Dove riecheggiano le sue risate. Lo sapete, Iain M. Banks non è più tra noi. Il 9 giugno scorso il cancro che gli era stato diagnosticato solo pochi mesi fa ha compiuto il suo corso. Nei giorni che sono seguiti, i media - non solo quelli legati al genere - hanno dedicato ampio risalto al ricordo di questo titano del nostro tempo, un gigante sulle cui spalle in molti avrebbero voluto trovare un posto per scrutare tanto lontano quanto il suo sguardo era solito spingersi.

Oltre al ricordo di Charles Stross sul suo blog, uno dei pezzi più interessanti è apparso ieri sul Guardian: è l’ultima intervista rilasciata da Banks a Stuart Kelly, un resoconto della loro chiacchierata in cui risalta il carattere eclettico, multiforme, poliedrico dell’autore e dell’intellettuale che convivevano nel suo involucro umano, una custodia intrisa di uno spirito vivace, in grado di illuminare il mondo con una risata. Nel corso della conversazione con Kelly, Banks spazia dalla sua ultima opera (il romanzo The Quarry, che per uno strano scherzo del destino affronta proprio il tema della morte per cancro del protagonista) al ciclo della Cultura, dalla politica interna a quella internazionale, dalla poesia alla musica. L’articolo merita di essere letto nella sua interezza, ne riporto qui di seguito solo un brevissimo passaggio (traduzione mia, abbiate pazienza):

Mentre ci dirigiamo verso la porta, Banks riesce a piazzare a sorpresa un contropiede finale: “Sai che conosco cos’ha provocato il cancro?” Penso di aver fatto una faccia come quella di Macaulay Culkin in Mamma ho perso l’aereo. “Un raggio cosmico”, dice. “Non sopporterò obiezioni; è stata una particella ad alta energia. Una stella è esplosa centinaia o migliaia di anni fa e da allora un raggio cosmico - un brutto proiettile magico con sopra inciso il mio nome, per citare Ken [MacLeod, NdR] - si è diretto verso il momento in cui ha colpito una delle mie cellule, innescando una mutazione. È un’uscita di scena degna di un autore di fantascienza; niente a che vedere con un banale errore di trascrizione [genetica, NdR]“. Poi arriva il momento che stavo temendo… ma lui invece dice: “Alla prossima”.

Su io9 Annalee Newitz ha voluto onorare la memoria di Banks riportando, a beneficio di tutti, 11 regole sulla scrittura tratte dal suo lavoro, un’eredità preziosa lasciata a tutti noi. La mia regola preferita è la numero 2: l’Utopia non è mai perfetta.

“La Cultura è la mia idea di utopia.  È una pura avverazione del mio desiderio. Questa società si regge sulla volontà di fare del bene… a differenza del capitalismo, che si fonda sull’impulso a sfruttare”, dichiarava Banks all’Independent nel 2008. L’opera di Banks ci permette di riflettere significativamente sul futuro dell’umanità proprio perché non perde di vista quanto ci rende umani: il conflitto e il compresso. Sebbene la Cultura sia un’Utopia, è anche popolata di gente disposta a giocarsi la vita, di maniaci genocidi, di schiavisti, e di Menti il cui divertimento principale scaturisce dalla distruzione ad alta velocità. È lo sforzo di conservare una civiltà democratica ed egualitaria che rende credibile la Cultura. L’Utopia non è una condizione stabile. È un mondo precario, in continuo cambiamento e pieno di problemi che potrebbero non essere mai completamente risolti”.

Anche il fatto che Banks non abbia potuto e voluto scrivere una parola definitiva sul suo universo narrativo più complesso, dopotutto, può essere letto come parte integrante della poetica di questo autore senza pari. Arrivederci nell’Eccessione, El Bonko.