Quando ci siamo sentiti domenica pomeriggio, il Vic mi è sembrato quello di sempre: malgrado l’inevitabile affaticamento (reduce da un intervento al fegato lo scorso luglio) era pronto a combattere ancora una volta. Ormai ci era abituato. Attendeva i risultati degli ultimi esami che gli avrebbero confermato o meno un nuovo ciclo di chemioterapia. Oggi avrebbe dovuto sottoporsi a quella chemio, ma purtroppo Vic è stato stroncato da un infarto. Un destino infame ha deciso di lasciarci tutti orfani.

Del suo valore e della sua importanza Silvio Sosio ha tracciato un partecipato elogio nel suo articolo per Fantascienza.com. Giuseppe Lippi, suo compagno in tante imprese, lo ha ricordato su Urania BlogVittorio Curtoni (per gli amici semplicemente Vic) è stato, è ancora adesso e resterà a lungo la personificazione della fantascienza in Italia, la sua quintessenza. Scrittore, traduttore, critico militante, curatore, animatore e prima di tutto appassionato ed esperto, nella sua vita ha mischiato ogni forma di applicazione al fantastico. Nei brevi minuti della nostra ultima conversazione domenicale ha trovato come sempre il modo per concentrare un distillato delle sue ultime visioni e re-visioni (Super 8, The Truman Show), esperienze di scrittura (l’antologia appena uscita per Odissea Fantascienza, un romanzo in corso di stesura e che purtroppo resta incompiuto), proiezioni (a proposito del “grano” che foraggia il remake di Blade Runner e del bisogno di idee che avrebbe invece la fantascienza oggi) ed estrapolazioni (la sua proposta ai medici piacentini di installargli una cerniera apribile a piacimento per poter accedere all’occorrenza agli organi interni che avessero bisogno di una messa a punto). Un misto di ironia e coraggio, che per qualcuno poteva sembrare spavalderia ma che a me ha sempre parlato con la voce di una saggezza stellare, se non proprio cosmica.

La capacità straordinaria del Vic consisteva nel trovare sempre un terreno comune di confronto con il suo interlocutore, su cui innestare le sue trovate mirabolanti o da cui derivare un qualche aneddoto. Lo scorso novembre, quando andai a trovarlo a Piacenza, fui ospite suo e di sua moglie per uno splendido pomeriggio. Altro che gap generazionale… Mi avvicinai con un certo timore reverenziale (sebbene lo avessi incontrato altre tre o quattro volte in precedenza, in occasione di convention e dell’ultima delle sue leggendarie cene piacentine), come si addice a uno sbarbatello che va a far visita a un mito vivente, e lui e Lucia mi misero subito a mio agio come se fossi uno di casa. Curtoni mi raccontò ovviamente i retroscena del lavoro di curatore e quelli del mestiere di traduttore, i suoi programmi da “scrittore ritrovato”, alcune idee sensazionali da sfruttare per la sua rubrica sul quotidiano “Libertà” occasionalmente dedicata alle previsioni per il nuovo anno, le tonnellate di vecchi film che era stato costretto (a volte piacevolmente, a volte meno) a sorbirsi durante la convalescenza, tutti archiviati nell’hard-disk che aveva ribattezzato “il Bambino”, uno scrigno di capolavori e titoli improbabili. Parlammo del connettivismo (dopotutto con Next International lo avevamo indicato esplicitamente tra i nostri padri ispiratori) e lui mi raccontò il suo primo contatto con il fantastico, di ritorno in bicicletta da uno spettacolo serale al cinema, attraverso la campagna immersa nella notte, sotto un cielo stellato… Gli avevo portato qualche film, un paio di libri e lui mi disse che non poteva lasciarmi andare via a mani vuote. Si avvicinò alla sua libreria, ne cacciò una pila di Robot prima serie e disse di sceglierne qualcuno che mi mancasse. Consigliato da lui stesso ne presi tre, i Robot prima serie meglio conservati che possa mostrare sui miei scaffali. Poi finimmo in cucina a parlare di miscele di caffè e telefilm.

Robot. E’ stato dal primo contatto con questa rivista che ho preso consapevolezza di quello che la fantascienza poteva davvero rappresentare, in ogni sua declinazione, dal popolare allo sperimentale, dall’alto al basso, alternando toni umoristici, scanzonati, divulgativi, precisi e documentati. Un mix esplosivo, del tipo ad altissimo potenziale che si poteva distillare solo dalla linfa creativa di un genio come lui. Ricorderò come una delle soddisfazioni più grandi - non solo della mia carriera di scrittore - l’attestato del Premio Robot che presi dalle sue mani nel 2005. Sentivo quel momento come il coronamento di un sogno, forse in maniera un po’ irrazionale. Oggi, rileggendo le parole che Valerio Evangelisti (suo grande amico) ha usato nell’introduzione all’antologia di cui parlavo prima (Bianco su nero e altre storie, cercatela in libreria), capisco perché. Era stato il riconoscimento da parte dell’uomo che aveva fondato e condotto per tanti anni il regno dell’immaginario fantastico in Italia, dettando implicitamente un codice, imponendo un termine di paragone con cui chiunque si avvicinasse al genere non poteva non confrontarsi. Senza mai smarrire l’essenza della propria umanità.

Non il miglior sovrano possibile. Il migliore in assoluto.

[Foto di Iguana Jo, via Flickr.]