Archive for the ‘False Memorie’ Category

Memorie di un vecchio cyborg

Posted on Marzo 13th, 2013 in Connettivismo, False Memorie | 2 Comments »

Il post in cui ieri Zoon ricordava i suoi primi 10 anni di blogging mi ha scaraventato ancora una volta in una corsa in discesa lungo la spirale del tempo. Il suo inizio anticipò (e propiziò) anche il mio inizio come blogger, visto che dopo un mese circa dall’apertura di Cybergoth mi reclutò per le sue pagine, rendendo il blog un incubatore di suggestioni e idee ancora embrionali, ma che presto sarebbero maturate e deflagrate dando origine al movimento variegato, multiforme ed eterogeneo che sarebbe diventato il connettivismo.

Adesso ricordo quella intensa stagione pre-connettivista con molta nostalgia. Mi piace parlare di nostalgia del futuro, per rendere il senso di quei giorni di attività febbrile, di frenesia creativa, in cui le nostre rispettive noosfere, i nostri background culturali, i nostri immaginari di riferimento entravano in contatto e cominciavano a interagire tra loro e con le suggestioni che quotidianamente provenivano da una blogosfera ancora giovane, acerba, ma vitale… niente a che vedere insomma con lo scenario di romana desolazione che si estende davanti a noi da qualche anno a questa parte.

Ma guardare in prospettiva a quel periodo mette come sempre in risalto le potenzialità del futuro: guardare alla strada che è stata percorsa in questi 10 anni infonde nelle gambe l’energia per affrontarne altri 100. Quindi spilliamo una bella birra densa e corposa per questo traguardo e diamo una controllata al motore a improbabilità, alle pompe a disordine elastico e a tutta quella congerie di servomeccanismi che ci hanno portati fin qua. E’ tempo di rimettersi in marcia. Con un sincero augurio e un ringraziamento obbligato. Alla salute di Zoon!

Cybergoth è morto… Lunga vita a Cybergoth!

150 anni d’Italia: ancora Mille!

Posted on Marzo 17th, 2011 in Agitprop, Criptogrammi, False Memorie | No Comments »

Non posso lasciar correre la ricorrenza senza apporre due parole (davvero due) a questa data. E a giudicare da quanto si legge oggi in giro, sui social network e i blog della rete, non sono il solo. Il compagno Fazarov, per esempio, da par suo ha voluto commemorare l’anniversario del 150° anno dell’Unità d’Italia con questa sfiziosa scorribanda su e giù per il filo della storia (con tanto di guerre segrete temporali intuibili dietro le quinte, sulla scia delle ormai consuete rivendicazioni di parte). E la prospettiva fantascientifica forse offre ancora una volta l’angolazione migliore da cui guardare la realtà.

Oggi, con quello che sta succedendo nel mondo, dalle rivolte e repressioni in corso nel mondo arabo alla crisi nucleare che ha fatto seguito allo tsunami che ha travolto il Giappone, non trovo abbia molto senso festeggiare. Però la celebrazione della ricorrenza può passare anche attraverso forme meno manifeste, attraverso il semplice - ma se è davvero così semplice, non si capisce perché sia anche così raro - tributo della memoria.

Se oggi, fatte le debite eccezioni legate alle anomalie prettamente nostrane e di cui bisogna rendere atto alla nostra emerita classe dirigente, vivere in Italia non è poi così diverso da qualsiasi altra nazione occidentale, lo dobbiamo a una manciata di generazioni di patrioti e sognatori che intorno alla metà del XIX secolo credettero che un’Italia diversa da quella in cui erano nati e cresciuti, un’Italia unita e unica, capace di confrontarsi alla pari con le altre entità nazionali europee, fosse possibile. Un’idea accarezzata per secoli e continuamente sfumata grazie alle partigianerie e ai particolarismi da sempre fieramente difesi in ogni angolo della penisola. Ma che quell’Italia nata dall’impresa garibaldina sia oggi ancora unita, malgrado tutto e tutti, sulle nostre cartine geografiche, è a maggior ragione la materializzazione di un’idea fantascientifica. Un’impresa, dunque, capace di protrarsi ben al di là dello spazio temporale del processo di unificazione vero e proprio. Dopotutto, come sa bene ogni manutentore, il problema è sempre quello di tenere in marcia l’opera dell’ingegno, al di là delle fasi di progettazione e realizzazione.

