Ultimo appuntamento con questi excursus su Codice morto, con cui ho voluto proporvi un trittico di articoli dedicati a suggestioni e approfondimenti: dopo i luoghi e le (retro)tecnologie, veniamo alla storia. Questa novella è anche una storia di storie. Ne presenta diverse e raccoglie spunti da almeno due pagine della storia del ‘900.

La guerra del Vietnam è senz’altro la più nota e appariscente. L’abbiamo vista scorrere in decine di film, serie TV e documentari, e altrettanti sono i libri e i fumetti dedicati alle operazioni americane nel sud-est asiatico. Con il tempo, la superficie del Mekong scintillante nel tramonto è diventata un cavo elettrico lungo il quale far scorrere incubi e fantasie. Se il delta sfocia nel nostro immaginario comune, allora le sue sorgenti sono connesse direttamente ai territori dell’inconscio, che continuano ad alimentare la nostra sete di rivisitazioni e variazioni. Per me è così, da sempre. Da ancor prima di vedere finalmente Apocalypse Now di Francis Ford Coppola (1979). E in effetti il primo film sul Vietnam che ho visto deve essere stato Allucinazione perversa (Jacob’s Ladder, 1990) di Adrian Lyne, e la responsabilità sarà dunque in parte sua. In Codice morto abbiamo un campionario di topoi del genere: la guerra segreta (echeggiata fin dal nome nel Programma Fenice), la guerra sporca, la guerra come linea di confine tra l’adolescenza e la maturità, la guerra come ossessione, la guerra come esperienza terminale.

Se devo citare qualche altro film, direi senza ombra di dubbio Il cacciatore di Michael Cimino (The Deer Hunter, 1978), Platoon di Oliver Stone (1986) e Full Metal Jacket di Stanley Kubrick (1987), e direi senz’altro un’ovvietà, nel testimoniare la ricchezza di un filone in cui molti cineasti hanno toccato l’eccellenza. Ma direi pure Magnum P.I., la serie di culto con Tom Selleck, prodotta dal 1980 al 1987 da Donald P. Bellisario e Glen A. Larson (sì, proprio quello del primo, dimenticabilissimo, Battlestar Galactica), che alla guerra in Vietnam ha dedicato alcuni dei suoi episodi migliori. E venendo ai libri, sicuramente Dispacci di Michael Herr (Dispatches, 1977), seguito da due libri su altre guerre: Cat Chaser di Elmore Leonard (1982) sull’intervento americano in Repubblica Domenicana e il già citato Ricambi di Michael Marshall Smith (Spares, 1996) ricco di flash su una singolare guerra del futuro. Sapendo questo, non vi stupirete se aprendovi la strada lungo i paragrafi di Codice morto vi imbatterete negli echi delle opere citate.

Altra storia, quella del treno 8017. La più grave sciagura ferroviaria nella storia italiana, occorsa su un tratto particolarmente insidioso della linea Battipaglia-Potenza la notte tra il 2 e il 3 marzo 1944. Fine inverno, notte gelida. Un convoglio troppo pesante per superare una pendenza del 13 per mille sui binari umidi. Oltre 600 tonnellate e 47 carri merce pieni di gente senza biglietto che dalle città e dai paesi della costa si stavano dirigendo nell’entroterra, per barattare nei comuni dell’appennino lucano i sigari e il caffè rimediati dalle truppe alleate con viveri di prima necessità. Il treno che si arresta nella Galleria delle Armi, poco dopo la stazione di Balvano, in provincia di Potenza: 1.692 metri che non sarebbe mai riuscito a superare.

Nel disastro morirono 517 persone, secondo i dati ufficiali. Secondo altre fonti, le vittime furono più di 600. Inumate in quattro fosse comuni nel cimitero di Balvano. E non tutti furono identificati.

L’evento ebbe vasta risonanza mediatica: come ricorda questa raccolta di documenti, la notizia fu riportata sul New York Times, sul Times di Londra, sul Railroad Magazine, sullo Yankee Boomer.  Una tragedia della miseria, una pagina emblematica nella storia di Bassitalia, che ha suscitato l’interesse del cantautore country Terry Allen, che agli eventi ha dedicato la toccante ballata Galleria dele Armi (di cui potete leggere il testo su Treni di Carta, fonte per molte delle informazioni e dell’immagine sopra riportata), inclusa nel suo album Human Remains (1996). In memoria dell’accaduto e delle vittime, Salvatore Avventurato, proprietario di un negozio di abbigliamento che nella sciagura perse il padre, un fratello e uno zio, tra mille sacrifici riuscì a costruire nel 1972 una cappella nel cimitero di Balvano, il Tempio del Treno della Luce. Nella cappella, un affresco a opera dell’artista Giuseppe Beato da Portici ricostruisce la tragedia. I fatti di quella notte sono anche lo spunto narrativo del giallo storico Treno 8017 di Alessandro Perissinotto, che racconta una storia di vendetta e pacificazione nei tormentati anni del secondo dopoguerra.

E con questo pezzo si chiude la mia raccolta di materiali speciali dedicati a Codice morto. Colgo l’occasione per ringraziare ancora una volta l’editore e i curatori di questa edizione (la fantastica crew di Kipple Officina Libraria), Roberto Bommarito che alla novella ha dedicato una lusinghiera recensione, e naturalmente i lettori che hanno voluto investire nell’e-book i loro denari e il loro tempo. Se vorrete, vi aspetto qui per parlarne.