Archive for the ‘Agitprop’ Category

“E’ tutto intorno a te”, ovvero: allo zoo con la Vodafone

Posted on Febbraio 20th, 2010 in Agitprop, Stigmatikos Logos | 3 Comments »

Breve interludio personale, anche per giustificare il calo del bitrate destinato all’aggiornamento del blog nell’ultima settimana. Il fatto è che lo Strano Attrattore ha un problema e questo problema potete vederlo riprodotto qui sotto a cavallo di una scia fiammeggiante che non è, ma potrebbe essere, quella originata dalla macumba del mio houngan di fiducia:

Vodafone Internet Key: la soluzione di Vodafone per la connettività sempre e ovunque, pronta a garantire servizi Internet in mobilità. Penso di essere uno dei pochi dinosauri ancora attivi sotto il piano tariffario Vodafone Internet 100 Ore in Libertà, o almeno questo è quello che mi ha dato a intendere l’operatrice che ieri ha preso in carico la mia chiamata. Operatrice per altro più disponibile e preparata della media delle colleghe e molto meno frustrata di quanto la sua posizione sottopagata in un call center avrebbe potuto giustificare. Preoccupato e insospettito dall’improvvisa riduzione della banda di navigazione (a dispetto dell’esemplare illustrazione delle capacità balistiche della famigerata chiavetta di porcellana che potete ammirare in alto), ieri mi ero infatti deciso a chiedere chiarimenti al gestore. Ed ecco la verità, effettivamente presente anche sulla pagina web dedicata ai servizi internet di Vodafone:

Vodafone salvaguarda la qualità del servizio dati a vantaggio dei clienti per consentire a tutti di navigare su Internet in libertà e senza problemi. Per questo motivo Vodafone potrà limitare la velocità di connessione per quelle applicazioni che permettono lo scambio di file di grandi dimensioni e che quindi possono congestionare la rete (ad es. peer to peer e file sharing). Queste limitazioni, solo in orari di picco di traffico (tra le 7 e le 22) e solo per il tempo necessario, prevedono una velocità massima di 128Kbps in invio (upload) e una velocità massima di 64Kbps in ricezione (download).
Inoltre, qualora i clienti superino la soglia di 10 GB di traffico in un mese, Vodafone potrà applicare, per i 30 giorni successivi, le stesse limitazioni sulla velocità anche alle altre tipologie di applicazioni/traffico internet. Per informazioni dettagliate sulle condizioni di utilizzo dei servizi Internet in mobilità,
clicca qui.

[Da ammirare il redirect del link finale sulla stessa pagina: "Desideri maggiori informazioni? Rileggiti questa pagina"... E grazie!]

Questa clausola, si badi bene, nascerebbe da una non meglio specificata normativa europea entrata in vigore lo scorso giugno, stando a quanto mi riferisce l’operatrice dell’assistenza clienti, e in effetti ho trovato traccia di un’analoga clausola applicata da Telefónica in Spagna (che la chiama “fair use policy”), ma se qualcuno dovesse chiedere in giro dove si trova scolpita questa norma, garantisco che la risposta sarebbe una scrollata di spalle (ma se qualcuno dei lettori ne sa di più, mi faccia pure sapere). Vodafone, Telefónica e le altre, insomma, salvaguardano “la qualità dei loro servizi a vantaggio dei clienti” imponendo delle riduzioni forzate al traffico dei clienti più attivi (peak rate reduction). Mandano un SMS sulla SIM in uso per la connessione (SMS che alla prima riduzione non mi è mai giunto, mentre in occasione di questa ho in effetti verificato la ricezione di un SMS che non saprei se giudicare minaccioso o semplicemente subdolo “Ti informiamo che hai raggiunto 10GB di traffico nel mese. Ti invitiamo a verificare le condizioni di utilizzo del servizio internet su vodafone.it“) e si lavano a coscienza.

