Archive for Gennaio, 2013

La sindrome dello spazio perduto e i potenziali antidoti in fase di elaborazione

Posted on Gennaio 30th, 2013 in Futuro, Nova x-Press, Transizioni | 1 Comment »

Nello spirito delle celebrazioni per i 125 anni dalla sua fondazione, il National Geographic sta dedicando quest’anno grande attenzione alle nuove frontiere dell’esplorazione. Negli scenari prospettati, non poteva mancare la frontiera più alta e vasta di tutte: lo spazio.

Per quanto ancora remote, le prospettive di un volo interstellare, di spedizioni alla scoperta di nuovi mondi, non sono più così irrealistiche come solo fino a pochi anni fa avrebbe potuto sembrare. In effetti in molti - anche tra gli appassionati di fantascienza - covano la disillusione dello spazio. Leggendo ciò che scriveva Silvio Sosio la scorsa estate sul numero 66 di Robot, nell’editoriale (come sempre ricco di spunti) che prendeva le mosse dalla scomparsa di Ray Bradbury, mi è venuto di pensare a una sorta di sindrome. Per troppo tempo abbiamo consentito che lo spazio fosse nient’altro che argomento di propaganda politica (ricordate gli scudi spaziali e le guerre stellari dell’era reaganiana?) e dopo gli anni dei proclami e delle vuote promesse dell’era Bush Jr abbiamo lasciato che il sogno della frontiera spaziale venisse soffocato dalle contingenze della quotidianità, con il carico da 11 della crisi esplosa sul finire dello scorso decennio. E ormai abbiamo smarrito quell’automatismo che naturalmente si innescava quando prendevamo in mano un libro di fantascienza e - qualunque fosse il suo contenuto - l’immaginazione correva pavlovianamente agli scenari di colonie spaziali, stazioni orbitali, terraforming e viaggi interplanetari. Memore di Bradbury e della nostalgia del futuro che pervade le sue opere più strettamente sci-fi, potremmo dare a questo disagio il nome di sindrome dello spazio perduto: troppe promesse disilluse hanno alimentato nel tempo questa naturale diffidenza, pronta a evolvere in cinico disinganno.

Per fortuna, gli scienziati e gli ingegneri dell’industria aerospaziale sembrano aver preservato negli anni il fuoco dell’impresa. E così, per quanto si parli ancora di tecnologie di là da venire, di tecniche che - allo stato attuale delle nostre conoscenze - richiederanno qualche centinaio d’anni per portarci al più vicino sistema planetario extra-solare, se non altro se ne parla. La NASA, pur attraversando una fase di appannamento, porta avanti la ricerca nei suoi laboratori: vele solari, fusione nucleare e, nei suoi gruppi di lavoro più avanzati ed esoterici, antimateria e propulsione di Alcubierre. Difficile stimare quanto tempo ci vorrà perché queste linee di sviluppo si traducano in progetti economicamente e/o tecnicamente fattibili, ma esistono iniziative audaci come l’arca generazionale 100 Years Starship, lanciata in un piano congiunto da DARPA e NASA, su cui argomenta Giulio Prisco su KurzweilAI (venendo ripreso e rilanciato nientemeno che da io9). E fa bene Prisco a mettere in evidenza le ricadute di un eventuale programma volto a coniugare - in ottica di abbattimento costi e massimizzazione dell’efficienza - viaggi interstellari e mind uploading.

Perché se da un lato conforta l’interesse che sembra riaccendersi intorno alla Frontiera del Terzo Millennio, dall’altro è vero che molte conquiste del progresso a partire dal rush tecnologico del XX secolo possono essere fatte ricadere nell’ambito delle self-fulfilling prophecy. E se a giustificare un’impresa si aggiunge, oltre alla convinzione nella stessa impresa, anche il beneficio delle potenziali ricadute collaterali, la posta in gioco diventa ancora più ambita. Prisco cita le neuroscienze, la teoria dell’informazione e la speranza di vita, ma svincolandoci dal mind uploading per pensare alla tecnica di volo spaziale possiamo aggiungere alla lista genetica, ecologia, energetica e ingegneria dei sistemi. E allora è evidente che quando parliamo di volo spaziale pensiamo soprattutto a come il futuro potrebbe essere plasmato dalla curva del progresso su cui ci andiamo ormai da tempo arrampicando, su una parete che di anno in anno si fa sempre più ripida. E pensiamo quindi alla complessità degli scenari che ci attendono.

