Archive for Maggio, 2013

Oltre la World SF Italia: quale futuro per la SF italiana?

Posted on Maggio 20th, 2013 in Fantascienza | No Comments »

A tre giorni dall’inizio della 39sima Italcon, ospitata nel più ampio contenitore della XXVII edizione della Sticcon, in programma dal 23 al 26 maggio nella confortevole location romagnola di Bellaria (a questo indirizzo tutti i dettagli della manifestazione, che vedrà anche noi connettivisti impegnati nell’annuale NextCon con una ricca offerta letteraria incentrata sui recenti sviluppi del movimento), è apparsa oggi su Fantascienza.com una proposta di evoluzione della World SF Italia, l’associazione che unisce gli operatori del settore in Italia: scrittori, critici, traduttori, editori, artisti. L’idea di rinnovamento è stata elaborata da Silvio Sosio, curatore di Fantascienza.com, Odissea Fantascienza e Robot, editore della Delos Books, per farla breve uno dei punti cardinali del genere in Italia, e per i dettagli non posso che rimandarvi all’articolo in questione, che sta già facendo molto discutere.

Per affrontare l’argomento, in effetti, la sede ideale è il thread che si sta sviluppando sul Ten Forward, con contributi per lo più possibilisti se non proprio entusiastici di fronte all’idea di riformare quello che è l’organo centrale della fantascienza in Italia, che specie a partire dalla scomparsa di Ernesto Vegetti, per tanti anni sua autentica anima e motore primo di ogni sua iniziativa, ha visto il proprio ruolo un po’ ridimensionato, ridotto di fatto alla gestione dei premi (con una non proprio efficacissima duplicazione del Premio Italia nel Premio Sidera, attivo dallo scorso anno). Per capire meglio ciò che intendo, basta dare un’occhiata al suo sito, che non è altro che una facciata di transito verso il sito di voto del Premio Italia. Se non siete appassionati di fantascienza (nessuno è perfetto) questo post vi risulterà vacuo e incomprensibile, quindi siete autorizzati a passare oltre. Ma se non siete proprio prevenuti verso il genere, se gli riservate una possibilità di coinvolgimento, se di tanto in tanto vi concedete qualcosa di più di un blockbuster di fantascienza, magari un fumetto, oppure un libro, allora l’operato della World SF Italia è argomento che potrebbe riguardare anche voi. Perché la proposta di Sosio muove dall’idea di farne a tutti gli effetti un ente di promozione del genere in Italia, magari con qualche possibilità di incisione anche all’estero.

Personalmente concordo con l’idea di cambiargli nome (World SF Italia è tanto altisonante quanto ingannevole), come pure di recuperare il ruolo informativo che negli anni è stato assunto dai bollettini dell’Editrice Nord, dalle appendici di “Urania” dedicate all’attualità della fantascienza internazionale (superate nell’era della rete dal vantaggio strutturale di siti come Fantascienza.com), dalle rubriche di approfondimento di Futuro News (per qualche tempo). Per la generazione precedente la mia, in particolare, il Cosmo Informatore prima e Cosmo SF in seguito hanno assicurato un contatto con il fandom che ritengo nessun’altra esperienza, nemmeno grazie alle potenzialità del web, è stata in grado di replicare: uno sguardo a 360°, al di là degli steccati del proprio orticello o al massimo del proprio condominio, su quantoaccadeva nel settore, in Italia e all’estero. Certo, la visione poteva risultare Nord-centrica, ma in fondo era giustificato dallo scopo del bollettino, che era quello di tenere aggiornati gli appassionati di fantascienza iscritti all’albo dei lettori della Nord (non saprei come altro definirlo) sulle uscite della casa editrice. Ma spesso la rivista si spingeva oltre: con articoli di approfondimento che spaziavano dalla critica letteraria alle recensioni cinematografiche, segnalazione di titoli indipendenti dalla Nord, una panoramica sulle fanzine, notizie dai lettori, pagine di offerte di compravendita, concorsi di narrativa, etc. Ecco, penso di essere stato l’ultimo (se non l’unico) della mia generazione a poterne apprezzare le qualità, che rimpiango ancora adesso.

