Archive for Febbraio, 2011

L’inverno dei lupi

Posted on Febbraio 26th, 2011 in Graffiti | 4 Comments »

Il libro non c’è (non ancora, almeno fisicamente), ma Marco Moschini ha avuto comunque la bontà di dedicargli un set fotografico. Su una spiaggia sospesa tra un inverno e quello successivo.

Un gelido inverno

Posted on Febbraio 20th, 2011 in Proiezioni | 3 Comments »

Duro come un pugno, ma bello come una speranza da accarezzare. Uscire dalla sala vedendo mantenute le promesse implicite nel trailer e nelle recensioni che ne hanno accompagnato l’uscita, assicura quell’appagamento che esplode di fronte alla giustizia messa in opera. Come la profonda provincia rurale del Missouri che porta in scena, Un gelido inverno si rivela spietato e ammaliante, straordinario nel dipingere la realtà di degrado e violenza che caratterizza questa ennesima zona marginale del nostro immaginario. Ogni inquadratura, ogni volto, ogni gesto, ogni scorcio di natura immortalati in questo film mi hanno richiamato alla memoria il senso dolente della vita, misto di solitudine e abbandono, ma anche di connaturato istinto di resistenza, che attraversano le pagine di Breece D’J Pancake.

Dal testo di Daniel Woodrell un’opera struggente, già premiata al Sundance e capace di ritagliarsi una meritata visibilità in diversi altri festival in giro per il mondo (Torino, Stoccolma, Berlino). Un successo, quello della pellicola indie di Debra Granik, culminato con le quattro nomination agli Oscar 2011, tutte strappate in categorie che ne valorizzano gli indiscutibili punti di forza: oltre a miglior film, miglior attrice protagonista per la ventenne Jennifer Lawrence (che nel ruolo di Ree Dolly, maltrattata dalla vita e dai suoi compaesani, illumina ogni scena con la sua determinazione e forza di volontà), miglior attore non protagonista per il luciferino John Hawkes (uno di quelli che una volta si chiamavano “caratteristi”, in grado di donare vita e spessore al personaggio di Teardrop, che riscopre i legami di sangue grazie alla tenacia di sua nipote Ree), miglior sceneggiatura non originale all’adattamento di Granik e Anne Rossellini tratto dal romanzo omonimo di Woodrell. E qui aggiungiamo che una nota di merito va anche al lavoro di Michael McDonough sulla fotografia, abilissimo nel rendere il rigore dell’inverno negli esterni, come pure il raccolto calore domestico, e di trasfigurare nella luce che irradia i volti le mille sfumature dell’animo umano.

Un gelido inverno narra due settimane nella vita della diciassettenne Ree Dolly, costretta a occuparsi della sua famiglia dopo la separazione dei genitori e il crollo psicologico della madre. Quando riceve l’annuncio dell’imminente sequestro giudiziario delle proprietà su cui si regge il sostentamento della casa (una fattoria e qualche acro di bosco), Ree si mette sulle tracce del padre, l’unico a poter scongiurare il peggio presentandosi all’udienza per la quale gli averi a lui intestati sono stati usati come termini della cauzione. Ostinata e indomita, Ree inizia la sua odissea privata negli Ozarks, poverissima regione montuosa nel cuore degli USA, e affronta la resistenza opposta alla sua ricerca della verità dalle logiche tribali dei legami di sangue che dettano legge in questa terra di nessuno. La sua storia, ripresa con piglio naturalistico, senza concessioni a facili derive psicologiche (è un film montato senza un solo flashback), rispetta tutti i canoni della narrazione nera e ne spinge agli estremi alcuni aspetti, al punto da sconfinare a più riprese in atmosfere e sensazioni da gotico rurale. E se nessuna redenzione sembra profilarsi per quelli come lei, la forza di volontà espressa nell’impresa di Ree risulta, alla fine dei conti, più efficace della speranza inseguita dai protagonisti de La strada (2009), ribaltando le conclusioni sulle possibilità individuali di riscatto che facevano grande un film tragico e fatalista come The Wrestler (2008), per citare due titoli in cui mi pare di scorgere una innata familiarità con Un gelido inverno (2010).