E allora, senza retorica, oggi andrebbero ricordati tutti i nostri padri, nonni e avi caduti sul campo per tutta la durata di questi 150 anni, tutte le madri e madrine d’Italia, tutti i precursori del cui sogno noi oggi rappresentiamo, nel bene e nel male, la realizzazione. Loro potrebbero non essere altrettanto fieri di noi, ma noi dovremmo essere orgogliosi di loro. E magari impegnarci per dimostrarci alla loro altezza e, se davvero basteranno meno di 150 anni per veder svanire quel sogno antico ma audace portato a compimento dai Mille, saperci meritare anche noi sul campo la fama negativa dei briganti.

Cobalto-60

Posted on Gennaio 5th, 2011 in False Memorie, Kipple, Micro | No Comments »

Non so com’è stato per voi, ma la storia del container radioattivo abbandonato da sei mesi al Voltri Terminal Europa per prima cosa mi ha richiamato alla mente un analogo container con cento milioni di dollari in tagli da 100, sbarcato al porto di Vancouver dopo essere rimbalzato in ogni angolo del globo. Soldi sporchi da irradiare con proiettili calibro 30 di cesio per applicazioni mediche. Questo, tuttavia, non è un romanzo di Gibson e nel container non dovrebbero esserci banconote, ma materiali ferrosi, 19 tonnellate di rame e una dose di cobalto-60 sufficiente a emettere cinque volte il fondo naturale a 100 metri di distanza. I fantasmi che si muovono sullo sfondo, così, risultano altrettanto minacciosi di quelli evocati in una spy-story del 2007.

La versione di Kaizenology

Posted on Novembre 1st, 2010 in Agitprop, False Memorie, Micro | No Comments »

Sulla vera storia del Regno.

La notte in cui sfiorammo il golpe

Posted on Maggio 29th, 2010 in Agitprop, False Memorie | 1 Comment »

La notte del ‘93. Ne parla Carlo Azeglio Ciampi su Repubblica.it, in un colloquio che riporta a quella stagione drammatica della nostra storia recente. Avevo dodici anni e l’attenzione assorbita da altro, ma se c’è una cosa che ricordo di quei giorni sono le notizie alla radio e le interruzioni dei programmi in TV. Già qualche anno dopo, riguardando a quel periodo, potevo provare la sensazione di avere assistito a un pezzo di storia, forse per la prima volta in vita mia. Sì, è un’impressione difficile da spiegare: l’anno prima avevo visto i missili cruise e l’artiglieria antiaerea illuminare di lampi verdi la notte di Baghdad, e avevo saputo dalla TV che cos’era la guerra. Poi le bombe avevano spostato il fronte verso l’interno, sempre più vicino. Stava accadendo qualcosa e quel qualcosa si ripeteva con il boato delle esplosioni che si susseguivano in lungo e in largo per la penisola. Difficile non sentirsi in mezzo agli eventi, così. Anzi, travolti da eventi al di fuori della nostra portata.

Di quei giorni ricordo, inevitabilmente, anche la discesa in campo del Premier. Chi può dimenticarla? Vederla associata alle stragi dell’anti-Stato, mentre le tessere del mosaico vanno a incastrarsi ciascuna nel suo posto in una delle verità possibili, risveglia altre inquietudini più recenti. Il G8 di Genova, per esempio. Oppure la notte dello spoglio dell’11 aprile 2006.

Qui possiamo fare tutte le chiacchiere del mondo sulla bellezza della letteratura, sull’importanza dell’immaginario, sulla riflessione critica ed (e)scatologica. Ma quando le più alte cariche dello Stato si espongono come sta facendo l’ex Presidente della Repubblica è come venire investiti da una scarica elettrica a 2.000 Volt: è la realtà che esige il suo dazio e allora eccoci qui a sottoporci a una bella doccia elettrica. Banale dietrologia? Lasciatemi allora crogiolare nel materno abbraccio del cospirazionismo e passate oltre. Oggi mi gira così.

