Archive for the ‘Stigmatikos Logos’ Category

Terre rare

Posted on Luglio 1st, 2011 in Accelerazionismo, Futuro, Stigmatikos Logos, Transizioni | 2 Comments »

E’ interessante notare come il nostro stile di vita nel 2011 dipenda da materiali di cui la maggior parte della gente ignora l’esistenza. Occorrerà presto un fondo per gli elementi in via di estinzione? Prima di proiettarci verso la frontiera spaziale, a caccia di berynium nell’orbita di Sirio o di illirio direttamente nel cuore di una supernova…

Italia al buio

Posted on Febbraio 15th, 2011 in Stigmatikos Logos | 2 Comments »

Lei lo guardò incuriosita. «Mi vuoi di nuovo con te sapendo che ti disprezzo?»

Lui annuì e sorrise. «Posso cavar piacere anche da questo.»

Dashiell Hammett aveva capito tutto. Nel 1933. Donna al buio (Woman in the Dark), traduzione di Attilio Veraldi.

Quando serve, il quarto potere risponde

Posted on Febbraio 3rd, 2011 in Agitprop, Stigmatikos Logos | No Comments »

Al TG1 delle 20.00 del 2 febbraio 2011, tra le altre amenità elargite dalla voce del Sistema, l’Italia scopre di essere stata governata dal PCI per ben 12 anni, dal 1980 al 1992. Per benedizione governativa, lo si apprende nel 150° anno di esistenza di questa cosa chiamata Italia e si ha la sensazione di trovarsi davanti a un addendum ai misteri di Fatima. Alla faccia di ogni correttezza storica e deontologia professionale, la cornice pseudo-giornalistica che ospita questa perla si è limitata a svolgere il ruolo di contorno e scenografia a cui si è voluta ridurre da un paio di anni a questa parte. Poche volte ho provato altrettanta vergogna davanti all’inettitudine e malafede altrui, come davanti a questa celebrazione dello spirito servile, che mi auguro non sia lo specchio dell’elettroencefalogramma del Paese.

Ma non disperiamo… Prevalga l’Italia, concittadini!

Prevalga l’Italia

Posted on Novembre 27th, 2010 in Agitprop, Stigmatikos Logos | No Comments »

Dalla logica del dominio alla sindrome dell’assedio: cambia il fulcro della leva psicologica azionata dal Premier e dai suoi burattini. Se va come l’ultima volta, il complotto contro l’Italia prelude alla fine di una stagione politica. Speriamo che la prossima duri un po’ più di due anni.

Modi di porsi

Posted on Ottobre 21st, 2010 in Stigmatikos Logos | 24 Comments »

Non mi piace parlarmi addosso, non mi piace parlare di me e credo che questo si sia capito piuttosto facilmente, dopo 556 post di questo blog e chissà quante migliaia di altre tracce disseminate per la rete. Chi indulge in dissertazioni sulla propria condizione, tipicamente mi lascia la sensazione di essere anche convinto della propria unicità all’interno del genere umano, della straordinarietà della propria esperienza di vita o carriera rispetto ai comuni mortali, e questo basta a rendermelo presto antipatico. Però ci sono giorni… Penso che capitino a tutti. Ti svegli e l’ennesima provocazione dello smargiasso che il giorno prima non avresti degnato di un nanosecondo d’attenzione, oggi ti strappa una risposta. Read the rest of this entry »

La notte dei morlock

Posted on Ottobre 19th, 2010 in Agitprop, On air, Stigmatikos Logos | No Comments »

Lo segnalava ieri il compagno Fazarov: i Wu Ming hanno aperto su Giap un laboratorio di riflessione critica sulla scorta di un loro articolo apparso sabato scorso sull’Unità. Oggetto: l’instant fiction e le caratteristiche di una storia avvelenata. Proposito assolutamente interessante, investendo il ruolo della narrazione in quest’epoca in cui tutto viaggia o sembra viaggiare sulle onde della comunicazione immediata, istantanea appunto. Ne riporto un brano che trovo significativo:

