Come annunciato dall’autore e dall’editor sui rispettivi blog (HyperHouse e False Percezioni) è uscito da pochi giorni Olonomico, ultima fatica di Sandro Battisti, un romanzo che riprende le complesse e imperscrutabili trame dell’Impero Connettivo. Per maggiori informazioni, rimando alla pagina ufficiale sul sito di CiEsse Edizioni, costantemente aggiornata. Qui di seguito riporto la quarta di copertina del libro, disponibile per la collana Silver curata da Luigi Milani sia in una elegantissima edizione cartacea che in e-book DRM free.

Nel cosiddetto Impero Connettivo – uno Stato modellato sull’esempio dell’Impero Romano, il cui dominio si estende sia sullo spazio sia nel tempo – l’imperatore Totka_II e il suo alto funzionario Sillax continuano a progettare espansioni territoriali e temporali. Le loro nuove mire si concentrano su un territorio dove i giovani Lycia e Storm interagiscono caoticamente con uno strano personaggio che si nasconde dietro movimenti apparentemente incomprensibili.

L’Impero, governato da una stirpe di alieni semieterni, causa prima dell’umanità e poi della postumanità, è davvero così florido? Che cosa accadrà, quando i percorsi di tutti i personaggi del romanzo s’incontreranno, e utilizzeranno tutti i continuum con cui verranno in comunicazione? Una splendida metropoli, asettica e algida li attende…

Sandro mi ha chiesto molto generosamente di contribuire a questa sua ultima uscita con una prefazione, inclusa nell’edizione in distribuzione insieme a una visionaria e scanzonata postfazione di Marco Milani, pubblicata su HyperNext in concomitanza con questo mio intervento. Sperando di far cosa gradita a tutti voi e soprattutto di invogliarvi alla lettura del testo, che merita davvero la vostra attenzione, pubblico qui il mio contributo, dal titolo:

Le connessioni empatiche di Sandro Battisti con i mondi perduti e gli infiniti mondi possibili futuri

Il libro che stringete tra le mani – o, per meglio dire, che state visualizzando sul vostro lettore elettronico – è un evento. Se non ho sbagliato a fare i conti, è il primo romanzo solista di Sandro Battisti che non sia un’autopubblicazione. Non il primo in assoluto, giungendo a compimento di un percorso che vede l’autore attivo sul fronte della scrittura da moltissimi anni, e da almeno un decennio in maniera assidua e ininterrotta. Ma questo non dovrebbe stupirvi, se già lo conoscete: la scrittura di Battisti pone seri problemi a ogni tentativo di classificazione, ma se possiamo individuare un’attitudine dominante nell’autore, questa molto probabilmente ci vede tutti concordi sulla sua familiarità con la controtendenza.

Mentre gli altri si affannavano nella ricerca di un editore, lui si accontentava di avere i suoi racconti e i suoi romanzi pubblicati sul web, liberamente accessibili ai lettori. Ora che l’e-book ha cominciato ad alimentare con la possibilità dell’autopubblicazione i sogni “autoriali” di molti (con una larga sovrapposizione con il gruppo di cui sopra), lui stringe sempre di più i rapporti con il mondo editoriale. È anche in questo atteggiamento, che si contraddistingue per la grande umiltà nell’approccio alla scrittura, che passa la differenza tra l’amatoriale e il professionismo.

In fondo, da sempre Battisti è prima di tutto un pioniere. Tra i primissimi blogger italiani, divulgatore di una fantascienza che ha il suo nucleo nel postumano, al contempo poeta, musicofilo, e soprattutto sperimentatore. La sua prosa vive di queste suggestioni: tesissima, spesso si frantuma per effetto delle forze a cui è sottoposta, come nei frammenti che costituiscono le unità modulari della sua scrittura sui blog (prima cybergoth.splinder.com, dallo scorso anno hyperhouse.wordpress.com); ma nelle parti descrittive riesce anche a evocare panorami incantevolmente disumani, che mi ricordano le visioni sconcertanti del J.G. Ballard catastrofico: a differenza del grandissimo maestro inglese dell’inner space, tuttavia, non è il mondo esterno a connotarsi di attributi biologici ed emotivi, quanto piuttosto il paesaggio interno dei personaggi a darsi le caratteristiche del non-biologico. La scrittura di Battisti si fa quasi portatrice di un’inversione controllata del processo, tra l’interno e l’esterno, tra ciò che è vivo e caduco e ciò che invece appartiene al mondo delle forme persistenti, indistruttibili.