Dopotutto trovo irrealistico pensare che questo pianeta non sia destinato a diventare, prima o poi, troppo piccolo per reggere il peso della subspeciazione dell’umanità e dei suoi artefatti più evoluti. E - naturalmente - dei rispettivi sogni.

Le immagini che corredano il post sono opera di Stephan Martiniere, già artista dell’anno per Robot nel 2009.

La mappa di Internet

Posted on Gennaio 28th, 2013 in Accelerazionismo, Micro | No Comments »

Un team di informatici russi ha messo a punto una mappa interattiva della rete, tracciando a fine 2011 la posizione relativa - in base alla lingua e ai contenuti linkati - di 350.000 siti da 196 diversi paesi. La mappa è navigabile a questo indirizzo. Mentre, se volete, potete saltare direttamente qui per verificare la posizione di Fantascienza.com.

La memoria è un filo

Posted on Gennaio 27th, 2013 in Agitprop | 1 Comment »

La memoria è un filo che collega il passato al futuro e lega le nostre singole esistenze alla trama della storia. Ma è un filo sottile e troppo spesso rischia di spezzarsi, come dimostra la cronaca degli ultimi giorni. Per questo è bene che la ricorrenza odierna non passi sotto silenzio. Per il Giorno Internazionale della Memoria 2013 voglio quindi richiamare la riflessione sulla memoria di Alessandro Portelli postata in occasione del furto dell’iscrizione all’ingresso di Auschwitz, il post dello scorso anno e un brano di Primo Levi tratto da I sommersi e i salvati (1986):

La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace. È questa una verità logora, nota non solo agli psicologi, ma anche a chiunque abbia posto attenzione al comportamento di chi lo circonda, o al suo stesso comportamento. I ricordi che giacciono in noi non sono incisi sulla pietra; non solo tendono a cancellarsi con gli anni, ma spesso si modificano, o addirittura si accrescono, incorporando lineamenti estranei.

Ricordiamocene. Rinunciando alla memoria, cediamo ad altri il controllo sul nostro futuro.

Cloud Atlas

Posted on Gennaio 26th, 2013 in Connettivismo, Fantascienza, Proiezioni | 1 Comment »

Tornando su Cloud Atlas (la mia recensione è apparsa l’altro giorno su Fantascienza.com), forse vale la pena aggiungere due righe a quanto dicevo in quella sede. Si tratta di riflessioni personali che esulano dall’effettivo valore della pellicola e che non aggiungono davvero nulla alla sua lettura critica, per cui le relego sullo Strano Attrattore.

Il film è arrivato in Italia con la tagline “Tutto è connesso” (che per alcuni siti specializzati è diventato addirittura parte integrante del titolo) e dunque l’associazione di idee viene piuttosto naturale: possiamo considerare il film alla stregua di un’opera connettivista?

La risposta, anche qui, come per il giudizio sugli effettivi meriti della pellicola, ha un doppio risvolto. Di primo acchito, Cloud Atlas è un’opera che potremmo di certo ricondurre alla sensibilità che permea il movimento e addirittura sembra racchiudere al suo interno posizioni eterogenee e anche molto diverse che hanno trovato voce tra i connettivisti: l’idea della connessione spirituale tra le anime dei diversi protagonisti operanti in epoche anche molto distanti tra loro, una certa - appena accennata - liaison tra la sfera empatica e i territori matematici della teoria del caos, la scorribanda attraverso lo spazio-tempo e - stilisticamente - l’attitudine a una varietà di registri che ben si attaglia alla contaminazione tra i generi (nel cui ambito, in ultima istanza, Cloud Atlas rappresenta un valido esempio di coesistenza).

