Archive for the ‘Transizioni’ Category

Le strade al neon che portano a Neuromante

Posted on Febbraio 8th, 2012 in Futuro, Transizioni | No Comments »

La prima volta che ho collegato un modem analogico alla rete telefonica e al vecchio cassone che usavo come PC, nell’adrenalina del cinguettio elettronico dell’apparecchio che cercava di agganciare una linea, non potei fare a meno di immaginarmi il cyberspazio descritto da William Gibson. Ricorderete forse le immagini evocate da questo passaggio seminale di Neuromante:

Cyberspazio. Un’allucinazione consensuale condivisa ogni giorno da miliardi di operatori legittimi, in ogni nazione, insegnando ai bambini concetti matematici [...] Una rappresentazione grafica di dati ricavati dalle memorie di qualsiasi computer e inviata al “sistema uomo”. Impensabile complessità. Linee di luce distribuite nel non-spazio della mente, ammassi stellari e costellazioni di dati. Come luci di città che si allontanano.

L’idea che dietro la sagoma di plastica grigia del modem e oltre il confine segnato dal doppino si nascondesse un’universo di luci al neon era una valida astrazione delle architetture di dati che mi aspettavano nella rete, e rendevano decisamente più interessante l’esperienza di una connessione a 56k, che implicava qualche minuto per il caricamento di una pagina e - tipicamente - un’altrettanto prosaica resa grafica della stessa.

Molti passi in avanti sono stati compiuti da allora. Ma restano ampi margini di miglioramento, specie se ci si prefigge come punto di arrivo la realtà virtuale interattiva, comprensiva di tutte le architetture di dati del genere umano, che è la matrice presentata da Gibson. Tra i punti deboli che ancora resistono, l’organizzazione dei contenuti resta uno dei principali problemi (se non il principale in assoluto) con cui deve confrontarsi chiunque voglia cimentarsi con la realizzazione di un sito web. Il web design non è una banalità e spesso impone dei compromessi. Se in genere il webmaster può imparare a convivere piuttosto bene con questi compromessi, purché rispondano alla propria idea del sito web, per l’utente il discorso è un po’ più delicato: siti con ottimi contenuti ma mal strutturati possono scoraggiare l’utente dall’esplorazione/fruizione degli stessi, vanificandone di fatto la bontà, a meno che non si abbia a che fare con utenti dalla forte vocazione all’avventura e alla scoperta, o semplicemente muniti di una pazienza divina. D’altro canto, siti estremamente complessi potrebbero non valorizzare il complesso dei contenuti per via delle inevitabili asimmetrie di esposizione e visibilità degli stessi, occultando di fatto agli utenti risorse di utilità potenzialmente elevata.

In questi anni il web si è evoluto. Ha attraversato il tumulto del 2.0, della condivisione dei contenuti, della loro moltiplicazione multimediale: blog, Wikipedia, YouTube, Second Life, MMORPG, social network. Si affaccia gradualmente verso i nuovi scenari del web semantico, del geoweb, dell’augmented reality. E in attesa esalta il lato più sociale: dopo i tempi di Usenet, dei gruppi e dei forum di discussione, il web sociale ha esordito mappando in rete le relazioni personali esterne alla rete, e molto presto si è trasformato in qualcosa di più: uno strumento per sviluppare collaborazioni, consentire nuovi contatti e amicizie, condividere con loro risorse di comune interesse, attingendo alla rete (link a siti, blog, piattaforme di condivisione) oppure alla vita esterna (foto, note, video dall’altra parte dello specchio). Quello che forse finora è mancato in questo senso, è stato uno sviluppo delle potenzialità implicite nel social web: la possibilità di propiziare a monte l’incontro tra individui accomunati da passioni e interessi.

Riepilogando, due delle cose che ancora mancano alla rete sono:

a. un metodo per svincolare i contenuti dalla progettazione del sito;
b. uno strumento d’ingegneria sociale che superi i limiti dell’attuale sistema di social networking.

