Archive for Dicembre, 2010

Decades

Posted on Dicembre 31st, 2010 in Graffiti | 5 Comments »

By Joy Division. Un augurio a tutti i lettori dello Strano Attrattore per un 2011 di gioie, felicità e soddisfazioni. Ci leggiamo nel futuro! Stay tuned…

Propaganda grigia 1: bispensiero nucleare

Posted on Dicembre 28th, 2010 in Accelerazionismo, Agitprop, Futuro, Kipple, Transizioni | 2 Comments »

Non riesco a stabilire se su questo spot abbia esercitato un’influenza maggiore Robocop oppure Starship Troopers.

Mi sembra comunque abbastanza chiaro che Verhoeven ha saputo anticipare la nostra attualità con una lungimiranza orwelliana.

Solstizio d’inverno

Posted on Dicembre 21st, 2010 in Connettivismo, Criptogrammi | 1 Comment »

Zampettando sulla neve che ancora si raccoglie sui pendii che volgono a settentrione, conservata dalle gelate delle ultime notti, si avvicina anche quest’anno l’inconfondibile passo caprino del solstizio. Un’occasione di pausa e introspezione, per guardarsi dentro e tirare ancora una volta le somme.

Sono sei anni, come opportunamente ricorda Zoon, che festeggerà a modo suo. Sei anni, ma a seconda delle prospettive ne sembrano trascorsi sessanta, oppure solo sei minuti. Il tempo si piega e confonde, s’incolla addosso e sublima, come sull’orizzonte degli eventi di un buco nero.

Non esiste bestia peggiore con cui fare i conti. Ma 6 è il numero perfetto e la ricorrenza va onorata: quindi divertitevi, senza fare follie.

Ghost towns made in China

Posted on Dicembre 19th, 2010 in Accelerazionismo, Futuro, Transizioni | 3 Comments »

Torniamo al fenomeno dell’urbanizzazione nella Cina turbocapitalista d’inizio XXI secolo. Ne parlavamo poco più di un mese fa, in merito alle acropoli del futuro. A quanto pare, ancora una volta la realtà è riuscita a sorprenderci. Su Repubblica.it sono state pubblicate le foto satellitari delle new town, fatte edificare dal governo di Pechino per alloggiare i lavoratori richiamati nelle zone economiche speciali per sostenerne lo sviluppo economico. Alloggi per decine di milioni di persone: 64 milioni di unità abitative, secondo alcune stime, ovvero sufficienti a ospitare comodamente la popolazione di Francia, Regno Unito, Italia e Spagna. Rimaste vuote, perché l’espansione urbana è stata sovrastimata fin dai primi anni ‘90 per puri fini speculativi, innescando un meccanismo di tempesta finanziaria ben descritto da Luca Vinciguerra sul Sole 24 Ore. E Pechino, per sostenere il PIL, in assenza di acquirenti ha incoraggiato e continua a incoraggiare la pratica della costruzione di nuovi alloggi destinati a rimanere vacanti.

A volte le nuove città cinesi sono state concepite come città satelliti di centri urbani preesistenti. E’ il caso per esempio di Zhengzhou e del suo Zhengdong New District. Altre come insediamenti completamente nuovi, come per esempio è accaduto per Kangbashi, definita la Dubai della Cina settentrionale, divenuta il simbolo di questa urbanizzazione selvaggia e scriteriata. Una città costruita nel giro di 5 anni, costata 161 miliardi di dollari e pensata per ospitare al picco della sua espansione, nel 2020, 300.000 abitanti. Quest’anno Kangbashi avrebbe dovuto raggiunere i 100.000 abitanti, ma per le autorità cinesi sono solo 50.000 e aggirandosi per le strade della città ci si può rendere conto di quanto sia sovrastimato anche questo dato. Per Bank of America e Merrill Lynch la città non conta più di 28.000 abitanti. Una ghost town nata tale, sulla spinta degli investitori di Ordos, la prefettura della Mongolia Interna che è anche il serbatoio energetico del Dragone (con un sesto dei giacimenti carboniferi e un terzo del gas dell’intera nazione). E con la connivenza del governo centrale.

 

Anche se non accreditate, le foto apparse su Repubblica.it provengono da questo servizio del Daily Mail, quotidiano britannico di orientamento conservatore.

