Archive for the ‘Accelerazionismo’ Category

Essere partecipi della conoscenza

Posted on Gennaio 5th, 2012 in Accelerazionismo | 1 Comment »

Cos’è la conoscenza se non un miraggio che ci affanniamo a rincorrere? Eppure senza lo sforzo di inseguirla le nostre vite sarebbero decisamente meno interessanti, se non proprio prive di scopi con una qualche ragione di ambire a una dimensione superiore. Perché attraverso la conoscenza passa la comprensione del mondo in cui viviamo e la speranza di avvicinarci un po’ di più al senso di quelle domande che per noi hanno tanta importanza.

Ricordo il piacere quasi proibito di sfogliare gli splendidi volumi rilegati in pelle della Treccani di famiglia. Non bastava una mensola a contenere l’enciclopedia nuova, nella libreria dello studio, con tutte le difficoltà che le cerniere della vetrina poneva all’estrazione dei volumi capitati alle due estremità. Quando ancora non ero al liceo (ma anche dopo) ero capace di trascorrere ore a sfogliare la carta leggerissima, scorrendo e riscorrendo le righe fitte di informazioni e di rimandi. E anche se i dati erano aggiornati a qualche decennio prima (ricordo in particolare le notizie demografiche, ferme a qualche censimento prima della mia nascita), poteva andare bene lo stesso: erano i primissimi anni ‘90, si viveva in tempi in cui si cominciava a percepire l’espansione irreversibile delle tecnologie elettroniche (se il computer in ogni casa stava per arrivare, a tenere occupata la mia generazione ci pensavano le consolle), ma a meno di non essere particolarmente sensibili si poteva ancora tollerare la lentezza di aggiornamento, a patto di avere la precisione dell’informazione.

Nella seconda metà degli anni ‘90 cominciarono a diffondersi le enciclopedie multimediali (Omnia DeAgostini, Microsoft Encarta): migliaia di voci accessibili con un semplice click, arricchite da file multimediali con musiche, filmati, simulazioni interattive. Uno sballo per i nerd, ma non solo. E’ questo il periodo in cui a scuola la tesina impostata come ricerca inizia probabilmente a perdere di significato: troppo facile il copia-incolla (anche se mi risulta che qualche docente - probabilmente scampato per caso all’ultima glaciazione - sia ancora convinto che assegnare una tesina su un libro sia - nel 2011 - il metodo migliore per verificare se un alunno quel libro lo ha letto o meno). A un prezzo decisamente più contenuto dei precursori cartacei, le enciclopedie multimediali assicurano l’immediatezza della fruizione e, con il diffondersi di internet nelle case, offrono anche la garanzia - ovviamente a pagamento - dell’aggiornamento on-line.

Ma è solo sul web che si attesta nella prima metà degli anni Zero la discontinuità definitiva. Nel 2001 viene lanciata Wikipedia (il 15 gennaio, accendete le candeline…), nel giro di qualche anno ne vengono aperte versioni in decine di lingue, intorno alla metà del decennio arriva alla sua milionesima voce e nel 2007 diventa l’enciclopedia più vasta mai realizzata. Ed è solo l’inizio di una storia che ormai qualunque utente della rete sperimenta quasi quotidianamente, per una ragione o per un’altra: curiosità, informazione, aggiornamento, approfondimento. L’informazione che uno cerca, 99 volte su 100 capita di trovarla su Wikipedia. Un oceano di dati accessibili in tempo reale.

Certo, Wikipedia è tutt’altro che perfetta: le edizioni “giovani” sono spesso approssimative, e talvolta l’approssimazione permane anche in edizioni più “mature” se si considerano settori piuttosto specialistici. Inoltre il suo flirt con l’attualità talvolta porta a perdere la messa a fuoco sulla rilevanza delle voci incluse. Ma ha dei grandi vantaggi rispetto a tutte le enciclopedie cartacee o multimediali che l’hanno preceduta, dei pregi sufficientemente grandi da compensare abbondantemente i suoi limiti: è dinamica, aperta, collaborativa. Riflette in sostanza lo Zeitgeist dell’epoca a cui appartiene: chiunque può modificare o inserire una voce, ma l’aggiornamento persiste soltanto se supera il test di validità della comunità dei suoi utenti. In continuo mutamento, continuamente aggiornata, si arricchisce di giorno in giorno, sviluppando la rete delle connessioni che rende più stimolante il sapere.