I punti discutibili sono più di uno e li elenco in breve:

1. Policy aziendale. Possibile che il cliente debba venire a conoscenza di queste cose sempre dopo e sempre provandone gli effetti sulla propria pelle? Sarebbe bastata una semplice comunicazione per tempo per spingermi a regolarmi con il traffico del mese scorso. Cosa che forse non avrei particolarmente gradito, ma che avrei comunque adottato in previsione della disponibilità di traffico che mi avrebbe fatto comodo in questi giorni. E invece eccomi qui a navigare a 50 kbps, provando l’ebrezza dei minuti di attesa mentre il browser si sforza di mettere insieme una pagina di Wikipedia…

2. Contrattualmente… A una verifica tardiva, risulta in effetti esplicitato nel contratto firmato da me e dal procuratore della Vodafone per i servizi Internet 100 Ore in Libertà un bel punto riguardo l’impegno da parte dell’azienda a informare il cliente attraverso una comunicazione cartacea in caso di qualunque modifica apportata al contratto. Mai ricevuta nessuna lettera dalla Vodafone, a parte la carta delle fatture.

3. Idealmente… Su un piano di principio, è mai possibile che un utente debba vedersi limitata la velocità di connessione in seguito al superamento di una soglia mensile di 10 GB? E’ in questo modo che si vuole garantire l’accesso dei propri clienti alla rete? Limitandone altri piuttosto che acquistando banda a sufficienza per venire incontro alla domanda?

Chi mi legge prenda nota. 10 GB/mese: ecco la quantità di informazione/dati che è concessa a ogni singolo utente. Se pensate che possa bastare, vi dico solo che nel mio caso non è affatto una rarità che nell’arco di una giornata di connessione (10-12 ore in media) riesca a superare ampiamente la soglia di 1 GB. Ed è normale, per voi, imporre una soglia nella soglia? Insomma, se io scelgo un piano da 100 ore mensili è perché ho intenzione di sfruttare al massimo quelle 100 ore… non mi aspetto mica di dovermi automoderare in quelle 100 ore per rispettare un vincolo che non è nemmeno menzionato nel contratto che ho firmato o in una sua fantasmatica integrazione. Se avessi preferito un vincolo nel traffico, mi sarei orientato verso un servizio chiamato Vodafone 10 GB di Libertà al Mese, non vi pare? E’ un concetto così astruso?

Se sono queste, insomma, le famigerate next generation network che hanno predisposto per noi, allora mi sa che ci hanno scambiato davvero per gli animali rinchiusi nelle gabbie di uno zoo: società come la Vodafone ci tirano le noccioline e cercano di convincerci di essere l’oggetto delle loro attenzioni più premurose. Spiacente, Vodafone, ma “tutto intorno a me”, delle cose che promettevi con lo slogan di un tempo, non si vede ancora niente. “Internet ovunque, basta poco” è invece il tuo ultimo slogan. A cui potremmo tranquillamente ribattere: “e serve ancora meno”, un impegno davvero minimo, niente di più di quello che dovrebbe essere lo standard minimo imposto dal mercato come dalla correttezza verso chi ti corrisponde un prezzo per i tuoi servizi.

E voi, lettori dello Strano Attrattore, nel caso doveste trovarvi a scegliere tra i servizi di connettività mobile proposti dal mercato, siete avvisati.

Situazionismo in blu

Posted on Febbraio 17th, 2010 in Agitprop, Micro | 1 Comment »

Da Bil’in, Palestina, una protesta contro la barriera di separazione voluta dal governo israeliano. In stile Pandora.

Primizie per veri necrofili

Posted on Febbraio 12th, 2010 in Agitprop, Stigmatikos Logos | 4 Comments »

E siccome non accade mai nulla per caso, ecco un rumour che saprà deliziare i palati fini dei necrofili e menagrami. Buon appetito, ragazzi! Ristoratevi per bene, e poi tornate a spalare il vostro guano sul lavoro di chi si sbatte per rendere possibile l’impossibile.

Memorie alternative

Posted on Gennaio 15th, 2010 in Agitprop, ROSTA | 1 Comment »

 

Il furto dell’iscrizione che sovrastava l’entrata del campo di Auschwitz ha fatto molto parlare nel periodo di Natale e ha offerto lo spunto anche per una elegante e profonda riflessione di Alessandro Portelli sui meccanismi della memoria (della sua preservazione contro le insidie della rimozione e sostituzione a cui è continuamente esposta la Storia), pubblicata sul Manifesto e sul suo blog, che mi veniva a suo tempo segnalata da Proietti.