A questo scopo nasce Volunia, il motore di ricerca messo a punto dallo specialista Massimo Marchiori (già ricercatore al MIT, collaboratore di Tim Berners-Lee, ideatore dell’algoritmo alla base del PageRank implementato da Larry Page e Sergey Brin per Google) nel segno del motto Seek & Meet. I motori di ricerca stanno consolidando in questi anni il loro ruolo di veri e propri “motori del web”, crocevia della rete. Non solo per via del successo di Google, presto seguito da Bing e altri strumenti via via meno popolari e potenti. Ma soprattutto perché è ormai improponibile anche solo pensare di esplorare il web senza uno strumento di ricerca. Le directory possono funzionare ancora per il deep web, ma nel mare magnum di superficie l’utilità del search engine è irrinunciabile. E così anche i motori di ricerca si moltiplicano, diversificandosi per target e funzionalità. Dopo Wolfram Alpha, il primo motore di conoscenza computazionale del web, Volunia si propone come un assistente di navigazione web con funzioni di mappatura dei siti web, estrazione delle risorse multimediali e costruzione di occasioni sociali.

La presentazione del prodotto, tenutasi lunedì 6 febbraio e trasmessa in diretta streaming dall’Università di Padova, è ancora accessibile in differita dal sito dell’ateneo (qui una versione concentrata e più fruibile). Le reazioni della rete, dopo la spasmodica attesa che ha salutato l’evento, si sono rivelate nel complesso abbastanza tiepide, se non proprio deluse e scettiche. Rispetto alle stesse, mi ritrovo scettico a mia volta, consapevole dell’effetto amplificante delle opinioni negative che in genere seduce i commentatori, sul web in modo particolare. E gli italiani sfiorano sempre vette d’eccellenza quando c’è da esercitare l’ars destruens, che si sia competenti in materia o meno (anzi, secondo l’implacabile logica della legge di Benford, l’accanimento cresce a dismisura quanto più si è ignoranti in materia).

Tra gli articoli che potete trovare in rete, ne segnalo uno positivo (dal Corriere.it), uno assolutorio (da Repubblica.it) e uno severo ma documentatissimo (da Punto Informatico). A cui aggiungo quest’altro critico da Wired che ho scoperto solo dopo la chiusura del post. Ovviamente, si può dire ciò che si vuole sulla presentazione come pure sulla strategia di comunicazione (a parte la scelta dell’italiano e malgrado gli intoppi tecnici, a me non è sembrata affatto sottotono, sarà che sono stato forgiato nella fucina di aule universitarie mediamente molto, molto più noiose, in anni in cui l’uso dei lucidi era ancora un’abitudine dura da estirpare dal corpo docente). La prova del fuoco si avrà quando Volunia sarà messa a disposizione degli utenti, che potranno testarne da sé le caratteristiche.

Per il momento, già solo l’idea di avere sempre a disposizione una riproduzione della struttura dei siti indicizzati mi sembra un’ottima cosa. Mi richiama l’ebbrezza di quei primi giorni di navigazione in una banda aghiforme, a cavallo di un modem cinguettante e scricchiolante. Le possibili evoluzioni dell’interfaccia web, a partire da quel volo d’uccello richiamato da Marchiori più volte nel corso della sua presentazione, mi ricorda troppo l’immagine primordiale del cyberspazio evocata da Neuromante, tradotta in estetica di uso popolare da film (Tron Legacy e Matrix, ma prima ancora Johnny Mnemonic, Il Tagliaerba, Hackers e il primo Tron) e videoclip. E pazienza per i neon, elemento imprescindibile dell’atmosfera cyberpunk: magari si accenderanno tremuli appena sul cyberspazio di Volunia calerà la notte. Anche per questo basterà aspettare.

Nella rete profonda: il lato oscuro del web

Posted on Novembre 5th, 2011 in Micro, Transizioni | 1 Comment »

Anche la Rete ha la sua twilight zone, una quinta dimensione che riserva aspetti decisamente più inquietanti della classica zona del crepuscolo di Rod Serling. Ci si riferisce ad essa come deep web, e nei suoi recessi più oscuri assume la connotazione di una darknet.