A differenza della Treccani, bella e autorevole, ma comunque congelata nel suo tempo, Wikipedia non è un fossile: è un organismo vivo, che quotidianamente consente a milioni di utenti in ogni parte del mondo di condividere e recuperare informazioni che altrimenti si estinguerebbero nei polverosi spazi segregati delle cantine, in cui finiscono sempre prima o poi per ammassarsi i libri e i manuali che consultiamo con minore frequenza. Ed è soprattutto una filosofia, nata da un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria: rendere l’utente partecipe della conoscenza.

Quando lo scorso anno si è sparsa la voce che l’edizione italiana di Wikipedia potesse chiudere per l’ottusità e l’ignoranza della nostra burocrazia nazionale ho avuto un momento di sconforto. E’ stato come se i fantasmi di dinosauri senza cervello si fossero riversati nella nostra realtà da una crepa dimensionale per imporre nuovamente il loro dominio sul mondo. Lo spettro della lentezza, dell’oscurantismo, della rigidità. E’ la ragione per cui ho deciso di sostenere d’ora in avanti ogni anno la Wikimedia Foundation, per quanto mi viene concesso dalle mie esigue risorse. Partecipare a un’impresa dei nostri tempi, come appunto è Wikipedia, forse il continente della rete più importante e significativo emerso in quest’era geologica, garantisce anche l’assoluta libertà di poter sostenere con un piccolo sforzo la sua crescita immune da ogni vincolo, lontano dalle spire della pubblicità e dalle mire di organismi di controllo ancora troppo stupidi per poter sfidare la nostra velocità.

Al servizio di un’Oscura Nazione

Posted on Novembre 3rd, 2011 in Accelerazionismo, Agitprop, Connettivismo, ROSTA | No Comments »

La NeoRepubblica Kaotica di Torriglia, erede ideale della Nazione Oscura KAOS-SF, ha un nuovo governo, nominato ieri - 2 novembre 2011 - dal Primo Ministro Lukha Kremo Baroncinij. In questa III legislatura, torno come Oscuro Ministro al Ministero dell’Entropia, dello Spazio Interno e del Rumore Bianco, e siccome questo ministero aveva già vissuto una precedente incarnazione, in questa III legislatura ho optato per la sigla Mesir-B, denominazione scelta in segno di discontinuità dal passato ma anche per il suo potere di evocare oscuri acronimi farmaceutici, composti chimici assemblati per scopi oscuri.

L’annuncio del Primo Ministro è sul blog. Il programma del mio e degli altri ministri pure. Quindi adesso basta giocare e sotto con il lavoro, che la programmazione ministeriale e la diplomazia sono cose serie. E’ un duro lavoro servire un’Oscura Nazione, ben più di servire una nazione chiara, cristallina e trasparente come le nostre confinanti. Adesso vi devo lasciare, ho il mojito che si sta annacquando, ma riceverete un mio segnale, prima o poi. Da questo mondo o da qualche dimensione adiacente.

Lunga vita e prosperità a tutti!

Universi fantascientifici a portata di tutti

Posted on Ottobre 16th, 2011 in Accelerazionismo, Fantascienza, Nova x-Press, On air | 3 Comments »

Gli scrittori di fantascienza, soprattutto in un mercato editoriale ristretto come quello italiano che obbliga i titoli di genere a spartirsi la fettina di una torta alquanto magra, si domandano da sempre quale possa essere la strada giusta per raggiungere un pubblico più ampio. Americani e inglesi (penso a Audrey Niffenegger, Chuck Palahniuk, ma anche a Robert Harris con Fatherland e L’indice della paura, quest’ultimo scoperto grazie a una segnalazione di Italo Bonera sulla lista di discussione Yahoo! Fantascienza) da tempo stanno esplorando le strade di quella che nella recensione de La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo mi ero spinto a definire come “fantascienza ripotenziata”: una fantascienza in cui l’immaginario di riferimento che impregna ogni opera del genere fosse ridotto all’essenziale, con un gioco di affilatura in grado di esaltare la capacità di taglio e penetrazione degli strumenti di analisi della SF. Sulla scia di quanto fatto dal compianto Michael Crichton, certo, ma senza limitarsi a uno spazio comunque predisposto a operazioni di questo tipo come il techno-thriller.

