Archive for Marzo, 2011

150 anni d’Italia: ancora Mille!

Posted on Marzo 17th, 2011 in Agitprop, Criptogrammi, False Memorie | No Comments »

Non posso lasciar correre la ricorrenza senza apporre due parole (davvero due) a questa data. E a giudicare da quanto si legge oggi in giro, sui social network e i blog della rete, non sono il solo. Il compagno Fazarov, per esempio, da par suo ha voluto commemorare l’anniversario del 150° anno dell’Unità d’Italia con questa sfiziosa scorribanda su e giù per il filo della storia (con tanto di guerre segrete temporali intuibili dietro le quinte, sulla scia delle ormai consuete rivendicazioni di parte). E la prospettiva fantascientifica forse offre ancora una volta l’angolazione migliore da cui guardare la realtà.

Oggi, con quello che sta succedendo nel mondo, dalle rivolte e repressioni in corso nel mondo arabo alla crisi nucleare che ha fatto seguito allo tsunami che ha travolto il Giappone, non trovo abbia molto senso festeggiare. Però la celebrazione della ricorrenza può passare anche attraverso forme meno manifeste, attraverso il semplice - ma se è davvero così semplice, non si capisce perché sia anche così raro - tributo della memoria.

Se oggi, fatte le debite eccezioni legate alle anomalie prettamente nostrane e di cui bisogna rendere atto alla nostra emerita classe dirigente, vivere in Italia non è poi così diverso da qualsiasi altra nazione occidentale, lo dobbiamo a una manciata di generazioni di patrioti e sognatori che intorno alla metà del XIX secolo credettero che un’Italia diversa da quella in cui erano nati e cresciuti, un’Italia unita e unica, capace di confrontarsi alla pari con le altre entità nazionali europee, fosse possibile. Un’idea accarezzata per secoli e continuamente sfumata grazie alle partigianerie e ai particolarismi da sempre fieramente difesi in ogni angolo della penisola. Ma che quell’Italia nata dall’impresa garibaldina sia oggi ancora unita, malgrado tutto e tutti, sulle nostre cartine geografiche, è a maggior ragione la materializzazione di un’idea fantascientifica. Un’impresa, dunque, capace di protrarsi ben al di là dello spazio temporale del processo di unificazione vero e proprio. Dopotutto, come sa bene ogni manutentore, il problema è sempre quello di tenere in marcia l’opera dell’ingegno, al di là delle fasi di progettazione e realizzazione.

E allora, senza retorica, oggi andrebbero ricordati tutti i nostri padri, nonni e avi caduti sul campo per tutta la durata di questi 150 anni, tutte le madri e madrine d’Italia, tutti i precursori del cui sogno noi oggi rappresentiamo, nel bene e nel male, la realizzazione. Loro potrebbero non essere altrettanto fieri di noi, ma noi dovremmo essere orgogliosi di loro. E magari impegnarci per dimostrarci alla loro altezza e, se davvero basteranno meno di 150 anni per veder svanire quel sogno antico ma audace portato a compimento dai Mille, saperci meritare anche noi sul campo la fama negativa dei briganti.

Il sogno in rosso di Akira Kurosawa

Posted on Marzo 13th, 2011 in Criptogrammi, Nova x-Press, Transizioni | 2 Comments »

Davanti alle immagini terribili che ci stanno bombardando in queste ore, in diretta dall’altra faccia del globo, siamo rimasti tutti senza parole. La forza (l’impatto, ma anche la persistenza) dei filmati è impressionante e rende inutile qualsiasi commento (estraggo dall’archivio TV di Repubblica.it qualche video: il maremoto che si approssima alla costa, produce vortici spaventosi, invade le campagne della Prefettura di Miyagi e travolge le città costiere, i porti di Kesennuma, Kamaishi, Sendai, le conseguenze del sisma che scatenano incendi nelle raffinerie e nelle città e mettono a dura prova i sistemi di sicurezza di almeno tre diverse centrali nucleari, e l’elenco potrebbe purtroppo continuare ancora a lungo in un campionario di orrori che si arricchisce di ora in ora).