La donna che non aveva paura

Posted on Dicembre 19th, 2010 in Fantascienza, Transizioni | 1 Comment »

Questo articolo di Zucconi sulla paziente senza amigdala e senza paura studiata dall’Università dell’Iowa ha innescato due connessioni con altrettante interessanti letture di genere.

La prima, l’amigdala e il suo ruolo nei meccanismi emotivi, risale alla lettura dei sequel di Blade Runner scritti da K.W. Jeter, che si riallacciano alla perfezione al discorso che facevo ieri sull’intrattenimento e le buone ragioni che possono elevare dalla massa di kipple una frazione consistente del 90% della narrativa di fantascienza (e ricordo en passant che Jeter è stato comunque in grado di regalarci anche degli ottimi romanzi, come Dr Adder e soprattutto Noir). In Blade Runner 2, assistiamo alla seguente scena, tra Holden (il collega di Deckard che vediamo colpito da Leon nel prologo del film di Ridley Scott) e lo stampo biologico sul cui modello la Tyrell Corporation ha concepito il replicante di Roy Batty:

«Alcuni di questi fottuti replicanti pensano di averne passate di tutti i colori… non hanno visto niente. Io ho fatto qualche giretto in posti in cui il tasso di sopravvivenza era di uno su venti: Schwinfurt, Provo, Novaja Zemlja. Perdio, a Caracas il tasso era di uno su cinquanta. Ma io ero quell’uno.» Appoggiando le mani sulle ginocchia, si piegò in avanti con gli occhi che emanavano raggi di diamante. «E sai perché?»

Dentro Holden, una delle valvole biomeccaniche ebbe un sussulto. «No. Perché?»

Riapparve la sottile fessura del folle sorriso di Batty. «Perché… parte del mio cervello è collegata al contrario. Sono nato in questo modo. Unico. All’interno.» Fece un gesto con un dito ficcato sopra l’orecchio, facendolo ruotare come la punta di un trapano. «Malformazione neurale, depositi di calcio sia sull’amigdala destra sia su quella sinistra. È la struttura del cervello che crea la risposta emotiva alla paura. Di solito, la gente in questa condizione, piuttosto rara, non prova paura. Non c’è reazione emotiva o fisiologica. La mia testa è ancor meglio. Le mie amigdale sono avvolte da un intero gruppo dei miei più importanti siti recettori di serotonina. Situazioni che farebbero cagare sotto la gente… a me mi mandano su di giri. Mi piacciono.» Gli angoli della bocca si tesero ancor di più nel sorriso, gli occhi luccicarono. «Nulla può spaventarmi. Più ci provano, più ci danno dentro… e più sono contento.»

La seconda, la sindrome da stress post traumatico e gli studi sull’amigdala ai fini della creazione del soldato universale, mi ha ricordato anche il tragico epilogo di “Salvador”, agghiacciante racconto di Lucius Shepard, ristampato un paio di anni fa in un magico supplemento natalizio di Urania. Scienza e fantascienza, appunto.

2001 + 17′

Posted on Dicembre 18th, 2010 in Micro, Proiezioni | 2 Comments »

L’enigma di 2001: Odissea nello Spazio torna alla ribalta. L’opera più enigmatica della civiltà umana dopo il sorriso della Gioconda è stata oggetto di una rivelazione clamorosa da parte di Douglas Trumbull, curatore degli effetti speciali del capolavoro di Stanley Kubrick17 minuti inediti di pellicola sarebbero stati riportati alla luce da una miniera di sale del Kansas. Per quanto il film sia già perfetto com’è e ogni aggiunta sarebbe improponibile dopo la scomparsa del suo autore, è facile immaginare la caccia che si scatenerà intorno al bottino, anche se il tutto potrebbe risolversi in un fuoco di paglia e la cosa non sarebbe nemmeno tanto sorprendente. Resta tuttavia la sensazione di vivere immersi nelle pagine di Pattern Recognition.