Si potrà obiettare che America e Regno Unito sono comunque paesi in cui Dune e William Gibson vendono milioni di copie, in cui Iain M. Banks è un intellettuale di riferimento oltre che un autore bestseller, e che ospitano eventi come la mostra Out of this World alla British Library. Tutto vero. Ma dagli stessi paesi arrivano anche serie televisive estremamente popolari e tutt’altro che immediate come Life on Mars, Battlestar Galactica, Caprica oppure Fringe, che in virtù della loro specificità riescono a riscuotere l’apprezzamento del pubblico più vasto. Lo dimostrano l’attesa della quarta stagione trasmessa in America dalla fine di settembre e il commento odierno di Aldo Grasso, critico televisivo del Corriere della Sera noto per la sua severità, che scrive:

Proprio la complessità e la raffinatezza della scrittura sono i veri punti di forza di Fringe: il fascino oscuro di fenomeni paranormali si accompagna sempre alla profondità del racconto delle relazioni e delle psicologie dei personaggi. Le stagioni precedenti erano tutte costruite sull’esplorazione del rapporto tra Walter e Peter, padre e figlio, mentre ora il tema cruciale è quello del doppio e del riconoscimento.

Se proprio si vogliono fare paragoni tra il fantastico (e la SF in particolare) in Italia e altrove - sport in cui qui da noi si sfiora l’eccellenza come in molti altri settori (dal calcio alla politica), aggiungendo una voce peculiare e particolarmente ossessiva al coro più generale dell’eterno lamento nazionale - allora per onestà di analisi non si dovrebbero trascurare presupposti e condizioni al contorno. Da quanti decenni non vengono prodotti un film  o una serie di fantascienza? Quanto interesse riscontriamo da parte dell’industria culturale a investire in un immaginario che non può fare a meno del futuro come colonna portante? Quanto interesse riscontriamo quotidianamente nel superare i confini dell’eterno presente in cui ci siamo lasciati ingabbiare?

Sembrerà strano, ma da qualche tempo non riesco a scindere il discorso sulla fantascienza da quello sullo stato più generale della cultura del Paese, sul suo dissesto politico ed economico, sul suo sfaldamento sociale. Nel dibattito perpetuo che ci tiene impegnati di stagione in stagione, mettere in relazione letteratura e vita/realtà è necessario in questo momento più che mai, anche per scongiurare il rischio di autoghettizzazione (perfetto mix di settarismo e alienazione) a cui i generi di nicchia risultano da sempre esposti. E a cui troppo spesso ci lasciamo consensualmente ridurre.

[Immagine di Olivia Dunham/Anna Torv via Tor.com.]

Il complotto contro l’Italia

Posted on Settembre 22nd, 2011 in Accelerazionismo, Agitprop | 2 Comments »

Leggo sul massimo organo della stampa moderata questo editoriale, trovandolo in larga misura condivisibile. Non è che mi sto spostando al centro io, attenuando le mie posizioni, sfumando le opinioni: è che ormai l’immenso prodotto della carneficina economico-sociale attuata con indiscriminata risoluzione da questo governo è sotto gli occhi di tutti e nessuno, nemmeno la stampa storicamente più prudente, può più permettersi il lusso di soprassedere e fingere che non stia accadendo niente. Il perdurante stato confusionale delle forze politiche che ci governano non è degno di un paese che pretende ancora di sedere al tavolo dei grandi del mondo e di avere qualcosa da dire.

La serie di riscontri che stiamo ricevendo in questi giorni (declassamento del debito, capacità di crescita e sviluppo, considerazione e autorevolezza in ambito diplomatico) fotografano una realtà impietosa. E come dimostra ancora oggi l’analisi della penetrazione della rete in Italia, il potenziale da sviluppare ci sarebbe pure, ma per troppo tempo ci siamo crogiolati su una concezione arcaica del mondo, dei rapporti di lavoro, mancando le tappe principali nel percorso di crescita che è stato invece agganciato dalle principali democrazie europee e mondiali. Il nostro vagone si è sganciato dal treno del futuro e non sappiamo quando riusciremo a strappare un nuovo passaggio. Ma quello che in prospettiva mi inquieta di più, è che in ogni caso si tratterà di un passaggio da chiedere a qualcuno: per i decenni a venire pagheremo il prezzo delle scelte dissennate che ci sono state imposte da una classe politica incompetente, vetusta e corrotta.

