Archive for the ‘Kipple’ Category

Gunkanjima

Posted on Novembre 19th, 2012 in Kipple | No Comments »

Non senza una certa sorpresa ho ritrovato Gunkanjima, l’isola-fortezza di cui parlavamo tempo fa, nelle sequenze centrali di Skyfall. Del film riparleremo con maggiore attenzione sui suoi molti spunti narrativi, ma adesso mi premeva segnalare questa occorrenza, che vede Hashima (toponimo ufficiale dell’isola) tornare sul grande schermo, conferendo alle scene che vi sono ambientate (il primo incontro/scontro tra Bond ovvero Daniel Craig e il villain di turno, Silva/Thiago Rodriguez ovvero Javier Bardem) il carico della sua atmosfera di disfacimento.

Tra i ruderi di cemento, i vicoli deserti, le rovine di una civiltà industriale tanto distante da apparirci ormai preistorica (se non proprio “aliena”), il regista Sam Mendes riesce a cogliere magistralmente il senso di soffocamento che deve incutere ancora oggi il sito, al punto da rafforzare l’incredulità davanti all’idea che per quasi un secolo questo scoglio in mezzo all’oceano è stato la casa improbabile di migliaia di persone, inquadrate nei ranghi della manodopera della Mitsubishi, attiva nell’estrazione del carbone dalle cave di questa e delle isole vicine.

Il film vale davvero la pena di essere visto, per cui se non l’avete ancora fatto correte al cinema. Quanto a Gunkanjima, vi segnalo un reportage dal blog Gakuranman.

Cobalto-60

Posted on Gennaio 5th, 2011 in False Memorie, Kipple, Micro | No Comments »

Non so com’è stato per voi, ma la storia del container radioattivo abbandonato da sei mesi al Voltri Terminal Europa per prima cosa mi ha richiamato alla mente un analogo container con cento milioni di dollari in tagli da 100, sbarcato al porto di Vancouver dopo essere rimbalzato in ogni angolo del globo. Soldi sporchi da irradiare con proiettili calibro 30 di cesio per applicazioni mediche. Questo, tuttavia, non è un romanzo di Gibson e nel container non dovrebbero esserci banconote, ma materiali ferrosi, 19 tonnellate di rame e una dose di cobalto-60 sufficiente a emettere cinque volte il fondo naturale a 100 metri di distanza. I fantasmi che si muovono sullo sfondo, così, risultano altrettanto minacciosi di quelli evocati in una spy-story del 2007.

Propaganda grigia 1: bispensiero nucleare

Posted on Dicembre 28th, 2010 in Accelerazionismo, Agitprop, Futuro, Kipple, Transizioni | 2 Comments »

Non riesco a stabilire se su questo spot abbia esercitato un’influenza maggiore Robocop oppure Starship Troopers.

Mi sembra comunque abbastanza chiaro che Verhoeven ha saputo anticipare la nostra attualità con una lungimiranza orwelliana.

Rifiuti in Campania: emergenze dimenticate, crisi smentite e soluzioni occultate

Posted on Novembre 28th, 2010 in Agitprop, Kipple | No Comments »

Nemmeno tre anni: così poco è bastato per ritrovare Napoli e la Campania in ginocchio, da quei giorni drammatici che segnarono l’arrivo del 2008. E la banda politica che cavalcò lo tsunami dell’indignazione di tutta Italia e dell’esasperazione dei campani si trova adesso alle prese con un problema ormai sfuggito di mano. I commissari che si sono succeduti in questi anni, la gestione plenipotenziaria della Protezione Civile, i proclami della splendida accoppiata Berlusconi-Fini che sulla vergogna della crisi del 2008 costruì la scalata per il ritorno al dominio del Paese, nulla hanno potuto contro la realtà dei fatti. La verità è sotto gli occhi di tutti, incarnata dagli effetti di una gestione tanto disinvolta quanto scriteriata.

La lettura dell’impietoso, coraggioso, illuminante articolo di Alberto Statera su Casal di Principe e l’impero Cosentino mi ha spinto ad andare a recuperare un po’ di impressioni appuntate all’epoca e nei mesi successivi. Un blob di link (a proposito di giorni del Kipple, città in ostaggio, piattaforme polifunzionali, delocalizzazione del disastro ecologico) da cui emerge altrettanto impietosa l’idea dell’inutilità pratica delle soluzioni politiche proposte e adottate e, spingendoci solo un passo oltre, della reale natura affaristica della gestione della crisi. Con le consuete connivenze politiche, gli stessi soggetti che avevano provocato la crisi (riempiendo la Campania e non solo le sue discariche dei veleni più letali provenienti dal resto dell’Italia e da ogni angolo d’Europa) hanno ricevuto l’opportunità di legittimare il proprio ruolo. Per capire a cosa ciò abbia portato, basta aprire un giornale o, se si hanno voglia e coraggio, prendere un treno per Napoli: lungo il tragitto della ferrovia, dal casertano in poi, è una teoria di cumuli di immondizia riversati ai bordi delle strade, a colmare cunette e canali e tracimare nei campi, in un trionfo di putrefazione e degrado.

