Archive for the ‘Graffiti’ Category

In memoria di Soleri

Posted on Giugno 25th, 2013 in Futuro, Graffiti | No Comments »

Ho sempre subito il fascino dell’architettura: l’urbanistica, in particolare, fin dai miei primi ricordi esercita un’attrazione irresistibile sulla mia immaginazione, e probabilmente qualcosa traspare da quanto vado scrivendo. Tra i grandi architetti del ‘900, Paolo Soleri era un visionario e io avevo imparato a conoscerlo attraverso la fantascienza. Mi sono avvicinato al suo lavoro con le aspettative di chi ne aveva sentito parlare da persone verso cui si nutre una grande stima (e come poteva essere altrimenti, vista la mia venerazione per William Gibson?), e quelle aspettative non sono andate deluse.

Mi ripromettevo da tempo di scriverne su questo blog. La notizia della morte avvenuta il 9 aprile scorso ad Arcosanti - la sua creazione, che ogni anno attira migliaia di turisti da ogni parte del mondo - mi ha spinto a ricordarlo per Delos SF, sulle cui pagine è apparso oggi Paolo Soleri e la dimensione dell’utopia.

Per approfondire segnalo questo ciclo di documentari curati da Tomiaki Tamura, direttamente da YouTube:

• Arcosanti: An Urban Laboratory?
Arcology
Bridges
Lean Linear City: Arterial Arcology

E come assaggio vi riporto qualche campione della sua opera incommensurabile (la galleria prosegue oltre il salto).

Arcology

Hyperbuilding

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Linee di flusso

Posted on Aprile 12th, 2013 in Fantascienza, Graffiti, Micro | 5 Comments »

Ho visto circolare questo diagramma sui soliti social network (l’ho scoperto grazie a Vanamonde). Ed era troppo bello per non condividerlo anche qui… C’è davvero tutto: il loop di causalità, il principio di autoconsistenza di Novikov, il multiverso, la premonizione. In una parola: stupefacente. Cliccate e godetevelo!

Dei film citati, personalmente ne ho visti 22. Mi metterò con piacere in cerca dei restanti.

Esercizio per casa: visto che non è menzionato, prendiamo un film abbastanza famoso e vediamo dove collocarlo nel diagramma di flusso del viaggio nel tempo. Voi dove lo mettereste Timecop di Peter Hyams (1994), con l’inossidabile Jean-Claude Van Damme?

Orizzonti alieni

Posted on Febbraio 2nd, 2013 in Graffiti, Micro, Transizioni | No Comments »

Quali mondi aspettano i nostri coloni alla fine della lunga traversata della notte siderale? Digital Drew Space Art raccoglie su Flickr una suggestiva galleria di orizzonti alieni. Qui di seguito qualche campione:

Altair vista da un suo possibile pianeta.

Il sistema binario di Alpha Coronae Borealis.

Il sistema binario di Mizar A, visto da un suo pianeta geologicamente attivo.

Achernar e la sua piccola compagna.

Rasalgethi (la gigante rossa) e il sistema binario che le orbita attorno.

E per consultare il database dei pianeti extra-solari finora scoperti, vi rimando al NASA Exoplanet Archive o, per chi volesse consultare una risorsa web in italiano, al ramo nostrano dell’Extrasolar Planets Encyclopaedia.

A Sense of Britishness

Posted on Novembre 22nd, 2012 in Graffiti | 1 Comment »

Nell’ultima avventura di 007, l’agente segreto con l’hobby della resurrezione, proviamo a fotografare un po’ di istantanee di connessioni solitamente estranee al canone del personaggio, qui valorizzato al massimo dal lavoro di Sam Mendes e Daniel Craig.

Al cospetto del quadro di William Turner La valorosa Téméraire (1839), eletto da un sondaggio della BBC nel 2005 “greatest painting in Britain“.

I versi recitati da M (Judy Dench) nel corso dell’udienza davanti al ministro degli Interni sono tratti dall’Ulysses di Alfred Tennyson (1833):

Tho’ much is taken, much abides; and tho’
We are not now that strength which in old days
Moved earth and heaven, that which we are, we are;
One equal temper of heroic hearts,
Made weak by time and fate, but strong in will
To strive, to seek, to find, and not to yield.