Insomma, i venti che soffiano in questo principio d’autunno sembrano recare tutt’altro che buoni presagi… E non serve ricordare come finì l’ultima volta in cui si evocò il complotto demo-pluto-giudaico-massonico, vero? Vorrei sbagliare, ma in un paese già schiacciato sotto il gioco della demokratura, il rischio di rigurgiti neofascisti sta diventando pericolosamente concreto.

La classe operaia andrà in paradiso?

Posted on Settembre 6th, 2011 in Accelerazionismo, Agitprop, Nova x-Press | No Comments »

Io non so se la classe operaia ha un suo paradiso ad attenderla. Di sicuro, dopo aver spinto sempre più famiglie sotto la soglia della povertà, si sta facendo di tutto per rendere un inferno la vita in terra dei lavoratori dipendenti, sia nel settore privato che in quello pubblico, per una volta senza distinzioni né favoritismi. Per la situazione che vedo intorno a me ogni giorno, posso considerarmi fortunato: contratto a tempo indeterminato, salario garantito, massima attenzione alla sicurezza sul lavoro. Eppure sento che qualcosa che non va deve esserci, se a 5 anni da una laurea conseguita con il massimo dei voti non posso ancora permettermi di fare lo straccio di un piano a media scadenza, e come me molti altri. Se guardandomi intorno vedo laureati brillanti intrappolati nella routine dei lavori a tempo determinato, delle collaborazioni gratuite, dei corsi di formazione forzati, degli impieghi temporanei sottoqualificati e sottopagati; se vedo amici costretti a ingannare il tempo davanti a un bar; se persone di indubbio valore sono costrette a fare la via crucis delle agenzie interinali, per scoprire che il loro nominativo è utile solo ad allungare la lista dei contatti dell’ufficio, aumentandone la reputazione presso i clienti. Se un governo vara una manovra finanziaria senza capo né coda e la modifica 3 volte nel giro di due settimane, arrivando a includere nel testo tutto e il contrario di tutto fino alle modifiche costituzionali, tutto questo dopo aver ripetuto a oltranza che la crisi era un’invenzione della solita gente che vuol male al Paese.

Ecco, questo è un Paese che secondo me ha bisogno di darsi una regolata. Dopo esserci fatti rubare il futuro sotto il naso, stiamo lasciando che il futuro lo rubino anche alle generazioni che verranno, con uno strascico culturale, politico e sociale da cui sarà difficile riprendersi in tempi brevi. E per troppo tempo penso di essere rimasto alla finestra a guardare, in attesa di veder passare nel fiume il corpo del Nemico. Penso che almeno per me sia giunto il momento di dire basta: sono stanco che altri si accollino il lavoro sporco, nella consapevolezza che la loro lotta è giusta e potrebbe/dovrebbe portare un miglioramento anche della mia condizione e della gente che mi sta intorno.

Siamo tutti sotto ricatto: se non personalmente, lo vediamo nelle facce degli amici, dei parenti. E a questo punto diventa una questione di diritti e di dignità, di coscienza e di valori. La logica del dominio impostaci da un’egemonia culturale e politica scriteriata e dissennata ha prosciugato il bacino dei sogni e delle speranze lasciandoci di fronte all’orizzonte desolato di un futuro zero: ridotto ai minimi termini, e forse nemmeno più quelli. Sarebbe anche ora che ci riprendessimo quello che ci spetta. E se verrà il momento, io voglio essermelo guadagnato con le mie mani. E se invece così non dovesse essere, non sarà certo stato un sacrificio in più ad avermi cambiato la vita.