Il passaggio chiave è il seguente:

Ora, la memoria non è né una cosa buona né una cosa cattiva: come la respirazione, è una funzione inevitabile degli esseri umani, in una certa misura è addirittura involontaria – non possiamo decidere di non avere memoria, così come non possiamo decidere di non respirare. Ma proprio per questo, come possiamo impegnarci su come respirare, su che aria vogliamo metterci nei polmoni, anche sulla memoria possiamo lavorare, esercitarci, fare attenzione, essere il più possibile coscienti di come e che cosa ricordiamo. Per questo, la memoria non è un dato stabile ma un terreno di conflitto: se abbassiamo per un attimo la vigilanza, la nostra mente sarà posseduta da cattive memorie, da memorie altrui: siamo come gli eroi cyberpunk di William Gibson, capaci di espandere all’infinito la propria coscienza nel ciberspazio, ma vulnerabili ogni momento dall’invasione del ciberspazio nell’intimo più profondo della propria psiche.
L’ossessione conservatrice e reazionaria per la memoria nasce da qui: all’impossibilità di dimenticare e di far dimenticare incubi del passato si risponde cercando di controllarli e di sostituirli con memorie alternative. La resistenza, certo, sta nell’impedire la cancellazione dei segni e dei simboli, ed è un bene che la scritta di Auschwitz sia tornata al suo posto (a me piacerebbe che i segni della frammentazione a cui è stata sottoposta dai rapitori restassero visibili – segni di una seconda memoria, della memoria della profanazione). Ma la resistenza sta soprattutto dentro di noi, sta anche nella nostra capacità di ricordare senza dipendere troppo dai promemoria e dagli oggetti.

Ma vi consiglio davvero di leggere tutto il pezzo, per apprezzare il rigore di una critica che fotografa spietatamente le crepe aperte nell’edificio della nostra società.

Accade anche questo…

Posted on Dicembre 15th, 2009 in Agitprop, Fantascienza | 3 Comments »

… che per una domanda uno scrittore di fantascienza venga malmenato, sbattuto in cella e trattenuto per tre ore dalla polizia di confine degli USA e quindi privato di tutti i suoi effetti personali al rilascio (inclusi appunti, foto e cappotto) e per di più accusato di aggressione ai danni di un agente federale. E quando c’è di mezzo il Dipartimento della Sicurezza Interna (come insegna Cory Doctorow), c’è poco da scherzare. Peter Watts, autore e ricercatore canadese purtroppo poco noto in Italia ma di cui va ricordato almeno il pregevolissimo primo volume dedicato alla sua saga dei rifter (edito da Solaria, qualche era fa, con il titolo non proprio seducente di Stelle di mare), è lo sventurato protagonista di questa storia.

Lo stesso Doctorow denunciava tempestivamente l’accaduto su Boing Boing poche ore dopo i fatti (ringrazio Zebulon Carter per la segnalazione) e Watts ne parlava sul suo blog (da oggi tra i miei preferiti, nella barra dei link qui a destra) in termini tanto fantascientifici da mettere i brividi per le implicazioni, appena rientrato a casa dalla brutta esperienza. La notizia è stata ripresa da molti amici e colleghi di Watts, inclusi John Scalzi e Richard Morgan. La loro mobilitazione è stata anche finanziaria e sta contribuendo al fondo di Watts per affrontare spese legali che, vista la gravità delle accuse a suo carico, rischiano seriamente di buttarlo sul lastrico.

Considerando il clima di astio e frustrazione che domina la “comunità” (si può ancora chiamarla così? ho i miei dubbi…) del fantastico italiano, se fosse successo a un autore in Italia adesso ci sarebbero un centinaio di suoi colleghi appostati in riva al fiume in attesa di veder passare il cadavere, sincerarsi della sua sventura e godersi lo spettacolo. Per fortuna esistono dei modelli a cui guardare non solo sulla carta ma anche nel comportamento umano. La professionalità è anche questo. Dovrebbe essere anche questo, sebbene la maggioranza voglia dimenticarsene.

Esprimo quindi solidarietà a Peter Watts e ammirazione e apprezzamento per il clima di calore umano che ho visto crearsi attorno a lui. Spero che la situazione si risolva per il meglio e che alla fine, come merita, sia la giustizia a prevalere. My two cents from Italian rift.

