Archive for Luglio, 2011

Le regole di Peppe

Posted on Luglio 31st, 2011 in ROSTA | No Comments »

“Ci fece sedere al Radetzki, poco distante da via Solferino e ordinò da bere per tutti. Ci spiegò che lasciava il Corriere, dove era arrivato tre anni prima, per tornare alla sua casa madre, a Repubblica. Poi fece una cosa che nessuno fa mai. Cominciò un lungo monologo, nel quale condensava i suoi consigli. Che lui aveva deciso di donare a noi, giovani giornalisti. Non è pratica comune, in questo mestiere che divide e non unisce. Le regole di Peppe, le ho chiamate per anni: al mattino fai cinque telefonate a cinque fonti diverse, a persone che ti possono dare notizie, non importa quali, basta che ti spieghino come stanno le cose; studia, non smettere mai di studiare, appassionati ai problemi, falli tuoi; rispondi, devi rispondere sempre quando il giornale ti chiama; ricordati che questo lavoro lo devi vivere con passione, ogni benedetto giorno, e metti passione in quello che scrivi, coinvolgi il lettore, butta sempre il cuore in quel che fai. Altrimenti, disse, non ne vale la pena, non è giornalismo.”

Dal ricordo di Marco Imarisio.

In morte di un giornalista

Posted on Luglio 30th, 2011 in ROSTA | 1 Comment »

Apprendo la notizia con grande sconcerto e sconfinata tristezza. E’ morto oggi all’improvviso Giuseppe D’Avanzo. Firma storica di Repubblica, è stato uno dei più spietati e attenti cronisti dei nostri tempi. Moralmente implacabile, straordinariamente vigile. Basta dare un’occhiata alla pagina che riassume le sue inchieste principali per la sua testata per farsene un’idea.

La sua dedizione al servizio della verità ha più volte aiutato a rilasciare scosse a un’opinione pubblica sempre più distratta e anestetizzata. Di giornalisti come lui ce ne vorrebbero dieci nella redazione di ogni testata, per ridare dignità alla cronaca di quest’epoca.

Addio, Beppe. Ci mancherai.

Zodiac, di David Fincher (2007)

Posted on Luglio 25th, 2011 in Proiezioni | No Comments »

Gli inglesi hanno una parola per descrivere qualcosa di formidabile, entusiasmante: terrific. Nel suo significato, condensa sia un giudizio di valore (eccellente, con riferimento alla qualità di un lavoro), sia uno stato d’animo (spaventoso, tremendo). Non saprei trovare una parola migliore per questo procedural thriller di David Fincher, qui all’altezza dei fasti di Fight Club per la resa espressiva e l’efficacia narrativa del plot. Ispirato a una storia vera e tratto dai lavori di Robert Graysmith, che da vignettista del San Francisco Chronicle si trovò a seguire il caso in prima persona, Zodiac racconta le indagini ufficiali e private sul misterioso killer che per anni, a cavallo tra i ‘60 e i ‘70, tenne sotto scacco la Bay Area. Un caso tuttora irrisolto, su cui il film cerca di gettare nuova luce evocando un intero segmento di storia americana per fotografare l’impatto che il killer dello Zodiaco ebbe sulla California di quegli anni, molto ben reso attraverso le vite dei diversi personaggi che si affiancano nelle indagini sugli omicidi.

Robert Graysmith (interpretato da Jake Gyllenhaal), il cronista di nera Paul Avery (Robert Downey Jr.) e la coppia di sbirri Dave Toschi e Bill Armstrong (rispettivamente Mark Ruffalo e Anthony Edwards) sono impegnati in una caccia alla prova decisiva in grado di incastrare il colpevole e porre fine al terrore che paralizza San Francisco e i suoi dintorni. Seguita con sguardo chirurgico l’inchiesta si sviluppa in una spirale, che invece di stringersi sull’assassino presto palesa come effetto collaterale la forza centrifuga di un vortice o di un uragano, capace di spazzare via le vite stesse dei protagonisti. L’unico in grado di risollevarsi da questo panorama di rovine e desolazione, dopo aver sfiorato personalmente l’orrore, non potrà avere altra consolazione che l’essersi avvicinato alla verità più degli altri, ma nemmeno la tenacia e il rigore che sarà stato capace di dimostrare sul campo potranno rivelarsi decisivi nella lotta di resistenza e opposizione al male.

