Archive for the ‘Graffiti’ Category

L’inverno dei lupi

Posted on Febbraio 26th, 2011 in Graffiti | 4 Comments »

Il libro non c’è (non ancora, almeno fisicamente), ma Marco Moschini ha avuto comunque la bontà di dedicargli un set fotografico. Su una spiaggia sospesa tra un inverno e quello successivo.

Scenes from the Suburbs

Posted on Gennaio 3rd, 2011 in Graffiti | No Comments »

Dopo il grande Terry Gilliam, che ha curato personalmente le riprese del live al Madison Square Garden lo scorso anno (qui un assaggio) e prodotto la notevole esperienza multimediale di The Wilderness Downtown legata al lancio dello splendido singolo We Used To Wait, adesso tocca a Spike Jonze (regista tra le altre cose di film come Essere John Malkovich e di numerosi videoclip per R.E.M., Björk e Fatboy Slim, oltre a X e Sonic Youth) cadere nella rete degli Arcade Fire.

L’occasione è stata il video per The Suburbs, traccia di apertura dell’omonimo album della band canadese che ormai da Natale gira senza sosta nel mio lettore. La clip porta in scena la vita nei sobborghi di una comunità di ragazzi, sconvolta dall’improvvisa militarizzazione della città. E’ stata rilasciata il 18 novembre scorso e rappresenta il modo migliore per cominciare la prima settimana del nuovo anno con dell’ottima musica.

Decades

Posted on Dicembre 31st, 2010 in Graffiti | 5 Comments »

By Joy Division. Un augurio a tutti i lettori dello Strano Attrattore per un 2011 di gioie, felicità e soddisfazioni. Ci leggiamo nel futuro! Stay tuned…

Teoria dei circuiti (I modulo)

Posted on Dicembre 8th, 2010 in Graffiti | 3 Comments »

Questa vignetta trovata sul solito xkcd (cliccate sopra per ingrandire) mi ha riportato indietro agli esami universitari di teoria dei circuiti, elettronica e circuiti elettronici. Quante imprecazioni hanno raccolto le impedenze capitate sotto la mia penna! Ha una sola controindicazione: bisogna essersi rotti la testa sull’analisi di un circuito elettrico, per poterne cogliere le sfumature. Ma anche un neofita potrà apprezzare il ruolo di un raddrizzatore morale e l’importanza, in certi casi, di un collettore di lacrime bello capiente, oltre che intuire il senso di alcune componenti ancora meno canoniche…

Avete due ore per risolvere il problema. A partire da adesso.

Invasioni grafiche

Posted on Dicembre 5th, 2010 in Graffiti | No Comments »

Avvistamenti alieni nel cielo di San Francisco. E se notate la somiglianza con una copertina di Urania, è solo perché Franco Brambilla sta spopolando anche oltreoceano. Meritatamente. (Da The Projekt, via Facebook).

Cloudbusting

Posted on Novembre 27th, 2010 in Graffiti, Micro | 1 Comment »

A proposito del Mistero dell’Inquisitore Eymerich che mi accompagna in questi giorni di foschia bolognese, qualcuno ricorderà forse la canzone che Kate Bush, autrice sempre particolarmente attenta, dedicò alla figura di Wilhelm Reich: Cloudbusting. Il video fu concepito dalla stessa cantante con Terry Gilliam, fu realizzato da Julian Doyle (che proprio in quel periodo stava collaborando con Gilliam alla realizzazione degli effetti speciali di Brazil) e vanta la partecipazione di Donald Sutherland nei panni dello scienziato.

Wolverine Noir

Posted on Ottobre 24th, 2010 in Graffiti, Letture | No Comments »

Quarta miniserie ambientata nell’universo alternativo della Marvel Noir, in cui i supereroi della Casa delle Idee vivono avventure retrodatate agli anni ‘30 rivisitando gli stereotipi della crime fiction, Wolverine Noir si diverte a calare l’intrattabile James Logan nel Bowery del 1937, dove lo ritroviamo nei panni di un detective alle prese con un caso in cui niente è come sembra. Il tutto nella più classica tradizione del genere ma purtroppo il gioco dell’omaggio ai modelli dell’hard-boiled funziona fino a un certo punto.

Supportata dalle stupefacenti tavole di C.P. Smith, straordinarie nel ricreare con effetti fotorealistici l’atmosfera dei film noir che hanno ormai colonizzato il nostro immaginario, la trama ideata da Stuart Moore non trova tuttavia la marcia giusta e si barcamena tra il passato e il presente del protagonista senza una vera rotta. Le rivelazioni sui trascorsi di Logan avrebbero funzionato probabilmente meglio se non si fosse cercato di far tornare i conti a tutti i costi con il filone narrativo principale, ovvero il caso per cui viene ingaggiato dalla sensuale Mariko Yashida. La soluzione adottata rende invece sbrigativi alcuni passaggi e, considerato lo spazio limitato (104 pagine), non consente di mettere adeguatamente a fuoco i caratteri e i ruoli dei personaggi, sacrificando il respiro della storia. Peccato, perché invece nei dialoghi Moore dimostra un certo lavoro filologico che va al di là della pedissequa imitazione dei modelli.

Con un occhio di riguardo alla Scuola dei Duri e in particolare a Dashiell Hammett (il rapporto tra Logan e il suo socio ricorda molto da vicino quello tra Sam Spade e Miles Archer ne Il falcone maltese), gli stereotipi del genere ci sono tutti: investigatori, femme fatale, sensi di colpa, violenza, tradimenti, vendette e tentativi di espiazione. Ma purtroppo gli ingredienti non si amalgamano alla perfezione. Ne risulta pertanto un’opera solo parzialmente riuscita, che mi sento di consigliare solo ai cultori del personaggio.