Regala un senso di soddisfazione vedere un’opera così solida, costruita su meccanismi prettamente di genere (e Woodrell non a caso ha voluto etichettare la sua produzione come country noir, mettendone in risalto le componenti chiave), riscuotere il successo che merita. Malgrado la penosa distribuzione italiana, l’unica sala di tutta Bologna che aveva il titolo in programmazione stasera risultava gremita. E forse la notte degli Academy Awards Winter’s Bone non si porterà a casa statuette, ma di sicuro resterà a testimoniare una tendenza in atto nel cinema americano, che torna a dedicare attenzione ai territori marginali. Del suo spazio geografico, del nostro immaginario e dell’animo umano.

Autopromozione

Posted on Febbraio 19th, 2011 in Connettivismo, ROSTA | 3 Comments »

Sfacciata. Solo per dirvi che questo fine settimana Codice Arrowhead è in offerta su BookRepublic a 1,99 euro. E se non avete un e-reader, per leggerlo vi basta Adobe Digital Editions.

Italia al buio

Posted on Febbraio 15th, 2011 in Stigmatikos Logos | 2 Comments »

Lei lo guardò incuriosita. «Mi vuoi di nuovo con te sapendo che ti disprezzo?»

Lui annuì e sorrise. «Posso cavar piacere anche da questo.»

Dashiell Hammett aveva capito tutto. Nel 1933. Donna al buio (Woman in the Dark), traduzione di Attilio Veraldi.

Il rebus delle rinnovabili & l’ombra del nucleare

Posted on Febbraio 9th, 2011 in Accelerazionismo, Agitprop, Futuro, Transizioni | 1 Comment »

Per una volta lascio che il lavoro scivoli nel bacino d’attrazione del blog: in questo post parlerò di fonti rinnovabili, nucleare e manovre più o meno occulte per orientare l’umore dell’opinione pubblica. L’occasione la offrono i recenti articoli apparsi sulla stampa nazionale, con un’operazione che lascia intuire la sua natura lobbistica. Quello che difetta alla campagna, tuttavia, è un necessario requisito di trasparenza, e dispiace vedere che a incapparvi sia stata anche una testata come Repubblica, che invece va solo elogiata per le inchieste che porta avanti. Ma evidentemente anche Repubblica ha un editore e degli azionisti da foraggiare, per cui eccoci alle prese con quella che ancora una volta si mostra come un’iniziativa di propaganda grigia. E lo Strano Attrattore, ormai lo sapete, aderisce alla campagna autopromossa a favore dello smacchiatore di propaganda. Come antidoto alla disinformazione, ecco quindi la vostra razione quotidiana di controinformazione.

Gli articoli sotto osservazione sono questi:

La Consulta: per l’impianto serve il parere delle Regioni (2 febbraio 2011)
Rinnovabili, c’è il rischio stangata: “5,7 miliardi nella bolletta degli italiani” (7 febbraio 2011)
Confindustria: “L’efficienza vale 800mila posti di lavoro” (8 febbraio 2011)

Leggete gli articoli o accontentatevi di questa sintesi. All’annuncio della stangata assestata al piano nucleare del Governo dalla Corte Costituzionale, che ha giudicato illeggittimo l’articolo che escludeva le Regioni dal coinvolgimento in sede antecedente alla Conferenza unica per l’autorizzazione degli impianti (una sorta di deroga a quanto già accade oggi, cucita su misura per il nucleare), è seguita dapprima una stoccata dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (che dà conferma di un atteggiamento generalmente contrario non solo alla promozione, ma anche solo alla tutela del settore delle energie rinnovabili, in cui l’AEEG da qualche tempo a questa parte si sta fieramente distinguendo), con un proclama allarmista di stampo pseudo-terroristico (della serie: “attenzione, consumatori, vi stanno derubando con la scusa dell’ambiente!”), giusto per continuare ad alimentare lo stato di psicopatologia di massa che regna nell’Italia degli anni Dieci; e a stretto giro è arrivato anche l’affondo di Confindustria, che assesta un colpo al cerchio e uno alla botte e attacca sia il Governo per le sue politiche schizofreniche in materia, facendo ancora una volta la voce grossa con una creatura ormai visibilmente allo sbaraglio, sia gli operatori delle rinnovabili, rilanciando l’attualità del tema del momento: il nucleare.

