniera incantevole lo stato di confusione mentale in cui è precipitata. Siamo un Paese che merita un&#8217;accurata indagine psicopatologica. Qualcuno dice che il governo Monti ci sta aiutando a uscire dal baratro, secondo me restiamo invece ancora aggrappati oltre il bordo, in attesa di una mano provvidenziale che venga a porgerci l&#8217;agognata salvezza.</p>
<p>Procediamo per gradi.</p>
<p>La più grande nave da crociera italiana viene guidata contro gli scogli da un comandante in piena fregola e ancora non ho sentito un solo commentatore, nella pur ricca copertura mediatica dell&#8217;evento, interrogarsi su come abbia fatto una persona del genere a ottenere il comando di una nave come quella: nemmeno un segno di instabilità? Bene. Quanto all&#8217;efficienza, alle competenze, alla preparazione: davvero l&#8217;intera catena gerarchica che collega la sua posizione ai vertici aziendali così come i responsabili dell&#8217;ufficio del personale avrebbero messo uno per uno, tutti, già prima della tragedia, la mano sul fuoco sulle qualità del loro comandante? La speranza è che la magistratura accerti tutte le responsabilità in tal senso. Intanto godiamoci lo spettacolo del relitto incagliato di fronte al porto del Giglio, come la triste sagoma di una balena spiaggiata, un <a href="http://www.mondourania.com/urania/u761-780/urania764.htm" target="_blank">gigante annegato</a> o un <a href="http://www.fantascienza.com/blog/drownedword/2011/01/21/ricambi/" target="_blank">MegaMall naufragato</a>.</p>
<p>Il gesto di un singolo in questi giorni si perde però nell&#8217;inefficienza del sistema.</p>
<p>Ha dello straordinario l&#8217;incapacità del Paese di fronteggiare un allarme meteo come quello di questo autunno-inverno. A partire dall&#8217;alluvione di Genova, che già riassumeva bene gli episodi simili occorsi in Sicilia e in Veneto negli scorsi anni: non un&#8217;istantanea isolata, ma un film intero e inequivocabile sullo stato di dissesto idrogeologico in cui versa il nostro territorio. Tutto merito di decenni di espansione edilizia scriteriata, selvaggia, sprezzante di ogni forma di sostenibilità ambientale e di sicurezza. Per finire con l&#8217;ondata di gelo di queste settimane. Che la neve, in pieno inverno, riesca a sorprendere e quasi paralizzare una nazione avanzata quale si vuole sia l&#8217;Italia, a partire dalla sua Capitale, ha sinceramente dell&#8217;incredibile. La situazione sarà stata pure più grave della media degli ultimi anni, però lo scaricabarile che si è subito innescato grazie ai vertici capitolini di fronte all&#8217;inadeguatezza delle contromisure predisposte è emblematico e molto più esplicativo di qualunque commento (anche se il <em><a href="https://twitter.com/#!/AIemannoTW" target="_blank">fake</a></em> del sindaco su <em>Twitter </em>merita una visita, se non altro per risollevarsi il morale).</p>
<p>E sorvoliamo sulle periodiche recrudescenze dell&#8217;emergenza rifiuti (dopo Napoli e Palermo, si attende la <a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-roma/2011/09/26/news/sos_rifiuti_roma_ultimo_atto-21955472/" target="_blank">volta di Roma</a>, e con queste premesse l&#8217;apocalisse è una promessa facile da rispettare) e le <a href="http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2008/10/10/la-lunga-notte-della-democrazia/" target="_blank">responsabilità politiche</a> ancora tutte da accertare da parte degli inquirenti, sulle <a href="http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2009/11/15/le-navi-del-sospetto/" target="_blank">navi dei veleni</a> dimenticate sui nostri fondali, sui <a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/10/06/news/l_inquinatore_di_melfi-22826583/" target="_blank">disastri ambientali denunciati</a> e quelli ancora da scoprire, sulle <a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/01/18/news/il_terremoto_negato-28369392/" target="_blank">ricostruzioni solo mediatiche</a> a uso e consumo della platea elettorale e delle consuete <a href="http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/01/18/news/il_terremoto_negato-28369392/" target="_blank">convergenze politico-affaristiche</a>.</p>
<p>Probabilmente è vero, siamo usciti dalla <strong>demokratura </strong>che ha segnato la vita politica del paese per quasi un ventennio, ma la nottata non è ancora passata. Stiamo ancora pagando lo scotto del malaffare tollerato così a lungo, della <em>loro </em>impunita arte predatoria e della <em>nostra </em>connivente disattenzione. Ha del paradossale lo stesso governo Monti: nella Roma repubblicana, modello di diritto ancora nell&#8217;epoca moderna, le istituzioni elette delegavano l&#8217;esercizio del potere a un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dittatore_romano" target="_blank">dittatore</a> a tempo determinato in casi di particolare gravità. Nell&#8217;Italia degli ultimi vent&#8217;anni, invece, il potere viene delegato dal dittatore a un tecnico con l&#8217;incarico a termine di salvare il paese dalla rovina in cui è stato guidato dal suo predecessore. L&#8217;apoteosi dello stato-azienda, a quanto pare.</p>
<p>Raddrizzare le storture, mai come in questa fase, è un impresa titanica. E forse è inevitabile che da un&#8217;élite di tecnocrati, provenienti in numero significativo dal <em>top management</em> del settore bancario, quando si arriva al succo delle misure da adottare ai fini dello sviluppo, si giunga alla proposta di ritoccare lo statuto dei lavoratori. Quello che mi domando io, in tutta la partigianeria che mi contraddistingue e che non nascondo, è: davvero abbiamo bisogno di questo? Davvero, con un paese che dà continuamente prova delle sue <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2012/02/05/news/il_paese_sconfitto-29360609/" target="_blank">carenze strutturali</a> e della fragilità sistematica determinata dall&#8217;incompetenza e/o dall&#8217;inefficienza delle figure che ricoprono ruoli chiave nella sua amministrazione, basta una modifica all&#8217;Articolo 18 per rilanciare la crescita?</p>
<p>Qualsiasi ricetta per lo sviluppo, a mio parere, dovrebbe presupporre un requisito fondamentale: un controllo certo, insindacabile, sull&#8217;operato dei nostri amministratori pubblici. Nell&#8217;assenza certificata di ogni forma di decenza e coscienza (mettiamo a confronto il <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_marzo_01/zu-guttenberg-dimissioni_03571b18-43e8-11e0-b1c1-dd3fc08b55ae.shtml" target="_blank">caso Guttenberg</a> oppure il <a href="http://www.corriere.it/esteri/12_febbraio_03/dimissioni-ministro-inglese-multa-moglie_77eb32da-4e59-11e1-af4c-6a00aeffb10f.shtml" target="_blank">caso Huhne</a> con il <a href="http://brescia.corriere.it/brescia/notizie/cronaca/12_febbraio_1/senatore-1903093624270.shtml" target="_blank">caso Conti</a> o il <a href="http://www.corriere.it/politica/12_febbraio_05/conti-paralleli_1bc56058-4fd4-11e1-b10d-e5818b1299bc.shtml" target="_blank">caso Lusi</a>, senza scomodare forme d&#8217;incompatibilità più illustri e ingombranti, e ne abbiamo a sufficienza per vergognarci da qui alla fine della legislatura), solo un organo di controllo che non rischia l&#8217;inibizione costante da parte del Parlamento può veramente tutelare qualsiasi piano di sviluppo nazionale, nonché l&#8217;immagine del Paese e la dignità dei suoi cittadini. Piuttosto che parlare di mobilità e flessibilità dei lavoratori, spostiamo l&#8217;obiettivo sui nostri rappresentanti, eletti o nominati: siamo proprio sicuri che siano i primi a scoraggiare investimenti stranieri, e non questi ultimi, continuamente al centro di scandali o protagonisti, come il summenzionato sindaco della capitale, di figure barbine di risonanza mondiale?</p>
<p>A giudicare dalle condizioni penose in cui versa l&#8217;infrastruttura del paese (trasporti, telecomunicazioni, energia, salvaguardia del territorio e del suo patrimonio artistico e archeologico), sono certo che poi si troveranno margini a sufficienza per sviluppare il potenziale di crescita capace di far riguadagnare all&#8217;Italia il posto che finora ha dimostrato di non meritare tra le nazioni sviluppate. Ma solo dopo, e non senza, aver risolto il nodo ormai colossale e imbarazzante delle responsabilità civili e morali.</p>