Quello di Zodiac rappresenta forse il primo caso di spettacolarizzazione della violenza, da parte di un serial killer visibilmente a caccia di notorietà attraverso il sistema dei mass media. Se da un lato le sue minacce veicolate attraverso lettere ai giornali e interventi alla TV avevano lo scopo di generare un diffuso clima di terrore, dall’altro i messaggi cifrati allegati alle sue lettere sono la prova della megalomania nell’imbastire un gioco con gli organi di informazione e la polizia. Un predatore, insomma, che non accetta il suo ruolo di preda nella caccia intentata dalle forze dell’ordine e per questo - sfruttando i buchi di un sistema burocratico fotografato nel film senza pietà - si permette di ribaltare le regole del gioco. Sette le sue vittime accertate tra il dicembre 1968 e l’ottobre del ‘69, ma la scia di sangue potrebbe estendersi dal ‘63 al ‘70, e lo stesso assassino continuerà a rivendicare omicidi di dubbia attribuzione con lettere datate fino al 1974.

Per misurarne l’impatto sull’immaginario, basti sapere che l’esordio di Dirty Harry al cinema (con il film omonimo del 1971, qui da noi distribuito come Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo) è ispirato alle vicende di Zodiac e la figura del granitico ispettore interpretato da Clint Eastwood è modellata sul personaggio di Dave Toschi. E Zodiac, nel gioco dei riferimenti, chiude il cortocircuito portando Toschi e Graysmith in sala alla prima del film di Don Siegel.

Zodiac è un film a tesi, senza dubbio, ma capace di sostenerla in ogni singolo momento del suo dispiegamento, attraverso un lavoro accurato di confutazione e rielaborazione delle ipotesi man mano che gli indizi si accumulano e disegnano piste alternative. La sceneggiatura solidissima di James Vanderbilt (presto alle prese anche con la fantascienza grazie all’atteso remake di Total Recall) e la fotografia Harry Savides (impressionante nel ricreare l’atmosfera dell’epoca con effetti di desaturazione e giochi di contrasti cromatici) sostengono la regia di Fincher, impeccabile e all’occorrenza visionaria, come nel time-lapse della costruzione della Transamerica Pyramid.

Un film da guardare e riguardare, ossessivo come il refrain di Hurdy Gurdy Man di Donovan Leitch che accompagna il prologo, un distillato di angoscia e violenza che riassume alla perfezione le rimanenti due ore e mezza di pellicola.

Un milione di dollari per Marilyn

Posted on Luglio 24th, 2011 in Graffiti, Proiezioni | No Comments »

Tanto varrebbe un film porno della diva che verrà battuto all’asta il prossimo 8 agosto a Buenos Aires. D’estate, a quanto pare, gli spiriti s’infiammano e se l’anno scorso veniva annunciata la stampa dei suoi diari, quest’anno a tenere banco è la pellicola messa all’asta da un cinefilo spagnolo, Mikel Barsa. Girato nel 1946, quando l’attrice appena ventenne si faceva ancora chiamare con il suo nome di battesimo, Norma Jeane Baker, il filmino sarebbe appartenuto a un collezionista spagnolo, prima che i suoi eredi decidessero di monetizzarne l’investimento ingaggiando l’esperto che aveva già curato la vendita dell’unica altra copia esistente.

