Archive for the ‘Graffiti’ Category

Visualizzazioni remote di una tavola da surf spaziale

Posted on Febbraio 10th, 2012 in Criptogrammi, Graffiti | No Comments »

C’è una scena, in Dark Star, spericolata pellicola d’esordio di John Carpenter che traspone nello spazio le ossessioni per l’armageddon atomica del Dottor Stranamore e rappresenta una delle rare performance d’attore del grande e compianto Dan O’Bannon (sceneggiatore versatile e mente eclettica nascosta dietro una pietra miliare del perturbante come Alien, un valido blockbuster del calibro di Atto di forza, uno straordinario B-movie come Screamers - Urla dallo spazio, nonché della bande dessinée The Long Tomorrow, annoverata da Ridley Scott tra le fonti di ispirazione per l’estetica noir di Blade Runner), in cui un superstite di un cataclisma spaziale cavalca un detrito dell’astronave come una tavola da surf, concedendosi un ultimo brivido prima della fine certa, abbandonato a se stesso nella solitudine della notte siderale.

La fascinazione per la disciplina della tavola e la magia delle onde non è un mistero per chi frequenta queste pagine, che al surf hanno dedicato in passato ampio spazio. D’altro canto, la fantascienza è il nostro pane quotidiano, e se siete capitati qui non c’è bisogno di aggiungere altro. Surf e fantascienza: uno strano connubio? Non più di tanto, a giudicare dalle reiterate risonanze tra i due immaginari, dal Silver Surfer ai surfisti del cyberspazio (che arrivano ad omaggiare l’araldo di Galactus in un bellissimo racconto di Rudy Rucker e Marc Laidlaw, Condotto di probabilità), passando appunto per l’opera prima di Carpenter che tuttavia, contrariamente a quanto avevo sempre pensato, non rappresenta il primo flirt tra SF e surf. Un insospettabile precursore, stando a quanto suggerisce Tommaso Pincio, sarebbe stato proprio un altro capolavoro di Stanley Kubrick, a cui abbiamo dedicato in passato ripetuti interventi: 2001 - Odissea nello Spazio.

L’imprevista connessione passa attraverso l’artista John McCracken, che frequentava le spiagge californiane durante i suoi anni al college. Espressione dell’arte minimalista, la sua opera irrompe iconicamente nel panorama del Novecento nel 1966, con due anni di anticipo sul monolito spaziale: una tavola monocromatica, lunga e sottile, di perfetta foggia rettangolare, che sfonda la barriera delle due dimensioni e invade lo spazio psichico dell’osservatore. Visionario e intriso di cultura new age, McCracken colse la carica metafisica di quella geometria essenziale nello stesso periodo in cui Kubrick e Clarke cedevano alla medesima seduzione, trasformando il tetraedro del racconto originario del maestro britannico (La sentinella, 1953) in un parallelepipedo enigmatico e indecifrabile. Se ci fu vero contatto tra le visioni dell’artista e la sontuosa epopea kubrickiana, forse non lo si saprà mai con certezza.

Ci restano le risonanze che attraversano le installazioni di McCracken, evocando nello spettatore di 2001 associazioni tanto immediate e spontanee quanto nitide, e il sospetto di un episodio di retrocausalità di fronte alle annotazioni di quelle che McCracken soleva definire “viaggi psichici” o “visualizzazioni remote”, con passaggi folgoranti come questo, datato 24/3/97:

Mi trovo in un altro sistema solare della nostra galassia e vedo un complesso di stazioni spaziali che circondano un pianeta. Ho una sensazione di familiarità, una bella percezione. C’è tanta gente qui che conosco, un viavai, molta agitazione relativa a qualcosa.