Esonerato il Governo per manifesta incapacità di intendere e di volere, sul banco degli imputati troviamo quindi solo le care, vecchie, vituperate energie rinnovabili: eolico, fotovoltaico (protagonista di un boom in larga misura inatteso, e sicuramente mal gestito dagli organi di controllo del settore), biomasse, idroelettrico. L’accusa: pomperebbero i costi delle bollette dell’energia elettrica degli italiani attraverso la componente A3 degli oneri di sistema, che tiene conto degli incentivi CIP6 istituiti nel 1992 per sostenere lo sviluppo delle rinnovabili in Italia. Peccato però che, con il tipico magheggio all’italiana, il CIP6 sia finito a incentivare sia le fonti rinnovabili vere e proprie e che le cosiddette assimilate e che il legislatore abbia avuto l’arguzia e lungimiranza di infilare in questa innocua aggiunta tanto i termovalorizzatori, ovvero gli impianti di incenerimento della frazione non biodegradabile dei rifiuti solidi urbani (in pratica, i rifiuti indifferenziati sono stati considerati assimilati in quanto prodotti da un processo derivato da fonti rinnovabili, in aperta violazione delle direttive europee), che l’energia prodotta dalla combustione degli scarti di raffineria. In pratica, con la componente A3 delle nostre bollette (pari al 6-7% del costo totale) noi italiani non paghiamo solo per lo sviluppo del settore delle rinnovabili, ma anche per la sua penalizzazione nell’ambito di un sistema che è andato a privilegiare, negli anni, la costruzione di centrali che con il vento, il sole, l’acqua e le biomasse non avevano niente a che vedere. Ma la colpa, secondo l’Autorità e il gruppo di pressione in elefantiaco movimento in queste ultime settimane (ricordate il forum nucleare e la sua pubblicità pagata dagli italiani, sì?), sarebbe delle rinnovabili. (Tra l’altro, per dovere di cronaca, mi sembra che da 7-8 anni non venga più costruito un solo impianto eolico in ambito CIP6, semplicemente perché il mercato dei certificati verdi introdotto all’inizio dello scorso decennio si è rivelato più remunerativo sul lungo periodo. Di conseguenza gli incentivi CIP6, della durata di 8 anni, a cui vanno ad aggiungersi ulteriori 7 anni di tariffa agevolata, sono tutti scaduti o prossimi alla scadenza).

L’obiettivo malcelato è quello di rilanciare l’immagine del nucleare come opportunità. Ma chi ne trarrebbe davvero vantaggio? Di certo non il consumatore (l’utente finale, lo chiamano, anche in questo caso), che nella bolletta si vedrebbe semplicemente sostituire una voce con un’altra, smettendo di incentivare le rinnovabili e cominciando a incentivare il nucleare. Di certo non il sistema, che conta già sufficiente capacità di generazione installata (101 GW nel 2009) per fronteggiare il carico massimo previsto da Terna in uno scenario di sviluppo (72 GW). I dati sono presi da Wikipedia. Il sospetto si orienta quindi verso quei soggetti che magari sono arrivati tardi sulla torta delle rinnovabili e contano di ripetere l’exploit in un settore ancora più remunerativo (intorno agli impianti nucleari, è facile immaginarlo, si svilupperebbe tutto un circo di società di consulenza e organi di controllo per garantire agli onesti cittadini la più assoluta incolumità…), oppure sui colossi nazionali dell’energia che partecipando a un piano strategico per il Paese consoliderebbero il loro ruolo di operatori sul mercato interno (tagliando fuori le piccole e medie imprese che invece hanno saputo più agilmente cavalcare l’onda delle rinnovabili). Una sorta di vendetta di Golia contro Davide, insomma.

