Archive for Maggio, 2011

Stati indotti di narcolessia [2]

Posted on Maggio 27th, 2011 in Connettivismo, Criptogrammi, Graffiti | No Comments »

Incontriamo Blicero in una piazzola panoramica, ai bordi della strada di montagna che porta alla Diga del Dipartimento Metropolitano di Ripartizione Acque. Sopra di noi, la Luna si concede progressivamente al cono d’ombra della sua sorella siderale e si lascia inghiottire dalla notte. In fondo alla valle s’intravede la ragnatela di luci della città, dispiegata come un mandala, nella sua geometrica precisione da circuito stampato.

E’ Jim a farsi carico delle presentazioni.

“Il comandante Blicero” dice. Poi, con un cenno nella mia direzione, aggiunge: ”La mia recluta”.

Blicero si aggiusta il borsalino. Ha occhi di ghiaccio ed è questa la prima cosa che mi colpisce. Penetrano l’oscurità e ci riescono persino da sotto la tesa del cappello di feltro che porta schiacciato sulla fronte.

“Ho sentito parlare bene di te” dice al mio indirizzo. “Jim è uno dei nostri agenti migliori. Mi fido del suo giudizio. Per questo, quando si è presentata l’opportunità di questo lavoro, ho pensato subito alla vostra squadra”.

“Bene” dico. “Di cosa si tratta?”

“I tempi sono tornati maturi per diffondere il Verbo”.

Faccio un cenno alla borsa posata ai suoi piedi, nel terriccio e nelle pietre che pavimentano la piazzola. Mi immagino, stipato al suo interno, un assortimento di bibbie e vangeli.

“Staremo mica parlando di testimoniare la parola del Signore?”

Blicero non si scompone.

“In un certo senso, forse” risponde. “Si tratta di spargere consapevolezza. Le strade del mondo ne hanno bisogno. E’ la realtà stessa a richiedercelo”.

L’eclisse è totale.

Blicero si china, afferra la borsa e la solleva. La porge a Jim e dice: “Qui dentro c’è tutto il necessario. Abbiatene cura. E fate un buon lavoro, senza risparmiare un solo centimetro di spazio, né un solo secondo di storia”.

Jim afferra la borsa con espressione grave. “Sarà fatto” assicura.

Lo scambio si compie sotto l’occhio segreto della Luna, che assiste non vista nel suo nascondiglio celeste.

“La nostra missione non conosce tregue” conclude Blicero. ”E’ una guerra psichica, che ci impone uno sforzo di coscienza e resistenza”.

Senza attendere una risposta, risale sulla sua auto nera come la notte, mette in moto e riparte, allontanandosi dalla città su un tappeto di tenebre e di note meccaniche. In cielo, una falce d’argento taglia il velluto della notte. La Luna si avvia a uscire dal suo temporaneo canto di oblio.

Winter Solstice Lunar Eclipse from William Castleman on Vimeo.

Puntate precedenti
Stati indotti di narcolessia [0]
Stati indotti di narcolessia [1]

In the sky with diamonds

Posted on Maggio 19th, 2011 in Graffiti, Transizioni | No Comments »

L’immensità e l’immediatezza della percezione matematica: ho sempre pensato che fossero questi i segreti della bellezza dello spettacolo che ci regala il cielo notturno. Da ex astrofilo (mai pentito, ma ormai occasionale), non posso che consigliarvi questa galleria di istantanee intrise di senso del meraviglioso. Le foto rappresentano nell’ordine: un’aurora boreale nel cielo di Jökulsárlón, il più grande lago glaciale d’Islanda (foto di Stephane Vetter), una panoramica nottura del lago Traunsee in Austria (foto di Thomas Kurat), il nucleo galattico fotografato sopra il deserto australiano (foto di Alex Cherney). Per vedere gli altri lavori che si sono segnalati allo Earth and Sky Photo Contest 2011 vi rimando alle pagine on-line del National Geographic.