In un’inchiesta interessantissima per Corriere.it, Alessandro Calderoni documenta la sua discesa nei meandri di questa realtà sotterranea. Maggiori informazioni si possono trovare come al solito su Wikipedia, mentre su YouTube è possibile consultare un documentario sul web segreto (o invisibile, o sommerso) e diversi tutorial sulla procedura per accedervi (tra cui questo e questo). Una sintesi abbastanza completa è data dalla clip Exploring the Deep Web, di Dan Downs.

Il risveglio subliminale?

Posted on Settembre 24th, 2011 in ROSTA, Transizioni | 4 Comments »

Sprechiamo un bel titolo per una blog entry che non vuol essere altro che un semplice lancio di stampa, che va ad aggiornare le considerazioni di ieri sera sull’eventuale scoperta di un fascio di neutrini superluminali presso i laboratori INFN del Gran Sasso. Marco Delmastro ha assistito al seminario degli scopritori e tirato un po’ di somme. Resta ancora da lavorare per giungere a un risultato riconosciuto e incontestabile, però il suo post notturno merita una lettura per capire come funziona OPERA e capire perché gli scienziati sono ancora molto prudenti sull’annuncio.

Concordo con lui sulla buona impressione data dalla chiosa finale dei ricercatori italiani:

Nonostante la grande significatività della misura riportata e la stabilità dell’analisi, il potenziale grande impatto del risultato motiva la continuazione dei nostri studi per investigare altri effetti sistematici ignoti che potrebbero spiegare l’anomalia osservata. Evitiamo deliberatamente di proporre una spiegazione teorica o fenomenologica del risultato.

Una dimostrazione di serietà, niente di più. Sarà che stiamo perdendo confidenza con le prove di responsabilità, ma dal mondo scientifico ci arriva una bella lezione di stile e di etica. Da prendere e portare a casa.

Aggiornamento

A proposito di serietà e dichiarazioni responsabili. Questo è il comunicato del MIUR di Mariastella Gelmini:

Lo salvo in formato immagine a futura memoria del motto: “Il sonno della ragione genera mostri”. Il ministro batte le mani alla notizia come se i risultati della ricerca non fossero ancora al vaglio della comunità scientifica, ma la cosa più grave, assurda e paradossale è che è seriamente convinta che esista un tunnel tra il CERN e il Gran Sasso per farci viaggiare dentro i neutrini. Un tunnel alla cui costruzione l’Italia avrebbe contribuito per 45 milioni di euro (probabilmente quello che sarebbero costati i panini e l’acqua per gli operai di Lunardi). E in tutto il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca non c’è un solo funzionario o consulente in grado di correggere le sue panzane. Dobbiamo proprio rassegnarci a vivere schiacciati sotto il tallone dell’ignoranza? Destini peggiori della morte si preparano per l’Italia…

Ringrazio Marco Passarello e Andrea Rossetti per la segnalazione.

Superluminal

Posted on Settembre 23rd, 2011 in Transizioni | 2 Comments »

299.798.454 metri al secondo. Questa sarebbe la velocità più alta mai registrata in natura, con una revisione al rialzo di poco più di 6 km/s rispetto alla stima della velocità della luce (la famosa c immortalata da Einstein nella formula pop del XX secolo: la celeberrima E=mc²). Una costante, questa famosa c (dal latino celeritas). Una velocità limite, a separare il mondo sub-luminale da quello superluminale, di cui fino a ieri si vociferava con una certa prudenza. Da oggi, quei 6 km/s potrebbero segnare un vero e proprio paradigm shift. Grazie a una delle particelle più sfuggenti e a una ricerca che, qualora venisse confermata, recherebbe lustro al nostro paese.

