Archive for Novembre, 2012

Argo

Posted on Novembre 27th, 2012 in Proiezioni, ROSTA | No Comments »

«Argo who?»
«Argo fuck yourself!»

Courtesy of Alan Arkin & Tony Mendez.

Skyfall

Posted on Novembre 26th, 2012 in Proiezioni, ROSTA | No Comments »

E alla fine - come anticipato - recensione fu. Su Fantascienza.com.

A Sense of Britishness

Posted on Novembre 22nd, 2012 in Graffiti | 1 Comment »

Nell’ultima avventura di 007, l’agente segreto con l’hobby della resurrezione, proviamo a fotografare un po’ di istantanee di connessioni solitamente estranee al canone del personaggio, qui valorizzato al massimo dal lavoro di Sam Mendes e Daniel Craig.

Al cospetto del quadro di William Turner La valorosa Téméraire (1839), eletto da un sondaggio della BBC nel 2005 “greatest painting in Britain“.

I versi recitati da M (Judy Dench) nel corso dell’udienza davanti al ministro degli Interni sono tratti dall’Ulysses di Alfred Tennyson (1833):

Tho’ much is taken, much abides; and tho’
We are not now that strength which in old days
Moved earth and heaven, that which we are, we are;
One equal temper of heroic hearts,
Made weak by time and fate, but strong in will
To strive, to seek, to find, and not to yield.

Altre minutiae artistiche potete trovarle sul blog di Nathan Abels.

Gunkanjima

Posted on Novembre 19th, 2012 in Kipple | No Comments »

Non senza una certa sorpresa ho ritrovato Gunkanjima, l’isola-fortezza di cui parlavamo tempo fa, nelle sequenze centrali di Skyfall. Del film riparleremo con maggiore attenzione sui suoi molti spunti narrativi, ma adesso mi premeva segnalare questa occorrenza, che vede Hashima (toponimo ufficiale dell’isola) tornare sul grande schermo, conferendo alle scene che vi sono ambientate (il primo incontro/scontro tra Bond ovvero Daniel Craig e il villain di turno, Silva/Thiago Rodriguez ovvero Javier Bardem) il carico della sua atmosfera di disfacimento.

Tra i ruderi di cemento, i vicoli deserti, le rovine di una civiltà industriale tanto distante da apparirci ormai preistorica (se non proprio “aliena”), il regista Sam Mendes riesce a cogliere magistralmente il senso di soffocamento che deve incutere ancora oggi il sito, al punto da rafforzare l’incredulità davanti all’idea che per quasi un secolo questo scoglio in mezzo all’oceano è stato la casa improbabile di migliaia di persone, inquadrate nei ranghi della manodopera della Mitsubishi, attiva nell’estrazione del carbone dalle cave di questa e delle isole vicine.

Il film vale davvero la pena di essere visto, per cui se non l’avete ancora fatto correte al cinema. Quanto a Gunkanjima, vi segnalo un reportage dal blog Gakuranman.

Argo: A Cosmic Conflagration

Posted on Novembre 17th, 2012 in Proiezioni | 1 Comment »

La storia di come il progetto abortito per una grandiosa epica cinematografica di fantascienza salvò la vita a sei funzionari dell’ambasciata statunitense a Teheran, durante la crisi degli ostaggi in Iran che si protrasse per 444 giorni dal 4 novembre 1979 al 20 gennaio 1981, è al centro dell’ultimo film di Ben Affleck, prodotto da George Clooney e Grant Heslov (lo stesso team produttivo artefice di Good Luck, and Good Night), con un cast di caratteristi eccezionali, da Alan Arkin (che recita nel ruolo di un immaginario produttore off-Hollywood, l’unico tra i personaggi principali a non essere modellato su una persona realmente esistita) a Bryan Cranston, passando per John Goodman. Il film è Argo, nelle sale dall’8 novembre scorso, e prende il titolo dall’operazione della CIA ideata e condotta sul campo da Tony Mendez, specialista in esfiltrazioni, insignito dal Presidente Jimmy Carter proprio per questa missione dell’Intelligence Star. Lo script originale di Chris Terrio prende le mosse da un articolo di Joshuah Bearman del 2007, pubblicato da Wired: How the CIA Usede a Fake Sci-Fi Flick to Rescue Americans From Tehran.