Bastano ancora una volta un paio minuti di navigazione su Wikipedia per identificare gli attori in scena e farsi un’idea un po’ più precisa della commedia delle parti in atto. A partire dall’Authority e dai suoi vertici: nell’ipertrofico accumulo di poltrone che contraddistingue il tentacolare connubio tra politica e impresa italiana, sia il presidente che il commissario dell’AEEG attualmente in carica risultano essere o essere stati infatti consiglieri della Sogin. La Sogin (per l’esattezza: Società per la Gestione degli Impianti Nucleari) è una S.p.A. costituita nel 1999 e controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per seguire le fasi di decommissioning (ovvero controllo, smantellamento degli impianti, decontaminazione e gestione scorie) delle centrali nucleari italiane spente in esecuzione del referendum del 1987. E a proposito di costi per i cittadini: provate a indovinare chi finanzia questa azienda istituita per il benessere degli italiani post-nucleare?

Potete trovare un indizio nelle vostre bollette. La componente che fa al caso nostro si chiama questa volta A2, riguarda gli oneri di sistema per lo smantellamento delle centrali nucleari, e nel 2009 pesava per 500 milioni di euro. Sempre in bolletta potrà capitarvi di inciampare in un’altra sigla esoterica: MCT. Si tratta delle misure di compensazione territoriale, che vanno a costituire la cassa con cui i governi di domani cercheranno di evitare eventuali future sollevazioni popolari, lubrificando i conti del comune che verrà estratto a sorte dalla Lotteria dell’Eternità per ospitare il sito nazionale di stoccaggio delle scorie nucleari (scongiurando dunque una nuova Scanzano Jonico). Altri 500 milioni di euro stimati ogni anno, versati dagli “utilizzatori finali” italiani. Ma attenzione al delirio di onnipotenza che potrebbe ispirarvi questa prestigiosa etichetta: in questo caso, il passato e il futuro sono non solo degli oneri che pesano sui nostri bilanci familiari, ma anche ipoteche sulle teste dei nostri figli. Qualcuno cercava di ricordarcelo neanche troppo tempo fa.

Viva l’Italia!

Intervista a Burgio

Posted on Febbraio 7th, 2011 in Fantascienza, ROSTA | No Comments »

Dopo aver vinto i principali premi di settore dedicati alla narrativa breve, lo scorso anno Giovanni Burgio si è aggiudicato il Premio Odissea con Infezione genomica, un thriller sci-fi in uscita in questi giorni. Ho avuto il piacere di intervistarlo per Delos SF.

La pretesa dell’assoluto (in termini rigorosamente matematici)

Posted on Febbraio 6th, 2011 in Accelerazionismo, Connettivismo, Transizioni | 17 Comments »

Ovvero: come ammorbarci con le solite, vecchie, tristi amenità.

Come ormai mi capita sempre più spesso quando non lo sento parlare di matematica, resto basito di fronte a due degli ultimi interventi di Piergiorgio Odifreddi. Nel primo, che mi veniva segnalato e che in realtà si distingue per un’ancora più discutibile approvazione delle nomine ministeriali per l’ANVUR (leggete l’articolo per i dettagli), mi imbatto nella vecchissima, stanca, trita e ritrita litania sull’inutilità del latino come materia di studio nei licei scientifici. Nel secondo, che mi è capitato tra i piedi accidentalmente, mi ritrovo invece davanti all’ingenuità imbarazzante di una critica cinematografica (con innesti di critica letteraria, tanto per non farci mancare niente) mossa da basi scientifiche. Una doppietta d’autore. Read the rest of this entry »

Tra orrore cosmico e fantastico apocalittico

Posted on Febbraio 5th, 2011 in Letture, ROSTA | No Comments »

L’attesa per I vermi conquistatori sta per terminare: entro qualche settimana il romanzo di Brian Keene approderà nelle librerie italiane e intanto se ne comincia a parlare per la rete. L’attivissimo Fabrizio Vercelli sta curando un giro di interventi a opera di addetti ai lavori e appassionati di genere. Dopo Andrea G. ColomboDanilo Arona, è arrivato il mio turno. Potete leggere il mio sproloquio sulle pagine de La Tela Nera, prima che i vermi giganti di Keene emergano dal sottosuolo per spazzare via dal pianeta le nostre vite miserevoli.

Quando succederà, dubito che il Tg1 darà alla notizia il risalto che merita (anzi, per evitare associazioni accidentali con altre striscianti figure dell’attualità italiana dubito che ne darà proprio la notizia). E devo ammettere che la cosa comunque non mi dispiacerà tanto quanto dover trapassare insieme a quella manica di gerarchi, legulei e lustrascarpe di regime che tiene in pugno il paese. Ma ogni atto di giustizia comporta un piccolo sacrificio. I vermi conquistatori lo sanno e non si curano degli effetti collaterali. Cosa che, se si eccettua la consapevolezza, li accomuna agli esseri umani.