Molti, allora, storcono il naso, si fanno prendere dall’inquietudine: ma come? – domandano – prima le telecamere schierate, a modificare narrativamente lo svolgersi degli eventi, poi le notizie, raccontate al mondo secondo i dettami dello storytelling, e infine la mitopoiesi istantanea, versata sulla realtà prima ancora di farla decantare: non rischiamo l’indigestione di storie, la scomparsa dei fatti? Difficile rispondere, ma intanto le neuroscienze hanno dimostrato che il nostro cervello interpreta la realtà attraverso schemi narrativi, e in fondo l’unico modo che abbiamo per far parlare i fatti è quello di raccontarli e connetterli in un’unica trama. Le storie sono un nutrimento indispensabile per la nostra specie, sembra impossibile farne indigestione. Certo tra istant fiction, infotainement e gialli da prima serata, le buone storie sono sempre più assediate da quintali di monnezza narrativa. L’unica soluzione è munirsi di guanti, naso fino e competenze per distinguere i rifiuti tossici dal cibo commestibile. In altre parole: diventare tutti cantastorie, artigiani dello storytelling, bricoleur dell’immaginario.

Il problema è che se tutti riuscissimo a incarnare quel ruolo partecipativo nel processo dell’informazione (chiamiamola così, perché a quel punto sarebbe davvero tale) o, per dirla con un termine che nel settore delle reti di distribuzione dell’energia sta assumendo una certa efficacia e rilevanza (almeno fuori dall’Italia), prosumer - ovvero produttori & consumatori, attori in scena e non solo spettatori passivi - il problema nemmeno si porrebbe. Ma viviamo in una società che da questo punto di vista non manca di dare prova della sua estrema immaturità. Mancano gli strumenti, alla maggioranza degli utenti, per poter ambire a un ruolo simile, ma la cosa più grave è che l’illusione di partecipazione conferita dall’immediatezza di certi strumenti (le chatline e i gruppi di discussione prima, quindi i forum, adesso Facebook) stimola in molti la convinzione di possedere un’autonomia e un’indipendenza di giudizio che purtroppo latita in maniera preoccupante. Alla necessità di formarsi un’opinione, si è sostituito l’obbligo di esprimerne una: quale che essa sia. Non è importante davvero la sostanza, conta solo la presenza. [E il trolling impera di conseguenza: ovunque si capiti, basta aspettare a sufficienza per vederlo manifestarsi, quando non proprio prendere il sopravvento.]

Ad aggravare questa sensazione, sembra sul serio che l’uso più comune di Facebook sia diventato ruminare la poltiglia vomitata dai vecchi mezzi di informazione, TV in primis. In questo, sono convinto che nella sua espressione più massiccia e - per usare una parola significativamente adottata dai Wu Ming nel loro pezzo - totalitaria, Facebook resti sostanzialmente uno spreco, un’occasione perduta, l’ennesima nei tempi che corrono.

In una società in cui la maggioranza continua a sorbire passivamente la marmellata psichica cucinata da un’elite, la rete sembrerebbe aver fallito completamente nel proprio scopo. Ma siamo davvero senza speranza? Sempre la vicenda dei minatori cileni potrebbe fornirci materia utile su cui riflettere. Nella mia occasionale attenzione prestata alla vicenda, ho tifato fino alla fine perché i prigionieri del sottosuolo, una volta tornati in superficie, dessero libero sfogo alla rabbia trattenuta nei loro corpi provati dal supplizio e in un impeto di epica rivalsa investissero le strutture e i simboli di quel potere che nel sottosuolo li aveva relegati per due mesi, come morlock finalmente liberi dalle loro catene. E al loro fianco i familiari accampati nelle tendopoli allestite intorno al sito, provati da un’attesa estenuante e disumana mentre la loro vita si trasformava in una fiction di successo mondiale grazie all’onnipresenza di telecamere, cronisti e operatori. Incrociavo le dita perché lo spettacolo del dolore vivesse la redenzione di un rito catartico in mondovisione, un gesto - anche solo una dichiarazione - che invece dei cori da stadio e dell’accoglienza da star desse voce alla frustrazione subita e sfogo emblematico alle ingiustizie patite, trasformandole nell’espressione dei diritti calpestati di miliardi di altre persone che per la gran parte, in quelle ore, se ne stavano sedute placidamente dall’altra parte degli schermi. Confidavo in un sussulto che desse una scarica anche alle coscienze narcotizzate dallo spettacolo artificioso e dalla cronaca disinnescata che aveva avuto i minatori cileni per oggetto. E invece ho appreso alla fine del tristissimo show che i valorosi superstiti si erano già accordati prima della risalita per la costituzione di un fondo comune, in cui far confluire il denaro raccolto dall’effimera parentesi di popolarità mediatica che li attende, per poi procedere alla sua equa spartizione tra tutti i “protagonisti”.