La storia dietro il film che avrebbe dovuto cavalcare l’onda di Star Wars, portando sul grande schermo le visioni spettacolari (e in forte odore di postumanesimo) di Roger Zelazny, autore nel 1968 del romanzo premio Hugo Lord of Light (qui da noi Signore della Luce), è invece raccontata da DJ Pangburn su Boing Boing in un articolo che vi consiglio di leggere. Il progetto dell’adattamento cinematografico del capolavoro di Zelazny, fortemente voluto dallo sceneggiatore Barry Ira Geller, coinvolse pesi massimi del calibro di John Chambers (specialista del trucco vincitore dell’Oscar per Il Pianeta delle Scimmie, a cui Goodman presta i suoi chili e la sua bravura in Argo), Ray Bradbury (che non ha bisogno di presentazioni), Paolo Soleri (l’architetto teorizzatore del concetto di arcologia, invalso nell’immaginario di SF a partire dagli anni ‘80) e Buckminster Fuller (altro grande ispiratore del nostro immaginario fantascientifico, ideatore tra le altre cose dei primi progetti di cupole geodetiche). La visione di Geller era grandiosa: dopo aver acquistato i diritti del libro, avrebbe voluto farne un film da 50 milioni di dollari e convertire poi i set in un grandioso parco a tema alle porte di Denver, nella città di Aurora balzata la scorsa estate tristemente agli onori delle cronache per altro: Science Fiction Land (sulla cui storia è in realizzazione anche un documentario a firma di Judd Ehrlich). Per il suo progetto, Geller coinvolse anche Jack Kirby, che realizzò gli sketch che potete ammirare qui (purtroppo, immagino per questioni legate ai diritti, quelli che si vedono nel film sono stati ricreati ad hoc, e conservano poco dell’impatto originario delle tavole del maestro), prima che il tutto naufragasse tra sospetti di frode e corruzione.

Come scrive Pangburn (che si è occupato a più riprese della vicenda) su Boing Boing, riprendendo la testimonianza di Ehrlich:

“Barry was this kid from the Bronx, who from a very young age was obsessed with comic books and science fiction, and would just read everything,” said Ehrlich. “Zelazny’s Lord of Light was a huge book that came out in 1967. And Barry wanted to adapt it. I think it spoke to him on a number of levels. A big part of the book is putting technology back into the hands of the people, and taking it out of the hands of the few. And through technology we could attain power.”

Anyone who has read Lord of Light will note that it is, at heart, a story of shifting identities—the identities of people who constantly assume new avatars. As Ehrlich sees it, it’s no surprise that it would appeal to Geller.

“There’s also a story of reinvention in Lord of Light. People change bodies,” says Ehrlich. “Barry has constantly reinvented himself. He’s worn a lot of different masks through his life. This comes out in a much more literal sense when the CIA and Mendez—literal masters of disguise—get involved in the Argo ploy.”

A resuscitare il film ci pensò dunque la CIA, che sotto copertura e per soli 10.000 dollari si assicurò i diritti ed entrò nel business di Hollywood, spacciando agli iraniani l’oppio di un’epica sci-fi che valse la liberazione dei sei funzionari intrappolati a Teheran.

Geller, insieme al resto del mondo, avrebbe saputo dell’uso che era stato fatto del suo copione solo nel 1997, dopo che Clinton declassificò l’operazione Argo, e si venne a sapere tutta la verità dietro la missione segreta più fantascientifica nella storia dei servizi.

Notizia dei giorni scorsi è che Ehrlich è riuscito a raccogliere attraverso Kickstarter i fondi necessari per finanziare il suo documentario. Sull’accuratezza del film di Affleck, vi rimando a questo documentatissimo articolo di David Haglund. Per saperne di più, vi consiglio infine questa intervista a Tony Mendez in persona, su YouTube.

La guida galattica su Europa SF

Posted on Novembre 14th, 2012 in Connettivismo, ROSTA | 2 Comments »

Francesco Verso ha avuto la bontà di tradurre e proporre all’European Science Fiction Portal la mia guida galattica per non connettivisti, depurandola di tutti gli spunti polemici inutili al succo del discorso che mi sforzavo di tracciare attraverso la mia sequenza di post. La prima puntata, che raggruppa questi due articoli, è on-line a questo indirizzo, e io ringrazio Francesco e i curatori del portale per l’attenzione che hanno riservato alle mie riflessioni sulle specificità della fantascienza, in campo cinematografico e letterario.

