Archive for Aprile, 2011

Alieni delle nevi

Posted on Aprile 27th, 2011 in Fantascienza, Graffiti | No Comments »

L’ultimo video virale arriva dalla Siberia e ha un sapore molto fortiano, sotto la pelle di pollo usata per confezionare la notizia. Scommettiamo che farà il giro delle testate nazionali? Il ritrovamento di un minuscolo cadavere alieno tra i ghiacci della steppa non può passare inosservato. Dopotutto, ha già collezionato quasi 8 milioni di clic su YouTube, nel momento in cui scrivo.

Per la spiegazione del mistero, invece, fate un salto qui.

Navi volanti

Posted on Aprile 26th, 2011 in Fantascienza, Graffiti | 6 Comments »

Lui si chiama Ian McQue, vive a Edimburgo e, scrive sul suo blog, questo è il tipo di cose che fa quando non lavora. Ovvero, rende concreto e palpabile un decadente senso di meraviglia, unto di olio motore, tra sbuffi di vapore…

Tugboat, Ian McQue.

Pilot Boats, Ian McQue.

The Last Airborne, Ian McQue.

Nightboat II, Ian McQue.

Stati indotti di narcolessia [1]

Posted on Aprile 20th, 2011 in Connettivismo, Criptogrammi, Graffiti | 5 Comments »

Abbasso il finestrino quanto basta per far sibilare l’aria nell’abitacolo e mi sento scorrere di fianco il corpo sensuale della città, il fruscio di seta dell’abito che ha indossato per la notte.

“Non darle troppa confidenza” mi avverte Jim. Quando guida, davanti ai suoi occhi si dispiega una planimetria olografica della città: la funzione d’onda collassa lungo il nostro sentiero spazio-temporale e torna indefinita subito dopo il nostro passaggio. Una volta Jim ha cercato di descrivermene le proprietà quantistiche. ”Come tutte le creature della notte, è intrinsecamente inaffidabile”.

Socchiudo gli occhi e reclino il capo sul poggiatesta. Jim ha una guida sicura, matematicamente conforme al moto dominante nel livello di flusso del traffico che andiamo attraversando. E’ ineccepibile nella sua aderenza alla norma delle distribuzioni statistiche. Immagino gli schemi mentali che si succedono nella sua testa: un campionario d’informazioni sull’intensità del traffico, i volumi orari, il deflusso dai nodi, tenuto in costante aggiornamento attraverso le frequenze di Radio Cruise Control. Jim riesce a evitare accuratamente gli imbottigliamenti, dribbla le ore di punta. Il suo metodo si basa sulle leggi di Kirchhoff ed è infallibile per merito della sua rapidità di adattamento e di calcolo.

La sua guida riesce a calmare i miei nervi, ma produce anche un effetto collaterale. Subisco il suo potenziale ipnotico. Jim un tempo era un dottore e dice che la narcolessia fa parte della terapia che ha messo a punto per me. “Ti aiuterà, vedrai” mi ha assicurato.

Nella mia testa, spettri elettromagnetici evocati dalle voci di Radio CC entrano ed escono dal dominio del sogno, rasentando il confine del dormiveglia.

“Dove andiamo stasera?” gli chiedo.

“Da quanto tempo ci conosciamo, ragazzo?”

“Non me lo ricordo più”.

“E ancora non ti fidi di me?” Scuote la testa. Ne è trascorso così tanto, che ho cominciato a capire cosa mi sta facendo. Analisi dei transitori di livello profondo: bombardare la superficie della coscienza in condizioni in rapida evoluzione, fino a trovare un varco verso i livelli inferiori dell’inconscio, per poi modulare gli stimoli al fine di misurarne profondità, forma e caratteristiche. Un ecoscandaglio psichico. ”Nema problema. Ormai sei pronto. Ti porto a conoscere una persona. Ha chiesto di incontrarci. A quanto pare, ha un lavoro per noi”.

A quanto pare, la prima fase della terapia è conclusa. Jim è una persona estremamente affidabile e scrupolosa. Non correrebbe mai il rischio di compromettere un incarico con un lavoro sbrigativo o poco accurato.

“Un lavoro, eh? Non vedo l’ora…”

inter // states from Samuel Cockedey on Vimeo.