Correte a pregare per le vostre anime. Amen.

Love

Posted on Febbraio 4th, 2011 in Proiezioni, ROSTA | No Comments »

Angels & Airwaves è il nome di un progetto alternative rock concepito da Tom DeLonge, già chitarrista dei Blink-182. Apprendo da una veloce sfogliata di Wikipedia che la band ha all’attivo tre album, che hanno venduto complessivamente due milioni di copie. Su impulso di DeLonge, i musicisti si sono trasformati presto in produttori cinematografici, conferendo un’impronta multimediale alla dimensione originaria del progetto. Quattro anni fa misero in lavorazione un lungometraggio per accompagnare l’uscita del loro secondo album, dal titolo omonimo di I-Empire, ma nel giugno 2009 annunciarono che il film avrebbe cambiato nome e avrebbe giovato del nuovo album come colonna sonora. Il film viene presentato al Santa Barbara International Film Festival in corso proprio in questi giorni, ma da tempo sono in circolazione diverse versioni del trailer.

Questo video è stato rimosso in seguito all’accordo del 2011 tra SIAE e AGIS che vincola la pubblicazione in rete di materiale corredato di traccia musicale alla sottoscrizione di una licenza, con il pagamento alla SIAE di una quota minima di 450 euro a trimestre. Per saperne di più, rimando al post del 27-10-2011 dedicato alla vicenda. Mi scuso per il disagio, ma ritengo che la norma non abbia alcuna giustificazione logica o morale e denunci un atteggiamento di grave e sistematica violazione dei diritti di libera espressione di ciascuno di noi. Il video può essere visionato al seguente indirizzo:

ANGELS & AIRWAVES “LOVE” MOVIE TRAILER #3 from Angels and Airwaves on Vimeo.

Non so se vedremo mai Love nelle sale italiane. D’altro canto, devo riconoscere che ne ignoravo l’esistenza io per primo, finché una segnalazione di Moskatomika da Bassitalia mi ha messo a parte del progetto. Che sembra mescolare efficacemente le suggestioni di 2001: Odissea nello spazio e Cronache del dopobomba (ricordate l’astronauta abbandonato nel suo eremo orbitale?), combinando l’estetica low budget di Primer (lo so, ho una promessa da mantenere) con un taglio visionario che, pur tradendo un debito di immaginario nei confronti di The Fountain - L’albero della vita di Aronofsky, promette una tenuta decisamente migliore. E il contrappunto tra inner e outer space ha un retrogusto molto connettivista. D’altro canto, davanti a questo mix di introspezione e claustrofobia, è forte la sensazione anche di trovarsi di fronte a un possibile nuovo Moon, film rivelazione di Duncan Jones.

Love, 86 minuti, è stato scritto e diretto da William Eubank, classe 1982. La sua realizzazione è durata quattro anni.

Quando serve, il quarto potere risponde

Posted on Febbraio 3rd, 2011 in Agitprop, Stigmatikos Logos | No Comments »

Al TG1 delle 20.00 del 2 febbraio 2011, tra le altre amenità elargite dalla voce del Sistema, l’Italia scopre di essere stata governata dal PCI per ben 12 anni, dal 1980 al 1992. Per benedizione governativa, lo si apprende nel 150° anno di esistenza di questa cosa chiamata Italia e si ha la sensazione di trovarsi davanti a un addendum ai misteri di Fatima. Alla faccia di ogni correttezza storica e deontologia professionale, la cornice pseudo-giornalistica che ospita questa perla si è limitata a svolgere il ruolo di contorno e scenografia a cui si è voluta ridurre da un paio di anni a questa parte. Poche volte ho provato altrettanta vergogna davanti all’inettitudine e malafede altrui, come davanti a questa celebrazione dello spirito servile, che mi auguro non sia lo specchio dell’elettroencefalogramma del Paese.

Ma non disperiamo… Prevalga l’Italia, concittadini!