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		<title>HyperNext</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 11:05:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi nasce ufficialmente HyperNext, un nuovo blog connettivista. Informazioni, riflessioni, discussioni sull&#8217;immaginario a 360°, con un occhio di riguardo per le intersezioni con la scienza, la società, la tecnologia e la politica. HyperNext è un blog collettivo e a farlo ci saranno insieme al sottoscritto Sandro Battisti, Francesca Fuochi, Fernando Fazzari e Umberto Pace. Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi nasce ufficialmente <em><a href="http://hypernext.wordpress.com/" target="_blank">HyperNext</a></em>, un nuovo blog connettivista. Informazioni, riflessioni, discussioni sull&#8217;immaginario a 360°, con un occhio di riguardo per le intersezioni con la scienza, la società, la tecnologia e la politica. <em>HyperNext</em> è un blog collettivo e a farlo ci saranno insieme al sottoscritto <a href="http://hyperhouse.wordpress.com/" target="_blank">Sandro Battisti</a>, <a href="http://interno-2.blogspot.com/" target="_blank">Francesca Fuochi</a>, <a href="http://www.fantascienza.com/blog/drownedword/" target="_blank">Fernando Fazzari</a> e <a href="http://hypernext.wordpress.com/author/erranti404/" target="_blank">Umberto Pace</a>. Per le presentazioni di rito, rimando al <a href="http://hypernext.wordpress.com/2012/01/29/ciao-mondo/" target="_blank">primo post</a>. E intanto eccovi il <em>teaser </em>preparato da <a href="http://interno-2.blogspot.com/2012/01/nasce-hypernext.html" target="_blank">Oedipa Drake</a>:</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="225" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=35790373&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=00adef&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=0&amp;loop=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="225" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=35790373&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=00adef&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=0&amp;loop=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://vimeo.com/35790373">HyperNext</a> from <a href="http://vimeo.com/odrake">Oedipa Drake</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</em></p>
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		<title>Un grappolo di segnalazioni</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 15:53:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>X</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Come avrete notato dalla barra dei widget qui a destra, dopo un lungo periodo di acclimatamento mi sono convinto a usare Twitter. Potete trovarmi sotto le credenziali di NovaXpress, che è un omaggio autoreferenziale alla rivista pubblicata da Errico Chianese in Sezione π² e Corpi spenti, ma è anche un richiamo diretto a W.S. Burroughs. D&#8217;altro canto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://img338.imageshack.us/img338/6978/tweetfractal.jpg" alt="" width="198" height="125" />Come avrete notato dalla barra dei widget qui a destra, dopo un lungo periodo di acclimatamento mi sono convinto a usare <strong>Twitter</strong>. Potete trovarmi sotto le credenziali di <em><a href="https://twitter.com/#!/NovaXpress" target="_blank">NovaXpress</a></em>, che è un omaggio autoreferenziale alla rivista pubblicata da Errico Chianese in <em>Sezione π²</em> e <em>Corpi spenti</em>, ma è anche un richiamo diretto a W.S. Burroughs. D&#8217;altro canto, già ne avevo adottato la scrittura proprio su queste pagine, per identificare la <a href="http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/category/nova-x-press/" target="_blank">categoria</a> sotto cui vado raccogliendo i miei articoli di commento politico-sociale-culturale (una sorta di <em>op-ed</em>, se questo blog fosse una rivista). In una sorta di zona franca tra il blog e il mio profilo Facebook, su <em>Twitter </em>troverete un flusso di segnalazioni e <em>retweet </em>delle cose più interessanti in cui mi capita di imbattermi in rete, intercalati da segnalazioni che mi riguardano direttamente (come per esempio i nuovi post del blog) e da momenti diciamo pure più disimpegnati.</p>
<p>L&#8217;idea saliente è che periodi di apparente inattività del blog potrebbero essere compensati dalla mia presenza dall&#8217;altra parte. Si vedrà.</p>
<p>Intanto, una segnalazione ben più importante riguarda il movimento connettivista. Da alcuni giorni è stato pubblicato il nuovo numero della rivista accademica digitale <strong>California Italian Studies Journal</strong>, dedicata alle ricerche più avanzate sul fronte dell&#8217;italianistica, ideata e curata da un comitato intercollegiale dell&#8217;Università della California (per maggiori informazioni vi rimando al comunicato pubblicato su <em><a href="http://www.italianistica.info/2008/06/13/california-italian-studies/#more-157" target="_blank">Italianistica.info</a></em> e al sito che la ospita: <a href="http://escholarship.org/uc/search?entity=ismrg_cisj;view=charter" target="_blank"><em>eSchoolarship</em></a>). La seconda uscita della rivista è una monografia dedicata agli <em><a href="http://escholarship.org/uc/ismrg_cisj" target="_blank">Italian Futures</a></em> e comprende un articolo di <strong>Arielle Saiber</strong> che dedica ampio spazio ai connettivisti, citando <em>Next</em>, <em>Next International</em> e <em>Next Station</em>, oltre a una serie di titoli (di articoli, antologie, racconti e romanzi) che ci riguardano direttamente: <span><em><a href="http://escholarship.org/uc/item/67b8j74s" target="_blank">Flying Saucers Would Never Land in Lucca: The Fiction of Italian Science Fiction</a></em></span>. Saiber è una docente del <a href="http://www.bowdoin.edu/faculty/a/asaiber/" target="_blank">Bowdoin College</a> e devo ringraziarla per la cura e l&#8217;attenzione con cui si è dedicata all&#8217;esplorazione del nostro movimento, e per aver coniato un neologismo per tradurre connettivismo in inglese: <em><a href="http://www.google.it/#sclient=psy-ab&amp;hl=it&amp;site=&amp;source=hp&amp;q=nextilism&amp;pbx=1&amp;oq=nextilism&amp;aq=f&amp;aqi=&amp;aql=&amp;gs_sm=e&amp;gs_upl=510l2610l0l3248l9l9l0l0l0l1l721l3887l2-1.2.2.1.2l8l0&amp;bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_cp.,cf.osb&amp;fp=b049f75d738be4e2&amp;biw=1280&amp;bih=685" target="_blank">nextilism</a></em>.</p>
<p>Troppo prematuro per parlare in alcun modo di <em>spaghetti sci-fi</em>, ma che il primo studio che abbia affrontato il ruolo del connettivismo nell&#8217;ambito della fantascienza italiana arrivi dagli Stati Uniti e sia maturato nell&#8217;ambito di una rivista di critica accademica è un buon segnale, no?</p>
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		<title>Il furto del futuro</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2012/01/27/il-furto-del-futuro/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 20:55:15 +0000</pubDate>
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Oggi ricorrono i 67 anni dell&#8217;arrivo ad Auschwitz dei soldati dell&#8217;Armata Rossa e la scoperta di ciò che il Terzo Reich aveva significato per milioni di ebrei. Sei per l&#8217;esattezza. Oltre che per un numero inferiore ma comunque rilevante di prigionieri sovietici (almeno due milioni), polacchi non ebrei (circa due milioni), slavi (1-2,5 milioni), dissidenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://img692.imageshack.us/img692/5861/disch3r.jpg" alt="" width="190" height="305" /></p>
<div>
<p>Oggi ricorrono i 67 anni dell&#8217;arrivo ad Auschwitz dei soldati dell&#8217;Armata Rossa e la scoperta di ciò che il Terzo Reich aveva significato per milioni di ebrei. Sei per l&#8217;esattezza. Oltre che per un numero inferiore ma comunque rilevante di prigionieri sovietici (almeno due milioni), polacchi non ebrei (circa due milioni), slavi (1-2,5 milioni), dissidenti politici (1-1,5 milioni), zingari (forse mezzo milione), omosessuali (5-15 mila), portatori di handicap o di malattie mentali (duecentomila). Secondo stime variabili, un numero di vittime complessivamente compreso tra i 12 e i 17 milioni furono eliminate dalla Storia con una furia sistematica. E la fluttuazione dei dati serve a rendere ancora più terribile l&#8217;orrore, per quanto possibile, conferendo alle proporzioni dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Olocausto" target="_blank">Olocausto</a> un carattere di incertezza. Per ricordare i caduti dello sterminio, nel 2005 la risoluzione 60/7 dell&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/International_Holocaust_Remembrance_Day" target="_blank">Giorno Internazionale della Memoria</a>.</p>
<p>Altre nazioni, come l&#8217;Italia (fin dal 2000), avevano adottato la commemorazione del 27 gennaio già da tempo. D&#8217;altro canto, non so quanto possa giovare effettivamente un &#8220;giorno della memoria&#8221;, al di là del ricordo in sé di quanti caddero vittime della follia. La <a href="http://www.ticinolive.ch/esteri/auschwitz-oggi-lanniversario-della-liberazione-31519.html" target="_blank">notizia</a> che un quinto dei ragazzi tedeschi tra i 18 e i 30 anni ignori la reale entità dell&#8217;orrore consumatosi ad Auschwitz allunga un&#8217;ombra inquietante su questa data. E&#8217; la dimostrazione<img class="alignright" style="float: right;" src="http://img687.imageshack.us/img687/7043/arrow26381rharrisfather.jpg" alt="" width="190" height="305" /> pratica che non bastano tutte le istituzioni del mondo, la concordanza d&#8217;intenti internazionale, il martellare mediatico, a sostenere la prova della Storia. Occorrerebbe al contrario un lavoro sistematico di formazione. Probabilmente, portare le scolaresche in gita presso i campi di sterminio in Polonia o anche <em>solo</em> i diversi centri di internamento allestiti lungo l&#8217;asse della penisola, potrebbe servire  altrettanto alla loro crescita umana quanto la vista di un affresco o di un museo di storia naturale. Ma riuscirci presupporrebbe un paese con una sua coscienza, che riesca a tutelare gli scavi di Pompei dai crolli e le sue città dalle ritorsioni della natura, e che sappia valorizzare un patrimonio storico vastissimo, che forse non tutti hanno l&#8217;interesse di considerare.</p>