La notizia ha fatto il giro dei quotidiani e dei siti, diffondendosi - come rimarca il fisico renitente Marco Delmastro, che mastica queste cose quotidianamente - con una velocità paragonabile all’oggetto della scoperta. Insomma, passatemi la battuta: il messaggio è ben rappresentato dal mezzo. Ironia a parte, è difficile non provare entusiasmo per una notizia del genere: se la scoperta degli scienziati al lavoro su OPERA, nei laboratori del Gran Sasso, dovesse venire confermata - e il bello del metodo scientifico è che le notizie non basta darle, bisogna aspettare che il risultato venga confermato dai colleghi in un esperimento parallelo prima di stappare le bottiglie di spumante tenute in serbo per l’occasione - aprirebbe interi nuovi orizzonti alla comprensione umana dell’universo.

Ma per il momento occorre portare prudenza, come invita a fare un altro dei miei blogger di riferimento in ambito scientifico: su Keplero, Amedeo Balbi corregge il tono sensazionalistico adottato quasi all’unanimità dalla stampa italiana, con la complicità di scienziati piuttosto controversi al di fuori dei confini nazionali, e ci ricorda che - se confermata, continuo a ribadirlo - la scoperta non sancirebbe una violazione della relatività einsteniana, dacché la teoria esclude la possibilità di accelerare una particella fino alla velocità della luce (per la qual cosa occorrerebbe un’energia infinita), ma non vieta l’esistenza di particelle intrinsecamente più veloci della luce. Particelle di questo tipo erano già state postulate (i lettori di fantascienza avranno una certa confidenza con i tachioni), ma finora le teorie formulate prevedevano per esse una massa immaginaria, il che le rendeva un po’ troppo esotiche per i nostri gusti.

I neutrini analizzati da OPERA, del tipo muonico, sono provvisti di una massa seppure infinitesima (si parla di meno di dieci milionesimi dell’elettrone) non nulla e soprattutto sono particelle osservate e già conosciute da tempo, sebbene per molti versi ancora da capire. In particolare, per esempio, l’esperimento dei fisici dell’INFN (l’Istituto Nazionale di Fisica Nazionale) dei laboratori del Gran Sasso si prefigge lo scopo di studiare le oscillazioni del neutrino muonico in neutrino tauonico, ovvero le trasformazioni da un tipo della particella a un altro, e per questo entrambi i fisici-blogger citati più in alto rimarcano comprensibilmente che le caratteristiche dei rilevatori utilizzati per le misure non sarebbero state disegnate espressamente per misurare la velocità dei neutrini. Quindi - benché il risultato sembri confermare una precedente misura e garantire l’accuratezza necessaria - non possiamo ancora escludere l’evenienza di un errore sistematico.

Gli addetti ai lavori, insomma, ci vanno giù con i piedi di piombo. Dal mio punto di vista di fisico mancato, ci sono un paio di cose della faccenda che mi colpiscono in maniera particolare: la prima è ovviamente la violazione della causalità che una simile particella realizzerebbe, e che fino a oggi costituisce la principale obiezione logico-filosofica all’idea di spostarsi a velocità superluminali; la seconda è che una particella provvista di massa non nulla potrebbe viaggiare più veloce di una particella di massa nulla invariante come il fotone, che finora poneva la pietra di paragone per la velocità (inclusa quindi la propagazione dell’informazione); per finire, queste particelle potrebbero muoversi a una frazione leggermente superiore alla velocità della luce, ma quante altre potrebbero muoversi o essere accelerate a velocità anche molto maggiori? Il lettore di fantascienza non può non pensare alle possibili applicazioni di una simile idea nella pratica. A chi scrive, le pagine lette hanno subito stimolato il ricordo di motori iperluce per la navigazione interstellare FTL (faster than light), macchine del tempo e agotransfer. Il che non sarà come eguagliare l’estasi della scoperta, ma resta pur sempre capace, in queste condizioni, di evocare un bel brivido di vertigine.

Se la notizia dovesse essere smentita dalle prove sperimentali dei prossimi giorni e dei prossimi mesi, allora scemerà sicuramente l’euforia intorno all’argomento; ma tutte le persone più inclini alla fantasia potranno conservare l’ebbrezza della vertigine cosmica che ci è balenata davanti agli occhi per la durata di un istante effimero ma bellissimo.