Corpi spenti: Input #10

Posted on Dicembre 30th, 2011 in Criptogrammi, Graffiti, Sezione π² | No Comments »

Edward Hopper e Albert Watson rappresentano il contraltare iperrealistico dell’estetica fantastica di Beksinski. Consiglio la lettura di questo brano di Watson, utile riflessione sulla tecnica e l’esperienza che si può tranquillamente estendere al di là dei confini della fotografia:

Sperimento e mi muovo in molte direzioni diverse, non solo per­ché sento di poterlo fare ma perché amo questo eclettismo della visione. In un periodo difficile per me, negli anni Settanta e forse an­che nei primi anni Ottanta, mi sono molto impegnato a cercare di risolvere una serie di possibili questioni tecni­che legate alla fotografia non tanto per­ché fossi affascinato dalla tecnica, ma perché sentivo un’urgente necessità di sviluppare determinate possibilità cre­ative che avevo chiare in mente e, co­me sempre in fotografia, riesci a realiz­zare meglio le cose che vuoi se hai un’eccellente padronanza tecnica. Sa­per fare: questo è importante; come sa­per dominare tutti gli aspetti. Quando sei stato fotografo per molto tempo, impari ad utilizzare soluzioni di­verse, strade diverse, chiavi e percorsi al­ternativi, non soltanto dal punto di vi­sta tecnico, ma anche creativo ed emoti­vo. Se hai un problema particolare da ri­solvere, puoi far riferimento alla tua esperienza passata e da lì scegliere. Que­sto rende la tua vita più semplice. Certo, non si smette mai di imparare e più di­venti bravo tecnicamente, più il tuo me­todo di lavoro diventa fluido. Possiedi un’esperienza emotiva e creativa e quan­do ti serve, puoi usarla.

Dall’alto: Kate Moss Back, Uma Thurman,
David Bowie, New York City, Jellyfish Tank Series Mandalay Bay, Las Vegas.
Di Albert Watson.

Corpi spenti: Input #4

Posted on Dicembre 22nd, 2011 in Criptogrammi, Graffiti, Sezione π² | No Comments »

Le immagini oniriche dei necromanti devono molto all’estetica angosciosa e disturbante del grande Zdzisław Beksiński. Potete perdervi nei suoi mondi oscuri in una delle diverse gallerie virtuali che presentano le sue opere straordinarie, dal sito ufficiale dedicato all’artista polacco a questa ricchissima collezione web. Qui di seguito riproduco alcuni scorci dalle terre dell’incubo che mi sono stati di particolare aiuto.

Ultime dalle colonie extra-mondo

Posted on Novembre 5th, 2011 in Graffiti, Proiezioni | 3 Comments »

8 mesi fa destò scalpore la notizia della cessione dei diritti cinematografici di Blade Runner, rilevati dalla Alcon Entertainment, compagnia intenzionata a rinnovare radicalmente il franchise. Adesso qualcosa comincia a muoversi. Intervistato da Speakeasy (web magazine del Wall Street Journal dedicata a media, intrattenimento e arti), Ridley Scott ha lasciato trapelare qualche dettaglio sul film che sta mettendo in cantiere. Che potrà essere, a suo dire, un sequel, sebbene non vedrà la partecipazione di Harrison Ford. Il volto ormai iconico del cacciatore di replicanti non tornerà a vestire il trench di Deckard, come d’altro canto era già nell’aria. Il 74enne regista britannico reduce dalla post-produzione di Prometheus ha poi dichiarato di essere ormai prossimo, dopo un’accurata ricerca preliminare, a trovare lo sceneggiatore adatto per il film (via io9).

Intanto, godiamoci questo time-lapse di Tokyo firmato da Samuel Cockedey: s’intitola Android Dreams e fotografa il panorama della metropoli giapponese come se fosse un incrocio tra la Los Angeles del 2019 e l’altrettanto avveniristica New Port City di Ghost in the Shell. E il colore del cielo è fin troppo riconoscibile a chiunque abbia masticato silicio e Neuromante. Quale che siano le fonti d’ispirazione, giudicate voi stessi visionando la clip direttamente su Vimeo. Essendo accompagnata dalle note di Vangelis, anche quella ricade nelle restrizioni riconducibili al regime di embargo imposto dall’Anonima Esattori. Quindi, per non lasciare sguarnito questo post, mi limito a riprodurre qualcuno dei fotogrammi più suggestivi scattati da Cockedey.

Stati indotti di narcolessia [5]

Posted on Agosto 26th, 2011 in Connettivismo, Criptogrammi, Graffiti | No Comments »

Ci intercettano a metà dell’opera. Auto rapaci della Polizia Nova piombano su di noi con implacabili manovre da pirati della strada. Vogliono la nostra testa e sono disposti a tutto per prendersela.