<p>Il Ventennio Fascista, tanto rimpianto nell&#8217;ondata di disorientato qualunquismo che si avverte montare negli ultimi tempi, significò oltre a tante altre indecenze anche <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_dei_campi_per_l%27internamento_civile_nell%27Italia_Fascista" target="_blank">questo</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_dei_luoghi_dell%27Olocausto_in_Italia" target="_blank">questo</a> (una lista sola non basta, e anche questo è significativo). In periodi di crisi come questo, il malumore galoppante si trascina purtroppo dietro tutto uno strascico di rigurgiti pseudofascisti, razzisti, nazionalisti, e il passo da lì al neonazismo è breve. La teorizzazione di una qualche forma di superiorità, per diritto naturale o acquisito, è un viatico verso lo sprofondamento. Fortunatamente, la letteratura e il cinema ci hanno fornito materiale di eccellente qualità per propagare la memoria, rinsaldandone la tenuta. Lasciando da parte i classici e il <em>mainstream</em>, anche nell&#8217;ambito della fantascienza possiamo trovare opere di prima grandezza e di estrema utilità ai nostri scopi.</p>
<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://img825.imageshack.us/img825/9787/mikemanhighcastle1.jpg" alt="" width="190" height="294" />Basti pensare a <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_svastica_sul_sole" target="_blank">La svastica sul sole</a></em> (romanzo del 1962, vincitore del Premio Hugo), in cui <strong><strong>Philip K. Dick</strong></strong> immagina uno scenario ucronico nato dalla vittoria delle potenze dell&#8217;Asse nella Seconda Guerra Mondiale e dalla loro conseguente spartizione del mondo; oppure ai bestseller <em><em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fatherland_(romanzo)" target="_blank">Fatherland</a></em> </em>(1992), serratissimo thriller di storia alternativa di <strong><strong>Robert Harris</strong></strong>, e <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_complotto_contro_l%27America" target="_blank"><em>Il complotto contro l&#8217;America</em></a></em> (2004), acclamata sintesi di <em>bildungsroman </em>e fantapolitica di <strong><strong>Philip Roth</strong></strong>. O ancora <em><a href="http://www.fantascienza.com/magazine/rubriche/7127/2/" target="_blank"><em>L&#8217;arcobaleno della gravità</em></a></em> (1973), che valse a <strong><strong>Thomas Pynchon</strong></strong> il National Book Award, che si svolge nelle concitate fasi finali della caduta (ma sarà davvero caduta?) del Terzo Reich, e <a href="http://www.fantascienza.com/magazine/rubriche/15520/sholem-aleykhem-la-storia-alternativa-dei-detecti/" target="_blank"><em><em>Il sindacato dei poliziotti yiddish</em></em></a> (2007), notevolissima <em><em>detective story</em></em> di <strong><strong>Michael Chabon</strong></strong> che si riallaccia direttamente al filone delle ucronie, proponendo sulla Shoah un punto di vista obliquo. <strong><strong>Charlie Stross</strong></strong> sceglie al contrario di esaminare il genocidio dalla prospettiva del futuro profondo, ne <em><a href="http://www.fantascienza.com/magazine/libri/10822/l-alba-del-disastro/" target="_blank"><em>L&#8217;alba del disastro</em></a></em> (2004), dove l&#8217;incubo proviene da pianeti remoti oppressi sotto il tallone di ferro di una setta di cyborg neonazisti. Ma l&#8217;affresco più efficace di ciò che significa l&#8217;odio, dedicato agli effetti devastanti a cui può condurre se seminato nel suolo sempre fertile dell&#8217;ignoranza, ce lo offre forse <strong><strong>Thomas Disch</strong></strong>, che nel suo terribile e toccante <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_Archimede" target="_blank"><em>Campo Archimede</em></a></em> (1968), realizza con grazia straordinaria una perfetta attuazione del teorema ballardiano dell&#8217;<em><em>inner space</em></em>, risalendo concentricamente la gerarchia delle dimensioni dal microcosmo personale del protagonista (un poeta comunista imprigionato nel campo del titolo per la sua renitenza alla leva, in un&#8217;America totalitaria e bigotta del prossimo futuro) alla sfera universale del genere umano.</p>
<p>Ispirato dal famigerato <a href="http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2010/01/15/memorie-alternative/" target="_blank">furto dell&#8217;iscrizione</a> posta sull&#8217;ingresso di Auschwitz, non si può dimenticare il racconto di <strong>Stefano Di Marino</strong> <em>La memoria rende liberi</em>, riuscitissima incursione dell&#8217;autore nei territori della fantascienza, incluso nell&#8217;antologia <em><a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/ilgiallomondadori/2010/05/31/sul-filo-del-rasoio-39/" target="_blank">Sul filo del rasoio</a></em> (2010), curata per il Supergiallo Mondadori da Gianfranco de Turris (a riprova, una volta ancora se necessario, della pretestuosità infondata di certe accuse che hanno investito - anche di recente - il suo lavoro nell&#8217;ambito del fantastico).</p>
<p>Di <em>Fatherland</em> nel 1994 fu anche tratta una trasposizione televisiva per la HBO, con Rutger Hauer nei panni<img class="alignright" style="float: right;" src="http://img820.imageshack.us/img820/3333/220pxeuropa28film29.jpg" alt="" width="220" height="315" />del protagonista. E un paio d&#8217;anni fa circolò la notizia che la BBC avesse messo in cantiere una <a href="http://www.guardian.co.uk/media/2010/oct/07/ridley-scott-sci-fi-philip-k-dick-bbc-drama" target="_blank">miniserie</a> in quattro episodi tratta da <em>La svastica sul sole</em>, con Ridley Scott nel ruolo di produttore esecutivo, di cui si sono purtroppo perse le tracce. Ma per venire a incubi cinematografici già trasposti su celluloide, vanno segnalati <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Europa_(film)" target="_blank">Europa</a></em> (1991), capitolo finale del trittico del danese <strong>Lars von Trier</strong> dedicato al vecchio continente, tra toni surreali e seduzioni ucroniche. Più recentemente, il regista inglese <strong>Dennis Gansel</strong> ha delineato nel suo <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Wave_(2008_film)" target="_blank">L&#8217;Onda</a></em> (2008) il pericolo di un riflusso autocratico, sorto in seno a un esperimento scolastico e presto degenerato in incubo. Il fascino dei totalitarismi - è questo il teorema che emerge da entrambi i film citati - attecchisce nel disagio, soprattutto in periodi di smarrimento storico e di apparente disaffezione alla politica.</p>
<p>Un quadro fin troppo familiare. Presidiare il passato, anche attraverso le forme di riscrittura critica operate dall&#8217;ucronia, è una valida strategia per difendere il futuro. Almeno mi piace crederlo, specie di questi tempi.</p>
</div>
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		<title>Titano: il prodigio alchimistico di John Varley</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 23:31:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[John Varley profonde sense of wonder a piene mani in questo classico della fantascienza, precursore della new space opera di cui oggi tanto si parla. Tanto da lasciarmi incollato addosso l&#8217;entusiasmo ancora a distanza di qualche giorno dalla fine della lettura e da rendermi pressoché impossibile organizzare questo post nella forma di una recensione canonica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>John Varley</strong> profonde <em>sense of wonder</em> a piene mani in questo classico della fantascienza, precursore della <em>new space opera</em> di cui oggi tanto si parla. Tanto da lasciarmi incollato addosso l&#8217;entusiasmo ancora a distanza di qualche giorno dalla fine della lettura e da rendermi pressoché impossibile organizzare questo post nella forma di una recensione canonica. Quindi mi limito a raccogliere un po&#8217; di suggestioni, che potrebbero tornare utili anche in futuro, visto che il Curatore di Urania <a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2011/12/05/urania-collezione-107-titano/#comment-99538" target="_blank">Giuseppe Lippi ha già annunciato</a> che nel 2012 verranno pubblicati anche gli altri due volumi della <strong>trilogia di Gea</strong>.</p>
<p><a href="http://img440.imageshack.us/img440/9509/uc107.jpg"><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://img440.imageshack.us/img440/9509/uc107.jpg" alt="" width="250" height="353" /></a><em>Titano</em> (<em>Titan</em>) è un romanzo del 1979 (gli altri due titoli del ciclo sono <em>Nel segno di Titano</em> - <em>Wizard</em>, 1980 e <em>Demon</em>, 1984), opportunamente ristampato negli anni da <em>Urania</em> e finalmente approdato anche nella spettacolare <a href="http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2011/12/05/urania-collezione-107-titano/" target="_blank">Urania Collezione</a>, una collana che non dovrebbe mancare nella libreria dell&#8217;appassionato. A rendergli lustro una <a href="http://francobrambilla.com/artwork/2338782_Titan_By_John_Varley.html" target="_blank">meravigliosa copertina</a> di <strong>Franco Brambilla</strong> e la traduzione integrale di Vittorio Curtoni. Anche per questo, a maggior ragione nelle nostre biblioteche non dovrebbe risultare assente questo libro, che come accennavo poc&#8217;anzi rappresenta un ideale tramite tra la <em>science fiction </em>classica (quella di Van Vogt e Asimov, per intenderci, o di Robert A. Heinlein e Jack Vance, nelle sue espressioni migliori) e la nuova <em>space opera</em> degli universi della Cultura di Iain M. Banks, di Hyperion di Dan Simmons, di Paul J. McAuley, Ken MacLeod, Alastair Reynolds. Una <em>space opera</em> innestata di <em>hard sci-fi</em> e dotata di una particolare cura stilistica nella scia della <em>new wave</em>, che porta a termine l&#8217;opera di innovazione abbracciata dagli inglesi e che attraversa tutto il decennio: il ponte lanciato da Samuel R. Delany nella seconda metà degli anni &#8216;60 (<em>La ballata di Beta-2</em>, 1965, <em>Babel-17</em> e <em>Stella Imperiale</em>, 1966, <em>Nova</em>, 1968), proseguito con <em>Incontro con Rama</em> di Arthur C. Clarke (1973) e prolungato da <em>The Centauri Device</em> di M. John Harrison (1975), raggiunge qui il completamento della sua campata.</p>