Risorse in rete
Press release: CERN (in inglese), INFN (in italiano)
• L’articolo su arXiv: Measurement of the neutrino velocity with the OPERA detector in the CNGS beam
• La notizia su Scientific American
• La notizia sul Corriere della Sera
• La notizia su Repubblica
• La notizia sul Guardian
• Lo scetticismo di Forbes
• La vignetta di xkcd (spiegata dal fisico renitente)
• Borborigmi di un fisico renitente: I pettegolezzi viaggiano più veloci della luce
• Keplero: Più veloci della luce?

[Foto di Dan McCoy/Corbis. Via Guardian.]

Back from Tatooine

Posted on Settembre 15th, 2011 in Transizioni | No Comments »

Per chi non avesse avuto tempo e modo di assistere alla conferenza stampa della NASA sull’ultima scoperta del satellite Kepler, un avviso: non era Pandora, il pianeta scovato negli abissi della notte siderale, ma Tatooine. Il paragone è stato ampiamente illustrato dagli ospiti, Knoll e Doyle in testa.

Proprio come il pianeta su cui trascorse l’infanzia Luke Skywalker, Kepler-16b orbita infatti intorno a una coppia di stelle della costellazione del Cigno, distanti da noi circa 220 anni-luce: una nana gialla di massa pari al 69% della massa

del Sole e una nana rossa di massa pari a circa il 20% della massa solare. Le due componenti orbitano l’una intorno all’altra in poco più di 41 giorni, eclissandosi a vicenda secondo lo schema delle note variabili a eclisse. Analizzando lo spettro delle due stelle, con i cali di luminosità prodotti dal transito di una componente intorno all’altra, i ricercatori hanno individuato la presenza di un terzo corpo: un pianeta semigassoso grande un terzo di Giove, che descrive la sua orbita intorno alla coppia di stelle, a una distanza dal centro del sistema approssimativamente pari a quella di Venere dal Sole. Per una rivoluzione completa Kepler-16b impiega quasi 229 giorni.

In realtà, di Tatooine questo pianeta avrà ben poco. Infatti, oltre a essere un gigante gassoso come Giove o Saturno (sprovvisto pertanto di una superficie solida o liquida), Kepler-16b si è venuto a trovare ben al di fuori della fascia abitabile del suo sistema, quella zona intorno a una stella in cui l’acqua può esistere in fase liquida (condizione ritenuta necessaria per la formazione e la persistenza di forme di vita). Con una temperatura compresa tra i -100 e i -70 gradi Celsius, sarebbe decisamente improbabile trovare acqua liquida su questo pianeta.

Ma gli scienziati intervenuti alla conferenza stampa, in un clima molto confidenziale reso ancora più familiare dai frequenti riferimenti all’immaginario fantascientifico di cui tutti noi siamo impregnati, hanno espresso la fiducia che questa possa essere solo la prima di una lunga serie di interessanti scoperte. Le stelle binarie rappresentano infatti una larga parte della popolazione stellare della Via Lattea (si stima che ce ne siano in un numero confrontabile con le stelle singole come il nostro sole) e fino ad oggi sussistevano forti dubbi che le complesse influenze gravitazionali prodotte dalla presenza di due o più corpi massicci potessero consentire la formazione di sistemi planetari intorno ad esse.

Kepler-16b è la dimostrazione “vivente” che possono esistere sistemi planetari intorno a stelle binarie, magari originatisi addirittura dalla stella nube stellare. E questo è decisamente un punto a favore nella ricerca della vita nell’universo.