Over.

Il conflitto permanente

Posted on Dicembre 12th, 2009 in Agitprop | 6 Comments »

Oggi è uscito questo editoriale di Massimo Giannini su Repubblica, un pezzo che ho trovato interessante e condivisibile tanto nelle posizioni quanto nell’esposizione delle stesse, pacata, misurata e ragionevole. Mala tempora currunt per la democrazia, quando un primo ministro culmina l’escalation della propria offensiva verso il dissenso, partita con la campagna di diffamazione e screditamento ai danni della stampa, con un attacco alle istituzioni. E se lo fa con un discorso imbarazzante approfittando della tribuna internazionale del congresso dei popolari europei, davanti a colleghi increduli e sconcertati, allora è lecito anche il sospetto che lo stato di ansia e agitazione in cui vive il Premier sia ormai sfociato in uno stato di dissociazione paranoica permanente, in cui la realtà dei processi che lo vedono implicato degenera nella persecuzione ai danni di un innocente a priori, e il dato di fatto delle continue manovre politiche volte a innalzare scudi legali in sua difesa alimenta l’illusione irresponsabile di una necessaria difesa delle istituzioni. E’ importante che ci sia qualcuno a fotografare la realtà, senza accendere i toni come troppo spesso si fa in questa nostra Italietta da strapazzo, che troppo spesso rivela nella radicalizzazione delle posizioni i sintomi del populismo di cui soffre da sempre. Per capire quanto in basso si sia arrivati nel corso di questo 2009, non servono strumenti critici particolarmene raffinati. Basta solo un minimo di buon senso.

Sezione Pi-rata

Posted on Dicembre 5th, 2009 in Agitprop, Sezione π² | 4 Comments »

Ebbene, era solo questione di tempo. Adesso che anche tu sei stato piratato, vorremmo rivolgerti alcune domande.

X: Come la mettiamo con tutte quelle tue idee sinistrorse sulla condivisione del sapere, sullo scambio dei libri, sulla diffusione delle informazioni, che vai sbandierando in giro?

Giovanni De Matteo: Le mie posizioni restano le stesse. Non devo spiegarti la differenza tra un lavoro pubblicato sotto licenza CC dall’autore e un lavoro a cui venga attribuita una licenza CC senza il consenso dell’autore, vero?

X: Non essere polemico. Come ti sei sentito quando hai scoperto il misfatto?

GDM: Un po’ sorpreso, poi confuso, poi arrabbiato. Poi di nuovo sorpreso.

X: Una marmellata di stati d’animo… Come mai?

GDM: Prima di tutto: le statistiche di accesso al libro. Indicavano 0 download e 0 pareri, e questo dal 12 aprile 2009. Non è bello che un libro piratato passi praticamente inosservato al pubblico dei potenziali interessati.

X: Posso essere d’accordo. Cos’altro?

GDM: In secondo luogo, il file caricato non è il mio libro così com’è stato pubblicato da “Urania”. Contiene un’appendice che non era assolutamente contemplata nella sua versione originale, né in quella rivista e corretta che uscirà a breve. Senza mettere in discussione il valore dei nuovi contenuti, essi non fanno parte del libro. Sono stati aggiunti come se la licenza fosse di questo tipo (by-nc-sa). E questo, prima ancora di infrangere alcunché di legale, infrange la mia volontà.

X: Non farla grave su. Vuoi aggiungere qualcos’altro?

GDM: L’edizione rivista e corretta di Sezione π² uscirà nel 2010 e sarà liberamente scaricabile da Next Station. Sarà rilasciata con una licenza by-nc-nd. Nel frattempo, prima che Johnrecgo si decida a rimuovere il contenuto, o i gestori di DocStoc prendano i dovuti provvedimenti verso questo caso (ma mi sembra che la procedura di segnalazione sia piuttosto laboriosa), se volete potete scaricare e leggervi il mio libro. Rileggendone qualche pagina nei giorni scorsi, ho trovato che non è poi così male come lo ricordavo…

DocStoc è un sito dedicato alla condivisione di materiale educativo, tecnologico, legale, etc., come sostiene questa recensione trovata in rete. Ma nelle sue directory mi sono imbattuto in diversi romanzi di fantascienza (ho trovato, tra gli altri, opere di Leiber, Varley, Christopher, Brunner, Lansdale e Haldeman), per non parlare di bestseller di Deaver, LeCarré, Oates e Salinger.

