Archive for the ‘Letture’ Category

Il furto del futuro

Posted on Gennaio 27th, 2012 in Agitprop, Fantascienza, Letture, Proiezioni | No Comments »

Oggi ricorrono i 67 anni dell’arrivo ad Auschwitz dei soldati dell’Armata Rossa e la scoperta di ciò che il Terzo Reich aveva significato per milioni di ebrei. Sei per l’esattezza. Oltre che per un numero inferiore ma comunque rilevante di prigionieri sovietici (almeno due milioni), polacchi non ebrei (circa due milioni), slavi (1-2,5 milioni), dissidenti politici (1-1,5 milioni), zingari (forse mezzo milione), omosessuali (5-15 mila), portatori di handicap o di malattie mentali (duecentomila). Secondo stime variabili, un numero di vittime complessivamente compreso tra i 12 e i 17 milioni furono eliminate dalla Storia con una furia sistematica. E la fluttuazione dei dati serve a rendere ancora più terribile l’orrore, per quanto possibile, conferendo alle proporzioni dell’Olocausto un carattere di incertezza. Per ricordare i caduti dello sterminio, nel 2005 la risoluzione 60/7 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito il Giorno Internazionale della Memoria.

Altre nazioni, come l’Italia (fin dal 2000), avevano adottato la commemorazione del 27 gennaio già da tempo. D’altro canto, non so quanto possa giovare effettivamente un “giorno della memoria”, al di là del ricordo in sé di quanti caddero vittime della follia. La notizia che un quinto dei ragazzi tedeschi tra i 18 e i 30 anni ignori la reale entità dell’orrore consumatosi ad Auschwitz allunga un’ombra inquietante su questa data. E’ la dimostrazione pratica che non bastano tutte le istituzioni del mondo, la concordanza d’intenti internazionale, il martellare mediatico, a sostenere la prova della Storia. Occorrerebbe al contrario un lavoro sistematico di formazione. Probabilmente, portare le scolaresche in gita presso i campi di sterminio in Polonia o anche solo i diversi centri di internamento allestiti lungo l’asse della penisola, potrebbe servire  altrettanto alla loro crescita umana quanto la vista di un affresco o di un museo di storia naturale. Ma riuscirci presupporrebbe un paese con una sua coscienza, che riesca a tutelare gli scavi di Pompei dai crolli e le sue città dalle ritorsioni della natura, e che sappia valorizzare un patrimonio storico vastissimo, che forse non tutti hanno l’interesse di considerare.

Il Ventennio Fascista, tanto rimpianto nell’ondata di disorientato qualunquismo che si avverte montare negli ultimi tempi, significò oltre a tante altre indecenze anche questo e questo (una lista sola non basta, e anche questo è significativo). In periodi di crisi come questo, il malumore galoppante si trascina purtroppo dietro tutto uno strascico di rigurgiti pseudofascisti, razzisti, nazionalisti, e il passo da lì al neonazismo è breve. La teorizzazione di una qualche forma di superiorità, per diritto naturale o acquisito, è un viatico verso lo sprofondamento. Fortunatamente, la letteratura e il cinema ci hanno fornito materiale di eccellente qualità per propagare la memoria, rinsaldandone la tenuta. Lasciando da parte i classici e il mainstream, anche nell’ambito della fantascienza possiamo trovare opere di prima grandezza e di estrema utilità ai nostri scopi.

Basti pensare a La svastica sul sole (romanzo del 1962, vincitore del Premio Hugo), in cui Philip K. Dick immagina uno scenario ucronico nato dalla vittoria delle potenze dell’Asse nella Seconda Guerra Mondiale e dalla loro conseguente spartizione del mondo; oppure ai bestseller Fatherland (1992), serratissimo thriller di storia alternativa di Robert Harris, e Il complotto contro l’America (2004), acclamata sintesi di bildungsroman e fantapolitica di Philip Roth. O ancora L’arcobaleno della gravità (1973), che valse a Thomas Pynchon il National Book Award, che si svolge nelle concitate fasi finali della caduta (ma sarà davvero caduta?) del Terzo Reich, e Il sindacato dei poliziotti yiddish (2007), notevolissima detective story di Michael Chabon che si riallaccia direttamente al filone delle ucronie, proponendo sulla Shoah un punto di vista obliquo. Charlie Stross sceglie al contrario di esaminare il genocidio dalla prospettiva del futuro profondo, ne L’alba del disastro (2004), dove l’incubo proviene da pianeti remoti oppressi sotto il tallone di ferro di una setta di cyborg neonazisti. Ma l’affresco più efficace di ciò che significa l’odio, dedicato agli effetti devastanti a cui può condurre se seminato nel suolo sempre fertile dell’ignoranza, ce lo offre forse Thomas Disch, che nel suo terribile e toccante Campo Archimede (1968), realizza con grazia straordinaria una perfetta attuazione del teorema ballardiano dell’inner space, risalendo concentricamente la gerarchia delle dimensioni dal microcosmo personale del protagonista (un poeta comunista imprigionato nel campo del titolo per la sua renitenza alla leva, in un’America totalitaria e bigotta del prossimo futuro) alla sfera universale del genere umano.