Risorse in rete
• La notizia sul sito del Jet Propulsion Lab della NASA
• La notizia su Space.com
• La notizia su Discovery News
• La ricostruzione video del sistema binario Kepler-16 AB sul sito del Guardian
• Il catalogo interattivo dei pianeti extra-solari

Fly me to Pandora

Posted on Settembre 14th, 2011 in Transizioni | 3 Comments »

Andrea Bernagozzi mi segnala che la NASA ha convocato per domani una conferenza stampa per discutere con i giornalisti le ultime scoperte della missione Kepler, impegnata a scrutare i cieli alla ricerca di pianeti di tipo terrestre adatti ad ospitare la vita. Insieme ai rappresentanti del programma, lo scienziato del SETI Laurance Doyle e l’esperto di effetti speciali John Knoll, della Industrial Light & Magic.

Doyle è nel SETI dal 1987, la sua attività principale si svolge nel settore della ricerca di esopianeti, ma si è occupato anche di teoria della comunicazione. Knoll invece ha lavorato a Star Wars, Star Trek (diversi film ed episodi delle serie The Next Generation e Deep Space Nine) e, di recente, ad Avatar. Con questi elementi a disposizione, le aspettative intorno all’evento non possono essere che elevate: ci annunceranno forse la scoperta di Pandora?

Per saperlo, l’evento sarà trasmesso in diretta streaming a partire dalle 11.00 ora locale della Pacific Coast, se i conti sono giusti le 20.00 qui da noi. Per seguire la conferenza, cliccate qui.

Rappresentazione della Galassia e del raggio d’azione del satellite
Kepler, ad opera di Jon Lomberg, via The Spacewriter’s Ramblings.

La calda estate del web italiano

Posted on Agosto 7th, 2011 in Agitprop, Transizioni | 2 Comments »

Al terzo attacco informatico, l’Operazione AntiSec comincia a far tremare i polsi ai responsabili delle strutture di sicurezza del web italiano. Dopo il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC) della Polizia italiana e Vitrociset, è stato ora il turno del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria (SAPPE), che come i precedenti ha perso la faccia a favore di un romantico brindisi tra le icone di Lulzsec e Anonymous, appollaiati in cima al mondo per spargere i loro messaggi intrisi di sarcasmo verso la tenuta delle fortezze informatiche espugnate.

Come dimostra il caso del CNAIPIC, non c’è tuttavia solo il lato estetico, gli attacchi si configurano anche come sottrazione di materiale sensibilissimo, capace a quanto pare di smascherare operazioni spesso ai confini della legalità condotte dagli stessi tutori dell’ordine. Gli autori dell’attacco, dal canto loro, ci tengono a rivendicare la loro appartenenza a un movimento e rimandano al mittente le accuse di cyberterrorismo.

Danza della morte gravitazionale

Posted on Luglio 23rd, 2011 in Transizioni | 10 Comments »

Quasi sei anni fa Stephen Hawking in persona si scomodava per sensibilizzare governi e opinione pubblica sui tagli alla ricerca che avrebbero impattato sui fondi stanziati da NASA ed ESA per il programma Lisa. Acronimo di Laser Inteferometer Space Antenna, Lisa avrebbe dovuto scrutare le profondità del cosmo alla ricerca delle misteriose onde gravitazionali, emesse da ogni corpo in movimento, predette da Albert Einstein nella sua teoria della relatività generale, ma estremamente difficili da rilevare. Con una sensibilità di 10-11 m, avrebbe dovuto rilevare oscillazioni di ampiezza dieci volte più piccola dell diametro di un atomo.

Lo scorso aprile tuttavia la NASA ha annunciato il suo smarcamento dalla missione, che ricade adesso sotto il pieno controllo dell’Agenzia Spaziale Europea, mentre gli americani si limiteranno a fornire i vettori per il lancio della terna di satelliti di cui si comporrà l’antenna spaziale. La messa in orbita è prevista per il 2017, salvo ripensamenti.