Per Marilyn Monroe, che qui compare accanto a un attore non ancora identificato, non si tratterebbe comunque di un esordio assoluto. Nel 2008 un’altra pellicola in 16 mm della durata di 15 minuti era stata acquistata da un imprenditore per un milione e mezzo di dollari. Ma la contesa più accesa resta tuttavia quella scatenata dalla difesa del mito: se i venditori esibiscono a testimonianza dell’autenticità dell’opera un certificato dell’American Film Institute (che in una perizia dichiara che “se non è Marilyn, allora è sua sorella gemella”), gli esperti della diva si danno da fare per proteggerne l’integrità iconografica, mettendo in dubbio che la protagonista del film sia davvero lei.

Quel che è certo, è che girano voci su film espliciti interpretati da ogni grande attrice del periodo compreso tra gli anni ‘40 e i ‘60. Me ne dà notizia Lanfranco Fabriani, complice nel misfatto sulla riscrittura della figura di Marilyn che abbiamo operato in chiave fantascientifica, che fa menzione di pellicole in copia unica girate all’inizio della loro carriera da perfette sconosciute che sarebbero poi diventate dive di risonanza mondiale. Al punto che una parte significativa dell’attività dei Press Agent degli Studios si vocifera che consistesse proprio nello scovare le copie di questi filmati oppure, alla peggio, occuparsi delle richieste di riscatto per ritirarle dalla circolazione. Uno spaccato che mescola echi da Il grande sonno, La dalia nera e L’ultimo vero bacio. E che sussurra all’orecchio suggestioni per quello che diventerà forse un nuovo racconto.

The Archiver

Posted on Luglio 23rd, 2011 in Graffiti, Postumanesimo, Proiezioni | No Comments »

Scovato grazie a Nimiel, questo corto francese realizzato da Thomas Obrecht, Guillaume Berthoumieu e Marc Menneglier merita davvero di essere visto. Sarà che ho terminato da poco la raccolta di Iain M. Banks Lo stato dell’arte e questa clip mi ha riportato alle atmosfere del racconto “Discendente” (testo tanto malinconico, quanto risulta crudo questo corto nel twist finale). Ma The Archiver mi sembra anche molto intonato con il mood del post precedente. Buona visione.

Questo video è stato rimosso in seguito all’accordo del 2011 tra SIAE e AGIS che vincola la pubblicazione in rete di materiale corredato di traccia musicale alla sottoscrizione di una licenza, con il pagamento alla SIAE di una quota minima di 450 euro a trimestre. Per saperne di più, rimando al post del 27-10-2011 dedicato alla vicenda. Mi scuso per il disagio, ma ritengo che la norma non abbia alcuna giustificazione logica o morale e denunci un atteggiamento di grave e sistematica violazione dei diritti di libera espressione di ciascuno di noi. Il video può essere visionato al seguente indirizzo:

The Archiver from Artfx on Vimeo.

Danza della morte gravitazionale

Posted on Luglio 23rd, 2011 in Transizioni | 12 Comments »

Quasi sei anni fa Stephen Hawking in persona si scomodava per sensibilizzare governi e opinione pubblica sui tagli alla ricerca che avrebbero impattato sui fondi stanziati da NASA ed ESA per il programma Lisa. Acronimo di Laser Inteferometer Space Antenna, Lisa avrebbe dovuto scrutare le profondità del cosmo alla ricerca delle misteriose onde gravitazionali, emesse da ogni corpo in movimento, predette da Albert Einstein nella sua teoria della relatività generale, ma estremamente difficili da rilevare. Con una sensibilità di 10-11 m, avrebbe dovuto rilevare oscillazioni di ampiezza dieci volte più piccola dell diametro di un atomo.

Lo scorso aprile tuttavia la NASA ha annunciato il suo smarcamento dalla missione, che ricade adesso sotto il pieno controllo dell’Agenzia Spaziale Europea, mentre gli americani si limiteranno a fornire i vettori per il lancio della terna di satelliti di cui si comporrà l’antenna spaziale. La messa in orbita è prevista per il 2017, salvo ripensamenti.