Non so se lo Sciopero Generale indetto dalla CGIL sortirà qualche effetto. Ma pur senza riconoscermi in questo sindacato, oggi mi sono sentito in dovere di prendervi parte. Ero un numero, certo. Lo sono sempre stato e lo saremo sempre, tutti. Ma la teoria del caos insegna che a volte bastano gli infinitesimi per produrre esiti di portata catastrofica. Questa volta la catastrofe è proprio ciò che andrebbe evitato. E se forse è troppo sperare che anche qui da noi si giunga a una presa di coscienza sul modello islandese (come legittimamente evocato su HyperHouse), sono decisamente stanco di assistere al vecchio spettacolo del nano che saltella allegramente con i suoi clown e le sue ballerine svestite sull’orlo del baratro. E’ in cartellone da troppo tempo e non è mai riuscito a strapparmi mezza risata.

Terre rare

Posted on Luglio 1st, 2011 in Accelerazionismo, Futuro, Stigmatikos Logos, Transizioni | 2 Comments »

E’ interessante notare come il nostro stile di vita nel 2011 dipenda da materiali di cui la maggior parte della gente ignora l’esistenza. Occorrerà presto un fondo per gli elementi in via di estinzione? Prima di proiettarci verso la frontiera spaziale, a caccia di berynium nell’orbita di Sirio o di illirio direttamente nel cuore di una supernova…

A case of coscience

Posted on Giugno 10th, 2011 in Accelerazionismo, Agitprop | No Comments »

Domenica e lunedì: perché non fare come se fossimo tutti su Pandora?

Referendum 2011

Posted on Giugno 9th, 2011 in Accelerazionismo, Agitprop | 2 Comments »

Scommetto che una parte di voi si aspettava da me questo post, anche se con il ritmo di aggiornamento dello Strano Attrattore che è invalso negli ultimi tempi nessuno si sarebbe sorpreso se avessi lasciato correre l’occasione. E invece, alla luce del becero spettacolo che ci hanno offerto gli organi d’informazione nazionali (TV in primis, altra cosa che non dovrebbe sorprendere nessuno), per me questa sortita sui referendum è diventata fondamentale. Le campane filogovernative dei sostenitori del NO, vale a dire degli oppositori ai quesiti referendari, hanno suonato ancora una volta a lutto: il corpo da piangere, ovviamente, era quello della democrazia.

Non ricordo che mai prima si era toccato come in questi ultimi anni un simile disprezzo per l’intelligenza e i diritti dei cittadini italiani. Ma d’altro canto, come insegnò l’esperienza dei referendum sull’impiego delle staminali nella ricerca e sulla procreazione assistita, questo è un Paese che ha già dimostrato di saper dare il peggio di sé in occasione simili. Non credo sia un caso. Dopotutto, il referendum è la vera arma che la Costituzione ha messo nelle mani dei cittadini per delegittimare i loro rappresentanti politici: se le elezioni politiche ci consentono di scegliere un candidato, il referendum ci consente di farne bellamente a meno, mettendoci in condizione di pronunciarci direttamente su un tema specifico e, nel caso dei referendum abrogativi (come questi per cui saremo chiamati alle urne domenica prossima 12 giugno e lunedì 13), di esprimere implicitamente un giudizio sull’operato del legislatore, confermando o rimuovendo dall’ordinamento le disposizioni stabilite dai nostri rappresentanti stipendiati. Consistendo in uno strumento di democrazia diretta, il referendum costituisce il momento più nobile, importante e gratificante nella vita politica del cittadino. Read the rest of this entry »

Editoria digitale

Posted on Giugno 7th, 2011 in Accelerazionismo, Connettivismo, ROSTA | 4 Comments »

L’infaticabile - e indecifrabile - Lucius Etruscus ha curato per Thriller Magazine un’inchiesta sul tema del momento: l’e-book. E per l’occasione ha pensato di intervistare anche me, insieme ad altre firme più celebri, con pareri - come vedrete - anche piuttosto variegati ed eterogenei. Il risultato lo trovate qui. Se avete voglia di parlarne, ripetete il segnale o sfruttate lo spazio dei commenti.

