La trattativa per il passaggio dei diritti collegati al franchise di Blade Runner dagli storici detentori Bud Yorkin e Jerry Perenchio (produttori nel 1982 del capolavoro di Ridley Scott) alla Alcon Entertainment sta facendo molto discutere. La notizia ha guadagnato ampia visibilità su tutte le principali testate giornalistiche, incluse quelle italiane solitamente indifferenti, se non proprio allergiche, alle notizie riguardanti il mondo della fantascienza (si vedano a questo proposito il servizio di Repubblica.it e l’articolo del Corriere.it). E in effetti la cosa è tanto più strana visto che al momento si parla ancora di accordi in fase di definizione, per quanto in fase avanzata (secondo quanto riportano l’Hollywood Reporter e il Telegraph). E la reazione dei fan non ha tardato a farsi sentire, come testimonia il ricco thread di discussione sul forum di Fantascienza.com.

Ora, mi ritengo tra gli appassionati più accaniti della pellicola di Scott. Una passione testimoniata dalle cassette logore, i DVD, la mole di appunti e i libri su Blade Runner che sono sparsi per casa. Eppure non riesco ancora a capire le reazioni della maggior parte delle persone che si sono espresse sulla vicenda. La diffidenza degli addetti al settore lascia spazio alla chiusura aprioristica da parte dei fan, quasi tutti dimentichi che Blade Runner ha già avuto i suoi bei seguiti e addirittura uno spin-off decisamente all’altezza. Parlo, per la precisione, dei tre sequel in forma di romanzi, scritti nella seconda metà degli anni ‘90 dallo specialista in novelization K.W. Jeter:

Blade Runner 2: The Edge of Human (1995, da noi Blade Runner 2, per Sonzogno)
Blade Runner 3: Replicant Night (1996, da noi Blade Runner - La notte dei replicanti, Fanucci)
Blade Runner 4: Eye and Talon (2000, inedito in Italia)

Pur riconoscendo la bravura di Jeter (evidente nei suoi romanzi stand alone, in particolare Dr. Adder e soprattutto Noir), i suoi seguiti di Blade Runner non sono in nessun caso lavori memorabili, né sembrano essere stati in grado di aggiungere una vera profondità di prospettiva agli scenari illustrati sul silver screen da Hampton FancherDavid W. Peoples (gli sceneggiatori della pellicola), Ridley Scott (il regista, ovviamente) e Syd Mead (il consulente ingaggiato per rendere credibile la Los Angeles del 2019, le immagini che seguono sono i suoi famosi lavori di preparazione per il film).

Tralasciando il sidequel di Soldier, diretto da Paul W.S. Anderson su sceneggiatura dello stesso David Peoples (75 milioni di dollari bruciati per un film che ne recuperò solo 15 in giro per il mondo), al contrario il videogioco della Westwood Studios del 1997 rappresenta ancora oggi il prodotto più compiuto ed efficace ambientato nell’universo originario di Deckard e soci. Nei 5 atti del punta-e-clicca interattivo realtime, i bassifondi di Los Angeles, i suoi sotterranei e i dintorni kipplizzati, vengono esplorati con una tale ricchezza di dettaglio da poter tranquillamente alimentare lo sfondo di una intera serie televisiva. A differenza dei romanzi di Jeter, il videogame riesce a fondere in un amalgama riuscito tanto l’atmosfera e il plot di Blade Runner, quanto gli elementi di sfondo originariamente presenti nel libro di Philip K. Dick a cui Scott e gli sceneggiatori dovettero rinunciare nella loro trasposizione cinematografica (il Kipple, appunto, ma anche gli altri cacciatori di replicanti della Blade Runner Unit).

Non trovo quindi per nulla sorprendente che i boss della Alcon abbiano già annunciato i loro progetti per sfruttare i diritti dell’opera in tutte le direzioni possibili: prequel, sequel, spin-off; per il cinema e la televisione; con un occhio di riguardo anche per gli altri media.

Quello che forse mi tranquillizza maggiormente è il fatto che la compravendita dei diritti non riguarda la pellicola originale, che pertanto non corre per il momento il rischio di subire un riadattamento. Non che sia avverso ai remake a prescindere, ma la sorte di Blade Runner incarna la quintessenza della fantascienza, un genere nato per garantire longseller nella letteratura (come dimostra il caso dei suoi titoli di maggiore successo) e titoli immortali al cinema (al di là del maggiore o minore successo di pubblico alla loro uscita nelle sale, sul lungo periodo 2001: Odissea nello Spazio e Blade Runner hanno contribuito insieme a plasmare il nostro immaginario calibrando una determinata percezione del futuro).