Ispirato dal famigerato furto dell’iscrizione posta sull’ingresso di Auschwitz, non si può dimenticare il racconto di Stefano Di Marino La memoria rende liberi, riuscitissima incursione dell’autore nei territori della fantascienza, incluso nell’antologia Sul filo del rasoio (2010), curata per il Supergiallo Mondadori da Gianfranco de Turris (a riprova, una volta ancora se necessario, della pretestuosità infondata di certe accuse che hanno investito - anche di recente - il suo lavoro nell’ambito del fantastico).

Di Fatherland nel 1994 fu anche tratta una trasposizione televisiva per la HBO, con Rutger Hauer nei pannidel protagonista. E un paio d’anni fa circolò la notizia che la BBC avesse messo in cantiere una miniserie in quattro episodi tratta da La svastica sul sole, con Ridley Scott nel ruolo di produttore esecutivo, di cui si sono purtroppo perse le tracce. Ma per venire a incubi cinematografici già trasposti su celluloide, vanno segnalati Europa (1991), capitolo finale del trittico del danese Lars von Trier dedicato al vecchio continente, tra toni surreali e seduzioni ucroniche. Più recentemente, il regista inglese Dennis Gansel ha delineato nel suo L’Onda (2008) il pericolo di un riflusso autocratico, sorto in seno a un esperimento scolastico e presto degenerato in incubo. Il fascino dei totalitarismi - è questo il teorema che emerge da entrambi i film citati - attecchisce nel disagio, soprattutto in periodi di smarrimento storico e di apparente disaffezione alla politica.

Un quadro fin troppo familiare. Presidiare il passato, anche attraverso le forme di riscrittura critica operate dall’ucronia, è una valida strategia per difendere il futuro. Almeno mi piace crederlo, specie di questi tempi.

Tutto quel nero

Posted on Ottobre 23rd, 2011 in Letture | No Comments »

Ancora per qualche giorno potete trovare in edicola Tutto quel nero di Cristiana Astori, uscita numero 3041 della storica collana Il Giallo Mondadori, un bel noir ambientato nel mondo sotterraneo dei cacciatori di pellicole rare. Il soggetto richiama echi dei lavori cinematografici di Cronenberg, Lynch e Carpenter, come dichiarato dalla stessa autrice nell’intervista che ha rilasciato per Thriller Magazine, e queste influenze si notano, contano nell’economia del racconto, come conta l’ascendenza letteraria di Lansdale, oltre che in una parentesi grottesca, soprattutto sullo stile veloce e coinvolgente della scrittura della Astori. Ad amalgamare tutti questi spunti provvede efficacemente la seduzione di un certo tipo di cinema, underground, forse maledetto, che imbriglia gli elementi della trama nel campo elettromagnetico di due ombre psichiche che pervadono le pagine del libro: il regista spagnolo Jesús Franco e l’occultista Aleister Crowley.

La storia di Susanna Marino, studentessa disoccupata, s’intreccia con quella di Soledad Miranda, attrice feticcio di Jess Franco che continua a popolare i sogni e le fantasie dei cinefili ancora oggi, quarant’anni dopo la sua tragica morte in un incidente stradale. Un misterioso committente ingaggia Susanna per ritrovare l’unica copia esistente di una certa pellicola, Un día en Lisboa, girata dal misterioso Alfonso Nieva, che sarebbe l’ultima testimonianza della vita di Soledad. Quando Susanna scopre che i luoghi delle riprese, nell’Estoril, corrispondono proprio a quelli in cui si compì il triste destino dell’attrice, per lei inizia una discesa nelle spire dell’incubo, che dalle strade notturne di Torino la condurranno fino alla Boca do Inferno, dove si narra che Crowley ascese a un diverso piano esistenziale nel corso dei suoi esperimenti sull’invisibilità.