“Lee, bastardo fottuto!” esclama Jim. Poi, a mio beneficio, aggiunge: “E’ l’alter-ego di Bill, un mio vecchio amico. Lo conosco bene. Avrebbe fatto meglio a tenersi le azioni della B. Corp.”

“Come? Ma non doveva essere un lavoro tranquillo?”

“Senza la Polizia Nova, lo sarebbe stato senz’altro. Il loro arrivo complica un po’ le cose”.

“B. Corp.? E’ la Burroughs Corporation di cui parlavi prima?”

“Esatto” urla Jim, per sovrastare il grido delle sirene intorno a noi. Mi reggo forte, mentre cambia marcia e tenta una manovra di evasione approfittando di un semi-tappo nel traffico. “Proprio lui. Il mio vecchio amico Bill. Nel mio tempo, è stato un mio collega. In questo segmento, è stato Willy l’Uraniano, socio in affari di Blicero. Ma la Polizia Nova può spostarsi tra gli universi, saltare da una linea all’altra. E Lee viene da un posto che non vorrei mai vedere. Lascia che te lo dica, a differenza di Bill, l’ispettore è un gran bastardo figlio di puttana. Un sadico e un aguzzino. Se ci prende siamo fottuti”.

Vengo sballottato sul sedile della Pontiac come un pacco. Poi moloch rilascia con l’assenso del pilota la sesta singolarità e due delle cinque vetture che ci stanno alle costole ci sbattono contro senza nemmeno accorgersene. Vengono proiettate in una dimensione alternativa, in cui forse dovranno vedersela con una civiltà che non ha nulla di biologicamente riconducibile all’umano.

“Non posso rifarlo” si scusa Jim. “La nostra scorta si assottiglia”.

“Forse possiamo riprovarci più avanti”.

“Ormai avranno mangiato la foglia, ci presteranno attenzione. Però hai ragione, ragazzo. La missione va portata a termine”.

Meno quattro…

The Unseen Sea from Simon Christen on Vimeo.

Puntate precedenti
• Stati indotti di narcolessia [0]
• Stati indotti di narcolessia [1]
• Stati indotti di narcolessia [2]
• Stati indotti di narcolessia [3]
• Stati indotti di narcolessia [4]

Stati indotti di narcolessia [4]

Posted on Agosto 19th, 2011 in Connettivismo, Criptogrammi, Graffiti | No Comments »

Il perché delle autostrade per il nostro tragitto lo ricostruisco dalle passate conversazioni con Jim. Le strade sfuggono al consueto flusso del tempo, sono zone franche, terra di nessuno. Le uniche distorsioni alla regola vengono dagli incidenti automobilistici, che rappresentano l’irruzione del tempo nella loro dimensione. Ma in assenza di scontri, collisioni, urti, guasti e uscite di strada, le strade conservano la loro prerogativa di vivere al di fuori del tempo. E l’effetto si amplifica con la velocità, quindi le autostrade ne esaltano la caratteristica.

Disseminiamo le nostre mine spazio-temporali seguendo uno schema che Jim deve essersi prefisso da tempo.

Il moloch sgancia la prima e Jim commenta: “Cosa sarebbe successo se la Seconda Guerra Mondiale fosse stata interrotta da un’invasione aliena?”

Dieci chilometri e tre uscite più tardi, via la seconda e Jim aggiunge pensoso: “Se il Giappone avesse scoperto l’America?”

Ancora un paio di uscite, terza singolarità. Jim chiosa: “E se Bill Burroughs avesse ereditato la Burroughs Corporation e ne avesse fatto la IBM oppure la Apple della sua epoca?”

E via di questo passo. Dietro i miei occhi, scorrono immagini di questi universi alternativi, storie parallele che risucchieranno gli incauti automobilisti destinati a entrare in collisione con le crono-bombe nella nostra scia.

Mi sento come un corsaro. Ma l’autostrada è sicura, per noi. Me lo ripeto come un mantra, pensando a quello che stiamo facendo, alle anomalie che stiamo incapsulando nella trama del reale. Ripenso alla narcolessia e mi perdo ancora una volta sull’interfaccia tra la coscienza e il sonno.

“S.I.N.”