Si ha la sensazione che i Wachowski & Tom Tykwer abbiano voluto tentare un’opera totale. E se sul piano della resa commerciale si può senz’altro sostenere la buona riuscita della loro operazione (su IMDB il film si attesta su una media di 7,9 quando il conteggio dei voti si avvicina ormai agli 80.000, per quanto il film non abbia ancora raggiunto i risultati di un blockbuster, ma mancano ancora i risultati di Regno Unito, Australia, Francia e Giappone, dove verrà distribuito nelle prossime settimane), sul piano della complessità del messaggio permane una certa resistenza a considerare l’opera come effettivamente riconducibile a ciò che cerchiamo di fare con il connettivismo.

La scelta degli autori di puntare tutto su una quintessenza vecchia come il mondo, che mi ha fatto accostare il loro lavoro al Quinto Elemento di Luc Besson, di certo risulta una semplificazione eccessiva, quasi forzata, che purtroppo non gioca un favore alla ricchezza dei contenuti fin lì offerti da Cloud Atlas. E questo riesce a disinnescare la portata di un film che, nel suo racconto totale, poteva ambire a proporre una formula di “fantascienza ripotenziata” alternativa a quella di cui parlavo tempo fa a proposito - per esempio - de La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo.

Certo, Audrey Niffenegger giocava su un piano diverso e la letteratura è confrontabile solo in parte con il cinema (come dimostra l’esito ben più modesto - per quanto comunque valido - del suo adattamento), ma in definitiva il paragone mi serve per motivare meglio la mia impressione: e cioè che, in ultima analisi, Cloud Atlas forzi un capovolgimento, volendo esaltare il candore e l’ingenuità (l’amore è la giustificazione di tutto) al di sotto di una fisicità potenzialmente straordinaria (la natura intrinseca della dimensione umana, la propagazione degli effetti delle nostre scelte, etc.), laddove The Time Traveler’s Wife riusciva con molti meno mezzi e con molta più naturalezza a valorizzare al meglio fattezze piuttosto comuni (la classica storia d’amore) attraverso un’attitudine innovativa (il punto di vista fantascientifico).

Tuttavia sono molti gli aspetti da salvare nell’operazione del trio WW&T, in un’ottica di valorizzazione complessiva del cinema di genere, e questo rende ragione del mio giudizio complessivamente positivo su Cloud Atlas.

Audiobook - Prossimamente

Posted on Gennaio 25th, 2013 in Connettivismo, ROSTA | 2 Comments »

Una nuova collana di audiolibri, curata da Francesco Verso per l’editore LA Case Books. Una nuova incarnazione per il mio racconto Orfani della connessione. Stay tuned!

Un passo verso l’infinito

Posted on Gennaio 23rd, 2013 in Transizioni | No Comments »

100,000 Stars è uno degli ultimi progetti sviluppati alla factory di Mountain View. Fruibile con Chrome, mostra la posizione delle 100.000 stelle più vicine al sole e consente una crociera virtuale su un centinaio di queste (arricchite dalle relative schede tratte da Wikipedia). Il progetto mi richiama alla memoria un vecchio ma ricchissimo sito, Exosolar.net, che purtroppo però mi è risultato inaccessibile durante tutti i tentativi di connessione effettuati negli ultimi giorni.

A questo indirizzo è possibile consultare una guida di Michael Chang, del Google Data Arts Team responsabile dell’esperimento. Che stando a quanto si apprende potrebbe evolvere ulteriormente. E l’inserimento dei sistemi planetari scoperti finora (due archivi di riferimento: il NASA Exoplanet Archive e la Extrasolar Planets Encyclopaedia) potrebbe essere solo una delle possibili direzioni sul fronte degli sviluppi futuri.