Scene apocalittiche scorrono sotto i nostri sguardi attoniti. Ci limitiamo a contemplare in silenzio la natura nel suo compiersi più tremendo. Dopotutto, la minaccia del mare, e ancor più dell’oceano, è forse codificata a livello genetico nelle nostre paure, come dimostra anche il discorso intorno alla forza archetipica dell’onda (anche in Hokusai) che facevo lo scorso anno sempre da queste parti, più o meno di questi tempi.

Solo oggi pomeriggio, a distanza di tre giorni dall’evento sismico e dalla successiva onda di tsunami, mi sono ricordato di Sogni (Yume), uno degli ultimissimi film del maestro giapponese Akira Kurosawa, fortemente voluto da Spielberg e Lucas (che lo produssero) e sostenuto da altri cineasti americani tra cui Martin Scorsese, che vi partecipò addirittura come attore prestando le sembianze nientemeno che a Vincent Van Gogh. Girato nel 1990, Akira Kurosawa’s Dreams è un film a episodi, otto per l’esattezza. Mi hanno sempre affascinato i due centrali, Il tunnel (un’elegia dai risvolti metafisici) e Corvi (un gioiello surreale e impressionista). Ma in queste ore, mentre il popolo giapponese impartisce ancora una volta la migliore lezione di dignità che la nostra cultura occidentale e in particolare il popolo italiano potrebbero richiedere, mentre i nostri governanti si sfidano a colpi di genio sul terreno dell’imbecillità, è il sesto episodio che acquisisce un’attualità sconcertante.

S’intitola Fuji in rosso, è un racconto tellurico, primordiale e apocalittico (per dirla con Italo Calvino) ed è assolutamente da guardare.

 

Una sera al circo post-umano

Posted on Marzo 12th, 2011 in Fantascienza, Letture, ROSTA | No Comments »

La mia recensione del Circo dei gatti di Vishnu di Ian McDonald è on-line su Fantascienza.com: dopo La moglie del djinn, ancora una fiera di trovate fantasmagoriche per un affresco visionario e credibile dell’India del prossimo futuro.

La fantascienza secondo Shelley

Posted on Marzo 10th, 2011 in Fantascienza, Graffiti | 2 Comments »

Ward Shelley è un artista d’avanguardia di Brooklyn. Questo è il suo albero tassonomico della fantascienza e dei generi limitrofi. [Via Boing Boing, grazie a Marco Farè che lo ha segnalato nella Lista Fantascienza di Yahoo.]

Blade Runner: tempi maturi per i replicanti?

Posted on Marzo 6th, 2011 in Criptogrammi, Fantascienza, Proiezioni | 9 Comments »

La trattativa per il passaggio dei diritti collegati al franchise di Blade Runner dagli storici detentori Bud Yorkin e Jerry Perenchio (produttori nel 1982 del capolavoro di Ridley Scott) alla Alcon Entertainment sta facendo molto discutere. La notizia ha guadagnato ampia visibilità su tutte le principali testate giornalistiche, incluse quelle italiane solitamente indifferenti, se non proprio allergiche, alle notizie riguardanti il mondo della fantascienza (si vedano a questo proposito il servizio di Repubblica.it e l’articolo del Corriere.it). E in effetti la cosa è tanto più strana visto che al momento si parla ancora di accordi in fase di definizione, per quanto in fase avanzata (secondo quanto riportano l’Hollywood Reporter e il Telegraph). E la reazione dei fan non ha tardato a farsi sentire, come testimonia il ricco thread di discussione sul forum di Fantascienza.com.

Ora, mi ritengo tra gli appassionati più accaniti della pellicola di Scott. Una passione testimoniata dalle cassette logore, i DVD, la mole di appunti e i libri su Blade Runner che sono sparsi per casa. Eppure non riesco ancora a capire le reazioni della maggior parte delle persone che si sono espresse sulla vicenda. La diffidenza degli addetti al settore lascia spazio alla chiusura aprioristica da parte dei fan, quasi tutti dimentichi che Blade Runner ha già avuto i suoi bei seguiti e addirittura uno spin-off decisamente all’altezza. Parlo, per la precisione, dei tre sequel in forma di romanzi, scritti nella seconda metà degli anni ‘90 dallo specialista in novelization K.W. Jeter:

Blade Runner 2: The Edge of Human (1995, da noi Blade Runner 2, per Sonzogno)
Blade Runner 3: Replicant Night (1996, da noi Blade Runner - La notte dei replicanti, Fanucci)
Blade Runner 4: Eye and Talon (2000, inedito in Italia)

Pur riconoscendo la bravura di Jeter (evidente nei suoi romanzi stand alone, in particolare Dr. Adder e soprattutto Noir), i suoi seguiti di Blade Runner non sono in nessun caso lavori memorabili, né sembrano essere stati in grado di aggiungere una vera profondità di prospettiva agli scenari illustrati sul silver screen da Hampton FancherDavid W. Peoples (gli sceneggiatori della pellicola), Ridley Scott (il regista, ovviamente) e Syd Mead (il consulente ingaggiato per rendere credibile la Los Angeles del 2019, le immagini che seguono sono i suoi famosi lavori di preparazione per il film).

Tralasciando il sidequel di Soldier, diretto da Paul W.S. Anderson su sceneggiatura dello stesso David Peoples (75 milioni di dollari bruciati per un film che ne recuperò solo 15 in giro per il mondo), al contrario il videogioco della Westwood Studios del 1997 rappresenta ancora oggi il prodotto più compiuto ed efficace ambientato nell’universo originario di Deckard e soci. Nei 5 atti del punta-e-clicca interattivo realtime, i bassifondi di Los Angeles, i suoi sotterranei e i dintorni kipplizzati, vengono esplorati con una tale ricchezza di dettaglio da poter tranquillamente alimentare lo sfondo di una intera serie televisiva. A differenza dei romanzi di Jeter, il videogame riesce a fondere in un amalgama riuscito tanto l’atmosfera e il plot di Blade Runner, quanto gli elementi di sfondo originariamente presenti nel libro di Philip K. Dick a cui Scott e gli sceneggiatori dovettero rinunciare nella loro trasposizione cinematografica (il Kipple, appunto, ma anche gli altri cacciatori di replicanti della Blade Runner Unit).

Non trovo quindi per nulla sorprendente che i boss della Alcon abbiano già annunciato i loro progetti per sfruttare i diritti dell’opera in tutte le direzioni possibili: prequel, sequel, spin-off; per il cinema e la televisione; con un occhio di riguardo anche per gli altri media.

Quello che forse mi tranquillizza maggiormente è il fatto che la compravendita dei diritti non riguarda la pellicola originale, che pertanto non corre per il momento il rischio di subire un riadattamento. Non che sia avverso ai remake a prescindere, ma la sorte di Blade Runner incarna la quintessenza della fantascienza, un genere nato per garantire longseller nella letteratura (come dimostra il caso dei suoi titoli di maggiore successo) e titoli immortali al cinema (al di là del maggiore o minore successo di pubblico alla loro uscita nelle sale, sul lungo periodo 2001: Odissea nello Spazio e Blade Runner hanno contribuito insieme a plasmare il nostro immaginario calibrando una determinata percezione del futuro).

Torniamo ai piani della Alcon. Non esiste ancora nulla di definitivo, ma i produttori Andrew Kosove e Broderick Johnson hanno anticipato che non gli dispiacerebbe coinvolgere nel progetto niente meno che Christopher Nolan, oggi forse il regista più desiderato di Hollywood. Proprio la Alcon Entertainment produsse nel 2002 il primo film ad alto budget di Nolan, Insomnia (uno dei migliori noir degli ultimi dieci anni), e il risultato lascia ben sperare anche per un’ipotetica partecipazione del regista britannico ai progetti in serbo per il rilancio di Blade Runner.

Quello che tutti ci saremo domandati leggendo le news di questi giorni, è sicuramente stato: ma esistono margini di sviluppo per riprendere un marchio vecchio di ormai quasi trent’anni e trarne qualcosa di nuovo? Non si corre il rischio di spremerne a tutti i costi le ultime gocce, producendo qualcosa di povero, dal sapore agro? Sono timori più che giustificati, ribaditi anche da Silvio Sosio nel suo editoriale della domenica su Fantascienza.com, che però per una volta mi trova in disaccordo.