La stella di Ratner: Esperimento sul campo numero uno: Flusso

Posted on Maggio 18th, 2011 in Letture | 4 Comments »

«Per il momento è sufficiente che lei conosca le motivazioni generali dell’Esperimento sul campo numero uno. Si tratta di realizzare il sogno più antico dell’umanità.»

«Quale sogno?»

«La conoscenza» rispose Dyne. «Studiare il pianeta. Osservare il sistema solare. Ascoltare l’universo. Conoscere noi stessi.»

«Lo spazio.»

«Lo spazio cosmico e quello interiore. Che si fondono l’uno nell’altro. Già più di duemila persone vivono e lavorano qui. Altre ne arriveranno. I costi sono sostenuti da cento paesi. Coscienza planetaria unica. Approccio razionale. Visione del mondo. Quanti paesi sostengo i costi?»

«Cento.»

«Bene» disse Dyne.

Da La stella di Ratner (Ratner’s Star, 1976) di Don DeLillo. Traduzione di Matteo Colombo.

La stella di Ratner

Posted on Maggio 14th, 2011 in Fantascienza, Sezione π², Transizioni | 2 Comments »

Serendipità. Ogni tanto, una sorpresa non guasta. Specie se bella come questa. Entrando in libreria stamattina, dopo aver chiuso in nottata la prima stesura di Corpi spenti, mi sono imbattuto per prima cosa in una pila del «nuovo romanzo» di Don DeLilloLa stella di Ratner è la prima edizione italiana di Ratner’s Star, libro di culto del maestro newyorkese, pubblicato per la prima volta nel 1976 e finora mai tradotto qui da noi. Rappresenta pertanto un evento, specie per quelli che come il sottoscritto hanno avuto modo di maturare negli anni una venerazione per questo scrittore capace di interpolare le istantanee del nostro passato per proiettare l’umanità verso scenari futuri tra i più credibili e angoscianti.

Dal risvolto di copertina, che non teme di citare la pericolosa parola:

Qualche anno più tardi, tentando di spiegarne il segreto, lo stesso DeLillo dirà: «Ho provato a scrivere un romanzo che non solo avesse la matematica tra i suoi argomenti, ma che, in un certo senso, fosse esso stesso matematica. Doveva incarnare un modello, un ordine, un’armonia: che in fondo è uno dei tradizionali obiettivi della matematica pura». Un libro, in altri termini, in cui la forma e la teorizzazione della forma coincidono con il contenuto: in cui gli opposti si riversano l’uno nell’altro in una fuga senza fine, come in un nastro di Möbius o nel simbolo dell’infinito. E tutto ciò DeLillo lo fa con una versione postmoderna di Alice nel paese delle meraviglie (richiamata fin dai titoli delle due parti del romanzo: Avventure e Riflessi), costruendo un testo che riesce a essere al medesimo tempo un concentrato di humour, una satira delle umane, universali ambizioni e dei moderni fallimenti tecnico-burocratici, un «ritratto d’artista» e un romanzo di formazione. Ma forse la migliore descrizione della Stella di Ratner è racchiusa fra le pagine del libro: «un romanzo sperimentale, un’allegoria, una geografia lunare, una magistrale autobiografia, un criptico trattato scientifico, un’opera di fantascienza».

Ne riparleremo.

Out of this World

Posted on Maggio 14th, 2011 in Fantascienza, Graffiti | 1 Comment »

In occasione dell’apertura della mostra Out of this World alla British Library, il Guardian ha dedicato uno speciale alla fantascienza, chiedendo a un buon numero di maestri giovani o meno giovani ma ancora in attività di indicare la loro opera di genere preferita. Il dossier di oggi è stato anticipato da un intervento di Iain M. Banks, che prende la scia di Ursula K. LeGuin (che la settimana scorsa aveva recensito per le pagine del quotidiano britannico l’ultimo lavoro di China Miéville, Embassytown) per imbastire una difesa e una celebrazione della fantascienza.

