Codice morto si svolge interamente in terre ignote ai più. La parte “realistica” si dipana in Basilicata, Terra incognita per molti, affezionati implicitamente all’idea divenuta proverbiale che “Cristo si è fermato a Eboli” (titolo di uno dei due capolavori letterari legati a queste terre, che dobbiamo al piemontese Carlo Levi, mandato al confino ad Aliano dal governo fascista; l’altro, per inciso, è l’affresco storico sul brigantaggio di Raffaele Nigro, I fuochi del Basento). Quindi, perché proseguire proprio noi?

Ma invece, perché no?

In effetti, la Basilicata è al massimo una terra di transito, lambita dall’eterna incompiuta A3 Salerno-Reggio Calabria che proprio nei 30 km lucani conosce uno dei suoi tratti più “movimentati”. Per il resto, poche località rinomate (Maratea sulla costa tirrenica per il turismo balneare, Metaponto e gli altri scavi lungo la costa ionica per il turismo archeologico e negli ultimi anni il rilancio di Matera come meta di pellegrinaggio accidentalmente ispirato dalla discussa Passione di Cristo secondo Mel Gibson, che dall’alto dei suoi 600 milioni di dollari di incasso dal 2004 detiene il primato di film vietato ai minori di maggior successo nella storia del cinema), e tantissimi siti di pregio ma poco valorizzati. La natura per lo più incontaminata, i paesaggi selvaggi, le colonie della Magna Grecia e i castelli medievali (molti dei quali legati al nome dell’Imperatore Federico II), i musei e le feste a tema storico, mantengono una risonanza prevalentemente locale e difficilmente riescono a superare i confini regionali.

D’altro canto, la Basilicata vive di un isolamento ormai millenario, e chi la conosce è talmente abituato alle sue innumerevoli ma segrete bellezze da non prestarci nemmeno più attenzione. Si tendono a dare per scontati i motivi di interesse, annegandoli nella palta del grigiore quotidiano. Siamo pur sempre in una delle regioni più povere d’Italia, dal peso politico irrilevante (58 abitanti/km² e a malapena mezzo milione di elettori), costretta a fare i conti con la crisi anche quando il resto del Paese conosce il boom. Una terra di emigrati (per Rocco e i suoi fratelli Luchino Visconti fu ispirato dal poeta lucano Rocco Scotellaro, che volle omaggiare fin dal titolo), di delitti che restano impregnati di mistero anche quando vengono infine risolti, di meraviglie di cui nessuno ha mai sentito parlare.

Anche dopo la scoperta dei giacimenti di idrocarburi della Val d’Agri, la più grande riserva dell’Europa continentale, da cui proviene il 74% della produzione nazionale di petrolio, la situazione economica della regione è rimasta depressa. Finché i modelli di sviluppo saranno basati sulla classica concessione di sfruttamento delle risorse naturali, dieci siti come Tempa Rossa non basteranno a risollevare le sorti del territorio. Anzi, l’unica ricaduta che conoscerà la Basilicata sarà quella dei prodotti di scarto dei processi di estrazione e lavorazione delle fonti fossili.

Per questo, oltre che per la conformazione del territorio, ho sempre trovato istintivo e naturale il parallelo tra la Basilicata e il West Virginia cantato con sguardo lucido da Breece D’J Pancake. Dall’altro versante degli Appalachi proviene invece l’ispirazione principale per il risvolto “transrealistico” della novella, che si svolge in una dimensione parallela, rarefatta, dalla natura non-euclidea, che all’improvviso e senza che ne siano mai state comprese le cause ha fatto irruzione tra le montagne. La Zona di Esclusione, affidata al monitoraggio e al controllo di un ente governativo dopo una guerra lampo risoltasi in una completa disfatta, obbedisce esclusivamente alle leggi caotiche di un ordine che sfugge alla comprensione umana. L’idea viene direttamente da Michael Marshall Smith e dal Gap in cui si incrociano le storie dei protagonisti di Ricambi (Spares, 1996), un magistrale future noir che contamina hard-boiled, fantascienza e horror, ma può essere fatta risalire senza troppi sforzi ai fratelli Strugatzki e al loro Picnic sul ciglio della strada (1972), che servì da ispirazione per il film di culto Stalker di Andreij Tarkovskij (1979).

La Zona non compare qui per la prima volta nella mia scrittura: altre sue declinazioni erano nei racconti Nella Zona (in Revenant) e Codice Arrowhead (il mio precedente e-book, per i tipi digitali di 40k Books). In maniera molto ma molto vaga, alune idee (l’effetto trainspotting, l’ambientazione lucana) richiamano uno dei miei primissimi racconti (a guardare il mio archivio dovrebbe essere il quarto che scrissi), risalente al 2004 e da allora mai più aggiornato: L’ultima fermata. Una sua traccia-fantasma può ancora capitarvi tra i piedi lungo i sentieri eterei della rete, ma non so se vi convenga.

La Zona è la trasfigurazione di tutti i non-luoghi, di tutti i non-tempi, di tutte le possibilità non realizzate distorte da uno specchio deformante che ne amplifica le perversioni.

Ed è quaggiù che viene spedito il Maresciallo Rocco Mancini per la sua ultima missione, che diventerà per lui l’opportunità di sciogliere alcuni nodi irrisolti del suo passato, e ricucire nella trama del tempo i fili del futuro.

Riferimenti:

• Potete acquistare Codice Arrowhead e Codice morto direttamente su Amazon. Se vorrete farmi avere i vostri commenti, questo blog è il posto giusto.

• Nelle foto: il castello normanno-federiciano di Melfi (LiberaMentAle) e l’osservatorio astronomico di Anzi (Michele Santarsiere).