Negli ultimi anni abbiamo assistito al successo di tutta una serie di titoli capaci di rinnovare il filone, tanto al cinema quanto in TV, ridefinendo i contorni della nostra sospensione dell’incredulità a colpi di trame sempre più elaborate e particolareggiate e di lavori di world-building che hanno saputo ridisegnare scenari a cui avremmo dovuto già essere assuefatti. Penso per esempio a casi emblematici come Battlestar Galactica, Fringe (dopo X-Files, chi avrebbe potuto aspettarsi qualcosa di altrettanto riuscito?), Life on Mars (azzeccatissima miscela di fantastico e poliziesco), ma anche a Inception (un vero compendio dell’ultimo mezzo secolo di fantascienza). E lo stesso lavoro fatto da Nolan con il rilancio di Batman dovrebbe diventare un caso di studio non solo in ogni serio corso di cinema, ma anche di scrittura creativa.

Ciò premesso, cosa potremmo aspettarci dagli sviluppi futuri? Nel seguito, provo ad abbozzare alcuni modesti spunti personali: prendete tutto con il beneficio d’inventario, dopotutto sono solo le farneticazioni in tempo reale di un fan di vecchia data. E, se volete, divertitevi pure voi aggiungendo in sede di commenti le vostre outline alternative, ma non aspettatevi che un produttore di buone intenzione capiti da queste parti per appropriarsi delle nostre buone idee intorno ai possibili sviluppi futuri del mondo di Deckard e soci. Read the rest of this entry »

Passare ai libri elettronici

Posted on Marzo 5th, 2011 in Letture, ROSTA, Transizioni | No Comments »

Come fare per leggere un e-book senza investire (per il momento) in un e-reader? Molti amici mi pongono la domanda con una certa ricorrenza. La risposta la offre un articolo di Finzioni, che illustra in dettaglio le diverse modalità concesse ai lettori in queste prime fasi della nuova era del libro elettronico. La mia soluzione è stata la quarta: pratica, comoda e a costo zero (come d’altro canto tutte le altre).

Se voleste provare qualche libro per fare un test, allora posso consigliarvi di scegliere Robredo di Dario Tonani, seguito dell’acclamato Cardanica, e I quadrivi del tempo e dello spazio, l’antologia elettronica che raccoglie tutta la narrativa breve di Lanfranco Fabriani. Oppure, se preferite la saggistica, potreste provare La fuga narrativa di Tom Stafford, che offre interessanti spunti di riflessione sui meccanismi della scrittura e della fruizione di universi letterari. Di Codice Arrowhead già sapete.

Sempre in merito agli e-book, proprio nei giorni scorsi Lukha Kremo Baroncinij della Kipple Officina Libraria e su Fantascienza.com Silvio Sosio hanno tirato le somme sui primi mesi di vita del nuovo mercato. Segnali forse non proprio brillanti, ma di certo incoraggianti.

Formiche morte viventi nella foresta pluviale

Posted on Marzo 4th, 2011 in Graffiti, Micro, Transizioni | 1 Comment »

Queste eccezionali foto di David Hughes documentano la scoperta di quattro nuove specie di funghi, capaci di infettare formiche e altri piccoli insetti (vespe, mosche, grilli) assumendo il controllo sulle loro facoltà neurali fino a trasformarli in veri e propri zombie, prima di indurne la morte. I funghi killer (tra cui l’Ophiocordyceps camponoti-balzani) sono stati scoperti nella foresta atlantica del Brasile e secondo Hughes rappresentano solo la punta dell’iceberg di un’enorme varietà di specie ancora da scoprire. (Via National Geographic)

Next Station is back

Posted on Marzo 3rd, 2011 in Connettivismo, ROSTA | 2 Comments »

C’è voluto un po’, ma crediamo ne sia valsa la pena. Cliccate su questo immaginifico scorcio di Bologna futura, immersa in un ipotetico scenario da augmented reality (ritratta dal solito Marco Moschini), per proiettarvi verso il secondo numero del nuovo corso di Next Station. E buone connessioni!