[Forse davvero non è troppo tardi se si riesce ancora a sentire la carezza di queste notti a cavallo tra i tramonti di cenere e ambra di ottobre e le albe di salvia e ghiaccio di novembre. La pagina che segue, scritta nella sublime prosa elegiaca ed evocativa del più classico Bradbury in stato di grazia, coglie alla perfezione l'essenza di questo periodo dell'anno, tra i pochi che per me facciano la differenza. Buon Halloween e, mi raccomando, abbiate prudenza e tenetevi alla larga dai luna park...]

Mentre correvano lontano, lontano, le canne dell’organetto splendevano di esplosioni di stelle, ma nessuno sedeva alla tastiera. Era il vento che creava la musica, riversando nelle canne aria gelida.
I ragazzi ripresero a correre. Il treno affrontò una curva, facendo risuonare la sua campana funebre sottomarina, arrugginita, coperta di muschio. Poi il fischio della locomotiva lanciò un grande sbuffo di vapore e Will irruppe in quelle perle di ghiaccio.
Molte volte, a tarda notte, Will aveva udito il fischio dei treni scagliare il vapore sui confini del sonno; desolati, soli e lontani, per quanto si avvicinassero. Qualche volta, si svegliava con le lacrime agli occhi, si chiedeva perché, poi tornava a sdraiarsi, ascoltava e pensava: Sì! sono loro a farmi piangere, loro che vanno a oriente e a occidente, i treni così lontani nelle profondità della campagna che annegano nelle maree del sonno sfuggito alle città.
Quei treni e i loro gemiti affannosi si perdevano per sempre tra le stazioni, senza ricordare dove erano stati, senza intuire dove potevano andare, esalavano oltre l’orizzonte il loro ultimo respiro pallido e sparivano. E questo accadeva a tutti i treni, sempre.
Eppure, il fischio di questo treno!
Vi erano raccolti i gemiti di tutta una vita, di altre notti di altri anni passati: l’ululato dei cani che sognavano alla luna, il respiro dei venti freddi come fiumi attraverso i ripari dei portici, in gennaio, che agghiacciavano il sangue, mille sirene antincendio che gemevano o, peggio!, i frammenti del respiro, le proteste di un miliardo di persone morte o morenti, che non volevano morire, i loro ansiti, i loro sospiri dispersi sulla terra!

Da Il popolo dell’autunno (Something Wicked This Way Comes, 1962) di Ray Bradbury. Traduzione di Remo Alessi (Mondadori, Piccola Biblioteca Oscar, 2002). Foto di James Jordan: ”Night Station”.