Esoterismo e cinefilia si (con)fondono anche nelle parole del mago, riportate da uno dei personaggi di contorno, che sembra costruito apposta per lasciare quest’unica testimonianza a Susanna. Una testimonianza che è anche un indizio, che orienta le sue indagini su binari diversi: “Arrivai al punto che il mio riflesso fisico allo specchio si era fatto fievole e tremolante. Somigliava all’effetto delle immagini interrotte delle prime pellicole, degli albori del cinematografo…” Ma la rapida sparizione del personaggio trova piena giustificazione nell’approccio razionale dell’autrice, che dissemina l’intreccio di suggestioni esoteriche con lo scopo di disinnescarne volta per volta le aspirazioni al soprannaturale. I demoni a cui Cristiana Astori è interessata e contro cui pone in lotta i suoi personaggi sono molto più umani e concreti di entità infilatesi nella nostra da un’altra dimensione: ossessioni private, verità rimosse, pressioni dell’inconscio. I demoni che ognuno di noi si porta dentro.

Per non rovinare il gusto della lettura a chi ancora non ha finito il libro, basti dire che le ricerche di Susanna si intersecano con quelle di altri cacciatori, e con la misteriosa esistenza di una versione alternativa de Il morboso vizio della signorina Smith (che nel titolo fa il verso a uno dei titoli storici del thrilling italiano anni ‘70, Lo strano vizio della signora Wardh, e per chi volesse approfondire si consiglia di seguire la bella rubrica dedicata al filone da Stefano Di Marino sul suo blog), in cui apparirebbe Sabrina Corday, un’attricetta italiana prestata come controfigura della Miranda in una versione estesa di Un giorno a Lisbona. E proprio la figura di Sabrina andrà a chiudere con Susanna e Soledad un ideale triangolo che, combinato con il trittico Vampyros Lesbos, Un día en Lisboa e Il morboso vizio della signorina Smith, disegna l’esagramma necessario per approdare allo scioglimento della vicenda, in un finale sospeso tra il surreale e l’onirico che omaggia l’ultimo Kubrick. E come Eyes Wide Shut attingeva alle visioni di Arthur Schnitzler, così Susanna, inscenando una danza sensuale per un pubblico di spettri, arriverà alla ricomposizione della verità nascosta dietro il suo personale Doppio sogno.

La distanza della Luna, secondo Google

Posted on Ottobre 15th, 2011 in Letture, Micro | No Comments »

L’avevamo sempre addosso, la Luna, smisurata.

Il 15 ottobre di 88 anni fa nasceva Italo Calvino. Google decide di ricordarlo attraverso un doodle ispirato dalla prima - in ordine di stesura - delle sue cosmicomiche. Quest’anno sostituirò alla rilettura delle pagine di Se una notte d’inverno un viaggiatore qualcuna delle Lezioni americane.

La stella di Ratner: Esperimento sul campo numero uno: Flusso

Posted on Maggio 18th, 2011 in Letture | 4 Comments »

«Per il momento è sufficiente che lei conosca le motivazioni generali dell’Esperimento sul campo numero uno. Si tratta di realizzare il sogno più antico dell’umanità.»

«Quale sogno?»

«La conoscenza» rispose Dyne. «Studiare il pianeta. Osservare il sistema solare. Ascoltare l’universo. Conoscere noi stessi.»

«Lo spazio.»

«Lo spazio cosmico e quello interiore. Che si fondono l’uno nell’altro. Già più di duemila persone vivono e lavorano qui. Altre ne arriveranno. I costi sono sostenuti da cento paesi. Coscienza planetaria unica. Approccio razionale. Visione del mondo. Quanti paesi sostengo i costi?»

«Cento.»

«Bene» disse Dyne.

Da La stella di Ratner (Ratner’s Star, 1976) di Don DeLillo. Traduzione di Matteo Colombo.