Nello Studio della Realtà ce ne stiamo seduti sulla sedia della verità e ci lasciamo attraversare dal flusso delle menzogne confezionate ad arte in questi anni, splendide favole pianificate a tavolino dai migliori autori sulla piazza per darci a bere il miraggio di benessere e pace sociale che seduce il popolo berlusconiano e che si diffonde come un morbo alla popolazione italiana nella sua interezza, e nel frattempo il nostro corpo si spegne un pezzo alla volta, man mano che il valore degli stipendi si abbatte, che la vita si precarizza, che tutto scivola nello scarico di un’epoca che ancora agli inizi degli anni ‘90 nessuno si aspettava così perché nessuno credeva di meritarsi un castigo del genere. Eccoci qua, anno Domini 2010: tutti a incitare l’ennesimo governo del Premier e il suo circo di corrotti, corruttori, amministratori delle emergenze, risolutori, oppositori interni, gerarchi fedelissimi e immancabili ballerine, oppure a smarcarsi dal sospetto di averne foraggiato il ritorno in pista dopo la batosta del 2006.

E tutto questo avrebbe potuto esserci risparmiato, se tra il ‘92 e il ‘93 la convergenza di interessi tra il mondo industriale, Cosa Nostra e gli apparati deviati dello Stato non avessero creato il terreno di coltura ideale per favorire l’egemonia della demokratura. Sempre che siate arrivati fino in fondo alla lettura di questo sfogo… non so voi, ma io ne ho abbastanza per rilanciare l’incazzatura di una settimana non proprio ideale.

Pripjat muore

Posted on Aprile 26th, 2010 in Criptogrammi, False Memorie, Graffiti, Kipple | 2 Comments »

Immagini da brivido dal cuore della Zona di Esclusione. Direttamente da English Russia. Non sembra anche a voi di navigare nelle inquietudini visionarie di Picta muore?

Plugged into the Zeitgeist

Posted on Aprile 14th, 2010 in False Memorie, Fantascienza | No Comments »

Riprendo la citazione dal passaggio finale di questa tripla recensione di Paul Di Filippo per la rubrica The Speculator (dedicata al ritorno di tre “vecchie” glorie del cyberpunk), per segnalarvi un suo attualissimo intervento sullo steampunk. Di questo stravagante filone della fantascienza si parlava solo ieri sul blog di Loredana Lipperini con il contributo di avveduti compagni di viaggio, ed è da lì che riprendo il link all’ultima multi-recensione di Di Filippo incentrata su quattro libri che hanno nuovamente richiamato nel 2009 l’attenzione di critica e lettori sul punk a vapore.

Al di là dei ghiotti consigli di lettura che se ne possono ricavare, il richiamo alla World’s Columbian Exposition tenutasi a Chicago nel 1893, di cui Di Filippo fa cenno in merito a Boilerplate, mi ha sorpreso perché quell’anno nello stesso posto accadeva anche qualcos’altro che avrebbe originato una storia completamente diversa… Una storia destinata a dispiegarsi nel cuore a vapore del Regno d’Italia. Per saperne di più, vi converrà attendere ancora qualche tempo. In the meawhile, stay plugged into the Zeitgeist!

Dove ho trascorso il 1998?

Posted on Marzo 29th, 2010 in Connettivismo, False Memorie, Graffiti, Sezione π² | 4 Comments »

Effetti collaterali di Anobii. Oziando sulle statistiche del mio profilo, risalta una battuta di arresto nell’escalation del mio feeling con la lettura. Lo stop si situa tra il 1997 e il 1998. Non è un caso. In quell’autunno ci fu l’uscita dell’atteso videogame di Blade Runner realizzato dai Westwood Studios, di cui entro breve divenni il pusher della mia cricca (be’, di più in effetti: della mia classe e del mio autobus - vabbe’, erano tempi duri, il rivenditore più vicino a 80 km e spero che dopo 13 anni ogni eventuale reato sia caduto in prescrizione… ok?).