Spazio vitale

Posted on Dicembre 2nd, 2009 in Accelerazionismo, Agitprop | 8 Comments »

Nell’osteggiare apertamente la libertà di professare il proprio culto, la civilissima Svizzera - modello in Europa e nel mondo per aspetti molteplici, che vanno dalla partecipazione popolare alla complessità multietnica - questa volta l’ha combinata grossa, facendo esplodere a sorpresa un nodo di contraddizioni sepolto sotto la pacifica apparenza di una società che fino a ieri eravamo tutti disposti a riconoscere come all’avanguardia. Quello che non ho avuto modo di leggere in giro, ma devo ammettere di avere cercato male e senza troppa perseveranza a causa del poco tempo, è che nel successo del referendum che ha sancito una modifica costituzionale ai rapporti tra Stato e religione ha sicuramente avuto il suo ruolo il voto di tanti immigrati che magari al loro arrivo in Svizzera, trenta o cinquant’anni fa, sono stati costretti a subire soprusi e angherie di ogni tipo (i racconti degli emigranti italiani non tralasciano mai il ricordo della sala d’attesa di terza classe della stazione di Basilea, vietata agli italiani) e che oggi, con questo voto, hanno colto al volo l’occasione per rifarsi di anni di emarginazione, rivendicando attraverso la negazione di un diritto a una minoranza oggi ancora più marginale il proprio diritto di appartenenza a una società in cui fino all’altro ieri erano loro gli esclusi. Ma dopotutto non ci vogliono i soliti analisti politici per capire come le vessazioni subite un tempo si tramutino oggi nell’irrigidimento di fronte a ogni vento di cambiamento o al minimo spiraglio di tolleranza. In tutto questo, la religione c’entra il giusto, ma non esito a credere che avrà un suo ruolo nelle campagne di sensibilizzazione, di tolleranza, di supporto all’integrazione. Viene da chiedersi a cosa servano il catechismo e la predica della domenica, se poi i cristiani di tutte le confessioni che coabitano in Svizzera sono arrivati a pronunciarsi in una maniera che rinnega i principi di comunione e carità su cui si fonda il cristianesimo, ed è una domanda che i vescovi che ora si dicono preoccupati dovrebbero porsi per primi.

Io l’ho già fatta troppo lunga. Volevo limitarmi a riportare una bellissima lettera scritta da mia cugina Mariella, che da quando è nata vive a una manciata di chilometri da Losanna. Questo è il suo messaggio e io non avrei saputo riassumere meglio il mio pensiero.

Viviamo in uno dei pochi cantoni che hanno bocciato il referendum. Secondo me la politica si sta trasformando nel particolarismo di tante piccole comunità che esprimono le loro paure, invece delle loro ricchezze. Parlavo con un’amica dell’immigrazione in Svizzera. Non è mai stato semplice: un tempo, si costringevano le mogli degli immigrati a trovarsi un lavoro per restare, probabilmente per disincentivare le nascite e impedir loro di costruire una famiglia. Anche l’emigrazione italiana ha sofferto per la sua identità e la sua cultura. Adesso le stesse resistenze vengono opposte all’immigrazione dai paesi arabi. La cultura musulmana è difficile da comprendere ma forse al mondo occidentale manca la voglia di farlo. Le guerre territoriali si sono evolute: prima ognuno difendeva la propria terra, adesso qui ognuno difende le proprie idee sulla terra di qualcun altro… Andrà avanti così finché non capiremo che ciascuno di noi può circoscrivere la propria terra a non più di quel metro quadrato su cui si posano i nostri piedi.

Concisa, diretta, cristallina.

Per ripagarla, le invio questa cartolina del mitico Franco Brambilla, dalla sua serie Invading the Vintage che grande successo sta riscuotendo anche oltreoceano.

Il Fratello Maggiore e la quadratura del cerchio

Posted on Dicembre 1st, 2009 in Agitprop, Stigmatikos Logos | No Comments »

Ma davvero c’è gente che ancora si stupisce davanti a questo?