Torniamo ai piani della Alcon. Non esiste ancora nulla di definitivo, ma i produttori Andrew Kosove e Broderick Johnson hanno anticipato che non gli dispiacerebbe coinvolgere nel progetto niente meno che Christopher Nolan, oggi forse il regista più desiderato di Hollywood. Proprio la Alcon Entertainment produsse nel 2002 il primo film ad alto budget di Nolan, Insomnia (uno dei migliori noir degli ultimi dieci anni), e il risultato lascia ben sperare anche per un’ipotetica partecipazione del regista britannico ai progetti in serbo per il rilancio di Blade Runner.

Quello che tutti ci saremo domandati leggendo le news di questi giorni, è sicuramente stato: ma esistono margini di sviluppo per riprendere un marchio vecchio di ormai quasi trent’anni e trarne qualcosa di nuovo? Non si corre il rischio di spremerne a tutti i costi le ultime gocce, producendo qualcosa di povero, dal sapore agro? Sono timori più che giustificati, ribaditi anche da Silvio Sosio nel suo editoriale della domenica su Fantascienza.com, che però per una volta mi trova in disaccordo.

Negli ultimi anni abbiamo assistito al successo di tutta una serie di titoli capaci di rinnovare il filone, tanto al cinema quanto in TV, ridefinendo i contorni della nostra sospensione dell’incredulità a colpi di trame sempre più elaborate e particolareggiate e di lavori di world-building che hanno saputo ridisegnare scenari a cui avremmo dovuto già essere assuefatti. Penso per esempio a casi emblematici come Battlestar Galactica, Fringe (dopo X-Files, chi avrebbe potuto aspettarsi qualcosa di altrettanto riuscito?), Life on Mars (azzeccatissima miscela di fantastico e poliziesco), ma anche a Inception (un vero compendio dell’ultimo mezzo secolo di fantascienza). E lo stesso lavoro fatto da Nolan con il rilancio di Batman dovrebbe diventare un caso di studio non solo in ogni serio corso di cinema, ma anche di scrittura creativa.

Ciò premesso, cosa potremmo aspettarci dagli sviluppi futuri? Nel seguito, provo ad abbozzare alcuni modesti spunti personali: prendete tutto con il beneficio d’inventario, dopotutto sono solo le farneticazioni in tempo reale di un fan di vecchia data. E, se volete, divertitevi pure voi aggiungendo in sede di commenti le vostre outline alternative, ma non aspettatevi che un produttore di buone intenzione capiti da queste parti per appropriarsi delle nostre buone idee intorno ai possibili sviluppi futuri del mondo di Deckard e soci.

Prequel (serie TV) - The Chronicles of Deckard

Serie televisiva (un pilota di durata confrontabile con un film, 20-24 episodi a seguire, divisi in due stagioni da 10-12 puntate ciascuna). Questa forse è la parte più delicata di tutta l’operazione: bisogna fondere l’universo di fantasia del film con il nostro mondo reale. Blade Runner è ambientato a Los Angeles, nel 2019, e se alcuni scenari (degrado urbano, violenza, emarginazione) sono fin troppo simili al mondo in cui viviamo, l’evoluzione del progresso è decisamente fuori sincrono rispetto al nostro mondo (ci sono replicanti umanoidi, ma non cellulari e la rete si percepisce come qualcosa di esclusivo, in dotazione solo alle forze di polizia, sebbene in Do Androids Dream of Electric Sheep? compaiano folgoranti anticipazioni di un’applicazione domestica della realtà virtuale).

A questo proposito, i produttori hanno già ventilato l’ipotesi di ambientare il tutto in una linea temporale alternativa, ma mi sembra una soluzione un po’ troppo comoda, e dopo Fringe potrebbe risultare un espediente abusato se non si pensa a una svolta veramente innovativa.