Stati indotti di narcolessia [0]

Posted on Aprile 19th, 2011 in Connettivismo, Criptogrammi, Graffiti | 11 Comments »

Il traffico continuava a scorrere nelle vene della città, ricordandoci che il mondo era ancora vivo. Il fuoco termonucleare aveva inciso a fondo il tessuto urbano, plasmando nuove forme nelle strutture di vetro e acciaio. Nell’arco della giornata le ombre dei palazzi disegnavano una coreografia cangiante, geometrie psichedeliche che producevano esiti imprevedibili sulla nostra mente. Era la percezione stessa del mondo e del tempo a risentirne. Senza che ce ne rendessimo conto, la realtà veniva costantemente riscritta nel non-spazio della nostra psiche.

Jim viene a prendermi quando si avvicina la sera. Il cielo sopra di noi è di un blu che si va spegnendo, ma che continua a ferire le viscere e i sensi. E’ un cielo ancora incandescente, un monito che resiste alle lusinghe delle tenebre.

Salgo in macchina e mi lascio guidare sulle strade che si perdono nella notte. I lampioni formano navate di luce. “Le strade vivono al di fuori del tempo” mi ripete Jim. “Hanno lo scopo di imbrigliare la dimensione dei nostri incubi e dei nostri desideri”.

Guardo fuori, nella notte pulsante di luci. La città è una barriera corallina su cui s’infrange la mareggiata psichica innescata dalle parole di Jim. Il canto remoto di onde d’asfalto culla la stanchezza dell’uomo, sull’orlo dell’Abisso.

Highway Timelapse Pans from Sunchaser Pictures on Vimeo.

Premio Italia 2011: annunciati i finalisti

Posted on Aprile 18th, 2011 in Connettivismo, ROSTA | 16 Comments »

Fantascienza.com ha pubblicato i risultati della prima fase del Premio Italia 2011. Accedono in finale Next (che si giocherà un ballottaggio con la stupenda Hypnos) e Next Station, e un buon numero di amici e lavori di amici, connettivisti e non. Complimenti a tutti e grazie a chi si è ricordato delle mie cose in sede di voto.

Lo spazio, 50 anni dopo

Posted on Aprile 12th, 2011 in Graffiti, Micro, ROSTA | No Comments »

Il fantastico doodle con cui Google accoglie i naviganti sulla sua home page ci ricorda che oggi cade il 50° anniversario del primo volo dell’uomo nello spazio.

Se ancora non l’avete preso, in edicola trovate Korolev, l’ultimo romanzo di Paolo Aresi dedicato proprio alla ricorrenza, che Urania sta degnamente celebrando sul suo blog ufficiale, con il dossier 50 anni nello spazio.

Viaggi nel tempo al bando

Posted on Aprile 11th, 2011 in Agitprop, Fantascienza, Micro | 1 Comment »

La famigerata SARFT è tornata a colpire. Dopo Tang Wei, bersaglio di un editto dell’agenzia cinese preposta al controllo culturale sui mass media, è notizia della settimana scorsa (rimbalzata anche su Boing Boing, ringrazio Lanfranco Fabriani per la segnalazione) che nelle maglie della censura governativa è incappato niente meno che un tòpos tra i più classici della fantascienza: il viaggio nel tempo.

Negli ultimi tempi l’espediente è diventato particolarmente popolare, visto il suo diffuso utilizzo in fiction e pellicole di successo a partire da Shen Hua. Ma per le autorità di Pechino, dato il suo potenziale irriguardoso nei confronti della storia, il viaggio nel tempo sarebbe da condannare e rigorosamente da evitare nelle future produzioni.

Gli sceneggiatori sono avvisati: giù le mani dalla macchina del tempo! Per rispetto della storia. O semplicemente per risparmiare agli spettatori la fatica che deve aver sperimentato qualche solerte funzionario nel suo personale approccio con il tema.

[Nell'immagine: Time Machine Clockwork, by Pierre J.]

Breece D’J Pancake: Una stanza per sempre

Posted on Aprile 8th, 2011 in Letture | 4 Comments »

[Stanotte è caduto il 32simo anniversario della tragica scomparsa di Breece D'J Pancake. Come ormai da tradizione, voglio riportare un brano da uno dei suoi racconti per esprimere, attraverso la memoria, un ringraziamento per averci regalato questa manciata di pietre preziose. E come tra le pietre scavate dalla terra capita di imbattersi nel fossile di qualche minuscola creatura preistorica, così in queste pagine può capitare di scorgere l'ombra di Colly, il protagonista tradito e sconfitto ma malgrado tutto "ancora vivo" di Trilobiti. Come ha scritto Joyce Carol Oates sul New York Times, un personaggio "atterrito dall'intimità" e per questo incapace di costruire una relazione con "una donna che potrebbe amare", ma comunque già consumata dalla vita.]