Per la nuova classe operaia il paradiso assume dunque la forma di un banale imprenditorialismo televisivo. Anche questo è un segno dei tempi? Forse è così. E forse la vicenda dei minatori cileni trasfigura in maniera impietosa la parabola della rete. Forse il futuro che ci attende, se una nuova coscienza civile, culturale e sociale tardasse a maturare, potrebbe essere proprio quello di veder mutare il popolo della rete in morlock elettronici sepolti sotto valanghe di bit di sterile pseudo-informazione. Analfabeti e imbarbariti come la specie devoluta rappresentata dal precursore H.G. Wells, ma a differenza di quelli del tutto ignavi, appagati e soddisfatti dal nettare dis-informativo del vile cabaret che ci viene spacciato come la festosa realtà che ci aspetta là fuori o, a seconda dei casi, per il paradiso che ci attende al di là. In superficie.

Libertà di giudizio

Posted on Giugno 11th, 2010 in Agitprop, Stigmatikos Logos | 6 Comments »

Dopotutto uno è libero di apporre la propria firma in calce alle porcate che crede.

1945-2010: resistere al bispensiero

Posted on Aprile 24th, 2010 in Agitprop, Stigmatikos Logos | 1 Comment »

“Raccontare deliberatamente menzogne ed allo stesso tempo crederci davvero, dimenticare ogni atto che nel frattempo sia divenuto sconveniente e poi, una volta che ciò si renda di nuovo necessario, richiamarlo in vita dall’oblio per tutto il tempo che serva, negare l’esistenza di una realtà oggettiva e al tempo stesso prendere atto di quella stessa realtà che si nega, tutto ciò è assolutamente indispensabile.”

George Orwell - 1984

In tempi di egemonia del bispensiero, non dovrebbe sorprendere più di tanto il trattamento vergognoso riservato alla Resistenza da una larga parte della classe politica che ci ritroviamo. Una parola voglio tuttavia spenderla lo stesso e voglio farlo oggi per non imbrattare il pensiero (non doppio) che ho intenzione di lasciare in bacheca domani per il 25 aprile, nella ricorrenza del 65° anniversario della liberazione dal giogo nazifascista.

Quello che vedete qui di fianco è Edmondo Cirielli, parlamentare del PDL che ricopre contemporaneamente le cariche di presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati e di presidente della Provincia di Salerno. Proprio a Salerno Cirielli ha dato prova del suo rigore intellettuale in occasione dei preparativi per le celebrazioni del 25 aprile. La storia dei manifesti predisposti dalla Provincia e affissi per la città è rimbalzata sulle principali testate nazionali, da Repubblica al Corriere della Sera. In questi manifesti, nessun riferimento al ruolo dei partigiani nella lotta di liberazione dell’Italia, ma un fin troppo zelante ringraziamento all’esercito americano “per l’intervento nella nostra terra che ha sancito un’alleanza che ha garantito un luogo periodo di pace e di progresso economico e sociale, senza precedenti e che ha salvato l’Italia, come l’Europa, dalla dittatura comunista”.

La minaccia più grande, mentre una generazione di italiani dedicava la propria vita alla libertà nelle nostre città e nelle nostre campagne, sarebbe stata quindi per Cirielli quella comunista, in un saggio di manipolazione dell’informazione che incanta e che ribadisce - proprio come un disco incantato - sulla sua pagina di Facebook:

“Il senso del manifesto per la celebrazione del 65° anniversario della Liberazione è molto chiaro ed è reso palese dalla lingua italiana. La presa di distanza dalle conseguenze nefaste per la democrazia dell’esperienza fascista è, inequivocabilmente, scritta nel manifesto. La realtà è che una certa cultura antidemocratica, per anni a servizio (a volte anche a pagamento) della Russia comunista, vuole negare alle giovani generazioni la possibilità di conoscere una serie di verità storiche, che io invece ho inteso sottolineare. Se ci avesse liberato l’Armata Rossa, anziché gli Americani, per 50 anni non saremmo stati un paese libero.”