Aggiornamento: Il tour in visita ai dittatori dell’est - moderna espressione del comunismo migliore - dovrebbe continuare con la prossima tappa in Corea del Nord, dove il Premier affronterà con il clone di Kim Jong Il il tema delicato del condizionamento popolare e dell’estensione illimitata del potere.

Ha da passà a nuttata

Posted on Novembre 10th, 2009 in Agitprop, Kipple | 3 Comments »

Ma sarà davvero così? Solo un anno fa un’inchiesta dell’Espresso accendeva i riflettori sul “candidato dei casalesi”. La lunga notte è proseguita con le voci sempre più insistenti sulla candidatura del sottosegretario all’Economia, nonché coordinatore regionale del Pdl, alla poltrona di governatore della Campania. Un ruolo, quello della presidenza, praticamente servito alla destra su un piatto d’argento dal governatore in carica Bassolino, grazie alla sua politica di clientelismo e ignavia degna di un Vicerè (si rimanda alla gestione della Crisi Rifiuti per rispolverare un po’ i ricordi). Comunque, oggi qualcuno si accorge che forse, alla fine della fiera, per una volta prevenire potrebbe essere meglio che curare. E’ comunque presto per parlare di sussulto di coscienza per la nostra democrazia malandata: gli indizi erano già da un pezzo piuttosto eloquenti, quindi probabilmente l’iniziativa della magistratura era solo una questione di tempo. Il rischio ora è che finisca per arenarsi nelle secche delle immunità e dell’iter autorizzativo della giunta della Camera, ma non sarebbe una sorpresa.

Contro il silenzio e l’indifferenza, consiglio di leggere l’intervento di Roberto Saviano su Repubblica. Ne riporto uno stralcio.

Secondo Gaetano Vassallo, il pentito dei rifiuti facente parte della fazione Bidognetti, Cosentino insieme a Luigi Cesaro, altro parlamentare Pdl assai potente, in zona controllava per il clan il consorzio Eco4, ossia la parte “semilegale” del business dell’immondizia che ha già chiesto il tributo di sangue di una vittima eccellente: Michele Orsi, uno dei fratelli che gestivano il consorzio, viene freddato a giugno dell’anno scorso in centro a Casal di Principe, poco prima che fosse chiamato a testimoniare a un processo. Il consorzio operava in tutto il basso casertano sino all’area di Mondragone dove sarebbe invece - sempre secondo il pentito Gaetano Vassallo - Cosimo Chianese, il fedelissimo di Mario Landolfi, ex uomo di An, a curare gli interessi del clan La Torre. Interessi che riguardano da un lato ciò che fa girare il danaro: tangenti e subappalti, nonché la prassi di sversare rifiuti tossici in discariche destinate a rifiuti urbani, finendo per rivestire di un osceno manto legale l’avvelenamento sistematico campano incominciato a partire dagli anni Novanta. Dall’altro lato assunzioni che garantiscono voti ossia stabilizzano il consenso e il potere politico.

Districare i piani è quasi impossibile, così come è impossibile trovare le differenze tra economia legale e economia criminale, distinguere il profilo di un costruttore legato ai clan ed un costruttore indipendente e pulito. Ed è impossibile distinguere fra destra e sinistra perché per i clan la sola differenza è quella che passa tra uomini avvicinabili, ovvero uomini “loro”, e i pochi, troppo pochi e sempre troppo deboli esponenti politici che non lo sono. E, infine, è pura illusione pensare che possa esistere una gestione clientelare “vecchia maniera”, ossia fondata certo su favori elargiti su larga scala, ma aliena dalla contaminazione con la camorra.

E intanto si monta un’allegra bagarre intorno alla sentenza di Strasburgo sul crocifisso nelle aule scolastiche (ancora una volta tutti uniti, a destra come nel PD, per difendere un privilegio che nessuno saprebbe come giustificare sul piano dei valori e del rispetto civile senza tirare in ballo il sacro “valore della tradizione”) e un altro sottosegretario (alla Presidenza del Consiglio) non esita a dare prova delle sue doti di carità cristiana nell’insultare l’intelligenza degli italiani e la memoria della vittima di uno Stato allo sbando. Siamo messi bene, non c’è che dire.