Breece D’J Pancake: Una stanza per sempre

Posted on Aprile 8th, 2011 in Letture | 4 Comments »

[Stanotte è caduto il 32simo anniversario della tragica scomparsa di Breece D'J Pancake. Come ormai da tradizione, voglio riportare un brano da uno dei suoi racconti per esprimere, attraverso la memoria, un ringraziamento per averci regalato questa manciata di pietre preziose. E come tra le pietre scavate dalla terra capita di imbattersi nel fossile di qualche minuscola creatura preistorica, così in queste pagine può capitare di scorgere l'ombra di Colly, il protagonista tradito e sconfitto ma malgrado tutto "ancora vivo" di Trilobiti. Come ha scritto Joyce Carol Oates sul New York Times, un personaggio "atterrito dall'intimità" e per questo incapace di costruire una relazione con "una donna che potrebbe amare", ma comunque già consumata dalla vita.]

E’ solo una ragazzina, quattordici, quindici anni, ma mi guarda come se sapesse quello che sto pensando, che cosa sto aspettando di vedere con questo vecchio ubriacone, e continua a guardarmi come se fosse l’ira di Dio o roba del genere. Mi fanno male gli occhi a guardarla di sbieco dall’altra parte della strada mentre tengo la faccia girata verso il barbone, ma la guardo lo stesso. Posso dire già da adesso che non è una puttana. Ha piuttosto l’aria di una ragazzina che una volta aveva una casa, dei jeans, un vero impermeabile, un telo di plastica sulla testa. Ed è anche troppo giovane per questa città: la legge non tollera pollastrelle in questo posto. Mi sa che probabilmente è scappata di casa e il tipo non è facile da inquadrare. Le passo davanti, non le presto attenzione, poi mi infilo in un negozio di ciambelle.
Prince Albert è seduto al bancone e parla da solo, passandosi le dita arrugginite tra i capelli e la barba. La sua pelle è giallognola perché si è cauterizzato il cervello con un sistema a quaranta volt a bordo del Cramer. Ho sentito dire che era un bravo guardafili, ma adesso è soltanto un invalido, è sporco e puzza come qualsiasi avvinazzato per strada.
Mangio la mia frittella, bevo a sorsi il caffè e guardo fuori dalla finestra. Il traffico si infittisce, le feste stanno cominciando. Quella ragazza passa, guarda nella vetrina del negozio verso di me come se conoscesse esattamente il momento in cui una sbandata mi farà cadere tra due chiatte. Mi fa venire i brividi e lascio lì il mio caffè, voglio un goccio e poi un sonnellino, ma quando esco lei è lontana in fondo alla strada, diretta verso i bar squallidi sulla Prima Strada. La pioggia si gonfia e ulula, sferzando scrosci d’acqua lungo i marciapiedi. La seguo finché non si mette nel vano di un’altra porta. Il mio cappello è fradicio e l’acqua comincia a corrermi giù per il collo e il viso, ma vado verso l’entrata dove sta lei e la guardo in piedi sotto la pioggia.
Dice: «Mi vuoi comprare?»
Rimango là per un pezzo cercando di capire se è una truffatrice. «Hai una stanza?» chiedo.
Scuote la testa, guarda dall’altra parte della strada, poi su e giù.
«Useremo la mia, ma voglio qualcosa da bere.»
«Va bene, conosco un posto che ne vende» dice lei.
«Conosco un posto migliore.» Lo conosco questo trucco. Non ho intenzione di farmi fregare i soldi dal suo magnaccia. Ma mi infastidisce, non riesco a capireche tipo di magnaccia non prenderebbe una stanza. Se lavora da sola non durerà più di due giorni tra gli sbirri e i magnaccia.
Camminiamo per la strada fino a uno spaccio. E’ bello stare con qualcuno, ma lei sembra troppo seria, come se pensasse solo all’aspetto economico della faccenda. Compro una bottiglia di Jack Daniel’s, provo a scherzare. «Jack e io ci conosciamo da tanto» dico, ma si comporta come se non mi sentisse.
Quando entriamo nella hall dell’hotel, due vecchi smettono di parlare per guardarci. Mi sa che lei li fa arrapare e sono contento che questa gentaglia ci stia degnando di attenzione. Sulla porta, ci metto un po’ per aprire la serratura e spero che la drag faccia capolino, ma è andata a farsi inculare. Entriamo e prendo un asciugamani per asciugarci, faccio il caffè per il whisky.
«Carino qui» dice lei.
«Sì. Lo disinfestano regolarmente.»
Per la prima volta sorride e penso che dovrebbe essere fuori a giocare a boccette o a qualcosa del genere.
«Non ci so fare molto» dice. «I primi tipi mi hanno fatto abbastanza male, così ho sempre un po’ paura.»
«E’ perché non sei tagliata per il mestiere.»
«No, è che ho bisogno di un posto. Devo smettere di andare in giro, sai?»
«Sì.» Nella finestra vedo i nostri fantasmi contro la luce scura del vetro. Mi mette un braccio attorno e penso che forse non siamo mai riusciti a mettere da parte l’aspetto economico della faccenda.
«E perché saresti venuto da me?» dice lei.
«Mi guardavi in modo buffo, come se vedessi che mi stava per succedere qualcosa di terribile.»
Ride. «Be’, no. Ti stavo studiando.»
«Sì. Sono solo un po’ nervoso stasera. Faccio il secondo su un rimorchiatore. E’ pericoloso.»
«Che cosa fa il secondo?»
«Tutto quello che il capitano o il primo non fanno. Non è una gran vita.»
«E allora perché non molli?»
«C’è di peggio. Mollare non è la soluzione.»
«Forse no.»
Mi mette la mano sul collo per eccitarmi: vuole che le sorrida, vuole piacermi. «Perché non molli tu e smetti di fare la puttana? Non fa per te. Ti meriti di meglio.»
«E’ carino che la pensi così» dice lei.
La guardo, penso che cosa potrebbe essere se avesse un’opportunità o due. Ma non le avrà qui. Nessuno qui ha un’opportunità. Potrei dirle dei miei genitori adottivi, delle signore nell’ufficio del sussidio e della maniera in cui mi hanno guardato quando mi hanno messo su un pullman diretto in un’altra città, ma non avrebbe senso per lei. Spengo la luce, ci svestiamo, ci mettiamo a letto.
Il buio è la cosa migliore. Non c’è viso, non ci sono parole, c’è solo la pelle calda, qualcosa di vicino e di dolce, qualcosa in cui perdersi. Ma quando la prendo, so che cos’ho, il corpo di una ragazzina che non si muoverà né per abitudine né per piacere, una bambina che gioca a fare la puttana, e mi sento orribile vicino a lei, e a causa di lei. Mi forzo su di lei come con tutte le altre. So che le sto facendo male, ma non fiaterà. Lei geme e il mio corpo si inarca in uno spasmo, poi subito dopo lei si rannicchia lontano da me e la tocco. E’ inerte.
Dico: «Potresti stare qui per questo mese. Voglio dire, se vuoi, potrei pagare io l’affitto e tu potresti trovarti un lavoro vero e pagarmi dopo.»
Rimane ferma là.
«Forse potresti lavorare in città da Sears o da Penney.»
«Perché non chiudi quella fottuta bocca.» Salta fuori dal letto. «Pagami e basta, okay?»