Questo video è stato rimosso in seguito all’accordo del 2011 tra SIAE e AGIS che vincola la pubblicazione in rete di materiale corredato di traccia musicale alla sottoscrizione di una licenza, con il pagamento alla SIAE di una quota minima di 450 euro a trimestre. Per saperne di più, rimando al post del 27-10-2011 dedicato alla vicenda. Mi scuso per il disagio, ma ritengo che la norma non abbia alcuna giustificazione logica o morale e denunci un atteggiamento di grave e sistematica violazione dei diritti di libera espressione di ciascuno di noi. Il video può essere visionato al seguente indirizzo:

2001 A Space Odyssey Opening

Transformers on the dark side of the Moon

Posted on Dicembre 18th, 2010 in Fantascienza, Proiezioni | 1 Comment »

Come la stragrande maggioranza dei miei coetanei, ovvero generazione venuta su negli anni ‘80, anch’io con i Transformers ci sono cresciuto. Lo confermano i giocattoli sepolti da qualche parte in soffitta, nelle loro confezioni ancora in perfetto stato di conservazione. Da grande fan della saga venti e rotti anni fa, mai avrei immaginato che un regista approssimativo come Michael Bay, sotto la supervisione di un regista come Steven Spielberg che da Jurassik Park in avanti si è segnalato soprattutto per la sua discontinuità, potesse trarne qualcosa di buono in un adattamento cinematografico.

Diciamoci la verità: quanti credevano che una storia di automezzi robotici in grado di assumere fattezze antropomorfe potesse diventare una trilogia di successo al cinema? Invece la tecnologia ancora una volta mi ha costretto a ricredermi. La resa estetica e tecnica dei Transformers di Spielberg/Bay si è dimostrata abbastanza d’impatto da giustificare l’intera operazione. E per resa estetica non mi riferisco solo a Megan Fox. Sicuramente la sorpresa è stata di portata nemmeno lontanamente confrontabile a quella provata di fronte all’esito straordinario dell’operazione portata a termine da Zack Snyder con Watchmen (altro regista mediocre, all’opera su materiale di ben altro spessore), ma è comunque innegabile il sollievo davanti a un lavoro di non assoluta inutilità nel panorama cinematografico del genere. Onesto intrattenimento, d’accordo, ma pur sempre intrattenimento di buona resa.

Adesso si avvicina il momento dello sbarco al cinema del terzo capitolo, da cui la Fox sarà per altro assente essendo entrata in attrito con il regista (ma a quanto pare sarà anche validamente sostituita), e il teaser appena rilasciato sembrerebbe dimostrare in maniera altrettanto sorprendente ed efficace una delle caratteristiche intrinseche della fantascienza: per quanto debole possa essere l’idea alla base di un lavoro di sci-fi e/o per quanto deboli possano rivelarsi il suo trattamento e il suo sviluppo, è estremamente improbabile che esso non nasconda almeno un buon motivo che ne possa giustificare l’esistenza e riscattare in parte la fatica della fruizione.

Nel caso di Transformers 3, non basterebbero questi 2 minuti capaci di incastrare nella storia che noi tutti conosciamo un twist di raccordo alla saga dei robot mutanti? A voi il giudizio finale.

Questo video è stato rimosso in seguito all’accordo del 2011 tra SIAE e AGIS che vincola la pubblicazione in rete di materiale corredato di traccia musicale alla sottoscrizione di una licenza, con il pagamento alla SIAE di una quota minima di 450 euro a trimestre. Per saperne di più, rimando al post del 27-11-2011 dedicato alla vicenda. Mi scuso per il disagio, ma ritengo che la norma non abbia alcuna giustificazione logica o morale e denunci un atteggiamento di grave e sistematica violazione dei diritti di libera espressione di ciascuno di noi. Il video può essere visionato al seguente indirizzo:

Transformers: The Dark of the Moon - Trailer Italiano

Attraverso il continuum Murakami-Miéville

Posted on Dicembre 13th, 2010 in Connettivismo, Transizioni | 16 Comments »

La nozione di genere è definitivamente sorpassata? Ne sono stato a lungo convinto, sull’onda emotiva di scorpacciate postmoderne, prima di riprendermi una cotta per la science fiction e la crime fiction. Chiamo la fantascienza e il poliziesco con i nomi con cui sono conosciuti nel mondo anglosassone per una ragione precisa: gli anglo, e gli am-anglo in particolare, hanno un vero fiuto per le etichette, c’è poco da fare. Lo dimostra Eric Rosenfield, che riprendendo il manifesto redatto da Bruce Sterling per la letteratura Slipstream, con cui il nostro cowboy dell’oltrespazio si proponeva di scavalcare i generi e motivare criticamente la vicinanza tra i lavori degli scrittori in orbita cyberpunk (da Gibson a Lethem passando per Womack) e autori mainstream che avevano usato i moduli di genere nelle loro opere (da DeLillo alla Atwood, che a quanto mi risulta ha sempre disdegnato l’accostamento alla fantascienza), va ben oltre la sterile chiacchiera letteraria da salotto.