Certo, qualcuno potrà obiettare che molte di queste funzioni vengono svolte oggi appunto dal Corriere della Fantascienza, on-line, e da Robot, off-line. Però temo che i meccanismi perversi innescatisi negli anni, e deterioratisi sempre più nel tempo, abbiano portato alla prevalenza di un pregiudizio incrociato tra le molteplici - minuscole, talora settarie - microcomunità che a un certo punto hanno deciso di allontanarsi dalla vita del villaggio globale per perseguire sogni di autarchia nella giungla, informatica e non. Sarebbe ora di riportare i fuggiaschi - e tra i profughi mi ci metto anch’io - interessati a riaprire un dialogo (quelli per fortuna non sono mai mancati) in piazza, nell’agorà o se volete nel foro di questa città abbandonata, e ricostruire una comunità sulle sue macerie. Per farlo, occorre senz’altro un organo di garanzia, scollegato dalle diverse fazioni, e l’eventuale bollettino dell’organizzazione potrebbe assolvere a questo ruolo. Mi spingo oltre, rispetto alla proposta originaria di Silvio, ipotizzando un portale che funga da aggregatore di notizie (non dovrebbe dopotutto richiedere soluzioni tecniche insormontabili), integrato con l’imprescindibile Catalogo Vegetti, con un’area di discussione (che colga l’eredita della compianta Lista Yahoo! di Fantascienza) e infine un presidio efficace dei social network, da Facebook a Twitter. Perché la cosa possa funzionare, occorre naturalmente uno staff, e per comporlo si potrebbe attingere proprio alle diverse forze di cui sopra: un mix di amatori e professionisti del settore. Perché la cosa funzioni ovviamente occorre che ci sia la volontà di mettersi al servizio della comunità, ma senza questo presupposto da parte di tutti non credo che abbia nemmeno senso andare avanti con la proposta.

Se vogliamo uscire dai tempi bui in cui ci siamo infilati, questa potrebbe essere una strategia vincente per portare il genere a una sua visibilità in Italia: assicurando un’immagine che possa anche fungere da interfaccia con l’esterno, con il bacino dei potenziali appassionati, oltre che con i media. A garantire questa funzione, venuti meno purtroppo nel giro di pochissimi anni tanti (troppi) padri fondatori, colonne portanti della SF italiana, bisognerebbe rivolgersi a un corpo di ambasciatori, ma per fortuna sono convinto che le personalità titolate a farsi carico dell’onere non latitino. Il bollettino riassuntivo da inviare a casa, l’organizzazione efficace dei premi, sono al confronto attività di ordinaria amministrazione che potrebbero trarre enorme beneficio dal motore centrale: la nuova organizzazione in cui trasformare la World SF. Che si chiami Italia SF, Associazione Italiana di Fantascienza, Agenzia o altro, importa poco. Molto più importante sarà l’impegno dei volontari e l’investimento economico degli editori che decideranno di sostenere l’iniziativa.

Spero davvero che non ci si lasci scappare questa occasione, che ha tutta la somiglianza possibile con quell’ultimo treno in partenza dalla stazione che a ripetizione, non solo in questo settore, finora sembriamo esser stati sempre disposti a concederci il lusso di lasciarci scappare. Stavolta potrebbe essere l’ultimo per davvero.

Probabilmente, per chi è interessato a discuterne, la sede ideale per confrontarsi di persona sull’argomento - e forse votare sull’applicazione delle modifiche statutarie della World SF Italia che esso comporta - sarà venerdì sera nel corso della riunione annuale dei soci, che avrà luogo dalle 21.00 alle 23.00 presso il Centro Congressi Europeo di Bellaria (sala Babel).

Codice morto: tecnologie e retrotecnologie

Posted on Maggio 12th, 2013 in Criptogrammi | 2 Comments »

Voglio tornare su Codice morto (a proposito, l’editore e Amazon hanno abbassato il prezzo a 0,89 euro, vale a dire un centesimo a pagina) per soffermarmi brevemente - dopo i luoghi che mi hanno ispirato - sulle tecnologie presentate nella novella. Uno dei temi alla base della storia è quello del contrasto, dell’incontro che degenera in scontro: tra la biologia e l’artificiale, tra la carne e il sogno, tra l’uomo e la natura. Il tema è quindi declinato insistentemente su più livelli, e uno di questi livelli è la tecnologia.