Altre minutiae artistiche potete trovarle sul blog di Nathan Abels.

Nostalgia dello spazio

Posted on Ottobre 16th, 2012 in Fantascienza, Graffiti, Letture, Micro | 3 Comments »

Mentre lo space shuttle Endeavour attraversa l’America nel suo viaggio d’onore, che terminerà domani al California Science Center (ringrazio Maurizio Manzieri per aver condiviso su FB la bella foto qui sopra, scattata in un sobborgo di Los Angeles, dove la navetta è approdata lo scorso 21 settembre), e dai limiti della stratosfera Felix Baumgartner riaccende l’interesse collettivo per un’avventura a cui non avremmo mai dovuto rinunciare, sul nuovo numero di Delos SF (il 148), come sempre a cura di Carmine Treanni, Ivan Lusetti ci parla dell’attesissimo Orbiter, in cui Warren Ellis - tra i massimi sceneggiatori al mondo in forza al racconto per immagini - si confronta alla sua maniera con il tema dello spazio e del rapporto dell’uomo con un sogno che affonda le sue radici nel nostro più lontano passato, e Salvatore Proietti ci porta ad approfondire la figura di Alastair Reynolds e della sua opera, di cui arriva in Italia per i tipi di Delos Books Troika (romanzo breve del 2011), ribattezzato L’ultimo cosmonauta, che riecheggia le suggestioni di capolavori del genere spaziale combinato ai grandi enigmi, da Incontro con Rama (Rendezvous with Rama, 1973) di Arthur C. Clarke a Titano di John Varley (Titan, 1979), fino a L’altro universo (Excession, 1996) di Iain M. Banks. Restate sintonizzati. Ci toccherà riparlarne.

Io ritengo: anche i castelnovesi jauntano

Posted on Settembre 2nd, 2012 in Graffiti | 3 Comments »

Voglio ripartire subito con una segnalazione che mi tocca da vicino. Tre giovanissimi amici di Castelnuovo di Conza hanno realizzato un corto, sfruttando come location strade ed edifici del nostro piccolo ma mai abbastanza celebrato paese, curando in prima persona tutti gli aspetti della produzione, musiche incluse. Il che dovrebbe metterci al riparo dalle rivendicazioni del Sindacato Italiano Anonimi Estorsori, o almeno lo spero.

Il progetto è degno di nota per tre ragioni:

1. Si tratta, che io sappia, del primo cortometraggio girato da castelnovesi. A Castelnuovo.

2. E’ un cortometraggio di fantascienza, in fondo in fondo, anche se di tipo molto esistenzialista. Impossibile però non scorgere i punti di contatto con le opere di Alfred Bester, Audrey Niffenegger e - soprattutto per via della vena filosofica cui accennavo - Michel Houellebecq. Non so quanti di questi autori il regista e la sua crew abbiano letto. Mi auguro tutti… ma se così non dovesse essere, tanto più degno di nota sarebbe il risultato del loro lavoro.

3. Mi sembra realizzato proprio bene: storia non banale, soluzioni registiche ricercate, stacchi perfetti, musica originale e un’interpretazione che sembra tutt’altro che di esordienti. Lo scarto con tutte le produzioni con cui mi sono ritrovato a collaborare finora mi pare evidente. E questo, se da un lato mi riempie d’invidia, dall’altro è anche fonte d’orgoglio di fronte all’attitudine di una generazione che sta appena venendo fuori e che spero abbia molte altre cose da dire.

In poche parole, questo corto è la dimostrazione che anche i castelnovesi possono jauntare. Scusate se è poco… Io ritengo, di Alessio Merulla, con Elio Venutolo (protagonista e autore delle musiche), Antonio Mattiali e Onidia Ciriello, mi è piaciuto tanto da dovervelo segnalare. L’ho già fatto su Facebook. Mi ripeto qua. Guardatelo e smentitemi.