A riaccendere l’interesse intorno allo scopo della missione è giunta nei giorni scorsi la pubblicazione della ricerca di un gruppo dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge, ripreso dal National Geograpghic e da Scientific American. L’equipe di Warren Brown ha scoperto a 3.000 anni luce di distanza dalla Terra un sistema binario molto particolare: è formato da due nane bianche (stelle estremamente massicce e compatte: la primaria ha un quarto della massa del Sole in elio concentrata in un corpo grande come Nettuno e distorto dall’attrazione gravitazionale della sua compagna, mentre la secondaria concentra la metà della massa del Sole in carbonio-ossigeno in un corpo di dimensioni confrontabili con la Terra). Battezzato J0651, questo sistema binario ha la caratteristica di comportarsi come un gigantesco generatore spaziale di onde gravitazionali.

Le due stelle che lo compongono distano l’una dall’altra circa 100.000 km (un terzo della distanza che separa la Luna dalla Terra) e orbitano intorno al comune centro di massa del sistema in un periodo di poco inferiore ai 13 minuti, a una velocità che è di poco inferiore all’1% della velocità della luce. L’orbita del sistema si stringe progressivamente e porterà le due stelle a scontrarsi nel giro di circa 900.000 anni. A quel punto, secondo i modelli sviluppati, le due stelle potrebbero fondersi in un’unica nana bianca oppure originare una supernova a bassa luminosità. Ma prima ancora di conoscere il destino delle sue componenti, J0651 interessa gli astrofisici per un’altra ragione: le due nane bianche sembrerebbero non interagire attraverso scambi di materia (come invece accade piuttosto comunemente in sistemi simili) e il loro moto orbitale rallenta di 2,7 secondi in 10.000 anni. Questo cambiamento della velocità orbitale sarebbe quindi interamente ascrivibile all’energia irradiata dal sistema sotto forma di onde gravitazionali, per altro misurabili senza interferenze esterne comportate da trasferimenti di massa.

Il proposito per ora travalica gli strumenti dell’uomo, che sulla Terra restano affetti dall’intenso rumore gravitazionale di fondo del nostro pianeta. Una missione impossibile, per il momento, ma non per Lisa. J0651 è la più forte sorgente di distorsioni gravitazionali finora scoperta e secondo gli autori dello studio la sua osservazione, se Lisa verrà realizzata, potrebbe portare alla rilevazione di onde gravitazionali già nella prima settimana di attività. La danza della morte delle sue componenti avrà ancora quasi un milione di anni per giungere a compimento nell’abbraccio finale; e se ciò che sconcerta è come sempre il confronto tra la scala cosmica e quella umana, non si può non restare ammirati e stupefatti dalla possibilità di azzerare il divario grazie al semplice slancio - tutto umano - della conoscenza.

[Illustrazione di Tod Strohmayer/CXC/NASA e Dana Berry/CXC, via National Geographic.]

Terre rare

Posted on Luglio 1st, 2011 in Accelerazionismo, Futuro, Stigmatikos Logos, Transizioni | 2 Comments »

E’ interessante notare come il nostro stile di vita nel 2011 dipenda da materiali di cui la maggior parte della gente ignora l’esistenza. Occorrerà presto un fondo per gli elementi in via di estinzione? Prima di proiettarci verso la frontiera spaziale, a caccia di berynium nell’orbita di Sirio o di illirio direttamente nel cuore di una supernova…

In the sky with diamonds

Posted on Maggio 19th, 2011 in Graffiti, Transizioni | No Comments »

L’immensità e l’immediatezza della percezione matematica: ho sempre pensato che fossero questi i segreti della bellezza dello spettacolo che ci regala il cielo notturno. Da ex astrofilo (mai pentito, ma ormai occasionale), non posso che consigliarvi questa galleria di istantanee intrise di senso del meraviglioso. Le foto rappresentano nell’ordine: un’aurora boreale nel cielo di Jökulsárlón, il più grande lago glaciale d’Islanda (foto di Stephane Vetter), una panoramica nottura del lago Traunsee in Austria (foto di Thomas Kurat), il nucleo galattico fotografato sopra il deserto australiano (foto di Alex Cherney). Per vedere gli altri lavori che si sono segnalati allo Earth and Sky Photo Contest 2011 vi rimando alle pagine on-line del National Geographic.