Escludendo per il momento la possibilità di giocare con i viaggi nel tempo (ne sarei comunque tentato), l’idea sarebbe quindi di mettere in piedi una riscrittura del calendario. Siamo da qualche parte nel futuro (2100? sicuramente dopo la gobba della singolarità: dopotutto i replicanti non sono IA innestate in un corpo organico?) e l’umanità si è diffusa nello spazio (da cui le colonie extra-mondo), benché sulla Terra non se la passi troppo bene. L’Ultima Guerra ha comportato uno sterminio di massa e il collasso ambientale del pianeta: dopo aver ripreso il controllo sul territorio, il governo di Washington decide di rimuovere dal calendario gli anni della guerra e della transizione post-bellica, in cui gli USA si sono sbriciolati in un mosaico di stati e domini e si sono poi riaggregati. Destino simile a quello attraversato da India, mentre Cina ed Europa hanno destinato sempre più funzioni al potere centrale. Una delibera dell’ONU riscrive quindi il calendario, riportando indietro il tempo di un’ottantina d’anni, e il primo problema è risolto.

I governi conservano i loro poteri di regolamentazione politica ed economica, ma sono sottoposti al controllo superiore di una forza di polizia internazionale, la World Police Organization che già compariva nel romanzo di Dick, che risponde direttamente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’ONU esercita un ruolo di controllo sulle singole entità nazionali, guida la colonizzazione dello spazio grazie al supporto di megaconglomerati economico-finanziari come la Rand Corporation e la Sumitomo-Dominguez Inc., e regolamenta la ricaduta delle tecnologie sulla popolazione. Per cui realtà virtuale domestica sì (per chi la vuole), ma niente augmented reality (come pure sarebbe lecito aspettarsi). La discontinuità tra il nostro mondo e l’universo di Blade Runner, in altre parole, è segnata dalla guerra e dall’accelerazione che ha impresso alla tecnologia.

Rispetto alla timeline originale del film, la serie TV potrebbe cominciare una decina di anni prima e dovrebbe seguire i primi incarichi di Deckard per la Blade Runner Unit della L.A.P.D. Deckard sarebbe abbastanza giovane da giustificare l’uso di un attore non necessariamente somigliante a Harrison Ford. La Tyrell Corporation già esercita il suo dominio commerciale, avendo rifornito durante l’Ultima Guerra l’US Army di replicanti umanoidi da combattimento (modelli Nexus e Nexus-2). A partire dalla generazione Nexus-3, le serie successive vengono impiegate nella colonizzazione spaziale. Fino alla Nexus-4 i replicanti non sono illegali sul pianeta e le squadre di cacciatori di androidi al servizio della WPO riescono a tenere la situazione sotto controllo nei casi di disfunzioni dei modelli. Questo per dire che nel mondo di Deckard, i replicanti sono anche abbastanza diffusi: vengono impiegati nei megaprogetti dell’edilizia che rientrano nel piano di ricostruzione del governo, oppure come oggetti sessuali in bordelli autorizzati.

Pilot. Penserei al pilot come a un action thriller per introdurre quello che diventerà il principale avversario di Deckard nel resto della serie: un Nexus fuori serie, forse risultato di un esperimento militare, caratterizzato da abilità notevolmente superiori a quelle riconosciute ai replicanti (e magari anche a quelle dimostrate dallo stesso Roy Batty nel film originario). Quando è sul punto di catturarlo, Deckard subisce l’intromissione di una squadra speciale della WPO che prende in affidamento il replicante ribelle e lascia il cacciatore di androidi con un sacco di interrogativi.

Stagione 1. Questi interrogativi andrebbero dispiegati negli episodi della serie regolare, che dovrebbero sfruttare trame poliziesche e d’azione per portarci alla scoperta del mondo nuovo dopo la guerra, intercalando con precisione cronometrica indizi che lasciano presupporre il ritorno in scena del Nexus fuori serie di cui prima. La WPO si lascia scappare l’avversario che torna a seminare morte per le strade della città, mentre organizza un sollevamento da parte di tutti i replicanti in circolazione. Per riuscirci, cerca di impadronirsi di un virus informatico militare, la cui diffusione in rete permetterebbe, attraverso le scatole dell’empatia di Mercer (la realtà virtuale domestica di cui sopra) di infettare solo ed esclusivamente i replicanti (anche loro, spinti da atteggiamenti emulativi nei confronti degli umani, passerebbero le loro ore libere connessi alla rete) fino a scatenarne istinti omicidi. Tutta la prima stagione della serie televisiva dovrebbe seguire questo leitmotiv, svelandone poco alla volta i retroscena. Deckard, naturalmente, riuscirebbe a scongiurare il peggio in extremis. Potrebbe essere interessante coinvolgere nel plot principale anche sua moglie, Iran, che nel libro era assuefatta alla scatola dell’empatia.