Un vero campione delle verità storiche, non c’è che dire. Davvero. Ma delle verità riscritte a regola d’arte e spacciate come fatti inoppugnabili. E che dietro questo ennesimo episodio di revisionismo storico si celi la consueta miscela di malafede e di semplice ignoranza, al momento non fa alcuna differenza. Quello che resta come dato di fatto è la vergogna per la mia terra provocatami da chi la rappresenta e l’amministra come se fosse il proprio feudo, con la licenza di riscrivere la storia e infilare su un manifesto pubblico le peggiori oscenità culturali, replicando a livello territoriale quello che ormai è un paradigma nazionale imposto, accettato e tollerato da tutti.

E non consoliamoci al pensiero che Orwell lo aveva previsto. Contro chi vuole riscrivere la nostra storia, bisogna ribadire il valore della Resistenza, della responsabilità individuale e della coscienza civile di cui ciascuno di noi è provvisto. Resistere, resistere, resistere: all’amnesia collettiva, alla rimozione di Stato, all’oblio come istituzione fondante di un presente effimero. Oggi, con la stessa tenacia di 65 anni fa.

“E’ tutto intorno a te”, ovvero: allo zoo con la Vodafone

Posted on Febbraio 20th, 2010 in Agitprop, Stigmatikos Logos | 3 Comments »

Breve interludio personale, anche per giustificare il calo del bitrate destinato all’aggiornamento del blog nell’ultima settimana. Il fatto è che lo Strano Attrattore ha un problema e questo problema potete vederlo riprodotto qui sotto a cavallo di una scia fiammeggiante che non è, ma potrebbe essere, quella originata dalla macumba del mio houngan di fiducia:

Vodafone Internet Key: la soluzione di Vodafone per la connettività sempre e ovunque, pronta a garantire servizi Internet in mobilità. Penso di essere uno dei pochi dinosauri ancora attivi sotto il piano tariffario Vodafone Internet 100 Ore in Libertà, o almeno questo è quello che mi ha dato a intendere l’operatrice che ieri ha preso in carico la mia chiamata. Operatrice per altro più disponibile e preparata della media delle colleghe e molto meno frustrata di quanto la sua posizione sottopagata in un call center avrebbe potuto giustificare. Preoccupato e insospettito dall’improvvisa riduzione della banda di navigazione (a dispetto dell’esemplare illustrazione delle capacità balistiche della famigerata chiavetta di porcellana che potete ammirare in alto), ieri mi ero infatti deciso a chiedere chiarimenti al gestore. Ed ecco la verità, effettivamente presente anche sulla pagina web dedicata ai servizi internet di Vodafone:

Vodafone salvaguarda la qualità del servizio dati a vantaggio dei clienti per consentire a tutti di navigare su Internet in libertà e senza problemi. Per questo motivo Vodafone potrà limitare la velocità di connessione per quelle applicazioni che permettono lo scambio di file di grandi dimensioni e che quindi possono congestionare la rete (ad es. peer to peer e file sharing). Queste limitazioni, solo in orari di picco di traffico (tra le 7 e le 22) e solo per il tempo necessario, prevedono una velocità massima di 128Kbps in invio (upload) e una velocità massima di 64Kbps in ricezione (download).
Inoltre, qualora i clienti superino la soglia di 10 GB di traffico in un mese, Vodafone potrà applicare, per i 30 giorni successivi, le stesse limitazioni sulla velocità anche alle altre tipologie di applicazioni/traffico internet. Per informazioni dettagliate sulle condizioni di utilizzo dei servizi Internet in mobilità,
clicca qui.

[Da ammirare il redirect del link finale sulla stessa pagina: "Desideri maggiori informazioni? Rileggiti questa pagina"... E grazie!]

Questa clausola, si badi bene, nascerebbe da una non meglio specificata normativa europea entrata in vigore lo scorso giugno, stando a quanto mi riferisce l’operatrice dell’assistenza clienti, e in effetti ho trovato traccia di un’analoga clausola applicata da Telefónica in Spagna (che la chiama “fair use policy”), ma se qualcuno dovesse chiedere in giro dove si trova scolpita questa norma, garantisco che la risposta sarebbe una scrollata di spalle (ma se qualcuno dei lettori ne sa di più, mi faccia pure sapere). Vodafone, Telefónica e le altre, insomma, salvaguardano “la qualità dei loro servizi a vantaggio dei clienti” imponendo delle riduzioni forzate al traffico dei clienti più attivi (peak rate reduction). Mandano un SMS sulla SIM in uso per la connessione (SMS che alla prima riduzione non mi è mai giunto, mentre in occasione di questa ho in effetti verificato la ricezione di un SMS che non saprei se giudicare minaccioso o semplicemente subdolo “Ti informiamo che hai raggiunto 10GB di traffico nel mese. Ti invitiamo a verificare le condizioni di utilizzo del servizio internet su vodafone.it“) e si lavano a coscienza.