Requiem per un sogno (frattale)

Posted on Ottobre 18th, 2010 in Connettivismo, Graffiti, Proiezioni, Transizioni | No Comments »

Ho appreso con ritardo e, per puro caso, con un intervallo di qualche ora tra una notizia e l’altra, che ci hanno lasciati due grandi visionari. Per puro caso, entrambi sono stati stroncati da un cancro al pancreas. Così va la vita.

Il regista e mangaka Satoshi Kon è scomparso il 24 agosto, dopo avere appreso lo scorso maggio di avere meno di sei mesi di vita. A seguito della notizia si era ritirato dalle attività che lo vedevano impegnato su quello che avrebbe dovuto essere il suo prossimo film, The Dream Machine. Tra le sue opere, ho finora avuto occasione di vedere solo Paprika (2006), inquietante e psichedelica scorribanda onirica che conserva notevoli punti di contatto con il Signore dei sogni di Zelazny, e anticipa sorprendentemente molti spunti sviluppati poi in Inception. Qui potete leggere la sua lettera d’addio.

Giovedì scorso, 14 ottobre, ci ha lasciati Benoît Mandelbrot, padre della geometria frattale. Nel 1993 gli era stato conferito il premio Wolf con la motivazione di “aver trasformato la nostra visione della natura“. Come dimostrano le evoluzioni nell’applicazione dei frattali allo studio della matematica e non solo, le sue intuizioni hanno fatto scuola. Nel mio piccolo, devo anche e forse soprattutto a lui la scoperta che la matematica poteva essere qualcosa di più appassionante della grigia e meccanica applicazione di numeri, variabili e parametri su un foglio di carta. Nelle sue mani, come in quelle di Mitchell Feigembaum e di Riemann prima ancora di loro, la matematica era diventata poesia e arte, quando non proprio metafisica. L’insieme che porta il nome di Mandelbrot campeggia nella testata dello Strano Attrattore fin dalla sua prima incarnazione: un omaggio di poco conto per un gigante che mi ha insegnato come lo studio dei numeri e degli insiemi potesse e dovesse essere anche stupore e meraviglia, oltre che conoscenza.

Geografia del pregiudizio

Posted on Settembre 22nd, 2010 in Graffiti | 4 Comments »

L’artista bulgaro di stanza a Londra Yanko Tsvetkov ha messo su mappa la geografia europea filtrata dal pregiudizio dei paesi dell’Occidente. Quella che vedete qui sotto è l’Europa vista dagli italiani. Interessante, no? (Via Corriere.it)

E a proposito di Europa: può valere la pena leggere questa appassionata presentazione da parte di Giuseppe Genna dell’ultimo monumentale William T. Vollmann approdato in Italia, Europe Central. Sempre su Carmilla, nei giorni scorsi è apparsa la prima parte di un reportage fotografico di Nicola Barraco dalla Transnistria.

The Wilderness Downtown

Posted on Settembre 2nd, 2010 in Graffiti, ROSTA, Transizioni | 2 Comments »

Stasera suonano a Bologna gli Arcade Fire. Non sono un grande amante di concerti, come sa chi mi conosce almeno un po’, e allora perché ne parlo? Per due buone ragioni: primo, voialtri potreste non condividere le mie stesse idiosincrasie ed essere interessati a scoprire una nuova band indipendente attraverso una sessione live, per cui magari la segnalazione vi tornerà utile (gli Arcade Fire sono alla loro prima esibizione italiana); secondo, perché ho scoperto la band canadese l’altro giorno praticamente per caso, navigando sul blog di Giuseppe Granieri, per tutt’altre ragioni. E che ragioni…

Concordo con Granieri quando sostiene che l’esperienza vale ampiamente 5 minuti del vostro tempo: per promuovere il loro ultimo album, The Suburbs, gli Arcade Fire hanno infatti deciso di regalarci un videoclip interattivo. The Wilderness Downtown è il nome del progetto, curato dal filmaker Chris Milk che già ha all’attivo diversi videoclip e spot commerciali, oltre alla partecipazione come regista della seconda unità al video A Mother’s Promise, biografia di Barack Obama proiettata prima del suo discorso alla convention democratica del 2008. Cliccando sul sito del progetto (realizzato in HTML5 e ottimizzato per la fruizione tramite Google Chrome, quindi, se non l’avete ancora installato, procedete a scaricarlo da qui), vi verrà chiesto di inserire l’indirizzo della casa in cui siete cresciuti: date al motore il tempo di caricare, poi cliccate play e lasciatevi andare a una cavalcata emotiva indietro nel tempo, sulle ali di una nostalgia cullata dalle parole di We used to wait.

La collaborazione di Google all’iniziativa appare finalizzata a un dispiegamento esplicativo delle risorse del nuovo web (come dimostra l’applicazione delle funzioni di Google Maps e Street View nell’esperienza interattiva). E ritengo che a Mountain View non potessero pensare a un modo migliore per farlo che coniugare arte e geoweb in un videoclip su misura per ciascun utente. Non so voi, ma nel mio caso rivedere le strade della mia infanzia, le geometrie dei palazzi alla cui ombra sono cresciuto, i dintorni rimasti zona off-limits fino alla prima violazione ai divieti dei miei, intrecciarsi alle traiettorie aeree di stormi come cluster di algoritmi genetici, innesca un bel salto nella memoria. Rincorro l’onda di sensazioni perdute nell’ultima luce del giorno che indugia su una strada bagnata di pioggia.