Una questione di prospettiva

Posted on Gennaio 21st, 2013 in Connettivismo, Criptogrammi, Postumanesimo, Transizioni | 2 Comments »

Rielaboravo le suggestioni scaturite da diverse letture e visioni degli ultimi giorni, anche alla luce dello spettacolo Dal Big Bang alla civiltà in sei immagini che segnalavo ieri. Viene davvero da pensare a come nell’universo eventi lontanissimi nel tempo e nello spazio siano tra loro connessi. Un po’ come se una trama segreta, invisibile, unisse i diversi punti dello spazio-tempo attraverso una rete di comunicazione, consentendo uno scambio ininterrotto di informazioni. Dal presente al futuro, al passato, e poi di nuovo al futuro, attraverso l’illusorietà dell’attimo presente.

Prendete questa immagine della SN 1604, l’ultima supernova registrata nella nostra galassia, manifestatasi il 9 ottobre 1604 nella costellazione di Ofiuco e oggetto di lunghi e approfonditi studi di Keplero a partire dal 17 ottobre. Una supernova talmente brillante da superare al culmine della sua luminosità qualsiasi altra stella del cielo notturno, restando visibile a occhio nudo nell’arco ininterrotto di diciotto mesi.

Essendo stimata in circa 20.000 anni luce la sua distanza dalla Terra, quando SN 1604 giunse alla fine della sua vita come stella sulla Terra stava volgendo al termine il Paleolitico, il periodo associato allo sviluppo della tecnologia, culminato nell’introduzione dell’agricoltura. Keplero la osservò mentre l’Europa si accingeva a mettere piede nella Guerra dei Trent’Anni (1618-1648), uno dei più sanguinosi conflitti che l’umanità abbia mai conosciuto (il conflitto che - secondo gli studiosi - forgiò la guerra moderna), a sbarcare sulle coste americane con i padri pellegrini imbarcati sulla Mayflower (1620), a portare a definitivo compimento la Rivoluzione scientifica. L’uomo a quel punto aveva la polvere da sparo (per i moschetti degli eserciti che si scontravano nel cuore del Vecchio Continente) e le lenti ottiche (per osservare i corpi celesti e svelare l’infondatezza delle teorie tolemaico-geocentriche). Quattro secoli più tardi, osserviamo quell’epoca con un brivido di orrore e un misto di sollievo e superiorità.

Adesso immaginiamo che oggi una supernova esploda a 20.000 anni luce dalla Terra. Come saranno gli umani che osserveranno la sua luce, tra 20.000 anni? E con quali sentimenti considereranno noi, l’umanità sulla soglia del terzo millennio, perennemente agli albori di qualcosa (l’era spaziale, la Singolarità Tecnologica, la prossima transizione sulla scala di Kardashev)?

6 mosse dal Big Bang alla civiltà

Posted on Gennaio 20th, 2013 in Micro, ROSTA, Transizioni | 2 Comments »

Stasera un interessante spettacolo a cura di Amedeo Balbi e Antonio Pascale chiuderà il Festival delle Scienze di Roma: Dal Big Bang alla civiltà in sei immagini è un racconto a due voci dalla nascita dell’universo alla nostra civiltà, scandito da sei immagini emblematiche delle tappe ritenute significative dai due autori in questo lungo percorso. Conosco Balbi attraverso i suoi libri e i suoi blog da diversi anni e mi basta per caldeggiare la partecipazione allo spettacolo ai fortunati amici di Roma e dintorni.

Se non bastasse la mia parola, ieri la divisione italiana del National Geographic ha dedicato ampio risalto a un’anteprima dello spettacolo, da cui l’immagine qui in basso - che ritrae le pitture rupestri delle grotte di Lascaux, vecchie di 17.500 anni - è tratta. Una galleria per provare la vertigine del tempo…

Altri attrattori

Posted on Gennaio 19th, 2013 in Connettivismo, ROSTA | No Comments »

Con la consueta calma e ottimizzando gli sforzi, si riparte. Ormai ho messo da parte ogni speranza di tornare ai ritmi di pubblicazione della prima fase del blog, ma uno Strano Attrattore è ancora vivo e spero di tornare presto a dimostrare il suo contributo al dominio della lotta.