I punti discutibili sono più di uno e li elenco in breve:

1. Policy aziendale. Possibile che il cliente debba venire a conoscenza di queste cose sempre dopo e sempre provandone gli effetti sulla propria pelle? Sarebbe bastata una semplice comunicazione per tempo per spingermi a regolarmi con il traffico del mese scorso. Cosa che forse non avrei particolarmente gradito, ma che avrei comunque adottato in previsione della disponibilità di traffico che mi avrebbe fatto comodo in questi giorni. E invece eccomi qui a navigare a 50 kbps, provando l’ebrezza dei minuti di attesa mentre il browser si sforza di mettere insieme una pagina di Wikipedia…

2. Contrattualmente… A una verifica tardiva, risulta in effetti esplicitato nel contratto firmato da me e dal procuratore della Vodafone per i servizi Internet 100 Ore in Libertà un bel punto riguardo l’impegno da parte dell’azienda a informare il cliente attraverso una comunicazione cartacea in caso di qualunque modifica apportata al contratto. Mai ricevuta nessuna lettera dalla Vodafone, a parte la carta delle fatture.

3. Idealmente… Su un piano di principio, è mai possibile che un utente debba vedersi limitata la velocità di connessione in seguito al superamento di una soglia mensile di 10 GB? E’ in questo modo che si vuole garantire l’accesso dei propri clienti alla rete? Limitandone altri piuttosto che acquistando banda a sufficienza per venire incontro alla domanda?

Chi mi legge prenda nota. 10 GB/mese: ecco la quantità di informazione/dati che è concessa a ogni singolo utente. Se pensate che possa bastare, vi dico solo che nel mio caso non è affatto una rarità che nell’arco di una giornata di connessione (10-12 ore in media) riesca a superare ampiamente la soglia di 1 GB. Ed è normale, per voi, imporre una soglia nella soglia? Insomma, se io scelgo un piano da 100 ore mensili è perché ho intenzione di sfruttare al massimo quelle 100 ore… non mi aspetto mica di dovermi automoderare in quelle 100 ore per rispettare un vincolo che non è nemmeno menzionato nel contratto che ho firmato o in una sua fantasmatica integrazione. Se avessi preferito un vincolo nel traffico, mi sarei orientato verso un servizio chiamato Vodafone 10 GB di Libertà al Mese, non vi pare? E’ un concetto così astruso?

Se sono queste, insomma, le famigerate next generation network che hanno predisposto per noi, allora mi sa che ci hanno scambiato davvero per gli animali rinchiusi nelle gabbie di uno zoo: società come la Vodafone ci tirano le noccioline e cercano di convincerci di essere l’oggetto delle loro attenzioni più premurose. Spiacente, Vodafone, ma “tutto intorno a me”, delle cose che promettevi con lo slogan di un tempo, non si vede ancora niente. “Internet ovunque, basta poco” è invece il tuo ultimo slogan. A cui potremmo tranquillamente ribattere: “e serve ancora meno”, un impegno davvero minimo, niente di più di quello che dovrebbe essere lo standard minimo imposto dal mercato come dalla correttezza verso chi ti corrisponde un prezzo per i tuoi servizi.

E voi, lettori dello Strano Attrattore, nel caso doveste trovarvi a scegliere tra i servizi di connettività mobile proposti dal mercato, siete avvisati.

Primizie per veri necrofili

Posted on Febbraio 12th, 2010 in Agitprop, Stigmatikos Logos | 4 Comments »

E siccome non accade mai nulla per caso, ecco un rumour che saprà deliziare i palati fini dei necrofili e menagrami. Buon appetito, ragazzi! Ristoratevi per bene, e poi tornate a spalare il vostro guano sul lavoro di chi si sbatte per rendere possibile l’impossibile.