Archive for Febbraio, 2013

Looper

Posted on Febbraio 7th, 2013 in Proiezioni, ROSTA | No Comments »

La mia recensione: sulle pagine di Boiling Point.

Grand Centennial Station

Posted on Febbraio 4th, 2013 in Criptogrammi | No Comments »

Il 2 febbraio 1913 veniva inaugurato il Grand Central Terminal di New York, la più grande e forse la più famosa stazione al mondo, benché si sia ormai da tempo lasciata alle spalle il suo periodo di gloria. Immortalata in innumerevoli lavori, basti pensare al cinema, all’inizio del rocambolesco viaggio di De Niro e Grodin in Prima di mezzanotte o alle sequenze finali di Carlito’s Way di Brian De Palma, ma anche a tanti film di fantascienza: Eternal Sunshine of the Spotless Mind, Hackers, Unbreakable, Men In Black. Proprio un film di fantascienza sembra coglierne al meglio lo spirito di luogo di passaggio, emblematico di tutte le stazioni ferroviarie, quasi che il GCT, comunemente detta anche Grand Central Station, ne rappresenti una sorta di archetipo, di idea primigenia: penso a K-PAX di Iain Softley (2001), tratto dai libri di Gene Brewer, con Kevin Spacey nel ruolo di prot, un presunto visitatore alieno sbarcato da K-PAX direttamente a New York dopo aver attraversato lo spazio su un raggio di luce.

Ma la Grand Central Station racchiude nelle sue pietre secolari anche un altro spirito, cioè quello di autentica “città nella città”, che in qualche modo echeggia nell’atmosfera di un fumetto eccellente, Terminal City di Dean Motter e Michael Lark, nelle sue architetture deco, nel sogno di un secolo parallelo che racchiude tutte le prospettive immaginifiche degli anni ‘30 e ‘40. E quella di una Terminal City è stata proprio l’idea alla base dello sviluppo della stazione, prima del graduale, inesorabile declino. Decisivo nella progressiva espansione verso ovest (già nel 1869 un treno a vapore poteva percorrere i 4.600 km da New York a San Francisco in soli 4 giorni), il treno non gode da tempo più dei favori delle masse. Negli anni del boom, il trasporto privato ha progressivamente soppiantato quello pubblico e sulle tratte a lunga percorrenza, l’unico che resta tecnicamente di esclusivo appannaggio del mezzo pubblico, l’aereo gode del vantaggio dei tempi di volo sul treno, in particolare per quanto concerne i trasferimenti su distanze continentali. Le stazioni americane, come dimostrano innumerevoli casi, sono un po’ un monumento a uno sviluppo mancato: il trasporto ferroviario resta competitivo per le merci, ma per il servizio viaggiatori il treno è usato quasi esclusivamente dai commuters, dal popolo dei pendolari; per i viaggiatori su lunghe distanze resta invece una comodità per amanti dell’avventura o per i privilegiati non legati alla dittatura del tempo.

Ma la Stazione Centrale di New York continua a richiamare ogni anno milioni di turisti (21,8, secondo una stima del 2012) interessati a contemplarne gli spazi e i monumenti annessi. Estesa su 19 ettari di superficie, servita da oltre 50 km di binari, il GCT è mosso da ingranaggi antichi che pulsano secondo le cadenze in un cuore a orologeria.

La crisi restituirà forse alle ferrovie una parte dell’appeal perduto nel corso dei decenni. Nel frattempo quest’anno sarà ricco di eventi organizzati per celebrare il primo secolo di vita della più famosa delle stazioni di New York e del mondo. E chissà che non sia di buon auspicio per le numerose cattedrali nel deserto disseminate lungo i binari d’America, a partire dalla Michigan Central Station di Detroit, simbolo suo malgrado dell’american acropolis per eccellenza.

[Immagini tratte da Repubblica.it]

Orizzonti alieni

Posted on Febbraio 2nd, 2013 in Graffiti, Micro, Transizioni | No Comments »

Quali mondi aspettano i nostri coloni alla fine della lunga traversata della notte siderale? Digital Drew Space Art raccoglie su Flickr una suggestiva galleria di orizzonti alieni. Qui di seguito qualche campione:

Altair vista da un suo possibile pianeta.

Il sistema binario di Alpha Coronae Borealis.

Il sistema binario di Mizar A, visto da un suo pianeta geologicamente attivo.

Achernar e la sua piccola compagna.

Rasalgethi (la gigante rossa) e il sistema binario che le orbita attorno.

