Archive for Luglio, 2013

Estrapolando derive postumane

Posted on Luglio 24th, 2013 in Accelerazionismo, Criptogrammi, Postumanesimo | 2 Comments »

Postumani, dove sono finiti? In effetti è da un bel po’ che da queste parti non speculiamo sull’universo-dopo-l’uomo-come-oggi-lo-conosciamo. Eppure il pensiero non mi ha abbandonato: con la complicità della scrittura negli ultimi tempi ho semplicemente dirottato altrove - sul terreno della narrativa, in primis - le riflessioni sull’argomento. Ma da qualche tempo un paio di articoli salvati tra i preferiti aspettavano un approfondimento, e dunque eccoci qua.

Parlare di postumano implica una doppia attitudine - e un diverso atteggiamento nei due casi: nel primo, ci si concentra sulle trasformazioni immediate del corpo (e della mente, della sfera sociale, della dimensione culturale) prodotte dalla tecnologia sull’orizzonte temporale del breve termine; nel secondo, ci si pone in una prospettiva evoluzionista e si ragiona su quali saranno sul lungo periodo gli effetti della pressione delle forze coinvolte nel condizionamento (se non proprio nella pianificazione o in un suo tentativo) del processo evolutivo del genere umano.

Dal mio personale punto di vista, in questo campo ancora più che in altri risultano particolarmentestimolanti da investigare le contrapposizioni. Dicevamo poco più su che il cambiamento che si verifica sul nostro corpo e sulle sue funzioni ha effetti sul piano cognitivo, ed è questo che in fondo mi interessa esaminare quando scrivo. Semplicemente perché è quello che mi interesserebbe leggere. Una persona con un’interfaccia neurale diretta alla rete, in condizione di connettersi al resto del mondo in tempo reale, non modificherà solo i propri comportamenti rispetto a noi-oggi, ma sarà portatore di una visione del mondo completamente rivoluzionata rispetto alla nostra. E figuriamoci allora discendenti degli umani che non hanno mai conosciuto la gravità di un pianeta, ma abituati a muoversi istintivamente e senza limiti negli spazi tridimensionali di un habitat spaziale… O ancora esseri postumani ingegnerizzati per integrarsi in profondità con l’ecosistema, sulla Terra o su un pianeta completamente alieno.

A ben vedere, scorrendo la rassegna di scenari riportati in questo articolo di George Dvorsky per io9 o in quest’altro di Dean Burnett per il Guardian, non si tratta nemmeno delle ipotesi più astruse. Cosa dire, poi, dei possibili effetti dell’estensione virtualmente illimitata dell’aspettativa di vita: se dal punto di vista evoluzionistico i benefici reali sono ancora dibattuti, sul piano individuale come sarebbe dovere affrontare una vita di secoli? Avremmo abbastanza memoria per la nostra infanzia? Ci sarebbe abbastanza spazio per tutte le stagioni della vita o la gerontocrazia che già oggi spadroneggia in tutte le più decadenti società occidentali escogiterebbe oppressive forme di controllo? E potremmo continuare a lungo sul terreno delle ipotesi di lavoro.

Art by Kilian Eng.

Tornando alle contrapposizioni, ho trovato sempre interessante l’esercizio di concentrarsi, scenario per scenario, sulle possibili derive, ovvero sull’esplorazione delle linee centrifughe che è possibile sviluppare da comuni premesse. Sullo stampo della Matrice Spezzata, dove Bruce Sterling non si accontentava di presentarci un panorama già complesso della futura società umana sparsa per il sistema solare, ma ne seguiva il movimento confrontando le diverse prospettive delle sue diverse fazioni, che a partire dall’iniziale contrapposizione tra i cyborg mechanist e i bioingegnerizzati shaper si facevano via via più numerose, come in un gioco di specchi - e di specchi frantumati in schegge sempre più minute ed affilate.

Mi capita quindi di ragionare ancora su questo, quando scrivo. Specie se ci sono di mezzo personaggi alle prese con lo spazio, in insediamenti che non hanno mai sentito nemmeno parlare della Terra. Oppure creature intente a risalire le radici del loro albero biologico per recuperare l’essenza perduta della propria umanità. Suggestioni criptografiche per racconti di mezza estate…

Il dominio degli ultracorpi

Posted on Luglio 9th, 2013 in Agitprop | 1 Comment »

Immaginate una società complessa, sfaccettata, sufficientemente articolata da rendere credibile una dialettica di facciata tra le fazioni - più o meno numerose - che la sua scena politica richiederebbe per fornire un’apparenza di vitalità. Per esempio, un paese come l’Italia.

Immaginate che nel corso dei decenni si sia consolidata una classe dirigente, i cui membri siano distribuiti trasversalmente attraverso tutti gli schieramenti con una pur minima possibilità di ambire al governo delle istituzioni locali o nazionali. Ipotizziamo che gli esponenti di questa élite siano espressione di un potere occulto, segreto, assolutamente non ufficiale: il Partito Dominante, che prima di tutto è un Partito Ombra, ovvero una compagine che si muove all’ombra dello schermo degli schieramenti ufficiali.