A riaccendere l’interesse intorno allo scopo della missione è giunta nei giorni scorsi la pubblicazione della ricerca di un gruppo dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge, ripreso dal National Geograpghic e da Scientific American. L’equipe di Warren Brown ha scoperto a 3.000 anni luce di distanza dalla Terra un sistema binario molto particolare: è formato da due nane bianche (stelle estremamente massicce e compatte: la primaria ha un quarto della massa del Sole in elio concentrata in un corpo grande come Nettuno e distorto dall’attrazione gravitazionale della sua compagna, mentre la secondaria concentra la metà della massa del Sole in carbonio-ossigeno in un corpo di dimensioni confrontabili con la Terra). Battezzato J0651, questo sistema binario ha la caratteristica di comportarsi come un gigantesco generatore spaziale di onde gravitazionali.

Le due stelle che lo compongono distano l’una dall’altra circa 100.000 km (un terzo della distanza che separa la Luna dalla Terra) e orbitano intorno al comune centro di massa del sistema in un periodo di poco inferiore ai 13 minuti, a una velocità che è di poco inferiore all’1% della velocità della luce. L’orbita del sistema si stringe progressivamente e porterà le due stelle a scontrarsi nel giro di circa 900.000 anni. A quel punto, secondo i modelli sviluppati, le due stelle potrebbero fondersi in un’unica nana bianca oppure originare una supernova a bassa luminosità. Ma prima ancora di conoscere il destino delle sue componenti, J0651 interessa gli astrofisici per un’altra ragione: le due nane bianche sembrerebbero non interagire attraverso scambi di materia (come invece accade piuttosto comunemente in sistemi simili) e il loro moto orbitale rallenta di 2,7 secondi in 10.000 anni. Questo cambiamento della velocità orbitale sarebbe quindi interamente ascrivibile all’energia irradiata dal sistema sotto forma di onde gravitazionali, per altro misurabili senza interferenze esterne comportate da trasferimenti di massa.

Il proposito per ora travalica gli strumenti dell’uomo, che sulla Terra restano affetti dall’intenso rumore gravitazionale di fondo del nostro pianeta. Una missione impossibile, per il momento, ma non per Lisa. J0651 è la più forte sorgente di distorsioni gravitazionali finora scoperta e secondo gli autori dello studio la sua osservazione, se Lisa verrà realizzata, potrebbe portare alla rilevazione di onde gravitazionali già nella prima settimana di attività. La danza della morte delle sue componenti avrà ancora quasi un milione di anni per giungere a compimento nell’abbraccio finale; e se ciò che sconcerta è come sempre il confronto tra la scala cosmica e quella umana, non si può non restare ammirati e stupefatti dalla possibilità di azzerare il divario grazie al semplice slancio - tutto umano - della conoscenza.

[Illustrazione di Tod Strohmayer/CXC/NASA e Dana Berry/CXC, via National Geographic.]

Blackout, di Abel Ferrara (1997)

Posted on Luglio 22nd, 2011 in Proiezioni | No Comments »

Visto stasera per la prima volta. A tutti gli effetti un preludio di New Rose Hotel (girato l’anno successivo, nel 1998), in cui il regista italo-americano riverserà gran parte delle soluzioni tecniche e narrative qui sperimentate.

Malgrado i suoi limiti, per lo sperimentalismo che mette in campo e le trovate registiche che condensa coraggiosamente, NRH resta uno dei film che hanno esercitato l’impatto maggiore sul mio immaginario. Blackout non ha la stessa efficacia, ma non gli è da meno sul piano del coraggio e della visionarietà. E ci regala un Dennis Hopper (1936-2010) in stato di grazia, che fornisce lo stampo per il personaggio di Fox a cui un altro titano, Christopher Walken, darà vita in NRH.