E’ solo una ragazzina, quattordici, quindici anni, ma mi guarda come se sapesse quello che sto pensando, che cosa sto aspettando di vedere con questo vecchio ubriacone, e continua a guardarmi come se fosse l’ira di Dio o roba del genere. Mi fanno male gli occhi a guardarla di sbieco dall’altra parte della strada mentre tengo la faccia girata verso il barbone, ma la guardo lo stesso. Posso dire già da adesso che non è una puttana. Ha piuttosto l’aria di una ragazzina che una volta aveva una casa, dei jeans, un vero impermeabile, un telo di plastica sulla testa. Ed è anche troppo giovane per questa città: la legge non tollera pollastrelle in questo posto. Mi sa che probabilmente è scappata di casa e il tipo non è facile da inquadrare. Le passo davanti, non le presto attenzione, poi mi infilo in un negozio di ciambelle.
Prince Albert è seduto al bancone e parla da solo, passandosi le dita arrugginite tra i capelli e la barba. La sua pelle è giallognola perché si è cauterizzato il cervello con un sistema a quaranta volt a bordo del Cramer. Ho sentito dire che era un bravo guardafili, ma adesso è soltanto un invalido, è sporco e puzza come qualsiasi avvinazzato per strada.
Mangio la mia frittella, bevo a sorsi il caffè e guardo fuori dalla finestra. Il traffico si infittisce, le feste stanno cominciando. Quella ragazza passa, guarda nella vetrina del negozio verso di me come se conoscesse esattamente il momento in cui una sbandata mi farà cadere tra due chiatte. Mi fa venire i brividi e lascio lì il mio caffè, voglio un goccio e poi un sonnellino, ma quando esco lei è lontana in fondo alla strada, diretta verso i bar squallidi sulla Prima Strada. La pioggia si gonfia e ulula, sferzando scrosci d’acqua lungo i marciapiedi. La seguo finché non si mette nel vano di un’altra porta. Il mio cappello è fradicio e l’acqua comincia a corrermi giù per il collo e il viso, ma vado verso l’entrata dove sta lei e la guardo in piedi sotto la pioggia.
Dice: «Mi vuoi comprare?»
Rimango là per un pezzo cercando di capire se è una truffatrice. «Hai una stanza?» chiedo.
Scuote la testa, guarda dall’altra parte della strada, poi su e giù.
«Useremo la mia, ma voglio qualcosa da bere.»
«Va bene, conosco un posto che ne vende» dice lei.
«Conosco un posto migliore.» Lo conosco questo trucco. Non ho intenzione di farmi fregare i soldi dal suo magnaccia. Ma mi infastidisce, non riesco a capireche tipo di magnaccia non prenderebbe una stanza. Se lavora da sola non durerà più di due giorni tra gli sbirri e i magnaccia.
Camminiamo per la strada fino a uno spaccio. E’ bello stare con qualcuno, ma lei sembra troppo seria, come se pensasse solo all’aspetto economico della faccenda. Compro una bottiglia di Jack Daniel’s, provo a scherzare. «Jack e io ci conosciamo da tanto» dico, ma si comporta come se non mi sentisse.
Quando entriamo nella hall dell’hotel, due vecchi smettono di parlare per guardarci. Mi sa che lei li fa arrapare e sono contento che questa gentaglia ci stia degnando di attenzione. Sulla porta, ci metto un po’ per aprire la serratura e spero che la drag faccia capolino, ma è andata a farsi inculare. Entriamo e prendo un asciugamani per asciugarci, faccio il caffè per il whisky.
«Carino qui» dice lei.
«Sì. Lo disinfestano regolarmente.»
Per la prima volta sorride e penso che dovrebbe essere fuori a giocare a boccette o a qualcosa del genere.
«Non ci so fare molto» dice. «I primi tipi mi hanno fatto abbastanza male, così ho sempre un po’ paura.»
«E’ perché non sei tagliata per il mestiere.»
«No, è che ho bisogno di un posto. Devo smettere di andare in giro, sai?»
«Sì.» Nella finestra vedo i nostri fantasmi contro la luce scura del vetro. Mi mette un braccio attorno e penso che forse non siamo mai riusciti a mettere da parte l’aspetto economico della faccenda.
«E perché saresti venuto da me?» dice lei.
«Mi guardavi in modo buffo, come se vedessi che mi stava per succedere qualcosa di terribile.»
Ride. «Be’, no. Ti stavo studiando.»
«Sì. Sono solo un po’ nervoso stasera. Faccio il secondo su un rimorchiatore. E’ pericoloso.»
«Che cosa fa il secondo?»
«Tutto quello che il capitano o il primo non fanno. Non è una gran vita.»
«E allora perché non molli?»
«C’è di peggio. Mollare non è la soluzione.»
«Forse no.»
Mi mette la mano sul collo per eccitarmi: vuole che le sorrida, vuole piacermi. «Perché non molli tu e smetti di fare la puttana? Non fa per te. Ti meriti di meglio.»
«E’ carino che la pensi così» dice lei.
La guardo, penso che cosa potrebbe essere se avesse un’opportunità o due. Ma non le avrà qui. Nessuno qui ha un’opportunità. Potrei dirle dei miei genitori adottivi, delle signore nell’ufficio del sussidio e della maniera in cui mi hanno guardato quando mi hanno messo su un pullman diretto in un’altra città, ma non avrebbe senso per lei. Spengo la luce, ci svestiamo, ci mettiamo a letto.
Il buio è la cosa migliore. Non c’è viso, non ci sono parole, c’è solo la pelle calda, qualcosa di vicino e di dolce, qualcosa in cui perdersi. Ma quando la prendo, so che cos’ho, il corpo di una ragazzina che non si muoverà né per abitudine né per piacere, una bambina che gioca a fare la puttana, e mi sento orribile vicino a lei, e a causa di lei. Mi forzo su di lei come con tutte le altre. So che le sto facendo male, ma non fiaterà. Lei geme e il mio corpo si inarca in uno spasmo, poi subito dopo lei si rannicchia lontano da me e la tocco. E’ inerte.
Dico: «Potresti stare qui per questo mese. Voglio dire, se vuoi, potrei pagare io l’affitto e tu potresti trovarti un lavoro vero e pagarmi dopo.»
Rimane ferma là.
«Forse potresti lavorare in città da Sears o da Penney.»
«Perché non chiudi quella fottuta bocca.» Salta fuori dal letto. «Pagami e basta, okay?»