Rosenfield propone la sua lettura dell’annoso quesito con cui ho aperto questo post guardando il fenomeno da un’angolazione particolarissima e decisamente interessante, arrivando a definire quello che lui immaginificamente chiama un continuum Murakami-Miéville. E’ una di quelle idee talmente folgoranti da lasciare a bocca aperta, a rodersi il fegato per non esser stati capaci di farsela venire da sé (e ringrazio Granieri per averla segnalata su 40k Blog). Come fa notare lo stesso blogger newyorkese, è una etichetta senza alcuna valenza commerciale, che si propone tuttavia di scavalcare le distinzioni convenzionali che pongono un libro di Miéville sullo stesso scaffale di Heinlein, e uno di Murakami sullo stesso scaffale di Updike, nelle librerie di ogni parte del mondo.

Non è solo rebranding, come potrebbero essere stati in qualche modo il cyberpunk o soprattutto lo Slipstream. E’ un tentativo di ri-classificazione del mondo (uno “strumento di contestualizzazione”, come lo definisce Rosenfield), alla luce dei cambiamenti che lo stravolgono e della velocità con cui lo fanno, rendendolo a tutti gli effetti un’entità liquida e sfuggente. Per me il connettivismo avrebbe dovuto essere soprattutto questo, fin dai suoi primissimi passi. E in qualche modo mi sembra che, arricchendo la propria personalità negli anni, il nucleo del suo carattere sia rimasto abbastanza legato all’idea di partenza. Ma volete mettere le suggestioni tutte endogene e autoreferenziali della parola “connettivismo” con l’ampiezza di orizzonti abbracciata dal “continuum Murakami-Miéville”? Non c’è partita.

In effetti, mentre in questi giorni vado ultimando la lettura del notevolissimo Il mistero dell’Inquisitore Eymerich (e, a proposito, Evangelisti non sfigurerebbe affatto nel novero degli scrittori del continuum), mi è venuta quest’idea che la fantascienza, col tempo, si sia trasformata un po’ nell’etere della letteratura: un’entità inclassificabile e ormai difficilissima, se non impossibile, da isolare. Ma a tutti gli effetti onnipervasiva e inscindibile dai territori dell’immaginario.

Recorded Future: il domani è già scritto?

Posted on Dicembre 11th, 2010 in Futuro, Micro, Transizioni | 2 Comments »

Il passaggio commerciale/analitico dal momentum allo Zeitgeist, illustrato ieri su Repubblica.it in un articolo ben documentato di Giulia Belardelli. Si chiama Recorded Future e sul sito della start-up statunitense sovvenzionata dalla CIA e da Google che l’ha ideato viene presentato come il primo “motore analitico temporale” al mondo. Un modo per viaggiare nel tempo a cavallo delle onde dell’infinito mare dell’informazione. A stupire non è tanto l’annuncio, quanto semmai l’idea che uno strumento del genere non fosse già a disposizione delle intelligence di mezzo mondo.

Teoria dei circuiti (I modulo)

Posted on Dicembre 8th, 2010 in Graffiti | 3 Comments »

Questa vignetta trovata sul solito xkcd (cliccate sopra per ingrandire) mi ha riportato indietro agli esami universitari di teoria dei circuiti, elettronica e circuiti elettronici. Quante imprecazioni hanno raccolto le impedenze capitate sotto la mia penna! Ha una sola controindicazione: bisogna essersi rotti la testa sull’analisi di un circuito elettrico, per poterne cogliere le sfumature. Ma anche un neofita potrà apprezzare il ruolo di un raddrizzatore morale e l’importanza, in certi casi, di un collettore di lacrime bello capiente, oltre che intuire il senso di alcune componenti ancora meno canoniche…

Avete due ore per risolvere il problema. A partire da adesso.