Da Una stanza per sempre (A Room Forever) di Breece D’J Pancake. Traduzione di Ivan Tassi per Trilobiti (ISBN Edizioni). Foto di Ana Cutone (”All Lit Up!”, veduta di Staubenville, Ohio, di notte) e di WVJazzman (”Parkersburg-Belpre Bridge at Night II”).

Una sera al circo post-umano

Posted on Marzo 12th, 2011 in Fantascienza, Letture, ROSTA | No Comments »

La mia recensione del Circo dei gatti di Vishnu di Ian McDonald è on-line su Fantascienza.com: dopo La moglie del djinn, ancora una fiera di trovate fantasmagoriche per un affresco visionario e credibile dell’India del prossimo futuro.

Passare ai libri elettronici

Posted on Marzo 5th, 2011 in Letture, ROSTA, Transizioni | No Comments »

Come fare per leggere un e-book senza investire (per il momento) in un e-reader? Molti amici mi pongono la domanda con una certa ricorrenza. La risposta la offre un articolo di Finzioni, che illustra in dettaglio le diverse modalità concesse ai lettori in queste prime fasi della nuova era del libro elettronico. La mia soluzione è stata la quarta: pratica, comoda e a costo zero (come d’altro canto tutte le altre).

Se voleste provare qualche libro per fare un test, allora posso consigliarvi di scegliere Robredo di Dario Tonani, seguito dell’acclamato Cardanica, e I quadrivi del tempo e dello spazio, l’antologia elettronica che raccoglie tutta la narrativa breve di Lanfranco Fabriani. Oppure, se preferite la saggistica, potreste provare La fuga narrativa di Tom Stafford, che offre interessanti spunti di riflessione sui meccanismi della scrittura e della fruizione di universi letterari. Di Codice Arrowhead già sapete.