Anche su questa dialettica si fonda Olonomico, che vede il ritorno in scena dell’imperatore Totka_II, sovrano extraterrestre di un dominio che si estende sul tempo oltre che sullo spazio, e del suo funzionario Sillax, già protagonisti di numerose altre opere di Battisti, lunghe o brevi, da solo o in coppia con Marco Milani (Ptaxghu-6, Edizioni Diversa Sintonia, 2010). Il loro rapporto quasi simbiotico viene sviscerato in questo lavoro, che getta nuova luce sui rispettivi caratteri, e li vede interagire con un nemico che è prima di tutto una minaccia eterea, sfuggente, ma allo stesso tempo potentissima, in grado di rappresentare un pericolo per il regno stesso del Nephilim. L’Impero Connettivo si accinge a entrare in una nuova epoca, oppure sarà solo il tempo del suo tracollo finale? Pedine in questo scontro per il potere sono dei semplici esseri umani – anzi, scusate, postumani – che vivono le loro vite e nel frattempo risentono degli influssi delle dimensioni superiori in cui la lotta si svolge. Il tradimento e il senso di colpa sono i sentimenti, molto umani, che li ossessionano e che alimentano il conflitto nei loro rapporti.

Leggere Olonomico è soprattutto un’esperienza. In alcuni passaggi sembra di essere al cospetto delle invenzioni lisergiche di William S. Burroughs, con la sua guerra tra bande di criminali intergalattici che interferiscono con le vite quotidiane di comuni esseri umani. In altri si percepisce l’ombra di Philip K. Dick, delle sue realtà incapsulate in un gioco di matrioske, della generale, inesorabile illusione del reale, o del mondo che ci appare tale. E su tutto regna l’eterna contrapposizione tra controllo e libertà, tra un sistema congegnato per opprimere ogni slancio individuale e ricondurlo all’omologazione, inquadrata di un ordine calato dall’alto, e la spinta individuale verso il pieno dominio della propria dimensione personale. In questa dinamica è facile incastrare le visioni di un mondo disumano, alieno, mosso da una crudeltà spesso inenarrabile, e l’aspirazione a una dimensione antica, sincera, e allo stesso tempo rinnovata, al passo con tempi sempre più veloci, come derivazioni (distorsioni o evocazioni) del prototipo di ogni grande civiltà e organizzazione complessa che da sempre per Battisti si configura con l’Antica Roma. Un mondo perduto si rispecchia in innumerevoli mondi futuri possibili, non tutti ugualmente auspicabili. Di fronte a questo ventaglio di opportunità, ognuno deve farsi carico della responsabilità della scelta.

Spero che basti questa manciata di righe per dare un’idea della complessità del mondo letterario di Battisti, che in questa tappa si arricchisce di nuove sfumature. Ma se così non fosse, posso consolarmi al pensiero che provvederanno le pagine che seguono a convincervi della bontà delle mie impressioni. Dopo, a lettura terminata, sono disposto a scommettere che anche per voi, come per me, contemplare un fiume scorrere lento e solenne in fondo a un’ampia vallata oppure le fronde degli alberi muoversi nel vento diventerà un’esperienza del tutto nuova, capace di rievocare la vivida essenza crepuscolare delle immagini di Battisti come per effetto di una irrevocabile connessione empatica. È il prodotto di una scrittura sapiente, il risultato di anni di pratica che hanno reso affilata un’abilità innata. È tutto qui, pura essenza connettivista condensata in parole e immagini.

Non c’è altro. E d’altro canto non servirebbe: nessun lettore potrebbe chiedere di più.


Giovanni De Matteo
Bologna, 28 Luglio 2012

Sandro Battisti durante un reading situazionista a Milano (giugno 2011),
per celebrare l’affermazione di
Next al Premio Italia. Alle sue spalle incombe
lo spettro vigile di Lukha B. Kremo, in una sua precedente incarnazione
anagrafica. Foto di Emanuele Manco.