<p>La storia in breve. Una spedizione esplorativa approda nel sistema di Saturno per compiere una missione di ricognizione nella sua vasta corte di satelliti, ma ben presto s&#8217;imbatte in un&#8217;anomalia: nell&#8217;orbita del signore degli anelli il <em>Ringmaster</em>, al comando del capitano Cirocco Jones, localizza infatti una megastruttura che non dovrebbe trovarsi lì e che, a ragion di logica umana, non potrebbe nemmeno esistere. <em>Temi</em>, così viene denominato questo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Big_Dumb_Object" target="_blank">Big Dumb Object</a>, è un habitat grande come una luna, formato da un anello e da sei raggi che lo collegano a un mozzo. Avvicinandosi all&#8217;oggetto, la nave spaziale subisce un improvviso quanto ineludibile attacco e il suo equipaggio si risveglia - giorni o forse anni interi più tardi - all&#8217;interno del corpo stesso di Temi. E tutti, in un modo o nell&#8217;altro, scopriranno nel corso della storia di essere stati cambiati. Cirocco Jones, comandante senza più una nave, si ritrova a fare i conti con una situazione disperata: in un ambiente alieno, alle prese con una fauna bizzarra (composta da immensi dirigibili senzienti, centauri che comunicano cantando, angeli demoniaci con l&#8217;unico obiettivo di dare battaglia ai centauri e vermi delle sabbie che sembrano usciti dalle pagine di <em>Dune</em>), con le insidie nascoste in un ecosistema apparentemente idilliaco e con gli enigmi di una struttura immensa, si avventurerà con pochi superstiti in un&#8217;odissea volta a chiarire e comprendere i misteri di Temi e di Gea, la divinità che controlla l&#8217;habitat e che forse la compenetra a un livello ancora più pervasivo.</p>
<p>Nella sua recensione per <em><a href="http://www.fantascienza.com/magazine/libri/15962/titano/" target="_blank">Fantascienza.com</a></em>, Giampaolo Rai segnala un <a href="http://ammonra.org/gaea/" target="_blank">sito straordinario</a> dedicato alla trilogia di Varley: assolutamente fondamentale per comprendere i dettagli della sua immensa costruzione. Guardate un po&#8217; questo filmato e giudicate da voi se non basta per accostare il lavoro di <em>world-building</em> operato da Varley alle meraviglie fatte da James Cameron con <em><a href="http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2010/02/14/avatar/" target="_blank">Avatar</a></em>:</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="225" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=24004306&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=00adef&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=0&amp;loop=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="225" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=24004306&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=00adef&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=0&amp;loop=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://vimeo.com/24004306">A short flying thru Titan</a> from <a href="http://vimeo.com/jptetu">Jean-Paul Têtu</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p>Ma John Varley conferisce alle sue pagine anche uno spessore letterario solitamente estraneo tanto alla <em>space opera</em> quanto all&#8217;<em>hard sci-fi</em> tradizionali. Pur rifacendosi agli schemi del racconto avventuroso, Varley delinea con accuratezza le psicologie dei suoi personaggi e in modo particolare della protagonista, conferendole una personalità tridimensionale, mai posticcia, naturale espressione di una storia personale che viene ricostruita in pochi <em>flashback</em>, essenziali e mirati. Le stesse relazioni tra i personaggi vengono investigate con attenzione puntigliosa, anche attraverso la metafora del sesso, che l&#8217;autore utilizza in maniera coraggiosa soprattutto per la sua epoca, mostrando relazioni omosessuali e senza lesinare dettagli nella scena dello stupro subito dalla protagonista (descritta senza indulgere in lungaggini compiaciute né in un&#8217;altrettanto spiacevole e insulsa pruderie, e, cosa ben più importante, mediandola attraverso il punto di vista della vittima).</p>
<p>Il percorso di Cirocco Jones e della sua <em>pard </em>(se mi concedete di mutuare dal western l&#8217;espressione per indicare il loro sodalizio, che si fa via via sempre più intimo e profondo) Gaby Plauget assume i connotati di un&#8217;impresa epica sufficiente a giustificare l&#8217;accesso alla conoscenza, la conquista dell&#8217;ultima verità sulla natura del mondo artificiale in cui i naufraghi del <em>Ringmaster </em>sono rimasti intrappolati. E proprio la scalata al cielo, la sfida improponibile per qualsiasi titanide (la specie dei centauri, la più evoluta tra quelle incontrate su Temi) viene trasfigurata in un&#8217;esperienza metafisica che a un certo punto mi ha richiamato alla mente uno strano parallelo con l&#8217;esperienza del traduttore, il grande <strong>Vittorio Curtoni</strong>, maestro e amico scomparso di recente. Complice anche la postfazione di Giuseppe Lippi, che puntualmente si sofferma sul ruolo di un artista &#8220;costretto&#8221; a rendere nella propria lingua il parto della creatività di un collega straniero, ho trovato una particolare assonanza con le vicissitudini di Cirocco, che all&#8217;improvviso si riscopre dotata del dono, insospettato e incomprensibile, di poter comunicare con una specie aliena come i titanidi capendo ed esprimendosi nella loro stessa lingua. Proprio in virtù di questa facoltà, unica tra i naufraghi del <em>Ringmaster </em>Cirocco osa lanciare la scalata al mozzo, dove si annida il segreto di Gea.</p>
<p>E così, mentre lei e Gaby giungevano al cospetto di Gea, ricevute dal Titano in una sala rococò che ricordava la stanza oltre l&#8217;Infinito di <em>2001: Odissea nello Spazio</em>, mi si è formata in testa l&#8217;immagine del lettore, che grazie agli sforzi del traduttore può arrivare a decodificare l&#8217;opera nativa dell&#8217;autore, che forse è sempre un po&#8217; un <strong>Big Dumb Object</strong>.</p>
<p>Nel caso di <em>Titano</em>, insomma, la realtà si ripiega sull&#8217;immaginario e le due dimensioni si compenetrano a livelli sempre più profondi, come in una costruzione frattale. C&#8217;è l&#8217;opera mitopoietica di Gea che riflette l&#8217;opera creativa di Varley fin nel processo stesso della costruzione narrativa, con il Titano che si nutre di immaginario terrestre e Varley che dà fondo all&#8217;immaginario fantascientifico (dal citato duo Kubrick/Clarke a Herbert, ma i riferimenti sono numerosi, basti pensare che uno dei comprimari è un lettore accanito di <em>science fiction</em>, e che a un certo punto non manca di interrogarsi ricorsivamente sul genere e sul suo legame con il mondo artificiale e con l&#8217;avventura che sta vivendo). Ci sono le riflessioni sulla comunicazione che si adattano alla perfezione al ruolo del traduttore di un&#8217;opera letteraria, chiamato in questo caso a svolgere un&#8217;impresa titanica, come il Vic, tra i pochi in Italia, poteva essere in grado di svolgere. E c&#8217;è l&#8217;avventura che si trasforma in impresa epica e solo in virtù di questa sua statura concede alla protagonista il diritto di comprendere la natura dei Titani e ciò che è veramente accaduto a lei e ai suoi compagni, che trasfigura l&#8217;esperienza di ogni lettore, che solo in virtù dell&#8217;empatia innescata da una storia ambiziosa come questa può coglierne e apprezzarne appieno le sfumature e i risvolti.</p>
<p>E di sicuro è bello - anzi, di più, entusiasmante! - ritrovarsi dopo tante letture fantascientifiche a provare ancora lo stupore e la meraviglia che rendevano così straordinarie (ma per fortuna non irripetibili) le mie primissime letture di A.E. van Vogt e Isaac Asimov. Non fatevi sfuggire questo capolavoro, che trovate in edicola ancora per qualche giorno: mi impegno a rimborsare gli insoddisfatti.</p>