Nel mondo di Mancini, che non è molto lontano dal nostro (idealmente lo posizionerei nell’orizzonte di un decennio dal presente), convivono tecnologie e retrotecnologie. I due esempi che vi porto sono rappresentativi di questa condizione ibrida. E’ comunque opportuno anticipare, senza correre il pericolo di rovinarvi la lettura, che mentre la prima tecnologia che andrò a illustrarvi è puramente accessoria, ai fini della storia la seconda gioca invece un ruolo nodale.

Pneumo-posta. Non è altro che la posta pneumatica, il caro vecchio sistema dei tubi di Lamson visto nel capolavoro di Terry Gilliam Brazil (1985), ispirato da George Orwell (1984, ovviamente) e caro a tanta iconografia steampunk. Quando la pensai per Codice morto, ritenevo che la posta pneumatica fosse ormai un esperimento del tutto superato, perso nei meandri della storia e ricordato solo da una manciata di cultori di retrofuturo. Invece mi è toccato scoprire in seguito - grazie all’aggiornamento/completamento della voce wikipedica inglese - che la tecnologia è lungi dall’essere assurta nell’empireo dei dead media, con buona pace per il vecchio zio Bruce Sterling, ma comunque in un tripudio di fascino ucronico che onora al meglio la legge di Riepl.

Un po’ come la Berlino della Rohrpost, in Codice morto Potenza è attraversata da una Gabbia, in cui schizzano a velocità subsonica le comunicazioni tra i diversi utenti della rete. La pneumo-posta sostituisce sia la posta tradizionale che la rete, per ovviare agli effetti collaterali della Zona, che dalla sua comparsa irradia la città con un’emissione ionica che rende alquanto problematiche le comunicazioni elettroniche. Per lo stesso motivo, la città è servita da un efficiente sistema di TV via cavo, che a ben pensarci potrebbe fornire le basi per lo sviluppo di una rete di comunicazione schermata. Staremo a vedere. Comunque, per la sua natura puramente pretestuosa, come dicevo poco più sopra, la pneumo-posta è un dettaglio d’ambiente che svolge l’unica funzione di amplificare un contrasto, nella realtà deformata dallo specchio della storia.

Sequenziamento del DNA. La padronanza acquisita nel settore della genetica ha permesso ad alcune strutture sovvenzionate dallo Stato, ma con legami sospetti con i colossi farmaceutici, di manipolare il cosiddetto junk-DNA, ovvero il DNA spazzatura, quel 98% abbondante del nostro codice genetico che non codifica. In effetti, la definizione corrente (DNA non codificante, appunto) presuppone una conoscenza più vasta (o solo una più consapevole ammissione di ignoranza) di qualche anno fa. E come sempre la voce wikipedica esplora molte diverse ipotesi elaborate negli ultimi anni sulle sue possibili funzioni.

Nella storia, il tema è fortemente connesso all’istituto dei consultori per l’assistenza alla famiglia e alla maternità (Legge n. 405 del 29 luglio 1975) e al ruolo di tutela della gravidanza da questi successivamente assunto con la Legge n. 194 del 22 maggio 1978. Lo spunto per questa novella nasce dalla notizia di qualche tempo fa (be’, ormai saranno trascorsi dieci anni buoni e il recupero delle fonti è un po’ disagevole, specie trattandosi di un articolo che ebbi modo di leggere su un quotidiano cartaceo) che in tutta la Basilicata restava un numero esiguo di medici disposti a praticare l’aborto, a fronte di una schiacciante maggioranza di obiettori: il che di fatto comportava una discriminazione su base territoriale a scapito dei diritti della donna.

La domanda da cui Codice morto nasce è stata: cosa succederebbe se una rete di cliniche semi-private offrisse servizi analoghi, sostituendosi ai consultori, per supplire alle mancanze del sistema sanitario pubblico verso i diritti di giovani (e bisognose) donne in gravidanza? E questa domanda si è portata dietro tutti gli inevitabili corollari sulla manipolazione psicologica, gli esperimenti clandestini e i sinistri intrecci di interesse con l’apparato militare da cui un’economia di mercato non può prescindere.

Non anticipo molto se vi dico che qualcuno risveglia qualcosa nel DNA non codificante dei bambini sottratti all’interruzione di gravidanza. Non dovrebbe rovinarvi la sorpresa nemmeno sapere che questo qualcosa, molto probabilmente, non vi piacerà proprio per niente.