Stagione 2. Dopo gli avvenimenti della prima stagione, la Terra viene interdetta ai replicanti. Mentre il suo ruolo diventa simile a quello di un agente dell’ufficio anti-immigrazione, volto a smascherare eventuali replicanti nascosti sotto falsa identità per restare sulla Terra, Deckard comincia a maturare dubbi e riserve crescenti sul suo lavoro. Intento a scovare i Nexus-3 e 4 che si nascondono sulla Terra, vede il suo ruolo come quello di un repressore al servizio di un potere corrotto (il suo avversario era il risultato di un esperimento della WPO finito fuori controllo) e non se ne dà pace. Simultaneamente, con la comparsa dei Nexus-5, inizia a convincersi del fondamento di umanità alla base dei replicanti, che cercano di condurre al meglio una vita normale. Tutti questi dubbi e sospetti incrinano anche il suo matrimonio e la moglie, dopo un periodo di riabilitazione, ricade nel tunnel della dipendenza dalla rete empatica e finisce per lasciarlo. Rispetto alla prima stagione, tutta attraversata dallo stesso filo conduttore, questa sarebbe una stagione a episodi autoconclusivi. Dovrebbe seguire un arco di tempo lungo, fino all’abbandono della polizia da parte di Deckard.

Sequel (cinema) - Blade Runner: Off-World Escape

Dovendo escludere per ragioni anagrafiche la partecipazione degli attori originali, occorrerebbe per forza di cose ridimensionare il loro ruolo nell’economia della storia. Eravamo rimasti con la fuga di Harrison Ford/Rick Deckard e Sean Young/Rachael Rosen da Los Angeles. Ridley Scott ha sempre sostenuto il suo apprezzamento per un ipotetico sequel che gli permettesse di esplorare lo scenario delle colonie extra-mondo. Viste le sue ultime prove da regista, personalmente terrei le dita incrociate per vederlo relegato in una posizione da supervisore, purché lasciasse la cinepresa nelle mani di Nolan. Proviamo quindi a fondere questi spunti.

Un nuovo cacciatore di replicanti viene messo sulle tracce dei fuggitivi. Potrebbe essere un giovane fresco d’accademia, oppure un veterano appena promosso nella sezione rep-detect della L.A.P.D. La caccia all’uomo si svolgerebbe dapprima sulla Terra, poi nella colonia extra-mondo in cui sarebbero andati a nascondersi Deckard e Rachael. Nel dispiegarsi della storia, il protagonista sarebbe preso dai dubbi su ciò che è reale e ciò che non lo è per via dello stato di paranoia indotto dal regime di forte costrizione fisica a cui verrebbe sottoposto durante il transito spaziale verso il pianeta alieno (crionegesi o animazione sospesa). Al risveglio non saprebbe più decidersi di chi fidarsi o meno, preso nelle spire di una cospirazione interplanetaria e trasformato in preda braccata a sua volta, visto che la Tyrell Corporation, intenzionata a non lasciarsi sfuggire il suo unico Nexus-7 rimasto in circolazione dopo la morte di Roy Batty (ovvero Rachael), avrebbe messo sulle tracce dei fuggitivi una sua squadra di cacciatori di taglie. In questo modo Harrison Ford apparirebbe solo nel finale, e il suo invecchiamento sarebbe giustificato dal tempo trascorso (anche in animazione sospesa si invecchia). Importante sarebbe il peso della politica (vessazioni degli umani ai danni dei replicanti, resistenza dei replicanti) nell’economia della trama. In seguito alla morte di Rachael, avvenuta poco dopo il loro sbarco sulla colonia extra-mondo (pensata per vivere sulla Terra come replicante d’elite, Rachael non sarebbe stata equipaggiata del corredo genetico necessario per sviluppare le risposte immunitarie a un ambiente difficile come quello alieno), Deckard potrebbe essersi unito alle forze ribelle dei replicanti che si oppongono al controllo militare ed economico della colonia. Il che potrebbe fare di Blade Runner 2 una versione di Cuore di tenebra da spazio profondo…

Spin-off (serie TV) - Blade Runner Unit 2029

Una serie televisiva per seguire le imprese della sezione rep-detect dell’L.A.P.D. dopo la scomparsa di Deckard, alle prese con la prossima generazione di replicanti in lotta sulla Terra per ottenere il riconoscimento della parità dei diritti da parte degli uomini.

To be continued…