Archive for Luglio, 2010

NOF 4: il sistema mentale dell’universo in graffiti

Posted on Luglio 31st, 2010 in Graffiti | 9 Comments »

La notizia di Michel Doumesche, matematico francese sessantunenne e poliglotta, scomparso per 3 anni e ritrovato nel manicomio di Pescara solo pochi giorni fa, mi ha richiamato alla mente la figura di un altro geniale ospite dei nostri istituti d’igiene mentale.

Ho scoperto la storia di N.O.F. 4, come si firmava Oreste Fernando Nannetti, paziente del manicomio di Volterra, grazie al lavoro e alla passione di Francesco Cortonesi, fondatore di FilmHorror. Con una mostra fotografica itinerante organizzata con i fotografi Abramo De Licio e Silvia Baglioni, Cortonesi è tra i propiziatori di un’opera di recupero della memoria che rischia di andare perduta molto presto, essendo in corso le trattative per trasformare l’area dell’ex-istituto psichiatrico in un resort di lusso.

Proprio nel manicomio in cui era internato, N.O.F. 4, astronautico ingegnere minerario nel sistema mentale, tra il 1961 e il 1974 si rese artefice di una creazione artistica impressionante: un graffito scolpito solo grazie alle fibbie della sua divisa, lungo 180 metri e alto 2, oggi per la gran parte in rovina. Quest’opera d’arte inconsapevole narrava una storia cosmica di sistemi telepatici, uomini invisibili, guerre meccaniche e distruzione.

Sperando che vengano messe in atto tutte le procedure necessarie per salvaguardare una risorsa culturale di questo tipo, per saperne di più vi rimando al servizio dedicato all’argomento dall’Espresso pochi giorni fa, con interviste ai protagonisti della riscoperta di Nannetti, tra cui lo stesso Cortonesi, artefice con Federico Greco anche del corto che potete vedere qui di seguito. Intanto l’opera di NOF4 sbarcherà il prossimo anno al Museo dell’Art Brut di Losanna, in Svizzera, dove sarà al centro di una mostra dal 25 febbraio al 28 agosto 2011.

The Box

Posted on Luglio 31st, 2010 in Fantascienza, Proiezioni | No Comments »

Il ritorno di Richard Kelly al passato, dopo l’incursione distopica nel futuro alternativo di Southland Tales, ci porta nel 1976. Sono gli anni caldi dell’era spaziale e la famiglia Lewis conduce una vita felice per quanto difficile nei sobborghi di Richmond, Virginia. Norma (Cameron Diaz) è un’insegnante che in giovane età ha subito una grave menomazione a un piede e da allora ha lottato contro se stessa per imparare a convivere con il suo handicap. Arthur (James Marsden) è un impiegato della NASA che coltiva il sogno di essere selezionato per la prossima missione che porterà l’uomo nello spazio, e nel frattempo si diletta a giocare con le sue illusioni nel seminterrato e porta avanti il progetto top secret di regalare alla moglie una protesi che le restituisca il pieno utilizzo dell’arto amputato. A completare il quadro familiare, Walter, il figlio per cui la coppia sacrificherebbe ogni cosa.

Una mattina, poco dopo le sei, il campanello suona all’improvviso e Norma ha appena il tempo di raggiungere la porta per vedere attraverso lo spioncino un’automobile nera che si allontana lungo la strada. Davanti all’ingresso trova una scatola e nella scatola un misterioso congegno, con un pulsante sigillato sotto una capsula di vetro. Nel pacco c’è anche un biglietto, che l’avvisa che il Signor Steward passerà a trovarla alle 17. Dopo una giornata sfortunata - in cui viene costretta a subire un’umiliazione pubblica da uno studente e le viene quindi comunicata dal preside la sospensione del suo contratto di collaborazione con la scuola - Norma rientra a casa e riceve la visita di un uomo terribilmente sfigurato che si presenta come Arlington Steward (Frank Langella). Read the rest of this entry »

Autarchia tecnologica

Posted on Luglio 25th, 2010 in Connettivismo, Postumanesimo | 8 Comments »

Charles Stross ha sviluppato sul suo blog una riflessione molto interessante intorno al seguente quesito:

qual è il numero minimo di persone necessarie a mantenere il livello attuale della nostra civiltà tecnologica?