“Cosa?” fa Jim al mio fianco, senza distogliere gli occhi dal nostro cammino.

“Sinner” dico. “Stati Indotti di Narcolessia. S.I.N. Come peccato”.

“Siamo tutti dei peccatori, ragazzo” mi consola Jim. “Fattene una ragione e non dartene pena”.

Continuo a entrare e uscire dalla realtà, mentre la missione prosegue. Nella mia testa riverberano le parole di Jim, pronunciate ora oppure un secolo fa, impossibile a dirsi.

“La terza guerra mondiale non è mai finita, ha solo trovato un campo di battaglia nuovo, adatto ai tempi che corrono”.

The Aurora from Terje Sorgjerd on Vimeo.

Puntate precedenti
• Stati indotti di narcolessia [0]
• Stati indotti di narcolessia [1]
• Stati indotti di narcolessia [2]
• Stati indotti di narcolessia [3]

Stati indotti di narcolessia [3]

Posted on Agosto 12th, 2011 in Connettivismo, Criptogrammi, Graffiti | No Comments »

“E adesso che si fa?”

La domanda mi infastidisce prima che abbia finito di pronunciarla. Mi metto nei panni di Jim, mi starà odiando. L’immedesimazione con lui è sempre più spinta, mi sento quasi in simbiosi.

Lo guardo mentre apre il portabagagli. Una luce azzurra lo investe. Un bizzarro congegno riposa nel bagagliaio. La sua è una forma vagamente animale, come se il suo costruttore avesse voluto riprodurre in un motore a scoppio un paio di fauci senza occhi, una gola e forse un intero sistema gastro-intestinale.

Jim posa la valigia accanto alla cosa, la apre e ne estrae un cilindro di cristallo. Al suo interno, in sospensione, confinati in qualche sorta di campo magnetico, dieci microscopici punti di luce intensissima.

“Non fissarli” mi avverte. Poi spiega: “Questa è una cartuccia. Dieci ricariche. Dieci assalti allo spazio-tempo e alla dimensione psichica di chi lo occupa in quel momento”. Deve aver notato il disagio dalla mia espressione, perché aggiunge: “Niente di definitivo. Il processo è reversibile. Serve solo a dare una scrollata a chi si è troppo a lungo adagiato sulle sue certezze”.

“E’ questa la nostra missione?”

Annuisce. “Singolarità. Ecco tutto. Ne seminiamo un po’ in giro e lasciamo che facciano il loro corso sulla storia”.

Appena pronuncia l’ultima parola, allunga una mano e dà in pasto la cartuccia al moloch innestato in simbiosi con la nostra Pontiac GTO convertibile del ‘69. Le sue fauci la ingurgitano bramose e la luce che s’irradia dalle sue viscere da blu passa a verde smeraldo.

“E’ ora di mettersi al lavoro”.

Seguo Jim a bordo dell’auto. All’accensione, il suo motore emette un rombo diverso, più carico del normale. Passiamo davanti a un treno merci in sosta in una stazione di campagna. La locomotrice Bombardier sembra sfidarci, ma forse vuole solo indicarci la via con i suoi fari accesi nella notte.

“Tempo di semina, ragazzo” annuncia Jim.

Ci stiamo avvicinando alla città. Intuisco la manovra di accerchiamento che ha in mente il pilota. Posso sentire l’ansia del moloch intrecciarsi al ruggito del motore.

Le nostre crono-bombe sono pronte a detonare.

Landscapes: Volume One from Dustin Farrell on Vimeo.

Puntate precedenti
• Stati indotti di narcolessia [0]
• Stati indotti di narcolessia [1]
• Stati indotti di narcolessia [2]

Sbarcano gli alieni. La Chiesa riscrive la Bibbia

Posted on Agosto 6th, 2011 in Fantascienza, Graffiti | 1 Comment »

Quello che merita più attenzione di tutta la campagna virale adottata per il lancio del primo film di Gipi (qui analizzata da Aldo Grasso per Corriere.it) è forse il focus sulle reazioni dell’apparato ecclesiastico.

Indirettamente - e con una certa cattiveria - il finto servizio del Tg3 mette a nudo con un’abile trovata satirica la spropositata influenza esercitata dal Vaticano sull’opinione pubblica del Belpaese, violandone di continuo la laicità nominale. Siamo ormai tutti abituati allo spazio dedicato dagli organi di informazione alla Chiesa, ma siamo sicuramente meno consapevoli dell’abuso che questa consuetudine rappresenta.