Sempre su Europa SF, nei giorni scorsi è uscita anche un’intervista ad Arielle Saiber (autrice del fondamentale Flying Saucers Would Never Land in Lucca: The Fiction of Italian Science Fiction, saggio apparso qualche mese fa sul California Italian Studies Journal), che getta luce sui suoi progetti futuri e sui suoi studi sulla fantascienza italiana. Nell’intervista, la professoressa Saiber ha avanzato considerazioni che mi strappano un ulteriore ringraziamento.

Acchiappanuvole

Posted on Novembre 13th, 2012 in Agitprop | No Comments »

Non so quanto fosse voluto il riferimento, ma ieri sera ascoltando Nichi Vendola che si definiva “acchiappanuvole” mi si è chiuso un circuito neurale che ha subito evocato la figura di Wilhelm Reich (nonché la canzone di Kate Bush dedicata alla figura del controverso scienziato - Cloudbusting - e lo splendido video che ne trasse Terry Gilliam). Al di là delle citazioni volontarie o non intenzionali, mi sembra che ci sia solo una persona alle nostre latitudini in grado di prospettare un futuro in cui mi piacerebbe vivere, un po’ come in America ha fatto - con le dovute proporzioni - il giustamente rieletto presidente Barack Obama, e questa persona è Vendola. E anche per questo, tra le tante altre cose, alle primarie voterò per lui.

Olonomico: le connessioni empatiche di Sandro Battisti

Posted on Novembre 12th, 2012 in Connettivismo, Fantascienza, Letture, ROSTA | 6 Comments »

Come annunciato dall’autore e dall’editor sui rispettivi blog (HyperHouse e False Percezioni) è uscito da pochi giorni Olonomico, ultima fatica di Sandro Battisti, un romanzo che riprende le complesse e imperscrutabili trame dell’Impero Connettivo. Per maggiori informazioni, rimando alla pagina ufficiale sul sito di CiEsse Edizioni, costantemente aggiornata. Qui di seguito riporto la quarta di copertina del libro, disponibile per la collana Silver curata da Luigi Milani sia in una elegantissima edizione cartacea che in e-book DRM free.

Nel cosiddetto Impero Connettivo – uno Stato modellato sull’esempio dell’Impero Romano, il cui dominio si estende sia sullo spazio sia nel tempo – l’imperatore Totka_II e il suo alto funzionario Sillax continuano a progettare espansioni territoriali e temporali. Le loro nuove mire si concentrano su un territorio dove i giovani Lycia e Storm interagiscono caoticamente con uno strano personaggio che si nasconde dietro movimenti apparentemente incomprensibili.

L’Impero, governato da una stirpe di alieni semieterni, causa prima dell’umanità e poi della postumanità, è davvero così florido? Che cosa accadrà, quando i percorsi di tutti i personaggi del romanzo s’incontreranno, e utilizzeranno tutti i continuum con cui verranno in comunicazione? Una splendida metropoli, asettica e algida li attende…

Sandro mi ha chiesto molto generosamente di contribuire a questa sua ultima uscita con una prefazione, inclusa nell’edizione in distribuzione insieme a una visionaria e scanzonata postfazione di Marco Milani, pubblicata su HyperNext in concomitanza con questo mio intervento. Sperando di far cosa gradita a tutti voi e soprattutto di invogliarvi alla lettura del testo, che merita davvero la vostra attenzione, pubblico qui il mio contributo, dal titolo:

Le connessioni empatiche di Sandro Battisti con i mondi perduti e gli infiniti mondi possibili futuri

Read the rest of this entry »

Ancora sul connettivismo, una postilla

Posted on Novembre 2nd, 2012 in Agitprop, Connettivismo | 10 Comments »

Saprete ormai quanto disapprovi la parola “connettivismo“, in favore della più veritiera personalizzazione al plurale - connettivisti - che trovo maggiormente veritiera e rispettosa della pluralità di voci del movimento, sintomatica della sua ricchezza generale e capace di valorizzare le individualità che lo popolano. Il movimento è come l’alveo di un fiume, che resterebbe vuoto senza le tante gocce d’acqua che danno vita alla corrente. Senza questo flusso di singolarità, il fiume non esisterebbe: sarebbe solo un letto disseccato, una distesa inaridita di pietre e di sabbia.

Però in questo caso voglio adottare il termine in riferimento al movimento, all’incubatore in cui tutti noi ci muoviamo, di volta in volta e a seconda dei casi come scrittori, poeti, critici, studiosi, artisti, operatori, perché voglio parlare del modo in cui tutti noi ci rapportiamo ad esso. Nel tempo - sono trascorsi quasi 8 anni dalla sua costituzione ufficiale - il connettivismo è cresciuto, ha ampliato i suoi orizzonti, si è arricchito, è maturato. Lo ha fatto perché le persone che si riconoscono nel progetto sono maturate e perché altre persone si sono aggiunte apportando il loro contributo nell’interesse generale e in favore di un ritorno personale.