Il rebus delle rinnovabili & l’ombra del nucleare

Posted on Febbraio 9th, 2011 in Accelerazionismo, Agitprop, Futuro, Transizioni | 1 Comment »

Per una volta lascio che il lavoro scivoli nel bacino d’attrazione del blog: in questo post parlerò di fonti rinnovabili, nucleare e manovre più o meno occulte per orientare l’umore dell’opinione pubblica. L’occasione la offrono i recenti articoli apparsi sulla stampa nazionale, con un’operazione che lascia intuire la sua natura lobbistica. Quello che difetta alla campagna, tuttavia, è un necessario requisito di trasparenza, e dispiace vedere che a incapparvi sia stata anche una testata come Repubblica, che invece va solo elogiata per le inchieste che porta avanti. Ma evidentemente anche Repubblica ha un editore e degli azionisti da foraggiare, per cui eccoci alle prese con quella che ancora una volta si mostra come un’iniziativa di propaganda grigia. E lo Strano Attrattore, ormai lo sapete, aderisce alla campagna autopromossa a favore dello smacchiatore di propaganda. Come antidoto alla disinformazione, ecco quindi la vostra razione quotidiana di controinformazione.

Gli articoli sotto osservazione sono questi:

La Consulta: per l’impianto serve il parere delle Regioni (2 febbraio 2011)
Rinnovabili, c’è il rischio stangata: “5,7 miliardi nella bolletta degli italiani” (7 febbraio 2011)
Confindustria: “L’efficienza vale 800mila posti di lavoro” (8 febbraio 2011)

Leggete gli articoli o accontentatevi di questa sintesi. All’annuncio della stangata assestata al piano nucleare del Governo dalla Corte Costituzionale, che ha giudicato illeggittimo l’articolo che escludeva le Regioni dal coinvolgimento in sede antecedente alla Conferenza unica per l’autorizzazione degli impianti (una sorta di deroga a quanto già accade oggi, cucita su misura per il nucleare), è seguita dapprima una stoccata dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (che dà conferma di un atteggiamento generalmente contrario non solo alla promozione, ma anche solo alla tutela del settore delle energie rinnovabili, in cui l’AEEG da qualche tempo a questa parte si sta fieramente distinguendo), con un proclama allarmista di stampo pseudo-terroristico (della serie: “attenzione, consumatori, vi stanno derubando con la scusa dell’ambiente!”), giusto per continuare ad alimentare lo stato di psicopatologia di massa che regna nell’Italia degli anni Dieci; e a stretto giro è arrivato anche l’affondo di Confindustria, che assesta un colpo al cerchio e uno alla botte e attacca sia il Governo per le sue politiche schizofreniche in materia, facendo ancora una volta la voce grossa con una creatura ormai visibilmente allo sbaraglio, sia gli operatori delle rinnovabili, rilanciando l’attualità del tema del momento: il nucleare.

Esonerato il Governo per manifesta incapacità di intendere e di volere, sul banco degli imputati troviamo quindi solo le care, vecchie, vituperate energie rinnovabili: eolico, fotovoltaico (protagonista di un boom in larga misura inatteso, e sicuramente mal gestito dagli organi di controllo del settore), biomasse, idroelettrico. L’accusa: pomperebbero i costi delle bollette dell’energia elettrica degli italiani attraverso la componente A3 degli oneri di sistema, che tiene conto degli incentivi CIP6 istituiti nel 1992 per sostenere lo sviluppo delle rinnovabili in Italia. Peccato però che, con il tipico magheggio all’italiana, il CIP6 sia finito a incentivare sia le fonti rinnovabili vere e proprie e che le cosiddette assimilate e che il legislatore abbia avuto l’arguzia e lungimiranza di infilare in questa innocua aggiunta tanto i termovalorizzatori, ovvero gli impianti di incenerimento della frazione non biodegradabile dei rifiuti solidi urbani (in pratica, i rifiuti indifferenziati sono stati considerati assimilati in quanto prodotti da un processo derivato da fonti rinnovabili, in aperta violazione delle direttive europee), che l’energia prodotta dalla combustione degli scarti di raffineria. In pratica, con la componente A3 delle nostre bollette (pari al 6-7% del costo totale) noi italiani non paghiamo solo per lo sviluppo del settore delle rinnovabili, ma anche per la sua penalizzazione nell’ambito di un sistema che è andato a privilegiare, negli anni, la costruzione di centrali che con il vento, il sole, l’acqua e le biomasse non avevano niente a che vedere. Ma la colpa, secondo l’Autorità e il gruppo di pressione in elefantiaco movimento in queste ultime settimane (ricordate il forum nucleare e la sua pubblicità pagata dagli italiani, sì?), sarebbe delle rinnovabili. (Tra l’altro, per dovere di cronaca, mi sembra che da 7-8 anni non venga più costruito un solo impianto eolico in ambito CIP6, semplicemente perché il mercato dei certificati verdi introdotto all’inizio dello scorso decennio si è rivelato più remunerativo sul lungo periodo. Di conseguenza gli incentivi CIP6, della durata di 8 anni, a cui vanno ad aggiungersi ulteriori 7 anni di tariffa agevolata, sono tutti scaduti o prossimi alla scadenza).