La questione è tutt’altro che irrilevante, specie di fronte ai periodici proclami politici di chi anela un ritorno alla semplicità di un tempo (come mette in evidenza l’autore stesso), ed è inoltre passibile di ulteriori applicazioni, come per esempio a una domanda che non dovrebbe suonare bizzarra a uno scrittore di fantascienza che abbia voluto cimentarsi almeno una volta con uno scenario di civilizzazione interplanetaria:

qual è il numero minimo di persone necessarie per sostenere un processo di colonizzazione spaziale?

La risposta di Stross è che un pianeta può aspirare a conservare un livello tecnologico pari a quello della civiltà che lo ha colonizzato solo con una popolazione confrontabile con una nazione terrestre di taglia medio-alta (la Germania oppure il Giappone, per intenderci). Ogni altra soluzione sarebbe difficilmente in grado di autosostenersi, a meno di un continuo apporto dall’esterno. Il che mi riporta a uno scenario sviluppato qualche mese fa, ma mi ricorda anche che ho un racconto off-world noir da rivedere in tempi stretti.

Il centravanti è stato assassinato verso sera

Posted on Luglio 24th, 2010 in Letture | 4 Comments »

Reduce dall’indigestione calcistica dei Mondiali 2010, cosa c’è di meglio di un buon libro per riconciliarsi con il bel gioco? Il centravanti è stato assassinato verso sera attendeva da un pezzo nel limbo delle letture che, a partire dalla testa di ponte dal comodino, si è ormai propagato al ripiano del comò. Riesumato per l’occasione questo “thriller per giallisti-sportivi e per sportivi-giallisti”, come lo definisce la quarta di Feltrinelli, ha assolto magnificamente al suo ruolo.

Questo è il primo libro di Pepe Carvalho che ho letto, su consiglio dell’esimio compagno Fazarov, e sulle prime la scrittura di Manuel Vázquez Montalbán mi ha lasciato a dir poco spiazzato. Il suo stile ricco e ricercato avvolge il lettore in un ordito affabulatorio in cui non è difficile smarrire la bussola alla prima disattenzione. Un tono così lirico e partecipato non è quello che ci si aspetterebbe nell’ambito della crime fiction, ma l’autore sa come gestire al meglio la sua materia. A tenere in sella il lettore ci pensano infatti i vezzi di Carvalho e del suo circolo di amici, amanti e collaboratori, e soprattutto l’affresco memorabile di una città sull’orlo del mutamento epocale – forse l’ennesimo. Scritto nel 1988 e ambientato nell’autunno dello stesso anno, Il centravanti è stato assassinato verso sera (El delantero centro fue asesinato al atardecer, traduzione di Hado Lyria) è un libro che fa i conti con il mondo e in questo caso è un mondo che parla catalano, come la città-universo di Barcellona nei cui meandri la penna di Montalbán ci sprofonda con una maestria da lasciare impressionati e stupefatti.

In questa storia la Barcellona di Carvalho è la città che si appresta a ospitare i Giochi Olimpici del 1992: protesa verso il futuro, ma ancora segnata dalle cicatrici del franchismo. Gli strascichi del passato si avvertono nelle storie private dei singoli personaggi e finiscono per incarnarsi nell’arroganza falangista del commissario Contreras (che ha saputo riciclarsi nel nuovo ordine democratico delle istituzioni) e nella nostalgia legionaria del lustrascarpe Bromuro (un poveraccio che nel nuovo corso delle cose ha perso tutto). E come spesso accade nelle grandi città del bacino del Mediterraneo, la massima espressione culturale è incarnata dallo sport e da quello che forse è stato per decenni – prima degli sbandamenti mediatici dei tardi anni ’90 e del definitivo smantellamento ideologico degli anni Zero – lo sport per eccellenza: popolare, immediato, epico, democratico, universale. Oggi può apparire perfino mitologica un’epoca in cui per giocare a calcio non servivano particolari doti: chi non aveva piedi buoni poteva compensare con la corsa ed il fiato, chi non aveva né fiato né piedi buoni poteva metterci animo e coraggio. A primeggiare era sempre la squadra, e il fuoriclasse era sempre e comunque un elemento al servizio del collettivo (ripassare la finale di Coppa Uefa 1988-89 e gli assist di Maradona fa sempre bene). Prima dei Ronaldo e degli Ibrahimovic, prima delle cure miracolose dei novelli Frankenstein e prima delle beghe dei diritti TV, prima della cupola e delle triadi, il calcio era quello sudato sul campo, subito nei contrasti di gioco e sporco della polvere e del fango. Bastava un pallone per unire in comunione ideale il Camp Nou e un anonimo campetto di quartiere. E bastava il nome di Maradona ad accendere gli occhi e a far vibrare le corde dell’anima.