Ricordo ancora le serate trascorse a esplorare gli scenari alternativi previsti dal meccanismo di gioco, per l’epoca il più rivoluzionario che fosse stato mai concepito. Ricordo alla perfezione le atmosfere fumose del 2019, le strade di Los Angeles infestate dal kipple e sommerse dalla pioggia, la colonna sonora di Vangelis… Dopo aver divorato il libro di Dick e imparato a memoria le scene del film di Ridley Scott, la frontiera dell’interattività mi spingeva verso un diverso piano di coinvolgimento. Oggi, nell’epoca di Second Life, dei MMORPG e dei social network, potrà sembrare banale e forse poco credibile, ma per l’epoca la possibilità di sperimentare soluzioni diverse e percorsi di gioco alternativi ad ogni sessione (se non ricordo male, 7 schemi), introducendo il fattore casuale del comportamento del protagonista (tra 4 diverse opzioni) fino ai 4 diversi finali, era un’esperienza estraniante, che dava sul serio la sensazione di avere davanti un mondo capace di reagire all’input delle nostre scelte e azioni.

Per farla breve, per me fu una scoperta illuminante.

Il kipple, in effetti, non è l’unica idea che rubai a Dick e al videogioco (dal film Ridley Scott e Hampton Fancher lo lasciarono fuori, insieme al Mercerismo e all’ossessione religiosa). Anche Guzza, secondo molti il personaggio più riuscito di Sezione π², proviene da lì. Certo, nel videogioco non fa una bella fine e non è nemmeno particolarmente simpatico, ma l’idea di un poliziotto sovrappeso, provocatore e antitetico alla politically correctness era già presente con quel nome in Blade Runner, il videogioco.

Certo, poi il mio Guzza ha sviluppato una personalità tutta sua, avendo avuto 8 anni per crescere e maturare. Una personalità che non mi ha creato problemi a trovargli una storia personale e una spiegazione per il soprannome che sembra essere parsa credibile a tutti i lettori. Ma le radici della Sezione, al di là della fantascienza di Dick e di Gibson, del postmoderno di Pynchon e delle visioni lisergiche di William Burroughs e Alan Moore, del noir di Chandler e dei film di Hong Kong, affondano anche in quel videogame che oggi sembra dimenticato da tutti, ma che ha monopolizzato un’intera stagione della mia vita tra il ‘97 e il ‘98.

Oil Stones: la città sovietica sulle acque

Posted on Febbraio 9th, 2010 in False Memorie, Kipple, Micro, Transizioni | 9 Comments »

Che l’Unione Sovietica avesse un debole per le grandi installazioni almeno quanto per la cortina di silenzio e segretezza che doveva avvolgerne l’esistenza, è cosa ormai risaputa. Un annetto fa si parlava di fari nucleari e radiostazioni a onde medie. Adesso torniamo indietro al futuro che non è stato con Oil Stones, un insediamento urbano costruito in mare aperto a 42 km dalle sponde del Mar Caspio, per sfruttare i giacimenti petroliferi sottomarini di fronte alle coste dell’Azerbaijan. Assetata di greggio, l’URSS fece piantare dei piloni di acciaio sul fondale - che in quel punto raggiunge qualche centinaio di metri di profondità - e sopra di essi venne realizzato un complesso di edifici per ospitare ingegneri minerari e tecnici insieme alle loro famiglie, fornito di servizi quali parchi, scuole, magazzini e uno sviluppo stradale stimato in 350 km.

Sebbene l’interesse delle compagnie si sia da tempo spostato verso i giacimenti del Mare del Nord, Oil Stones è ancora lì, in mezzo al Mar Caspio, a 42 km dalla costa. E si stima che vi vivano ancora 2000 persone.

[Da English Russia. Foto di Howard Sochurek, Life, 1959.]

Il 23 novembre nella memoria

Posted on Novembre 23rd, 2009 in False Memorie, Micro | 1 Comment »

I fatti rivivono spesso trasfigurati nella memoria. Quella sera, nei racconti di mia madre e di chi c’era, assume spesso le sfumature di un sogno, pronto a virare nell’incubo che annulla ogni certezza mentre ti toglie la sicurezza della terra sotto i piedi. Come ogni anno, gli irpini ricorderanno quel giorno di 29 anni fa raccogliendosi per pregare e ricordare le vittime. Ho smesso di pregare da un pezzo, ma non rinuncio a questa breve nota. Solo poche righe, per ricordare. Forse la luna non era rossa come una luna indiana, ma in fondo non importa. Il terremoto ha scosso anche la memoria, insieme alla terra.