Sempre in merito agli e-book, proprio nei giorni scorsi Lukha Kremo Baroncinij della Kipple Officina Libraria e su Fantascienza.com Silvio Sosio hanno tirato le somme sui primi mesi di vita del nuovo mercato. Segnali forse non proprio brillanti, ma di certo incoraggianti.

Tra orrore cosmico e fantastico apocalittico

Posted on Febbraio 5th, 2011 in Letture, ROSTA | No Comments »

L’attesa per I vermi conquistatori sta per terminare: entro qualche settimana il romanzo di Brian Keene approderà nelle librerie italiane e intanto se ne comincia a parlare per la rete. L’attivissimo Fabrizio Vercelli sta curando un giro di interventi a opera di addetti ai lavori e appassionati di genere. Dopo Andrea G. ColomboDanilo Arona, è arrivato il mio turno. Potete leggere il mio sproloquio sulle pagine de La Tela Nera, prima che i vermi giganti di Keene emergano dal sottosuolo per spazzare via dal pianeta le nostre vite miserevoli.

Quando succederà, dubito che il Tg1 darà alla notizia il risalto che merita (anzi, per evitare associazioni accidentali con altre striscianti figure dell’attualità italiana dubito che ne darà proprio la notizia). E devo ammettere che la cosa comunque non mi dispiacerà tanto quanto dover trapassare insieme a quella manica di gerarchi, legulei e lustrascarpe di regime che tiene in pugno il paese. Ma ogni atto di giustizia comporta un piccolo sacrificio. I vermi conquistatori lo sanno e non si curano degli effetti collaterali. Cosa che, se si eccettua la consapevolezza, li accomuna agli esseri umani.

Correte a pregare per le vostre anime. Amen.

Palinsesto

Posted on Gennaio 5th, 2011 in Fantascienza, Letture, ROSTA | No Comments »

La mia recensione all’ultima fatica di Charles Stross approdata in Italia è su Fantascienza.com.

Propositi di un lettore compulsivo per il nuovo anno… e oltre

Posted on Gennaio 2nd, 2011 in Letture | 10 Comments »

Lo facciamo tutti, in fondo. La data simbolica del giro di boa da cui ricominciare è una tentazione troppo forte per resistere. Chi si propone di smettere di fumare, chi di cambiare vita. Anch’io mi sono concentrato su uno dei miei vizi, forse quello più incontrollabile: l’abitudine inveterata ad acquistare libri. E allora ieri - forse preso dal rimorso degli ultimi 8 volumetti appena acquistati per finire in bellezza il 2010, tra cui 4 elegantissimi Solaria che aspettavo da tempo e 3 Urania d’epoca - ho approfittato di un pomeriggio di nullafacenza per fissare il punto sulla mia carriera di lettore, sperando di mettere a tacere quel campanellino che da qualche tempo mi risuona con insistenza in un angolo della testa.

Con il supporto della mia libreria virtuale su Anobii ho messo un po’ di ordine - si fa per dire - nei miei scaffali, sparsi in tre stanze a qualcosa come 700 km di distanza o giù di lì, lungo il dorso della penisola. Un bel rompicapo, insomma, ma la cosa peggiore è stata tirare le somme.

Ad oggi, secondo le statistiche del sito, risulta la seguente situazione:

Totale libri accumulati: 872
Totale libri letti al 31/12/2010: 436
Totale libri non ancora iniziati al 31/12/2010: 400
Totale libri in lettura al 31/12/2010: 10 (*)
Totale libri in consultazione al 31/12/2010: 26 (**)

Due precisazioni:

(*) A dire il vero, quelli in lettura sarebbero un po’ di più, ma 10 sono quelli che riesco a gestire agevolmente in parallelo sul breve periodo, per cui magari me ne ritrovo diversi iniziati che, con un po’ di fatica, dovrei riuscire a riprendere una volta ultimati quelli attualmente in lettura (e di conseguenza il 400 indicato come numero di libri non ancora iniziati viene a ridursi un po’, ma la sostanza cambia di poco nelle quantità in gioco).