Visualizzazioni remote di una tavola da surf spaziale

Posted on Febbraio 10th, 2012 in Criptogrammi, Graffiti | 2 Comments »

C’è una scena, in Dark Star, spericolata pellicola d’esordio di John Carpenter che traspone nello spazio le ossessioni per l’armageddon atomica del Dottor Stranamore e rappresenta una delle rare performance d’attore del grande e compianto Dan O’Bannon (sceneggiatore versatile e mente eclettica nascosta dietro una pietra miliare del perturbante come Alien, un valido blockbuster del calibro di Atto di forza, uno straordinario B-movie come Screamers - Urla dallo spazio, nonché della bande dessinée The Long Tomorrow, annoverata da Ridley Scott tra le fonti di ispirazione per l’estetica noir di Blade Runner), in cui un superstite di un cataclisma spaziale cavalca un detrito dell’astronave come una tavola da surf, concedendosi un ultimo brivido prima della fine certa, abbandonato a se stesso nella solitudine della notte siderale.

La fascinazione per la disciplina della tavola e la magia delle onde non è un mistero per chi frequenta queste pagine, che al surf hanno dedicato in passato ampio spazio. D’altro canto, la fantascienza è il nostro pane quotidiano, e se siete capitati qui non c’è bisogno di aggiungere altro. Surf e fantascienza: uno strano connubio? Non più di tanto, a giudicare dalle reiterate risonanze tra i due immaginari, dal Silver Surfer ai surfisti del cyberspazio (che arrivano ad omaggiare l’araldo di Galactus in un bellissimo racconto di Rudy Rucker e Marc Laidlaw, Condotto di probabilità), passando appunto per l’opera prima di Carpenter che tuttavia, contrariamente a quanto avevo sempre pensato, non rappresenta il primo flirt tra SF e surf. Un insospettabile precursore, stando a quanto suggerisce Tommaso Pincio, sarebbe stato proprio un altro capolavoro di Stanley Kubrick, a cui abbiamo dedicato in passato ripetuti interventi: 2001 - Odissea nello Spazio.

L’imprevista connessione passa attraverso l’artista John McCracken, che frequentava le spiagge californiane durante i suoi anni al college. Espressione dell’arte minimalista, la sua opera irrompe iconicamente nel panorama del Novecento nel 1966, con due anni di anticipo sul monolito spaziale: una tavola monocromatica, lunga e sottile, di perfetta foggia rettangolare, che sfonda la barriera delle due dimensioni e invade lo spazio psichico dell’osservatore. Visionario e intriso di cultura new age, McCracken colse la carica metafisica di quella geometria essenziale nello stesso periodo in cui Kubrick e Clarke cedevano alla medesima seduzione, trasformando il tetraedro del racconto originario del maestro britannico (La sentinella, 1953) in un parallelepipedo enigmatico e indecifrabile. Se ci fu vero contatto tra le visioni dell’artista e la sontuosa epopea kubrickiana, forse non lo si saprà mai con certezza.

Ci restano le risonanze che attraversano le installazioni di McCracken, evocando nello spettatore di 2001 associazioni tanto immediate e spontanee quanto nitide, e il sospetto di un episodio di retrocausalità di fronte alle annotazioni di quelle che McCracken soleva definire “viaggi psichici” o “visualizzazioni remote”, con passaggi folgoranti come questo, datato 24/3/97:

Mi trovo in un altro sistema solare della nostra galassia e vedo un complesso di stazioni spaziali che circondano un pianeta. Ho una sensazione di familiarità, una bella percezione. C’è tanta gente qui che conosco, un viavai, molta agitazione relativa a qualcosa.