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		<title>Next Station: conflitti, incubi e traiettorie superluminali</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 21:21:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Finalmente ci siamo: è on-line il terzo numero di Next Station, nuovo corso, versione webzine. Segnalo in particolare: i racconti di Dario Tonani (in realtà già proposto come antipasto del numero all&#8217;uscita di Toxic@, e pubblicato da qualche mese) e Roberto Furlani (che si appresta a diventare un film, se non l&#8217;avete già fatto visitate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.next-station.org/fe-mag-d.php?_i=9"><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.next-station.org/cntimg/NS_03_cover_m.jpg" alt="" width="297" height="199" /></a>Finalmente ci siamo: è <em>on-line</em> il terzo numero di <em><a href="http://www.next-station.org/" target="_blank">Next Station</a></em>, nuovo corso, versione webzine. Segnalo in particolare: i racconti di Dario Tonani (in realtà già proposto come antipasto del numero all&#8217;uscita di <em>Toxic@</em>, e pubblicato da qualche mese) e Roberto Furlani (che si appresta a diventare un film, se non l&#8217;avete già fatto visitate la <a href="http://www.neuronicamovie.com/" target="_blank">pagina web ufficiale</a> del progetto o fate un salto su <em><a href="http://www.facebook.com/pages/NEURONICA/270122826356812" target="_blank">Facebook</a></em>), l&#8217;esperimento di <em>mash-up</em> di Fernando Fazzari che mette sotto i ferri il celebre racconto <em>Berenice</em> di Edgar Allan Poe (mi sento di poter dire che si tratta della prima seria analisi pratica dedicata a una tecnica narrativa invalsa di recente nel mondo editoriale, grazie a un filotto di titoli che combinano celebri opere della letteratura mondiale ed elementi di fantastico, horror o fantascienza); le panoramiche di Francesca Fuochi e Alex Tonelli, dedicate rispettivamente all&#8217;artista inglese Francis Bacon e a Tullio Avoledo, acclamato autore de <em>L&#8217;elenco telefonico di Atlantide</em>; la recensione di Emanuele Manco sulla raccolta del meglio di <em>Cyborg</em>, occasione per ripercorrere un&#8217;intera stagione dell&#8217;underground fantastico italiano; le rubriche di Sandro Battisti e Salvatore Proietti, incentrate rispettivamente sul gruppo inglese The Mission e sui rapporti tra Italo Calvino e l&#8217;immaginario della scienza; e per finire la rielaborazione dell&#8217;intervento sui viaggi nel tempo tenuto da Lanfranco Fabriani e dal sottoscritto in occasione dell&#8217;<a href="http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2010/08/16/easy-travel-to-other-times/" target="_blank">Evento Light 2010</a>.</p>
<p>Il punto di partenza per la navigazione è ovviamente l&#8217;<a href="http://www.next-station.org/fe-mag-d.php?_i=9" target="_blank">editoriale</a>, che non abbiamo potuto - purtroppo - circoscrivere all&#8217;immaginario. L&#8217;immagine di copertina è come al solito opera di Marco Moschini, direttamente dai sotterranei di Bologna. Buona lettura!</p>
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		<title>Essere partecipi della conoscenza</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2012/01/05/essere-partecipi-della-conoscenza/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 23:14:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cos&#8217;è la conoscenza se non un miraggio che ci affanniamo a rincorrere? Eppure senza lo sforzo di inseguirla le nostre vite sarebbero decisamente meno interessanti, se non proprio prive di scopi con una qualche ragione di ambire a una dimensione superiore. Perché attraverso la conoscenza passa la comprensione del mondo in cui viviamo e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cos&#8217;è la conoscenza se non un miraggio che ci affanniamo a rincorrere? Eppure senza lo sforzo di inseguirla le nostre vite sarebbero decisamente meno interessanti, se non proprio prive di scopi con una qualche ragione di ambire a una dimensione superiore. Perché attraverso la conoscenza passa la comprensione del mondo in cui viviamo e la speranza di avvicinarci un po&#8217; di più al senso di quelle domande che per noi hanno tanta importanza.</p>
<p>Ricordo il piacere quasi proibito di sfogliare gli splendidi volumi rilegati in pelle della Treccani di famiglia. Non bastava una mensola a contenere l&#8217;enciclopedia nuova, nella libreria dello studio, con tutte le difficoltà che le cerniere della vetrina poneva all&#8217;estrazione dei volumi capitati alle due estremità. Quando ancora non ero al liceo (ma anche dopo) ero capace di trascorrere ore a sfogliare la carta leggerissima, scorrendo e riscorrendo le righe fitte di informazioni e di rimandi. E anche se i dati erano aggiornati a qualche decennio prima (ricordo in particolare le notizie demografiche, ferme a qualche censimento prima della mia nascita), poteva andare bene lo stesso: erano i primissimi anni &#8216;90, si viveva in tempi in cui si cominciava a percepire l&#8217;espansione irreversibile delle tecnologie elettroniche (se il computer in ogni casa stava per arrivare, a tenere occupata la mia generazione ci pensavano le consolle), ma a meno di non essere particolarmente sensibili si poteva ancora tollerare la lentezza di aggiornamento, a patto di avere la precisione dell&#8217;informazione.</p>
<p>Nella seconda metà degli anni &#8216;90 cominciarono a diffondersi le enciclopedie multimediali (Omnia DeAgostini, Microsoft Encarta): migliaia di voci accessibili con un semplice click, arricchite da file multimediali con musiche, filmati, simulazioni interattive. Uno sballo per i nerd, ma non solo. E&#8217; questo il periodo in cui a scuola la tesina impostata come ricerca inizia probabilmente a perdere di significato: troppo facile il copia-incolla (anche se mi risulta che qualche docente - probabilmente scampato per caso all&#8217;ultima glaciazione - sia ancora convinto che assegnare una tesina su un libro sia - nel 2011 - il metodo migliore per verificare se un alunno quel libro lo ha letto o meno). A un prezzo decisamente più contenuto dei precursori cartacei, le enciclopedie multimediali assicurano l&#8217;immediatezza della fruizione e, con il diffondersi di internet nelle case, offrono anche la garanzia - ovviamente a pagamento - dell&#8217;aggiornamento on-line.</p>
<p>Ma è solo sul web che si attesta nella prima metà degli anni Zero la discontinuità definitiva. Nel 2001 viene lanciata <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale" target="_blank">Wikipedia</a></em> (il 15 gennaio, accendete le candeline&#8230;), nel giro di qualche anno ne vengono aperte versioni in decine di lingue, intorno alla metà del decennio arriva alla sua milionesima voce e nel 2007 diventa l&#8217;enciclopedia più vasta mai realizzata. Ed è solo l&#8217;inizio di una storia che ormai qualunque utente della rete sperimenta quasi quotidianamente, per una ragione o per un&#8217;altra: curiosità, informazione, aggiornamento, approfondimento. L&#8217;informazione che uno cerca, 99 volte su 100 capita di trovarla su Wikipedia. Un oceano di dati accessibili in tempo reale.</p>
<p>Certo, Wikipedia è tutt&#8217;altro che perfetta: le edizioni &#8220;giovani&#8221; sono spesso approssimative, e talvolta l&#8217;approssimazione permane anche in edizioni più &#8220;mature&#8221; se si considerano settori piuttosto specialistici. Inoltre il suo flirt con l&#8217;attualità talvolta porta a perdere la messa a fuoco sulla rilevanza delle voci incluse. Ma ha dei grandi vantaggi rispetto a tutte le enciclopedie cartacee o multimediali che l&#8217;hanno preceduta, dei pregi sufficientemente grandi da compensare abbondantemente i suoi limiti: è dinamica, aperta, collaborativa. Riflette in sostanza lo Zeitgeist dell&#8217;epoca a cui appartiene: chiunque può modificare o inserire una voce, ma l&#8217;aggiornamento persiste soltanto se supera il test di validità della comunità dei suoi utenti. In continuo mutamento, continuamente aggiornata, si arricchisce di giorno in giorno, sviluppando la rete delle connessioni che rende più stimolante il sapere.</p>
<p>A differenza della Treccani, bella e autorevole, ma comunque congelata nel suo tempo, Wikipedia non è un fossile: è un organismo vivo, che quotidianamente consente a milioni di utenti in ogni parte del mondo di condividere e recuperare informazioni che altrimenti si estinguerebbero nei polverosi spazi segregati delle cantine, in cui finiscono sempre prima o poi per ammassarsi i libri e i manuali che consultiamo con minore frequenza. Ed è soprattutto una filosofia, nata da un&#8217;idea tanto semplice quanto rivoluzionaria: rendere l&#8217;utente partecipe della conoscenza.</p>
<p>Quando lo scorso anno si è sparsa la voce che l&#8217;edizione italiana di Wikipedia potesse chiudere per l&#8217;ottusità e l&#8217;ignoranza della nostra burocrazia nazionale ho avuto un momento di sconforto. E&#8217; stato come se i fantasmi di dinosauri senza cervello si fossero riversati nella nostra realtà da una crepa dimensionale per imporre nuovamente il loro dominio sul mondo. Lo spettro della lentezza, dell&#8217;oscurantismo, della rigidità. E&#8217; la ragione per cui ho deciso di sostenere d&#8217;ora in avanti ogni anno la <a href="https://donate.wikimedia.org/w/index.php?title=Special:FundraiserLandingPage&amp;country=IT&amp;utm_medium=SocialMedia&amp;utm_campaign=C11_SocialMedia&amp;appeal=Appeal-Twitter&amp;utm_source=B11_Twitter&amp;uselang=en" target="_blank">Wikimedia Foundation</a>, per quanto mi viene concesso dalle mie esigue risorse. Partecipare a un&#8217;impresa dei nostri tempi, come appunto è Wikipedia, forse il continente della rete più importante e significativo emerso in quest&#8217;era geologica, garantisce anche l&#8217;assoluta libertà di poter sostenere con un piccolo sforzo la sua crescita immune da ogni vincolo, lontano dalle spire della pubblicità e dalle mire di organismi di controllo ancora troppo stupidi per poter sfidare la <em>nostra </em>velocità.</p>
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		<title>Il lessico del futuro</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 00:09:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Futuro]]></category>