E per consultare il database dei pianeti extra-solari finora scoperti, vi rimando al NASA Exoplanet Archive o, per chi volesse consultare una risorsa web in italiano, al ramo nostrano dell’Extrasolar Planets Encyclopaedia.

Ultime da San Narciso

Posted on Febbraio 1st, 2013 in Criptogrammi | 11 Comments »

Ho finito da poco la seconda rilettura integrale de L’incanto del lotto 49 (la prima della nuova, efficacissima e illuminante traduzione di Massimo Bocchiola) e il recluso della letteratura americana, il divo sfuggente che sublima la propria assenza in una presenza costante, capace di aleggiare su ogni discorso sulla frontiera contemporanea dell’immaginario, Thomas Pynchon se non si fosse capito, torna a invadere il mio piccolo settore di realtà.

Lo fa con una gragnuola di notizie che lo riguardano e che oggi - dopo la lettura del bell’articolo di Tommaso Pincio che correda su La Lettura, inserto letterario domenicale del Corriere della Sera, una mappa psichedelica della genesi de L’arcobaleno della gravità - ho pensato di raccogliere in una sorta di avviso ai naviganti.

Prima news di attualità: il 27 febbraio prossimo, con un giorno di anticipo rispetto al quarantesimo anniversario della prima edizione USA, Rizzoli darà alle stampe una nuova edizione celebrativa de L’arcobaleno della gravità. Non è dato sapere se si tratti di un’edizione deluxe (magari corredata di qualche extra - è chiedere troppo, vero?) o di una semplice ristampa dell’economica ancora in circolazione, ma chi è interessato tenga d’occhio gli scaffali delle librerie.

Seconda news: i lettori che già hanno abbracciato il digitale possono intanto trovare in lingua inglese il catalogo completo delle opere di Pynchon in formato elettronico. Dallo scorso anno, con una campagna di lancio virale di cui ci parla Viviana Lisanti su Finzioni Magazine, la Penguin ha infatti ripubblicato integralmente la sua opera omnia per il mercato dell’e-book.

Terza news: il prossimo romanzo del nostro è invece atteso per l’autunno (plausibilmente in Italia lo vedremo quindi nel 2014, se si conferma la tradizione che negli ultimi anni vuole l’editoria nostrana particolarmente attenta alle nuove uscite pynchoniane) e si intitolerà Bleeding Edge. Nient’altro è dato sapere al momento, ma questo non deve sorprenderci: magari, come accaduto per Against the Day (quando Pynchon caricò personalmente una sua sinossi del romanzo su Amazon) e per Inherent Vice (con un booktrailer ufficiale raccontato dalla voce fuori campo di Pynchon in persona), sarà lo stesso autore ad avvertirci e condividere con noi ciò che è necessario, quando verrà il momento.

Quarta botta, per chiudere in bellezza: Paul Thomas Anderson, regista che scoprii grazie alla sua opera d’esordio Sydney (1996), un noir rarefatto con un cast che di lì a poco sarebbe diventato stellare (Samuel L. Jackson, Gwyneth Paltrow, Philip Seymour Hoffman) capitanato da un intenso Philip Baker Hall, è al lavoro sullo script di Inherent Vice, confermando così le voci che davano il libro come il primo per il quale Pynchon avesse accettato di cedere i diritti cinematografici. Difficile in effetti immaginare un autore più adatto di Anderson per rendere la complessità e l’ironia di un’opera pynchoniana: forse potrebbero avere qualche chance i Fratelli Coen, ma Anderson ha ammesso di essere un fan di Pynchon fin dall’adolescenza e questo gli fa guadagnare sicuramente dei punti di vantaggio. Contrariamente a quanto affermava solo la scorsa estate, sembrerebbe che il regista californiano sia al lavoro sulla sceneggiatura direttamente con Pynchon, e noi miseri mortali possiamo solo immaginare come possa essere confrontarsi quotidianamente con il più grande scrittore vivente per tradurre in immagini le sue visioni folgoranti. Notizia dell’ultim’ora: la Annapurna Pictures ha raggiunto un accordo con Joaquin Phoenix, fresco con Anderson del successo di The Master, per impersonare il ruolo di Doc Sportello. Phoenix rimpiazza Robert Downey Jr, che si è dissociato dalla produzione per ragioni non ancora trapelate e che personalmente avrei visto perfetto per il ruolo del detective fricchettone di Thomas Pynchon, ma non può certo dirsi una seconda scelta, data la considerazione che ha di lui il regista californiano.

Anderson spera di poter cominciare le riprese quest’anno. E noi teniamo le dita incrociate per lui.