La rappresentazione del fenomeno in questo video virale non farà forse aprire gli occhi alla maggioranza degli elettori la prossima volta che dovessero pronunciarsi su staminali e procreazione assistita, ma lascia ai posteri un documento di una certa rilevanza comunicativa.

Un milione di dollari per Marilyn

Posted on Luglio 24th, 2011 in Graffiti, Proiezioni | No Comments »

Tanto varrebbe un film porno della diva che verrà battuto all’asta il prossimo 8 agosto a Buenos Aires. D’estate, a quanto pare, gli spiriti s’infiammano e se l’anno scorso veniva annunciata la stampa dei suoi diari, quest’anno a tenere banco è la pellicola messa all’asta da un cinefilo spagnolo, Mikel Barsa. Girato nel 1946, quando l’attrice appena ventenne si faceva ancora chiamare con il suo nome di battesimo, Norma Jeane Baker, il filmino sarebbe appartenuto a un collezionista spagnolo, prima che i suoi eredi decidessero di monetizzarne l’investimento ingaggiando l’esperto che aveva già curato la vendita dell’unica altra copia esistente.

Per Marilyn Monroe, che qui compare accanto a un attore non ancora identificato, non si tratterebbe comunque di un esordio assoluto. Nel 2008 un’altra pellicola in 16 mm della durata di 15 minuti era stata acquistata da un imprenditore per un milione e mezzo di dollari. Ma la contesa più accesa resta tuttavia quella scatenata dalla difesa del mito: se i venditori esibiscono a testimonianza dell’autenticità dell’opera un certificato dell’American Film Institute (che in una perizia dichiara che “se non è Marilyn, allora è sua sorella gemella”), gli esperti della diva si danno da fare per proteggerne l’integrità iconografica, mettendo in dubbio che la protagonista del film sia davvero lei.

Quel che è certo, è che girano voci su film espliciti interpretati da ogni grande attrice del periodo compreso tra gli anni ‘40 e i ‘60. Me ne dà notizia Lanfranco Fabriani, complice nel misfatto sulla riscrittura della figura di Marilyn che abbiamo operato in chiave fantascientifica, che fa menzione di pellicole in copia unica girate all’inizio della loro carriera da perfette sconosciute che sarebbero poi diventate dive di risonanza mondiale. Al punto che una parte significativa dell’attività dei Press Agent degli Studios si vocifera che consistesse proprio nello scovare le copie di questi filmati oppure, alla peggio, occuparsi delle richieste di riscatto per ritirarle dalla circolazione. Uno spaccato che mescola echi da Il grande sonno, La dalia nera e L’ultimo vero bacio. E che sussurra all’orecchio suggestioni per quello che diventerà forse un nuovo racconto.

The Archiver

Posted on Luglio 23rd, 2011 in Graffiti, Postumanesimo, Proiezioni | No Comments »

Scovato grazie a Nimiel, questo corto francese realizzato da Thomas Obrecht, Guillaume Berthoumieu e Marc Menneglier merita davvero di essere visto. Sarà che ho terminato da poco la raccolta di Iain M. Banks Lo stato dell’arte e questa clip mi ha riportato alle atmosfere del racconto “Discendente” (testo tanto malinconico, quanto risulta crudo questo corto nel twist finale). Ma The Archiver mi sembra anche molto intonato con il mood del post precedente. Buona visione.

Questo video è stato rimosso in seguito all’accordo del 2011 tra SIAE e AGIS che vincola la pubblicazione in rete di materiale corredato di traccia musicale alla sottoscrizione di una licenza, con il pagamento alla SIAE di una quota minima di 450 euro a trimestre. Per saperne di più, rimando al post del 27-10-2011 dedicato alla vicenda. Mi scuso per il disagio, ma ritengo che la norma non abbia alcuna giustificazione logica o morale e denunci un atteggiamento di grave e sistematica violazione dei diritti di libera espressione di ciascuno di noi. Il video può essere visionato al seguente indirizzo:

The Archiver from Artfx on Vimeo.