		<category><![CDATA[tecnologie]]></category>

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		<description><![CDATA[Emblematico aprire il nuovo anno con un post sulla fantascienza. Una dichiarazione d&#8217;intenti, che richiama in ballo la vecchia questione sulla rilevanza del genere. L&#8217;occasione me la offre Cory Doctorow, che sull&#8217;edizione on-line di Locus entra nel 2012 sparando fuochi pirotecnici a velocità di curvatura ben al di là dell&#8217;orbita terrestre (ringrazio Oedipa Drake per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Emblematico aprire il nuovo anno con un post sulla fantascienza. Una dichiarazione d&#8217;intenti, che richiama in ballo la vecchia questione sulla <a href="http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/11496/l-importanza-della-fantascienza/" target="_blank">rilevanza</a> del genere. L&#8217;occasione me la offre <strong>Cory Doctorow</strong>, che sull&#8217;edizione on-line di <em><a href="http://www.locusmag.com/Perspectives/2012/01/cory-doctorow-a-vocabulary-for-speaking-about-the-future/" target="_blank">Locus</a></em> entra nel 2012 sparando fuochi pirotecnici a velocità di curvatura ben al di là dell&#8217;orbita terrestre (ringrazio <a href="http://interno-2.blogspot.com/" target="_blank">Oedipa Drake</a> per aver segnalato l&#8217;intervento su <em>Facebook</em>).</p>
<p>Il ritornello che periodicamente ci viene riproposto è sempre quello: la fantascienza è morta perché il futuro è già qui - <em>bla bla bla</em> - in mezzo a noi - <em>bla bla bla</em> - pronto a vanificare ogni tentativo di anticipazione. Doctorow smentisce e replica con doviziosa ricchezza di argomenti, spiegando come la fantascienza non abbia una funzione predittiva, ma piuttosto ispiratrice, e dimostrando che la storia basta a testimoniare l&#8217;efficacia con cui la SF è riuscita ad assolvere a questo ruolo.</p>
<p>Ma la fantascienza non si limita a ispirare: instilla dubbi e sospetti, riflette sui cambiamenti in atto e mostra potenzialità che altrimenti rimarrebbero inespresse. Su cosa? In particolare, sulla tecnologia: la principale preoccupazione di una società come la nostra, che in pratica della tecnologia è diventata una sovrastruttura.</p>
<p>Ed è la <em>science fiction</em>, da sempre, a fornirci i termini per parlare del futuro: le parole del nostro lessico si trovano nei libri di Orwell, di Pohl e Kornbluth, di Dick, di Gibson, giusto per citare i primi nomi che mi sovvengono alla memoria. Sono il glossario che ci permette di capire il nostro presente e che mette illustri tuttologi sprezzanti dei generi in condizione di disquisire del mondo che ci circonda, rendendo le loro elucubrazioni plausibili e comprensibili all&#8217;uomo comune che si lascia convincere, senza troppe resistenze, che la fantascienza sia sempre quel passatempo per i ragazzini, con i cannoni laser e i dischi volanti.</p>
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		<title>Corpi spenti: Input #11</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 00:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>X</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[postumano]]></category>