Orfani del Pibe de Oro, i blaugrana ingaggiano un fuoriclasse inglese e Carvalho e chiamato dalla dirigenza del club a indagare con la polizia sul mistero delle lettere anonime che sembrano avere proprio Mortimer come bersaglio:

Perché avete usurpato il ruolo degli dèi che in altri tempi guidarono la condotta degli uomini, senza arrecare conforti soprannaturali, ma soltanto la terapia delle grida più irrazionali: il centravanti verrà ucciso all’imbrunire.
Perché il vostro centravanti è lo strumento che adoperate per sentirvi dèi che gestiscono vittorie e sconfitte dalla comoda poltrona di cesari minori: il centravanti verrà ucciso all’imbrunire.
Perché l’imbrunire è la tarda ora in cui scendono i bioritmi dell’entusiasmo, e lo sgozzamento e il rantolo suonano con una musica non meno truce che malinconica: il centravanti verrà ucciso all’imbrunire.

Inizia così un’indagine che tra botte e pestaggi spinge Carvalho e la sua crew in un abisso metropolitano di miseria, desolazione e marginalità, che dello spettacolo della ribalta immortalato dai flash dei fotografi e dalle telecamere delle emittenti nazionali mantiene solo la medesima prospettiva di sfruttamento e sopraffazione. Il discorso intessuto da Manuel Vázquez Montalbán è stemperato da una vena ironica raffinatissima, che tuttavia non rinuncia a farsi anche molto pungente quando diventa necessario mettere alla berlina malcostumi e degenerazioni, come il malaffare della speculazione edilizia che si abbatte sulla città con l’apertura dei cantieri per il villaggio olimpico. La trama gialla è solo un pretesto e ben presto l’autore finisce per disinteressarsene, affidando lo scioglimento dei nodi irrisolti a una lunga memoria da parte di un procuratore in pensione. La storia è tutta giocata nella polarizzazione tra le due condizioni del calciatore: il fuoriclasse sulla cresta dell’onda impersonato da Mortimer, e l’ex-gloria caduta in disgrazia a cui presta maglietta e scarpette Palacín, ingaggiato da uno dei club minori ma storici della città, il Centellas. Le lettere anonime, che vogliono richiamare l’attenzione sul ruolo degli eroi nella nuova società dello spettacolo, finiscono per sortire un esito paradossale che trova il suo culmine nella farsesca scena finale dell’aeroporto, perfino paradigmatica della perdita di un’innocenza rimpianta e della sopraggiunta impossibilità di sperare in una pur minima giustizia.

Insieme alle trovate letterarie di cui è infarcito il libro, sorprendono anche un paio di citazioni piuttosto esplicite all’immaginario di fantascienza in generale, e in particolare a quello immortalato nei fotogrammi di Blade Runner. La spersonalizzazione di individui sempre più omologati sugli standard imposti dalla società dello spettacolo e il furto in opera dell’anima della città acquisiscono una maggiore risonanza proprio dal parallelo con i replicanti in fuga attraverso la Los Angeles del 2019.

L’epilogo celebra questo sentimento di perdita e di sconfitta nei toni perlacei di un’alba sul Tibidabo e su Vallvidrera, suggellando una lettura malinconica che piacerà a tutti i perdenti che non si rassegnano alla sconfitta.