Il movimento è ancora fluido, anzi magmatico, talora ribolle di turbolenze e vortici, e questo è un bene: è un indice della sua vitalità e finché la corrente procede verso il fronte del futuro non si può che esserne soddisfatti.

La nostra tre-giorni romana mi ha stimolato una serie di riflessioni che vorrei condividere con tutti. Le riassumo in tre punti principali, su cui mi piacerebbe confrontarmi con chi al connettivismo si sente ancora di potere e volere fornire un apporto.

1. Credo che sia venuto il tempo per superare la dicitura “padri fondatori” e ogni rimando che possa essere ricondotto a una qualche forma di liturgia (estremizzo l’immagine per rendere meglio il concetto, non me ne vogliate). Intendiamoci, l’accezione con cui l’espressione viene adottata denota stima, rispetto, affetto, e non posso che esserne grato a chiunque decida di usarla. Ma magari non tutti riescono a cogliere al volo anche l’ironia sottintesa, la complicità che ci vede tutti - fondatori, associati, aggregati, compagni di strada, e chi più ne ha… - cooperare fianco a fianco, a uno stadio paritetico, alla riuscita del progetto generale e dei progetti particolari che di volta in volta siamo chiamati a mettere in piedi (si tratti di un’antologia, di una rivista, di un sito, di una convention, o di qualsiasi altra cosa vogliate). Forse, se proprio non possiamo rinunciare a una denotazione per chi ha innescato il congegno connettivista, si potrebbe parlare di iniziatori, piuttosto che di “padri fondatori”. Dopotutto è un termine dalla connotazione più neutrale, quasi asettica, e non implica - nemmeno per sbaglio - una forma precostituita di gerarchia. Non so se Sandro Battisti e Marco Milani sono d’accordo con me, mi piacerebbe ricevere un feedback anche da loro. Personalmente non mi dispiacerebbe nemmeno vedere andare definitivamente in soffitta il manifesto, e posso dirlo essendone il principale responsabile: non sarebbe più interessante sentire Sandro Battisti, Marco Moretti, Domenico Mastrapasqua, Lukha B. Kremo e gli altri recitare i loro ultimi lavori, piuttosto che riascoltare ogni volta un documento ormai mediamente più vecchio della maggior parte dei lavori connettivisti?

2. Il movimento non dovrebbe mai smettere di aprirsi verso l’esterno. Mi piacerebbe che sempre più connettivisti cogliessero le varie occasioni offerte dal panorama del fandom fantascientifico italiano (le diverse convention organizzate ogni anno, le diverse riviste cartacee e on-line in attività, i diversi progetti antologici che raggruppano gli autori della comunità SF) come un’opportunità per interfacciarsi con il resto del mondo là fuori, una chance per scavalcare i recinti, e anche i pregiudizi che tanto spesso ci troviamo a scontare sulla nostra pelle.

3. Abbiamo fatto i conti con il passato, si diceva nei giorni scorsi. Ci siamo confrontati con la maggior parte dei filoni artistici e culturali che ci sono serviti da ispirazione per elaborare questa esperienza. Adesso possiamo concentrare meglio le nostre forze sui nostri lavori presenti e futuri: scriviamo - racconti, romanzi, articoli, poesie - e lavoriamo sui nostri progetti - riviste, siti, film, trasmissioni radiofoniche, podcast - per portarli avanti e offrire agli scettici materiale su cui pensare, materiale da commentare, materiale da analizzare. Solo così terremo il fianco al riparo dalle critiche troppo facili - e fin troppo scontate - che ancora ci vengono mosse con innocenza, ignorando i trascorsi. Solo così produrremo una vera accelerazione nella crescita del movimento e un avanzamento verso un nuovo stadio, da cui poterci dare un nuovo obiettivo.

A voi la linea. Hasta siempre, compañeros!

[Immagine: illustrazione di Israele Leal.]

PS: Non posso non riportare qui i collegamenti ai rispettivi resoconti della Next-Fest redatti da Sandro Battisti e Francesco Verso, in cui mi sembra di riscontrare una comunione di fondo - fatti i dovuti distinguo - con gli intenti espressi in questo post.