Corpi spenti: Input #10

Posted on Dicembre 30th, 2011 in Criptogrammi, Graffiti, Sezione π² | No Comments »

Edward Hopper e Albert Watson rappresentano il contraltare iperrealistico dell’estetica fantastica di Beksinski. Consiglio la lettura di questo brano di Watson, utile riflessione sulla tecnica e l’esperienza che si può tranquillamente estendere al di là dei confini della fotografia:

Sperimento e mi muovo in molte direzioni diverse, non solo per­ché sento di poterlo fare ma perché amo questo eclettismo della visione. In un periodo difficile per me, negli anni Settanta e forse an­che nei primi anni Ottanta, mi sono molto impegnato a cercare di risolvere una serie di possibili questioni tecni­che legate alla fotografia non tanto per­ché fossi affascinato dalla tecnica, ma perché sentivo un’urgente necessità di sviluppare determinate possibilità cre­ative che avevo chiare in mente e, co­me sempre in fotografia, riesci a realiz­zare meglio le cose che vuoi se hai un’eccellente padronanza tecnica. Sa­per fare: questo è importante; come sa­per dominare tutti gli aspetti. Quando sei stato fotografo per molto tempo, impari ad utilizzare soluzioni di­verse, strade diverse, chiavi e percorsi al­ternativi, non soltanto dal punto di vi­sta tecnico, ma anche creativo ed emoti­vo. Se hai un problema particolare da ri­solvere, puoi far riferimento alla tua esperienza passata e da lì scegliere. Que­sto rende la tua vita più semplice. Certo, non si smette mai di imparare e più di­venti bravo tecnicamente, più il tuo me­todo di lavoro diventa fluido. Possiedi un’esperienza emotiva e creativa e quan­do ti serve, puoi usarla.

Dall’alto: Kate Moss Back, Uma Thurman,
David Bowie, New York City, Jellyfish Tank Series Mandalay Bay, Las Vegas.
Di Albert Watson.

Corpi spenti: Input #4

Posted on Dicembre 22nd, 2011 in Criptogrammi, Graffiti, Sezione π² | No Comments »

Le immagini oniriche dei necromanti devono molto all’estetica angosciosa e disturbante del grande Zdzisław Beksiński. Potete perdervi nei suoi mondi oscuri in una delle diverse gallerie virtuali che presentano le sue opere straordinarie, dal sito ufficiale dedicato all’artista polacco a questa ricchissima collezione web. Qui di seguito riproduco alcuni scorci dalle terre dell’incubo che mi sono stati di particolare aiuto.

Ultime dalle colonie extra-mondo

Posted on Novembre 5th, 2011 in Graffiti, Proiezioni | 3 Comments »

8 mesi fa destò scalpore la notizia della cessione dei diritti cinematografici di Blade Runner, rilevati dalla Alcon Entertainment, compagnia intenzionata a rinnovare radicalmente il franchise. Adesso qualcosa comincia a muoversi. Intervistato da Speakeasy (web magazine del Wall Street Journal dedicata a media, intrattenimento e arti), Ridley Scott ha lasciato trapelare qualche dettaglio sul film che sta mettendo in cantiere. Che potrà essere, a suo dire, un sequel, sebbene non vedrà la partecipazione di Harrison Ford. Il volto ormai iconico del cacciatore di replicanti non tornerà a vestire il trench di Deckard, come d’altro canto era già nell’aria. Il 74enne regista britannico reduce dalla post-produzione di Prometheus ha poi dichiarato di essere ormai prossimo, dopo un’accurata ricerca preliminare, a trovare lo sceneggiatore adatto per il film (via io9).

Intanto, godiamoci questo time-lapse di Tokyo firmato da Samuel Cockedey: s’intitola Android Dreams e fotografa il panorama della metropoli giapponese come se fosse un incrocio tra la Los Angeles del 2019 e l’altrettanto avveniristica New Port City di Ghost in the Shell. E il colore del cielo è fin troppo riconoscibile a chiunque abbia masticato silicio e Neuromante. Quale che siano le fonti d’ispirazione, giudicate voi stessi visionando la clip direttamente su Vimeo. Essendo accompagnata dalle note di Vangelis, anche quella ricade nelle restrizioni riconducibili al regime di embargo imposto dall’Anonima Esattori. Quindi, per non lasciare sguarnito questo post, mi limito a riprodurre qualcuno dei fotogrammi più suggestivi scattati da Cockedey.