Raccomandato. Prossimo appuntamento con Montalbán e Carvalho: La solitudine del manager.

Perramus (I)

Posted on Luglio 21st, 2010 in Graffiti, Letture | No Comments »

[Prosegue la missione a caccia delle storie dedicate dal duo Alberto Breccia / Juan Sasturain al laconico antieroe senza passato e senza memoria. Ancora una volta grazie all'interessamento di Maurizio Fontanella detto Gunman, sono riuscito a mettere le mani sulla prima storia della tetralogia, pubblicata in Italia nel 1984 sulle pagine di Orient Express. Lo stesso Gunman mi ha anche messo a disposizione i suoi numeri de Il Mago che presentavano storie di Mort Cinder, illustrato sempre da Breccia su testi del compianto Héctor Oesterheld: ho avuto modo di leggerne solo una manciata e sono forse troppo poche per sviluppare un giudizio complessivo su questa singolare figura di viaggiatore nel tempo, ma i punti di contatto con il Billy Pilgrim di Vonnegut (anche se Mort Cinder è sì un po' spaesato, ma sa anche dimostrarsi pronto di spirito ogni volta che serve) nonché con il Khruner de l'Eternauta me lo hanno reso istintivamente simpatico. E' un personaggio malinconico che grazie alla sua capacità di "scivolare" nel tempo si fa carico degli eventi della storia dell'umanità, e anche questa la trovo estremamente intrigante come intuizione. La sua lettura mi ha dato modo inoltre di confrontare il lato epico di Breccia (caratterizzato da un tratto più "classico" anche per ragioni storiche, considerato il ventennio che separa Mort Cinder da Perramus) con quello satirico/surreale (reso inconfondibile dal tocco espressionista e dalla padronanza di un'arte superlativa). Comunque adesso voglio parlarvi della prima storia di Perramus. Per recuperare quanto già detto su Perramus III - tutto sommato anche questo andamento browniano deve molto a Mort Cinder - vi rimando alla recensione del 4-5-2010. E spero di colmare presto le lacune che restano...]

La prima avventura della tetralogia di Juan Sasturain e Alberto Breccia segna la nascita mitologica di Perramus, uomo in fuga dal proprio passato e dal proprio mondo. La prima sequenza è memorabile per resa espressiva ed artistica: l’arrivo, in una notte di luna piena, di uno squadrone della morte – i loro volti trasfigurati in teschi spettrali nelle tenebre – presso il covo di un gruppo di dissidenti politici, la vile fuga del protagonista che abbandona i compagni al loro destino, il suo approdo in una locanda emblematicamente chiamata Aleph dove gli viene fornita da tre prostitute la soluzione ai propri sensi di colpa… a scelta tra il piacere di Maria, la fortuna di Rosa e l’oblio di Margarita. La sua preferenza cade su quest’ultima e, abbandonata ogni reminescenza della propria vita trascorsa, al risveglio l’uomo che non ha più un nome dovrà cercare di ricostruirsi un’identità e una personalità, mentre il mondo intorno a lui prosegue a spron battuto sul cammino che porta al caos e alla dissoluzione.

La sua ricerca di se stesso – un nuovo se stesso – transita per la raccolta di frammenti altrui, simboleggiati dai vestiti abbandonati nella camera di Margarita dai suoi precedenti clienti: un marinaio svedese, un capitano scozzese, un clandestino argentino. Prelevato dai servitori del regime dei Marescialli, l’uomo che viene battezzato Perramus dal nome del suo soprabito viene imbarcato su un bastimento per occuparsi dell’eliminazione dei corpi, nella tragica evocazione dei peggiori sistemi riservati dalla dittatura ai desaparecidos. A bordo incontra Canelones e azzarda con questi un ammutinamento che li porta per la prima volta sull’isola di Mr. Whitesnow, una nazione strategica in cerca di emancipazione dal Regime dei Marescialli. E qui la storia si fa prima tragicomica, e quindi farsesca, con Perramus che si procura l’identità fittizia di un pugile americano degli anni ‘30 e Canelones che lo trascina in avventure goderecce in giro per l’isola. Nel gioco allegorico di Alberto Breccia, i funzionari della dittatura di Mr. Whitesnow assumono tratti scimmieschi e statura da nani: evidentemente non meritano l’aspetto spettrale e cadaverico dei servitori dei Marescialli, e forse incarnano in chiave farsesca la banalità del potere in contrapposizione alla più autentica espressione del male.