Nel frattempo, come sempre potete trovarmi su Twitter, cliccando sul logo frattale che campeggia in alto nella colonna dei link. Anche quando il blog sembrava entrato in una fase stagnante, sono riuscito - con la consueta irregolarità - a tenere il mio profilo Twitter aggiornato con segnalazioni di natura varia e accidentale, per cui se vi sembra che da queste parti il proprietario del blog latiti, fate un salto dall’altra parte dello specchio e magari troverete qualche spunto interessante.

Oltre allo Strano Attrattore, conto di tornare presto all’opera anche su HyperNext (secondo logo qui a destra), in un tentativo congiunto con la squadra redazionale di non dissiparne l’eredità.

Piano piano, si torna in azione. Anche su quel fronte.

Addio, Ric

Posted on Gennaio 15th, 2013 in Fantascienza, ROSTA | 2 Comments »

Spiace riprendere l’attività sul blog dopo un mese e mezzo di silenzio con una così brutta notizia, ma non si può sorvolare sul ricordo di una persona come quella che ci ha lasciato ieri. Riccardo Valla è morto a 71 anni stroncato da un infarto (per i dettagli vi rimando alle notizie di Fantascienza.com e Fantasy Magazine, con i ricordi di Silvio Sosio ed Emanuele Manco). Dopo Ernesto Vegetti e Vittorio Curtoni è un altro durissimo colpo per la comunità letteraria di appassionati di fantascienza e fantastico: una colonna portante che viene meno.

Valla aveva esordito nel campo reclutato da Gianfranco Viviani nei primi anni ‘70 per curare le collane dedicate al fantastico e alla SF della casa editrice Nord. E Ric aveva lasciato il segno, contribuendo a plasmare il gusto e la consapevolezza di intere generazioni, svolgendo in libreria il lavoro che parallelamente veniva svolto - in epoche diverse - da collane come Galassia e riviste come Robot. In questa veste, la sua presenza incomberà sempre sulla mia collezione di libri.

Ma Riccardo era anche un fine traduttore e probabilmente milioni di lettori italiani hanno potuto apprezzare Dan Brown al di là degli effettivi meriti del Codice Da Vinci proprio grazie al suo lavoro di adattamento. Ric, con il sarcasmo che lo distingueva, dedicò all’opera anche una parodia, pubblicata a puntate su Carmilla. E soprattutto Ric era un appassionato eclettico, capace di spaziare a 360° su tutti i fronti del sapere: era capace di intrattenere per ore e ore l’interlocutore di turno saltando dalle illustrazioni d’epoca alla scienza di frontiera, dal cinema all’epica norrena. Un uomo rinascimentale, a tutti gli effetti. Brillante, curioso, colto, acuto.

Ricordo la prima sera della mia prima Italcon, trascorsa in compagnia sua e di Antonino Fazio, divagando dagli intenti del connettivismo (all’epoca ancora agli esordi) all’arte, alla fotografia. Ricordo che Ric ammetteva di aver smesso di leggere fantascienza da tempo e che negli ultimi anni il suo interesse si concentrava prevalentemente sulla protofantascienza (emblematico della sua rinnovata passione è questo articolo su Albert Robida) e forte dei suoi studi aveva accettato di contribuire a Next International con un articolo sul futurismo. Ma se la conversazione scivolava verso le frontiere del postumano, la sua cultura sconfinata e la sua sensibilità innata gli permettevano di supplire brillantemente alle letture mancate. Dopotutto, Valla aveva contribuito anche al successo di Greg Egan presso la comunità SF italiana, e dopo aver tradotto (e naturalmente capito - cosa fondamentale per poter renderli fruibile ai lettori) i suoi lavori poteva agevolmente proiettarsi verso le frontiere speculative esplorate dai suoi eredi.

La sua scomparsa improvvisa ci lascia tutti più poveri.

In memoria di Riccardo Valla la NeoRepubblica di Torriglia ha proclamato il 14 gennaio 2013 giorno di lutto nazionale, al pari del 17 gennaio 2010 (in memoria di Ernesto Vegetti) e del 4 ottobre 2011 (in memoria di Vittorio Curtoni).