L’articolo di Banks si focalizza sulla peculiarità della SF, suffragando la riflessione, molto cara da queste parti, che il nostro sia un genere predisposto a innesti esterni e ibridazioni, ma provvisto di una solida storia alle spalle che rende particolarmente rischiosa ogni velleità di imitazione.

The point is that science fiction is a dialogue, a process. All writing is, in a sense; a writer will read something – perhaps something quite famous, even a classic – and think “But what if it had been done this way instead . . . ?” And, standing on the shoulders of that particular giant, write something initially similar but developmentally different, so that the field evolves and further twists and turns are added to how stories are told as well as to the expectations and the knowledge of pre-existing literary patterns readers bring to those stories. Science fiction has its own history, its own legacy of what’s been done, what’s been superseded, what’s so much part of the furniture it’s practically part of the fabric now, what’s become no more than a joke . . . and so on. It’s just plain foolish, as well as comically arrogant, to ignore all this, to fail to do the most basic research. In a literature so concerned with social as well as technical innovation, with the effects of change – incremental as well as abrupt – on individual humans and humanity as whole, this is a grievous, fundamentally hubristic mistake to commit.

[Immagine di Michael Buhler: Vision of the future... detail from UFO over the City, 1980 (olio su tela).]

A clockwork lemon

Posted on Maggio 13th, 2011 in Micro, Transizioni | No Comments »

Il titolo non si riferisce a una provocatoria pièce dal retrogusto steampunk, ma gioca sul rischio delineato in un articolo on line del National Geographic, che riprende un dossier sulla quiescenza del Vesuvio pubblicato sulle pagine della rivista nel 2007. Sarà il disastro del Diciannove? Non è questa la sede per fare del facile allarmismo. Il dibattito tra gli studiosi sulle contrimisure da adottare in caso di eruzione è aperto.

Sulla Murgia, sotto i venti di Jupiter

Posted on Maggio 3rd, 2011 in Agitprop, Criptogrammi | 4 Comments »

Ricorderete forse la storia delle basi missilistiche allestite tra la Puglia e la Basilicata nella prima metà degli anni ‘60, nell’ambito dell’operazione “Pot Pie” della NATO. Vennero costruite sulla Murgia dieci basi e ciascun campo dei missili disponeva di tre Jupiter SM-78, equipaggiati con testate nucleari da 1,44 megaton.

In calce ai commenti di quell’articolo di poco più di un anno fa, Francesco Cavallo mi segnala ora l’apertura di un sito dedicato alla classificazione delle aree (con tanto di schede), ricco di informazioni utili, cronache e articoli d’opinione. Si chiama Murgia Jupiter e contiene chicche assolutamente eccezionali come gli schemi delle basi (qua sopra un assaggio), filmati sui missili Jupiter e testimonianze video raccolte sul posto. Come il documento sulla base di Irsina (da altre fonti collocata nel territorio del comune di Tolve), registrato dalle videocamere Ola Channel.

Jupiter, l’ex base missilistica di Tolve from olachannel on Vimeo.

Blue neon per neogotici quantistici

Posted on Maggio 1st, 2011 in Connettivismo, ROSTA | 2 Comments »

Al termine di un viaggio durato otto anni, che ha praticamente attraversato epoche intere nel tempo espanso del cyberspazio, Cybergoth chiude i battenti. Sandro “Zoon” Battisti si trasferisce in una nuova casa a cavallo tra i mondi (trovate tutta la storia riassunta in questi due post: di addio e benvenuto) e il suo nome di battesimo non poteva essere più emblematico: HyperHouse.

Cybergoth ha indubbiamente segnato una fase (più di una, in effetti) nella storia dell’underground elettronico italiano, per gli appassionati del genere e non solo, dimostrando forse per primo come si possa coniugare efficacemente la scrittura al web 2.0. Ma adesso è venuto il momento di guardare al futuro. Si entra forse in una fase più matura, più consapevole, più ragionata. Aggiornate quindi i link e le liste dei preferiti, e preparatevi a seguire la sua nuova incarnazione. In bocca al lupo a Zoon, invece, per questo nuovo corso.