L’autonomia dal Regime di Santa Maria implica grandi cambiamenti per l’Isola: le pretese di democraticità di Mr. Whitesnow lo inducono a proclamare la liberazione del Nemico, il “bisogno” che fino al giorno prima ha giustificato l’esercizio del suo potere autoritario sull’Isola. E il Nemico di ieri viene affidato alla compagnia di Canelones e Perramus, per la costituzione del trio che seguiremo lungo l’arco narrativo dell’intero ciclo.

Le linee guida che verranno poi confermate nel prosieguo della serie sono già tutte - o quasi - perfettamente definite qui: la satira spietata verso il potere in tutte le sue incarnazioni, la denuncia della repressione in tutte le sue forme, lo smascheramento di presunte forme di libertà che nascondono l’essenza della schiavitù e dell’oppressione, la celebrazione di uno spirito identitario perduto (la guida della città di Santa Maria, quasi una mappa della realtà) e degli sforzi tesi al recupero della memoria (il Funes di Borges è un parallelo immediato con Perramus).

Decollati dall’Isola con il B-29 usato decenni prima dal Nemico contro Mr. Whitesnow, e adesso da questi messo gentilmente a loro disposizione, il nostro trio è destinato a un atterraggio d’emergenza su una pista in pieno deserto. Sorpresa delle sorprese, la pista si rivela essere un set cinematografico, e Sam e la sua casa di produzione (la prima al mondo specializzata in film che non esistono) li reclutano di forza nella loro impresa: produrre trailer avvincenti (sesso, violenza e impegno gli ingredienti) per rastrellare gli anticipi delle case di distribuzione di tutto il mondo.

In fuga dagli uomini della troupe, l’uruguayano Canelones (che si presenta come “Washington Sosa, operaio dei macelli […] mi chiamano Canelones perché sono nato là”), il Nemico (“Ezequiel Gorriti, isolano […] sono stato il Nemico di Mr. Whitesnow, finché loro mi hanno liberato”) e Perramus s’imbattono nelle truppe dei Volontaristi Verso la Vittoria. Perramus ha un déjà-vu alla vista del loro simbolo e riceve dal Comandante Azul la missione di tornare a Santa Maria e contattare il Maestro, nel nome della causa del popolo contro la dittatura dei Marescialli.

La missione conduce Perramus al fatidico incontro con Borges e già in questa prima occasione gli autori pensano bene di affidare al loro scambio di battute l’apice drammatico della storia:

Borges: «Lei porta un nome eccessivo, Signor Perramus. Evocatore di latini e di magia.»
Perramus: «Io non sono altro che questo nome.»
Borges: «Frase un po’ troppo letteraria, se mi permette.»
Perramus: «Mi spiace, ma tutta la mia vita è un racconto fantastico.»
Borges: «Questa è ancora peggio. La realtà è un’invenzione fantastica. La storia stessa lo è…»

Tra enigmi e riflessioni filosofiche, la legge del contrappasso si fonde con l’eterno ritorno e i cicli storici del destino. Perramus decodifica il messaggio per la resistenza, ottiene la libertà dei suoi amici trattenuti dai Volontaristi, ma un’indicazione sbagliata sulla sua guida di Santa Maria lo riporta all’Aleph e a Margarita.

Margarita: «Cosa vuoi adesso?»
Perramus: «Ciò che ho perso: voglio conoscere il mio passato.»
Margarita: «Perramus, ciò che hai vissuto è davanti a te, non puoi ricordare ciò che succederà. È giusto così.»