Blackout racchiude la summa del cinema di Abel Ferrara: erotismo, violenza, abbandono, tradimento e senso di colpa sono qui convogliati in una celebrazione dell’autodistruzione. Ambientata nel mondo dell’hardcore, al confine con gli snuff movie, la pellicola imbastisce un discorso ad ampio raggio sulla memoria e il rimosso, dispiegandolo attraverso un campionario di dissolvenze incrociate, flashback e sovrimpressioni. E rispetta la regola n. 1 del suo cinema: sconsigliato a chi si accontenta di film lineari e racconti convenzionali, riesce a regalare sprazzi di appagamento estetico ai seguaci del ragazzaccio del Bronx.

Esperimento sul campo n. 1

Posted on Luglio 22nd, 2011 in Nova x-Press | No Comments »

Prima che questo blog si trasformi in una sorta di lungo addio, con la latitanza di pezzi di approfondimento destinata a protrarsi a causa della ripresa dei lavori sull’ultimo romanzo (su cui magari vi aggiornerò a breve), mi sforzo di riaprire le trasmissioni in modalità - diciamo così - semi-istantanea. E’ un esperimento, come sottolinea il titolo di questo post che fa il verso a La Stella di Ratner, e quindi prendetelo come tale. Se funzionerà, andremo avanti. Altrimenti ci rassegneremo ancora una volta alla necessità di lunghe pause di silenzio, come capitato di recente, e amen.

L’idea è di provare a riprendere il flusso delle comunicazioni con un mix di pillole. Dopotutto, come già accennavo ad aprile in una blog entry tematicamente molto affine a questa, mi manca l’opportunità offerta dal blog di confrontarmi con voi su letture e visioni, per cui cercherò di buttare sul tavolo le mie impressioni sulle opere e i prodotti consumati di recente, e su quelli che andrò fruendo nei prossimi tempi. Parallelamente continuerà la revisione di Corpi spenti, giunta nel vivo: e magari - come dicevo sopra - parleremo anche di questo. Il blog assumerà inevitabilmente una dimensione più minimalista, potendo fortunatamente contare su altri spazi per dar sfogo ai miei flussi di coscienza.

Per cose ancora più immediate, invece, cercherò di tornare - gradualmente - anche su Twitter, dove potete trovarmi presso NovaXpress. Finora era un account quasi segreto, essendo nato senza una direzione precisa. Credo che andrà avanti così finché non mi sarò chiarito le idee io per primo. Approfitto dell’estate proprio per tentare questo esperimento di sinergie e parallelismi, così da arrivare in autunno con le idee più chiare e precise. O almeno l’intenzione è questa. Quindi facciamola finita con le cerimonie: mi rimbocco le maniche e torno al lavoro. Ci tenevo solo a ringraziarvi per esserci stati anche durante gli ultimi mesi, malgrado il dibattito sia calato a livelli di intensità davvero minimi.

Per il futuro… Stay tuned!

Avanguardie

Posted on Luglio 10th, 2011 in Connettivismo, ROSTA | 1 Comment »

Sempre molto attivo, Giovanni Agnoloni ha curato per il blog Poesia di RaiNews questo dossier sui connettivisti, raccogliendo nella scia dell’ultima NextCon le testimonianze di diversi autori che partecipano al movimento. Un modo efficace e dinamico per fare il punto della situazione sul cammino fin qui percorso, nel settimo anno di transito insieme.

Terre rare

Posted on Luglio 1st, 2011 in Accelerazionismo, Futuro, Stigmatikos Logos, Transizioni | 2 Comments »

E’ interessante notare come il nostro stile di vita nel 2011 dipenda da materiali di cui la maggior parte della gente ignora l’esistenza. Occorrerà presto un fondo per gli elementi in via di estinzione? Prima di proiettarci verso la frontiera spaziale, a caccia di berynium nell’orbita di Sirio o di illirio direttamente nel cuore di una supernova…