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		<description><![CDATA[Corpi spenti è un libro che si chiude sulla prospettiva di un abisso cosmico. Oltre al noir, alla spy-story, alla fantascienza di derivazione cyberpunk, alle suggestioni post-human, abbiamo anche un richiamo alla più classica fantascienza spaziale. Poche pagine, che però dovrebbero bastare per dare un&#8217;idea della complessità dello scenario di questo mondo, dietro le quinte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Corpi spenti è un libro che si chiude sulla prospettiva di un abisso cosmico. Oltre al noir, alla <em>spy-story</em>, alla fantascienza di derivazione cyberpunk, alle suggestioni <em>post-human</em>, abbiamo anche un richiamo alla più classica fantascienza spaziale. Poche pagine, che però dovrebbero bastare per dare un&#8217;idea della complessità dello scenario di questo mondo, dietro le quinte di ciò che vediamo in scena. E che forse potrebbero tornare a essere esplorate, con maggiore accuratezza, nel futuro.</p>
<p>A questo proposito trovo paradigmatico questa battuta estratta da <em>Angeli spezzati</em> di <a href="http://www.fantascienza.com/magazine/speciali/il_ritorno_delle_furie_di_richard_k_morgan/" target="_blank">Richard K. Morgan</a>:</p>
<p class="MsoNormal"><em><span>«Ci pensi, Kovacs. Stiamo bevendo caffè così lontano dalla Terra che le sarebbe difficile distinguere il Sole nel cielo notturno. Siamo stati portati qui da un vento che soffia in una dimensione che non possiamo né vedere né toccare. Immagazzinati come sogni nella mente di una macchina che pensa in modo tanto più evoluto dei nostri cervelli che potrebbe persino portare il nome di dio. Siamo risorti in corpi che non sono i nostri, cresciuti in un giardino segreto lontano dal corpo di ogni donna mortale. Sono questi i </span></em><span>fatti<em> della nostra esistenza, Kovacs. Mi dica, in cosa sono diversi, o meno mistici, della fede che esista un regno dove i morti vivono in compagnia di esseri talmente al di là di noi da essere </em>costretti<em> a chiamarli dei?»</em></span></p>
<p class="MsoNormal">Oggi è l&#8217;ultimo dell&#8217;anno, data perfetta per chiudere questo ciclo di articoli che ci ha tenuto compagnia nelle ultime due settimane. Passatevela bene, salutate l&#8217;anno vecchio come si deve e date il benvenuto come si conviene al 2012: mi spiace per lui, ma con i venti apocalittici che soffiano da un po&#8217; di tempo a questa parte, l&#8217;anno nuovo nasce già vecchio.</p>
<p class="MsoNormal">Ci leggiamo nel futuro!</p>
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		<title>Corpi spenti: Input #10</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 00:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>X</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Graffiti]]></category>

		<category><![CDATA[Sezione π²]]></category>

		<category><![CDATA[Albert Watson]]></category>

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		<category><![CDATA[Corpi spenti]]></category>

		<category><![CDATA[Hopper]]></category>

		<category><![CDATA[Kate Moss]]></category>

		<category><![CDATA[Uma Thurman]]></category>

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		<description><![CDATA[Edward Hopper e Albert Watson rappresentano il contraltare iperrealistico dell&#8217;estetica fantastica di Beksinski. Consiglio la lettura di questo brano di Watson, utile riflessione sulla tecnica e l&#8217;esperienza che si può tranquillamente estendere al di là dei confini della fotografia:
Sperimento e mi muovo in molte direzioni diverse, non solo per­ché sento di poterlo fare ma perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2009/11/29/edward-hopper-o-della-solitudine-degli-spazi/" target="_blank">Edward Hopper</a> e <a href="http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2009/09/16/il-silenzio-attinico-di-stanze-dalbergo-abbandonate/" target="_blank">Albert Watson</a> rappresentano il contraltare iperrealistico dell&#8217;estetica fantastica di Beksinski. Consiglio la lettura di <a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/arte_e_cultura/09_settembre_15/testo_watson-1601770210242.shtml" target="_blank">questo brano</a> di Watson, utile riflessione sulla tecnica e l&#8217;esperienza che si può tranquillamente estendere al di là dei confini della fotografia:</p>
<p><span><em>Sperimento e mi muovo in molte direzioni diverse, non solo per­ché sento di poterlo fare ma perché amo questo eclettismo della visione. In un periodo difficile per me, negli anni Settanta e forse an­che nei primi anni Ottanta, mi sono molto impegnato a cercare di risolvere una serie di possibili questioni tecni­che legate alla fotografia non tanto per­ché fossi affascinato dalla tecnica, ma perché sentivo un’urgente necessità di sviluppare determinate possibilità cre­ative che avevo chiare in mente e, co­me sempre in fotografia, riesci a realiz­zare meglio le cose che vuoi se hai un’eccellente padronanza tecnica. Sa­per fare: questo è importante; come sa­per dominare tutti gli aspetti. Quando sei stato fotografo per molto tempo, impari ad utilizzare soluzioni di­verse, strade diverse, chiavi e percorsi al­ternativi, non soltanto dal punto di vi­sta tecnico, ma anche creativo ed emoti­vo. Se hai un problema particolare da ri­solvere, puoi far riferimento alla tua esperienza passata e da lì scegliere. Que­sto rende la tua vita più semplice. Certo, non si smette mai di imparare e più di­venti bravo tecnicamente, più il tuo me­todo di lavoro diventa fluido. Possiedi un’esperienza emotiva e creativa e quan­do ti serve, puoi usarla.</em></span></p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://www.artnet.com/artwork_images_423787643_671916_albert-watson.jpg" alt="" width="200" height="249" /> <img src="http://www.artnet.com/artwork_images_423787643_681281_albert-watson.jpg" alt="" width="186" height="249" /></p>
<p style="text-align: center;"><img style="vertical-align: middle;" src="http://www.artnet.com/artwork_images_425206608_616613_albert-watson.jpg" alt="" width="200" height="259" /> <img style="vertical-align: middle;" src="http://www.artnet.com/artwork_images_424236030_420926_albert-watson.jpg" alt="" width="186" height="259" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Dall&#8217;alto: </em><a href="http://www.artnet.com/artwork/426137899/423787643/albert-watson-kate-moss-back.html" target="_blank">Kate Moss Back</a><em>, </em><a href="http://www.artnet.com/artwork/426147241/423787643/albert-watson-uma-therman.html" target="_blank">Uma Thurman</a><em>,<br />
</em><a href="http://www.artnet.com/artwork/426084792/425206608/albert-watson-davd-bowie-new-york-city.html" target="_blank">David Bowie, New York City</a><em>, </em><a href="http://www.artnet.com/artwork/425701638/424236030/albert-watson-jellyfish-tank-series-mandalay-bay-las-vegas.html" target="_blank">Jellyfish Tank Series Mandalay Bay, Las Vegas</a>.<br />
<em> Di Albert Watson.</em></p>
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		<title>Corpi spenti: Input #9</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2011/12/29/corpi-spenti-input-9/</link>
		<comments>http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2011/12/29/corpi-spenti-input-9/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 00:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>X</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Sezione π²]]></category>

		<category><![CDATA[Corpi spenti]]></category>

		<category><![CDATA[Cronenberg]]></category>

		<category><![CDATA[Eastern Promises]]></category>

		<category><![CDATA[Enemy of the State]]></category>

		<category><![CDATA[Heat]]></category>

		<category><![CDATA[Michael Mann]]></category>

		<category><![CDATA[Tony Scott]]></category>

		<category><![CDATA[Vor V Zakone]]></category>

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		<description><![CDATA[Altri tre film, non di fantascienza.
Da Heat - La sfida, capolavoro poliziesco di Michael Mann del 1995: la precisione del meccanismo drammatico e il realismo dell&#8217;indagine.
Da Nemico Pubblico di Tony Scott (1998): la costruzione di momenti clou, con situazioni che fungano da punti di svolta della trama.
Da La promessa dell&#8217;assassino di David Cronenberg (2007): le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Altri tre film, non di fantascienza.</p>
<p>Da <em><a href="http://youtu.be/bYOAYgfch-w" target="_blank">Heat - La sfida</a></em>, capolavoro poliziesco di <strong>Michael Mann</strong> del 1995: la precisione del meccanismo drammatico e il realismo dell&#8217;indagine.</p>
<p>Da <em><a href="http://youtu.be/LxO7xoexI_4" target="_blank">Nemico Pubblico</a></em> di <strong>Tony Scott</strong> (1998): la costruzione di momenti <em>clou</em>, con situazioni che fungano da punti di svolta della trama.</p>
<p>Da <em><a href="http://youtu.be/KV0myun8b80" target="_blank">La promessa dell&#8217;assassino</a></em> di <strong>David Cronenberg</strong> (2007): le dinamiche della mafia russa <em><a href="http://youtu.be/k6HgYyXxEWc" target="_blank">Vor V Zakone</a></em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Corpi spenti: Input #8</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2011/12/28/corpi-spenti-input-8/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 00:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>X</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Criptogrammi]]></category>