Perramus, l’uomo senza memoria, si ritrova a fare i conti con il futuro, con l’unico impegno di “essere fedele al desiderio”. E le sue peripezie per il mondo possono riprendere. 

Waiting for Inception

Posted on Luglio 20th, 2010 in Connettivismo, Micro, Proiezioni | 2 Comments »

Dalle notizie che stanno circolando in rete, parrebbero confermate le prime impressioni già indotte dalla visione dell’enigmatico trailer, e cioè che Inception possa davvero avere tutte le carte in regola per attestarsi come nuovo caposaldo fantascientifico del cinema e del nostro immaginario. Per esserne certi, in Italia ci toccherà aspettare il 3 settembre (e ho già annotato la data in agenda). In attesa della resa dei conti nelle sale, a giudicare da quanto visto e sentito direi però che nell’ultimo prodotto di Christopher Nolan le suggestioni cyberpunk si sprechino, con un occhio di particolare rispetto per gli intrighi megacorporativi di William Gibson (dal racconto New Rose Hotel fino a Giù nel cyberspazio… e oltre).

Spionaggio, doppio gioco, mind control, false memorie: gli ingredienti migliori per un techno-thriller con i fiocchi. Intanto godiamoci il nuovo trailer

Questo video è stato rimosso in seguito all’accordo del 2011 tra SIAE e AGIS che vincola la pubblicazione in rete di materiale corredato di traccia musicale alla sottoscrizione di una licenza, con il pagamento alla SIAE di una quota minima di 450 euro a trimestre. Per saperne di più, rimando al post del 27-10-2011 dedicato alla vicenda. Mi scuso per il disagio, ma ritengo che la norma non abbia alcuna giustificazione logica o morale e denunci un atteggiamento di grave e sistematica violazione dei diritti di libera espressione di ciascuno di noi. Il video può essere visionato al seguente indirizzo:

Inception - Trailer 2 HD

Alieni a Roma

Posted on Luglio 19th, 2010 in Connettivismo, Fantascienza, On air, ROSTA | No Comments »

Oggi è il giorno fatidico: stasera si compirà a Roma, davanti agli obiettivi delle telecamere di Rai News, il Primo Contatto a cui un manipolo di autori italiani di fantascienza ha lavorato negli ultimi mesi, sotto il coordinamento di Francesco Gatti ed Emanuele Ladovaz e con il coinvolgimento di Pino Quartullo. L’evento ha fatto registrare il sold out dei posti disponibili presso la Centrale Montemartini di Via Ostiense 106, ma potrete comodamente seguirlo in TV a partire dalle 21.30 sul canale 506 di Sky, sulle frequenze di Rai News, oppure in streaming

Non so ancora se il mio racconto Ultimi giorni sia stato adattato, per il momento si hanno certezze solo sul coinvolgimento del funzionario Sillax nato dalla fervida e oscura immaginazione di Sandro Battisti (a giudicare dal videospot promozionale che circola su Rai News in questi giorni). Prima o poi, comunque, un modo per pubblicare il racconto nella sua versione originale lo troveremo di certo. In ogni caso, con i nomi e gli immaginari coinvolti, la curiosità per la trasmissione troverà senz’altro le sue ragioni di soddisfazione. Dopotutto, per ricordare qualcosa di simile tentato dalla TV italiana, bisogna tornare ai Racconti di fantascienza di Alessandro Blasetti (1979). Ma questa volta la squadra in campo è tutta italiana…

Codice Arrowhead

Posted on Luglio 18th, 2010 in Connettivismo, ROSTA | 5 Comments »

Codice Arrowhead è il mio primo e-book e sarà disponibile sul mercato a partire dalla fine del mese. L’editore DigitPub, di cui 40k è il marchio che contrassegna un catalogo già alquanto variegato, sta rinnovando in questi giorni il suo sito web per accompagnare al meglio il lancio della prima ondata di titoli. Come ci viene spiegato in questo post, i nostri sono ancora all’opera ma hanno deciso di aprire la porta della redazione per mostrarci come si lavora. Nell’era del web 2.x e dei social network, mi sembra un approccio decisamente al passo con i tempi. Quindi l’invito è ad avere un po’ di pazienza se i link dovessero saltare nei prossimi giorni, è solo il prezzo da pagare per godere di un’angolazione inedita e tutto sommato privilegiata su un modo nuovo di fare i libri.