Da Una stanza per sempre (A Room Forever) di Breece D’J Pancake. Traduzione di Ivan Tassi per Trilobiti (ISBN Edizioni). Foto di Ana Cutone (”All Lit Up!”, veduta di Staubenville, Ohio, di notte) e di WVJazzman (”Parkersburg-Belpre Bridge at Night II”).

Blackout

Posted on Aprile 1st, 2011 in Criptogrammi, Sezione π² | 4 Comments »

C’è sempre una prima volta. Si dice così, no? Per la prima volta dalla sua seconda nascita, il blog ha sperimentato una latenza così lunga. Ormai sono più di due settimane di silenzio radio, sulle onde del cyberspazio. Se non fossimo in primavera, direi che lo Strano Attrattore si sta godendo il suo lungo inverno, in stato di ibernazione. Ma il calendario dice che siamo nel più crudele dei mesi e il meteo conferma. La pausa di riflessione è in realtà legata alla più prosaica necessità di chiudere Corpi spenti, ormai entrato nella sua fase finale. Il lavoro è in stato avanzato e anche per questo non voglio correre il rischio di concedermi troppe distrazioni on-line.

Dunque questo è solo un aggiornamento veloce, dedicato agli amici che si sono preoccupati per il protrarsi della mia assenza. Mi piacerebbe parlarvi di alcune cose viste (Non è un paese per vecchi, Martyrs, A Serbian Film, FogLand of the Blind, il nuovo 007 di Daniel Craig, la seconda stagione di Fringe… a proposito, avete visto che spettacolo l’edizione alternativa di Fantascienza.com del 1° aprile?) o lette ultimamente (Il vero nome), che meriterebbero un approfondimento, e non ho dimenticato che avevo promesso di spendere qualche parola su Primer. Ma il tempo è tiranno e spesso obbliga a scelte difficili.

Abbiate pazienza. Torneremo a leggerci in un momento meno frenetico…

[L'immagine di Lonny Paul mostra una veduta di New York durante il blackout del 2003.]