Che la gestione della crisi sia un business in sé continua a dimostrarlo il piano provinciale della gestione dei rifiuti di Salerno. Nel documento non c’è traccia dell’impianto di compostaggio di Castelnuovo di Conza, ma viene decretata la costruzione di due nuovi impianti a Polla e a Eboli per servire il fabbisogno della provincia. Lo stabilimento di Castelnuovo, sequestrato dalla magistratura nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione spregiudicata della So.Ri.Eco Srl, basterebbe da solo a smaltire 85.000 tonnellate di umido ogni anno, circa i due terzi del fabbisogno dell’intera Provincia. Invece l’ufficio preposto ignora l’asta giudiziaria indetta dalla curatela fallimentare dell’impianto in data 29 ottobre 2009 e decreta la costruzione di due nuovi stabilimenti, ignorando di fatto una soluzione già presente sul territorio e praticabile previo minimo adeguamento della struttura esistente.

Come se non bastasse, l’isola ecologica di Calabritto (in provincia di Avellino), di cui segnalavo lo stato di abbandono e, quattro mesi più tardi, il successivo ripristino, è stata praticamente convertita in una discarica a cielo aperto: non più presidiata, i cassoni smantellati, il cancello della recinzione rimosso, si è trasformata in uno sversatoio alla mercé di chiunque, piena di rifiuti di ogni tipo e natura che qui vengono accumulati e incendiati, con conseguenti problemi non banali per la circolazione sulla Statale 91. Quanto basta per alimentare i più sinistri presagi sul prosieguo della Crisi Rifiuti e della sua intenzionale, voluta, programmata e deliberata mancata risoluzione.

Bassitalia Kipple Map

Posted on Settembre 16th, 2010 in Accelerazionismo, Kipple | No Comments »

Dopo la scorpacciata di surf delle scorse settimane e un periodo di latitanza coinciso con il ritorno alla scrittura del romanzo (ma non si può dire che vi abbia lasciato senza qualcosa da leggere o contraddire), torno a iniettarmi un po’ di vecchia, odiata realtà. Direttamente nelle vostre prese craniali, un ritorno al Kipple con tutti i crismi.

Qualche tempo fa leggevo sul Fatto Quotidiano una nuova denuncia sull’avvelenamento della Basilicata, delle sue terre, dei suoi fiumi e dei suoi laghi. La scorsa estate mi è capitato spesso di attraversare la regione più dimenticata del Belpaese, autentico cuore di tenebra e spazio bianco sulle cartine di Bassitalia (del tipo che, in una fantomatica mappa a uso e consumo di Nick Chianese, mi aspetterei di vedere segnato con la dicitura Hic sunt leones nelle aule di Portogreco). Mentre ci dirigevamo a Matera con l’esimio Moskatomika - seconda tappa del nostro Bassitalia Road Mini-Trip (magari prima o poi avremo anche le foto) - enumeravo le occasioni che sono andate sprecate nella Valle del Basento e che continuano a essere dissipate nell’Alta Val d’Agri, i disastri denunciati e insabbiati da Rotondella a Tricarico, e la nostra gita si trasformava in una cartografia dell’inferno.

Qualche giorno dopo, ripercorrendo la Basentana nella luce sovrannaturale dell’alba e del tramonto, un viaggio di andata e ritorno nella stessa giornata, guardavo i dirupi delle colline che digradano a valle e s’infrangono in una teoria di calanchi – e vedevo i panorami mitologici dei western di Sergio Leone. Era la stessa terra, quel paesaggio surreale e metafisico che si mostra al visitatore nel frangente del crepuscolo e quella lista di piccoli e grandi disastri ecologici a più riprese ventilati, ma raramente - come in questo caso - documentati?

Dalla realtà alla finzione, chiude il cortocircuito con Corpi spenti quest’altro articolo uscito sempre sul Fatto a proposito degli effetti a medio-lungo termine dell’interramento spasmodico e incontrollato di oltre mezzo milione di tonnellate di rifiuti - equamente ripartiti tra rifiuti speciali pericolosi e rifiuti solidi urbani - nelle campagne a nord di Napoli. Nell’impero di Gomorra si stima che la catastrofe ambientale nascosta sotto i nostri piedi possa esplodere in tutta la sua drammatica evidenza nel giro di poco più di cinquant’anni. E Briganti - ma non solo lui - nel 2061 sarà immerso nel Kipple fino al collo.