		<category><![CDATA[Sezione π²]]></category>

		<category><![CDATA[Aye and Gomorra]]></category>

		<category><![CDATA[Corpi spenti]]></category>

		<category><![CDATA[Delany]]></category>

		<category><![CDATA[Gibson]]></category>

		<category><![CDATA[spook country]]></category>

		<category><![CDATA[spy-story]]></category>

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		<description><![CDATA[Un libro e un racconto. Per il tracciamento dei container trasportati via mare e lo scenario da guerra di spie in cui il Mediterraneo sta scivolando in Corpi spenti, ho derivato lo spunto di partenza da Guerreros di William Gibson.
Un altro debito importante è verso Samuel R. Delany (non è la prima volta, non sarà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un libro e un racconto. Per il tracciamento dei container trasportati via mare e lo scenario da guerra di spie in cui il Mediterraneo sta scivolando in <em>Corpi spenti</em>, ho derivato lo spunto di partenza da <a style="font-style: italic;" href="http://www.fantascienza.com/magazine/libri/10936/guerreros/" target="_blank">Guerreros</a> di <strong>William Gibson</strong>.</p>
<p>Un altro debito importante è verso <strong>Samuel R. Delany</strong> (non è la prima volta, non sarà l&#8217;ultima) e il suo racconto <em><a href="http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2008/09/28/lets-talk-about-sex/" target="_blank">Sì, e Gomorra</a></em>. A distanza di 44 anni dalla sua prima comparsa, le sottoculture urbane fiorite intorno allo sfruttamento sessuale delle spaziali continuano a risultare una metafora insuperabile, soprattutto come rappresentazione delle alternative di utilizzo che la strada riesce sempre a trovare per le ricadute del progresso.</p>
<p>Tre parole-chiave per l&#8217;approccio alla tecnologia in <em>Corpi spenti</em>: nichilismo, alienazione e paranoia.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://2.bp.blogspot.com/-7bJV5PucAd8/TgSOR5itrTI/AAAAAAAACBo/KpjpPLZ8_jE/s1600/Starbase+03.jpg" target="_blank"><img style="vertical-align: middle;" src="http://2.bp.blogspot.com/-7bJV5PucAd8/TgSOR5itrTI/AAAAAAAACBo/KpjpPLZ8_jE/s1600/Starbase+03.jpg" alt="" width="487" height="315" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://1.bp.blogspot.com/-2sBFq7olr1Y/Tgl-Alnt7JI/AAAAAAAACE0/h6KmwJSKnc0/s1600/space+colonies+and+stations.jpg" target="_blank"><img style="vertical-align: middle;" src="http://1.bp.blogspot.com/-2sBFq7olr1Y/Tgl-Alnt7JI/AAAAAAAACE0/h6KmwJSKnc0/s1600/space+colonies+and+stations.jpg" alt="" width="487" height="513" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://4.bp.blogspot.com/-we3fa3dslxk/TgmANdS5SeI/AAAAAAAACE8/zgkiPZ5xGAg/s1600/Disney+colony+02.jpg" target="_blank"><img style="vertical-align: middle;" src="http://4.bp.blogspot.com/-we3fa3dslxk/TgmANdS5SeI/AAAAAAAACE8/zgkiPZ5xGAg/s1600/Disney+colony+02.jpg" alt="" width="487" height="374" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>Immagini via <a href="http://exonauts.blogspot.com/search/label/space%20station" target="_blank">Exonauts</a>.</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Corpi spenti: Input #7</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2011/12/27/corpi-spenti-input-7/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 00:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>X</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Criptogrammi]]></category>

		<category><![CDATA[Sezione π²]]></category>

		<category><![CDATA[Corpi spenti]]></category>

		<category><![CDATA[Dark Knight]]></category>

		<category><![CDATA[Joker]]></category>

		<category><![CDATA[Strange Days]]></category>

		<category><![CDATA[Trickster]]></category>

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		<description><![CDATA[Inizialmente avevo pensato di adottare uno schema narrativo simile a Strange Days che fungesse da colonna dorsale per Corpi spenti. Il proposito mi è servito solo in parte, ma mi è tornato utile ricordarmi del film quando ho dovuto coinvolgere la Pi-Quadro in un&#8217;indagine legata al circuito degli snuff movie.
L&#8217;influsso di Strange Days si compenetra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inizialmente avevo pensato di adottare uno schema narrativo simile a <em>Strange Days</em> che fungesse da colonna dorsale per <em>Corpi spenti</em>. Il proposito mi è servito solo in parte, ma mi è tornato utile ricordarmi del film quando ho dovuto coinvolgere la Pi-Quadro in un&#8217;indagine legata al circuito degli <em>snuff movie</em>.</p>
<p>L&#8217;influsso di <em>Strange Days</em> si compenetra con quello del <em>Cavaliere Oscuro</em> di <strong>Christopher Nolan</strong>, specie per quanto attiene l&#8217;introduzione di un antagonista. Il male può declinarsi in infinite variazioni e Nolan ce lo ricorda nelle figure del <strong>Joker</strong> e soprattutto di <strong>Harvey Dent</strong>. Dall&#8217;uscita del film ho avuto modo di rivederlo altre tre o quattro volte: abbastanza per cambiare idea rispetto alle impressioni che mi aveva lasciato la <a href="http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2009/01/23/forever-joker/" target="_blank">prima visione</a> in sala.</p>
<p>Oggi mi sento di dire che con la gestione narrativa della trama Nolan ha invece fatto un gran lavoro. Rendere consequenziali e concatenati gli elementi di partenza non era facile e una visione congiunta di <em>Batman Begins</em> e <em>The Dark Knight</em> aiuta a cogliere la prospettiva nella sua completezza e comprendere la bontà e la riuscita dei suoi sforzi.</p>
<p>Poi, ovviamente, c&#8217;è la figura del Trickster, di cui parlavo anche in <a href="http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2011/08/08/revenant-a-volte-ritornano/" target="_blank">questa intervista</a>:</p>
<p><span><em>In ambito letterario, forse il Trickster ha avuto la sua più efficace incarnazione nel Joker, la nemesi di Batman. Al di là della seduzione del male, quello che affascina di questo personaggio (magistralmente interpretato nella trasposizione cinematografica di Christopher Nolan da Heath Ledger) è la sua familiarità con le storie. Nei fumetti, ha un aneddoto per ogni situazione. E nel film si diverte a cambiare la storia del proprio personaggio più di una volta, riportando una versione diversa in base all’interlocutore proprio per produrre su di lui una maggior presa. Non è forse quello che cerca di fare ogni scrittore? Ottenere il massimo coinvolgimento del lettore richiede più di un pizzico di intraprendenza.</em></span></p>
<p>Si può lasciare fuori una <a href="http://youtu.be/J3pSfLphTDQ" target="_blank">figura del genere</a>, quando ti capita tra le mani quasi per caso?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Corpi spenti: Input #6</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2011/12/26/corpi-spenti-input-6/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 00:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>X</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Criptogrammi]]></category>

		<category><![CDATA[Sezione π²]]></category>

		<category><![CDATA[Cat Power]]></category>

		<category><![CDATA[Corpi spenti]]></category>

		<category><![CDATA[Maybe Not]]></category>

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		<description><![CDATA[Un po&#8217; di musica. Questa viene citata direttamente nel testo, dove fa da colonna sonora di un flashback. In Corpi spenti i flashback riportano l&#8217;azione in un punto intermedio tra il nostro presente (2011) e il presente del romanzo (2061). In effetti, qui ci posizioniamo quasi a metà strada. Recuperare riferimenti culturali del nostro presente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un po&#8217; di musica. Questa viene citata direttamente nel testo, dove fa da colonna sonora di un flashback. In <em>Corpi spenti</em> i flashback riportano l&#8217;azione in un punto intermedio tra il nostro presente (2011) e il presente del romanzo (2061). In effetti, qui ci posizioniamo quasi a metà strada. Recuperare riferimenti culturali del nostro presente (una canzone di <strong>Cat Power</strong> di qualche anno fa) o considerati classici permanenti (un libro di Italo Calvino, per esempio) può tornare utile come espediente per dare un senso di continuità tra il nostro mondo e quello immaginario rappresentato nel romanzo.</p>
<p><em><a href="http://youtu.be/GVvkeeLpzNE" target="_blank">Maybe Not</a></em> di Chan Marshall, inoltre, è anche una sintesi perfetta della possibilità che è concessa a ciascuno di noi di trovare uno spazio di libertà nel mondo, eventualmente anche solo con la fantasia. Ed è anche una canzone sui compromessi e il senso di perdita (dell&#8217;innocenza, della salvezza, della speranza), che è un altro dei temi che attraversa <em>Corpi spenti</em>.</p>
]]></content:encoded>
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