Al momento di questo mio esordio elettronico, mi troverò nell’onorevolissima compagnia di autori del calibro di Bruce Sterling (con ben 2 titoli, tra cui Cigno nero già apparso su “Robot”), Dario Tonani (con il finalista al premio Italia Cardanica, anch’esso già uscito su “Robot”) e lavori inediti in Italia di Rhys Hughes, Mike Resnick, Jacob Appel e del titanico Paul Di Filippo. Si potrebbe chiedere di più? Credo di no…

Mi tocca a maggior ragione ringraziare Giuseppe Granieri (Direttore Editoriale di Fortykey) ed Elisabetta Vernier (che ci ha messi in contatto). Il racconto selezionato è una riedizione (con un titolo, ammettiamolo, di maggiore impatto) di Nell’occhio del Vortice con gli spettri del tempo, già apparso sull’iterazione 14 di Next. Una spy-story di ambientazione bellica, con un contorno molto fantascientifico. Benvenuti nel XXI secolo…

Cenere alla cenere: indietro al 1980

Posted on Luglio 17th, 2010 in Connettivismo, Fantascienza, Graffiti | 16 Comments »

La gestazione del racconto si è conclusa. Come scrivevo ai molti amici con cui negli ultimi giorni abbiamo sviluppato un intenso scambio di e-mail, è stata un’esperienza a dir poco straordinaria. E il merito è di tutti quelli che hanno offerto il loro contributo, in forma di ricordi, sensazioni, informazioni, correzioni, consigli, editing, al fine di dispiegare e sintonizzare il mood di quei giorni. Il risultato è un “racconto totale”, un viaggio nel tempo in cui spero che ognuno di voi troverà incastonata una scheggia del proprio 1980.

In ordine rigorosamente alfabetico, e nella speranza di non dimenticare nessuno, devo ringraziare: Mauro Appiani, Sandro Battisti, Simone Conti, Lanfranco Fabriani, Fernando Fazzari, Paolo Frusca, Francesco Gallo, Alessio Lazzati, Marco Moschini, Michele Nigro, Gabriele Paradisi, Alberto Priora, Salvatore Proietti, Giorgio Raffaelli, Giampaolo Rai, Alessandro Reineri, Paolo Trubiano. A un livello diverso, devo riconoscere i miei debiti di gratitudine ancora una volta verso Dick (desideravo scrivere questo racconto da quando ho letto per la prima volta Noi, temponauti su una vecchia copia del n. 15 di “Robot”, acquistata nel 2007 dal mio pusher di fiducia di materiale storico Andrea Jarok) e David Bowie (il titolo è un omaggio esplicito a Ashes to Ashes, che è anche il titolo dello spin-off di Life on Mars, una delle poche serie TV per cui ho davvero un culto).

Seguiranno maggiori informazioni - appena ne avrò - sulla pubblicazione del racconto: chiunque volesse dargli una lettura nel frattempo non deve far altro che chiedere. Intanto, grazie agli stimoli musicali e ai consigli di ascolto forniti da Salvatore Proietti, Cenere alla cenere ha anche una sua soundtrack, che potete ascoltare su YouTube cliccando qui.

Ancora una volta: grazie a tutti!

2010: l’anno del contatto

Posted on Luglio 15th, 2010 in Connettivismo, Fantascienza, On air, ROSTA | 1 Comment »

Lo avrete scoperto grazie a Fantascienza.com, se non ne eravate già al corrente: lunedì prossimo, a partire dalle 21.00, Francesco Gatti porterà in scena e in onda sulle frequenze di Rai News lo sbarco degli alieni nella Capitale, con testimonianze fornite da una squadra di autori di fantascienza a voi tutti molto noti. La pagina Facebook dell’evento è qui. In diretta dalla Centrale Montemartini (Via Ostiense, 106), qualcosa di nuovo e singolare nel palinsesto delle nostre TV.