(**) Nei libri in consultazione ho infilato i doppioni (conseguenza fisiologica della gestione di due librerie lontane 700 km), le riviste e le antologie iniziate e non ancora finite (nella fattispecie Robot e Millemondi Urania), i testi di divulgazione che ho letto solo limitatamente alle parti che nello specifico risultavano di mio interesse o che al contrario rileggo periodicamente. Lo so, la situazione è complessa e variegata…

Sempre secondo le statistiche di Anobii, mediamente negli ultimi 5 anni (ovvero da quando la mia vita si è assestata su una routine lavorativa piuttosto consolidata) ho letto 45 libri ogni anno, tra romanzi, novelle, antologie, saggi in volume, e-book, riviste catalogate, fumetti in volume (sono esclusi per convenzione e comodità di classificazione Bonelli e bonellidi), raccolte di poesie, per una media che si è assestata intorno alle 10.000 pagine all’anno. A questo ritmo, immaginando di volermi fermare qui con gli acquisti, mi ci vorrebbero quasi 9 anni per smaltire lo scibile accumulato! Ed è qui che il campanellino è scomparso, soppiantato dal ringhio di una sirena di allarme.

Bisogna correre ai ripari. Per farlo c’è bisogno di una strategia. E dunque eccomi qui con i propositi per il nuovo anno, che in realtà dovrei estendere ai prossimi due-tre decenni, come minimo. E che diamine, mi sono detto, nella vita un po’ di prospettiva ci vuole! Allora a conti fatti, immaginando di tenere il ritmo attuale, se volessi smaltire i libri accumulati fin qui dovrei limitarmi ad acquistare non più di 25 libri/anno per i prossimi 20 anni, oppure concedermi 32 libri/anno se volessi procrastinare il punto di pareggio a 30 anni. Questo significherebbe mediamente tagliare 3 libri su 4 rispetto a quanto acquistato negli ultimi anni e, al di là dell’impatto che ciò avrebbe sul fragile mercato editoriale italiano, è un proposito praticamente impossibile da mettere in pratica: con l’abbonamento a Odissea Fantascienza appena rinnovato e considerando il trend dei miei acquisti in edicola (tra Urania e collane collaterali, Giallo Mondadori, Segretissimo), direi che anche solo con gli acquisti “periodici” (in quanto vincolati a tempistica di distribuzione e/o abbonamenti) per il prossimo anno mi ritrovo con una quarantina di volumi già opzionati. Vale a dire almeno 10 in più della soglia che mi consentirebbe un consumo sostenibile.

E’ un bel dilemma. A conti fatti, resta un’unica via d’uscita: aumentare il passo di lettura. E’ un obbligo che a questo punto devo impormi. In questo modo, immaginando di aggiungere al lotto opzionato solo 25 volumi, 2 al mese, tra nuove uscite e recuperi di varia natura (libreria, remainder, usato, regalie), se riuscissi a portare la media di letture a 80 volumi/anno potrei sperare di raggiungere il pareggio intorno alla prima metà del 2040. Vale a dire: fra trent’anni.

Vale a dire: un’altra vita.

Solo che di quella spesa finora, a leggere avrò trascorso sì e no 17 anni. A quel punto, nel 2040, la mia libreria avrà superato quota 3.000 e sarà circa quattro volte più grande delle sue dimensioni attuali (un’altra buona ragione per sperare nella diffusione di massa del libro elettronico).

Questa ovviamente è pura matematica. Se da un lato non potrei riuscire a sostenere quel ritmo di lettura, dall’altro confiderei che la curva degli acquisti subisca comunque una flessione nei prossimi anni. Per accompagnare quantitativamente l’analisi, diciamo che potrebbe toccarmi mantenere il ritmo di acquisto di 65 volumi/anno per i prossimi 5 anni, per poi scendere intorno ai 50 libri/anno. In questo modo, immaginando di riuscire a tenere un passo di 65 libri letti all’anno (+50% sul tasso attuale), il punto di pareggio sarebbe per il 2042. Se da un lato questa soluzione può essere vista come incentrata su una tattica-tampone (mantenere costante il numero dei libri non letti per i prossimi 5 anni, per cominciare poi le pratiche di smaltimento con un guadagno di 15 libri/anno per 27 anni), dall’altro tutto sommato rappresenta anche una buona ragione per conservarmi vivo e in salute fino a quella data. Calendario Maya permettendo.

Chi lo ha detto che i libri non possono allungarti la vita?