L’obiettivo malcelato è quello di rilanciare l’immagine del nucleare come opportunità. Ma chi ne trarrebbe davvero vantaggio? Di certo non il consumatore (l’utente finale, lo chiamano, anche in questo caso), che nella bolletta si vedrebbe semplicemente sostituire una voce con un’altra, smettendo di incentivare le rinnovabili e cominciando a incentivare il nucleare. Di certo non il sistema, che conta già sufficiente capacità di generazione installata (101 GW nel 2009) per fronteggiare il carico massimo previsto da Terna in uno scenario di sviluppo (72 GW). I dati sono presi da Wikipedia. Il sospetto si orienta quindi verso quei soggetti che magari sono arrivati tardi sulla torta delle rinnovabili e contano di ripetere l’exploit in un settore ancora più remunerativo (intorno agli impianti nucleari, è facile immaginarlo, si svilupperebbe tutto un circo di società di consulenza e organi di controllo per garantire agli onesti cittadini la più assoluta incolumità…), oppure sui colossi nazionali dell’energia che partecipando a un piano strategico per il Paese consoliderebbero il loro ruolo di operatori sul mercato interno (tagliando fuori le piccole e medie imprese che invece hanno saputo più agilmente cavalcare l’onda delle rinnovabili). Una sorta di vendetta di Golia contro Davide, insomma.

Bastano ancora una volta un paio minuti di navigazione su Wikipedia per identificare gli attori in scena e farsi un’idea un po’ più precisa della commedia delle parti in atto. A partire dall’Authority e dai suoi vertici: nell’ipertrofico accumulo di poltrone che contraddistingue il tentacolare connubio tra politica e impresa italiana, sia il presidente che il commissario dell’AEEG attualmente in carica risultano essere o essere stati infatti consiglieri della Sogin. La Sogin (per l’esattezza: Società per la Gestione degli Impianti Nucleari) è una S.p.A. costituita nel 1999 e controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per seguire le fasi di decommissioning (ovvero controllo, smantellamento degli impianti, decontaminazione e gestione scorie) delle centrali nucleari italiane spente in esecuzione del referendum del 1987. E a proposito di costi per i cittadini: provate a indovinare chi finanzia questa azienda istituita per il benessere degli italiani post-nucleare?

Potete trovare un indizio nelle vostre bollette. La componente che fa al caso nostro si chiama questa volta A2, riguarda gli oneri di sistema per lo smantellamento delle centrali nucleari, e nel 2009 pesava per 500 milioni di euro. Sempre in bolletta potrà capitarvi di inciampare in un’altra sigla esoterica: MCT. Si tratta delle misure di compensazione territoriale, che vanno a costituire la cassa con cui i governi di domani cercheranno di evitare eventuali future sollevazioni popolari, lubrificando i conti del comune che verrà estratto a sorte dalla Lotteria dell’Eternità per ospitare il sito nazionale di stoccaggio delle scorie nucleari (scongiurando dunque una nuova Scanzano Jonico). Altri 500 milioni di euro stimati ogni anno, versati dagli “utilizzatori finali” italiani. Ma attenzione al delirio di onnipotenza che potrebbe ispirarvi questa prestigiosa etichetta: in questo caso, il passato e il futuro sono non solo degli oneri che pesano sui nostri bilanci familiari, ma anche ipoteche sulle teste dei nostri figli. Qualcuno cercava di ricordarcelo neanche troppo tempo fa.

Viva l’Italia!