L’isola fantasma sull’orlo del mondo

Posted on Maggio 2nd, 2010 in Kipple, Proiezioni | 1 Comment »

Gunkan-jima (letterlamente “isola corazzata”) è stata a lungo il posto più densamente popolato della Terra ed è singolare che nessuno di noi ne abbia mai sentito parlare. Situata a 15 km dalla costa di Nagasaki, Hashima (questo il suo nome ufficiale) cominciò a essere sfruttata a partire dal 1887 per i suoi giacimenti carboniferi. Acquistata dalla Mitsubishi nel 1890, fu trasformata in una autentica isola-alveare: ospitò il primo edificio in cemento armato del Giappone (ai primi del ‘900) e presto fu cementificata in larga parte, arrivando a ospitare in edifici di 9 piani fino a 5.000 persone nel periodo del suo picco demografico. 5.000 persone, su uno sperone di roccia di 400 metri per 140. Una densità di 835 persone per ettaro (laddove oggi ne vivono 430 a Kowloon e Manila, 292 a Delhi e 250 in certi quartieri di Napoli). E intorno nient’altro che acqua, con onde spesso minacciose a interrompere ogni collegamento con la costa del Giappone.

Questa è una storia che richiama da vicino quella di Oil Stones, la città sovietica costruita nel Mar Caspio.  Vi furono edificati dormitori, ristoranti, scuole, ospedali e luoghi di culto, con l’intento di mitigare la permanenza degli operai e delle loro famiglie. Possiamo affermare che l’isola è uno dei simboli rimossi dell’industrializzazione del Sol Levante. Fonti sud-coreane denunciano che 500 cittadini coreani deportati dalle loro case furono costretti a vivere e lavorare qui, durante la Seconda guerra mondiale. Negli anni ‘60, man mano che il petrolio sostituiva il carbone nell’industria giapponese, la miniera di Gunkan-jima cominciò a perdere la sua importanza strategica. Nel 1974 la Mitsubishi annunciò la sua chiusura e Hashima si trasformò presto in un’isola fantasma. Venti anni di silenzio e abbandono, prima che il cinema la riscoprisse (con Battle Royale II: Requiem) e nel 2009 venisse riaperta al pubblico. Oggi un comitato la candida all’UNESCO come Patrimonio dell’umanità.

Quello che segue è un documento unico che testimonia il ritorno sull’isola di uno dei suoi abitanti, a distanza di più di trent’anni dalla partenza. Ringraziate Franco Brambilla, è stato lui a scovare il video nei meandri della rete e segnalarmelo. Per ulteriori informazioni, vi rimando alla pagina di Wikipedia.

Questo video è stato rimosso in seguito all’accordo del 2011 tra SIAE e AGIS che vincola la pubblicazione in rete di materiale corredato di traccia musicale alla sottoscrizione di una licenza, con il pagamento alla SIAE di una quota minima di 450 euro a trimestre. Per saperne di più, rimando al post del 27-10-2011 dedicato alla vicenda. Mi scuso per il disagio, ma ritengo che la norma non abbia alcuna giustificazione logica o morale e denunci un atteggiamento di grave e sistematica violazione dei diritti di libera espressione di ciascuno di noi. Il video può essere visionato al seguente indirizzo:

Hashima (Gunkanjima), Japan 2002 part 1

Gunkan-jima

Posted on Maggio 1st, 2010 in Kipple, Micro | No Comments »

Primo maggio: Radio Karma è lieta di annunciare a tutti i lavoratori una gita premio sull’isola-che-non-c’è! Maggiori dettagli a seguire… Restate sintonizzati!

Pripjat muore

Posted on Aprile 26th, 2010 in Criptogrammi, False Memorie, Graffiti, Kipple | 2 Comments »

Immagini da brivido dal cuore della Zona di Esclusione. Direttamente da English Russia. Non sembra anche a voi di navigare nelle inquietudini visionarie di Picta muore?

Oil Stones: la città sovietica sulle acque

Posted on Febbraio 9th, 2010 in False Memorie, Kipple, Micro, Transizioni | 9 Comments »

Che l’Unione Sovietica avesse un debole per le grandi installazioni almeno quanto per la cortina di silenzio e segretezza che doveva avvolgerne l’esistenza, è cosa ormai risaputa. Un annetto fa si parlava di fari nucleari e radiostazioni a onde medie. Adesso torniamo indietro al futuro che non è stato con Oil Stones, un insediamento urbano costruito in mare aperto a 42 km dalle sponde del Mar Caspio, per sfruttare i giacimenti petroliferi sottomarini di fronte alle coste dell’Azerbaijan. Assetata di greggio, l’URSS fece piantare dei piloni di acciaio sul fondale - che in quel punto raggiunge qualche centinaio di metri di profondità - e sopra di essi venne realizzato un complesso di edifici per ospitare ingegneri minerari e tecnici insieme alle loro famiglie, fornito di servizi quali parchi, scuole, magazzini e uno sviluppo stradale stimato in 350 km.

Sebbene l’interesse delle compagnie si sia da tempo spostato verso i giacimenti del Mare del Nord, Oil Stones è ancora lì, in mezzo al Mar Caspio, a 42 km dalla costa. E si stima che vi vivano ancora 2000 persone.

[Da English Russia. Foto di Howard Sochurek, Life, 1959.]

Notte a Mosca

Posted on Novembre 28th, 2009 in Futuro, Kipple | No Comments »

Le luci nella nebbia ricordano un sogno gibsoniano della nostra era cibernetica. Le ombre sotterranee richiamano una canzone di David Bowie.