Nessuno può dire quando il Partito Dominante sia stato costituito, ma la diaspora dei dirigenti e dei quadri di partito dalla formazione che ha amministrato la cosa pubblica per tutta la durata della Prima Repubblica ne ha potenzialmente agevolato l’infiltrazione in pressoché tutti i partiti seduti lungo l’arco parlamentare, con rarissime eccezioni (misurabili con l’esperienza dell’extra-parlamentarietà duratura o anche solo temporanea). D’altro canto, i principali partiti in grado di spartirsi i resti della Balena Bianca si sfideranno a colpi di proclami e anatemi, ma in realtà saranno disposti a temporanee alleanze tattiche, come insegna tutto un ciclo di decreti passati o bocciati per il sostegno o la mancanza dei voti provvidenziali. Tutti gli altri, saranno destinati a lungo o a breve alla marginalità: la sinistra, sempre ritratta come un reperto storico di un’epoca buia (come se quella che fosse venuta dopo sia stata un’età dell’oro); i moti up-wing, che finiranno per inglobare le pretese di legittimità delle destre da sempre striscianti nel nostro tessuto sociale, la cui gestione da parte di personalità ingombranti capaci di fornire un’immagine quanto più pittoresca e risibile dei fenomeni di protesta rientra anch’essa nello schema generale.

[In effetti, la stessa ripartizione in fasi successive dell'esperienza politica del Paese risponde a un semplice calcolo strategico, legato all'esigenza di dare una parvenza di evoluzione - una mera illusione di cambiamento, di riciclo, di avvicendamento - della classe politica agli occhi dell'opinione pubblica. Per cui parlare di Prima, Seconda o Terza Repubblica è già di per sé un sintomo del contagio psichico, un segnale che il Partito Dominante è riuscito a imporci la convenzione precostituita che si siano verificati dei mutamenti, nel corso della storia repubblicana, che in realtà non hanno mai avuto luogo, preservando invece il potere delle stesse persone, delle stesse famiglie, degli stessi gruppi di interesse.]

Immaginate che il Paese, a un certo punto della sua storia, attraversando una fase particolarmente critica, in cui le debolezze strutturali rese ormai croniche hanno raggiunto un punto di rottura e di non ritorno, esprima nell’unica maniera concessa dalle istituzioni democratiche - il voto popolare - un’istanza di cambiamento, una volontà di superamento dell’impasse in cui per anni i governi si sono crogiolati. E che l’unica risposta visibile dalla classe politica sia, nell’ordine:

a. lo stallo delle istituzioni;

b. la rielezione - la prima nella storia repubblicana - della stessa figura nel ruolo (delicatissimo in questa presunta transizione) di Capo dello Stato;

c. lo scioglimento di tutti gli accordi pre-elettorali e la convergenza in un patto di larghe intese e di ancor più ampie pretese.

Lo so, lo scenario sta diventando familiare. E inquietante. Ma senza voler indulgere nelle manie cospirazioniste divenute tanto di moda negli ultimi tempi, va considerato anche che scaturisce prevalentemente dall’analisi che Charles Stross ha sviluppato in merito alla situazione del suo Paese (il Regno Unito) e dagli straordinari paralleli che mi è capitato di intravedere con la nostra specifica situazione italiana.

In questo scenario, il berlusconismo non sarebbe altro che un diversivo, una sorta di specchio per le allodole. Così come l’anti-berlusconismo di facciata del principale partito avversario. In realtà, in entrambi gli schieramenti sarebbero infiltrati emissari del Partito Dominante, per lo più in posizioni-chiave, comunque sempre in prossimità delle stanze dei bottoni. In quest’ottica, assume una valenza interessante la moltiplicazione di casi di parentela tra i due principali partiti concorrenti al governo del Paese: zii e nipoti, mariti e mogli. Praticamente un’ammucchiata, in cui si sta consumando quest’ennesima, lenta, morbida Caduta.

In condizioni stazionarie, il Partito Dominante potrebbe ambire a preservarsi ad libitum. Ma non dobbiamo dimenticare che la fase che stiamo attraversando è quanto di più lontano ci sia da una condizione stazionaria: l’economia del Paese si ritrova esposta agli assalti predatori della finanza internazionale, la società è sottoposta alle spinte centrifughe dei particolarismi, amplificate dalla disoccupazione che ha ormai raggiunto tra i giovani livelli intollerabili per un paese civile. Combiniamo l’assenza di una prospettiva del futuro - anche solo di un’idea della possibilità di superare lo stato di crisi ormai permanente - con l’esperienza fallimentare del voto di protesta espresso alle ultime consultazioni elettorali. Moltiplichiamo per l’aperto disprezzo di tutti gli organi amministrativi per l’esito delle consultazioni referendarie: quelle nazionali, ma anche quelle cittadine.

Serviva una valvola di sfogo, ma per imperizia e per sufficienza si sta decidendo di forzare le condizioni di isolamento da cui il sistema politico proveniva. Anzi, l’isolamento della classe dirigente dalla società tende ad aumentare. Sotto la chiusura ermetica, la pressione intanto continua ad salire.

Sarà un processo forse ancora lungo, ma alla lunga le cause continueranno a  incistarsi, le metastasi invaderanno il corpo e la difesa immunitaria dell’organismo s’illuderà di poter reagire con un ultimo disperato contrattacco. Prendete questo scenario ed esportatelo a piacimento: Spagna, Portogallo, Grecia. Siria, Turchia, Egitto. Il Mediterraneo potrebbe essere l’epicentro della prossima fase nella crisi globale.

Date queste premesse, temo che restare a guardare per la pura curiosità scientifica di conoscere gli esiti stavolta ci riserverà ben poche soddisfazioni.