Anche la Rete ha la sua twilight zone, una quinta dimensione che riserva aspetti decisamente più inquietanti della classica zona del crepuscolo di Rod Serling. Ci si riferisce ad essa come deep web, e nei suoi recessi più oscuri assume la connotazione di una darknet.
In un’inchiesta interessantissima per Corriere.it, Alessandro Calderoni documenta la sua discesa nei meandri di questa realtà sotterranea. Maggiori informazioni si possono trovare come al solito su Wikipedia, mentre su YouTube è possibile consultare un documentario sul web segreto (o invisibile, o sommerso) e diversi tutorial sulla procedura per accedervi (tra cui questo e questo). Una sintesi abbastanza completa è data dalla clip Exploring the Deep Web, di Dan Downs.
Il 15 ottobre di 88 anni fa nasceva Italo Calvino. Google decide di ricordarlo attraverso un doodle ispirato dalla prima - in ordine di stesura - delle sue cosmicomiche. Quest’anno sostituirò alla rilettura delle pagine di Se una notte d’inverno un viaggiatore qualcuna delle Lezioni americane.
Il titolo non si riferisce a una provocatoria pièce dal retrogusto steampunk, ma gioca sul rischio delineato in un articolo on line del National Geographic, che riprende un dossier sulla quiescenza del Vesuvio pubblicato sulle pagine della rivista nel 2007. Sarà il disastro del Diciannove? Non è questa la sede per fare del facile allarmismo. Il dibattito tra gli studiosi sulle contrimisure da adottare in caso di eruzione è aperto.
Il fantastico doodle con cui Google accoglie i naviganti sulla sua home page ci ricorda che oggi cade il 50° anniversario del primo volo dell’uomo nello spazio.
Se ancora non l’avete preso, in edicola trovate Korolev, l’ultimo romanzo di Paolo Aresi dedicato proprio alla ricorrenza, che Urania sta degnamente celebrando sul suo blog ufficiale, con il dossier 50 anni nello spazio.
La famigerata SARFT è tornata a colpire. Dopo Tang Wei, bersaglio di un editto dell’agenzia cinese preposta al controllo culturale sui mass media, è notizia della settimana scorsa (rimbalzata anche su Boing Boing, ringrazio Lanfranco Fabriani per la segnalazione) che nelle maglie della censura governativa è incappato niente meno che un tòpos tra i più classici della fantascienza: il viaggio nel tempo.
Negli ultimi tempi l’espediente è diventato particolarmente popolare, visto il suo diffuso utilizzo in fiction e pellicole di successo a partire da Shen Hua. Ma per le autorità di Pechino, dato il suo potenziale irriguardoso nei confronti della storia, il viaggio nel tempo sarebbe da condannare e rigorosamente da evitare nelle future produzioni.
Gli sceneggiatori sono avvisati: giù le mani dalla macchina del tempo! Per rispetto della storia. O semplicemente per risparmiare agli spettatori la fatica che deve aver sperimentato qualche solerte funzionario nel suo personale approccio con il tema.
Queste eccezionali foto di David Hughes documentano la scoperta di quattro nuove specie di funghi, capaci di infettare formiche e altri piccoli insetti (vespe, mosche, grilli) assumendo il controllo sulle loro facoltà neurali fino a trasformarli in veri e propri zombie, prima di indurne la morte. I funghi killer (tra cui l’Ophiocordyceps camponoti-balzani) sono stati scoperti nella foresta atlantica del Brasile e secondo Hughes rappresentano solo la punta dell’iceberg di un’enorme varietà di specie ancora da scoprire. (Via National Geographic)
Non so com’è stato per voi, ma la storia del container radioattivo abbandonato da sei mesi al Voltri Terminal Europa per prima cosa mi ha richiamato alla mente un analogo container con cento milioni di dollari in tagli da 100, sbarcato al porto di Vancouver dopo essere rimbalzato in ogni angolo del globo. Soldi sporchi da irradiare con proiettili calibro 30 di cesio per applicazioni mediche. Questo, tuttavia, non è un romanzo di Gibson e nel container non dovrebbero esserci banconote, ma materiali ferrosi, 19 tonnellate di rame e una dose di cobalto-60 sufficiente a emettere cinque volte il fondo naturale a 100 metri di distanza. I fantasmi che si muovono sullo sfondo, così, risultano altrettanto minacciosi di quelli evocati in una spy-story del 2007.
L’enigma di 2001: Odissea nello Spazio torna alla ribalta. L’opera più enigmatica della civiltà umana dopo il sorriso della Gioconda è stata oggetto di una rivelazione clamorosa da parte di Douglas Trumbull, curatore degli effetti speciali del capolavoro di Stanley Kubrick. 17 minuti inediti di pellicola sarebbero stati riportati alla luce da una miniera di sale del Kansas. Per quanto il film sia già perfetto com’è e ogni aggiunta sarebbe improponibile dopo la scomparsa del suo autore, è facile immaginare la caccia che si scatenerà intorno al bottino, anche se il tutto potrebbe risolversi in un fuoco di paglia e la cosa non sarebbe nemmeno tanto sorprendente. Resta tuttavia la sensazione di vivere immersi nelle pagine di Pattern Recognition.
Questo video è stato rimosso in seguito all’accordo del 2011 tra SIAE e AGIS che vincola la pubblicazione in rete di materiale corredato di traccia musicale alla sottoscrizione di una licenza, con il pagamento alla SIAE di una quota minima di 450 euro a trimestre. Per saperne di più, rimando al post del 27-10-2011 dedicato alla vicenda. Mi scuso per il disagio, ma ritengo che la norma non abbia alcuna giustificazione logica o morale e denunci un atteggiamento di grave e sistematica violazione dei diritti di libera espressione di ciascuno di noi. Il video può essere visionato al seguente indirizzo:
Il passaggio commerciale/analitico dal momentum allo Zeitgeist, illustrato ieri su Repubblica.it in un articolo ben documentato di Giulia Belardelli. Si chiama Recorded Future e sul sito della start-up statunitense sovvenzionata dalla CIA e da Google che l’ha ideato viene presentato come il primo “motore analitico temporale” al mondo. Un modo per viaggiare nel tempo a cavallo delle onde dell’infinito mare dell’informazione. A stupire non è tanto l’annuncio, quanto semmai l’idea che uno strumento del genere non fosse già a disposizione delle intelligence di mezzo mondo.
Venerdì sera, grazie al patrocinio dell’esimio Moskatomika, ho avuto modo di vedere quello che è il film di fantascienza più originale che mi capita da diverso tempo a questa parte. Si tratta di Primer, del tuttofare Shane Carruth, ed è stata una piccola rivelazione. Alcuni di voi lo conosceranno già grazie al cineforum Fantafilm. Per gli altri, ne parlerò presto. Il tempo di riguardarmelo e di studiare a fondo gli schemini che consentono di tirarne i fili: qui sotto la versione light per principianti e a questo link, invece, la versione estesa (via Keplero), solo per temponauti esperti.